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Ospite Linda Rando

Se qualcuno ti dice che non sei un vero scrittore...

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Ospite Linda Rando

(forse ha ragione). E' questo il titolo della nota di Facebook del giornalista Giampaolo Simi - autore per Einaudi, un suo racconto è stato trasformato in una fiction Rai - che parla di editoria a pagamento e autopubblicazione, in particolare de Ilmiolibro.it

Simi scrive cose che confermano tutto quello che abbiamo sempre sostenuto noialtri di WD.

Ovvero: se pubblicate a pagamento o vi autopubblicate non verrete lanciati nell'Olimpo degli scrittori, non avrete la possibilità di farvi notare.

La verità? La verità è che se pagate per pubblicare vi ignoreranno tutti: critici, giornalisti, altri autori, altri editori, lettori... tutti. Poi, liberi di fare quel che volete coi vostri soldi, anche fare un falò in giardino.

[...] Oggi mi imbatto in una manchette sul sito de La Repubblica. Lo slogan inizia con una protasi castrante e angosciosa: “Se qualcuno ti dice che non sei un vero scrittore...” (“vero” è anche scritto in corpo maggiore, ad aumentare la frustrazione). Nell'apodosi però arriva il raggio di speranza, il grido di riscatto: “Mandalo in una libreria la Feltrinelli.” Per terminare con un ammiccante: “scopri com'è facile”.

E facile lo è. A patto di averci i soldi, ovvio. Mandi il file al server de Il mio libro (collegato a kataweb e al gruppo La Repubblica-Espresso), scegli il formato e la copertina, paghi e rievi le copie a casa. 50, 100, 500. Alcune di queste saranno disponibili nelle librerie Feltrinelli dove lo scettico e malevolo "qualcuno" potrà trovarlo e ordinarlo, per poi presentarsi alla prossima pizzata con la copia da farti autografare e mostrare ai commensali, ammettendo contrito: “Non credevo che il mio amico fosse un vero scrittore e, invece, guardate qua.”

A promuovere questo bieco malinteso non è qualche scaltro tipografo di provincia, ma sono due grandi gruppi editoriali italiani, per giunta situati in area progressista. Peccato che, alla fine della fiera, il concetto non proprio progressista è chiarissimo: per essere un “vero scrittore” basta che paghi. Non dico questo perché penso che sia volgare mischiare i soldi con la letteratura. Sono anzi convinto che ti puoi definire scrittore quando qualcuno ti paga e investe per pubblicare quello che hai scritto. Tanto o poco, fa la differenza, come nel calcio, ma il discrimine rimane chiaro.

Non è una difesa di una corporazione, perché questa corporazione non esiste e non esisterà mai: non esiste e non esisterà mai un albo o un'abilitazione professionale che consenta di esporre targhe di ottone con inciso “scrittore”. Ma proprio questa ragione funziona anche all'inverso: non è titolo che qualcuno ti possa vendere a qualche migliaia di euro, come una laurea o un diploma fasullo.

Chiamare poi questo outlet di illusioni una democratizzazione culturale al grido di “siamo tutti scrittori” è soltanto spalancare le porte al prossimo analfabetismo di massa, desertificare gli orizzonti culturali di un Paese già devastato da un ventennio di dittatura culturale dell'egotismo più estemporaneo. [...] Spacciare un librificio per corrispondenza come una rivoluzione dal basso significa anche negare che esistano una competenza, un talento e un ruolo propri del narratore. Tutte cose che, invece, riconosciamo naturalmente a chi sa far crescere una vigna o delineare un piano di ammortamento, centrare l'angolino da trenta metri o far cantare quattro pistoni come se fossero nuovi.

Far arrapare centinaia di “veri scrittori on demand” al grido di “se l'hai scritto, va stampato” significa, in ultima istanza, abbracciare il core business dell'ideologia berlusconiana, cioè il suo velleitarismo più sordo e tracotante: nell'Italia in cui davvero tutti possono essere ministri, meglio se con delega al Nulla, perché non possiamo essere tutti scrittori?

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Sperando di non offondere chi ha scelto di autopubblicarsi, sono contenta che il ragionamento sia partito proprio da un'autopubblicazione, che io paragono all'Eap in termini di vanity press. Certo, chi si autopubblica non alimenta imprese che, in certi casi, fanno pubblicità ingannevole, e questo vuol dire molto. Però resta che per un buon libro autoprodotto ce ne sono almeno 10 che libri non possono essere chiamati; e, secondo me, tutto va a discapito della letteratura.

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Ospite Linda Rando
Sperando di non offondere chi ha scelto di autopubblicarsi, sono contenta che il ragionamento sia partito proprio da un'autopubblicazione, che io paragono all'Eap in termini di vanity press. Certo, chi si autopubblica non alimenta imprese che, in certi casi, fanno pubblicità ingannevole, e questo vuol dire molto. Però resta che per un buon libro autoprodotto ce ne sono almeno 10 che libri non possono essere chiamati; e, secondo me, tutto va a discapito della letteratura.

