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Aporema Edizioni

Aporema Edizioni

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Intervento di moderazione

 

Si invita l'utenza a tornare in tema.

Da adesso in poi saranno accettati solo messaggi di esperienze dirette sulla CE in questione.

Se qualcuno volesse chiarimenti ulteriori su quanto si sta dibattendo, può usare i canali di contatto messi a disposizione da @Aporema Edizioni qui sul forum o altrove.

Ripeto: da questo momento in poi, chiunque interverrà off-topic o in risposta a messaggi sopra il mio (questo!) per continuare il dibattito, sarà richiamato a punti. Questo vale anche per la Casa Editrice, che è stata più che chiara sulle sue posizioni e che invito a chiudere qui il discorso.

 

Tutte le esperienze dirette e messaggi riferiti alle stesse sono invece ben accette.

Buon proseguimento a tutti.

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Buongiorno, torno in tema visto che circa un'ora fa ho ricevuto un rifiuto da parte di @Aporema Edizioni.

La mia esperienza attuale è simile a quelle passate e l'impressione di professionalità resta la stessa - io non avrei di nuovo inviato un manoscritto se non stimassi il loro lavoro. Comunque:

- il 13/04 ho inviato, in base alle regole (vecchie) del sito, sinossi ed estratto di un manoscritto per una valutazione;

- oggi, 02/05, ho ricevuto un messaggio negativo.

Ringrazio per l'attenzione ricevuta e faccio un in bocca al lupo alla CE per la sua attività editoriale, soprattutto in questo periodo difficile.

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Il 28/4/2020 alle 16:58, Aporema Edizioni ha scritto:

Se invece il libro è stato messo in vendita dopo essere stato editato, e magari anche con una buona copertina, in teoria dovrebbe aver raggiunto da solo dei buoni risultati commerciali.

 

Ho atteso un po' che l'atmosfera si rasserenasse per porvi un quesito.

Riferendosi esclusivamente ai numeri e alle "mere" unità vendute, a quante copie potrebbe ammontare un buon risultato per un esordiente? In futuro mi piacerebbe provare a proporvi qualcos'altro, non da principiante, e vorrei farlo partendo da basi che si possono ritenere più o meno "solide". Sicuramente si è già discusso al riguardo, in genere un esordiente che supera le 200 copie può ritenersi soddisfatto, una parte pressoché insignificante invece arriva a mille, superandole. Qual'è il vostro punto di vista e i vostri standard al riguardo?

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@Obs Snow , l'argomento delle aspettative di vendita è già stato ampiamente trattato in altre discussioni e non ci pare il caso di riprenderlo in questa sede, anche perché ci porterebbe inevitabilmente o.t. Quindi, prima di rispondere alla tua domanda, a beneficio dei "comprenditori parziali", degli "estrapolatori" e più in generale dei "duri di comprendonio", è d'obbligo specificare che qui riportiamo solo ed esclusivamente la nostra personale esperienza di editori, che non può e non deve essere generalizzata o portata ad esempio, sia in positivo, sia in negativo. Pertanto, eventuali commenti del tipo "ma Tizio fa quello, ma Caio fa quell'altro, e io col self faccio quell'altro ancora" non sono pertinenti alla nostra CE e, caso mai, vanno riportati in quelle discussioni cui accennavamo prima. Chiaro? Oh, bene, adesso possiamo risponderti.
Prima precisazione: parliamo di copie cartacee e lasciamo da parte, almeno all'inizio, gli ebook. Per comodità parliamo di libri che hanno una lunghezza compresa tra le 200 e le 300 pagine in A5, stampati su carta di buona qualità, con copertina con alette e che abbiano un prezzo tra compreso tra i 13 e i 14 euro. Vendendo 100 copie, si raggiunge la copertura delle spese vive, che potremmo anche chiamare "spese esterne",  come la tipografia, la distribuzione e la spedizione. Non si raggiunge certo la copertura di altre spese, che potremmo chiamare "spese interne" come l'impaginazione, la grafica e soprattutto l'editing. L'ultima voce è quella più critica, perché difficilissima da quantificare: editare un romanzo breve, ma scritto in partenza con uno stile insicuro e con tanti "buchi" da rammendare, costa molto di più che non editare un romanzo lungo, il cui autore sia già in possesso di buone capacità tecnico narrative. Visto però che stiamo ragionando con molta approssimazione, potremmo dire che 200 copie vendute ci sono buone possibilità di ammortizzare, anche se con compensi risibili, le "spese interne". 
Per poter anche solo ipotizzare ulteriori spese esterne, che potremmo chiamare "spese esterne aggiuntive", relative a possibili investimenti promozionali e pubblicitari (che tanto stanno a cuore a molti autori), bisognerebbe raggiungere e superare il traguardo delle 300 copie.

