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Beppecoraggio

Quando conta l'età per un aspirante?

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On 6 luglio 2016 at 09:40, JaV dice:

Pubblichiamo anche minorenni. Da poco abbiamo messo sotto contratto un ragazzo toscano sedicenne, ma la valutazione viene sempre operata sul testo proposto, non sul proponente, non esistono quindi teorici vincoli di di età.

 

Scusate, ma sono un po' perplesso e spiego subito il perché.

Se leggiamo i consigli che i grandi autori dispensano ai poveracci come me, in primis troviamo che per essere dei grandi scrittori bisogna prima essere dei grandi lettori e concordo in pieno con questa affermazione; leggere e leggere molto, soprattutto, aiuta non solo a sviluppare la fantasia ma a carpire i segreti di chi è più bravo di noi, a imparare qualche trucchetto e a "rubare" (perché no?) un po' di tecnica narrativa, allo scopo di delineare un nostro personale profilo di scrittura. Leggere significa esperienza. Poi c'è il talento e quello, ragazzi miei, è un dono di Dio, o ce l'hai o non ce l'hai, non è roba da comprare su Groupon o cercare al Supermercato. Nel primo caso sei avvantaggiato, non devi far altro che custodirlo e aiutarlo a germogliare, sperando che ti porti lontano, nel secondo le cose si incasinano ma nulla vieta che con tanta esperienza e magari un buon corso di scrittura creativa, anche il peggiore di noi possa riuscire a scrivere in modo quantomeno piacevole. 

E veniamo alla questione.

Parlando per esperienza personale: vado per i quaranta, scrivo da almeno 20 anni e mi considero un accanito lettore da più di 25. Considerando gli alti e i bassi della mia vita, posso stimare di aver letto un numero di 15 libri l'anno (escludendo testi scolastici) che in totale fanno 385 (ho aggiunto anche le 10 assegnazioni del Torne Ioscrittore); non so se è il numero adatto per passare brillantemente l'esame ma spero di meritarmi almeno la sufficienza. E passiamo al talento; se fossi uno scrittore talentuoso a quest'ora probabilmente sarei in cima alle classifiche e..., mmm..., pensandoci bene no, forse no, vedendo come gira l'editoria in Italia, forse sarei seduto proprio dove me ne sto adesso e in cima alle classifiche ci sarebbe il "talentuoso" Corona. Vabbè, andiamo avanti. Dicevo che in 20 anni di penna in mano, qualcosa avrò pur imparato e anche se fossi stato del tutto privo di talento fin dagli albori, le piccole vittorie ottenute finora mi dimostrano che almeno un briciolo sono riuscito a metterlo da parte. 

Ciò nonostante, il mio ultimo romanzo è stato rifiutato dalla B&C e non gliene voglio per questo, da tempo ho smesso di credere a Babbo Natale. Però mi domando come un ragazzino di appena 16 anni abbia già tutti i requisiti per poter pubblicare con loro. Intendiamoci, non sto mettendomi su un piedistallo né intendo crocifiggere questo giovane e fortunato autore, tutt'altro, però qualche perplessità ce l'ho e mi piacerebbe che il nostro buon @JaV mi togliesse la curiosità. Forse l'autore ha scritto un saggio (scolastico?) molto ma molto interessante? O forse la sua biografia, basata su una vita particolare? Mi vengono in mente altre tre opzioni:

 

1) E' un genio precoce e questo allora spiegherebbe tutto.

2) Ha scritto, che so, un NG azzeccando un argomento così originale ed efficace che vale la pena mettergli alle costole non uno ma due editor, pur di farlo arrivare alla pubblicazione.

3) E' figlio di Qualcuno.

 

Personalmente preferisco la seconda anche se la prima mi affascina e la terza mi repelle.

Comunque sia, scherzi a parte, faccio un grande in bocca al lupo a questo giovane talento e l'augurio diventa doppio e ancor più sincero visto che è toscano come me. Quasi quasi gli chiedo qualche dritta!  

