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Marco Scaldini

L'editing è davvero utile?

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Una delle preoccupazioni maggiori di un esordiente è quella di ricevere editing dalla casa editrice. Qualcuno addirittura se lo procura a pagamento prima di sottoporre il proprio testo a un editore. Si tratta davvero di un passaggio così necessario?

Racconto un paio di esperienze al riguardo. Un mio romanzo deve essere pubblicato da una grande casa editrice. Ma prima, sostiene il direttore editoriale, ha bisogno della revisione da parte di una editor di cui si fida molto. Me ne parlano, mi regalano un paio di suoi libri da leggere perché possa rendermi conto di quanto sia brava. Si tratta di una autrice di chicklit; ora io rispetto tutti i generi letterari e sono contento che esista la chicklit che fa vendere tanti libri e aiuta l'industria editoriale. Però non è il mio genere e dopo venti pagine del primo libro lo chiudo per non riaprirlo più. D'altra parte, mi dico, se è una brava editor non avrà problemi anche ad affrontare il mio libro, che è un giallo/noir. E in aggiunta io non sono nessuno, la casa editrice è una big, perciò anche se avessi delle rimostranze mi asterrei dall'avanzarle.

Intanto devo aspettare un anno, poiché la suddetta è impegnata su un altro libro che la sta assorbendo molto. Bene, penso, è una che si dedica anima e corpo al suo compito. Quando però tocca a me se la sbriga in poco tempo, non mi contatta mai durante il lavoro per consultarsi con l'autore e scodella il suo prodotto già in versione definitiva. Risultato: qualche cambiamento (a mio giudizio) inutile e alcuni inserti nella trama di chiara ascendenza chicklit, che nel mio romanzo stonano come un cappotto a Ferragosto. Mi chiedo (ma è una domanda retorica): se invece che dell'opera di uno sconosciuto si fosse trattato di un romanzo di Malvaldi, Carofiglio o De Luca, l'editor si sarebbe permessa un comportamento simile? Ciliegina sulla torta: con acribia filologica detta editor si è pure dedicata a espungere dal testo la maggior parte dei congiuntivi.

Andiamo all'opposto. Qui posso pure fare il nome visto che ne parlo bene: Sergio Calzone (che adesso credo abbia aperto una casa editrice per conto proprio) quando deve affrontare l'editing di un mio libro, e stavolta parliamo di una casa editrice piccola, lo fa con estrema umiltà, senza nessuna presunzione di superiorità. Qualunque cambiamento è concordato con l'autore e il testo ne esce migliorato e per niente stravolto.

Concludendo: non è ovviamente una regola ma ritengo che nei confronti dell'esordiente l'editor, specialmente di una casa editrice importante, possa ritenersi superiore all'autore, con risultati dubbi.

Mi piacerebbe ascoltare altre testimonianze su esperienze con gli editor.

PS Mio figlio, quando gli ho fatto leggere la versione stampata del romanzo di cui sopra, me lo ha restituito pieno di sottolineature blu. C'è voluto del bello e del buono per convincerlo che i congiuntivi non li avevo sbagliati io bensì l'editor...

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Dalle due esperienze che riporti è ovvio che nessuno vorrebbe un editor della prima specie e tutti lo desidererebbero della seconda...

Penso che il primo sia un caso molto particolare e concordo sull'opinione che se l'autore avesse avuto un nome altisonante di certo il trattamento sarebbe stato diverso.

Con tutto ciò sì, l'editing è fondamentale.  E va fatto seguendo la metodologia del secondo esempio.

Si dice - e non credo sia una leggenda metropolitana, perché la fonte era un articolo di Tuttolibri - che il compianto Eco pretendesse che le sue opere fossero riviste da sette, dico sette, editor di sua fiducia, prima di essere avviate al processo di stampa.

