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Alberto Tosciri

Ancora oggi

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Ancora oggi

 

Ancora oggi provo orrore per quanto mi accadde in un dato periodo della vita che si presume debba essere governato dal raziocinio temperato dall’esperienza e anche, oso dire, dalla fede, forse una fede in un dio tanto buono quanto implacabile,  assente dalle nostre tentazioni e disperazioni.

Ma non voglio tergiversare con queste mie elucubrazioni anche perché, vindice la mia malattia, sento che i ricordi acuiscono ancora di più il peso  verso l’imminente fine e l’inesorabile, eterno castigo.

Mi chiamo Ismael Tobias Russel e un tempo compii studi ed ebbi ambizioni da avvocato. Fui inviato a esercitare il mio mandato, dopo un tirocinio presso uno studio della capitale, nella cittadina di Damienville, un ricco centro commerciale dove presumevo non mi sarebbe mancato il lavoro. Alloggiai presso la pensione della signora Alice Meddy, un’anziana vedova solitaria. La pensione era un vecchio palazzo coloniale con un giardino all’interno, una cosa inusuale, come inusuale era il fatto che, per tutto il periodo che alloggiai in quella pensione, io fossi l’unico affittuario. Ma allora non ci facevo caso, impegnato a procacciarmi il lavoro, frequentando all’uopo il circolo dei notabili, intrattenendo rapporti con alcuni colleghi già affermati e alcuni piuttosto anziani. Il primo periodo a Damienville fu un alternarsi di inviti mondani e salotti, la qual cosa non mi dispiaceva, potendomi permettere di vivere senza lavorare grazie all’eredità che i miei mi avevano lasciato.  

Fra i vari argomenti di discussione, mi veniva  rivolta la domanda su dove alloggiassi e alla mia risposta notavo che coloro che si trovavano intorno a me tacevano per un istante, cambiando poi argomento all’unisono, come di comune accordo. Non diedi eccessivo peso alla cosa, non ne avevo motivo; la signora Meddy era molto premurosa nei miei confronti: provvedeva alla tenuta della stanza, alla colazione e ai pasti, era molto discreta, non vedevo alcunché di cui lamentarmi. Inizialmente pensai che questo silenzio al pronunciare il suo nome fosse dovuto a qualche trascorso della donna: le cittadine di provincia sono fonte inesauribile di pettegolezzi. Un giorno conobbi il dottor August J.Trobb, originario di Damienville ma residente in città. Veniva per curare certi suoi affari per i quali serviva un consulto professionale e me lo presentarono. Mi invitò a pranzo a casa di una sua vecchia zia, dove abitava, per poter discutere con calma. Dopo pranzo, il dottor Trobb posò sul tavolo uno scarabeo dorato delle dimensioni di un cofanetto, lo aprì e cavò da dentro una presa di tabacco da fiuto che gustò con particolare dedizione e piacere, chiedendomi se volessi gradire. Al mio cortese rifiuto sorrise placidamente e riprese a parlare «... e… siete alloggiato..?»

Come gli diedi la risposta il dottor Trobb fu scosso da un accesso di tosse, sua zia, molto anziana, posò sgraziatamente sul tavolo un vassoio di dolcetti che stava portando con tanta delicatezza.

Quando passò l’attacco di tosse, coadiuvato da un  generoso sorso di rhum, notai che il dottor Trobb aveva assunto un altro atteggiamento e mi guardava di sottecchi. «Ah! Bene! Molto bene! Parleremo alla mia prossima venuta della questione alla quale vi avevo accennato…»

Mi resi conto che si stava gentilmente liberando della mia consulenza, volli vederci chiaro una volta per tutte e schiarendomi la voce a mia volta ardii domandare se  potesse essere così cortese da volermi illuminare circa i silenzi e gli sguardi che avevo notato presso tutti i luoghi in cui mi recavo, davanti alla rivelazione del luogo dove alloggiavo.

«Vuole dunque spiegarmi? Comincio a essere stanco di questo atteggiamento della città, a dire il vero. Io sono straniero qui e…»

«Ecco: questo è il punto.»