 

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@Beppecoraggio Il tuo ragionamento in linea generale, fila. Ma nella tua analisi dimentichi di considerare le

prospettive future. Se un sedicenne è bravino già a quell'età, esiste una certa probabilità che fra un decennio lo sarà molto, molto di più.

Pogba quando è arrivato alla Juve non era nessuno e arrivò gratis, ora è stato pagato 105 milioni.

Non sono sicuro se l'esempio calcistico si possa trasporre anche all'editoria, ma immagino che un 16-enne ancora acerbo puoi considerarlo anche un investimento per il futuro, un 40-enne forse no.

Inoltre, un 16-enne potrebbe innescare anche un effetto curiosità tra i lettori, chi lo sa...

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Concordo pienamente e ho tralasciato volutamente il fattore età, che di sicuro ha il suo giusto peso. La mia infatti è solo curiosità in quanto, come ho già detto, largo ai giovani, loro sono il futuro e sono ben felice di vedere nuovi scrittori freschi e carichi di idee che danno il passo a quelli che ormai hanno già dato. 

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On 10/8/2016 at 15:07, Beppecoraggio dice:

 Però mi domando come un ragazzino di appena 16 anni abbia già tutti i requisiti per poter pubblicare con loro. Intendiamoci, non sto mettendomi su un piedistallo né intendo crocifiggere questo giovane e fortunato autore, tutt'altro, però qualche perplessità ce l'ho e mi piacerebbe che il nostro buon @JaV mi togliesse la curiosità. Forse l'autore ha scritto un saggio (scolastico?) molto ma molto interessante? O forse la sua biografia, basata su una vita particolare? Mi vengono in mente altre tre opzioni:

 

1) E' un genio precoce e questo allora spiegherebbe tutto.

2) Ha scritto, che so, un NG azzeccando un argomento così originale ed efficace che vale la pena mettergli alle costole non uno ma due editor, pur di farlo arrivare alla pubblicazione.

3) E' figlio di Qualcuno.

 

Personalmente preferisco la seconda anche se la prima mi affascina e la terza mi repelle.

@Beppecoraggio ti rispondo con qualche giorno di ritardo e me ne scuso. 

Ignoro cosa tu intenda con NG, ma non cambia di molto la questione. Semplicemente, in un romanzo ancora molto acerbo (la sua versione del romanzo di formazione, un grande Meaulnes per il terzo Millennio) abbiamo intravisto in molti i segni di una futura grandezza; in una eccezionale maturiità stilistica, nel sapiente uso della lingua, nel fluire perfetto della frase, nella gestione controllata dell'(esile) intreccio. Abbiamo ritenuto quindi che una scomessa simile rappresentasse un vero investimento per la casa editrice, ovvero mettere sotto contratto un autore che ha scritto un libro imperfetto, ma che ha nelle proprie corde il potenziale per diventare un grandissimo scrittore. E quello che una casa editrice secondo noi dovrebbe fare è proprio offrirgli la tranquillità e tutto l'aiuto possibile nel compimento di questo percorso.

 

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Ospite Mirtillasmile

@JaV anche io sono d'accordo con @Beppecoraggio Non che non ci sono i così detti geni, Mozart si esibiva a tre anni e se non sbaglio componeva pure, ma cosa ha da dire un ragazzino di sedici anni che della vita non conosce ancora nulla? Inoltre, non ha un'adeguata preparazione perché deve ancora completare il suo percorso di studio. Hugo ci ha messo 30 anni e tantissime stesure a scrivere i Miserabili, eccelso capolavoro senza tempo. Mann ci ha messo 30 anni per scrivere La Montagna incantata. Personalmente, data la mi preparazione universitaria, non credo nel talento pure e semplice. Esso esiste e il nostro patrimonio letterario, musicale, artistico ne è una splendida testimonianza ma è sempre coltivato da un'adeguata preparazione . (Lo stesso Mozart era figlio d'arte). 

 

19 minuti fa, JaV dice:

la sua versione del romanzo di formazione, un grande Meaulnes per il terzo Millennio)

 

@Jav perdonami ma su questa frase rimango perplessamente basita... 

