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Marco Scaldini

L'editing è davvero utile?

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Il 9/2/2019 alle 15:28, Renato Bruno ha detto:

  Fa male alla mia coscienza di lettore l'ambiguità di certi improvvisi e ingiustificati successi  editoriali.

Succede non solo nel campo dell'editoria: pensate, per esempio, a quanto hanno venduto certe canzonette ruffiane tipo "L'italiano" del nazionalissimo Cutugno Toto. Un ber tormentone da balera per emigranti...

 

Il 28/2/2019 alle 03:39, Loryzo ha detto:

Stando così le cose è davvero dura trovare un editore che accetti un libro di un esordiente così com'è (già corretto, ripeto, sotto il profilo formale, e "passabile" sotto quello sostanziale).

No, secondo me non è affatto difficile trovare un editore, ma è quasi impossibile trovare un "buon" editore...

 

Il 28/2/2019 alle 03:39, Loryzo ha detto:

Dalla discussione che ho avuto ho capito quindi che è essenziale se si vuole puntare alle grandi case editrici avere un libro già perfetto sotto il profilo formale (in molti, mi hanno spiegato, interrompono la lettura appena vedono un errore) e "passabile" sotto il profilo sostanziale, nel senso sopra spiegato. 

Senza una trama con i fiocchi, puoi essere anche "tecnicamente" perfetto, ma il tuo libro sarà comunque noioso e non si "venderà".

Credo che la differenza tra un editor e uno scrittore sia proprio nell'idea della trama.

 

Il 1/3/2019 alle 12:22, Marcello ha detto:

 

A me di recente un amico e collega ha fatto notare che nei bicchieri dove bevono i miei personaggi ci sono sempre "due dita", indipendentemente da quale sia il liquido contenuto :facepalm:.

Tanto in Olanda non sanno bere... 

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Intervengo in questa interessante discussione da inesperta. Sono convinta che per un aspirante scrittore, anche dall'ottimo potenziale e dotato di talento, l'editing rappresenti un supporto essenziale, soprattutto se parliamo di narrativa.

Io sto scrivendo il mio primo romanzo e, a parte una discreta padronanza della lingua, non posso vantare nessuno strumento a sostegno dei miei sforzi: solo la lettura di tantissimi libri mi fa da palestra e comunque potrebbe non essere sufficiente.

Vorrei pubblicare, ma non è la mia priorità assoluta: a un editor chiederei innanzitutto aiuto per migliorare la mia scrittura, indipendentemente dal resto. Non credo che invierò mai nulla a una CE senza essere passata prima dall'editing, a spese mie. Non perché non creda in me stessa o nel mio lavoro, ma perché sono convinta che per pubblicare ci voglia quel lavoro di rifinitura che né il mio occhio, né quello di amici e parenti potrebbero dare. Forse se avessi già qualche esperienza alle spalle nel mondo editoriale, come redattrice, lettrice o autrice di recensioni, sarebbe diverso ma forse mi affiderei lo stesso a un professionista. Certo non è facile orientarsi tra editor freelance, schede di valutazione, agenzie, prezzi e quant'altro, per questo sto prendendo informazioni già adesso.

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Sbaglierò di sicuro, ma per me uno scrittore ha molto in comune con un musicista. Puoi frequentare il conservatorio e imparare a suonare con davanti uno spartito e così sarai senz'altro capace di suonare uno strumento. Ma sarai un vero musicista soltanto se, a monte, senti la musica dentro, hai orecchio e senso del ritmo, e queste sono cose che non si possono insegnare, né imparare: le hai o non le hai. Uno scrittore che sia un vero scrittore (non importa che abbia successo o meno) dovrebbe non solo sentire dentro quello che scrive, prima di scriverlo, ma avere orecchio per la lingua in cui scrive. Anche la prosa, oltre la poesia, ha un suo ritmo nel quale vanno composti i periodi e le frasi, nel rispetto di grammatica e sintassi, che sono le chiavi poste all'inizio di ogni pentagramma. Un editor è sicuramente utile per rifinire il prodotto, a patto che lo scrittore sia dotato in proprio della giusta vena e dei  mezzi tecnici indispensabili, altrimenti non serve, anzi, è dannoso.

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Sarò ancora all'antica, ma per me l'editing di un testo dovrebbe essere fatto dalla Casa Editrice che ha deciso di pubblicarlo. E dovrebbe essere interamente a carico dell'editore.

