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Marco Scaldini

L'editing è davvero utile?

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13 ore fa, libero_s ha detto:

Se scrivessi un libro mi piacerebbe poterci lavorare con un editor prima di presentarlo a un editore, ma quanto mi costerebbe? Guardando in giro i prezzi degli editor mi pare che il costo sia fra i 4 e i 6 euro, quindi diciamo fra gli 800 e i 1.200 euro. Non è una cifra impossibile, per carità, ma non è nemmeno così irrisoria da poterla tirar fuori a cuor leggero.
E se poi il romanzo rimane lì?

 

11 ore fa, Fraudolente ha detto:

Un bravo editor, volendo, può trasformare una porcheria in un lavoro "leggibile", non credo in un capolavoro. I miracoli non li fa più nessuno...

 

Vero quello che dice @libero_s e vero anche quello che dice @Fraudolente.

Quello che (forse) vi sfugge è che un bravo editor non lavora solo sul libro, ma soprattutto sull'autore. Qualche volta mi è capitato di dire al cliente: "per me, professionalmente parlando, questo libro non è pubblicabile, nemmeno editandolo. Andrebbe riscritto completamente."

Tuttavia, il lavoro di editing, ripeto, mira molto anche a far crescere l'autore. Quel libro non pubblicabile potrebbe non andare, anche se editato al meglio delle mie possibilità: ci deve rimettere mano (e tanta) l'autore, al massimo.

Bene, ma il libro successivo?

Ci metto la mano sul fuoco, sarà meglio. Perché durante l'editing l'autore ha imparato tante cose, ne ha capite altrettante, si è lanciato in un viaggio per conoscere la propria scrittura attraverso occhi esterni. È vero, sono un Editor e si potrebbe pensare che io stia solo tirando l'acqua al mio mulino, non mi offendo se lo pensate. Vi assicuro però che  al 99% solo il valore di "laboratorio" di scrittura di editing vale tutta la spesa, se si vuol fare di un hobby qualcosa di più, o anche solo se si vuole approfondire una passione di sempre.

 

Concludo dicendo che siamo abbondantemente OT; si parlava di risposte degli editori e stiamo parlando di editing. Sposto i messaggi.

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1 ora fa, Renato Bruno ha detto:

Forse, ma ti posso garantire che un conto è mettere mano, correggere e revisionare la memoria scritta che la signora di 65 anni dedica allo zio sindacalista partigiano e piccolo industriale triestino morto quando lei era ancora bambina (infiniti sono i sentieri della scrittura e non fossilizziamoci solo sul romanzo!), altro è spiegare alla trentenne romana che se una azione è antecedente a quella del tempo storico presente richiede i tempi composti. La signora di Trieste si esprime a modo suo e lo fa in forma diretta e si rivolge a me con la piena consapevolezza dei suoi limiti:

Credo che la "tua" signora di Trieste ieri fosse premiata al Montefiore...

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20 minuti fa, Niko ha detto:

Tuttavia, il lavoro di editing, ripeto, mira molto anche a far crescere l'autore.

Sono assolutamente d'accordo con te, infatti nel mio intervento precedente dicevo che lavorare con un editor è un'occasione di migliorare, così come anche un corso di scrittura.

Si tratta di un investimento su sé stessi. Uno lo può fare anche senza alcuna velleità di pubblicazione, vuole imparare a scriver meglio perché si diverte a scrivere, come uno fa un corso di ballo senza per questo pensare di diventare un ballerino professionista.

Tutto dipende da quanto uno può investire su sé stesso per il semplice gusto di farlo. Altro discorso è il puntare alla pubblicazione. In questo caso uno investe sperando in un ritorno. Un investimento non è mai sicuro, ma può essere più o meno avveduto.

Rimane vero quello che diceva @Renato Bruno e cioè che anche per un editor esperto è difficile dire a priori cosa troverà spazio nel mercato editoriale e cosa no e rimane vero il fatto che ci sono porcherie pubblicate e libri discreti o perfino buoni che non trovano la strada per la stampa.

 

 

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2 minuti fa, libero_s ha detto:
30 minuti fa, Niko ha detto:

Tuttavia, il lavoro di editing, ripeto, mira molto anche a far crescere l'autore.