«Bene!», volli imitare il tono del mio antagonista. «Abbiate la compiacenza, se non chiedo troppo, di volermi dare spiegazioni in merito».

Il dottor Trobb sospirò. Sua zia gli urlò: «August! Non vorrai..!»

Trobb si alzò scaraventando il tovagliolo a terra, andò verso la finestra del salotto, pregò la donna di uscire dalla stanza, cosa che fece di malavoglia, lanciando sguardi torvi.

«Dunque», chiesi, «vogliate spiegarmi…»

«Giovanotto, io non vi devo nessuna spiegazione.»

Mi alzai alquanto esagitato. «No. Io la pretendo. Ho l’impressione di essere oggetto di eccessiva quanto inopportuna attenzione quando rivelo il luogo dove abito. Ne deduco che a esso o alla sua proprietaria, peraltro donna onesta e tranquilla a mio parere, sia legata qualche storia di dominio pubblico che non mi si vuol dire e nella quale io, mio malgrado sono coinvolto. Desidero dunque sapere…»

«No». Lo sguardo di Trobb era cattivo, ma allo stesso tempo sembrava divertito.

«Posso solo dirvi di cambiare alloggio. Al più presto. Prima… »

«Prima..?»

«Prima che vi perdiate. Non posso dire altro. Vi prego di uscire da questa casa».

Tornai alla pensione in stato di angoscia. Evitai gli sguardi di alcune persone che conoscevo e che sembravano seguirmi con compatimento.

Mi affacciai alla finestra della mia stanza, che dava sul giardino interno, sormontato da alte mura. Vidi un gatto nero accovacciato presso una siepe,  confinante con un pezzo di terra sormontato da giganteschi alberi che impedivano ai raggi del sole di toccare la terra, rendendola buia e umida. Il gatto sollevò gli occhi verso di me fissandomi. Sentii come un brivido, inspiegabilmente.

Una mano minuscola uscì per un attimo dalla siepe ad accarezzare il gatto. Aveva dita bianche come la luna, le immaginavo fredde, non ne capivo il motivo. Sentii un altro brivido pervadermi il corpo, uno strano malessere mi pervase, la vista mi si ottenebrò. Quando guardai di nuovo nel giardino, il gatto e la mano erano spariti.

Quella notte dormii poco e male, un sonno intervallato da sogni lucidi, sudore, arsura. Mi svegliai diverse volte per bere voluttuosamente dalla caraffa d’acqua. Il mattino scesi in cucina dove la signora Meddy mi aveva allestito una buona colazione. Avrei voluto chiederle qualcosa, ma tergiversavo, mi rendevo conto che le mie domande sarebbero state inopportune.

«Signora Meddy: possedete un gatto nero?»

«Lo avete visto?»

«Sì…» risposi, ma il tono della signora Meddy mi parve troppo amorevole per riferirsi solo a un gatto.

«Andate pure a trovarlo…» continuò con tono mellifluo. «Sapete: è così solo, poverino!»

Mi venne un altro brivido, ma lo sguardo e il viso della donna erano così buoni che mi invogliarono ad alzarmi e seguire il suo consiglio. Poche volte mi ero addentrato nel giardino. Era piuttosto vasto. Mi diressi nel punto dove avevo visto il gatto e… quella mano bianca.

Mi voltai verso la porta della cucina: la signora Meddy annuiva sorridendo.

Oltrepassai la siepe. Forse svenni, non ricordo. Mi ritrovai circondato da alte pareti di rampicanti, la vista del cielo preclusa.

Sembrava così naturale che quel fanciullo dai lunghi capelli biondi accarezzasse il gatto.   

«Chi… sei?» domandai a fatica.

«Mi vuoi?», rispose sorridendo e quel sorriso cominciò a uccidermi. Ansimavo, il cuore era impazzito. Ma non riuscivo, non volevo andarmene. C’era un odore meraviglioso: ritengo che alle porte dell’Eden alberghi un odore simile, per lenire le pene di noi mortali. Se fossi morto in quel momento sarei stato l’uomo più felice del mondo.

«Lo so che mi vuoi Ismael. Vieni», disse il fanciullo tendendo la sua mano bianca. Il mio nome nella sua bocca era quanto di più bello avessi mai sentito in tutta la mia sfortunata vita.

