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Lizz

[MI 81] Il Museo di Creta

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Prompt di Mezzogiorno
(A) Come quadro-oggetto appeso a una parete, ma ha una facoltà straordinaria (ad esempio può apparire o scomparire, oppure parlare, oppure può muoversi, oppure è in grado di uscire dalla cornice ecc...).
commento: 

“Ed ecco a voi Il Condottiero, mirabile opera di Antonello da Messina, realizzata con tecnica ad olio nel 1475. Ammirate il suo sguardo intenso, la mascella volitiva, la postura dritta e fiera...”
Margret, la guida, si lascia sfuggire un sospiro impercettibile e mi lancia un’occhiata languida. Sono quasi certo che sia infatuata di me. È una bella ragazza: i capelli scuri, intrecciati attorno alla nuca, le risaltano gli occhi chiari, e la sua figura formosa ha fianchi che promettono di generare un’infinità di figli maschi. Se non fossi promesso a Demetra per l’eternità (ma, soprattutto, se Demetra non mi stesse lanciando occhiate di fuoco proprio in questo momento dall’altro capo della stanza), potrei persino pensare di farle l’occhiolino  e, perché no, un complimento sulle sue mirabili forme.
Margret mi sta letteralmente mangiando con gli occhi: sento l’olio che mi si scrosta dalla tavola, tanto è intenso il suo sguardo. Se solo il Demiurgo, per una volta, spostasse Demetra in un’altra stanza...

Non posso resistere: per un istante distendo la mia mascella serrata, caratteristica distintiva di ogni intrepido condottiero, e lancio un sorrisino a Margret: tutto per lei. Demetra non si accorgerà di niente, ha la visuale coperta dalla classe di marmocchi in visita al Museo, tutti stretti al Filo d’Arianna di cui la guida stringe un’estremità, e tutti impegnati a guardarsi attorno per scegliere l’opera d’arte da profanare nell’istante in cui Margret abbasserà la guardia.
Non che questi giovanotti siano molto originali: per la maggior parte si tratta di appiccicare gomme da masticare sotto alle cornici dei quadri, per vedere se questi perdono le staffe e iniziano a insultarli a grandi gesti, o di solleticare il naso alle statue per farle starnutire e far venir loro qualche crepa.
Per fortuna, la visita ad ogni stanza è breve, e nessuno degli studenti può staccarsi dal Filo di Arianna per troppo tempo, o rischia di perdere per sempre la via nel Museo di Creta. Ma c’è sempre lo sciocco che rischia la vita sperando nell’onore di una bravata, questo lo sapete anche voi.
Ed eccone uno che si stacca, di soppiatto, dalla cordicella dorata, e si avvicina alla mia cornice. Quando ce l’ho ben di fronte, stringo le labbra in una smorfia sprezzante, e indurisco lo sguardo per mostrargli che non ho paura; poi lo distolgo: non lo considero mio pari. Non per questo non mi accorgo, però, che mi ha appena appiccicato una gomma da masticare alla cornice.
Quando si allontana, riporto lo sguardo su di lui e sogghigno: il ragazzino si guarda attorno, spaesato. Eppure pensava di essersi distratto solo per qualche istante. Invece il suo gruppo è scomparso.
Il bambino è perduto.

Ogni tanto, la notte, rispunta qualche studente spaventato nella stanza mia e di Demetra. Non si fa più beffe delle opere intrappolate nel museo, allora. Cerca di fare il carino e chiedere informazioni, il poveretto. Non sa che le opere serbano rancore mille volte più degli umani, e che mai nessuno di noi gli indicherebbe la via d’uscita.
D’altra parte, come potremmo? Il Museo di Creta viene sciolto e riplasmato ogni giorno dal Demiurgo, il suo creatore. Quando scocca la mezzanotte, negli atri del museo si ode un forte scrosciare d’acqua, come di acquazzone estivo, e ogni cosa inizia a liquefarsi. Prima leggere gocce di acquerello color terracotta iniziano a tamburellare sulle statue, plic, plic, plic...
Poi le pareti iniziano a ripiegarsi su se stesse, e i soffitti si squarciano, rivelando lampi di stelle. Ogni opera viene inghiottita, compressa, reimpastata crudelmente. Sento goccioline umide di olio separarsi dai pigmenti colorati, che tremano senza radici sulla tavola che geme. Sento il chiodo che mi intrappola al muro penetrarmi nella carne, e per qualche istante mi illudo di esistere, di riguadagnare le mie gambe per poter fuggire da questo continuo fare e disfare che è il Museo. La sofferenza culmina in un crescendo di scricchiolii che ricordano i quartetti d’archi che ospitavo nella mia mansione, le ultime resistenze del salice che ho fatto abbattere nelle Americhe per sostituire l’albero maestro della mia nave, le ossa spezzate dei nemici...  e diventa così grande, culmina in un urlo disumano che pare quello di Demetra, e io non so cosa fare per proteggere la mia donna, e le mie orecchie sanguinano pigmenti neri finché perdo conoscenza. Il giorno dopo, rinvengo in un’altra stanza. Sempre appeso al muro, sempre con Demetra di fronte. A volte siamo soli, a volte  qualche altra opera viene introdotta ad interrompere la nostra privacy.
Non dimentichiamo le sofferenze della notte appena trascorsa; attendiamo con orrore quelle della notte a venire. L’unica distrazione sono le anime dei birbanti che hanno perso il Filo d’Arianna, passando un attimo di troppo a solleticare una statua e venendo abbandonati dalla loro classe, già scomparsa in un’altra stanza, in un’altra ala, o forse già uscita, non saprei dire: il tempo è così confuso, dentro il Museo di Creta. Sembra che il Demiurgo plasmi anch’esso a suo piacimento, che si diverta a deformarlo per condannare i poveri sciocchi che hanno osato prendersi gioco delle sue opere.
Ma chiamiamolo con il suo vero nome, per farlo sembrare un po’ più umano almeno agli occhi di voi lettori: Antonello da Messina.
Stregone dagli infiniti poteri, artista dalla sconfinata abilità, scoprì, assieme al segreto dell’immortalità, come creare opere perfette che, da quasi novecento anni, sconvolgono, affascinano, scandalizzano, commuovono il pubblico. Centinaia di visitatori attraversano le sale del suo Museo di Creta ogni giorno, e ogni giorno il Museo di Creta è diverso in configurazione e facciata.