 

 

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@JaV Premesso che appartengo alla schiera dei lettori-scrittori di lungo corso, avendo iniziato l'esercizio di entrambe le discipline, in maniera stabile intorno ai tredici anni, credo che in campo letterario la questione età non sia dirimente: molto di più può esserlo il discorso sul talento naturale. Scrivere non è un hobby da praticare nelle ore d'avanzo della vita, ma una necessità vitale. C'è chi lo sente e chi no.E stesso discorso si faccia per la lettura, senza la cui pratica feroce e ostinata rimane certo il talento, ma privo degli attrezzi del mestiere. Del perché alcuni riescano a pubblicare e altri no, rimarrà il grande mistero dell'editoria italiana, che da qualche tempo si è "data" ai belli e già famosi che sfornano - lo posso dire - autentiche schifezze letterarie. Ma, e non lo si può negare, quello vuole il pubblico italiano, che, non dimentichiamolo, è uno dei più ignoranti al mondo. Un paese dove è una fortuna se si arriva alla media di due-tre libri l'anno, e correggetemi se sbaglio, è ovvio che le case editrici puntino sul libro d'effetto: il sedicenne potrebbe tranquillamente rientrare nella casistica dell'una volta e basta, come potrebbe nel tempo dimostrarsi il nuovo Eco o il nuovo Marquez, fate voi. 

Noi che i sedici anni li abbiamo passati da un pezzo e mezzo, ma che ai nostri tempi non avevamo gli strumenti odierni; che abbiamo conservato nel cassetto milioni di parole, senza mai fermarci; noi che manteniamo la curiosità di sapere e conoscere, e scrivere e leggere, ancora e ancora e ancora, dovremmo fermarci e arrenderci a fronte della notizia che un sedicenne viene pubblicato? Io credo fermamente di no. L'elisir di lunga vita è sempre dietro l'angolo, hai visto mai.....e comunque i referenti delle case editrici hanno di che leggere e valutare, su Wd.

Hasta la victoria, se non siempre, almeno qualche volta.

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4 ore fa, Ratalos dice:

Scusa @JaV se lo stesso manoscritto l'avesse inviato un quarantenne. L'avreste cestinato?

La valutazione è stata fatta sul testo, non sull'età di chi lo ha scritto.

Certamente il talento cristallino che ci sembra di avere scorto risulta più interessante, in prospettiva, in un ragazzo che non in un anziano, da cui ti attendi un lavoro più pronto.

Ma nessuno deve sentirsi discriminato, a 40 come a 60 o a 99 anni.

 

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10 minuti fa, JaV dice:

La valutazione è stata fatta sul testo, non sull'età di chi lo ha scritto.

Certamente il talento cristallino che ci sembra di avere scorto risulta più interessante, in prospettiva, in un ragazzo che non in un anziano, da cui ti attendi un lavoro più pronto.

@JaV Scusami ma da quel che dici sembra invece che l'età abbia influito in qualche modo.... Beata gioventù! E' giusto essere diplomatici, per carità! Ma sorge anche il dubbio che siate a caccia soprattutto di giovani talenti.

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Ospite Mirtillasmile
3 ore fa, Chiara Pellicoro De Candia dice:

e scrivere e leggere, ancora e ancora e ancora, dovremmo fermarci e arrenderci a fronte della notizia che un sedicenne viene pubblicato?

Nessuno si arrende, per lo meno io non lo faccio. Il mio è semplice scetticismo tutto qui.

Ho letto libri di sedicenni che si sono rivelati essere quello che sono, sedicenni appunto. Personalmente, da lettrice e non da professionista, penso che un adolescente non sia in grado, per le motivazioni dette nel post precedente, di scrivere un capolavoro anche "imperfetto". Il talento è scritto nei geni ,ma, per formare un artista, occorre anche un'ottima preparazione. 

 

Ovviamente se qualcuno mi fa un esempio di uno scrittore adolescente diventato un eccellente scrittore o di un adolescente che ha scritto un bel libro,  sono pronta a ritrattare la mia affermazione. 

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Qui stiamo parlando di due lavori completamente differenti.