D'accordissimo in tutto e per tutto.

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Ospite

Seppure condanno l'editoria a pagamento non sono d'accordo sul metterla sullo stesso piano del POD visto che sono una che questi servizi li usa spesso.

Stampare qualche copia dei propri scritti non vuol dire per forza avere la presunzione di chiamarsi "scrittori" e chi spera di fare successo in questo modo è un po' un illuso.

Ma secondo me lo scopo del POD è quello di avere la possibilità di autogestirsi e di far leggere ciò che si scrive (così come lo si fa quando si pubblicano i propri scritti sul web) ed è un'ottima palestra per avere commenti e critiche, che è l'unico modo per migliorarsi.

E' vero, uno dirà, se vuoi sapere se il tuo libro è buono fallo leggere agli editori o agli agenti, però i primi se ti rispondono ti liquidano con un no grazie, i secondi il più delle volte si fanno pagare profumatamente (ci sono le eccezioni ovvio :D)

Il punto è che non ci vedo niente di male a stamparsi una decina di copie per amici e conoscenti che sono interessati a conservare una stampa dei propri scritti e in più non si toglie spazio a nessuno dato che i libri dei POD non vanno in libreria, quindi perché uno dovrebbe essere mal visto se si è autoprodotto?

Finché ci sarà qualcuno disposto a dare un'occhiata a ciò che si scrive perché negargli questa possibilità?

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Ospite Linda Rando

Stampare qualche copia dei propri scritti non vuol dire per forza avere la presunzione di chiamarsi "scrittori" e chi spera di fare successo in questo modo è un po' un illuso.

Infatti, Tanja, l'articolo si rivolge proprio a chi pensa che pubblicare con un POD sia la pubblicazione vera e propia icon_wink.gif

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Il punto è che non ci vedo niente di male a stamparsi una decina di copie per amici e conoscenti che sono interessati a conservare una stampa dei propri scritti e in più non si toglie spazio a nessuno dato che i libri dei POD non vanno in libreria, quindi perché uno dovrebbe essere mal visto se si è autoprodotto?

Perché pochi fanno questo ragionamento, e molti invece vanno in giro a dire "sta uscendo il mio terzo libro..." senza specificare come. Ti assicuro, ne ho conosciuti più di uno, fin da quando andavo all'università. Per loro è un modo di pubblicare e sperano nel successo. Questo tipo di autopubblicazione non la condivido.

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Faccio notare che questa è tutta pubblicità....

Del resto, non si può pretendere che tutti ragionino da filosofi: poiché, meno male che esistono queste valvole di sfogo! Altrimenti le case editrici italiane sarebbero sommerse!

Ma la verità è che ogni libro è una storia a sé: Einaudi può pubblicare dei disgustosi insiemi di carta e colla che non hanno il diritto di chiamarsi libri, e un servizio di stampa su richiesta può stampare un lavoro mille volte migliore , ad esempio, di quello del signore che con così grande raffinatezza e proprietà, nonché eleganza e padronanza perfettissima di ogni sfumatura della lingua italo-anglo-americano-televisivo-pettegolezzistica, evidentemente inebriato dai soldi dei diritti televisivi, ha perso una buona occasione per stare zitto

scrivete buon libri: poi il resto viene da sé, non è che non sapendo scrivere, il nome di unagrande casa editrice che commette uno sbaglio facendovi un contratto, riuscirà a migliorarvi

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Notate come si tenda a gettare discredito su chi stampa dietro richiesta: Forse bisogna far pensare alla gente che NO! SOLO MONDADORI; e RIZZOLI; EINAUDI ecc... sono autorizzati a stampare libri e che non ne possano esistere di validi al di fuori:

ma chi può avere interesse in tutto cio?

Chi sa scrivere, lotta con la propria bravura, chi invece non lo sa fare, deve necessariamente cercare di capitalizzare il terno al lotto che gli è capitato di vincere quando fu inserito nelle pubblicazioni di questo o quel grande editore. Non potendo competere con la bravura, ricorre alla denigrazione preventiva e gratuita dei servizi di stampa su richiesta, ma questo stesso atto è un segno di debolezza e mancanza di bravura

aprite gli occhi, quindi e votate per l'abolizione dell'ordine dei giornalisti

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aprite gli occhi, quindi e votate per l'abolizione dell'ordine dei giornalisti

Dato che fu un ordinamento istituito durante il ventennio e che, credo, siamo l'unico paese europeo ad avere tale ordine ti quoto e sarei per abolirlo.

Solo che noi ci possiamo incazzare quanto ci pare ma l'idea deve partire da ben più in alto, purtroppo.

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Ospite Linda Rando

Ora, non me ne frega niente né dell'ordine dei giornalisti né di politica, né di niente. I concetti espressi da Simi sono giusti e pienamente in linea con quanto abbiamo sempre sostenuto finora qui; il resto è un di più, un di più che con questa discussione non c'entra niente.

Armandillo e Simon, se volete discutere dell'ordine dei giornalisti e della decadenza della società aprite un topic.