Sono assolutamente d'accordo con te, infatti nel mio intervento precedente dicevo che lavorare con un editor è un'occasione di migliorare, così come anche un corso di scrittura.

Si tratta di un investimento su sé stessi. Uno lo può fare anche senza alcuna velleità di pubblicazione, vuole imparare a scriver meglio perché si diverte a scrivere, come uno fa un corso di ballo senza per questo pensare di diventare un ballerino professionista.

Ieri ho chiacchierato con Rita Coruzzi( http://www.edizpiemme.it/autori/rita-coruzzi), con la quale mi sono già "incrociato"  diverse volte ad alcune manifestazioni. Pubblica con Piemme e sostiene che il suo successo sia dovuto all'originalità, nel senso etimologico, e alla bellezza delle storie che "racconta". Condivido la sua opinione: se sei bravissimo ma la trama è così così, meglio lasciar perdere. Poi, però, ci vuole l'arte, cioè conoscenza di lingua e stile. Basta? Col piffero! Bisogna anche che il tuo prodotto incontri la domanda di mercato: vedi, ad esempio, la "pruriginosa" biografia di un noto calciatore. Non ho alcuna intenzione di leggerla, ma mi piace immaginarmela come se fosse stata scritta da Trilussa...

La conoscenza di lingua e stile è uno dei requisiti fondamentali e, a parte il suddetto decadimento della borghesia (e chi è senza un divano in casa?) di @Renato Bruno, per "ovvi" motivi, la critica e l'aiuto di un buon professionista dell'editing, non uno di quelli che si preoccupano soltanto di spremere il limone, non può essere che di conforto e di aiuto. Non è difficile pubblicare, e neppure vincere inutili patacche a qualche concorso, ma è difficilissimo pubblicare un bel libro...

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Mio stimato ( e non lo affermo per piaggeria) @Renato Bruno

 

grazie per questo illuminante ed esaustivo intervento.

Purtroppo leggo che, da addetto ai lavori, confermi il dubbio che riguardo al tema in oggetto, nutrivo ahimè da tempo.

 

Viviamo un tempo di progresso che chiamiamo tale  per un paradosso linguistico, non è l'unico termine infatti della nostra contemporaneità a godere di tale scambio truffaldino di senso.

Mi viene da pensare, a esempio, all'impiego attuato del termine "libertà" vantato come valore identificante di talune forze politiche, presenti nel nostro paese negli ultimi trent'anni.

 

Ignoranza, approssimazione, superficialità e pigrizia mentale sono il pane quotidiano del nostro sistema scolastico, ciò che ci circonda viene da lontano e quanto abbia prodotto lo testiamo ogni giorno (con eccezioni rare) nella società che ci circonda, senza grandi distinzioni di settore e umane attività.

 

E' divertente l'esempio della signora romana, aspirante romanziera, che ci illustri.

Ma è un ridere a denti stretti, perché reca il segno tangibile di questo tempo, dell'oscurità medievale assai prossima a una nuova barbarie in cui versiamo.

 

Sono ormai un vecchio  arnese  nostalgico e disilluso, inguaribile e anche in poco addolorato,

 

Un saluto amico mio.

 

 

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37 minuti fa, Nightafter ha detto:

Sono ormai un vecchio  arnese  nostalgico e disilluso, inguaribile e anche in poco addolorato,

Mai buttarsi giù, Highlander... O sbaglio?

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6 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Mai buttarsi giù, Highlander... O sbaglio?

 

 

alla mia età è uno dei pochi diritti inalienabili :D

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Bisogna saper scegliere. C'è chi fa l'editor perché come autore ha fallito ed è passato al lato oscuro della forza al solo scopo di racimolare qualche spicciolo a un emergente come lo era lui e chi lo fa di professione da una vita. Di gente così ne ho conosciuta, non è che scrivo per sentito dire. In questo caso, non ha nulla in più dei blogger, agenti e editori a pagamento vari. Qui ho letto che Umberto Eco ne aveva ben sette. Non dico quindi che non serva, ma che va interpellato quello giusto (finanze permettendo).

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12 ore fa, Niko ha detto:

Concludo dicendo che siamo abbondantemente OT; si parlava di risposte degli editori e stiamo parlando di editing. Sposto i messaggi.