E’ notte. Sento le forse abbandonarmi, un battere convulso, come un cuore che pulsa. Potrebbe essere il mio. Potrebbe essere il mio.  È il mio. È il mio! Possibile che il demiurgo abbia deciso di donarmi la libertà? La vita? La pressione mi fa quasi scoppiare la testa: è questa la sensazione del sangue che scorre nelle vene? Sto nascendo, sto nascendo...
Il battito di un cuore si ferma. Tutto scompare.

***

Un urlo mi riporta alla coscienza.  È la voce di Margret. Mi riscuoto, cerco il contatto col muro, col suolo, attivo al massimo le mie percezioni nel disperato tentativo di sentire , di sperimentare per la prima volta dopo lungo tempo la sconvolgente sensazione del tatto. Niente, non sento niente.
Apro gli occhi. Demetra ricambia ostile il mio sguardo, appesa al solito muro color creta.
Una luce intensa surriscalda le tavole del mio supporto ligneo e le fa espandere; la stanza è stranamente luminosa, oggi. I miei pigmenti urlano, cercando di seguire i movimenti del legno. Rimango ancora, solo, una tavola impregnata di pigmenti.
Margret è davanti a me, gli strumenti per la pulizia della stanza sparsi ai suoi piedi, fissa sconvolta un uomo al centro della stanza. Un corpo scomposto, esanime, posizionato ad arte al centro della stanza, il sangue coagulato attorno alla nuca brilla come polvere di rubino, mentre dalla sua bocca proviene uno strano raggio di luce, che si rifrange in tutta la stanza, conferendo anche a Demetra e me un aspetto surreale.
Il cranio aperto dell’installazione, rivolto verso di me, rivela un interno color avorio completamente lucido e levigato. Un proiettore è incastonato a suo interno, e proietta sul soffitto immagini di mostri e di sofferenza, intervallate a celebri ritratti di angeli e ninfe. Visioni di gioia si alternano alla distruzione. Illusioni di sofferenza si alternano alla creazione.
Una nuova opera d’arte.
Non riesco a fare a meno di pensare che abbia un’aria familiare. Non fosse che pare invecchiato di una quarantina d’anni, potrei giurare di riconoscere  nell’uomo la smorfia che aveva in volto quel discolo che la settimana scorsa mi ha attaccato una gomma da masticare sulla cornice.

 

 

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Ciao @Lizz, hai uno stile formale e pulito, penso tu sia capace di scrivere moltissime cose su ogni singola azione, e svilupparla. L'assenza di dialogo rallenta un po' il tutto, dobbiamo spremerci le meningi per capire cosa stia succedendo, non ce lo dice nessuno. 

 

Nelle prime righe già ero pronto a qualcosa di fantastico, quando c'è stato l'incontro di sguardi; anche una sorta di piccolo tradimento, quando il protagonista non dovrebbe essere interessato a Margret, ma lo è. Quando c'è questa cosa che 'monta', cioè che si inizia a creare una situazione emozionale più forte del solito, mi piace.

 

Forse questo è troppo avanti per noi ahah(anzi, solo per me). Personalmente sono propenso alle storie più 'terra terra', non parlando di difficoltà di linguaggio o di concetto, ma di livello di spiegazione. Questa è un parere personale. Infatti togliendo i gusti personali è davvero un bel racconto, non potrei dire il contrario. 

Cita

E’ notte. Sento le forse abbandonarmi, un battere convulso, come un cuore che pulsa 

forze. semplice errore di battitura. non ho visto altri errori

 

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Riuscitissimo mesh-up dei due prompt, che evoca sapientemente un'ambientazione di fantasy moderno o forse solo surreale.

Come la vogliamo interpretare, questo racconto riesce benissimo a sconvolgere e far smarrire, al pari del famigerato labirinto di creta, qui reinventato come museo moderno. Quello che mi ha colpito maggiormente della tua storia è il modo, apparentemente semplice, con cui narri una vicenda assurda e difficile da concepire nella realtà. una cosa insomma che non c'è, non può esistere, ma che attraverso le parole del protagonista sembra pura normalità.

Ammirabile come recuperi elementi della cultura classica e della mitologia greca, per riplasmare il tutto in un mosaico pantagruelico e grottesco. Ci sono molte emozioni in mezzo alla storia: la dannazione dell'essere senzienti, ma relegati ad un oggetto inanimato, la metafora dell'arte come elemento di vita trascendente e immortale, l'orrore e il terrore della trasformazione e poi il fascino della cultura classica, esaltato da elementi di spicco come il labirinto di Minosse e (ovviamente) il temibile Demiurgo.

Stupendo.

 

Rispetto agli altri tuoi racconti del MI ravvedo sempre il gusto di mescolare e rinventare elementi culturali di avrio livello, per creare qualcosa di nuovo. Con eleganza e gusto.

Brava Lizz ^^

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L'inizio mi è piaciuto davvero molto, con l'idea del quadro che, poveraccio, è lì nel museo e non può fare nulla né per le guide innamorate di lui (davvero ottimo il modo in cui descrivi le occhiatine di Margret) né per i bambinetti pestiferi.

 

Mi aspettavo che il racconto sarebbe continuato così, magari con Margret di notte che viene a sbaciucchiarsi il quadro, o che tenta di distruggere il quadro di Demetra, il bambino smarrito che disegna i baffi al condottiero o roba simile, ma poi mi hai spiazzato con quella storia del demiurgo e del museo che si rigenera. Figurati che quando avevo letto "Museo di Creta" avevo pensato all'isola di Creta :D Colpa tua, oh, l'hai scritto maiuscolo! Vabbé, comunque a quanto pare in quella parte ci sono molti riferimenti alla mitologia classica, ma ovviamente un povero scemotto come me non ci arriva :)

 

E poi alla fine c'è la nascita e la scena cambia di nuovo, questa volta si torna al museo con Margret e la scultura col cranio fracassato.