Mi ritrovarono che vagavo alla periferia di Damienville, dopo giorni che nessuno mi vedeva. Questo dissero i miei soccorritori, ma non fui mai in grado di spiegare cosa mi fosse successo. O meglio: non volli.

Sto per giungere alla fine eppure non riesco a confidare nemmeno alla scrittura ciò che mi accadde. Mio unico conforto: guardare le polverosi siepi dei giardini del manicomio e sperare di vedere quella mano, sentire quella voce che mi chiami, ancora una volta…

 

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Buona serata @Alberto T.per puro caso sono entrato il questo racconto, spinto dal titolo "Ancora oggi" fino all'ultimo non sapevo che eri tu l'autore. Scoprendo che eri tu, mi sono detto. Ecco il perchè di questa scrittura piacevole ed intuitiva, tanto chiara che non è necessario consultare internet o un vocabolario per sapere cosa sia scritto. Quando si scrive cosi chiaro e semplice si può commettere qualsiasi errore, tanto non conterebbe niente messo al confronto del contenuto stesso, una sola ci terrei che tu mi spiegassi, sempre nei limiti del possibile. Esiste un tuo motivo per scrivere: « Dio » in minuscolo come lo hai scritto tu?

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Buona serata caro @flambar

Ti ringrazio tanto per le tue bellissime parole circa questo mio racconto. Il tuo apprezzamento vale per me più di un premio letterario, che non ho mai preso e non prenderò mai... tanto più che sto piano piano chiedendo la cancellazione di tutti i racconti che avevo inserito nel WD; ne ho già fatti cancellare un centinaio, ma ce ne sono ancora altrettanti... piano piano dovrò richiedere di togliere anche quelli...

Questo che hai letto forse non posso cancellarlo, perché a suo tempo era stato considerato e inserito nella sezione fra i migliori  racconti del WD, assieme a quelli di tanti altri bravi utenti. È una sezione particolare e ben studiata ed è un onore esservi inclusi.

Dovrei chiedere allo Staff se possibile la cancellazione, ma non lo chiederò, non ha più importanza ormai. Ci sono anche altri miei  racconti nei migliori e  il fatto che tu @flambar  abbia letto  e apprezzato questo, mi ha fatto molto piacere.

 

In quanto alla tua giusta domanda:

18 ore fa, flambar ha scritto:

una sola ci terrei che tu mi spiegassi, sempre nei limiti del possibile. Esiste un tuo motivo per scrivere: « Dio » in minuscolo come lo hai scritto tu?

Sì, un motivo c'è. Il  protagonista sta parlando in prima persona ed è un uomo, poi diventato matto, che non crede in Dio, per cui lui nomina una divinità a vanvera, immaginando che esistano tanti dei, uno vale l'altro. E io da piccolo cristiano penso: visto che per quest'uomo esistono tanti dei, che per me non sono dei ma eventualmente spiriti del demonio o cose del genere, io come quest'uomo nomina questi dei che io non considero dei, li scrivo minuscolo... 

Il protagonista alla fine ottiene una risposta ai suoi perversi sogni e al suo comportamento incontrando quello stano fanciullo, che è una creatura diabolica che asseconda i suoi desideri, portandolo a una sorta di pazzia...

 

Spero di aver chiarito i tuoi dubbi, amico mio.

 

Ciao

 

Alberto

 

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Caro @Alberto T.Perdona la mia contrarietà alla decisione di cancellare i tuoi racconti da WD ammenochè tu li voglia conservare meglio, se è cosi sono d'accordo con te. Scusami non vorrei essere frainteso ma quando si è in possesso di un talento come il tuo niente si deve perdere e abbiamo l'oblico di conservare quello che si crea. Difatti impariamo a scrivere proprio con l'intenzione di facilitare la trasmissione delle nostre scoperte alle future generazioni.  