Da un lato si cercano narratori maturi, pronti, magari già affermati: per quello ci sono i premi seri come il Calvino, gli agenti, i manoscritti tra i quali spulciare e, magari, un bell'anticipo da pagare alla firma. Quello che si è disposti a pagare per un libro in cui vediamo un potenziale bestseller.

Dall'altro un buon editore dovrebbe anche avere la lungimiranza di crescersi qualche talento in casa, esattamente come nello sport. Non ragionando solo nell'immediato, ma nel lungo respiro, pensando a alimentare il proprio catalogo, e non ragionando sulle vendite immediate. Il che significa scegliere un autore, prima ancora che un'opera.

Noi facciamo entrambe le cose; nel 2016 abbiamo pubblicato esordienti di 60 come di 20 anni, rispettivamente Daniel Di Schuler e Carlo LoForti, solo per citarne due. Nel 2017 succederà altrettanto.

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22 minuti fa, Mirtillasmile dice:

 

Ovviamente se qualcuno mi fa un esempio di uno scrittore adolescente diventato un eccellente scrittore o di un adolescente che ha scritto un bel libro,  sono pronta a ritrattare la mia affermazione. 

Moravia ha scritto gli indifferenti a 19 anni (o giù di lì).

Per stile l'ho trovato un po' acerbo, ma la caratterizzazione dei personaggi era già matura...

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Bret Easton Ellis scrisse 'Less Than Zero' a diciotto anni, anche se lo pubblicò pochi anni dopo. Quanto al resto, non credo che esistano scrittori di talento, siano essi giovani o anziani, che prima o poi non riescano a pubblicare, così come non credo che esistano opere valide, siano esse scritte da anziani o giovani, che non vengano presto o tardi pubblicate. 

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Ospite Mirtillasmile

@unacasanellospazio ne aveva 22 (la prima stampa è del 1929, lui è del 1907).  Ha ventidue anni non si è adolescenti.

  Comunque Io mi riferito ad autori contemporanei, sinceramente non si può paragonare un ventenne del 2016 con uno del 1927 e non c'è bisogno di spiegare il perché.

 

@sergio lynch non conosco questo scrittore, per cui mi astengo dal commentarlo. 

 

 

 

 

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Ospite Mirtillasmile

@unacasanellospazio si ma come ho scritto sopra non si può mettere a confronto un diciottenne del 1925 con uno del 2016. Educazione differente,contesto sociale differente. Le situazioni vanno sempre contestualizzate e in questo caso non si può fare un paragone.

 

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Ospite Mirtillasmile
1 ora fa, JaV dice:

Dall'altro un buon editore dovrebbe anche avere la lungimiranza di crescersi qualche talento in casa, esattamente come nello sport. Non ragionando solo nell'immediato, ma nel lungo respiro, pensando a alimentare il proprio catalogo, e non ragionando sulle vendite immediate. Il che significa scegliere un autore, prima ancora che un'opera.

Questo è un ottimo ragionamento che deve avere come punto di partenza proprio la "Lungimiranza". E a buon intenditore poche parole :)

 

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Apprezzo il pensiero di tutti, di @Mirtillasmile e anche di @JaV, sempre così autorevole e brillante. Però purtroppo mi sembra di capire che le possibilità per l'esordiente attempato, di riuscire a pubblicare con delle CE di un certo peso (quelle cioè che JaV pone su un'altro piano perché in grado di dare lustro e visibilità allo scrittore), siano ridotte al più classico lumicino. O no?

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Ospite Mirtillasmile

@Ratalos No l'età non è discriminate. Se guardi l'ultima edizione del Calvino, ad esempio, l'età dei segnalati,  dei finalisti e anche dei vincitori e' molto eterogenea. I vincitori ad esempio hanno uno ventisei anni e l' altra sopra i cinquanta.  poi lo dice anche @Jav che l'età non è discriminate. ;)

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@Ratalos No, no... Lo spirito giusto è quello di @sergio lynch

 

Basta con la negatività! Sembra quasi che ci faccia piacere poterci lamentare che le grosse CE pubblichino solo raccomandati, calciatori, ragazzini e amici degli amici, così quando i nostri testi vengono rifiutati possiamo guardarci allo specchio e dirci che è solo perché non siamo raccomandati, calciatori, ragazzini e amici degli amici.