Vedo invece una proliferazione di editor freelance, di agenzie letterarie, di singole persone che si offrono per darti una mano a editare il tuo testo. Una mano costosa però. Un aiuto che vale quasi oro e non per il beneficio che ne potrai ottenere. Proprio per il prezzo elevato che viene richiesto.

Inoltre vorrei che mi si chiarisse bene il lavoro dell'editing. 

In pratica l'editing che viene offerto da molti freelance mi lascia perplesso. In pratica leggono il testo, compilano la solita scheda di valutazione su modello prestampato e poi si procede. E si procede, almeno così mi è sembrato di capire, annotando a lato del testo i consigli, le migliorie e gli spunti. Cioè si fanno pagare bene per scrivere quattro note dove dicono che così non va bene. E come dovrebbe essere fatto allora? Non te lo dicono. L'editor non può essere invasivo, per cui si danno soltanto degli spunti. All'autore poi il compito di pensare. Sinceramente fatto in questo modo, l'editing lo può fare chiunque. Anche uno studente di terza media. Ed infatti se si legge nelle referenze di molti editor freelance, quasi nessuno avrebbe titolo per farlo. Si tratta  per lo più di lettori forti, o nel migliore dei casi, di altri autori che però non sono riusciti a pubblicare e si riciclano come esperti di editing.

Cosa ne pensate? E in cosa dovrebbe davvero consistere il lavoro di editing professionale?

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@gierre13 ciao!

Il tuo argomento è stato dibattuto per ventidue pagine qui: 

 

Aggiungo due note personali.

9 minuti fa, gierre13 ha scritto:

Sarò ancora all'antica, ma per me l'editing di un testo dovrebbe essere fatto dalla Casa Editrice che ha deciso di pubblicarlo. E dovrebbe essere interamente a carico dell'editore.

In un modo ideale sì. Ma le case editrici oggi hanno pochi soldi da investire in editing e la concorrenza è serratissima, quindi credo sia meglio presentare alle CE un testo nella miglior forma possibile.

 

11 minuti fa, gierre13 ha scritto:

l'editing lo può fare chiunque. Anche uno studente di terza media.

Non hai molta esperienza di studenti di terza media, mi sa, e neanche di studenti di liceo. :) 

 

Ci sono sicuramente editor incapaci, senza esperienza, che si approfittano dei sogni di gloria e dei soldi degli aspiranti scrittori: bisogna starci attenti, tutto qui.

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Come segnalato da @mercy , l'argomento è più che dibattuto. Oltre al link da lei segnalato, di recente e simile c'è questo:

 

 

Unisco alla precedente e chiedo la cortesia di verificare con maggiore attenzione le discussioni, prima di aprirne altre inutilmente. Grazie per la collaborazione. :)

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5 ore fa, gierre13 ha scritto:

In pratica l'editing che viene offerto da molti freelance mi lascia perplesso. In pratica leggono il testo, compilano la solita scheda di valutazione su modello prestampato e poi si procede. E si procede, almeno così mi è sembrato di capire, annotando a lato del testo i consigli, le migliorie e gli spunti. Cioè si fanno pagare bene per scrivere quattro note dove dicono che così non va bene. E come dovrebbe essere fatto allora? Non te lo dicono. L'editor non può essere invasivo, per cui si danno soltanto degli spunti. All'autore poi il compito di pensare.

Erm, questa è la descrizione di una valutazione editoriale (nemmeno molto approfondita), non dell'editing.

Penso di aver scritto queste cose un migliaio di volte in quattro anni, ma ci riprovo :asd: 

 

Il lavoro di editing comprende e ingloba innanzitutto la correzione di bozza (come base), poi prevede di intervenire direttamente sul testo in concerto con l'autore e non solo di annotare commenti a lato. Si lavora sulla sintassi, la fluidità, la scorrevolezza e la forma del testo in toto. In linea teorica l'obiettivo dell'editing è sia di migliorare il testo in sé e confezionare un prodotto che sia presentabile e appetibile per gli agenti e le case editrici (o per la pubblicazione in self), sia di aiutare l'autore a perfezionare il suo stile, smussando i difetti e facendo venir fuori i pregi della sua scrittura.