Spesso in passato;  per colpa di fatti orribili che ho visto e tuttora mi tormentano anche io chiedevo "Dio dov'è", questa  domanda mi ha ossessionato per anni, alla fine ho preso consapevolezza che è estremamente stupido porsi questo interrogativo. Giacchè nessuno  è all'altezza di giudicare o criticare l'operato  di Dio onnipotente.  Oh! anche io ho dei dubbi sulla sua esistenza ma per non incorrere in errore è di buon gusto credere che esista per d'avvero. Ti augurio un buon fine settimana e  tanta fortuna.

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@Alberto T. anche a me è piaciuto molto il tuo racconto, e giacché non è il primo che leggo posso affermare, come @flambar, che ti fai leggere con piacere e scorrevolezza, non sono riuscita a quotare un paio di piccolissimi dubbi e alla fine ho deciso di rinunciare al cavillo (non ne valeva la pena). Mi vedo però costretta a chiederti: perché la cancellazione dei racconti? Lasciarli in rete è il vero modo per salvarli. A meno che una Casa Editrice non ti abbia promesso la pubblicazione e quindi suggerito la cancellazione o per motivi strettamente personali che ti portino a rinnegare ciò che hai scritto non vedo altri motivi validi. Certo avrai i tuoi,   ma rifletti bene prima di decidere in tal senso. Ritengo sia un peccato

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@flambar  Grazie, sei troppo gentile nei miei confronti...

Anche io, quando ero nell'Esercito, ho assistito a eventi tristi che fanno parte della vita di chi veste un'uniforme. Ho perso molti amici e stavo per andarmene anche io. Forse sarebbe stato meglio. Ma vedi, pur nella mia imperfezione e ignoranza ho continuato a sperare e confidare in Dio. Cose che oggi non si possono dire...

Vedi, nella società attuale, e nella rete c'è una discreta rappresentazione di questa società,  non ha importanza che tu sappia scrivere bene o male. Puoi scrivere come Manzoni, Pavese o Buzzati,  per citare tre  vecchi scrittori che amo, ma se quello che scrivi, le idee che rappresenti non piacciono, se le parole che metti in bocca ai tuoi personaggi o le tue osservazioni sulla vita divergono dalle idee generali  circa le concezioni di vita di oggi, uno è  fuori dal giro in tutti i sensi, a prescindere.
 

@Adelaide J. Pellitteri  Ti ringrazio tanto per il tuo apprezzamento. Assieme a quello di @flambar  mi ha fatto molto bene e dato serenità.

Mi chiedi il motivo per il quale richiedo la cancellazione dei miei racconti?  Prima o poi qualcuno me lo avrebbe chiesto... Ti dico subito che mi è dispiaciuto e mi dispiace moltissimo farlo, specie di tutti gli MI ai quali ho partecipato, ma anche dei semplici racconti. Ho partecipato a 119 MI e ne ho vinto 18... sono stato giudice 18 volte, forse 19,  ora non ho accesso al mio archivio,  è in una memoria esterna al pc... alcuni racconti erano considerati buoni, a giudizio di molti...

Ho nel mio archivio tutti i racconti, assieme a tutti i commenti che a suo tempo ricevetti, molto utili in fase di revisione.

Io non ho mai cercato Case Editrici e nessuna Casa Editrice  mi ha mai chiesto niente. Una volta sola, a dire la verità, anni  e anni fà mi mandò una mail qualcuno della Salani, interessato a un mio racconto, ma io non risposi; era un periodo in cui non usavo il pc in quanto avevo mia madre ricoverata in ospedale... un'occasione buona mancata forse, pazienza. I motivi per cui sto togliendo quanto ho scritto in quasi dieci anni sono personali, anche se in parte li ho esposti a @flambar .

È inutile scrivere decentemente se gli ideali che rappresenti non sono più di moda, c'e sempre qualcuno che si lamenta, che si allarma, a mio parere  senza motivo, ma sai, di questi tempi non si può dire che il re è nudo... è una chiacchiera da fare solo al  bar...  Ma io non ho mai frequentato i bar...

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2 ore fa, Alberto T. ha scritto:

le idee che rappresenti non piacciono, se le parole che metti in bocca ai tuoi personaggi o le tue osservazioni sulla vita divergono dalle idee generali  circa le concezioni di vita di oggi, uno è  fuori dal giro in tutti i sensi, a prescindere.