Esagerazioni o leggende che siano, l'editing è necessario anche quando l'autore scrive divinamente.  Bisticci di parole, buchi narrativi, incongruenze, semplici refusi... le possibilità di errore sono quasi infinite e anche se ti chiami Eco, dopo un certo numero di volte che rileggi le tue pagine non li vedi più.  

Ne parlavo poco tempo fa in un topic di un'altra sezione, lamentandomi di come le opere di certi giallisti nordici pubblicate da una big da qualche tempo non ricevano più un editing dopo la traduzione.  Mi riferivo in quel caso a un giallista islandese, i cui romanzi da tre o quattro anni a questa parte contemplano svarioni inqualificabili.  Dal momento che la traduttrice è sempre la stessa (immagino che non esistano tantissime alternative per quella lingua) e gli errori hanno iniziato a manifestarsi solo negli ultimi romanzi, credo che il motivo possa essere solo uno...

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@Marcello

Qui ci scontriamo con un altro problema: l'editing costa. Fino a non troppi anni fa ho fatto il traduttore editoriale, e le mie traduzioni venivano sempre riviste da un editor, una volta ultimate. Ma con l'aria che tira adesso non stento a credere che la spesa dell'editing per il testo della traduzione sia stata tagliata. Mi è capitato di leggere ultimamente una traduzione dall'inglese pubblicata da una casa editrice di altissimo profilo e prestigio (libri dalla copertina blu di piccolo formato...) che faceva letteralmente rizzare i capelli in testa.

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19 minuti fa, Marco Scaldini dice:

@Marcello

Qui ci scontriamo con un altro problema: l'editing costa. Fino a non troppi anni fa ho fatto il traduttore editoriale, e le mie traduzioni venivano sempre riviste da un editor, una volta ultimate. Ma con l'aria che tira adesso non stento a credere che la spesa dell'editing per il testo della traduzione sia stata tagliata. Mi è capitato di leggere ultimamente una traduzione dall'inglese pubblicata da una casa editrice di altissimo profilo e prestigio (libri dalla copertina blu di piccolo formato...) che faceva letteralmente rizzare i capelli in testa.

Hai ragione, l'editing costicchia. Ma devi considerare che l'Editor (sempre nell'ottica di un editor serio) spende ore e ore nella revisione di un romanzo. Certo, dipende dal romanzo stesso, ma di solito in mezza giornata non riesco a editare più di una trentina di pagine. Poi se voglio lavorare alla cazzo di cane potrei farne anche cento, di pagine al giorno. E mi sa che è il primo caso che hai citato.

Discorso diverso per la traduzione: i prezzi sono ancora più alti!

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57 minuti fa, Marco Scaldini dice:

Ma con l'aria che tira adesso non stento a credere che la spesa dell'editing per il testo della traduzione sia stata tagliata

Era proprio ciò a cui mi riferivo...

Arriviamo all'eccesso in cui in uno di quei romanzi la protagonista (che lo è solo in quel libro della serie, mentre negli altri fa qualche sporadica apparizione)ha un nome che potrebbe attagliarsi sia a un uomo che a una donna e purtroppo i pronomi e gli aggettivi che le si riferiscono sono accordati una volta al femminile e un'altra al maschile, con evidente spaesamento del lettore.  A evitare quel disastro sarebbe bastato anche una semplice correzione di bozze...

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Comunque se l'editor mi sbaglia i verbi (cosa che anche a me è successa, ma in un contesto di microeditoria, che in seguito a quell'episodio ho abbandonato a gambe levate) io mi licenzio pure da MondazzoGeMS senza un battito di ciglia. 

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@Niko

Non equivochiamo: io sono fermamente convinto che l'editor debba essere adeguatamente retribuito, è un lavoro intellettuale di alto profilo e come tale va pagato. E' la micragna delle case editrici che non apprezzo. Uno dei motivi per cui non faccio più il traduttore editoriale è appunto la scarsità del compenso a fronte del lavoro di traduttore che (se ben fatto) richiede tempo e competenza.