 

Il risultato finale è un'atmosfera decisamente surreale, anche se l'inizio del racconto mi aveva fatto pensare a qualcosa di diverso. Non molta trama forse, ma tre scenette diverse e di tono piuttosto distinto che, insieme, creano una bella atmosfera :) Ottima la scrittura, gradevole il risultato finale.

 

Ho però un appunto:

 

Se il quadro è stato dipinto nel 1475, come può il condottiero aver fatto abbattere un salice nelle Americhe, scoperte nel 1492 da Colombo? Mmmhhh...  :sherlock:

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@Michele Profeta Grazie per tutti gli appunti! L'errore di battitura mi era proprio sfuggito, accidenti!

9 ore fa, Michele Profeta dice:

Personalmente sono propenso alle storie più 'terra terra', non parlando di difficoltà di linguaggio o di concetto, ma di livello di spiegazione

Ahia! No, spiegami cos'è che non capisci, che probabilmente mi sono spiegata male io D;

 

@Nerio Ma grazie! Attento che se continui con queste recensioni mi monto la testa e divento insopportabile >:D Comunque sei un lettore incredibilmente attento: ti accorgi anche di cose che avevo pensato di mettere, e a cui alla fine credevo di non aver dato abbastanza spazio per renderle percepibili! Grazie!

 

34 minuti fa, JMC dice:

o che tenta di distruggere il quadro di Demetra,

Questa idea mi piace un sacco, quasi quasi ci faccio un proseguo *D*

 

35 minuti fa, JMC dice:

Figurati che quando avevo letto "Museo di Creta" avevo pensato all'isola di Creta :D Colpa tua, oh, l'hai scritto maiuscolo! Vabbé, comunque a quanto pare in quella parte ci sono molti riferimenti alla mitologia classica, ma ovviamente un povero scemotto come me non ci arriva 

Ma infatti il nome l'ho rubato all'isola di Creta, dove è ambientato il mito di Teseo e Arianna... e poi ho pensato di darci il secondo senso xD Quindi eri nel giusto! E mi assumo tutte le colpe di eventuali ambiguità! A parte il nome del museo, il fatto che fosse labirintico, l'accenno al filo di Arianna e al Demiurgo che plasma la realtà, e il nome anticheggiante di Demetra non c'era altro che si riferiva alla mitologia!
Ok... rileggendo la lista, era abbastanza roba D: Ma il mito di Teseo lo conosci, no? *m*

 

40 minuti fa, JMC dice:

Se il quadro è stato dipinto nel 1475, come può il condottiero aver fatto abbattere un salice nelle Americhe, scoperte nel 1492 da Colombo? Mmmhhh...  :sherlock:

ACCIDENTI! Non ci avevo pensato D: Mmmh diciamo, giusto per arrampicarsi sugli specchi, che il Condottiero potrebbe essere andato nelle Americhe dopo che l'avevano ritratto, e che la sua essenza è entrata nel quadro solo anni dopo, quando è morto...? Potrebbe aver senso?
Ma lo sto inventando adesso perché, onestamente, ho dimenticato del 1475 il momento dopo averlo scritto! *si fustiga*

Grazie mille per avermelo fatto notare!

 

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Sì, al mito di Teseo ci arrivo anch'io :) Pensavo ci fosse qualcosa di più profondo nella storia dei scioglimenti e plasmamenti con la creta.

 

Per quanto riguarda la tua spiegazione per le americhe POTREBBE aver senso... piuttosto tirata per i capelli però... Ti consiglio piuttosto di dire che "le americhe" era il nome di un piccolo saliceto appena fuori Messina, che deve il nome alle due proprietarie, le sorelle Gina e Pina America... Una semplice coincidenza coi nomi, che ci vuoi fare, a volte succede ;-)

 

Oppure fai finta di niente e spera non se accorga nessuno :D

 

 

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Una cosa che mi ha fatto storcere il naso è che il racconto comincia e poi cambia direzione. Dalle prime righe avevo pensato a qualcosa di diverso: sembrava volesse continuare con leggerezza e simpatia. Poi, invece, la seconda parte, che è la mia preferita: descrivi il Museo e le sue magiche forme e la disperazione delle opere destinate a liquefarsi ogni giorno. Qui ci ho trovato Borges, me lo hai ricordato parecchio. C'è anche una terza parte, un po' staccata dal resto: il ritrovamento del cadavere-opera d'arte al quale però avrei dedicato qualche riga in più. 

Mi è sembrato di leggere due mezzi racconti in uno, come dicevo, e questa è l'unica critica che posso farti. Bellissima l'idea e la borgesiana descrizione del museo che ho davvero amato. Bel lavoro.

Modificato da Kuno

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@Lizz Con storie più 'terra terra' intendevo le storie dove per raccontare, vengono usati semplici termini e frasi più informali. Per esempio se vedi i miei scritti sul profilo, prediligo una scrittura più semplice, forse per il mio livello culturale e di lingua.

 Ma è solo una cosa personale, infatti la storia di bellezza non manca; non ci sono cose che personalmente non mi piaciono.

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A parte le forze in forse e le Americhe scoperte anzitempo nemmeno io ho trovato errori.

Come ha fatto notare @Kuno  il racconto parte come un fantasy scanzonato fino a:

"Il bambino è perduto."

Poi giriamo su un diverso stile. Una specie di meta-horror.

Una bella virata a 360 gradi.

Tiri fuori il labirinto costruito da Dedalo, l'eterno ritorno di Nietzsche, il misterioso Demiurgo che ricorda il mito platonico (se non lo conosci vattelo a leggere), il rancore di chi non ha potere sul proprio destino e in aggiunta gli spunti notati da Nerio.

Insomma, di spunti di riflessione e tematiche ve ne sono in abbondanza. Se questo da un lato è certamente un buon punto a tuo favore, dall'altro bisogna ammettere che hai messo troppa carne al fuoco per approfondire le tematiche in modo soddisfacente in 8000 caratteri. Tutto rimane accennato, anche se ben amalgamato.