Risparmiatemi la fatica di spostarli.

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No, non sono giusti (e sono espressi anche male). Sembra che qui si sia di fronte ad un einaudese che si prodiga, per qualche oscura ragione, a bollare d'un marchio d'infamia chi si stampa da sé

naturalmente c'è sempre una ragione dietro ogni atto (solo i pazzi agiscono senza un nesso logico causale)

è interessante chiedersela

- i libri autostampati danneggiano le vendite? (non pare possibile)

- sottraggono lettori (nemmeno questo)

- sono in concorrenza diretta con i pubblicati delle case ricche? (neppure)

e allora che male fanno? (oltretutto servono come sfogo di materiale che sennò inonderebbe le case editrici e in tal caso, con tutto il suo CURRICULUM GIORNALISTICO, nemmeno questo SIMI pubblicherebbe mai nulla, poiché l'editore non arriverebbe mai a leggere la sua lettera tra tutte quelle che gli arrivano)

veicolano il messaggio secondo cui non importa il nome della casa editrice, né la carta, la rilegatura, la copertina ed altri ammennicoli vari, non sono queste cose che fanno lo scrittore, ma il saper scrivere e la gente, magari potrebbe svegliarsi dall'incantesimo del marketing per pigliare un libro, leggere le prime righe e buttarlo se non buono, o comprarlo se buono INDIPENDENTEMENTE da ogni altra cosa. e questo deve apparire come un pericoloso messaggio sovversivo dellì'editoria su tutto fondata tranne che sul saper scrivere

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Ospite queenseptienna
Seppure condanno l'editoria a pagamento non sono d'accordo sul metterla sullo stesso piano del POD visto che sono una che questi servizi li usa spesso.

Stampare qualche copia dei propri scritti non vuol dire per forza avere la presunzione di chiamarsi "scrittori" e chi spera di fare successo in questo modo è un po' un illuso.

Ma secondo me lo scopo del POD è quello di avere la possibilità di autogestirsi e di far leggere ciò che si scrive (così come lo si fa quando si pubblicano i propri scritti sul web) ed è un'ottima palestra per avere commenti e critiche, che è l'unico modo per migliorarsi.

E' vero, uno dirà, se vuoi sapere se il tuo libro è buono fallo leggere agli editori o agli agenti, però i primi se ti rispondono ti liquidano con un no grazie, i secondi il più delle volte si fanno pagare profumatamente (ci sono le eccezioni ovvio :))

Il punto è che non ci vedo niente di male a stamparsi una decina di copie per amici e conoscenti che sono interessati a conservare una stampa dei propri scritti e in più non si toglie spazio a nessuno dato che i libri dei POD non vanno in libreria, quindi perché uno dovrebbe essere mal visto se si è autoprodotto?

Finché ci sarà qualcuno disposto a dare un'occhiata a ciò che si scrive perché negargli questa possibilità?

Concordo pienamente con Azoto, io faccio esattamente come lei xD

Uso il POD per quelle cose che so già in partenza che, per quanto ben scritte possano essere, non avranno MAI un mercato. Per cui me ne stampo quelle tre o quattro copie per fare un regalo a chi so tenerci xD queen.gif

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Non sottilizziamo. L'articolo prende tutto alla "larga", sottolineando l'intero atteggiamento, che è sbagliato: ossia l'idea per la quale pubblicare è un "diritto", che tutti con un po' d'impegno, in fondo, sono scrittori. Basta che lo vogliano, che paghino o che si autoproducano. No. Questa è una pu...ata. Io condivido da anni quello che ha scritto questo signore e sono entusiasta di questo articolo perché mette nudi e crudi di fronte alla realtà: è ora di dirlo a chiare lettere, NON siamo tutti scrittori, NON siamo tutti cantanti, NON siamo tutti dei geni. Pubblicare un libro non è un diritto divino o costituzionale, ma è conseguenza di un TALENTO, punto e basta. Poi è chiaro che ci sono i Pelé e i Maradona (per riprendere l'esempio del calcio) e i giocatori professionisti di periferia in serie B o C, ma ci sono pure quelli che giocano al calcetto la domenica e non si sognerebbero mai e poi mai di fare un provino con l'Inter... invece, nel nostro campo, c'è chi si sveglia una mattina dopo aver passato ore e ore davanti a un videogioco o a guardare scemenze in TV (invece che anni a leggere) e gli viene l'idea... di scrivere un libro! Tanto, siamo tutti scrittori...

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Per cui me ne stampo quelle tre o quattro copie per fare un regalo a chi so tenerci

Beh, ma si potrebbe fare anche senza codice Isbn, senza che sia un libro, semplicemente cercando un tipografo, o addirittura facendolo in casa. Dico senza polemica, davvero a me non è ben chiaro il perché di questa scelta, pur rimanendo che poi ognuno fa le proprie, ci mancherebbe.

