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Thea

Singapura

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commento

 

Da quando ho memoria ho sempre dovuto viaggiare, vagare da un posto all’altro, fermandomi solo ogni tanto per riprendere fiato. Viaggiare fa parte del mio lavoro, ma non mi lamento, mi è sempre piaciuto farlo: sono incuriosito dai colori sempre diversi, affascinato dagli odori sconosciuti, attirato dalle persone di differenti culture e sedotto dagli edifici che si modificano con i passare del tempo, di modo che un posto è se stesso e tanti altri ancora a ogni mio ritorno. È come se, con le mie peregrinazioni, riunissi tutti gli esseri viventi e i luoghi in un unico microcosmo, in cui posso sentire sussurrare pensieri, segreti, desideri e parole d’amore, nascoste a chi non presta attenzione. Così trascorro la mia vita, una meta alla volta, in continuo movimento.

A ogni viaggio io amo, perché di fronte a tanta bellezza non credo si possa fare altrimenti. Non resisto a nessun volto dai lineamenti insoliti o ad alcun edificio dall’architettura bizzarra. Il mondo mi viene incontro a una velocità tale che la mia più grande paura è che qualche dettaglio passi inosservato, scivolando via al mio passaggio, senza poter essere mai più recuperato. Come un vampiro assetato di sangue, mi aggiro di città in città, dalle montagne al mare, in cerca di un istante in cui sentirmi anche io parte di questo mondo meraviglioso. Tante sono state le storie d’amore di cui sono stato protagonista, ma nessuna mi ha mai accompagnato nel viaggio successivo. Solo un caso ha fatto eccezione.

Di lei mi innamorai come ci si innamora del profumo delle fragole di bosco appena colte, all’improvviso e perdutamente, senza possibilità alcuna di tornare indietro. Non era facile notarla quando era giovane: amava nascondersi tra il fitto fogliame della giungla equatoriale con cui si mimetizzava in maniera perfetta e elegante. Solo andando verso la spiaggia si potevano ammirare le sua lunghe gambe immerse nell’acqua. Ora le chiameremmo palafitte, ma al tempo erano casa e rifugio dai monsoni.

Ammiravo sognante l’eleganza con cui si protendeva verso il mare senza però scostarsi dal continente di cui faceva parte, la vegetazione rigogliosa e la fauna che vivevano in armonia al suo interno e lungo le coste.

Per me era facile raggiungerla dal mare, potevo così tornare a visitarla ogni volta che ne avevo piacere. Lo facevo spesso, costantemente attirato dalla sua bellezza insolita.

Fu così che la vidi crescere piano piano, passare da essere l’isola alla fine a prendere il nome di città del leone. Le genti raccontavano che un principe malese fosse approdato su quell’isola dopo una violenta tempesta. Il mare crudele aveva divorato la nave e i suoi uomini. Lui riuscì per miracolo a salvarsi, le onde lo trascinarono verso l’isola e la prima cosa che vide una volta toccata la terra ferma fu un leone. L’apparizione venne interpretata come un buon auspicio e il principe decise di fondare lì una città, che avrebbe preso il nome da quel leone: in malese Singapura.

 

Così la città nacque e si sviluppò su quell’isola meravigliosa. Le sue tradizioni diventarono fin da subito un grande miscuglio di etnie: malese, cinese, indonesiana, tailandese, a cui poi si aggiunsero europea e americana. Diverse genti e culture si alternavano e si mescolavano sull’isola, come in un gigantesco calderone.

Questo e molto altro era Singapore, come la chiamano ora, ma non posso indugiare oltre nel descriverla, raccontare queste cose mi porta solamente maggiore sofferenza, poiché ora non posso più amarla. Cerco spesso di ripercorrere la storia alla ricerca del momento in cui il nostro rapporto iniziò a incrinarsi. Forse fu con l’arrivo del generale inglese Raffles, forse fu lo sconvolgimento portato dalla guerra e dall’occupazione giapponese, o magari quel fenomeno che chiamano globalizzazione. Non ha importanza ormai.

 

Le cose sono cambiate troppo in fretta per un vecchio come me. Ora l’isola è per tutta la sua interezza una città. Le trasformazioni sono state veloci: ogni volta i palazzi erano più alti, le strade più strette, la densità di persone più elevata. Le barriere sono cresciute dappertutto escludendomi porzioni sempre più ampie dell’isola.

Non posso più entrare in quelle case basse dove le teste dei dragoni riposano su grandi tavoli di legno grezzo, dopo che i giovani hanno provato la loro danza fino a stancarsi, per imparare a eseguirla con precisione assoluta di fronte alla folla.