Interessante il finale mesh up. Nel mito del Demiurgo platonico, questo semidio plasma la materia a suo piacimento, ma non può  crearla, quindi è  coerente che "sfrutti" il corpo del ragazzino perduto per plasmare la nuova opera.

Il Demiurgo era meglio se lo lasciavi avvolto nel mistero. Il fatto che sia Antonello da Messina toglie un po' di fascino alla sua figura.

Comunque bella prova interessante.

 

 

 

 

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Antonello da Messina che finisce  per creare installazioni come un qualsiasi Cattelan o un Marcel Walldorf non me lo vedo proprio. Sarà per la mia personalissima (e ami rendo conto, ahimè, fuori moda) opinione sull'arte, ma è un'idea che mi fa rabbrividire più di tutto il resto del racconto.

Il racconto mi è piaciuto, è difficile da inquadrare, ma è bello.

Ti hanno già segnalato l'incongruenza dell'America, ma ce n'è un'altra che mi lascia perplesso: perché  Margret grida quando trova l'installazione? Se il rimodellamento del museo avviene la notte presumo che le guide la mattina non si siano mai accorte di nulla, in qualche modo anche la loro mente viene riplasmata con le informazioni nuove, altrimenti ogni mattina sarebbe un casino con tutte le opere spostate. In questo caso non dovrebbe stupirsi nemmeno di trovare un'installazione dentro la stanza con il condottiero.

Concordo con @Calvero che identificare il demiurgo con Antonello da Messina toglile fascino invece di aggiungerlo.

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Ospite

Ciao Lizz!

la cosa che condivido con alcuni è che il racconto all'inizio aveva un tono scanzonato e leggero(che ho amato, lo confesso), poi ha deviato ed è diventato più cupo, più ricercato.

Per una mamma come sono io, metà dei tuoi riferimenti è andata persa, e ringrazio Nerio che l'ha messa in rilievo dando valore alla faticaccia che hai fatto per assemblare il tutto e alla mente che c'è voluto per farlo.

Grazie e un abbraccio, cara.

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7 ore fa, JMC dice:

Pensavo ci fosse qualcosa di più profondo nella storia dei scioglimenti e plasmamenti con la creta.

Nooooh è Nerio che con le sue recensioni mi fa sembrare più intelligente di quanto sia xD

 

7 ore fa, JMC dice:

Ti consiglio piuttosto di dire che "le americhe" era il nome di un piccolo saliceto appena fuori Messina, che deve il nome alle due proprietarie, le sorelle Gina e Pina America... Una semplice coincidenza coi nomi, che ci vuoi fare, a volte succede ;-)

Mmh, hai ragione, è molto più plausibile! Davvero esiste il termine "saliceto"?!

7 ore fa, JMC dice:

 Oppure fai finta di niente e spera non se accorga nessuno :D

 

L'avrei fatto, se non fossi arrivato tu con i tuoi maledetti compari *M*/ - cit. Scooby Doo

 

4 ore fa, Michele Profeta dice:

Con storie più 'terra terra' intendevo le storie dove per raccontare, vengono usati semplici termini e frasi più informali

Ah ok, afferrato :) Ti avverto, non è che scrivo sempre così! Ho solo cercato di una voce che potesse avvicinarsi a quella di un antico Capitano :) Usando un altro tono, non sarei riuscita a rendere fedelmente l'immagine che avevo di lui!

 

@Calvero @libero_s Ero rimasta anche io in dubbio se mettere o no Antonello da Messina... evidentemente era meglio di no! Spiacente di averti traumatizzato, Libero :asd: D'altra parte, gli artisti si devono anche adattare al tempo che passa, a volte! E Antonello questo l'ha capito v_v

 

@libero_s  in realtà le guide le immaginavo come normalissime persone che vanno a lavoro ogni mattina e ogni sera tornano a casa, scampando al rimodellamento. Sono a conoscenza della natura peculiare del labirinto e non si sorprendono che le opere cambino di posto, come non si sorprendono quando ne compaiono di nuove... A meno che queste non siano dei cadaveri!

 

@Kuno @Calvero @Ezbereth @Michele Profeta @JMC @tutti gli altri
Riconosco che l'inizio traeva un po' in inganno, e mi dispiace: purtroppo poi mi è preso il raptus da mash-up drammatico e non ci ho più visto! :saltello:

Volevo solo chiarire che il racconto non pretendeva di essere un intrico di riferimenti colti, comprensibili solo da chi ha studiato certi argomenti.
Quindi, davvero, non sminuitevi per non aver intuito certi accenni, che poi mi fate sentire un'impostora! Sono una delle persone meno acculturate del mondo, e qui mi sono semplicemente divertita a creare un "mash-up" (come diceva Calvero) prendendo gli elementi che mi piacevano di più da varie leggende per costruire un racconto che voleva essere a sé stante, comprensibile ed apprezzabile anche dal lettore che non conoscesse le fonti degli spunti.
 
L'unica cosa che qui "bisognava" riconoscere era il mito di Teseo e Arianna, con gli accenni a Creta, al filo d'Arianna e al labirinto. Tutti gli altri elementi sono degli occhiolini a chi ha studiato filosofia o la mitologia greca, ma sono soprattutto figure che vogliono essere un po' esotiche; il Demiurgo, nel testo, è presentato solo come un essere misterioso che plasma il labirinto (spero che questo si capisca dal testo), mentre il resto del mito non influenza necessariamente la storia. L'eterno ritorno di Nietzsche non è un elemento che avevo pianificato di inserire: mi piaceva semplicemente l'idea del fare-e-distruggere e la condanna delle opere senzienti ed immortali che devono subire questa tortura ogni sera.

 

Fatta la mia tiratona, ringrazio di nuovo tutti per le loro recensioni :)
Se mi riprende un raptus del genere, metto le note, giuro xD!

