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Bill Denbrough

Riviste che pubblicano inediti di esordienti

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Ciao @Ellywriter, provo a risponderti cambiando il punto di vista. Io ho collaborato per anni con riviste digitali e cartacee (in altro ambito) e ne conosco abbastanza bene le dinamiche. Nella maggior parte dei casi si tratta di progetti che si autofinanziano. 

Per fare un esempio: la redazione di Lahar Magazine ha pubblicato la scorsa settimana su Facebook la foto dello staff al completo, alla fine di una giornata di lavoro agricolo, sottolineando che per tenere in vita un progetto editoriale gratuito ci si presta anche a questo tipo di attività. Come potrebbero quindi pagare gli autori? La rivista è gratuita. E, come le altre, per esistere ha bisogno di una redazione che abbia un grafico, un ufficio stampa, alcuni editor ecc. che spesso svolgono gratuitamente il loro lavoro, per passione, per visibilità, perché credono nel progetto. Tanto di cappello.

D'altronde, nessuno ci impone di inviare loro i nostri racconti. Possiamo non scriverli, o lasciarli chiusi nel cassetto, o inviarli a qualche concorso (pagando la partecipazione, sic!) o autopubblicarli senza selezione, editing ma neanche pubblicità. Io credo che questa delle riviste letterarie sia un'opportunità enorme da cogliere, soprattutto per il confronto con un pubblico che altrimenti non avremmo, o non ancora. 

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@cris82  mi trovo perfettamente d'accordo. Io parlo per me, ovviamente, ma ci sono persone che lavorano per mantenere aperte e visibili delle realtà culturali gratuite che offrono spazio a sconosciuti. 

Se autori importanti di tanto in tanto avessero lo stesso senso di responsabilità e cedessero dei loro racconti gratuitamente  a riviste di loro gradimento saremmo qui a parlare di "benefattori".

Per me si tratta di uno scambio equo e credo anzi che ci vorrebbe da parte di tutti una campagna di sostegno a queste belle realtà.

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Esatto @AndreaA, la pensiamo allo stesso modo. A proposito, complimenti per il racconto su Verde e per la biografia :asd: 

Qualcuno di voi ha partecipato alla call di EFFE? Ho letto che hanno ricevuto quasi 600 racconti! Io non ho fatto in tempo, purtroppo. 

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On 8/11/2017 at 11:40, cris82 ha detto:

Io credo che questa delle riviste letterarie sia un'opportunità enorme da cogliere, soprattutto per il confronto con un pubblico che altrimenti non avremmo, o non ancora. 

Infatti, la domanda che mi pongo spesso è proprio questa: ma queste riviste ce l'hanno davvero un pubblico? C'è qualcuno, a parte gli autori, che le leggono nel tempo libero per godere di un buon racconto? Voi avete avuto dei riscontri?

Perché io, devo essere sincero, molto raramente mi è capitato di leggere riviste di questo tipo. Non ne vedo il motivo. Se voglio dei racconti, acquisto una raccolta (questo invece lo faccio spesso) in libreria o in digitale.

Che voi sappiate, invece, queste riviste raccolgono un buon numero di lettori?

 

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Ciao @unacasanellospazio, io credo che il fenomeno in crescita delle riviste letterarie sia da leggere in associazione alla loro (e nostra) presenza sui social, dove alcune di esse contano migliaia di follower. L'essere digitali oltre che cartacee, anzi alcune sono solo digitali, permette al racconto pubblicato di essere immediatamente condivisibile. L'aspetto interessante è proprio questo: essere letti dal pubblico della rivista ma anche, tramite le nostre (e altrui) condivisioni sui social, dalla nostra vecchia amica dell'Università piuttosto che dalla moglie del panettiere.

Della rete di contatti che in questo modo si crea ne ho già parlato in qualche post qui sopra. Rete che le stesse riviste stanno incentivando. Ad esempio su Twitter esiste l'#adottaunracconto; da poco è nato un portale che settimanalmente raccoglie i migliori racconti pubblicati; spesso le riviste ripostano su Facebook il racconto di un loro autore nel momento in cui ne esce uno nuovo su un'altra rivista, facendosi così pubblicità a vicenda. Insomma, il pubblico diventa potenzialmente infinito.

Inoltre, altro aspetto da non sottovalutare, mi è capitato di leggere articoli in cui direttori editoriali o comunque operatori del settore sottolineavano l'importanza delle riviste per fare scouting. 

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@cris82 Mah... sarà che sono vecchio dentro (e anche fuori, eh, ma di più dentro), ma a me il discorso del “potenzialmente infinito” di Facebook non è che convinca molto. Diciamo che al di là del  “potenzialmente”, mi piacerebbe avere dei dati reali. 