Nelle sere solitarie mi sono aggirato per la passeggiata di Marina Bay ad accarezzare le gambe nude delle ragazze distese sulle sdraio, ma un’immensa tristezza mi ha pervaso, non appena mi sono accorto che non potevano vedere le stelle; l’illuminazione e lo smog rendevano il cielo grigio, vuoto e pauroso.

Un tempo nella baia, in riva al mare, i pescatori si radunavano sotto i baobab, attorno a fuoco; qualcuno tirava fuori uno strumento. La musica camminava lenta fino a che una voce non giungeva a accompagnarla. Ad uno ad uno gli uomini si alzavano e iniziavano a ballare assieme alle fiammelle, a tempo di musica. Erano stanchi per la pesca della giornata ma in quel momento nulla aveva importanza.

Ora, ammassata sotto alberi elettronici, vedo una folla di persone sole in attesa. Quando la musica inizia nessuno balla, nessuno canta. Ancora una volta piccole fiammelle si accendono nel buio, sono schermi che cercano di catturare quello che nessuno è più in grado di vivere: il momento presente. Li guardo e mi chiedo se non sia anche io come loro, che mi diletto a osservare senza mai fermarmi a lungo.

 

Un giorno ho trovato uno spiraglio, una stradina che porta fino a Chinatown dove è stato costruito un tempio buddista, le case attorno sono più basse e sanno di antico. Ho provato a entrarvi, ma le sale ora sono ad aria condizionata e la meditazione non viene più praticata nei giardini all’ombra degli alberi. Davanti al suo grande portone rosso ho incontrato un anziano cinese, a piedi nudi, seduto su una sedia, che giocava a carte da solo: per qualche motivo mi è sembrato che lui fosse il solo a meditare per davvero.

Senza che me ne accorgessi la mia amata si era trasformata in un incubo: i grattacieli venivano buttati giù ogni sei anni per essere ricostruiti più alti, le persone attraversavano la città sottoterra in malefici cunicoli di centri commerciali ad aria condizionata; gli uccelli del paradiso rinchiusi in gigantesche voliere, prigioni con l’illusione della libertà, ricordavano gli uomini schiavi di un lavoro che gli lasciava solo il tempo sufficiente per lo shopping dovuto alla nazione. E ancora le inuguaglianze, lo sfruttamento del lavoro, della terra, della natura, l’abbattimento degli alberi per piantare altri alberi più sani, più belli, più ordinati, più giusti, le navi industriali al largo di spiagge un tempo paradisiache, la folla, i batteri, lo smog, i palazzi sempre più alti, sempre più alti, sempre più alti...Ora basta!

 

Non mi lasci più alcuna scelta, mia amata, devo andarmene e continuare il mio girovagare senza meta. Un giorno forse troverò qualcuna come te che ricambierà il mio amore e mi lascerà entrare nelle sue strade, accarezzare il volto dei suoi abitanti, farne volare via il cappello, o scompigliarne i capelli. Mi dispiace, io sono il vento e non posso andare là dove non vengo accolto.

 

Spoiler

Questo racconto è nato dalle impressioni suscitate da un viaggio di lavoro a Singapore durato un mese.

 

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Che racconto orribile! :P Scherzo ovviamente.

 

Mi è sempre difficile vivisezionare un racconto; altri qui sono molto più bravi di me nel segnalare frasi non perfette o errori di stile. Preferisco parlare del racconto nella sua globalità.
 

Il racconto è interessante e scritto bene, le descrizioni sono molto belle, il problema, se vogliamo trovarne uno è che non c'è una storia. O meglio, c'è ma inizia dopo la metà del testo.

Non c'è nulla di male nelle descrizioni, il tuo è un tipo di racconto lento in cui le descrizione non spezzano affatto il ritmo, per cui ci stanno. Forse avresti potuto però spostarle più avanti.

 

La storia inizia qui:

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

Nelle sere solitarie mi sono aggirato per la passeggiata di Marina Bay ad accarezzare le gambe nude delle ragazze

 

Potresti partire da questa frase, portandola al presente e usandola come incipit:

Nelle sere solitarie mi aggiro lungo la passeggiata di Marina Bay, accarezzo le gambe nude delle ragazze...

 

In questo modo crei subito curiosità e aspettativa, (in più i maschietti a questo punto sono già eccitati per cui qualsiasi cosa scrivi per almeno un paio di paragrafi non riusciranno a seguirti). A parte gli scherzi, facendo così rendi attivo il protagonista narrante, susciti subito delle immagini nella mente di chi legge e lo agganci alla storia.

Un po' alla volta inserisci frammenti di quello che hai scritto sopra, spezzandolo in più parti, come flash di ricordi.

Secondo me senza riscrivere molto, semplicemente scomponendo e spostando le cose puoi ottenere un racconto molto buono. Sei riuscita a condensare la storia di una metropoli in poche migliaia di caratteri, non male.