In tutto questo che ruolo giocano gli ebook, che avevamo momentaneamente lasciato da parte? Be', è presto detto: in teoria il prezzo di un ebook in partenza si aggira intorno a un terzo del cartaceo, quindi basterebbe moltiplicare per tre i sopracitati numeri di copie, per raggiungere gli stessi obiettivi. Oppure sommarli, ma non, come abbiamo visto fare in altre discussioni aritmeticamente, ovvero 100 copie cartacee = 100 copie ebook, ma applicando la formula 1c=3e , dove c sta per cartaceo ed e sta per ebook. Quindi tutto semplice? Se ho venduto 300 copie di ebook è come se avessi venduto 100 copie cartacee? Nient'affatto, perché gli ebook, tranne che nel periodo iniziale della vendita, di solito vengono venduti con sconti molto elevati, anche a meno di un euro, e quindi la suddetta formula diventa 1c=13e , il che sta a significare che per equiparare le vendite di 100 copie cartacee, dovrei vendere 1.300 copie di ebook!
A onor del vero, bisogna dire che sulla vendita del formato digitale non gravano i costi della tipografia o del corriere, ma gravano comunque i costi della distribuzione, perché direttamente dal sito dell'editore i lettori non comprano nemmeno se li prendi a sberle, anche se gli fai lo sconto del 50%, e si rivolgono sempre ad Amazon & C. Il perché sarebbe argomento di ulteriori discussioni, da fare altrove. Oltretutto, sempre sulla base della nostra esperienza, gli ebook vendono bene solo per determinati generi: nel nostro caso la storia antica, che ci sta regalando davvero grandi soddisfazioni e qualche piccolo primato. Anche in questo caso, ce ne siamo chiesti la ragione, ma senza trovare una risposta univoca. L'unico comun denominatore al successo di questo genere sembra essere la capacità degli autori che lo trattano di essere costantemente attivi in ambito storico, non solo nei social, ma anche nel sociale (con la e finale). C'è poi il passaparola: più un libro vende, più continua a vendere. E, da ultimo ma non per ultimo, il "fattore anteprima": l'ebook regala a tutti la possibilità di leggersi prologo e primi capitoli; se l'incipit è ben curato e accattivante c'è la possibilità che divenga un richiamo irresistibile per il lettore.
Ci scusiamo per la lunghezza del post, ma crediamo che fosse impossibile dire meno, per rispondere al quesito di @Obs Snow .
Riguardo a @bwv582 , che ringraziamo per il suo intervento, ci teniamo a dirgli che, per quelli che come lui sono sempre molto attivi qui nel forum, possiamo benissimo fare un'eccezione alla regola di non fornire motivazioni per i nostri rifiuti. Puoi scriverci o, meglio ancora, telefonarci per discutere di quello che, a nostro avviso, funziona o non funziona nel tuo romanzo.

Modificato da Aporema Edizioni
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@Aporema Edizioni Complimenti per la vostra nuova iniziativa, come minimo molto originale. Certo che siete una fucina di idee! :)

 

Ho due domande per voi: 

1. Non mi è chiaro se il webinar individuale di mezz'ora sarà a titolo gratuito (salvo l'acquisto di un vostro titolo). Sembrerebbe di sì, ma è meglio essere sicuri.

2. Di quale lunghezza deve essere il brano da sottoporvi per la lezione di editing?

 

 