Non ho neppure capito perché Armandillo ce l'abbia con TUTTE le case editrici di ogni ordine e dimensione, perché ce l'abbia con i giornalisti, perché ce l'abbia con gli editor, perché sia convinto che scrivere sia frutto solo di una qualche forma di istinto promordiale e in alcun modo del talento unito all'ingegno di chi ci si mette a lavorare seriamente per anni insieme ad altri professionisti, però alla fine mi dispiace sentire tutto questo scontento. Sono certa che avrà scritto/scriverà ottimi libri e li pubblicherà autonomamente. Lo pregherei solo, qualora non abbiano il successo che lui sia certo che meritino, di risparmirsi la storia che è colpa delle grandi case editrici che tolgono spazio ai veri scrittori.

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[...] Sono anzi convinto che ti puoi definire scrittore quando qualcuno ti paga e investe per pubblicare quello che hai scritto. Tanto o poco, fa la differenza, come nel calcio, ma il discrimine rimane chiaro.

Ne sono straconvinta pure io, se qualcuno ti paga per scrivere vuol dire che quello che scrivi ha un valore. thumbup.gif

NON siamo tutti scrittori, NON siamo tutti cantanti, NON siamo tutti dei geni. Pubblicare un libro non è un diritto divino o costituzionale, ma è conseguenza di un TALENTO, punto e basta. Poi è chiaro che ci sono i Pelé e i Maradona (per riprendere l'esempio del calcio) e i giocatori professionisti di periferia in serie B o C, ma ci sono pure quelli che giocano al calcetto la domenica e non si sognerebbero mai e poi mai di fare un provino con l'Inter... invece, nel nostro campo, c'è chi si sveglia una mattina dopo aver passato ore e ore davanti a un videogioco o a guardare scemenze in TV (invece che anni a leggere) e gli viene l'idea... di scrivere un libro! Tanto, siamo tutti scrittori...

Condivido in tutto il tuo pensiero. icon_wink.gif

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Non sottilizziamo. L'articolo prende tutto alla "larga", sottolineando l'intero atteggiamento, che è sbagliato: ossia l'idea per la quale pubblicare è un "diritto", che tutti con un po' d'impegno, in fondo, sono scrittori. Basta che lo vogliano, che paghino o che si autoproducano. No. Questa è una pu...ata. Io condivido da anni quello che ha scritto questo signore e sono entusiasta di questo articolo perché mette nudi e crudi di fronte alla realtà: è ora di dirlo a chiare lettere, NON siamo tutti scrittori, NON siamo tutti cantanti, NON siamo tutti dei geni. Pubblicare un libro non è un diritto divino o costituzionale, ma è conseguenza di un TALENTO, punto e basta. Poi è chiaro che ci sono i Pelé e i Maradona (per riprendere l'esempio del calcio) e i giocatori professionisti di periferia in serie B o C, ma ci sono pure quelli che giocano al calcetto la domenica e non si sognerebbero mai e poi mai di fare un provino con l'Inter... invece, nel nostro campo, c'è chi si sveglia una mattina dopo aver passato ore e ore davanti a un videogioco o a guardare scemenze in TV (invece che anni a leggere) e gli viene l'idea... di scrivere un libro! Tanto, siamo tutti scrittori...

questa citazione coglie il punto esatto della faccenda.

Syllon ha azzeccato il problema. In pieno.

Videocrazia, in senso allargato, in ogni aspetto della vita quotidiana.

La ricca vecchietta pensionata, convintissima di essere una fine poetessa, pubblica libercoli di 30 pagine al costo di 70000.0000.0000 euro + iva, con "cose scritte" sullo stile "amore\cuore" "il cielo è azzuro" e inonda ciritici perchè è amica dell'amico del politico del suo paese.

Ovvio che trattandosi di talenti, non è facile emergere.

Mai provato con un concorso per ricercatore all'università? No?

Neppure entrare all'università è semplice, devi combattere, concorsi, figuri raccomandati che ti passano davanti. Che faccaimo apriamo delle Università private dove paghi e diventi docente? Si potrebbe fare, magari così diamo il posto a tanti cervelli che non riescono a trovare altrimenti.

Lo fondiamo un Ateneo di Medicina privato, cn cattedre in chirurgia al costo di 1800 euro, così i nostri chirurghi disoccupati possono insegnare?

Poi ci va Armandillo a farsi operare d'appendicite, va bene?

L'Italia è morsa in una melma che la sta afogando, da una parte la Videocrazia imperanta, d'alta la Corruzione. Per il Talento non è facile sopravvivere in questo paese. Ma non ci sono scorciatoie. I soldi non comprano il talento, perchè potrei dirti di non avere una lira, e che Armandillo essendo ricco al mio confronto, si è potuto permettere un'auto pubblicazione. Il suo merito percò è dovuto solo all'entità del suo conto in banca.

Ma si sa, l'importante è apparire, a ogni costo.