Ormai non c'è più neppure bisogno che gli mandiamo un messaggio: @Niko ci anticipa telepaticamente. Stavamo giusto per dirgli che, avendo la discussione preso una piega diversa dal sondaggio inizialmente proposto, forse sarebbe stato il caso di spostare gli interventi in questa ed ecco che, come per magia... Puff! Ci siamo ritrovati qui.:)
Ma dove lo trovate un community manager che anticipa le vostre intenzioni? Ditecelo!

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@Niko Dopo aver letto l'ultimo post di @Aporema Edizioni , completamente innocuo, di fatto una lode spiritosa della tua efficienza, sono rimasto basito nello scoprirvi tre freccette rosse (sono tre nel momento in cui scrivo). Ora, va bene che le freccette lasciano il tempo che trovano, però ci terrei molto a frequentare una community in cui non girino troll imbecilli che si divertono a sfogare le loro frustrazioni tramite mezzi infantili che però, alla lunga, avvelenano l'ambiente. Se fosse richiesto di motivare i giudizi negativi, sarei davvero curioso di conoscere le motivazioni addotte dai tre geni in questione. Il sospetto è che si tratti di qualcuno che ha ricevuto un rifiuto dalla CE e se l'è legata al dito, per esempio.

A beneficio di tutti, ritengo che sarebbe utile monitorare con maggiore severità l'uso delle freccette, particolarmente di quelle rosse, e procedere con severità nei confronti di chiunque abbia tempo da perdere con attività di tale insulsaggine.

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In effetti, caro @L'antipatico , pure noi siamo rimasti basiti, perché se in altre discussioni le nostre posizioni schiette, un po' polemiche e per alcuni addirittura provocatorie, potevano dar adito a qualche freccetta disapprovazione, questa volta francamente non ci pareva di aver offeso nessuno... Però, visto che l'editing lo facciamo di mestiere, e di editing appunto si sta parlando in questa discussione, siamo andati a rileggerci il post, chiedendoci: "Vuoi vedere che stavolta abbiamo toppato? Non sarà che il testo è stato editato male e noi volevamo dire una cosa, ma in realtà se ne capisce un'altra?" Ma, francamente, anche dopo diverse riletture, non ci pare che le cose stiano così.

Come diceva il Divo, allora, "a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca"; perciò l'ipotesi da te ventilata, e riferita a qualcuno che abbia mal digerito un nostro rifiuto alla pubblicazione, forse non è campata in aria, specie se si considera che, proprio in questi giorni, abbiamo purtroppo dovuto fornire una serie di responsi negativi a chi ci inviava il suo manoscritto. Oppure non siamo noi a stare sulle scatole a qualche utente, bensì il nostro @Niko, arbitro severo ma imparziale, e il fatto che noi l'abbiamo in qualche modo elogiato per il suo lavoro non è stato apprezzato, o magari addirittura scambiato per piaggeria.
Le freccette rosse, anche se, come dici tu, lasciano il tempo che trovano, feriscono l'animo di chi, volontariamente e a titolo del tutto gratuito, cerca di dare un contributo concreto alla vita del forum. Quando però, com'è accaduto in altre situazioni, sono seguite da uno straccio di motivazione, perlomeno ti spingono a un esame di coscienza e, se serve, anche a un po' di autocritica. In questo caso però, davvero non sappiamo cosa pensare. Forse dovremmo semplicemente riderci sopra, ma si tratterebbe comunque di un riso amaro, perché il Writer's Dream non è Facebook e la libertà d'espressione e di critica andrebbero sempre coniugate, oltre che con l'educazione, con il buon senso.  

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6 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

 perché il Writer's Dream non è Facebook

e meno male che non è Facebook! Che se lo conosci, lo eviti.

Bravo.

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Intervento di moderazione

 

@Aporema Edizioni @L'antipatico Sinceramente, anche a noi dello Staff non è ben chiara la ragione dei punti rossi.

Come sapete, lo Staff è conoscenza dell'identità di chi mette le freccette rosse e ricordo ai diretti interessati che inserirne "a caso" è passibile di richiamo.

In ultimo, ricordo a @L'antipatico che esiste sia un pulsante "Segnala allo Staff" sia un sistema di messaggistica privata: la prossima volta, per favore, contattaci privatamente, per evitare di innescare inutili polemiche e/o contro segnalazioni ulteriori (per la cronaca: avvenute).