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Grazie, @L'antipatico , perché ci dai modo di chiarire alcuni possibili dubbi. 
Cominciamo col rispondere alla prima domanda: il webinar è gratuito. L'acquisto del libro è una sorta di filtro, che serve ad evitare di essere subissati da decine, per non dire centinaia, di  richieste. E visto che ci siamo, onde evitare nuove levate di scudi, facciamo presente che con gli introiti derivanti dalle vendite non copriremo nemmeno i costi, poiché le spese di spedizione saranno, come sempre, a nostro carico.
Alla seconda domanda rispondiamo che non abbiamo imposto limiti di lunghezza al testo, ma solo di durata della lezione: mezzora, appunto. Se il brano è ben scritto, in questo lasso di tempo si riescono a esaminare anche cinque o sei cartelle; se è un disastro, non si va oltre la prima: abbiamo sperimentato entrambe le situazioni.
L'idea di "Editing Live" ci è venuta proprio a causa della quarantena, durante la quale l'abbiamo sperimentata con alcuni romanzi che stanno uscendo proprio in questi giorni.
Editare qualche capitolo "on line" ci ha fatto risparmiare tempo, perché i commenti, invece di scriverli, li esprimevamo a voce; ma soprattutto ha fatto capire agli autori quali erano i loro punti critici, i loro errori reiterati, e (cosa non da poco) ci ha consentito di istruire a dovere i cosiddetti "imbranati informatici" :), che si smarriscono tra revisioni da registrare, accettare, respingere...
Con questa iniziativa speriamo di stabilire un contatto più diretto con nuovi autori, misurando da subito sul campo la loro reale capacità di mettersi in discussione: non tutti ne sono provvisti, purtroppo. Sarà dunque un'occasione per fare scouting editoriale: noi conosceremo loro, loro conosceranno noi, i nostri libri e il nostro modo di lavorare.

 

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Eccomi a raccontare la mia esperienza con la casa editrice, individuata proprio grazie a questo forum. L'accettazione della mia proposta è arrivata a una velocità per me sorprendente. Che cosa avessero trovato nel mio primo romanzo me lo hanno accennato nel primo contatto ma, anche se mi ero ripromesso di approfondire in seguito, col tempo ho preferito non  sfrugugliare ed evitare possibili ripensamenti godendomi il bel risultato;). Da subito sono stato sommerso dalla loro passione per il lavoro e da una quantità di informazioni (anche sul contratto) tale da chiarire dubbi che nemmeno pensavo di avere. Anche sulle successive fasi e sulle prospettive d'impegno nell'ottica di un traguardo comune non c'è mai stata ambiguità e men che meno buonismo. Tutto all'insegna di un'onestà e di un realismo che mi hanno rassicurato e messo nelle condizioni ideali per procedere. Siamo arrivati così al lavoro vero, un doppio editing piuttosto impegnativo e puntiglioso che mi ha portato a scoprire molti vezzi e difetti della mia scrittura. Anche quando non ho condiviso alcune scelte, magari perché dovute a un diverso approccio al racconto, ho cercato di prendere il tutto come esercizio in un linguaggio per me abbastanza nuovo, avendo sempre scritto ma in altri settori e lavorando in un settore ben diverso. Ci sono stati momenti anche sgradevoli quanto a gestione dell'amor proprio ma ho trovato un'enorme quantità di spunti di riflessione che mi hanno portato a migliorare non solo il libro ma il mio modo di scrivere in generale (almeno spero e credo), cosa di cui sarò sempre grato a Terry e Alessandro. Dopo le ultime fasi di lavorazione, velocizzate paradossalmente da questo strano periodo che stiamo ancora vivendo, il libro è andato in stampa in una veste condivisa in ogni aspetto ed è in distribuzione in questi giorni. Mi trovo tra le mani un oggetto che mi piace al 100%, ma al riguardo penso di non essere del tutto obiettivo. Credo di esserlo, invece, nel pensare che è stata un'esperienza che mi ha arricchito e stimolato a crescere (pur non essendo certo un ragazzo) più di quanti mi fossi immaginato.  Grazie ad Aporema e grazie a Writer's Dream per avermeli fatti incontrare.    

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Buonasera @Aporema Edizioni , vorrei farvi anche io due domande riguardo al webinar, che spero siano di interesse generale:

 

1)    Sul sito chiedete di specificare gli orari preferiti per la videolezione; entro quali limiti si può scegliere? Il classico orario di ufficio 8 -18 o ci sono altre finestre?

2)    Lato utente, è richiesto qualche software specifico (Skype, Zoom...) o qualche accorgimento particolare?

 

Grazie in anticipo per l'attenzione, e scusate il post "a vuoto" qui sopra...

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30 minuti fa, Marf ha scritto:

Buonasera @Aporema Edizioni , vorrei farvi anche io due domande riguardo al webinar, che spero siano di interesse generale:

 

1)    Sul sito chiedete di specificare gli orari preferiti per la videolezione; entro quali limiti si può scegliere? Il classico orario di ufficio 8 -18 o ci sono altre finestre?