Poi, della vecchia amica dell'Università o della moglie del panettiere non è che mi interessi molto, non perché non abbia piacere di far leggere i miei racconti pure a loro, ma perché in questa maniera mi sembra che questo infinito, ancora in potenza, collassi, al solito, alla cerchia dei propri conoscenti, più o meno allargata da quella degli altri scrittori in cerca di emersione presenti in quel numero della rivista.

 

Insomma... Quel che mi chiedevo è se esistano riviste che un pubblico di soli lettori (non interessati a loro volta a pubblicare) scarica e legge con una certa frequenza, come si fa con le normali riviste in edicola.

E mi sa che la risposta sta già nella mia domanda: se esistessero riviste con un tale pubblico si venderebbero in edicola, e non si troverebbero gratuitamente su internet. O no?

 

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@unacasanellospazio credo che se Toilet esiste da 12 anni e Lahar Magazine da 7 (solo per citarne due) un pubblico affezionato lo abbiano. Tra l'altro molte delle riviste cartacee sono distribuite in libreria, o possono essere scaricate in ebook, o ancora è possibile abbonarsi e riceverle a casa. Per non parlare degli eventi che organizzano per promuoverle e distribuirle. Quindi, per tornare alla tua domanda, credo che abbiano un pubblico di soli lettori. Un pubblico in crescita grazie ai social. Ma anche un pubblico di addetti ai lavori, che siano gli autori stessi, o editor, editori e operatori del settore a vario titolo. Personalmente, chiunque siano i destinatari di queste riviste, tra il farne parte o meno preferisco la prima opzione :D 

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On 10/11/2017 at 18:50, cris82 ha detto:

Esatto @AndreaA, la pensiamo allo stesso modo. A proposito, complimenti per il racconto su Verde e per la biografia :asd: 

Grazie, molto gentile...

Ri-posto l'articolo sull'interesse degli scout per le riviste:

http://www.illibraio.it/riviste-letterarie-indipendenti-597972/

 

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Io ho inviato un racconto alla rivista effe per il contest sulla disubbidienza. Non mi hanno risposto neanche per dirmi che avevano ricevuto il racconto. L'ho trovato poco professionale. La rivista toilet almeno mi ha risposto dicendomi che la liberatoria era stata ricevuta via fax. 

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Ciao @mcor, per cortesia potresti presentarti in Ingresso? Di solito lo consigliamo a tutti i nuovi iscritti, prima di postare in qualsiasi altra sezione. Ci aiuterai a conoscerti meglio e a darti il nostro benvenuto. :)

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Da Tuffi mi hanno fatto sapere che pubblicheranno un mio racconto la "prossima settimana" (comunicato ieri pomeriggio). Previo un lavoro di editing (che mi hanno già inviato), son contento :)

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4 ore fa, Giovannisgr ha detto:

Da Tuffi mi hanno fatto sapere che pubblicheranno un mio racconto la "prossima settimana" (comunicato ieri pomeriggio). Previo un lavoro di editing (che mi hanno già inviato), son contento :)

Complimenti! Leggo spesso Tuffi. Son (piccole) soddisfazioni che danno gusto. E poi sapere di essere letto motiva, almeno per me è così.

 

On 14/11/2017 at 17:01, RapunzelWriter ha detto:

ciao a tutti!

spero di non sbagliare...

Qualcuno di voi conosce "Pink magazine"?

grazie

 

Non mi è capitato di sentirlo o vederlo citato su altre riviste... mi documento. Come l'hai trovata?

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Perdonate l'ignoranza, avrei due domande.

Alcune riviste ammettono l'invio di un solo racconto: questo significa che, anche in caso di rifiuto, non è possibile proporne altri? O questa restrizione vale esclusivamente in caso di pubblicazione?

Per "inediti" si intendono racconti che non sono mai apparsi neppure online? In tal caso, la questione è diversa per ciò che riguarda i forum?

Grazie! :brillasguardo:

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Ciao @Ella F., alla seconda domanda non so risponderti. Alla prima, invece, ti rispondo con l'esperienza diretta. Mi è capitato di ricevere un rifiuto motivato: il mio racconto non ha convinto tutta la redazione. Ad alcuni è piaciuto molto, ad altri molto meno. Ciò che però li ha convinti all'unanimità è il mio stile e mi hanno quindi invitato a inviare altri racconti. 

Mi è anche capitato di non ricevere alcun riscontro, e ovviamente in questo caso non invierò altro. 

È anche vero che le redazioni valutano in modo soggettivo: racconti che non hanno ricevuto risposta o anche un rifiuto, hanno poi trovato spazio su altre riviste, quindi non mollate. 