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Dipende dal testo e dall'editor, ovviamente la qualità si paga (neanche tantissimo, se ci pensate).
In realtà posso dire che a volte l'autore può fare "l'editor di se stesso". Per capirci, più di una volta testi interessanti ma con problemi di forma/struttura/trama a cui abbiamo detto di no ci sono stati ripresentati dopo un'attenta rilettura da parte dell'autore, con ottimi risultati. Ovviamente bisogna essere bravini, avere tempo e, sopratutto, pazienza.
 

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5 ore fa, Nativi Digitali Edizioni dice:

In realtà posso dire che a volte l'autore può fare "l'editor di se stesso". Per capirci, più di una volta testi interessanti ma con problemi di forma/struttura/trama a cui abbiamo detto di no ci sono stati ripresentati dopo un'attenta rilettura da parte dell'autore, con ottimi risultati. Ovviamente bisogna essere bravini, avere tempo e, sopratutto, pazienza.
 

Fondamentalmente sono d'accordo, ma come fate a essere certi che i suddetti autori non si siano rivolti privatamente a qualche editor prima di riproporvi il testo rivisto?

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1 ora fa, Lizz dice:

che i suddetti autori non si siano rivolti privatamente a qualche editor prima di riproporvi il testo rivisto?

Se no che ci stiamo a fare noi? :asd:

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Io penso che l'editing sia fondamentale e che sia un investimento doveroso soprattutto per l'emergente che voglia autopubblicarsi; in teoria, inviando il proprio manoscritto a una casa editrice, e quest'ultima accettando di pubblicare il suddetto, questo passaggio non dovrebbe sussistere, in quanto la stessa casa editrice, seria e professionale, dovrebbe investire tempo anche nella revisione del futuro romanzo. Purtroppo mi è spesso capitato di leggere romanzi di case editrici piccole le quali, vuoi per svariati motivi, non hanno dato dovuta attenzione al manoscritto, e il risultato è stato molto scadente. Questo però esula dall'argomento e implicherebbe una discussione sulla presunta serietà di molte realtà editoriali. Ritornando al punto di partenza, sì, a mio avviso l'editing è essenziale, anche quando il romanzo è scritto bene. E' meglio che un libro venga letto da più persone, per trovare incoerenze che, magari, nella testa dell'autore suonano corrette ma che, in realtà, creerebbero poi confusione al lettore. Ovviamente, l'editing ha un costo, perché, se fatto seriamente, richiede molto tempo.

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Sì, è fondamentale. Ed è anche un grande gesto di umiltà che l'autore deve riuscire a fare. Avere buone idee e riuscirle a esprimerle nel modo più corretto sono due cose diverse. Senza considerare gli effetti collaterali del legame emotivo che l'autore crea con certe parti del testo (frasi, personaggi...) e che fanno perdere obiettività su cose "secondarie" come la coerenza della trama, il carattere dei personaggi, i tempi. Legame che invece un editor non ha. Ha invece quella neutralità che permette di leggere con distacco, e professionalità, trovando ciò che non funziona e spesso migliorando quanto invece è già buono (anche solo mettendo una semplice virgola in un dialogo). Quel distacco che a volte un autore riesce ad avere quando rilegge il suo testo ad esempio dopo mesi e si ritrova a dire: cos'è 'sta roba! (come capitato alla sottoscritta).

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Cita

Si dice - e non credo sia una leggenda metropolitana, perché la fonte era un articolo di Tuttolibri - che il compianto Eco pretendesse che le sue opere fossero riviste da sette, dico sette, editor di sua fiducia, prima di essere avviate al processo di stampa.

 

Marcello, ti confermo che è vero. Conosco uno dei sette, è stato il mio caporedattore per qualche anno quando collaboravo per un giornale locale.

 

Ogni editor ha ovviamente una sua sensibilità e stile. Ci sono autori bravi e meno bravi e editor bravi e meno bravi. Dal mio punto di vista l'editing ideale è quello fatto in sinergia con l'autore. L'editor, un po' come il traduttore, dovrebbe entrare in sintonia con l'autore. Poi dipende sempre dai rapporti di forza. Immagino che l'autore sconosciuto ed esordiente non abbia molta voce in capitolo se pubblica per una Big.