2)    Lato utente, è richiesto qualche software specifico (Skype, Zoom...) o qualche accorgimento particolare?

 

Grazie in anticipo per l'attenzione, e scusate il post "a vuoto" qui sopra...

Nessun problema per quanto riguarda gli orari: spesso lavoriamo anche nei fine settimana e quindi faremo il possibile per venirvi incontro.
Nessun software e nessuna registrazione. Usiamo questa piattaforma https://meet.jit.si/, alla quale siamo già iscritti noi e quindi i "convocati" non devono registrarsi. Serve solo un computer collegato in rete, ovviamente. Neanche la webcam è indispensabile, dato che quello che serve è lavorare su un testo.

 

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Alla fine del suo ultimo romanzo, nei ringraziamenti, Andrea Oliverio ha voluto inserire anche la nostra CE e noi abbiamo pensato di creare un'immagine con la frase conclusiva delle sue riflessioni, che ci è parsa molto significativa.
Qui invece riportiamo il resto delle sue considerazioni:
"Ancora una volta, a costo di ripetermi, il primo ringraziamento va allo staff della casa editrice per l’instancabile lavoro fatto sull’editing del mio manoscritto. Con questo libro ho messo a dura prova la pazienza di Alessandro Cuccuru e di Terry Salvini, che hanno accettato la sfida con entusiasmo, perché hanno creduto in me e nel potenziale di ciò che avevo scritto. Dal confronto sono nate idee nuove e variazioni alla storia come l’avevo concepita. Non si tratta di grandi stravolgimenti, ma di dettagli, che hanno donato profondità alla vicenda e mi hanno permesso di esplorare meglio alcune zone d’ombra. Ho avuto l’ennesima conferma della prima lezione che ho imparato quando pochi anni fa mi sono cimentato con la scrittura: l’editing è uno straordinario viaggio, il più bello che uno scrittore possa fare tra le righe del proprio lavoro. Quando il peregrinare finisce ed è tempo di tornare a casa, solo allora comprendi davvero quanto il romanzo sia cambiato e maturato."
Cogliamo l'occasione per ringraziare anche @scionscion per le sue belle parole nei nostri confronti e di scusarci con lui se qualche volta, nell'editing, ci siamo troppo infervorati nel giustificare alcune nostre scelte. Ormai l'avrà capito che tutto ciò che diciamo, facciamo e scriviamo è motivato solo dal nostro desiderio di pubblicare libri sempre migliori. 

Modificato da Aporema Edizioni
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Ecco la mia esperienza con @Aporema Edizioni .

Decisi di spedire il materiale richiesto dalla casa editrice un venerdì sera.

Perchè loro? Semplice: perchè pur essendo una piccola CE rifiutava molte proposte, motivandole (adesso non più). Quindi, mi dissi, hanno le idee ben chiare su cosa vogliono. Proviamo!  

La telefonata dell'editore arrivò il lunedì successivo del tutto inaspettata: un'ora di chiacchierata dove parlammo dei difetti e dei pregi del mio manoscritto. Sì, c'era del lavoro da fare, ma il materiale proposto era interessante.

E vai! mi dissi. In realtà presto venne fuori tutta la mia ingenuità e inesperienza.

Nel mio cervello (gran bel posto…) l'editing consisteva nel mettere/togliere qualche virgola, aggiustare tempi verbali ballerini e scrivere Jigen nel modo corretto.

Invece sono stata invitata a fare un viaggio dentro il mio romanzo, dove con pazienza e calma sono stata aiutata dallo staff a individuare le parti zoppicanti del testo, a riconoscere i miei limiti e a superarli con un piccolo salto.

Nessuno vorrebbe sentirsi dire: questa parte va tolta, questo è superfluo, questo concetto lo hai già detto… Ma adesso sono soddisfatta di aver ascoltato quei consigli: il testo è più scorrevole, meno pesante e la voce della scrittrice (la mia voce!) squilla più forte e chiara.

Grazie quindi ad Aporema, per la fiducia, il supporto e l'instancabile lavoro dietro le quinte che, giuro, non pensavo fosse così intenso e accurato!

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7 ore fa, caipiroska ha scritto:

Ecco la mia esperienza con @Aporema Edizioni .