Un editing professionale indica poi soluzioni alternative agli errori commessi o anche solo a passaggi non perfetti, che l'autore potrà usare come più riterrà opportuno (prendendo spunto dalle proposte e, se necessario, modificarle secondo la sua sensibilità/stile).
L'editing non agisce solo sulla forma, ma anche sulla trama, individuando eventuali punti di forza e di debolezza (nella coerenza e nell’originalità); la complessità e spessore di personaggi e ambientazione, delle atmosfere e della capacità di rendere il tutto verosimile; dovrebbe esprimere poi un giudizio finale sulla conclusione della storia (il finale, in pratica), sull’impatto emotivo e sugli eventuali messaggi che l'autore ha intenzione di comunicare.

Tutto quanto suddetto prevede un lavoro di botta e risposta, di ping pong tra autore ed editor, e non è un lavoro a senso unico come molti scrittori sono abituati a pensare, anche per il problema di molti editor freelance e/o piccole case editrici in giro che per primi non sanno cosa sia l'editing, confondendo le acque un po' per tutti.

Infine, personalmente esprimo anche una valutazione sulla commerciabilità dell'opera (soggettiva, ovviamente, e basata sulla mia singola esperienza e per questo non per forza da prendere per verità assoluta), ma non è detto lo si faccia a prescindere.

 

5 ore fa, gierre13 ha scritto:

Una mano costosa però. Un aiuto che vale quasi oro e non per il beneficio che ne potrai ottenere. Proprio per il prezzo elevato che viene richiesto.

Riguardo al prezzo, sì, non è per tutte le tasche. Un editing fatto come si deve però vale tutto l'ammontare speso.

Bisogna poi tenere presente che l'editing così fatto non è obbligatorio per nessuno ed è frutto di una libera scelta. Se si pensa sia inutile/costoso/altro, semplicemente si può non fare. Chi pensa sia utile (nel mio caso, quando il libro in sé non è granché, lo dico chiaro e tondo all'autore e l'editing diventa un pretesto non solo per migliorare un testo mediocre, ma per studiare scrittura creativa, come si farebbe in un laboratorio di scrittura) decide liberamente se pagare centinaia o migliaia di euro per un lavoro che, se fatto bene, richiede un immenso sforzo (leggasi: tempo) del professionista.

E il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, e va pagato se utilizzato nel modo giusto :) 

Chiaro, poi, che si possa rimanere delusi se ci si affida a un editor sconosciuto o comunque senza richiedergli quantomeno qualche cartella in prova, o ancora di spiegare esattamente cosa andrà fare e come. Basta un pizzico di buonsenso, come in tutte le cose!

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Condivido in pieno il messaggio di @Niko.

Purtroppo c'è molta confusione in giro...

5 ore fa, gierre13 ha scritto:

Sarò ancora all'antica, ma per me l'editing di un testo dovrebbe essere fatto dalla Casa Editrice che ha deciso di pubblicarlo. E dovrebbe essere interamente a carico dell'editore.

Un tempo era così e in molti casi lo è tuttora.

La rivoluzione digitale che ha sensibilmente diminuito il costo copia ha reso immensamente più facile arrivare a una pubblicazione.  Self publishing a parte, piccoli e piccolissimi editori proliferano.  Alcuni di loro pubblicano qualsiasi cosa, limitandosi a una superficiale correzione di bozze, e così facendo inquinano il mercato.  Altri, e ce ne sono tanti, sono serissimi, ma non hanno una struttura adeguata per poter pubblicare tutti i testi che vorrebbero, sottoponendoli a un editing rigoroso. Succede perciò che tra quei testi finiscono per scegliere quelli già "scritti bene" per risparmiare tempo e denaro; se avessero una struttura più articolata potrebbero permettersi di pagare più editor e di conseguenza pubblicare più titoli. 

Dall'altra parte ci sono gli aspiranti autori, che proliferano ancora più degli editori. 

Al grido di "ha pubblicato Luigino, il figlio della camiciaia (mi scusino le camiciaie a cui voglio un bene immenso), perché non dovrei farlo io?", sommergono gli editori di manoscritti illeggibili, zeppi di errori di ogni tipo e dalle trame fin troppo esili anche per un componimento di quinta elementare.  Cosa succede a quei manoscritti?  Se arrivano sui di tavoli di uno di quei piccoli editori senza scrupoli a cui accennavo sopra, verranno pubblicati lo stesso (previo magari l'inserimento di qualche "acca" mancante nella coniugazione del verbo avere) e produrranno "spazzatura editoriale", che contribuirà a danneggiare tutto il mercato. 