In questo caso specifico annullerò tutti i punti negativi dati ad Aporema che, ai nostri occhi, appaiono senza ragione. Chi volesse metterci la faccia e spiegare perché l'ha messo, può rispondere (assicurandosi che il suo intervento abbia un senso), con toni civili e pacati. In caso contrario considererò chiusa qui al questione.

 

Grazie a tutti per la collaborazione.

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Seppur la questione è evidentemente così lontana dall’argomento del topic e nonostante gli epiteti offensivi (troll imbecilli), di cui ancora non comprendo perché siano concessi, senza alcun tipo di provvedimento, rispondo all’appello lanciato dallo staff del Writer’s Dream, per spiegare il mio punto di vista (anche se non ritenuto doveroso) e volendolo fare nei toni più pacati possibili, chiedo la cortesia e il buon senso di non replicare al mio messaggio (in quanto poi spero che le posizioni di tutti sulla questione siano ben chiare, magari non condivisibili, ma almeno più distinte).

Quindi, “il genio” in questione ha ritenuto il messaggio di @Aporema Edizioni (preferendo essere quanto più sintetica possibile) carico di “piaggeria”, cioè ricco di adulazione nei confronti di chi, in questo caso, riveste un ruolo definibile “superiore” (Comunity Manager). Secondo il mio punto di vista, gli “arrampicatori sociali”, che tendono a ingraziarsi chi detiene “il potere decisionale”, andrebbero “scoraggiati” facendo intuire loro che solo con il “merito” si riesce a progredire.

 

Il 2/10/2018 alle 00:34, Aporema Edizioni ha detto:

Ma dove lo trovate un community manager che anticipa le vostre intenzioni? Ditecelo!

 

Per rispondere, invece, alla domanda del topic reputo l’editing, non solo utile, ma anche indispensabile.

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@Valentina Iusi Grazie del tuo parere, apprezzato. In questo caso, suppongo e credo che Aporema abbia fatto sola una battuta.

Chi frequenta questa piattaforma da più di te, poi, sa che la piaggeria nei confronti dello Staff è inutile, se non dannosa (Aporema, vecchia guardia del forum, questo lo sa). Non esiterei un attimo a richiamare la stessa @Aporema Edizioni qualora superasse la linea del buonsenso.

Per questo agli occhi di chi conosce Aporema e lo Staff (e me in particolare) sono sicuro abbia preso l'intervento per quello che è, una battuta. Anche perché in parecchi mi prendono in giro per il mio essere "stakanovista", da qui il soprannome "StakaNiko" che mi hanno giocosamente affibbiato  in Staff.

 

Visto che è nato tutto da una sciocchezza e che i toni si stanno scaldando anche troppo, direi che dopo queste dovute precisazioni possiamo ritenere chiuso l'argomento e tornare in topic. Come sempre, rimango a disposizione per eventuali e ulteriori chiarimenti in privato, qualora qualcuno lo reputi necessario.

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Fatto sta che è bastato rivolgersi allo staffer di cui si sono tessute le lodi per annullare i "dislike". Ok, torniamo in topic: a me una volta l'editing lo hanno fatto ed era solo una correzione di bozze. È stata opera dell'editore e del tutto gratuita, però col tempo ho scoperto dove sta la differenza tra mettere un accento e rendere un paragrafo più digeribile. Se serve? Sì, però se fatto da uno di quelli che lavora per i grandi editori. Chi più spende, meno spende.

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Come già accaduto  in altre occasioni, quando la questione diventa "personale", e quindi non più inerente al tema specifico, svesto i panni di socio amministratore di Aporema, per vestire quelli di persona che si assume in toto le proprie responsabilità.

58 minuti fa, Valentina Iusi ha detto:

chiedo la cortesia e il buon senso di non replicare al mio messaggio

Eh no, cara signora @Valentina Iusi , lei lancia delle accuse precise (piaggeria e adulazione) e non può negare a chi ne è fatto oggetto il diritto di difendersi.