 

In generale comunque l'editor esterno serve sempre per fare un buon editing.

 

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53 minuti fa, Lorenzo Sartori dice:

Marcello, ti confermo che è vero. Conosco uno dei sette, è stato il mio caporedattore per qualche anno quando collaboravo per un giornale locale.

Ecco, fantastico!

Grazie Lorenzo, ne sono molto felice.

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On 27/6/2016 at 15:01, Lizz dice:

Fondamentalmente sono d'accordo, ma come fate a essere certi che i suddetti autori non si siano rivolti privatamente a qualche editor prima di riproporvi il testo rivisto?

Touché :D diciamo che in generale l'editing serve molto, anche se poi lo fa comunque l'editore. È obbligatorio pagare un professionista prima ancora di inviarlo in valutazione? Certo che no. Ma può essere utile? Di solito sì, esistono però soluzioni alternative.

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Vi riporto la mia esperienza che però è ancora incompleta ma non si sa mai: dunque, ho deciso di far editare il mio ultimo romanzo e ho contattato uno scrittore affermato che svolge anche servizi di editing. Per sua stessa ammissione, essendo impegnato in mille altre cose, non accetta tutti ma solo quei testi che suscitano il suo interesse. Detto questo, ha accettato di editare il mio romanzo e ha stimato un tempo medio di due mesi circa e un costo che (non so se posso dirlo) va oltre le 1000 euro, tanto per dare un'idea. A settembre, una volta ultimato il lavoro, vuole vedermi per discuterne apertamente e nel caso in cui riuscissi a recepire i suoi consigli e le sue strategie (e soprattutto ad accettare le sue correzioni), se farò un bel lavoro, mi aiuterà anche a piazzarlo nelle giuste CE, a quanto dice. 

Per ora di più non posso scrivere, magari a settembre farò un aggiornamento sul tema.

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5 minuti fa, Beppecoraggio dice:

va oltre le 1000 euro, tanto per dare un'idea

Un'idea molto relativa, dal momento che non conosciamo il numero delle cartelle...

 

7 minuti fa, Beppecoraggio dice:

e soprattutto ad accettare le sue correzioni)

Non avrebbe molto senso, mi pare.  

Farsi fare un editing - per una cifra comunque non indifferente - per poi non prenderlo in considerazione... cui prodest?

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Guarda, le pagine sono all'incirca 325 ma so che il costo dell'editing viene calcolato, appunto, su cartelle con determinati criteri che non ricordo. Mi pare comunque che questa persona chieda 6 euro a cartella, più o meno

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Il 29/6/2016 alle 23:25, Beppecoraggio ha detto:

Mi pare comunque che questa persona chieda 6 euro a cartella, più o meno

La media è 3-5. 

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On 26/6/2016 at 18:14, Marcello dice:

Bisticci di parole, buchi narrativi, incongruenze, semplici refusi... le possibilità di errore sono quasi infinite e anche se ti chiami Eco, dopo un certo numero di volte che rileggi le tue pagine non li vedi più.  

Parole sante, @Marcello !
Comunque non si può capire quanto sia faticoso il lavoro di editing fino a quando uno non si cimenta nell'impresa. Credevo fosse più semplice e rilassante rispetto allo scrivere vero e proprio, invece ho scoperto che è almeno tre volte più faticoso, specie se lo fai con scrupolo e dedizione. A causa dell'educazione che ho ricevuto, io tratto la roba degli altri con maggior cura rispetto alla mia. Se applico questa norma alle cose materiali, figuriamoci se non la devo applicare alle opere dell'ingegno, che spesso richiedono molto più sforzi e fatica prima di vedere la luce! Detto in parole povere, posso essere indulgente con me stesso quando scrivo, ma non posso esserlo con altri. 
In ogni caso, se una pischella di editor dovesse togliere i congiuntivi a un mio lavoro e sostituirli con verbi sbagliati, la mia cavalleria, la mia tolleranza e perfino la mia non violenza andrebbero a farsi benedire: le farei fare il giro del globo a calci nel sedere, di qualsia forma e dimensione la signorina ne fosse dotata.

