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Promise

Il Deserto dentro

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commento

“Nell'ultimo secolo, nel territorio di Saloor si abbattevano furiose tempeste di sabbia che portavano con loro numerose vite e risorse umane. Inutili erano gli sforzi per minimizzare i danni presso le città: la forza delle tempeste spazzava via qualsiasi resistenza, rendendo subito chiaro che la loro natura aveva un'origine precisa e ciclica.
Ci furono innumerevoli spedizioni per cercarne il fulcro, ma risultarono sempre in grandi perdite di soldati, e coloro che sopravvivevano non riuscivano a dare spiegazione alcuna se non che la tempesta avesse vita propria.
Ben presto a Saloor molti re considerarono l'idea di allargare le loro città sotto la sabbia, usando lo Yang per fortificare quest'ultima. Vennero costruite enormi città sotterranee in tutta la penisola Salooriana, le tempeste distrussero quasi completamente tutto quello che rimase in superficie. E fu così che si iniziarono a crearsi strade, negozi e la complessa rete di relazioni che abbiamo oggi giorno tra una città e l'altra, inoltre...”

Quel professore era certamente simpatico, ma per gli dei se era superficiale, pensava Khayr Anas, studente ventunenne nell'accademia maggiore di Legacy, una delle ultime città ad essere state create nell'anno 121. Lui era nato cent'anni dopo la nascita delle città sotterranee, ma sin da quando ricordava era sempre stato interessato a quella storia: la conosceva a memoria. Veniva sempre raccontata anche ai bambini salooriani come favola della buonanotte, tramite eroi fittizi e accattivanti, ma tutte senza un vero finale. Certo, la creazione delle città sotterranee era una risvolta interessante, ma certamente non un lieto fine.
Quel mostro era ancora lì fuori con la maschera di una tempesta, e si era fatto sempre più forte, tanto da mettere in pericolo anche la vita sotto terra. In quello stesso momento, mentre lui era a lezione, c'erano persone che perdevano la vita nella lotta infinita contro Il Deserto.

“...ora, qualcuno mi sa dire chi fu a creare lo Yang?”
Khayr alzò la mano, insieme a molti altri alunni. Ognuno disse la sua: tutti ad osannare il grande Shafeeq II, figlio di Shafeeq il moro, che riuscì a creare lo Yang studiando le prime deboli tempeste. Quando venne il turno di parlare per Khayr, tutti si voltarono per quel che disse:
“Fu Il demone del Deserto a creare lo Yang, lo stesso che poi ha distutto il mondo in superficie. Shafeeq II riuscì semplicemente a rubarne il potere, prima che questo divenisse troppo forte.”
Quella non era solo un'opinione personale del ragazzo, ma anche una lettura diversa che aveva una buona parte del popolo: che lo Yang in realtà fosse non la parte buona dell'energia, bensì quella malvagia: lo Yin. Tuttavia questa credenza non era vista di buon occhio dall'opinione pubblica, perché nessuno voleva associare il proprio potere al diavolo che stava in superficie.
Ci fu silenzio nell'aula, poi il professore riprese a parlare:
“Questa è la considerazione di alcune persone, sì, ma è impossibile che il potere che usiamo oggi per curare feriti e fare mille cose utili derivi da un'entità demoniaca come Il Deserto.”
E continuò con la sua lezione, senza dare modo al ragazzo di controbattere. In fondo Khayr non voleva neanche farlo, perché sapeva che in quel luogo e in quel momento era una causa persa.

A fine lezioni, in tardo pomeriggio, il ragazzo prese la borsa sulla spalla e uscì dall'accademia insieme alla folla. Si fermò su una panchina per accendersi una sigaretta e guardare le mura superiori della città. Avrebbe voluto chiamare cielo tutta quella roccia, ma non era esattamente come veniva descritto nei romanzi. Lì le uniche luci che c'erano non erano quelle delle stelle, ma quelle artificiali per le strade e nelle case, ovviamente create dallo Yang.