Due brevi ma indispensabili note autobiografiche. Chi le parla ha buttato in un cassetto la tessera di giornalista, proprio perché ha sempre mantenuto la schiena dritta non si è mai piegato davanti a niente e a nessuno. Mi sarebbe bastato dire anche solo un mezzo "sì", per entrare in redazioni dove lo stipendio è inversamente proporzionale alle proprie capacità e alla quantità di lavoro svolto. Ma la professione di giornalista, ovvero cercare e dire sempre la verità, era per me un qualcosa di sacro e perciò, di fronte a pressioni e tentativi di condizionamento, ho preferito cambiar mestiere.
Quindi, se permette, non venga a parlare a me di merito o di meritocrazia, né tanto meno di volontà di ingraziarsi qualcuno, perché le assicuro che proprio non è il caso: i miei ex "colleghi" lacchè in questo momento sproloquiano, tranquilli e lautamente pagati, dalle colonne di qualche giornale o dai microfoni di qualche emittente, mentre io mi ingegno, giorno per giorno, su come sbarcare il lunario.
Spero che la sua freccetta rossa sia stata solo un errore di comprensione e che le sia sfuggito, nonostante apparisse chiaro a tutti, il tono scherzoso del precedente intervento.
Chiarito tutto questo, di certo non mi rimangio quanto ho scritto e ci tengo a sottolineare comunque che, al di là delle battute, la mia stima e la mia considerazione nei confronti di @Nikosono davvero molto elevate e non vedo perché dovrei astenermi dal manifestarle in pubblico. Stiamo parlando di un giovane che ha meno della metà dei miei anni e più del doppio della mia saggezza; mantiene i nervi saldi in situazioni dove invece il mio sangue ribolle dallo sdegno e, proprio perché ho una certa esperienza, capisco quanto siano rare tali qualità.
Ora, se lei reputa che io stia dicendo tutto questo solo per "ingraziarmelo" e ottenere da lui favori o benefici (chissà quali, poi!), è libera di farlo, ma sappia che se davvero nella mia vita avessi voluto leccare piedi (o altre parti anatomiche), avrei avuto ben altre e assai più remunerative occasioni per farlo. 
P.S.

Chiedo a scusa, sempre a Nikoe a tutti gli altri utenti del forum, se per l'ennesima volta non sono riuscito a tenere la bocca chiusa; ma beccarmi, anche se in modo civile e garbato, del "leccapiedi" proprio nel giorno del mio compleanno, era un regalo che davvero non sentivo di meritare. 
P.P.S.
Viva l'editing e tutti quelli che vi si dedicano con amore e sana passione, autori o editor che siano!

Modificato da Alexmusic
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1 ora fa, Niko ha detto:

In ultimo, ricordo a @L'antipatico che esiste sia un pulsante "Segnala allo Staff" sia un sistema di messaggistica privata: la prossima volta, per favore, contattaci privatamente, per evitare di innescare inutili polemiche e/o contro segnalazioni ulteriori (per la cronaca: avvenute).

 

Perdonami @Niko , mea culpa. In effetti, mi ero scordato del tasto "segnala allo staff" (anche perché è invisibile finché non ci si passa sopra col mouse). La prossima volta farò senz'altro uso di quello. ;)

Chiudo.

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Intervento di moderazione

È l'ultimo intervento garbato e senza conseguenze (intese come richiamo a punti).

Il prossimo intervento che riguarderà materia non inerente alla discussione in corso sarà sanzionato con un richiamo ufficiale.  Non faccio nomi, ma vale per tutti.

Proibito come sempre rispondere a questo intervento in pubblico.

Il prossimo messaggio deve riguardare l'utilità o meno dell'editing.

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2 ore fa, Laura S ha detto:

Sì, però se fatto da uno di quelli che lavora per i grandi editori.

Sarebbe come dire che gli altri l'editing non sanno farlo, o lo fanno male? E che per essere "bravi", bisogna per forza lavorare per un grande editore?
Prendiamo atto di questa sua opinione, suffragata del resto da alcuni meravigliosi testi che hanno visto la luce ultimamente, a opera delle cosiddette BIG, stralci dei quali sono stati riportati anche in questo forum, quali esempi di prosa forbita e superba.

Per quanto riguarda la nostra modestissima esperienza, spesso più un editore è grande, più al suo interno è costretto ad accettare dal politico o dal potente di turno, a tutti livelli (editing compreso), raccomandati, nipoti e figli di, i quali a volte, grazie al cielo, sanno comunque svolgere il proprio lavoro, altre volte un po' meno.
In redazione abbiamo ricevuto curricula di editor, che dicevano di aver lavorato per questa o per quell'altra importante CE, cosa che abbiamo verificato corrispondere a verità.
Bene, forse sarebbe sufficiente postare in questa discussione l'eccellente materiale che ci hanno inviato a titolo di campione, @Laura S, per farle cambiare idea.

