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Earen

[MI81] Buon compleanno, condottiero

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Prompt di Mezzogiorno:

(A) Come quadro-oggetto appeso a una parete, ma ha una facoltà straordinaria (ad esempio può apparire o scomparire, oppure parlare, oppure può muoversi, oppure è in grado di uscire dalla cornice ecc...).

 

Commento:

 

 

 

 

Jean era seduto sul sedile posteriore della macchina di suo padre.
Il bambino teneva le braccia incrociate e continuava a guardare fissamente un punto indefinito tra la radio e il cambio.

«Avevate detto che andavamo al Luna Park» protestava ogni tanto, con voce lamentosa.

«Stai un po’ zitto,» lo riprendeva puntualmente la sorella, seduta accanto a lui «io ci voglio andare al museo».

«Nadine, cerca di essere meno aggressiva con tuo fratello» disse il padre, continuando a fissare la strada davanti a sé.

«Jean, il Louvre è un posto magico, lo sai?» chiese la mamma dolcemente.

Si dice che chi tace acconsente. Non in questo caso, però.

Giunti al museo, la situazione non sembrò essere cambiata molto. Era chiaro che Jean non ne volesse proprio sapere di rintanarsi in un museo in una giornata di sole come quella: molto meglio chiudersi nella casa degli orrori dell’Argeles-sur-Mer. Nadine, al contrario, non vedeva l’ora di perdersi in quel dedalo inestricabile di corridoi pieni di quadri. Lo manifestava anche troppo apertamente questo desiderio, saltellando allegramente col suo quadernino in mano ed infastidendo il povero Jean che procedeva quasi trascinandosi, con le braccia incrociate e il volto imbronciato.

«Facciamo così, ci diamo un appuntamento, va bene?» chiese il papà ai due ragazzini. Nadine era poco più grande di Jean ed i suoi genitori riponevano una grandissima fiducia in lei. La ragazzina annuì convinta, tendendo la mano al fratellino, che storse il naso, guardandola perplessa.

«Jean, vuoi andare con tua sorella o vieni con noi?» chiese la mamma, notando l’indecisione del figlio. «Noi andiamo a vedere le mummie adesso» disse sorridendo.

Jean alzò gli occhi al cielo e, riluttante, afferrò la mano della sorella. Prontamente, questa iniziò a trascinarlo, mentre lui, con i piedi puntati, opponeva una strenua resistenza.

«Alle 18.30, qui dove ci siamo lasciati, mi raccomando» strillò il padre, mentre i due fratelli si allontanavano.

 

 

«Basta, ti prego,» implorò Jean dopo l’ennesima sala «sono tutti uguali questi quadri».

«Potevi andare con la mamma a vedere le mummie» obiettò Nadine, mentre appuntava sul suo quaderno i nomi degli artisti che più le piacevano.

Improvvisamente Jean si parò davanti a un quadro.

«Che c’è? Hai trovato qualcosa che ti piace?» chiese Nadine, girandosi di scatto verso suo fratello. Il bimbo guardava curioso il ritratto di un uomo. La tela riportava una scritta:

 

“1475 / Antonellus messaneus me / pinxit”

 

«Chissà cosa vuol dire…» si interrogò Nadine.

«Sono Antonello da Messina e dal 1475 faccio quadri tutti uguali» disse prontamente Jean, annoiato.

«Tutti uguali un corno,» esordì una voce rauca «vi sembro uguale a quella Madonna lì?».

Jean e Nadine si girarono improvvisamente, dando le spalle al quadro, ma nel corridoio non c’era anima viva.

«Ehi, sono qui!» esclamò la stessa voce. «Ma che vi girate dall’altra parte? Stupidi bambini, vi stavo aspettando».

Ora i due fratelli si girarono verso il quadro. Entrambi avevano sentito la voce provenire da lì, ma tutti e due troppo increduli per poter davvero credere a un tale prodigio, si erano voltati dalla parte opposta. Il busto dell’uomo ritratto nel quadro si sporse fuori dalla tela per avvicinarsi a Jean, con aria minacciosa. Il bambino portò le mani al volto, urlando.

«Non voglio farti niente, mocciosetto» disse, tornando nella sua cornice come una molla. La bocca però continuava a muoversi. «Ti sembro uguale a tutti gli altri, ora?» inquisì.

«Io sono il condottiero».

Nadine osservava la scena e improvvisamente il busto della figura si sporse di nuovo, per andare a fulminare con lo sguardo il quadro vicino. A Jean sembrò proprio di vedere quella madonna alzare gli occhi al cielo e sbuffare.