Su qualsiasi altro tavolo approdino, verranno invece sistematicamente rifiutati.   

Che faranno allora gli autori?  Alcuni capiranno che non è il caso di continuare e diventeranno stimati professionisti in campi in cui la buona scrittura non è un valore di prima grandezza, altri si lamenteranno contro la "mafia dell'editoria" (perché Umberto Eco sì e io no?) che non riconosce l'immensa profondità del loro narratore onniscente (senza i), ma la maggior parte di loro si renderà conto che per arrivare a pubblicare un libro che abbia un minimo di dignità occorre rivolgersi a un professionista che lo renda decente.   

Da qui il proliferare anche degli editor freelance: ottimi, buoni, decenti e scalzacani proprio come gli editori e gli autori.  

Orientarsi tra loro e trovare quello giusto per le proprie esigenze, come saggiamente sostengono @Niko e altri, dipende dal buonsenso dell'autore.

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Nella poca specificità su cui fa leva il tuo post, @gierre13, non posso dire che tu abbia torto. Ma neppure ragione, proprio in virtù del fare di tutta l'erba un fascio.

7 ore fa, gierre13 ha scritto:

infatti se si legge nelle referenze di molti editor freelance, quasi nessuno avrebbe titolo per farlo. Si tratta per lo più di lettori forti, o nel migliore dei casi, di altri autori che però non sono riusciti a pubblicare e si riciclano come esperti di editing.

Nel mare di chi opera nel mondo editoriale, specie in quello degli aspiranti esordienti, queste figure poco qualificate e poco efficaci esistono. E non solo lì: un discorso analogo si può applicare a qualunque ambito professionale.

Succede lo stesso nel mio, ossia nel ramo dell'intelligenza artificiale. Non hai idea di quanta gente si spacci per esperta di AI, per Data scientist, per Big data expert e chi più ne ha più ne metta. Gente che non sa fare una sega di nulla, che ha letto qualche articolo e che ha pensato bene di sfruttare la richiesta di figure professionali che c'è in questo momento. Nonché di sfruttare la grande confusione e l'ignoranza in materia.

Nella mia breve esperienza come digitatore di sequenze di caratteri, che siano sotto forma di racconto o di romanzo, ho avuto a che fare con editor freelance buoni e meno buoni. Ce ne sono anche di ottimi, gente con le palle che fumano, fra competenza, sensibilità e metodo. Già che è intervenuto qui, posso dire che @Niko rientra in questa ristretta categoria.

Quindi sì, di caproni ce ne sono ma come in tutti gli ambiti. Bisogna saper selezionare, così come selezioniamo gli editori e le agenzie. Il WD è fondamentale in questo, grazie alle testimonianze altrui.

Modificato da AdStr
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1 ora fa, AdStr ha scritto:

Succede lo stesso nel mio, ossia nel ramo dell'intelligenza artificiale. Non hai idea di quanta gente si spacci per esperta di AI, per Data scientist, per Big data expert e chi più ne ha più ne metta. Gente che non sa fare una sega di nulla, che ha letto qualche articolo e che ha pensato bene di sfruttare la richiesta di figure professionali che c'è in questo momento. Nonché di sfruttare la grande confusione e l'ignoranza in materia.

Avendo visto il film A.I. - Intelligenza artificiale, allora potrei spacciarmi per un esperto :asd: : non ci avevo mai pensato. Sempre detto che sono poco furbo :facepalm:

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Il 28/8/2019 alle 16:43, AdStr ha scritto:

Quindi sì, di caproni ce ne sono ma come in tutti gli ambiti. Bisogna saper selezionare, così come selezioniamo gli editori e le agenzie. Il WD è fondamentale in questo, grazie alle testimonianze altrui.

 

Perfetto! Ma potremmo osare di più...

Come scegliere un editor?

Forse sbaglierò, ma la mia idea è questa: leggi qualcosa di suo.

O, meglio ancora, un libro che abbia editato…

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12 minuti fa, Fraudolente ha scritto:

Come scegliere un editor?

Oltre a fare un giro in rete per capire con quali autori e su quali testi ha lavorato, secondo me è indispensabile chiedere una prova di editing su un paio di cartelle, in modo da farsi un'idea del modus operandi

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Buongiorno,

avrei un dubbio da chiarire, e sarei grata se qualcuno potesse fornirmi delucidazioni a riguardo...

se l'editore e l'autore non sono d'accordo su alcune modifiche al testo fatte con l'editing, a chi spetta l'ultima parola?