 

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Concordo con ogni parola che ha detto  @Niko. e mancando dal forum da molto non intendo allisciare nessuno.:D

Quando ho fatto fare l'editing del mio libro non ho trovato solo chi mi ha corretto punteggiatura e consecutio temporis, ma chi con calma mi ha spiegato dove sbagliavo spingendomi a superare degli handicap, più che altro mentali e sbagliati, ed a dare più respiro a ciò che scrivevo. Ho imparato a riconoscere i miei errori, a cercare di superare quei limiti che mi ero data io stessa. L'editing è utile? No è necessario affinché ciò che scrivi non solo abbia una buona forma ma sia compreso ed a volte anche apprezzato da chi legge.

Chi legge ciò che scrivi non ti conosce, non sa che storia avevi in testa quando scrivevi quel libro, che sentimenti volevi trasmettere. Non sa assolutamente nulla, sei tu che devi prenderlo per mano e farlo entrare nel tuo mondo, qualunque esso sia: saggistica, narrativa, fantasy, thriller....

Da che farsi fare l'editing del libro ? Onestamente non lo so. La prima persona con la quale mi sono interfacciata mi ha insegnato tanto, ha solo commesso l'errore di pretendere che io cambiassi completamente il mio stile di scrittura. Nel bene e nel male è il mio, lo puoi limare, migliorare, rendere più arioso ma non stravolgerlo. Non sarebbe più il mio. Scrivo gialli, non possono diventare saggi. L'altro è entrato meno nel profondo ma anche qui ho imparato e so che continuerò ad imparare..

Spero di non essere andata fuori tema, ma per una serie di motivi non ho potuto leggere tutti i post e mi sono fermata solo all'ultima pagina,. Mi premeva però vendervi, assolutamente  gratis, xD la mia esperienza.

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Molta gente si accende per un nonnulla... Io prendo atto invece che secondo la celeberrima Aporema è meglio rivolgersi a un piccolo editore con un bravo editor che a un grande editore con un pessimo editor. Peccato che alla fine contino le vendite. Se degli editor che lavoravano per un grande nome hanno inviato a voi un curriculum, forse è perché sono stati cacciati a pedate proprio per gli ultimi pessimi lavori, stando a quanto da voi scritto. Mi sa che non vi siete resi conto di esservi dati la zappa sui piedi con questo commento. Allora è meglio passare la notte con me che somiglio a Pina Fantozzi che con Charlize Theron perché lei è una fredda, mentre io una passionale. Quanti uomini saranno d'accordo? :huhu:

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8 ore fa, Laura S ha detto:

Io prendo atto invece che secondo la celeberrima Aporema è meglio rivolgersi a un piccolo editore con un bravo editor che a un grande editore con un pessimo editor.

Questa è una tua deduzione. Non mi pare che Aporema si sia espressa in questo modo. Ha semplicemente detto che non sempre vale l'equazione: grande editore = bravo editor. 

8 ore fa, Laura S ha detto:

Peccato che alla fine contino le vendite.

Questo invece è tutto un altro discorso, ampiamente trattato e dibattuto in altre discussioni qui nel forum, alle quali ti consiglio di dare un'occhiata.
Qui si sta parlando dell'utilità dell'editing. 

 

8 ore fa, Laura S ha detto:

Allora è meglio passare la notte con me che somiglio a Pina Fantozzi che con Charlize Theron perché lei è una fredda, mentre io una passionale. Quanti uomini saranno d'accordo? 

Questa infine mi lascia molto, ma molto perplessa.  Il paragone non mi sembra che regga.

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Siamo appena usciti da una diatriba e forse non sarebbe il caso di accenderne un'altra, ma davanti a palesi inesattezze non si può far finta di nulla. Nel 1933 il filosofo Benedetto Croce pubblicò un "Elogio della Polemica", attraverso il quale ne lodava gli indubbi vantaggi in tema di progresso del pensiero. Ovviamente la condizione imprescindibile di tale progresso era e rimane quella che i contendenti non giochino sporco, travisando ad arte le affermazioni dell'avversario, mettendogli in bocca frasi che non ha detto o traendo conclusioni, falsamente logiche, al posto suo... Esattamente il contrario di quello a cui assistiamo ogni giorno nei vari talk show, lo sappiamo.