...La telefonata dell'editore arrivò il lunedì successivo del tutto inaspettata: un'ora di chiacchierata dove parlammo dei difetti e dei pregi del mio manoscritto. Sì, c'era del lavoro da fare, ma il materiale proposto era interessante....

Mi sembra di rivivere il mio stesso film di due anni fa ormai...forse un pochino di più: era una fredda notte di Novembre e tornavo a casa da lavoro, rimasi al telefono con l'editore per un'ora appunto (la mia compagna mi aveva dato per disperso) mentre vagavo avanti e indietro sul lastricato del cortile (avrò scavato un solco).

Nel mio caso la telefonata era iniziata diversamente rispetto alla tua @caipiroska : "Non ci siamo!" queste le parole di @Aporema Edizioni che riecheggiano ancora oggi, a distanza di anni, nella mia testa a imperitura memoria.

Nonostante un inizio un pochino shocking (per usare un eufemismo) la telefonata era poi proseguita con toni molto amichevoli. Tant'è che ho pubblicato con loro non solo il primo romanzo, ma anche il secondo (da poco uscito).

Confermo le parole di @caipiroska, in entrambi i casi (forse più la seconda volta rispetto alla prima) l'editing è stato un vero e proprio viaggio nelle pieghe del mio romanzo. Lo ha migliorato, esaltato e reso più scorrevole, sfrondando le parti inutili e ridondanti.

Buona fortuna a @caipiroska e benvenuta nella scuderia!

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Hai ragione @José Quirce !

Alla fine della fiera non ho detto la parte più importante: ebbene sì, in questi giorni uscirà il mio primo libro.

Quanto ci abbiamo lavorato con Aporema?

Considera che i fatti si svolgono nel 2018.

Tra l'altro l'editore mi ha dato molta fiducia: infatti con il mio esordio sperimenta anche un nuovo genere per la Casa Editrice (chi mi ha letto in officina sa di cosa parlo!).

(Eh, eh… risata malvagia…)

Grazie per il benvenuto @finario

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Ho un dubbio. Sono intenzionata a inviare loro il mio manoscritto da un bel po' e credo che in seguito alla lettura di un loro libro la mia convinzione abbia raggiunto il livello massimo. Ma quanto influiscono le domande che pongono all'interno del modulo di invio sulla valutazione?

Nello specifico il livello di informazione sul mondo delle piccole CE e cosa dovrebbe fare obbligatoriamente un piccolo editor. Ammetto di non essere particolarmente ferrata in merito e non vorrei che questo mi penalizzasse eccessivamente :(

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Allora complimenti, @caipiroska, e a "leggerti" presto! (y)

 

Ciao @Marta96, se, come sembra, sei già convinta sull'invio, allora ti suggerisco di farlo tranquillamente.

Sono certo che, quali che siano le tue risposte, non vincolerebbero la valutazione del tuo lavoro: anzi, stando ai pareri espressi da chiunque abbia avuto a che fare con questa editrice, avresti un riscontro veloce e - al di là se positivo o negativo - sicuramente sincero e costruttivo.

Ein ogni caso avresti una valutazione reale e oggettiva del tuo prodotto, e non del tuo curriculum, o della tua persona, o dei tuoi account social, o del tuo conto in banca, ecc., come capita ahinoi con parecchi editori.

La mia personale esperienza con @Aporema Edizioni è in divenire ed è positiva, quindi sarei di parte (tra poco potrò fornire dettagli più precisi ;)), ma oggettivamente credo sia fondamentale, nel valutare l'editrice, il fatto che anche chi abbia ricevuto risposte negative abbia espresso comunque un giudizio positivo su competenza, tempi, educazione, professionalità e pertinenza delle risposte.

In estrema sintesi: pensa solo alla validità del tuo prodotto, e alla possibilità che hai di poterlo proporre liberamente, avendo solo da guadagnarci anche in caso di (cosa che non ti auguro) risposta negativa.

In bocca al lupo e ovviamente... facci sapere! ;)

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Alla luce di quanto appreso in questa discussione, ho inviato la sinossi ad Apotema. Ragazzi, le vostre esperienze perlopiù positive mi hanno proprio convinto!

:)

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Scusate il ritardo ma ecco la mia esperienza.