Capisco bene di cosa parli, rischiamo di essere anacronistici? Io dico che originalità è solo essere se stessi e non piacere per forza ai più (piacere solo a qualcuno è più che sufficiente). Io che ho una stima infinita per le donne e che ho scritto un libro sul "potere" che stanno perdendo, sono stata scambiata per antifemminista. Spero di non essere andata in OT. In bocca al lupo. 

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@albertoTCiao Alberto, è la prima volta che ti leggo, il racconto si legge con grande piacere, è una scrittura chiara fluida,  bei dialoghi, bella l'idea, le descrizioni e come porti avanti la storia, incuriosendo e facendo palpitare. Ho trovato molta sensibilità nel descrivere i personaggi lasciando intuire pensieri ed emozioni nascoste, e come fai emergere il dolore del protagonista. Mi ha profondamente commosso.

Sei molto bravo, ora che ti ho scoperto mi dispiacerebbe non trovare più i tuoi racconti su Wd

A presto 

D

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Grazie anche a te @Delphine le tue parole di apprezzamento per il mio racconto mi hanno fatto davvero molto piacere.

Oltre ai tuoi e agli altri consigli di lasciarli ho ricevuto anche qualche mail a tal proposito di carissimi amici/amiche che mi hanno detto di non cancellare più.

Questo mi ha commosso e lo dico così, alla buona, consapevole di essere una persona normale, modesta, di media cultura, senza nessuna ambizione nel campo della scrittura, senza nessuna pretesa di insegnare qualcosa a nessuno, ma anzi, di cercare di apprendere, perché non si finisce mai di imparare.

Ho attraversato un bruttissimo momento, ma la scrittura è sempre stata il mio unico conforto, l'unica cosa che abbia mai avuto nella mia vita.

A causa di questo brutto momento, preso dall'amarezza,  una grande amarezza, volevo eliminare tutti i miei testi messi nel WD in 10 anni e ho cominciato a chiedere la cancellazione di tutto quanto, a blocchi di 10 - 15 testi alla volta, così come si butta l'immondizia.

Sono un tipo meticoloso, ero un militare, e so di aver richiesto la cancellazione di 119 racconti  nei Messaggi d'Inchiostro e 34 racconti in Narrativa.

Mi rimanevano altri 38 racconti da cancellare... ci sto ripensando, ci ho ripensato...

Ho ripreso a fare qualche commento in Narrativa, una volta mi piaceva farlo, una scusa per scrivere. Forse un giorno  tornerò a scrivere  anche qualcosa di mio...

Non so...

 

Ciao.

 

Alberto

 

 

 

 

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1 ora fa, Alberto T. ha scritto:

consapevole di essere una persona normale, modesta, di media cultura, senza nessuna ambizione nel campo della scrittura, senza nessuna pretesa di insegnare qualcosa a nessuno, ma anzi, di cercare di apprendere, perché non si finisce mai di imparare.

L’ umiltà è una dote rara. 

Quello che posso dirti è che L’aver sperimentato  le arti a livello amatoriale, mi ha sempre  reso la vita più bella è più emozionante, il desiderio di esprimermi e la condivisione, con gli altri e la voglia di imparare e anche di volare un po’.in fondo. Per il resto,  siamo tutti migliorabili e perfettibili.

Io aspetto qualche tuo nuovo racconto😉

 

 

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@albertoT

3 ore fa, Alberto T. ha scritto:

Questo mi ha commosso e lo dico così, alla buona, consapevole di essere una persona normale, modesta, di media cultura, senza nessuna ambizione nel campo della scrittura, senza nessuna pretesa di insegnare qualcosa a nessuno, ma anzi, di cercare di apprendere, perché non si finisce mai di imparare.

L’ umiltà è una dote rara. 

Quello che posso dirti è che aver sperimentato le arti a livello amatoriale, mi ha sempre  reso la vita più bella ed emozionante, il desiderio di esprimermi e la condivisione con gli altri, la voglia di imparare e anche di volare un po’... In fondo. Per il resto,  siamo tutti migliorabili e perfettibili.

Io aspetto con ansia qualche tuo nuovo racconto. 

Buon serata

A

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