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20 ore fa, Lizz dice:

un’occhiata languida

Ti do un'orribile notizia. Stavo per piangere quando l'ho scoperto. 
Ok, seriamente: http://www.treccani.it/vocabolario/languido/, scoprilo da sola ;)
Anche se l'avverbio sta a significare ciò che intendi tu. 
Ma ora mi chiedo, perché tutti pensiamo la stessa cosa?
Non è un appunto, magari puoi dargli quel significato, ma tieni ben presente il primo significato della parola.

20 ore fa, Lizz dice:

la visita ad ogni stanza è breve

Cambierei "ad". La stanza assume quasi la valenza animata così, anche se nel racconto... Wow, potresti essere un genio se l'avessi inteso così.

20 ore fa, Lizz dice:

Potrebbe essere il mio. Potrebbe essere il mio.  È il mio. È il mio!

Ho apprezzato moltissimo il climax. Prima il punto e poi l'esclamativo. Forse avrei trovato una variatio per rendere potrebbe essere il mio una sola volta.

20 ore fa, Lizz dice:

demiurgo

Demiurgo

20 ore fa, Lizz dice:

pigmenti.

Lo ripeti due volte.


A parte queste bacchettate inutili, non mi dilungo troppo a dirti quanto mi sia piaciuto.
Inizia quasi come una favola per poi tramontare in uno splendido crepuscolo inquietante.
Dopo questa immagine fintamente poetica, ti faccio i vivissimi complimenti.
Uno dei migliori che ho letto fin ora nella sezione. 
Brava :D

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@Earen Grazie mille, anche per le bacchettate :D!

Purtroppo no, niente genialata riguardo il "ad ogni stanza" D: Tu come sostituzione pensavi qualcosa come "in ogni stanza"?

 

Mi ha un po' confusa la cosa del "languido" xD Ti ha sconvolto che il primo significato fosse "debole, fiacco"? In effetti non rende troppo contenta neanche me, però dai, poi dice: "fare gli occhi l., guardare con occhio l., volendo esprimere visibilmente amore, tenerezza, desiderio", e anche se lo mette solo al secondo posto lo possiamo accettare lo stesso come giusto significato, no...? T_T

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@Lizz Avrei cambiato completamente la frase, forse. Neanche "in ogni stanza" suona bene.

Riguardo "languido" lo so, ma tutte le persone che mi hanno bacchettato su questo, neanche sapevano esistesse il secondo significato.
Facciamo girare una petizione. Ancora complimenti. 

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@Earen Sono d'accordo sulla petizione v_v Il mondo non può ignorare il vero significato dell'aggettivo "languido"! Per contro, io ho letto il termine abbastanza spesso nei libri: per quello mi sembrava strano che ti avesse sconvolta tanto!

Adesso per colpa tua passerò la notte in bianco a cercare di riformulare la frase sulla stanza e a preoccuparmi per la sopravvivenza della languidezza D: languore... languidume...

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Ciao, Lizz.

Il racconto in generale mi è piaciuto e tutte le considerazioni che volevo fare le hanno già fatte gli altri.

La storia vale già solo per l'idea della distruzione e ricreazione del museo ogni giorno... solo da quest'elemento potresti crearci altre mille storie.

La butto lì, perché mi hai ispirato: "l'anima" delle opere coinvolte rimane sempre la stessa? Potrebbero perdere un pezzo (figurato o reale) di sé stessi ogni volta, così che non sia un ciclo infinito ma una lenta, lentissima ed inevitabile distruzione interiore.

 

I quadri o le opere "nuove" potrebbero ad esempio essere molto più libere e spingersi a vagare per il museo, di notte, appena prima (o dopo) la trasfigurazione. Addirittura parlare.

E le opere più vecchie, invece, una volta "spente" a causa delle innumerevoli trasfigurazioni, verrebbero vendute dal Demiurgo ai musei del nostro mondo. Anime coscienti costrette all'immobilità eterna.

Da brividi!

 

^^

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@Lizz conosci il film Dark City? Il tuo racconto me l'ha ricordato molto da vicino, per questo immaginavo che anche le guide e tutti i frequentatori non potessero accorgersi del rimodellamento.

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@libero_s Ecco, una pensa di aver avuto un'idea originale, e poi scopre che ci hanno già fatto il film T_T 
A parte gli scherzi, mai visto prima :) Ho letto che ha preso spunto anche dal film "Tunnel sotto il mondo"... guarderò tutti e due per farmi un'idea!

 

1 ora fa, Niko dice:

Potrebbero perdere un pezzo (figurato o reale) di sé stessi ogni volta, così che non sia un ciclo infinito ma una lenta, lentissima ed inevitabile distruzione interiore.

 

Giusto perché la loro sorte non è già abbastanza orribile, poveretti :asd:  Però l'idea mi piace! A proposito dei cambiamenti materiali, ogni tanto potrebbero trovarsi la cornice scambiata, o il naso fatto diverso, o un copricapo differente...
E magare perdere a poco a poco anche se stessi! Anche se l'idea del cambio di personalità in stile Dark City non mi piace molto: se loro cambiano continuamente anche coscienza, come fanno ad accorgersi di quello che capita loro ogni volta e struggersi ben bene :\?

 

1 ora fa, Niko dice:

I quadri o le opere "nuove" potrebbero ad esempio essere molto più libere e spingersi a vagare per il museo, di notte, appena prima (o dopo) la trasfigurazione. Addirittura parlare.

Avevo accarezzato l'idea, ma poi mi ricordava troppo "Una notte al museo" e avevo paura di rimanerne influenzata xD

Invece l'idea delle opere più vecchie che vengono vendute agli altri musei, e quindi si liberano della loro terribile sorte, ma solo quando è troppo tardi per goderne, mi piace un sacco! Grazie per lo spunto :D 

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le risaltano gli occhi/ le fanno risaltare...

chiari, e

sento l'olio che mi si scrosta/ splendido

estremità, e/ Perché? Sono praticamente"sinonimi, o l'uno o l'altro a seconda della posizione in un elenco o della necessità nella  pausa... (Ce ne sono molti altri, vedi tu)

non per questo non mi accorgo però/ però mi accorgo... (Semplice e funzionale alla fluidità della frase)

mansione/ magione?

le forse/ forze

 

Commento-lampo

Una fantasia sbrigliata che incalza il lettore, lo sbeffeggia e quando lui crede di aver capito, di essere padrone del racconto, lei spariglia ancora le carte, lo incanta con soluzioni che travalicano perfino i prompt. Brava.