Sono stati velocissimi e hanno risposto sempre nel giro di poche ore. Purtroppo, in seguito a uno scambio di email, hanno gentilmente declinato l'offerta, ma continuo a consigliarli caldamente e, sinceramente, spero di poter proporre loro altro in futuro. Pregio che aggiungerei a quelli elencati da altri utenti (a meno che non mi sia sfuggito, in tal caso mi scuso) è la schiettezza, che personalmente apprezzo molto :)

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Il 3/5/2020 alle 09:01, Aporema Edizioni ha scritto:

Riguardo a @bwv582 , che ringraziamo per il suo intervento, ci teniamo a dirgli che, per quelli che come lui sono sempre molto attivi qui nel forum, possiamo benissimo fare un'eccezione alla regola di non fornire motivazioni per i nostri rifiuti.

Ho letto l'intervento precedente di @Marta96 e posso confermare la sua stessa impressione. Non avevo mai discusso con loro e ho avuto modo di farlo in un breve scambio di opinioni a seguito di quanto mi hanno detto (ho citato il passaggio precedente). Ho un po' aperto gli occhi sui miei difetti e ho avuto degli spunti che devo ancora metabolizzare. Ma comunque ringrazio di nuovo @Aporema Edizioni anche se con molto ritardo.

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Ringraziamo @caipiroska@José Quirce@Marta96@bwv582 per i loro interventi: ci sforzeremo di essere sempre all'altezza delle aspettative degli autori che si rivolgono a noi.
Ne approfittiamo per comunicarvi che è finalmente giunto il tempo di tornare a riveder le stelle. Da venerdì prossimo 31 luglio, infatti, fino a domenica 2 agosto, saremo presenti con un nostro stand alla rassegna "Trovautore", dedicata alla piccola e media editoria. L'occasione giusta per gli autori del Centro Italia che volessero conoscerci di persona. Vi aspettiamo.

 

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Complimenti al nostro autore, @Marco Ciconte, per la sua menzione d'onore nella V edizione del Concorso Letterario Nazionale Argentario 2020.
Siamo davvero contenti di averti nella nostra squadra.

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Avrei una domanda per voi di Aporema. Com'è la vostra politica nei confronti dei libri già pubblicati, magari con il self publishing, che vi vengono proposti. Se li ritenete interessanti siete disposti a pubblicarli comunque, oppure solo se sono libri che hanno venduto? 

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Come abbiamo già spiegato il altre discussioni, una piccola CE è costretta a contare anche (e sottolineo anche, non solo) sulla spunta propulsiva della cerchia di conoscenze dell'autore per lanciare un libro. A volte tale spinta si rivela sorprendente, altre piuttosto deludente. In ogni caso, se un libro è valido, alla fine deve per forza travalicare tale cerchia e conquistare un gruppo più ampio di lettori, cosa che però purtroppo non sempre accade.
Ovvio che se il libro è già stato pubblicato, questa spinta si è ormai esaurita ed è quindi un'arma in meno su cui poter contare. Ci sono poi altri due interrogativi da porsi.
Il primo: perché l'autore ha deciso di passare dal self alla CE, quando è ben noto che il primo, almeno da un punto di vista economico, è più redditizio?
Il secondo (nel caso in cui lasci un'altra CE): perché cambiare, cos'è andato storto con il primo editore? Siamo di fronte a un suo comportamento palesemente scorretto, oppure erano le aspettative dello scrittore a essere troppo fuori dalla realtà? 
Esaminati questi elementi, ce n'è ultimo non meno importante da prendere in considerazione: il testo è già stato sottoposto a un editing davvero professionale? Perché se la risposta è sì, la nuova CE potrebbe anche affrontare il rischio di un fallimento, o di un mezzo fallimento, a fronte di costi non troppo elevati per la pubblicazione; se la risposta è no, la porta della nuova CE rischia di restare chiusa.
Stiamo comunque parlando in modo molto generico ed è ovvio che, prima di fornire un responso definitivo, è indispensabile esaminare il manoscritto in questione.

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E quando si tratta di un romanzo che è stato rappresentato da uno degli agenti più importanti d'Italia e d'Europa ma l'autore ha avuto ottimi motivi per rescindere il contratto e autopubblicarsi? 

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2 ore fa, Claudio Piras Moreno ha scritto:

E quando si tratta di un romanzo che è stato rappresentato da uno degli agenti più importanti d'Italia e d'Europa ma l'autore ha avuto ottimi motivi per rescindere il contratto e autopubblicarsi? 