 

Bisogna scrivere e avere fiducia. Se c'è del buono in quel che facciamo, qualcosa arriverà!

 

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@unacasanellospazio il tuo spirito è quello giusto e mi fa piacere sentirti dire ciò. Hai ragione, piangere e lamentarsi serve a poco se non a niente, però è anche vero che alle volte bisogna saper guardare in faccia la realtà, anche quando non piace e non è bella. Lo so che poi si rischia di cadere nel solito qualunquismo da bar di stampo italico, che certamente serve anche a coprire le proprie magagne. Il problema è che in quel qualunquismo così poco elegante, anzi meschino, spesso sono nascoste delle amare verità. Detto questo non posso che concordare con te, se si ha voglia di scrivere bisogna scrivere, occorre scrivere e avere fiducia!

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Rimango della semplice e banale (ingenua) idea che se scrivi qualcosa di davvero buono allora ti pubblicano. Che tu abbia 16 anni o 90.

Non c'è solo Bobo Vieri in libreria.

B&C è una CE. Le CE devono mangiare.

Pure i cinepanettoni, le scoregge di Boldi, le commedie pruriginose, hanno aiutato le case di produzione permettendo loro di avere suff soldi per poi produrre film minori, magari in rischio perdita. Ci sta. 

Se ad esempio Mara Maionchi permette a B&C di pubblicare il libro di un esordiente, ehm, allora evviva Mara.

 

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@Mirtillasmile eccoti accontentata.

Provvederò a spostare parte dei messaggi dalla discussione in cui è cominciato lo scambio. Intanto potete dire la vostra.

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Ospite Mirtillasmile

@Niko Grazie.

 

Allora ragazzi il discorso non è "Polemica" "paura" "arrendersi" " ottimismo" e tutte le cose che sono uscite nei post precedenti.

@Beppecoraggio ha posto una domanda più che intelligente: può un ragazzino di sedici anni scrivere un capolavoro, cito testualmente @JaV,

23 ore fa, JaV dice:

la sua versione del romanzo di formazione, un grande Meaulnes per il terzo Millennio

Cosa ha spinto la casa editrice a metterlo sotto contratto?

 

@Ratalos ha aggiunto

23 ore fa, Ratalos dice:

Scusa @JaV se lo stesso manoscritto l'avesse inviato un quarantenne. L'avreste cestinato?

 

Secondo me un ragazzino di 16 anni non può scrivere un capolavoro anche incompleto di romanzo di formazione perché non ha un'adeguata preparazione e due perché della vita non conosce ancora nulla. Per rispondere a @Ratalos si, secondo me, lo stesso lavoro anche più maturo sarebbe stato cestinato. 

 

Per tornare a Bomba l'età in questo caso ha fatto pendere il piatto delle bilancia verso la pubblicazione.

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Premetto di non parlare del caso in questione ma in termini generali.

Credo che l'età, soprattutto quando si parla di autori adolescenti o poco più, conti e conti parecchio. Il caso, come sempre, fa notizia. Suscita curiosità. Guardiamo solo la copertura mediatica riservata a Simone Bailes, ginnasta USA, che alle recenti olimpiadi ha vinto quattro medaglie d'oro e un bronzo. La sua è stata una prestazione 'maiuscola' ma non una sorpresa, arriva da anni di vittorie a livello internazionale. Certo, ripetersi alle olimpiadi non è semplice ma se dietro alle sue prestazioni non ci fosse stata una situazione familiare disastrata, avrebbe ottenuto la stessa attenzione? Ho qualche dubbio, lo dico sinceramente. Ho fatto questo esempio perché credo che l'editoria non si sottragga a questo meccanismo, purtroppo.