Ci sono peccati veniali di forma, ma ci sta.

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Ciao Lizz,

quella nel tuo museo è stata una splendida passeggiata. Non ho particolari annotazioni da farti né suggerimenti per migliorare un testo già originale, completo e con una ben fondata struttura.

Però una cosa non ho capito:

On 22/5/2016 at 23:56, Lizz dice:

Ogni tanto, la notte, rispunta qualche studente spaventato nella stanza mia e di Demetra. Non si fa più beffe delle opere intrappolate nel museo, allora. Cerca di fare il carino e chiedere informazioni, il poveretto. Non sa che le opere serbano rancore mille volte più degli umani, e che mai nessuno di noi gli indicherebbe la via d’uscita.

Questo significa che i visitatori sanno che le opere sono pensanti e possono interagire con gli umani?

Mi è piaciuta molto questa sterzata sull'horror che avrei, per gusti personali, messo in primo piano nella narrazione.

Una prova che merita uno sguardo attento e un'adeguata riflessione.

A rileggerti.

 

Edison

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8 ore fa, Ginevra dice:

estremità, e/ Perché? Sono praticamente"sinonimi, o l'uno o l'altro a seconda della posizione in un elenco o della necessità nella  pausa... (Ce ne sono molti altri, vedi tu)

 Ciao!

Guarda, purtroppo cerco di rispettare la regola che impone di alternare o virgola, o "e", però a volte mi sembra proprio che manchi qualcosa a livello ritmico, così non resisto e la "e" ce la infilo lo stesso! Però ho letto che la combinazione è in un certo qual modo giustificata dal soverchio Eco, quindi non proprio inaccettabile ;) 
Per quanto riguarda tutte le altre correzioni, mi sono state estremamente utili, grazie!

 

 

@acronimo4 Grazie per essere passato :D 

 

@Edison Ciao! Grazie :) 

Sì, i visitatori sanno che le opere si muovono e possono interagire con loro: è una delle attrattive del posto. Per quello gli studenti "maltrattano" le statue, perché sperano di ottenere una reazione da parte delle statue. Un po' come i bambini che picchiano sulle teche dei serpenti per farli muovere!

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On 22/5/2016 at 23:56, Lizz dice:

Sento le forse abbandonarmi

Aaaargh!

 

Lizz, scusami se passo veloce e senza aver letto chi mi ha preceduto. 

Il tuo racconto mi ha un po' diviso: da un lato ho amato il richiamo al classico, l'atmosfera surreale, la trovata del museo vivo che si reinventa ogni giorno, il Demiurgo (tutti elementi che ho trovato Borges-style, e che style)... dall'altro però non c'ho capito nulla! :)

Seriamente: lo stile, seppur a qualcuno credo possa essere apparso un po' troppo lento e molto "narrato" (ma io stesso tendo spesso a questi ritmi nello scrivere, quindi ovviamente li apprezzo) mi è piaciuto parecchio (ma non è una novità) e anche alcune idee molto suggestive; però forse per mia mancanza ho stentato a trovare il senso della storia. Originale e coraggioso il mush-up, ma...perché?

Scusami, forse l'avrai già spiegato più su, con calma leggo anche tutti i commenti. In conclusione, fino al momento della rinascita ti ho seguito con gusto e con aspettative di "sentimento"; dopo purtroppo sono rimasto un po' confuso...

 

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@Joyopi La tua domanda mi ha messo in crisi D:
Il senso della storia... Se è una morale quella che cerchi, il massimo che ti posso dire è che volevo fare una leggera allusione alla condizione umana: siamo costretti a sopportare tutti questi cambiamenti che avvengono nostro malgrado, causati da una "forza superiore" (Dio, destino, fato, karma...) e non possiamo fare niente per evitarlo.

Poi, però, quello che volevo fare era semplicemente accompagnare il lettore in un'atmosfera particolare, fargliela vivere e gustare, e allo stesso tempo divertire con qualche riferimento ad altre opere! Perché? Bruttissimo da dire, forse, ma sostanzialmente perché in quel momento mi andava di mash-uppare vari riferimenti, perché lo trovo stimolante e divertente per me e (spero) anche per chi legge :)

Non vorrei, però, aver completamente frainteso la domanda!
Le aspettative di "sentimento" che ho disatteso sono quelle tra il Capitano e la povera Margret, o intendevi il concetto in senso più ampio?

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7 minuti fa, Lizz dice:

Se è una morale quella che cerchi, il massimo che ti posso dire è che volevo fare una leggera allusione alla condizione umana: siamo costretti a sopportare tutti questi cambiamenti che avvengono nostro malgrado, causati da una "forza superiore" (Dio, destino, fato, karma...) e non possiamo fare niente per evitarlo.

Diciamo che quella di cercare sempre un messaggio nei racconti (soprattutto quelli che reputo scritti molto bene come questo) è una mia fissa, ma qui mi riferivo nello specifico alla "storia" con le sue vicende e con il finale... 

 

10 minuti fa, Lizz dice:

quello che volevo fare era semplicemente accompagnare il lettore in un'atmosfera particolare, fargliela vivere e gustare, e allo stesso tempo divertire con qualche riferimento ad altre opere! Perché? Bruttissimo da dire, forse, ma sostanzialmente perché in quel momento mi andava di mash-uppare vari riferimenti, perché lo trovo stimolante e divertente per me e (spero) anche per chi legge :)

Ecco, questo ti è riuscito di sicuro perché l'atmosfera è molto godibile. 

 

11 minuti fa, Lizz dice:

Le aspettative di "sentimento" che ho disatteso sono quelle tra il Capitano e la povera Margret, o intendevi il concetto in senso più ampio?

La prima. Ma quando c'è un proiettore in un cranio fracassato credo sia difficile fare i piccioncini... xD

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1 ora fa, Joyopi dice:

qui mi riferivo nello specifico alla "storia" con le sue vicende e con il finale... 