Be', la domanda che ci avevi posto era generica e di conseguenza avevamo fornito una risposta generica. In questo caso specifico si  presume che, essendo stato rappresentato da uno degli agenti di cui parli, il romanzo dovrebbe essere già editato, quindi si suppone che un editing strutturale sia già stato eseguito e pertanto una delle condizioni che ipotizzavamo è già stata soddisfatta; come nuovi editori ci riserveremmo di sottoporlo comunque a un editing di rifinitura, per conformarlo ai nostri standard... Ma di questo e di altri dettagli sarebbe forse meglio discutere a voce e nel caso, se appunto sei interessato a pubblicare con noi, ti invito a contattarci in privato. Come infatti ripetiamo spesso, e abbiamo scritto anche nel nostro sito, non è solo l'autore e il suo manoscritto che devono andar bene per noi, siamo anche noi che dobbiamo andar bene per loro.
P.S. Altra cosa che potrebbe apparire scontata, ma è opportuno specificare: quando si parla di rescissione di un contratto, deve esserci un documento scritto che la confermi, perché nessuna CE accetterebbe di pubblicare un'opera sulla quale sia in corso una qualsiasi controversia di carattere legale.

 

Modificato da Aporema Edizioni
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Sarebbe corretto parlare di risoluzione contrattuale per mutuo consenso.

La rescissione è tutt'altro istituto giuridico  e non c'entra nulla.

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Trovo francamente assurdo e grottesco che un utente occasionale, magari frustrato dalla giornata di lavoro o dal fatto che la fidanzata (o il fidanzato) gli ha dato buca la sera prima, possa entrare sulla pagina di una casa editrice e assegnare un giudizio negativo a un messaggio della stessa, mentre risponde a un frequentatore del forum circa la propria politica interna di conduzione della società: è come se tale utente esprimesse un parere negativo sull’operato di un imprenditore, inviandolo via email non all’imprenditore medesimo, ma ai suoi clienti!

Questa cosa, lo ricordo, in un contesto aziendale tradizionale sarebbe passibile di denuncia.

Mentre per il simpatico frecciatore seriale questa attività forse è soltanto un passatempo serale catartico, per sfuggire alle piccole delusioni della vita e sentirsi per una volta tra le mani il potere divino di essere giudice o giurato anonimo, per la casa editrice, che ha la piena e completa libertà di scegliere in autonomia il proprio modus operandi, alla lunga rischia di rappresentare un grave danno, in grado di minarne la stessa sopravvivenza.

La questione, anche eticamente, è di una scorrettezza inaudita: un atteggiamento che non esito a definire di pura vigliaccheria.

 

Aporema non ha alcun obbligo di metterci la faccia e di venire su queste pagine a spiegare, a chi ne fa richiesta, come conduce la sua organizzazione, e sarebbe da lodare anche solo per la disponibilità con cui si espone: non mi pare che le altre CE presenti sul forum seguano la stessa linea... 

E questo perché la smania degli haters vince (sempre più spesso) sull’intelligenza, portando a far scappare, o a eclissarsi, la stragrande maggioranza degli editori, dato che, quando espongono la propria politica, con tanto di argomentazioni logiche e stringenti, finiscono sempre e comunque sul banco degli imputati, qualsiasi cosa abbiano affermato.

Un forum dedicato agli scrittori senza la presenza di editori non è inutile, è ridicolo: riflettete su questo, prima di cliccare sul quel colore che tanto vi esalta.

 

Ho il privilegio di conoscere di persona i redattori di Aporema. Stiamo parlando di persone che tutti i giorni ci mettono l’anima, il cuore, il sudore e la fatica. Persone che lavorano di domenica, a Pasqua, a Natale, al compleanno, spronati dal sacro fuoco di chi vuole mettere la correttezza di una editoria virtuosa davanti al proprio tornaconto personale.

E qui invece si concede la possibilità a piccole persone - non di statura, ovvio, ma di anima e di cuore - di giudicare cose che non sanno, l’operato di professionisti che non conoscono e che nemmeno si prendono la briga di stare a sentire (ascoltare per loro sarebbe troppo impegnativo).

 

Il giudizio sull’operato di una CE è già ampiamente espresso dal mercato, dai dati di vendita, dai riscontri dei lettori e - ultimo ma non ultimo - dai pareri degli autori e di chi con l’editore ha davvero avuto a che fare e lo ha raccontato proprio in questo topic.