Parlando sempre di marketing non sottovaluterei anche il fattore empatia. Un autore con un'età compresa tra i16 e i 20 anni si rivolge direttamente a una fascia di lettori che in molti casi leggono poco. Un autore della loro stessa età, diciamocelo, può capirli, entrare in sintonia con colo come un quarantenne non potrebbe mai fare. Infine rappresenta la realizzazione concreta di un sogno, il 'lui ce l'ha fatta'.

I casi di autori giovanissimi sono tanti, pensiamo a Melissa P., e più recenti Cristina Chiperi e Giacomo Mazzariol.

Solo il tempo potrà stabilire se saranno stelle cadenti o realtà che crescono e in grado di perdurare.

 

Se possibile vorrei aggiungere un ulteriore spunto di riflessione al topic: oltre l'età, quanto conta la 'popolarità' per far sì che un aspirante scrittore trovi spazio nei già fitti programmi editoriali delle nostre CE?

E non parlo di personaggi famosi, attori, vip e quant'altro ma personaggi che nel loro piccolo hanno già un seguito (vd. FB, Wattpadd, Youtube, etc).

 

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Io l'ho detto più volte e lo ribadisco, non abbiamo messo sotto contratto questo ragazzo con l'idea che avesse scritto un capolavoro, nè tanto meno con il pensiero di trasformarlo in un bestseller. Ma lo abbiamo fatto perché pensiamo che sia un potenziale futuro fuoriclasse e vogliamo offrirgli la possibilità di maturare e sviluppare tutto il suo talento. Sarà il tempo a dire se avremo avuto ragione o meno.

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20 ore fa, Beppecoraggio dice:

@unacasanellospazio  Mi piace il tuo ottimismo e vorrei poterlo condividere, veramente ma come ho già scritto in un altro post, ho smesso da tempo di credere a Babbo Natale o forse è lui che ha smesso di credere in me ._.

Concordo con quello che dice Beppe. Senza offesa per l'editore JaV, questo post non vuole avere assolutamente niente a che vedere con la sua casa editrice, ma con le esperienze durante l'arco di tempo dei miei studi. Un'amica e compagna di scuola davvero talentuosa che riceveva lodi e menzioni dai professori per i suoi scritti eccellenti, che però non ebbero seguito. Già a scuola e nell'ambiente circostante veniva palesemente detto:- se non sei figlio di Qualcuno di strada non ne fai-. Mi duole dirlo ma così è stato e non soltanto per la mia compagna.  Sarà anche vero che lo scritto di un esordiente può essere rifiutato per incompetenza, ma se lo stessissimo testo venisse presentato, anzichè da Pinco Pallo Qualunque, da un calciatore, allora dubito fortemente che non venga pubblicato (e venduto, ricordiamoci che la pubblicazione non serve a nulla di fronte a zero vendite). Spiacente, ma la realtà italiana non brilla.

 

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@Giusy Mammana sono d'accordo con te, la realtà è questa, poi se uno non vuole vederla e si illude... Bè beato lui, perché campa meglio. Personalmente più che il successo (che è irraggiungibile), aspirerei più semplicemente a esistere, a esistere come scrittore. Ad avere cioè un editore anche piccolo ma serio, che ti segue, per dare un senso a quel che fai, per avere dei lettori che ti apprezzano. Chiedo troppo?.... Forse sì. Il mondo ha le sue regole e ci dobbiamo adattare (magari fosse il contrario). Raggiungere i propri obiettivi è come scalare un muro. E' chiaro che se ci si arrende le possibilità si azzerano. Se non ci si arrende, si rischia ugualmente di non farcelo, ma ci si è provato. Il fatto di scrivere e di mettersi alla prova è di per sé un gesto nobile e dignitoso e, se  ciò non ci rende protagonisti, ci spinge comunque a dare il meglio, a confrontarci. A non essere passivi. Con buone probabilità si rischierà di restare lì ad aspettare Godot, ma forse il fatto di stare ad attenderlo, per quanto frustrante, non sarà completamente inutile.

Caro@JaV, un bel in bocca al lupo al tuo sedicenne, speriamo che sia come dici tu e che la meritocrazia una volta tanto abbia avuto la meglio.

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