 

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Ciao @Thea. Ho letto con tanto piacere il tuo racconto perché, da amante di viaggi, mi sono quasi subito immedesimata nella voce narrante. Ho apprezzato la scelta di dare un volto umano a un luogo, che come succede a esseri umani cambia nel tempo. Il racconto è scritto bene e la lettura è abbastanza fluida. Ci sono alcune frasi lunghe, da spezzare forse, ma non disturbano la sensazione generale. Mi è sembrato però, e qui mi trovo d'accordo con Libero, di aver dinanzi a me una specie di puzzle, i cui pezzi non erano proprio al posto giusto. Scomponendo e ricostruendo il testo, senza però cambiarlo molto, ne verrebbe fuori un vero gioiello.  L'incipit evidenziato da Libero è azzeccato, potresti iniziare da un fatto negativo per risalire poi a com'era la città nel periodo in cui il narratore se ne innamorò, per arrivare poi all'addio finale alla città. Le descrizioni sono molto belle, mi sono piaciute tanto: mi hai fatto visitare, viaggiando con la mente,  un luogo distante a me sconosciuto.  

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

Viaggiare fa parte del mio lavoro, ma non mi lamento, mi è sempre piaciuto farlo: sono incuriosito dai colori sempre diversi, affascinato dagli odori sconosciuti, attirato dalle persone di differenti culture e sedotto dagli edifici che si modificano con i passare del tempo, di modo che un posto è se stesso e tanti altri ancora a ogni mio ritorno.

È scritta bene però c'è qualcosa che mi stona, forse la lunghezza o forse troppi aggettivi uno dietro l'altro. Non so spiegare. 

 

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

È come se, con le mie peregrinazioni, riunissi tutti gli esseri viventi e i luoghi in un unico microcosmo, in cui posso sentire sussurrare pensieri, segreti, desideri e parole d’amore, nascoste a chi non presta attenzione. Così trascorro la mia vita, una meta alla volta, in continuo movimento.

Bellissimo. Mi ci sono ritrovata. 

 

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

Di lei mi innamorai come ci si innamora del profumo delle fragole di bosco appena colte, all’improvviso e perdutamente, senza possibilità alcuna di tornare indietro. Non era facile notarla quando era giovane: amava nascondersi tra il fitto fogliame della giungla equatoriale con cui si mimetizzava in maniera perfetta e elegante. Solo andando verso la spiaggia si potevano ammirare le sua lunghe gambe immerse nell’acqua.

Pura poesia. Credo che questo ultimo pezzo, con le gambe, si potrebbe collegare al discorso di prima, riguardo all'incipit. 

 

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

Senza che me ne accorgessi la mia amata si era trasformata in un incubo: i grattacieli venivano buttati giù ogni sei anni per essere ricostruiti più alti, le persone attraversavano la città sottoterra in malefici cunicoli di centri commerciali ad aria condizionata; gli uccelli del paradiso rinchiusi in gigantesche voliere, prigioni con l’illusione della libertà, ricordavano gli uomini schiavi di un lavoro che gli lasciava solo il tempo sufficiente per lo shopping dovuto alla nazione.

Spezzerei, per alleggerire la Lettura. Forse sono io, che non amo particolarmente le frasi troppo lunghe. Prendi l'osservazione con le pinze. 

 

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

Un giorno forse troverò qualcuna come te che ricambierà il mio amore e mi lascerà entrare nelle sue strade, accarezzare il volto dei suoi abitanti, farne volare via il cappello, o scompigliarne i capelli. Mi dispiace, io sono il vento e non posso andare là dove non vengo accolto.

Bell'immagine di chiusura. Brava Thea!

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Grazie per i commenti ragazzi.

 

@libero_s

 

On 9/28/2016 at 22:41, libero_s dice:

La storia inizia qui:

On 9/24/2016 at 14:58, Thea dice:

Nelle sere solitarie mi sono aggirato per la passeggiata di Marina Bay ad accarezzare le gambe nude delle ragazze

 

Potresti partire da questa frase, portandola al presente e usandola come incipit:

Nelle sere solitarie mi aggiro lungo la passeggiata di Marina Bay, accarezzo le gambe nude delle ragazze...

interessante osservazione e suggerimento. Potrei provare a riodinare il racconto in maniera diversa e vedere che effetto fa. Ovviamente poi dovrò sottoportelo di nuovo :asd:.

Grazie del suggerimento, ci proverò.

 

@Emy

15 ore fa, Emy dice:

Ho apprezzato la scelta di dare un volto umano a un luogo, che come succede a esseri umani cambia nel tempo

questa era esattamente la mia idea, così come quella di dare la voce al vento. Sono contenta che sai stata colta.