Nel senso di arco narrativo? Sostanzialmente il racconto sarebbe strutturato in: introduzione del lettore nel contesto + presentazione situazione del quadro + il quadro pensa di poter scampare al rituale una notte, ma  + il giorno dopo è nella stessa situazione di sempre.

Però, come dicevi tu, mi sono lasciata prendere molto dalla descrizione, e alla fine la "trama" vera e propria è breve e poco articolata :s

1 ora fa, Joyopi dice:

Ecco, questo ti è riuscito di sicuro perché l'atmosfera è molto godibile. 

Grazie!

1 ora fa, Joyopi dice:

Ma quando c'è un proiettore in un cranio fracassato credo sia difficile fare i piccioncini... xD

Vedo che la storia tra quadro e guida ha intrigato parecchie persone xD Potrei architettare un proseguo adatto alla zona +18, adesso che mi sono fatta abilitare :sorrisoidiota:

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Ciao @Lizz 

premetto che non ho letto ancora gli altri commenti, quindi scusami se sarò ripetitiva.

 Il racconto mi è piaciuto molto, soprattutto l'unione dei due prompt, anche se, quando hai cambiato registro per inserire l'altra traccia, mi sono trovata un attimo in difficoltà. Quel cambio di scena e di sensazioni che il quadro stava vivendo, disorientano un po'. Un attimo prima eravamo ad Hogwarts e subito dopo nel museo delle cere (film la maschera di cera). Comunque nel complesso davvero un bel racconto... complimenti :)

 

Solo qualche  piccolo appunto:

On 22/5/2016 at 23:56, Lizz dice:

Possibile che il demiurgo abbia deciso di donarmi la libertà?

Qui il Demiurgo lo scrivi in lettera minuscola, altre due volte sopra invece in lettera maiuscola

On 22/5/2016 at 23:56, Lizz dice:

E’ notte. Sento le forse abbandonarmi,

le forze

On 22/5/2016 at 23:56, Lizz dice:

Demetra ricambia ostile il mio sguardo, appesa al solito muro color creta.

Perché ostile? l'ho riletto diverse volte per capire il perché di questa ostilità, ma non ho trovato risposta.

On 22/5/2016 at 23:56, Lizz dice:

Un proiettore è incastonato a suo interno, e proietta sul soffitto immagini di mostri e di sofferenza,

al suo interno che proietta...

 

Complimenti di nuovo.

Alla prossima lettura.

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@Ponghetta84 Grazie mille :) Mi dispiace che il passaggio da una parte all'altra sia stato un po' confuso: ammetto anche io che le due parti erano troppo slegate tra loro!

Grazie anche per le correzioni! Purtroppo, per quanto lo rilegga, mi scappa sempre qualche svista!

Lo "sguardo ostile" era giusto per accennare un po' il carattere di Demetra, che dovrebbe essere una specie di "moglie" per lui, e che è parecchio risentita per le attenzioni che il Condottiero riserva a Margret :) 

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On ‎5‎/‎22‎/‎2016 at 22:56, Lizz dice:

Prompt di Mezzogiorno

“Ed ecco a voi Il Condottiero, mirabile opera di Antonello da Messina, realizzata con tecnica ad olio nel 1475. Ammirate il suo sguardo intenso, la mascella volitiva, la postura dritta e fiera...”
Margret, la guida, si lascia sfuggire un sospiro impercettibile e mi lancia un’occhiata languida. Sono quasi certo che sia infatuata di me. È una bella ragazza: i capelli scuri, intrecciati attorno alla nuca, le risaltano gli occhi chiari, e la sua figura formosa ha fianchi che promettono di generare un’infinità di figli maschi. Se non fossi promesso a Demetra per l’eternità (ma, soprattutto, se Demetra non mi stesse lanciando occhiate di fuoco proprio in questo momento dall’altro capo della stanza), potrei persino pensare di farle l’occhiolino  e, perché no, un complimento sulle sue mirabili forme.
Margret mi sta letteralmente mangiando con gli occhi: sento l’olio che mi si scrosta dalla tavola, tanto è intenso il suo sguardo. Se solo il Demiurgo, per una volta, spostasse Demetra in un’altra stanza...

Non posso resistere: per un istante distendo la mia mascella serrata, caratteristica distintiva di ogni intrepido condottiero, e lancio un sorrisino a Margret: tutto per lei. Demetra non si accorgerà di niente, ha la visuale coperta dalla classe di marmocchi in visita al Museo, tutti stretti al Filo d’Arianna di cui la guida stringe un’estremità, e tutti impegnati a guardarsi attorno per scegliere l’opera d’arte da profanare nell’istante in cui Margret abbasserà la guardia.
Non che questi giovanotti siano molto originali: per la maggior parte si tratta di appiccicare gomme da masticare sotto alle cornici dei quadri, per vedere se questi perdono le staffe e iniziano a insultarli a grandi gesti, o di solleticare il naso alle statue per farle starnutire e far venir loro qualche crepa.
Per fortuna, la visita ad ogni stanza è breve, e nessuno degli studenti può staccarsi dal Filo di Arianna per troppo tempo, o rischia di perdere per sempre la via nel Museo di Creta. Ma c’è sempre lo sciocco che rischia la vita sperando nell’onore di una bravata, questo lo sapete anche voi.
Ed eccone uno che si stacca, di soppiatto, dalla cordicella dorata, e si avvicina alla mia cornice. Quando ce l’ho ben di fronte, stringo le labbra in una smorfia sprezzante, e indurisco lo sguardo per mostrargli che non ho paura; poi lo distolgo: non lo considero mio pari. Non per questo non mi accorgo, però, che mi ha appena appiccicato una gomma da masticare alla cornice.
Quando si allontana, riporto lo sguardo su di lui e sogghigno: il ragazzino si guarda attorno, spaesato. Eppure pensava di essersi distratto solo per qualche istante. Invece il suo gruppo è scomparso.
Il bambino è perduto.