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Tutta questa campagna denigratoria verso le autopubblicazioni non può avere che lo scopo di far pensare alla gente:

Einaudi, Mondadori Rizzoli = bono livro

autostampato = cattivo livro

e che male gli fa l'autostampato? Pone l'accento sull'essenza dell'editoria: il saper scrivere o meno. Emeriti incapaci, per ignoranza dei direttori editoriali o per casualità, affollano oggi i cataloghi delle case. Se costoro sapessero scrivere, non avrebbero nulla da temere, ma sentendosi minacciati dal fatto che uno potrebbe scoprire come l'essenziale sia il saper scrivere e non il nome dell'editore sul libro, devono plagiare la gente in modo che la pensi diversamente

pigliamo infatti un libro auto stampato (con Lulu) come:

Facce da funerale (ovvero, appunti semiseri di un custode di cimitero) - il download è free -

http://stores.lulu.com/store.php?fAcctID=1248188

C'è, in questo libro, una maestria, una capacità di scrivere e raccontare che non si trova quasi più nell'accozzaglia di libri della odierna editoria

L'editoria è morta e non è più sinonimo di qualità: dalle autopubblicazioni essa risorgerà

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Armandillo:

il problema non è se fare o meno crociate a favore delle case editrici, ma capirci

su cosa intendere per "far emergere i talenti"

Purtroppo la tua vena messianica e profetica non basta per rispondere a questo problema.

Se facciamo andare avanti l'autopubblicazione autorizziamo i ricchi a stampare i poveri a

fuggire da questo paese, come già avviene.

In questo caso il rimedio che proponi è peggio del male che paventi.

Il mondo della scritura sarà nelle mani degli ignoranti raccomandati o dei ricchi,

non abbiamo fatto molti passi in avanti dal Rinascimento, non credi?

ps: come intendi fare per risolvere anche il problema dei talenti dei giovani ricercatori, senza far loro pagare

un soldo ?

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A parte che Ayame aveva chiesto di spostare il topic politico XD''

Io non rispondo quasi mai a post che mi sembrano... diciamo deliranti, perché non sono diplomatica, a ne verrebbe fuori solo un casino.

Detto quetso, ad affernazioni quali

Tutta questa campagna denigratoria verso le autopubblicazioni non può avere che lo scopo di far pensare alla gente:

Einaudi, Mondadori Rizzoli = bono livro

autostampato = cattivo livro

Scusa tanto, ma non è che semplicemente questo Simi la pensa così? *_*'' A parte che non credo che il suo problema sia che la sua lettera non verrebbe trovata tra le altre, visto che dubito si limiti ainviare una gentile richiesta, ma è probabile che abbia intermendiari se non la possibilità di parlare del libro al telefono/incontrarsi con chi di dovere essendo un personaggio già conosciuto

- a parte questo, spesso poni teorie complottistiche, ma quando mi leggo cose come

Se costoro sapessero scrivere, non avrebbero nulla da temere, ma sentendosi minacciati dal fatto che uno potrebbe scoprire come l'essenziale sia il saper scrivere e non il nome dell'editore sul libro, devono plagiare la gente in modo che la pensi diversamente

ecco, mi smebra che si cada veramente nell'Ai confini della realtà.

Ma seriamente? O_O Un sacco di gente nemmeno sa quali sono le case editrici più importanti, o pensa cose deliranti tipo che tutte le case, comprese le major, chiedano contributi all'autore. In un clima del genere, giornalisti e pubblicati non esordienti, davvero dovrebbero sbattersi a convincere tutto il popolo che vanno letti solo i libri delle case più grandi?

L'editoria è morta e non è più sinonimo di qualità: dalle autopubblicazioni essa risorgerà

A parte che, a mio parere, l'editoria è sicuramente tutt'altro che in forma, ma non tragicamente morta, sono sinceramente curiosa: davvero secondo te ormai i libri pubblicati dai non autopubblicati fanno tutti schifo? ._. magari mi sbaglio, ma da quello che scrivi la mia impressione è che tu pensi questo (magari con giusto le eccezzioni delle ristampe dei classici)

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Se facciamo andare avanti l'autopubblicazione autorizziamo i ricchi a stampare i poveri a fuggire

ma autopubblicazione non è editoria a pagamento, serve a farvi conoscere (o a stampare libri anche importanti ma per cui l'attuale congiuntura del mercato editoriale non vede sbocchi)

si può autopubblicarsi in digitale (e lì non costa nemmeno il prezzo della stampa)

vedete come i ternolottisti temano la concorrenza che, fra tanti cattivi libri (ce n'è una egual misura fra quelli pubblicati dagli editori e tra quelli autopubblicati), può sorgere a un certo punto

Gabriele Rossetti, autore di un monumentale commento alla divina commedia (sei volumi), se lo stampò da sé e lo vendeva presso casa sua e in un altro paio di posti e oggi è ricercatissimo e prezioso per gli studiosi

Quando voi valete, non importa il nome dell'editore o che ve lo autopubblichiate il libro

allo stesso modo, quando voi non sapete scrivere, sì, col marketing martellante e invadente possono anche farvi guadagnare tanti soldi, ma rimarrete non scrittori, ma voi volete scrivere o solo fare soldi? perché se è solo per quello, il cinema hard vi permette di farne molti di più

ogni libro è storia a sé, apriamolo, sbirciamo le prime parole: è buono? leggiamolo e compriamolo, è cattivo?: non lo compriamo. Con questo criterio, quanti pezzi di carta e colla non venderebbero mezza copia...