 

15 ore fa, Emy dice:

Scomponendo e ricostruendo il testo, senza però cambiarlo molto, ne verrebbe fuori un vero gioiello.

Come ho detto a libero, ci proverò è poi lo metterò di nuovo qua per vedere se sono riuscita a cambiarlo in meglio. 

 

15 ore fa, Emy dice:

Spezzerei, per alleggerire la Lettura. Forse sono io, che non amo particolarmente le frasi troppo lunghe. Prendi l'osservazione con le pinze.

Quando mi butto nelle descrizioni mi viene sempre voglia di fare delle frasi interminabili. Chissà perchè...

 

Sono contenta che ti sia piaciuto, cercherò di migliorarlo seguendo i vostri consigli.

 

 

 

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@Thea globalmente, sono d'accordo anche io con @libero_s a proposito di far partire il racconto con l'immagine del protagonista che accarezza le gambe alle ragazze (tra l'altro, quando ho letto quella frase ho intuito che a parlare fosse il vento, quindi attenta se vuoi rendere l'effetto sorpresa finale). Al di là di questo, però, credo che il maggiore deficit di questo racconto sia la poca accuratezza, nella parte iniziale, nelle descrizioni. Mi spiego con alcuni esempi:

Cita

sono incuriosito dai colori sempre diversi, affascinato dagli odori sconosciuti, attirato dalle persone di differenti culture e sedotto dagli edifici che si modificano con i passare del tempo, di modo che un posto è se stesso e tanti altri ancora a ogni mio ritorno.

Già qui, potrei chiederti: che colori diversi? Che odori sconosciuti? Raccontamene qualcuno. Ad esempio: sono incuriosito dal colore che assume il mare nel momento in cui il sole muore in esso, e mi diverto a confrontarlo con quello più tenue, rosato dell'alba; ricerco gli odori di vaniglia di crema solare nelle spiagge dei Caraibi, l'intenso sudore di corpi avvinghiati nel sesso, la cenere che si consuma sul fondo del camino, in montagna, mentre la legna brucia scoppiando. 

Cita

A ogni viaggio io amo, perché di fronte a tanta bellezza non credo si possa fare altrimenti. Non resisto a nessun volto dai lineamenti insoliti o ad alcun edificio dall’architettura bizzarra

Quale bellezza? 'A ogni viaggio, amo il profilo della montagna dalla cima sbeccata, il ghiacciaio che si scioglie in valanga e lo stambecco che salta sullo strapiombo senza paura. Amo il contorno educato delle case rurali giapponesi, immerse nei bambù sempreverdi e con verande di legno che una donna in kimono spolvera in silenzio (ecc...).

Lineamenti insoliti: tipo? Edificio dall'architettura bizzarra: tipo?

 

Anche nel resto del racconto (ma soprattutto nella prima parte) ci sono descrizioni sommarie che potrebbero essere ampliate e particolareggiate. E' vero che così facendo amplieresti a dismisura anche il numero dei caratteri impiegati, ma essendo il tuo un racconto che si basa molto (tutto) sulle descrizioni, secondo me con questa maggiore attenzione verrebbe nettamente migliorata la resa della storia.

Un saluto! :) 

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Ciao! Volevo dirti sin da subito che alcune mie correzioni(che poi ti indicherò) saranno strettamente personali o di stile, quindi prendi quel che ti dico con le pinze, anche perché molte persone prima di me ti avranno già spulciato per bene tutto il testo! Bene, iniziamo:

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

con i passare del tempo, di modo che un posto è se stesso e tanti altri ancora a ogni mio ritorno.

con il passare del tempo. Poi, la frase successiva è un po' troppo macchinosa, ho dovuto rileggerla due volte per capirla a pieno, io userei un'alternativa, magari : Di modo che lo stesso posto resta uguale, pur mutando, ad ogni mio ritorno. O qualcosa di simile ( sinceramente, neanche quello che ho proposto io mi convince molto, ma spero di aver reso l'idea)

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

dalle montagne al mare

Questo è un esempio di correzione stilistica invece, strettamente personale: preferirei "dalle montagne ai mari", rendere tutto più grande e..maestoso?

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

perfetta e elegante

due "e " una dopo l'altra danno un po' fastidio, ci metterei un "ed"

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

le sua lunghe gambe

sue, errore di distrazione

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

e la prima cosa che vide una volta toccata la terra ferma fu un leone.

e la prima cosa che videvirgola una volta toccata la terra ferma virgolafu un leone.

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

un grande miscuglio di etnie: malese, cinese, indonesiana, tailandese, a cui poi si aggiunsero europea e americana.

Altra correzioni stilistica: sarebbe migliore se elencassi le etnie al plurale, visto che hai fatto riferimento a loro in plurale

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

Le barriere sono cresciute dappertutto escludendomi porzioni sempre più ampie dell’isola.