 

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@Kalija Di regola, l'ultima parola spetta sempre all'autore. Quelle che l'editor fa all'autore del testo non sono altro che proposte di modifica (salvo gli errori formali evidenti, tipo quelli di ortografia).

In pratica, come tutto a questo mondo, dipende molto dai rapporti di forza. Un autore famoso da centinaia di migliaia di copie a botta può tranquillamente mandare a quel paese l'editor, e gli aneddoti in tal senso non mancano. A un autore alle prime armi o che ogni volta suda le proverbiali sette camicie per ottenere una proposta editoriale, consiglierei tatto e prudenza. ;)

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Grazie... okay il tatto, ma sinceramente certe correzioni le trovo peggiorative. Proprio sul ritmo delle frasi, la punteggiatura. Senza contare gli errori che mi sono stati aggiunti, e che ho dovuto risistemare. :s

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Se un lavoro è buono non necessita di editing. Oppure mentre scrivete vi scordate in giro dei personaggi morti? E lo stile è il punto forte della vostra opera, quindi se avete bisogno di correggerlo forse sarebbe meglio lasciar perdere questo lavoro.

La correzione bozze invece si esegue sempre, altrimenti al primo verbo sbagliato ci sono editori che ti buttano via.

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Non dimentico nessun personaggio, scrivo accuratamente, altrimenti probabilmente non mi avrebbero neanche contattato. Se ci sono opinioni costruttive ben venga, altrimenti passo e chiudo 

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2 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Se un lavoro è buono non necessita di editing. Oppure mentre scrivete vi scordate in giro dei personaggi morti? E lo stile è il punto forte della vostra opera, quindi se avete bisogno di correggerlo forse sarebbe meglio lasciar perdere questo lavoro.

Ti vorrei solamente ricordare che Umberto Eco (RIP) si serviva di ben 7 (sette) editor e non so quale sia la tua opinione su Eco come scrittore, ma credo che la maggior parte di noi non avrebbe dubbi nel definirlo uno scrittore professionista. Era un perfezionista, lo possiamo dire, e conosceva una delle prime verità sullo scrivere: nessun scrittore è in grado di vedere le proprie pecche quanto un buon editor.

 

Detto questo, è ovvio che la funzione dell'editor è quello di trovare le eventuali pecche, mentre spetta sempre allo scrittore effettuare le correzioni, proprio per una questione di stile.

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Se un editore non si accolla l'editing di un testo non è un vero editore, pur non essendo a pagamento. Il che non significa automaticamente che l'editing fornito sia di buon livello, purtroppo. Però rinunciarvi in partenza dequalifica l'editore.

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11 minuti fa, Marco Scaldini ha scritto:

Se un editore non si accolla l'editing di un testo non è un vero editore

Per i piccoli editori l'editing è un costo elevato. Talvolta si riesce a far tutto "in famiglia", ma  ciò comporta comunque dei tempi e un impegno che non troveranno mai un corrispettivo adeguato con la vendita dei "nostri" libri.

Per ammortizzare il costo di un vero editing bisogna che l'editore venda molte copie.  

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I romanzi brevi che vengono spediti alle piccole e medie case editrici non necessitano di editing ma spesso di una correzione bozze. Se lo fa, lo fa la casa editrice e gratuitamente o indicando all'autore quale personaggio vuole rendere più partecipe o cose del genere. Di Eco che aveva sette editor ero già a conoscenza quando mi sono iscritto anni fa, ma sta sfuggendo il fatto che lui scriveva romanzi ben articolati e per sua scelta aveva questa miriade di editor. Sarebbe come paragonarsi al team Ferrari perché ha venti meccanici al pit stop. 

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Il 19/9/2019 alle 16:07, Kalija ha scritto:

Grazie... okay il tatto, ma sinceramente certe correzioni le trovo peggiorative. Proprio sul ritmo delle frasi, la punteggiatura. Senza contare gli errori che mi sono stati aggiunti, e che ho dovuto risistemare. :s

Prova a spiegare all'editore le tue perplessità. Magari non le accetterà tutte (forse ritiene corretta la nuova versione oppure la trova più adatta alla sua linea editoriale), ma potreste riuscire a trovare un compromesso accettabile per entrambi. È comunque importante che tu sia felice del risultato finale.