Ogni tanto, la notte, rispunta qualche studente spaventato nella stanza mia e di Demetra. Non si fa più beffe delle opere intrappolate nel museo, allora. Cerca di fare il carino e chiedere informazioni, il poveretto. Non sa che le opere serbano rancore mille volte più degli umani, e che mai nessuno di noi gli indicherebbe la via d’uscita.
D’altra parte, come potremmo? Il Museo di Creta viene sciolto e riplasmato ogni giorno dal Demiurgo, il suo creatore. Quando scocca la mezzanotte, negli atri del museo si ode un forte scrosciare d’acqua, come di acquazzone estivo, e ogni cosa inizia a liquefarsi. Prima leggere gocce di acquerello color terracotta iniziano a tamburellare sulle statue, plic, plic, plic...
Poi le pareti iniziano a ripiegarsi su se stesse, e i soffitti si squarciano, rivelando lampi di stelle. Ogni opera viene inghiottita, compressa, reimpastata crudelmente. Sento goccioline umide di olio separarsi dai pigmenti colorati, che tremano senza radici sulla tavola che geme. Sento il chiodo che mi intrappola al muro penetrarmi nella carne, e per qualche istante mi illudo di esistere, di riguadagnare le mie gambe per poter fuggire da questo continuo fare e disfare che è il Museo. La sofferenza culmina in un crescendo di scricchiolii che ricordano i quartetti d’archi che ospitavo nella mia mansione, le ultime resistenze del salice che ho fatto abbattere nelle Americhe per sostituire l’albero maestro della mia nave, le ossa spezzate dei nemici...  e diventa così grande, culmina in un urlo disumano che pare quello di Demetra, e io non so cosa fare per proteggere la mia donna, e le mie orecchie sanguinano pigmenti neri finché perdo conoscenza. Il giorno dopo, rinvengo in un’altra stanza. Sempre appeso al muro, sempre con Demetra di fronte. A volte siamo soli, a volte  qualche altra opera viene introdotta ad interrompere la nostra privacy.
Non dimentichiamo le sofferenze della notte appena trascorsa; attendiamo con orrore quelle della notte a venire. L’unica distrazione sono le anime dei birbanti che hanno perso il Filo d’Arianna, passando un attimo di troppo a solleticare una statua e venendo abbandonati dalla loro classe, già scomparsa in un’altra stanza, in un’altra ala, o forse già uscita, non saprei dire: il tempo è così confuso, dentro il Museo di Creta. Sembra che il Demiurgo plasmi anch’esso a suo piacimento, che si diverta a deformarlo per condannare i poveri sciocchi che hanno osato prendersi gioco delle sue opere.
Ma chiamiamolo con il suo vero nome, per farlo sembrare un po’ più umano almeno agli occhi di voi lettori: Antonello da Messina.
Stregone dagli infiniti poteri, artista dalla sconfinata abilità, scoprì, assieme al segreto dell’immortalità, come creare opere perfette che, da quasi novecento anni, sconvolgono, affascinano, scandalizzano, commuovono il pubblico. Centinaia di visitatori attraversano le sale del suo Museo di Creta ogni giorno, e ogni giorno il Museo di Creta è diverso in configurazione e facciata.

E’ notte. Sento le forse abbandonarmi, un battere convulso, come un cuore che pulsa. Potrebbe essere il mio. Potrebbe essere il mio.  È il mio. È il mio! Possibile che il demiurgo abbia deciso di donarmi la libertà? La vita? La pressione mi fa quasi scoppiare la testa: è questa la sensazione del sangue che scorre nelle vene? Sto nascendo, sto nascendo...
Il battito di un cuore si ferma. Tutto scompare.

***

Un urlo mi riporta alla coscienza.  È la voce di Margret. Mi riscuoto, cerco il contatto col muro, col suolo, attivo al massimo le mie percezioni nel disperato tentativo di sentire , di sperimentare per la prima volta dopo lungo tempo la sconvolgente sensazione del tatto. Niente, non sento niente.
Apro gli occhi. Demetra ricambia ostile il mio sguardo, appesa al solito muro color creta.
Una luce intensa surriscalda le tavole del mio supporto ligneo e le fa espandere; la stanza è stranamente luminosa, oggi. I miei pigmenti urlano, cercando di seguire i movimenti del legno. Rimango ancora, solo, una tavola impregnata di pigmenti.
Margret è davanti a me, gli strumenti per la pulizia della stanza sparsi ai suoi piedi, fissa sconvolta un uomo al centro della stanza. Un corpo scomposto, esanime, posizionato ad arte al centro della stanza, il sangue coagulato attorno alla nuca brilla come polvere di rubino, mentre dalla sua bocca proviene uno strano raggio di luce, che si rifrange in tutta la stanza, conferendo anche a Demetra e me un aspetto surreale.
Il cranio aperto dell’installazione, rivolto verso di me, rivela un interno color avorio completamente lucido e levigato. Un proiettore è incastonato a suo interno, e proietta sul soffitto immagini di mostri e di sofferenza, intervallate a celebri ritratti di angeli e ninfe. Visioni di gioia si alternano alla distruzione. Illusioni di sofferenza si alternano alla creazione.
Una nuova opera d’arte.
Non riesco a fare a meno di pensare che abbia un’aria familiare. Non fosse che pare invecchiato di una quarantina d’anni, potrei giurare di riconoscere  nell’uomo la smorfia che aveva in volto quel discolo che la settimana scorsa mi ha attaccato una gomma da masticare sulla cornice.

 

 

Lizz, apprezzo il modo in cui riesci a far vivere dei personaggi completamente "inanimati" con le loro emozioni e i loro piccoli difetti per farli diventare completamente "umani". Ammiro inoltre come riesci a movimentare delle scene che in realta' sono completamente statiche e si svolgono unicamente in una sala.

Quanto allo stile e al lessico, trovo che siano eleganti e ricchi, benche' non diventino mai eccessivamente forbiti.

Se riuscissi ad inserire dei dialoghi magari questo darebbe maggior concretezza al racconto.

Ad ogni modo complimenti!

Alessandro

 

 

On ‎5‎/‎22‎/‎2016 at 22:56, Lizz dice:

 

 

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