Le barriere sono cresciute dappertuttovirgola escludendomi porzioni sempre più ampie dell’isola.

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

Erano stanchi per la pesca della giornata ma in quel momento nulla aveva importanza.

Erano stanchi per la pesca della giornatavirgola ma in quel momento nulla aveva importanza.
 

 

On 24/9/2016 at 14:58, Thea dice:

ricordavano gli uomini schiavi di un lavoro che gli lasciava solo il tempo sufficiente per lo shopping dovuto alla nazione.

Qui due cose: Schiavi di un lavoro che lasciava loro solo il tempo [...]. Lo vedrei molto più adeguato, e poi: shopping dovuto alla nazione è qualcosa che mi storce molto il naso: è vero che l'economia fa girare tutto, però detto così sembrano patriottici persino quando comprano una caramella, sarà la mia impressione, ma la cambierei.

Bene, concludo qui. Riguardo la storia, sei davvero riuscito nel tuo scopo: far intendere che parlassi di un uomo e una donna, quando invece era il vento e e la città. Alla fine avrei evitato solo di rivelare la risposta, che lasciare quel leggero dubbio non è per niente male. Alla prossima!

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Uh, wow, nuovi commenti!

 

@Komorebi

Grazie di essere passato. Ho letto con attenzione i tuoi consigli e...li trovo ottimi. :comedicitu:

Penso proprio che li seguirò (magari anche rubando alcuni degli spunti che mi hai dato sulle descrizioni).

Ti richiamo quando riesco a uscire dal rebus di questo racconto e a sottoporvelo di nuovo :asd:.

 

@Promise

Grazie Promise per il tuo commento dettagliato. Si, con le virgole ho dei problemi, nel caso non si fosse notato. 

 

Cita

è vero che l'economia fa girare tutto, però detto così sembrano patriottici persino quando comprano una caramella, sarà la mia impressione, ma la cambierei.

In effetti il loro livello di patriottismo è tale che anche quest'interpretazione non sarebbe sbagliata. Ci penserò meglio. 

 

Grazie delle dritte, ne farò tesoro.

 

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@Thea bellissima idea! A parte alcune ripetizioni e passaggi che si possono perfezionare con una revisione più accurata, è un racconto davvero bello con un finale poetico e sorprendente. Concordo con il suggerimento di incipit che ti ha dato @libero_s

Brava. Molto originale. Letto con grande piacere.

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@Thea ottimo lavoro.

Un testo scritto lasciando aria tra le parole. Riesci a far immaginare le situazioni che accenni e inneschi una gran quantità di immagini nella lettura. Il testo, in senso stretto, è un monologo della voce narrante che ci racconta le sue memorie su un luogo. Conferisci una forma narrativa a queste memorie ed è proprio nei suoi vuoti che trova spazio la fantasia di chi legge.

A parte qualche nota tecnica legata alla punteggiatura che ti è stata segnalata sopra, io non toccherei troppo il testo. Aggiungendo dettagli potresti togliergli respiro.

Alla prossima.

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On 5/1/2017 at 09:44, jeannettekh18 ha detto:

SUBJ1

@jeannettekh18 Non ho capito questa tua risposta al mio racconto, cosa volevi scrivere?

 

@Sinoe Avevo revisionato il racconto (se non ricordo male), magari un giorno lo posterò qua. Intanto grazie mille del tuo commento.

 

@Anglares

20 ore fa, Anglares ha detto:

A parte qualche nota tecnica legata alla punteggiatura che ti è stata segnalata sopra, io non toccherei troppo il testo.

Avevo revisionato il racconto ma senza modificare troppo, per fortuna. 

Grazie del commento.

 

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Ospite Rica

@Thea ciao. Ben risentita!

Mi è piaciuto il tuo racconto, un tema per me avvincente e accattivante. 

Amo la letteratura odeporica, cerco sempre pezzetti di carta durante i miei viaggi, per annotare un profumo o un colore, per catturarli e poi restituirli. A modo mio, con il mio occhio.

Ho vissuto tre anni in Bolivia e ho cercato di raccontare il viaggio da molti punti di vista, ho attraversato l'antropologia e gli studi sociali, il folclore e i rituali ancestrali, le etnie e le lingue.

Ho cercato di trattenerli in un romanzo epistolare. So cosa vuol dire, so come è difficile. Soprattutto perché racconti una cultura che non ti appartiene.

 

Ho letto che anche questo è il sunto ispirato a una tua permanenza in un luogo dei tanti, nell'altrove.

Ho sentito comunanza, anche per lo sguardo che metti nelle cose, negli ambienti, nelle descrizioni. Una sensibilità che mi piace.