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@Niko  Hai perfettamente ragione, pensa che mi ha pure fatto lo sconto. Sicuramente vuol far pesare anche il suo nome. Comunque se alla fine mi aiuterà davvero a ottenere ottimi risultati, non mi pentiro di  aver speso tutti quei soldi

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On 29/6/2016 at 11:35, Nativi Digitali Edizioni dice:

È obbligatorio pagare un professionista prima ancora di inviarlo in valutazione? Certo che no

Assolutamente no.

 

On 29/6/2016 at 11:35, Nativi Digitali Edizioni dice:

Ma può essere utile? Di solito sì, esistono però soluzioni alternative.

Io sono sempre per il no. Al di là del lavoro assolutamente discutibile che operano alcuni sedicenti professionisti (informatevi molto bene su chi sarà nel caso il vostro interlocutore e sulle sue referenze), noi lavoriamo su tutti i testi che pubblichiamo, nessuno incluso. E se quanto riceviamo è stato editato dall'autore, da un freelance o per nulla, poco importa.

Questa settimana l'ho trascorsa a ribaltare un saggio che pubblicheremo in autunno, e che teoricamente era già passato attraverso le mani di un editor; ecco, diciamo che sarebbe uno da sconsigliare....

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1 ora fa, JaV dice:

noi lavoriamo su tutti i testi che pubblichiamo, nessuno incluso. E se quanto riceviamo è stato editato dall'autore, da un freelance o per nulla, poco importa.

Già, ma questo vale per te che operi all'interno di una casa editrice di un certo respiro.

Anche i piccoli e piccolissimi editori - seri - lavorano su ogni testo, ma se in una casa editrice chi fa l'editor deve anche rispondere al telefono e preparare i pacchi da spedire, ecco che ricevere un manoscritto che non sia da riscrivere di sana pianta fa molta differenza.

 

Fermo restando che su questo:

1 ora fa, JaV dice:

lavoro assolutamente discutibile che operano alcuni sedicenti professionisti

sono perfettamente d'accordo con te.

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On 29/6/2016 at 01:02, Alexmusic dice:

@MarcelloIn ogni caso, se una pischella di editor dovesse togliere i congiuntivi a un mio lavoro e sostituirli con verbi sbagliati, la mia cavalleria, la mia tolleranza e perfino la mia non violenza andrebbero a farsi benedire: le farei fare il giro del globo a calci nel sedere, di qualsia forma e dimensione la signorina ne fosse dotata.

 

A me è capitato che un editor mi correggesse dei passaggi che erano perfettamente corretti. Quando mi ha ripresentato il testo editato gli ho risposto l'equivalente di un "Ma che cavolo stai dicendo, Willis?" e gli ho fatto rimettere la frase come stava, ma c'è da dire che altre cose nello stesso contesto le aveva corrette a ragione.

Il punto comunque non è se l'editing serva: l'editing serve, è l'editing fatto a mentula canis che è inutile. (E poi, proprio nella peggiore delle ipotesi, serve almeno una correzione di bozze, perché gli autori sono notoriamente ciechi ai propri refusi).

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Correzione di bozze e editing sono due cose profondamente diverse, tant'è che nelle case editrici medio-grandi vengono svolte da persone differenti.

Quando edito un manoscritto non correggo i doppi spazi o altri redazionali, ma penso a forma e struttura.

E mi capita di modificare o stralciare frasi che nelle opinioni dell'autore erano assolutamente corrette; ma esattamente a queste serve il processo di editing, ovvero a volgere uno sguardo oggettivo a un testo, quello che chi scrive non potrà mai avere.

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