 

Il 20/9/2019 alle 17:47, Edmund Duke ha scritto:

I romanzi brevi che vengono spediti alle piccole e medie case editrici non necessitano di editing ma spesso di una correzione bozze. Se lo fa, lo fa la casa editrice e gratuitamente o indicando all'autore quale personaggio vuole rendere più partecipe o cose del genere. Di Eco che aveva sette editor ero già a conoscenza quando mi sono iscritto anni fa, ma sta sfuggendo il fatto che lui scriveva romanzi ben articolati e per sua scelta aveva questa miriade di editor. Sarebbe come paragonarsi al team Ferrari perché ha venti meccanici al pit stop. 

Sono un editor e mi occupo anche di romanzi brevi, quindi credimi quando ti dico che ciò che hai scritto non è affatto vero. Qualunque testo creativo può avere (e quasi sempre ha) bisogno di editing. Ciò vale a prescindere dalla lunghezza del testo o dalle competenze, conoscenze, fama, esperienza, età, sesso, e qualunque altra discriminante. Puoi essere anche lo scrittore o l'editor migliore del mondo, ma il tuo testo avrà comunque bisogno di essere editato.

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Reputo l'editing fondamentale, come ogni forma di critica costruttiva, sia essa in un testo come in altri aspetti della vita.

Un Editor professionista di una casa editrice, o agenzia oppure freelance è come un allenatore: ottimizza e scopre le potenzialità del tuo modo di scrivere.

Un testo poi, per quante volte riletto dallo stesso autore, non sarà mai perfetto, privo di errori che a un certo punto, almeno per me, diventano invisibili.

Non credo al sacro fuoco che alimenta una penna ma al tanto lavoro che sta dietro a ogni singola parola.

 

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Il 20/9/2019 alle 15:55, Marco Scaldini ha scritto:

Se un editore non si accolla l'editing di un testo non è un vero editore, pur non essendo a pagamento. Il che non significa automaticamente che l'editing fornito sia di buon livello, purtroppo. Però rinunciarvi in partenza dequalifica l'editore.

(y)

 

14 ore fa, Black ha scritto:

Sono un editor e mi occupo anche di romanzi brevi, quindi credimi quando ti dico che ciò che hai scritto non è affatto vero. Qualunque testo creativo può avere (e quasi sempre ha) bisogno di editing. Ciò vale a prescindere dalla lunghezza del testo o dalle competenze, conoscenze, fama, esperienza, età, sesso, e qualunque altra discriminante. Puoi essere anche lo scrittore o l'editor migliore del mondo, ma il tuo testo avrà comunque bisogno di essere editato.

:rosa:

 

Il 20/9/2019 alle 17:47, Edmund Duke ha scritto:

Di Eco che aveva sette editor ero già a conoscenza quando mi sono iscritto anni fa, ma sta sfuggendo il fatto che lui scriveva romanzi ben articolati e per sua scelta aveva questa miriade di editor. Sarebbe come paragonarsi al team Ferrari perché ha venti meccanici al pit stop. 

Questa, perdona, è una colossale stupidaggine. 

Sono in tanti a scrivere 'romanzi articolati', non è certo quello il motivo per cui serve un editor. 

La Ferrari va più veloce delle altre auto (almeno negli ultimi tempi;)), ma anche la scuderia che arriva ultima in tutti i Gran Premi ha bisogno dei meccanici che stringono i bulloni, altrimenti l'auto perde le ruote alla prima curva, proprio come succederebbe alla 'rossa'.

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L'editor non si limita a fare la conta ei personaggi o a verificare le incongruenze. Questa figura serve anche a dare al romanzo, che sia di 200.000 battute o di 800.000 poco importa, un "respiro" migliore, in termini di forma, di ritmo ecc.

Non esistendo una patente di editor, se ne possono trovare di ottimi e di meno bravi, ma questa è una valutazione che non inficia la loro utilità. 

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Un patentino non sarebbe una cattiva idea... :D

O il rischio è che sia l'autore a conoscere meglio certe dinamiche di scrittura rispetto all'editor. 

Questa, almeno, è talvolta la mia impressione.