Ho apprezzato la personificazione del luogo e del signor vento e mi è piaciuto leggerti fino in fondo. Brava. :)

 

Non ho letto altri commenti, quindi mi scuso se sarò ripetitiva.

Il plot secondo me ha un paio di difetti, uno è l'assenza di una storia, di un protagonista che racconti in modo maggiormente presente un evento, un fatto, un pensiero che tenga il lettore appiccicato e che stimoli sua curiosità.

L'altro è dato dalle descrizioni. Molto belle, davvero molto, ma anonime. E credo dovrebbe essere questo il punto di forza di questa storia, a tuo vantaggio hai anche un esotismo di immagini non indifferente. Ci sono dei passaggi in cui cogli questo aspetto e lì, tutto si intensifica. Penso al drago sul tavolo, per esempio. Un elemento che rievoca un mondo intero in una parola, ma non è comunque sfruttato nelle sue potenzialità.

Vado sotto a segnalarti alcune parti, e cerco di essere più precisa, affinché tu capisca ciò che voglio dirti. :)

 

Ti segnalo, inoltre, delle cose di forma, solo lì dove sono inciampata nella lettura, e sottolineo che sono considerazioni basate su un punto di vista personale, quindi prendile per quelle che sono.

 

Da quando ho memoria ho sempre dovuto viaggiare, vagare da un posto all’altro, fermandomi solo ogni tanto per riprendere fiato. Viaggiare fa parte del mio lavoro, ma non mi lamento, mi è sempre piaciuto farlo: sono incuriosito dai colori sempre diversi, affascinato dagli odori sconosciuti, attirato dalle persone di differenti culture e sedotto dagli edifici che si modificano con i passare del tempo, di modo che un posto è se stesso e tanti altri ancora a ogni mio ritorno. È come se, con le mie peregrinazioni, riunissi tutti gli esseri viventi e i luoghi in un unico microcosmo, in cui posso sentire sussurrare pensieri, segreti, desideri e parole d’amore, nascoste a chi non presta attenzione. Così trascorro la mia vita, una meta alla volta, in continuo movimento.

- qui, per esempio, descrivi una serie di elementi in modo aleatorio, però credo che nell'incipit non sia un problema, poiché è una generalizzazione, non racconti un luogo specifico.

 

Solo andando verso la spiaggia si potevano ammirare le sua lunghe gambe immerse nell’acqua. Ora le chiameremmo palafitte, ma al tempo erano casa e rifugio dai monsoni.

- faccio fatica a seguire il discorso e a unire le immagini: gambe-palafitte.

 

Ammiravo sognante l’eleganza con cui si protendeva verso il mare senza però scostarsi dal continente di cui faceva parte, la vegetazione rigogliosa e la fauna che vivevano in armonia al suo interno e lungo le coste.

- Qui forse riesco a spiegarti quello che intendevo sulle descrizioni. Ora sei su un luogo, un luogo specifico. "Vegetazione rigogliosa e la fauna" sono due elementi che svilupperei. Fammele vedere, perché qui si vai nello specifico, e non puoi lasciare questo mondo nell'anonimato.

Spezzerei la frase e svilupperei nella seconda la descrizione delle piante, quelle che maggiormente caratterizzano quella natura, e degli animali.

 

Fu così che la vidi crescere piano piano, passare da essere l’isola alla fine a prendere il nome di città del leone. Le genti raccontavano che un principe malese fosse approdato su quell’isola dopo una violenta tempesta. Il mare crudele aveva divorato la nave e i suoi uomini. Lui riuscì per miracolo a salvarsi, le onde lo trascinarono verso l’isola e la prima cosa che vide una volta toccata la terra ferma fu un leone. L’apparizione venne interpretata come un buon auspicio e il principe decise di fondare lì una città, che avrebbe preso il nome da quel leone: in malese Singapura.

 

Così la città nacque e si sviluppò su quell’isola meravigliosa. Le sue tradizioni diventarono fin da subito un grande miscuglio di etnie: malese, cinese, indonesiana, tailandese, a cui poi si aggiunsero europea e americana. Diverse genti e culture si alternavano e si mescolavano sull’isola, come in un gigantesco calderone.

- Qui, invece, inciampo nella lettura. Il passaggio da isola a città lo trovo contorto. Lo riformulerei.

- In generale, anche nelle frasi che seguono, c'è un abuso del termine "isola" che rende la lettura poco scorrevole.

 

 

Le cose sono cambiate troppo in fretta per un vecchio come me. Ora l’isola è per tutta la sua interezza una città. Le trasformazioni sono state veloci: ogni volta i palazzi erano più alti, le strade più strette, la densità di persone più elevata. Le barriere sono cresciute dappertutto escludendomi porzioni sempre più ampie dell’isola.