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Salve a tutti. M'introduco nella discussione con una semplice domanda (potrebbe essermi sfuggito, ma non credo che se ne sia discusso): ho dato un'occhiata a una manciata di riviste indicate nei messaggi precedenti e mi sono reso conto che nessuna -finora- riporta il codice ISSN obbligatorio perché una rivista possa definirsi tale, neanche quelle a pagamento.

A quanto ne so, una rivista, per avere un minimo di valore, deve essere registrata e, dunque, avere il codice issn (mi pare che l'isbn sia solo per i libri).

Una pubblicazione su una rivista che non ha ISSN, a mio avviso, ha poco valore: equivale a essere pubblicati su un blog qualsiasi. E con questo non intendo mancare di rispetto alla professionalità degli staff delle (sedicenti) "riviste" non registrate, sia chiaro.

E, dunque, chiedo: quali riviste sono realmente registrate? Cioè, quali possono essere realmente definite riviste?

 

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@nescio: siccome la tua domanda mi aveva incuriosito, ho provato a fare Delle ricerche per conto mio.

 

In pratica ho fatto così:

Sono partito da qui http://www.guidaconsumatore.com/tempo_libero/riviste-letterarie.html

 

È l'elenco di tutte le riviste letterarie italiane. Da là ho iniziato a spulciare quali pubblicassero racconti:

 

La prima a cui sono arrivato è questa: 

http://www.fernandel2.it/rivista/content/view/17/37/

 

Chiedono l'invio dei racconti e il loro codice ISSN è alla prima riga in alto.

Quindi sì, se non è l'unica eccezione, direi che esistono. 

Come risposta mi basta e non ho proseguito la cernita (ma nulla ti vieta di farlo da te, se sei interessato).

 

 

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@Ella F. non so risponderti perché dei miei racconti selezionati finora ne è uscito solo uno. Gli altri sono in coda. I tempi sono lunghi come quelli delle CE. 

Una cosa che mi piace delle riviste è che pubblicizzano l'uscita del romanzo di un autore che ha precedentemente pubblicato un racconto. E per un esordiente è una bella visibilità. 

 

@nescio non mi sono mai posta il problema dell'ISSN perché un racconto non è una pubblicazione scientifica, non credo mi capiterà mai di dover dimostrare il valore di Carie o Tuffi o Narrandom... Se ho deciso di sottoporgli i miei scritti è perché hanno valore per me, da lettrice. Avere un racconto pubblicato accanto a quello della vincitrice del Campiello o di un docente della Holden o di un autore Einaudi ha per me più peso del codice ISSN. ;)

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1 ora fa, cris82 ha detto:

Una cosa che mi piace delle riviste è che pubblicizzano l'uscita del romanzo di un autore che ha precedentemente pubblicato un racconto.

Non lo sapevo! Concordo, è un'ottima occasione di pubblicizzarsi. Grazie per le tue risposte, e in bocca al lupo per i racconti in coda :flower::)

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Buon pomeriggio a tutti. Dopo la finale al Premio Calvino di quest'anno ho provato a scrivere un racconto anch'io e l'ho inviato alla rivista Terranullius.

Me l'hanno pubblicato oggi e lo trovate a questo indirizzo: :comedicitu: http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/865-i-corvi-di-galana-vanni-lai Se avete voglia potete leggerlo e farmi sapere cosa ne pensate.

PS il nostro @Niko mi ha consigliato di scrivere su questo topic.

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1 ora fa, AndreaA ha detto:

Ha fatto bene, c'è bisogno di esempi. Leggo e ti faccio sapere. Grazie.

Perfetto. Grazie.

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@Draka scusa il ritardo, c'era traffico.

E' stata una lettura piacevole, intensa. L'attacco mi aveva immerso in un'atmosfera da fantasy e la parola "carabiniere", ammetto, è stata un mezzo schiaffo. La capacità di mantenere alto il grado d'intensità dell'atmosfera, cupa e tesa, per tutta la lunghezza del racconto è il pregio, per me, più importante. Ottenuto per altro non con formule stereotipate ma con la forza di un linguaggio compatto e dosato nel ritmo.

Unico dubbio, che può essere dipeso da più fattori comunque, è una certa confusione nella parte centrale dove ho fatto fatica a tenermi sulla storia, in parte sperso nell'intreccio che si è fatto intricato.

La brutalità dell'ultimo atto del protagonista è perfettamente inserita nello scorrere delle sue azioni. E' drammatica ma senza la necessità di clamori inutili e fuori contesto.

Grazie per la lettura. 

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