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Tutta questa campagna denigratoria verso le autopubblicazioni non può avere che lo scopo di far pensare alla gente:

Einaudi, Mondadori Rizzoli = bono livro

autostampato = cattivo livro

e che male gli fa l'autostampato? Pone l'accento sull'essenza dell'editoria: il saper scrivere o meno. Emeriti incapaci, per ignoranza dei direttori editoriali o per casualità, affollano oggi i cataloghi delle case. Se costoro sapessero scrivere, non avrebbero nulla da temere, ma sentendosi minacciati dal fatto che uno potrebbe scoprire come l'essenziale sia il saper scrivere e non il nome dell'editore sul libro, devono plagiare la gente in modo che la pensi diversamente

pigliamo infatti un libro auto stampato (con Lulu) come:

Facce da funerale (ovvero, appunti semiseri di un custode di cimitero) - il download è free -

http://stores.lulu.com/store.php?fAcctID=1248188

C'è, in questo libro, una maestria, una capacità di scrivere e raccontare che non si trova quasi più nell'accozzaglia di libri della odierna editoria

L'editoria è morta e non è più sinonimo di qualità: dalle autopubblicazioni essa risorgerà

Caro Armadillo, non ti sei posto la questione che, se qualche vero scrittore è costretto talvolta ad autopubblicarsi, ciò può essere dovuto al fatto che egli si perda, soffocato, nella miriade di robaccia con cui vengono intasate le redazioni di grandi, medie e piccole case editrici? E se pure su Lulu trovi un capolavoro qua e là, che spazio e che risalto potrà mai avere? Il compito principale dell'editore è (o almeno, dovrebbe essere) quello di puntare il dito verso il talento vero, di fare talent-scouting, di far emergere la polvere d'oro dai detriti e dalla m... Io credo che se l'editoria risorgerà, non sarà certo per la concorrenza dei vari POD, ma grazie a quei piccoli, onesti editori che fanno il loro lavoro con passione e metodo, che pur tenendo presente di essere alla fin fine degli imprenditori, portano avanti la loro "missione" con ambizione e senza voli pindarici o propositi velleitari. Il fatto che Mondadori o Einaudi pubblichi la Velina o il Totti del momento, non significa che non abbiano le capacità e la volontà di puntare anche su narrativa e letteratura seria. Molti di noi i Grandi scrittori li abbiamo conosciuti grazie a queste case editrici. Ma è quello che esattamente dice Simi: la cultura degli ultimi vent'anni, il "berlusconismo" velletario, come in ogni epoca è rappresentata soprattutto dai grandi marchi, dalle grandi major. La cultura vera, quella che viene fuori dalle "bettole" o negli scantinati (underground), è sempre stata indipendente. Hai mai visto il film "La terra trema", di Luchino Visconti? Ecco: le vibrazione sonore che si avvertono e non si avvertono, sono quelle che cambiano il mondo...

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Facce da funerale l'ho trovato per l'appunto su Lulu ed è stata una piacevolissima scoperta. Forse che la robaccia non si trova anche nei cataloghi editoriali? Dove sta il problema? ogni libro è una storia a sé o non compri il grande classico mondadori perché pubblicò i pensieri di Taricone? (pace all'anima sua)

Tu hai potere di comprare o meno, non è che ti mettono una pistola puntata alla tempia intimandoti: o mangi questa minestra o salti dalla finestra

Gli unici che si preoccupano di vedere tanti non scrittori su Lulu, e di uscirne sminuiti, sono quelli che NON nella propria capacità di scrivere confidano, ma nella SUGGESTIONE di un MARCHIO, poiché i non scrittori sono oggi ovunque, anche a causa del non studio delle lettere nelle scuole, e poiché è quella la loro unica ricchezza, vedi spesso che cambiano print on demand passando dall'uno all'altro non appena diventa un po' popolare, quasi che accasandosi su un servizio novello, ed essendo tra i pochi iniziali autori, ciò che scrivono acquisti in qualità...

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Facce da funerale l'ho trovato per l'appunto su Lulu ed è stata una piacevolissima scoperta. Forse che la robaccia non si trova anche nei cataloghi editoriali? Dove sta il problema? ogni libro è una storia a sé o non compri il grande classico mondadori perché pubblicò i pensieri di Taricone? (pace all'anima sua)

Tu hai potere di comprare o meno, non è che ti mettono una pistola puntata alla tempia intimandoti: o mangi questa minestra o salti dalla finestra

Gli unici che si preoccupano di vedere tanti non scrittori su Lulu, e di uscirne sminuiti, sono quelli che NON nella propria capacità di scrivere confidano, ma nella SUGGESTIONE di un MARCHIO, poiché i non scrittori sono oggi ovunque, anche a causa del non studio delle lettere nelle scuole, e poiché è quella la loro unica ricchezza, vedi spesso che cambiano print on demand passando dall'uno all'altro non appena diventa un po' popolare, quasi che accasandosi su un servizio novello, ed essendo tra i pochi iniziali autori, ciò che scrivono acquisti in qualità...