- A differenza dell'incipit, credo che qui dovresti dare delle caratteristiche architettoniche che mi portino sotto quei palazzi, che mi facciano vedere le facciate, e poi le strade, ci saranno stati mercati, banchi che vendono il cibo, odori che si mescolano. Portamici. Fammeli sentire. :)

 

Non posso più entrare in quelle case basse dove le teste dei dragoni riposano su grandi tavoli di legno grezzo, dopo che i giovani hanno provato la loro danza fino a stancarsi, per imparare a eseguirla con precisione assoluta di fronte alla folla.

- Qui, come ti dicevo, mi proti davanti a un immagine. Presenti il drago, il resto avviene nella mia testa, ma potresti dirmi se è rosso o dorato, se è una maschera che viene indossata nelle danze, dare un colore alle danze e anche un ritmo nella coreografia. Con poche parole. Un nastro, una scarpa, non so...

 

Nelle sere solitarie mi sono aggirato per la passeggiata di Marina Bay ad accarezzare le gambe nude delle ragazze distese sulle sdraio, ma un’immensa tristezza mi ha pervaso, non appena mi sono accorto che non potevano vedere le stelle; l’illuminazione e lo smog rendevano il cielo grigio, vuoto e pauroso.

- Qui non capisco se parli di turiste o di gente del posto. Potresti differenziare il colore della pelle, se ragazze locali usare degli aggettivi che risaltino la pelle glabra e luminescente, tipica di queste popolazioni.

 

Un tempo nella baia, in riva al mare, i pescatori si radunavano sotto i baobab, attorno a fuoco; qualcuno tirava fuori uno strumento.

- Anche qui, con pochi elementi potresti aprire la scena: il colore dell'acqua e della sabbia, la grandezza dei baobab, qualche intreccio nei rami, che strumento? Ha un nome? Chiamalo. E io non solo lo vedo, ma lo sento suonare. :)

 

Ecco, non continuo, perché credo di averti fatto sufficienti esempi e spero di essermi fatta capire.

Mi è piaciuto molto il tuo sguardo rispettoso, il linguaggio semplice e l'occhio che hai usato per vedere quello che racconti, forse proprio perché hai visto, pensi che una parola possa evocare anche in me lettrice un mondo. È possibile, ma devi portarmici dentro, se mi dici che intorno ci sono canne alte e verdi non mi porti dentro il bambù, se da sotto le verande posso sentire il profumo di quel fiore che cresce lì, solo lì... allora non può essere "un profumo", ma "quel profumo". 

Ecco, me ne vado. 

Ho finito il quarto libro dell'Amica Geniale. Tu a che punto sei?

Un abbraccio e a presto. :)

 

PS: Anche La città delle maschere mi è piaciuto molto.;)

 

Modificato da Rica

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Ospite Rica

"Il viaggiatore viaggia solo

e non lo fa per tornare contento

lui viaggia perché di mestiere

ha scelto il mestiere di vento..." (Cit)

 

Ho dimenticato di scriverla nel commento precedente! ;)

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On 24/9/2016 at 14:58, Thea ha detto:

Ora le chiameremmo palafitte, ma al tempo erano casa e rifugio dai monsoni.

Veramente le palafitte servivano più in caso di inondazione e innalzamento del mare. Quando arrivano i monsoni, si va tutti in collina

On 24/9/2016 at 14:58, Thea ha detto:

Per me era facile raggiungerla dal mare, potevo così tornare a visitarla ogni volta che ne avevo piacere.

che ne avevo voglia. Il piacere è successivo e si trae dalla visita

On 24/9/2016 at 14:58, Thea ha detto:

la vidi crescere piano piano, passare da essere l’isola alla fine a prendere il nome di città del leone

qualcosa non va, Direi "passare da essere isola a prendere alla fine il nome...

On 24/9/2016 at 14:58, Thea ha detto:

la prima cosa che vide una volta toccata la terra ferma fu un leone.

credette di vedere, perché in Malesia di leoni non ce n'è, mentre di tigri sì

On 24/9/2016 at 14:58, Thea ha detto:

Le sue tradizioni diventarono fin da subito un grande miscuglio di etnie:

forse volevi dire che le tradizioni trassero origine da. Almeno, credo

On 24/9/2016 at 14:58, Thea ha detto:

Non mi lasci più alcuna scelta, mia amata, devo andarmene e continuare il mio girovagare senza meta. Un giorno forse troverò qualcuna come te che ricambierà il mio amore e mi lascerà entrare nelle sue strade, accarezzare il volto dei suoi abitanti, farne volare via il cappello, o scompigliarne i capelli. Mi dispiace, io sono il vento e non posso andare là dove non vengo accolto.