“Tu sei Khayr Anas?” chiese una voce femminile. Il ragazzo espirò il fumo e la guardò incuriosito.
Era chiaramente della sua età, con i tratti tipici di quel posto: pelle ramata, occhi e capelli scuri, labbra carnose. Era ben curata, e nonostante indossasse dei semplici jeans ed una maglia, era piuttosto attraente.
“Sì...e tu saresti?”
“Mi chiamo Lyana Reden, scusa il disturbo, posso sedermi? Ecco, io sono qui perché i nostri genitori lavorano insieme. Non so se ti ricordi di me, ma frequentavamo le scuole dello Yang insieme da piccoli...”

Le scuole dello Yang, probabilmente uno dei ricordi più belli che tutti i ragazzini salooriani avessero: lì si insegnano i primi passi nella manipolazione dello Yang e la propria natura. Lì, Khayr strinse le prime amicizie, e anche con quella Lyana a quanto pareva.

“Mi dispiace, è che non ricordo molto di quel tempo. Mi fa piacere che mi hai riconosciuto allora” le disse con un sorriso.
Ma lo sguardo di lei era tutt'altro che felice. Prima che Khayr potesse chiederglielo, lei spiegò il vero motivo per il quale lo stava cercando. “Sono venuta qui da Olyan per chiederti se tu sapessi qualcosa dei nostri genitori...”
“Cosa? E' successo qualcosa?”
“Mio padre mi scrive una volta al mese dalla sua spedizione, ed ora sono tre mesi esatti che non lo fa...sono impotente e non posso fare nulla. Poi mi è venuto in mente che mi disse di lavorare con il padre di un mio vecchio amico, ho fatto delle ricerche ed eccomi qui...”

Sahir Anas, grande ricercatore ed esploratore del Deserto. Faceva parte di uno dei gruppi che trascorreva la maggior parte della propria vita a contatto diretto con la morte, per dare un futuro alla propria patria. L'opinione pubblica si divideva tra chi li considerava degli eroi eremiti, e tra chi li chiamava pazzi suicidi; in quelle considerazioni Khayr si era trovato sempre nel mezzo: stimava il padre, ma allo stesso tempo odiava la sua scelta, che costrinse il ragazzo e la madre a portarsi avanti da soli, con la perenne paura di rimanere davvero tali.
Sahir, a differenza del padre di Lyana, non scriveva quasi mai: lui era dell'opinione che più si scrivesse ad una persona, e più la mancanza pesasse, quindi lo faceva molto di rado, e le volte in cui visitava casa erano brevi e saltuarie: si potevano contare sulle dita.


“Mio padre...non mi scrive mai, quindi io...sinceramente non...” e la voce gli si smorzò in gola. Quel sentimento di preoccupazione e di morte che aleggiava intorno alla figura paterna, e che aveva sempre cercato di sopprimere, ora si manifestava più forte che mai. Come poteva accettarne la morte? E come poteva reggere questa notizia sua madre? Lei pregava ogni giorno gli dei che suo marito Sahir tornasse vivo e sano di mente, dato che lo Yin del Deserto poteva corrompere lo Yang di chi ci veniva a contatto.

La ragazza restò in silenzio, con gli occhi bassi e pieni di lacrime.
“Mi dispiace, io non saprei come...”
“No, non è colpa tua...grazie” disse a voce bassa e rotta, per poi alzarsi e dargli le spalle, intenta ad andarsene.
Khayr avrebbe voluto fare qualcosa, ma di fronte a quella situazione era davvero impotente. Si rese conto, però, che quella donna poteva forse essere l'unica persona che avrebbe potuto aiutarlo davvero a sapere la verità sui loro padri, quindi non poteva lasciarla andare.
Il ragazzo si alzò di scatto “Però…!” lei si fermò, guardandolo. Khayr aveva la mano alzata verso di lei, come a fermarla. La girò, porgendogliela da lontano “Possiamo aiutarci a vicenda, voglio scoprire cos'è successo a mio padre.”
Lyana si asciugò le lacrime con l'avambraccio, e gli sorrise.

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Qualche nota:

 

nel territorio di Saloor si abbattevano furiose tempeste di sabbia che portavano con loro

perché due imperfetti?  Troverei più naturale il passato remoto

 

presso le città

presso? Forse nelle città...

 

rendendo subito chiaro che la loro natura aveva un'origine precisa e ciclica.

mi sfugge l'evidenza del fatto: come si fa a capirlo?