Ma (e sia chiaro) io non ho niente contro il POD. Anzi. Mi scaglio (come Simi) contro quell'atteggiamento crescente del pubblicare a tutti i costi, come fosse un diritto; del "perché lui si e io no"? come se fosse un posto di lavoro all'INPS. Se il POD diventa la valvola di sfogo di tutti quelli a cui un editore (serio) ha detto "mi spiace, non è cosa", allora esso potrebbe acquistare, anche se in misura minore, lo stesso ruolo nefasto che sta avendo l'EAP. Con l'unica differenza che costa molto meno...

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e se lui non avesse nulla da temere, perché dà l'impressione di temerlo? Allora ci dev'essere qualcosa che non dice

Vuoi togliere la libertà agli altri? Forse che l'imitazione del repressionismo di parola ci porta a questa cattiva imitazione? Lasciamoli fare: fra le molte bruttezze, qualche bellezza nascerà. Magari è proprio questa possibilità che tanto temono...

la verità è che con l'autopubblicazione (e non è tanto questo, ma anche quel minimo di distribuzione che ilmiolibro e simili permettono) cadono tutte le barriere tranne una: quella del saper scrivere: che diventa determinante per distinguersi in positivo

e se fino a ieri un ternolottista stampato da una casa ricca, senz'altri meriti se non i demeriti di chi lo aveva prescelto, poteva fare: "gne, gne, io sono pubblicato e tu no-o", facendosi forte solo del nome della casa e non delle sue capacità (che nessuna si peritava di accertare), oggi, per essere scrittori, eh, cari miei, non ci sono santi: bisogna saper scrivere, la concorrenza è tanta

e chi sa farlo lo fa: non perde tempo in campagne di denigrazione a destra e a manca

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Concordo pienamente con Syllon. Quello dei POD è un terreno minato su cui muoversi senza rischiare di farsi saltare una gamba è davvero complesso. Sono poche, pochissime le persone che hanno la capacità di discernere i propri limiti, e ancor meno sono quelle che pubblicano con i POD solo per amici e parenti. Quello che dico sempre è che qui al WD siamo una nicchia, una minoranza. Là fuori il mondo è ben diverso, ed è pieno, anzi strapieno di gente che crede di poter e dover pubblicare un libro solo perché pensa di avere qualcosa da dire. Non ci dimentichiamo che pubblicare con un POD significa non avere nemmeno la correzione della bozza, figuriamoci una reale valutazione del proprio testo. Avere una valutazione spassionata da un amico o da un parente non basta, non sarà mai sincera e disinteressata.

Tanto per dirne una, onestamente, se spendessi sei euro per acquistare un libro autopubblicato e dentro ci leggessi poliZZiotti, per come sono fatta io mi girerebbero alquanto i coglioni.

@Armandillo

Vuoi togliere la libertà agli altri? Forse che l'imitazione del repressionismo di parola ci porta a questa cattiva imitazione? Lasciamoli fare: fra le molte bruttezze, qualche bellezza nascerà. Magari è proprio questa possibilità che tanto temono...

Io veramente non capisco più il tuo punto di vista. Stai facendo un ragionamento equiparabile a quello di qualunque EAP. Dunque qual'è la differenza? Anche loro pubblicano in maniera indiscriminata, e anche lì tra le molte bruttezze nasce sicuramente qualche bellezza che potrebbe essere notata. L'unica distinzione quindi è quella che con un POD paghi di meno? Non mi sembra un'ottima filosofia per mirare alla rinascita della vera editoria.

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Mah, dunque: a me pare che si perda di vista il fatto che non l'ha ordinato il dottore doc.gif di pubblicare.

Perchè non è che nessuno di noi voglia pubblicare per vivere, dato che, bene o male siamo tutti sopravvissuti campando di qualcosa d'altro, fino a a una certa età, quindi il motivo è un altro.

Il motovo è la gratificazione.

E la gratificazione la può dare solo l'editore che, al di là di ogni possibile dubbio, crede nell'opera che pubblica.

E questo editore è solo colui che investe del "suo" in quest'opera, intendendo per "suo" mezzi, tempo, personale, tutto ciò che è l'impegno di una casa editrice. E' una legge del buon senso e del mercato.

Qualsiasi altro tipo di pubblicazione sarà sempre, a mio avviso, viziata dal dubbio della mancanza di credito totale e quindi la gratificazione sarà solo a metà.