La rivelazione finale che si tratta del vento, preceduta da qualche indizio, rende il tutto ancora più bello: così è necessaria una seconda rilettura, che si rivela ancor più affascinante della prima. Sarà perché in Malesia ci sono stato parecchio, ormai quasi 30 anni fa, sarà perché nella vita viaggiare è stata la cosa che mi è piaciuta di più, ma il racconto mi è piaciuto tanto.

Non so com'è adesso Singapore, ma già allora si stava bene soprattutto a Sentosa.

 

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@Rica Scusa il ritardo, finalmente riesco a risponderti.

Intanto grazie per il tuo tempo e per il commento dettagliato, è sempre utile.

On 6/5/2017 at 13:53, Rica ha detto:

Mi è piaciuto il tuo racconto, un tema per me avvincente e accattivante. 

Amo la letteratura odeporica, cerco sempre pezzetti di carta durante i miei viaggi, per annotare un profumo o un colore, per catturarli e poi restituirli. A modo mio, con il mio occhio.

Ho vissuto tre anni in Bolivia e ho cercato di raccontare il viaggio da molti punti di vista, ho attraversato l'antropologia e gli studi sociali, il folclore e i rituali ancestrali, le etnie e le lingue.

Ho cercato di trattenerli in un romanzo epistolare. So cosa vuol dire, so come è difficile. Soprattutto perché racconti una cultura che non ti appartiene.

Grazie, mi fa piacere. Davvero hai vissuto in Bolivia? Bellissimo, un giorno devi farmi leggere qualcosa di quello che hai scritto. 

On 6/5/2017 at 13:53, Rica ha detto:

Ho letto che anche questo è il sunto ispirato a una tua permanenza in un luogo dei tanti, nell'altrove.

Sì, sono stata a Singapore per circa un mese la scorsa estate, per lavoro. 

 

On 6/5/2017 at 13:53, Rica ha detto:

"Vegetazione rigogliosa e la fauna" sono due elementi che svilupperei. Fammele vedere, perché qui si vai nello specifico, e non puoi lasciare questo mondo nell'anonimato.

prendo nota!

 

On 6/5/2017 at 13:53, Rica ha detto:

Presenti il drago, il resto avviene nella mia testa, ma potresti dirmi se è rosso o dorato, se è una maschera che viene indossata nelle danze, dare un colore alle danze e anche un ritmo nella coreografia. Con poche parole. Un nastro, una scarpa, non so...

*prende appunti*

 

On 6/5/2017 at 15:19, Rica ha detto:

"Il viaggiatore viaggia solo

e non lo fa per tornare contento

lui viaggia perché di mestiere

ha scelto il mestiere di vento..." (Cit)

 

Ho dimenticato di scriverla nel commento precedente! ;)

Stipenda!

 

La tua critica mi è sembrata dettagliata, cosa che ho apprezzato molto. Si vede che ti sei sforzata per cercare dei buoni consigli e credo che tu ci sia riuscita, grazie mille.

Capisco cosa intendi sulle descrizioni e credo di avere ancora bisogno di molto esercizio per riuscirci. Questo racconto per me è stato anche un esercizio per cercare di descrivere il più possibile quello che ho visto. Come mi hai fatto giustamente notare, si può fare di meglio. Vorrà dire che ti chiamerò al mio prossimo racconto sul genere. :walzer:

Grazie molte ancora.

 

 

 

 

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@Macleo

Grazie, ho trovato tutte le tue osservazioni giustissime.

A Singapore si sta bene anche ora ma volevo far risaltare anche i difetti di quel posto. Per quanto riguarda Sentosa, ora è molto simile a Gardaland, devo dire che non mi è piaciuta gran che.

 

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On 24/9/2016 at 14:58, Thea ha detto:

È come se, con le mie peregrinazioni, riunissi tutti gli esseri viventi e i luoghi in un unico microcosmo, in cui posso sentire sussurrare pensieri, segreti, desideri e parole d’amore, nascoste a chi non presta attenzione.

 

Solo un appunto:  parole d'amore nascoste senza la virgola...

 

A parte questo, sono capitato per caso e ho iniziato a leggere. Sono andato avanti e il tuo non racconto mi ha preso moltissimo...

Io sono uno che facilmente si annoia, soprattutto quando capita un racconto nato dalle impressioni suscitate da un viaggio di lavoro a Singapore durato un mese. Intanto non lo definirei racconto, ma semplicemente impressioni suscitate eccetera eccetera. Insomma, un bel documentario, di quelli che inizi a guardare svogliatamente prima di capirne il senso.  Poi ti accorgi che non sono solo impressioni, ma che c'è anche molto sentimento. Il tutto svolto in una forma molto gradevole e senza intoppi... Spero di leggere altre tue impressioni.

 

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