Ma non avete notato che persino coloro che si son visti rifiutare la pubblicazione, si son presi la briga di venir qui a spiegare la gentilezza, la cortesia, la disponibilità con la quale sono stati trattati? O è proprio questo che dà fastidio a molti?

 

La colpa non è dei moderatori, sia chiaro. Il regolamento del WD è obsoleto, vecchio di oltre dieci anni, che nel mondo moderno rappresentano un’eternità, nel mondo informatico e della comunicazione globale ancor di più.

Il sistema dei punti reputazione anonimi è assurdo: favorisce i cosiddetti leoni da tastiera e gli haters di cui parlavo prima, i quali, dati alla mano, non sono certo in diminuzione. Anche i criteri con i quali si richiamano o si bannano gli utenti dovrebbero essere oggetto di revisione: oggi si impiega troppo a espellere un troll e il tizio in questione nel frattempo ha già lasciato tracce indelebili del suo passaggio, facendo incazzare chi si faceva i fatti propri; così si puniscono i “buoni” con i richiami, mentre i “cattivi”, finalmente bannati, se ne ritornano sghignazzando nel limbo dal quale erano sbucati, perché il loro scopo ormai lo hanno ottenuto: fare incazzare la gente, appunto.

La colpa non è dei moderatori, dicevo, ma visto che i custodi del regolamento sono loro, i casi sono due: o si danno da fare per renderlo più adeguato ai tempi (molto brutti) in cui viviamo, oppure potrebbe capitare che prima o poi siano chiamati a risponderne in una sede diversa dal WD. Le critiche immotivate e reiterate, ma soprattutto le freccette anonime, per un editore serio rischiano di rappresentare un grave danno, economico e di immagine, contro il quale ha tutti i diritti di tutelarsi legalmente. Come hanno di recente stabilito alcune sentenze, del resto, la pagina di un forum o di un social network è equiparata a tutti gli effetti a quella di un quotidiano o di un periodico, dove il direttore e i suoi collaboratori sono chiamati a rispondere di tutto quanto viene pubblicato.

 

Per concludere, da parte mia ad Aporema dò un unico consiglio: smettete da subito di essere disponibili alle risposte, al dialogo, a qualsivoglia interazione pubblica con gli utenti. La trasparenza, come ormai avrete potuto constatare sulla vostra pelle, non paga. Vi siete già esposti fin troppo in passato, fornendo il vostro parere e i vostri consigli su decine e decine di argomenti: esiste una funzione di ricerca e gli utenti la useranno. Chi vorrà avere ulteriori informazioni potrà scrivervi in privato e, conoscendovi, sono certo che gli risponderete in modo esauriente e con solerzia.

 

Certo, questo cambio di rotta toglierà la terra sotto i piedi dei frecciatori seriali, ma, lo sapete bene, non è che si possono sempre rendere felici tutti!

Vi auguro infine buon lavoro: sono certo che, se seguirete il mio consiglio, avrete più tempo e anche più energie per svolgerlo al meglio.

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a parte il consiglio dato ad @Aporema Edizioni quoto @Alorigo.

Le case editrici devono essere presenti e disponibili proprio per il fatto che, altrimenti, il forum sarebbe inutile.

Dovrebbero fare tutto quello che fa questa CE.

Ovviamente, ogni editore è libero di rispondere e informare come ritiene meglio.

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Dopo tanti anni di immersione nel mondo editoriale, posso dire di aver imparato molto sul suo funzionamento. E Aporema mi pare che dimostri un rispetto e una passione nei confronti della letteratura ben maggiori rispetto a tanti altri piccoli editori. Lo si vede già dalla scelta di pubblicare pochi titoli l'anno per avere il tempo di editarli e curarne la qualità, mentre tanti altri piccoli editori decidono di pubblicarne almeno cento, l'anno, per guadagnarci sul numero. Tanto non li editeranno né nulla: e come potrebbero? E poi, perché farlo, loro contano solo sulle vendite ad amici e parenti che farà l'autore. Con quei cento libri di cui dicevo, basta che ogni autore venda duecento copie, e l'editore è già contento. 

Aporema si vede benissimo che non opera così. E di questo gliene rendo merito. Poi su tutto il resto se ne può discutere. Ognuno ha la propria idea di editoria e i propri gusti letterari. 

 

 

 

 

 

 

 

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