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La mia perplessità è sulla sequenza di interventi che, anche a buon titolo, finiscono per rendersi necessari o si presume che lo siano. L'editing con il freelance, poi l'editing con l'agenzia, quindi con l'editore. Se posso condividere l'importanza, o meglio la complessità del lavoro dell'editor, dunque accettare senza problemi la sua remunerazione, mi chiedo come questo lavoro di profondo orientamento possa essere compiuto tre volte, in potenza. Già la seconda volta porrebbe in discussione l'operato perfettibile, senza dubbio, dell'autore, almeno quanto il primo editing realizzato. Allo stesso modo il terzo editing andrà a incidere sulla scrittura e sui precedenti interventi. Posso immaginare che, se il primo professionista è stato ineccepibile, il secondo è il terzo dicano "chapeau" e lascino tutto intatto. O che lo faccia il terzo, sui colleghi che l'hanno preceduto. Ma mi viene difficile, perché nel secondo e nel terzo passaggio l'editor ammetterebbe di essere superfluo col suo datore di lavoro, senza contare che, convengo, un libro è sempre modificabile in qualche direzione (che migliori sempre, a ogni collaborazione che si sovrappone, mi pare meno semplice da prendere come assioma). Quindi ammetto un certo mio sconforto: non all'idea di un profondo lavoro con un editor, ma dinanzi all'ipotesi di una riscrittura ripetuta in balia di professionisti di pure alto profilo, ma che dovrebbero in un certo senso replicare per tre volte il già complicato intreccio tra intenzioni, tecniche e poetica, senza mai negare il valore del precedente lavoro sul testo. Per assurdo, se funzionasse in un'ideale progressione, dovrei forse auspicare in un editing ulteriore, il quarto, o arrivare a sette, per sentirmi come Eco? Ovviamente è una boutade. Eco, immagino, disponesse di un team, che credo sia cosa ben diversa rispetto a quanto comporta editare il testo nell'iter paradossale che ho delineato. 

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Il 19/9/2019 alle 23:28, Ljuset ha scritto:

Ti vorrei solamente ricordare che Umberto Eco (RIP) si serviva di ben 7 (sette) editor e non so quale sia la tua opinione su Eco come scrittore, ma credo che la maggior parte di noi non avrebbe dubbi nel definirlo uno scrittore professionista.

 

L'editing è utile se comprende e rispetta – per valorizzarla – l'opera che ha davanti. Ne ho appena concluso uno e per me è stata una collaborazione che ha significato questo. Poi, saltellando qui e là nella discussion, mi pare di capire che i passaggi di editing sarebbero più di uno (il professionista, l'agenzia, l'editore, il correttore di bozze... :bandiera:) e ciò qualificherebbe lo scrittore professionista. Il termine "professionista" a questo punto non mi entusiasma: sbattersi per far soldi, sfruttamento e mercificazione, che a noi scrittori "vecchi", altrove definiti/autodefinitisi "con la parrucca e la dentiera", non andava bene. Meglio l'otium di chi se lo può permettere: le rendite di Alfieri, gli ordini minori di Petrarca, il piacere di scrivere per non vendere a chi non ti sta bene :D (ché poi magari i lettori ti sorprendono, perché la palla nel campo della scrittura è rotonda).

L'editor può sicuramente aiutarti nell'incontrarli, ma se per vendere devo rifarmi il naso, gli zigomi, il taglio degli occhi, le tette, il c.lo... poi magari il libro si trova pure all'autogrill, ma potevo venderci gli hamburger (non come cameriere, intendo :)), e qualche problemuccio d'identità, personalmente, lo avrei. Se il libro, invece, al netto delle purghe per farne un "prodotto", alla fine è un flop e neppure vende, meglio andare a venderci gli hamburger pure come cameriere. E lo dico perché mi pare che tanti autori giovani, con la storia di farne dei "professionisti", alla fine li si brucia.

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3 ore fa, Caty ha scritto:

autodefinitisi "con la parrucca e la dentiera",

Tutto sì, ma la parrucca è veramente degradante e denota scarsa autostima, così come il riporto e via dicendo. Meglio un taglio da militare tedesco.

Ma poi, scusa, perché ce l'hai con i camerieri? O peggio, perché fai capire che vendere i propri libri all'autogrill sarebbe degradante? Nel leggere il tuo post, ho avvertito un misto di militante di sinistra vecchia maniera (con il poster del Che sopra il letto) e una snobb aristocratica.

 

Comunque concordo che un editor dovrebbe aiutare, eventualmente, nella potatura e astenersi dall'estirpare un roseto di BlueMoon per sostituirlo con delle rose rosse.

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