Ma qui non siamo in un talk show. Qui siamo in un forum di amanti della scrittura, dove le parole sono pietre, sì, ma per costruire un qualcosa, non da lanciare in faccia agli altri.

Per questo, come già le è stato fatto notare da @Melanie , cara @Laura S , ci teniamo a dirle che noi non abbiamo mai scritto da nessuna parte che

18 ore fa, Laura S ha detto:

è meglio rivolgersi a un piccolo editore con un bravo editor che a un grande editore con un pessimo editor

Questa è una conclusione alla quale è arrivata lei, non noi.
Se proprio avessimo dovuto esternare qualcosa a riguardo, imitando la comica banalità di Catalano in "Quelli della notte" di Arboriana memoria, avremmo piuttosto scritto che "è meglio essere pubblicati da un grande editore con un bravo editor, che da un piccolo editore con un cattivo editor". 
Ma nel caso un autore fosse costretto a scegliere  (e a volte succede, mi creda) dovrebbe chiedersi "preferisco che il mio libro sia ben editato e abbia un minor successo di pubblico, oppure che, anche se editato alla carlona, venda un sacco di copie?". Qui entrano in gioco i valori morali che ciascuno è libero di attribuire alla propria esistenza. Se l'aspetto economico è quello che conta, l'autore, badando al portafoglio, di sicuro opterà per la seconda scelta, fregandosene bellamente se della sua prosa approssimativa resterà imperitura testimonianza.

Riguardo poi al "tirarsi la zappa sui piedi" di cui lei parla, francamente non capiamo a cosa si riferisca. Intendeva forse dire che, a causa di quello che abbiamo scritto, la nostra reputazione scenderà, ci invieranno meno manoscritti e meno autori vorranno pubblicare con noi? Beh, se si tratta di autori che fraintendono in partenza il nostro modo di lavorare e la nostra etica aziendale, ci verrebbe da rispondere "meno male!".
Sorvoliamo infine sul paragone tra seduzione femminile e seduzione editoriale, perché pure noi non ne comprendiamo il significato, oltre che l'opportunità.

 

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35 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

"preferisco che il mio libro sia ben editato e abbia un minor successo di pubblico, oppure che, anche se editato alla carlona, venda un sacco di copie?"

 

Peraltro andrebbe ribadito (per l'ennesima volta) che l'equazione grande editore = grandi vendite è una fantasia tipica di chi non conosce il mercato editoriale. E meno che mai è valida per un autore esordiente, che non può contare su un pubblico di lettori già fidelizzati.

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16 minuti fa, L'antipatico ha detto:

Peraltro andrebbe ribadito (per l'ennesima volta) che l'equazione grande editore = grandi vendite è una fantasia tipica di chi non conosce il mercato editoriale. E meno che mai è valida per un autore esordiente, che non può contare su un pubblico di lettori già fidelizzati.

Confermo: il grande nome non equivale a successo assicurato o vendite stellari.

Equivale piuttosto e un potenziale molto maggiore rispetto a una piccola casa editrice. Che poi questo potenziale venga sfruttato (non solo dall'autore, ma anche dalla grande CE) è tutt'altra cosa. Vengono pubblicati tanti esordienti anche tra i Big, eppure pochi di questi si aggiudicano un posto da scrittore professionista negli anni.

L'editoria, dice Murakami, è un grande ring su cui è facile salire. Non ci sono regole restrittive per provare a fare a cazzotti con la folla che c'è sopra al tappeto: il difficile è rimanerci...

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https://www.linkiesta.it/it/article/2018/11/16/wu-ming-e-la-terranova-scrivono-nella-stessa-lingua-i-loro-editor-impa/40154/

 

Articolo che critica le scelte di alcuni editor odierni. Questa la parte più succosa.