 

se non che la tempesta avesse vita propria

aveva, non è un'ipotesi

 

sotto la sabbia, usando lo Yang per fortificare quest'ultimala

 

Vennero costruite enormi città sotterranee in tutta la penisola Salooriana, mentre le tempeste distrusseroggevano quasi completamente tutto quello che rimase era in superficie

 

si iniziarono a crearsie strade

 

Quel professore

Il, visto che è l'insegnante del ragazzo, come si capisce poi

 

Lui era nato cent'anni dopo la nascita delle città sotterranee, ma sin da quando ricordava era sempre stato interessato a quella storia: la conosceva a memoria. Veniva sempre raccontata anche ai bambini salooriani come favola della buonanotte, tramite eroi fittizi e accattivanti, ma tutte senza un vero finale. Certo, la creazione delle città sotterranee era una risvolta interessante, ma certamente non un lieto fine.

Qui ci sono parecchie cose da sistemare, vediamole:  

nato/nascita

costruzione magari, per evitare la ripetizione

ma sin da quando ricordava era sempre stato interessato a quella storia: la conosceva a memoria

ma conosceva quella storia a memoria  mi sembra più semplice

come favola della buonanotte, tramite eroi fittizi e accattivanti,

una fiaba non si racconta tramite gli eroi e gli eroi di solito non sono fittizi (forse leggendari) e accattivanti (positivi, magari); in più c'è quel tutte che non si riferisce a nulla: non ci sono sostantivi plurali femminili nella frase

Certo, la creazione delle città sotterranee era una risvolta interessante, ma certamente non un lieto fine

fra certo e certamente uno dei due va eliminato e con risvolta cosa intendevi? L'unico significato del termine che mi risulti è una svolta di una strada  che ne segue un'altra, ma mi pare che non abbia nulla a che vedere con il brano

 

Ok, mi fermo qui.

Non so se questo sia l'inizio di un racconto lungo oppure di un romanzo.  In entrambi i casi - nel secondo, soprattutto - ci sono troppe informazioni.  Una marea: il lettore prova un senso quasi di soffocamento.  Le tempeste, le città sotterranee, lo Yang... E poi nelle righe a seguire nomi di re, lo Yin, il ragazzo, il padre del ragazzo, la ragazza, già un mistero che riguarda il padre della ragazza, le lacrime di lei...  Siamo alla prima pagina e c'è materiale quasi per una saga di romanzi...  Hai buttato tutto là in questa prima paginetta, ma il lettore va guidato con calma all'interno del romanzo (o racconto lungo che sia), non puoi sbattergli in faccia tutto questo ammasso  di informazioni nella prima pagina... :D

Per di più - perdonami - lo stile mi pare ancora piuttosto immaturo.  Costruisci frasi contorte, dalla sintassi pericolante, e fai uso di vocaboli inadatti a esprimere il significato che vorresti attribuire loro.

Non volermene, perché lo dico per il tuo bene: prima di addentrarsi in progetti a lungo termine ti sarebbe utile, credo, fare esperienza con brani più brevi e consolidare la tecnica narrativa.

Non volevo smontarti, però mi sembrava giusto avvertirti dei percoli a cui vai incontro. :rosa:

 

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Non te ne vorrei mai per l'aiuto che mi stai dando :)
Questo primo capitolo di un forse romanzo lo sto usando, così come farò per i prossimi capitoli, come mezzo per appunto maturare la mia scrittura e il mio concetto di italiano. A questo punto mi son reso conto che ci sono troppe cose di cui non mi rendo conto e che ho bisogno di studiare letteralmente. Voglio smettere di essere superficiale sulle cose che scrivo, o di usare termini e frasi a caso. Ma da solo non posso farlo: quindi il tuo aiuto è enorme e ti ringrazio. Accetterò il tuo consiglio e mi allenerò su storie autoconclusive, così avrò meno materiale su cui concentrarmi. Ho l'impressione che c'erano tantissime altre cose da corregermi, ti prego di farlo se vuoi, perché mi serviranno.

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Ho poco tempo in questo periodo, ma se ne trovo un po' ripasso.  Non ti prometto nulla, ma magari qualcun altro proseguirà da dove mi sono fermato io.

1 ora fa, Promise dice:

Voglio smettere di essere superficiale sulle cose che scrivo, o di usare termini e frasi a caso

Bravo, questo è il primo passo. ;)

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