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Io non considero servizi di stampa su richiesta quelli che ti OBBLIGANO ad un certo quantitativo di copie da acquistare. il mio modello è Lulu. Su Lulu ci sono interessantissimi libri (specie di matematica)

Su Lulu esiste l'anteprima (e uno può valutare il grado di realizzazione editoriale)

Poiché si si stampa da sé, è molte volte responsabile e capace poiché deve avere nozioni di impaginazioni e saper leggere AL CONTRARIO per togliere gli sbagli da distrazione

chi invece paga per stampare (editoria a pagamento) quello sì non ha idea del lavoro editoriale (altri glielo fanno), quali siano i risultati, lo si vede; un libro revisionato, alla ricerca di sbagli accidentali (due punti, due virgole ecc...) senza passione. sempre se ne esce con delle mende (o travisamenti: vedi il caso dei POLIZZIOTTI - io posso aver scritto così per enfasi, ma il revisore, tutto pieno il capo di quella grammatica elementare che si studia alla scuola dell'obbligo, mica ha capito l'intenzione. la qual cosa ci porta all'altra nota positiva dell'autopubblicazione: l'esclusione dal processo creativo dei manipolatori impropri di testi altrui - leggete sempre il libro di Massimo Ferraris, ottimo perché se qualcuno ci è intervenuto, è stato solol'autore)

leggete, leggete il ibro di Massimo Ferraris (facce da funerale) che è anche gratis (poi se volete premiare l'autore lo acquistate) e rifatevi la bocca dal saporaccio degli pseudoautori da marketing editoriale

ma leggetelo questo libro e anzi se Massimo Ferraris ci legge, che venga e sarà il benvenuto ché era da tempo che non trovavo un talento contemporaneo come il suo e modesto pure e generoso (offre il libro in download gratuito) egli cerca il buono scrivere che è indipendente dal marchio dell'editore e che si gusterebbe anche su carta igienica

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Armandillo, la tua visione paradisiaca di Lulù è apprezzabile, ma non realistica. Non è che l'aver trovato un testo decente implichi necessariamente che Lulù o altri POD siano traboccanti di capolavori incompresi e nascosti, tutt'altro.

Tu prescindi da un importante, anzi, fondamentale punto. Chi pubblica con un POD nella STRAGRANDE maggioranza dei casi non ha ALCUNA esperienza editoriale, pertanto non ha né la sensibilità né il rispetto verso il lettore, di conseguenza questo lavoro certosino di rilettura e correzione, NON lo fa, o lo fa comunque in maniera sommaria e superficiale e soprattutto lo fa secondo il suo punto di vista, che spesso è puramente scolastico e non ha nulla a che vedere con la capacità narrativa. Non lo dico per presunzione, ma io stessa fino a un anno fa credevo di saper scrivere, oggi che qualcosa l'ho imparato ho capito che un anno fa il mio modo di scrivere era profondamente irrispettoso verso il lettore. E purtroppo chi si autopubblica spesso non ha l'esperienza adeguata per portare il proprio testo sopra il limite della decenza.

Tra l'altro, chi arriva a pubblicare con un POD spesso lo fa perché scartato dalle decine e decine di editori a cui ha sottoposto il manoscritto, indice (probabile) di una scarsa cura e di uno scarso interesse del testo. Tu credi davvero che siano così pochi coloro che scrivono poliZZiotti anziché poliziotti oppure venghino anziché vengano? Te lo dico io, no, non sono per niente pochi, ripeto, questo forum è un microcosmo inattendibile, il mondo fuori non è questo, il mondo fuori è pieno zeppo di ignoranti presuntuosi. E spesso sono proprio loro quelli che finiscono per pubblicare con un POD.

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Ora, a parte che sinceramente a me sembra che tu, Armandillo, cominci a diventare un tantino irrispettoso, con questo continuo spalare cacca sulle case editrici più grandi di una briciola, poiché Grandi Marchi (e qui mi verrebbe una domanda, seria: ma se Mondadori, Fazzi eccetera scoprissero il tuo/i tuoi romanzi e decidessero di pubblicarli, te accetteresti? o diretsi "no grazie" perché sono vednuti al commercio?),

e se lui non avesse nulla da temere, perché dà l'impressione di temerlo? Allora ci dev'essere qualcosa che non dice

Puoi spiegare perché da l'impressione di temerlo? Perché si schiera contro questo fenomeno? Non è che se uno non approva una cosa, automaticamente deve avere un secondo fine lucroso dietro, secondo me.

i non scrittori sono oggi ovunque, anche a causa del non studio delle lettere nelle scuole

Qui mi sono persa.

-

Detto questo, anche secondo me l'autore dell'articolo parla contro la massa di gente che è convinta di avere il DIRITTO di pubblicare semplicemente perché ha messo cinque parole in croce, e non importa se non ha mai aperto nemmeno il libro di testi di scuola . A me sembra che sia questa mentalità che lui attacca.

Io ci credo che in mezzo ai POD si possano trovare dei libri, ma... be, in questo senso si è espressa perfettamente NayaN:

Tu credi davvero che siano così pochi coloro che scrivono poliZZiotti anziché poliziotti oppure venghino anziché vengano? Te lo dico io, no, non sono per niente pochi, ripeto, questo forum è un microcosmo inattendibile, il mondo fuori non è questo, il mondo fuori è pieno zeppo di ignoranti presuntuosi. E spesso sono proprio loro quelli che finiscono per pubblicare con un POD.

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