 

Leggendo qua e là, sbattendo il cranio sullo stipite della biblioteca e mandando a cagare il libraio – possibile che non ci sia uno che osi una scrittura smodata e non modesta, uno che rischi la vita in un avverbio, uno che ci sorprenda? Perché poi non sorprendiamoci se per i liceali un racconto di Raymond Carver è già un rebus, una sciarada del nonsense – mi convinco che il ‘Super Editor’, quello che sadicamente sodomizza il genio e governa gli editor frustrati delle frustranti case editrici, abbia abborracciato delle norme valide per tutti, l’abbecedario dell’ottimo editor. Indago – è così. Così, dall’amico dell’amico dell’amico di un editor di quelli giusti, che lavora presso un editore-transatlantico, quelli che ti arredano la crociera bibliografica delle cretinate, riesco a estorcere il fatidico decalogo. Eccolo.

a) Scrivere tendenzialmente in prima persona, dando spago ai sentimenti superficiali del proprio fegato; altrimenti, optare per una terza persona non troppo ingombrante;

b) Descrivere il più possibile, in ‘presa diretta’, senza alcuna profondità;

c) Scrivere ciò che ‘si sente’, ciò che ‘si vede’, dimenticando che la scrittura è l’arte dell’allusione, dell’elusione, dell’analogia (non scrivo ciò che sento, ma il dolore che voglio far provare al lettore; non scrivo ciò che vedo, ma ciò che potresti vedere anche tra dieci secoli, indago l’imperituro);

d) Dare, cioè, priorità alla trama più che alla forma, non conta come scrivi ma cosa scrivi, il come è accessorio, il cosa te lo dice l’editore;

e) Usare frasi brevi (meglio) o lunghe (è uguale), purché siano insapori (cioè: assenza di una ‘urbanistica’ della frase, di una ‘topografia’ del capoverso; scrivere, lo sappiamo, non è un gesto ‘immediato’, ma strategico, non s’improvvisa la costruzione di una capitale né la disposizione di un esercito, pensate alla struttura grammaticale di Henry James: ma chi è in grado di leggerlo, oggi, James?);

f) Usare concetti riconoscibili, affinché il lettore non si senta spaventato ma compreso – compreso nelle proprie attese più stupide;

g) Stimolare l’empatia al posto dell’antipatia, essere simpatici e non repellenti (perché la repulsione è il metro della grande scrittura – leggere Thomas Mann o Dostoevskij provoca scatti d’ira e di rifiuto; leggere è una danza: prima si calpestano i piedi allo scrittore, poi se ne comprende il ritmo, la seduzione);

h) Intavolare il ‘dialogo’, interpellare il lettore (al contrario, la grande scrittura è imperiale, impietosa, assoluta: pretende l’obbedienza del lettore, perché lo scrittore si offre al lettore, dandogli in pugno l’ascia)

Modificato da Rewind
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  • Grazie 1

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@Rewind Molte cose condivisibili.

10 minuti fa, Rewind ha detto:

d) Dare, cioè, priorità alla trama più che alla forma, non conta come scrivi ma cosa scrivi, il come è accessorio, il cosa te lo dice l’editore;

e) Usare frasi brevi (meglio) o lunghe (è uguale), purché siano insapori 

Però potevano evitare di riferirsi direttamente alla 

Spoiler

Non posso fare nomi, si sa, ma avevo in mente un editore il cui nome è composto di due parole (non italiane) e la seconda finisce in -ton.

 

  • Grazie 1

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7 ore fa, Rewind ha detto:

Usare concetti riconoscibili, affinché il lettore non si senta spaventato ma compreso

 

7 ore fa, Rewind ha detto:

Stimolare l’empatia al posto dell’antipatia, essere simpatici e non repellenti 

Aggiungerei:

Rifarsi a stereotipi classici e ben collaudati, rassicuranti come la mano di n vecchio amico.

 

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@Rewind che dire, ho letto l'articolo e non posso che essere d'accordo, si sta andando verso una banalizzazione della scrittura, e sempre più spesso le grandi case editrici guardano più ai guadagni che a un libro inteso come opera d'arte, basti pensare agli youtubers, tutti scrittori per le maggiori case editrici.

L'editing è necessario, senza dubbio, ma dovrebbe essere sempre fatto dalle case editrici, perché è la casa editrice che nell'infinità dei manoscritti che riceve deve saper riconoscere il potenziale "genio" o "artista", lo "Scrittore" e così mettersi al suo servizio,  poi è una scelta libera e personale quella di affidarsi a un editor prima di presentare il proprio libro a una casa editrice.

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