«Beh, comunque,» proseguì a parlare quella strana figura «sulla mia tela c’è scritto che Antonello da Messina, nel 1475, mi dipinse».

«Te lo sei scritto da solo?» chiese Jean improvvisamente.

«Scusate… Mio fratello voleva chiedervi se l’avevate scritto voi,» precisò Nadine, dando una gomitata al fratello, «per far sapere a tutti chi era l’autore».

Il condottiero iniziò a ridere di gusto, per poi interrompersi a causa dei violenti colpi di tosse che lo attaccarono.

«Oh, non formalizziamoci,» disse verso Nadine «grazie al cielo i tempi sono cambiati».

Jean ricambiò la gomitata della sorella, soddisfatto.

«Comunque no, l’ha scritto Antonello,» annuì «all’epoca, dovete sapere, avevano la brutta abitudine di dare del voi e scrivere in terza pers…».

Prima che il quadro potesse finire di rispondere, dei passi iniziarono a rimbombare nel corridoio e il condottiero, prontamente, con un rumore che assomigliava a quello di un risucchio, riprese la sua forma aprospettica e bidimensionale. Lasciò che i turisti proseguissero verso un’altra sala per poi saltare fuori di nuovo.

«Ebbene, caro Jean, cara Nadine...» disse il quadro fissandoli, come se attendesse una qualche risposta.

«Beh? A questo punto dovevate urlare, stupirvi, strapparvi i capelli,» obiettò constatando la pressoché assente reazione dei due ragazzini «come faccio a sapere i vostri nomi?»

«Sei un quadro parlante. Dovrei stupirmi del fatto che conosci il mio nome?» chiese Jean, aggrottando la fronte. Il quadro sembrò rimanerci piuttosto male, ma riprese a parlare, ora più serio in volto.

«Io ero il migliore amico di Antonello,» iniziò a raccontare  «venivo chiamato condottiero perché ero coraggioso, forte d’animo» disse fiero, gonfiando il petto.

Poi espirò, lentamente, tornando a dire. «Solo una cosa nella mia vita non ho avuto il coraggio di fare». Dalla tasca frugò una pergamena tutta stropicciata.

«Ecco, avrei dovuto consegnare questa» sentenziò. «Chiedo a voi, oggi, se potreste farlo per me» disse sventolando una lettera, scritta con calligrafia maniacalmente ordinata ed elegante.

Nadine e Jean lo guardarono con aria più che confusa.

«Oggi, 22 marzo 1975, è il mio cinquecentesimo compleanno e mi è concessa questa forma, ma allo scadere del tempo…» fece una pausa, cercando di creare una qualche forma di suspense, «mi spiattellerò di nuovo su questa tela per altri cinquecento anni» concluse sbrigativo.

I bambini esibirono un’espressione di meraviglia sul volto.

«Non preoccupatevi,» li tranquillizzò il condottiero «magari dite ai figli dei figli dei figli dei figli dei vostri figli, di venire a trovarmi. No?» sorrise, porgendo la lettera ai due fratelli. Nadine l’afferrò subito.

«Ora andate. Sala 6, primo piano. Ala Denon. Lì, il vostro cuore vi dirà che cosa fare».

Il condottiero ritornò nella cornice, rinchiuso claustrofobicamente in due dimensioni. Proprio lui, che con il suo carisma e la sua parlantina ne avrebbe necessitate almeno cinque.

Nadine guardò l’orologio.

«Accidenti, sta per chiudere» disse trascinando nuovamente Jean giù fino al primo piano. I due fratelli si lanciarono un’occhiata complice e si diressero verso “La Gioconda” di Leonardo Da Vinci. Lasciarono la lettera incastrata nella cornice. L’allarme cominciò a suonare, ciononostante, i due aspettarono qualche secondo, impazienti di poter vedere anche quella meravigliosa donna prendere vita, ma l’algida Monna Lisa non voleva saperne di muoversi.

«Jean, dobbiamo uscire».

Corsero via dall’ala Denon del primo piano e appena furono fuori, una mano affusolata afferrò la lettera lasciata sulla cornice. Il sorriso enigmatico della donna e il suo sguardo criptico, si sciolsero in uno sconsiderato pianto per quella lettera firmata "il condottiero".

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53 minuti fa, Earen dice:

Jean era seduto sul sedile posteriore della macchina del di suo padre.

Bisogna cominciare a evitare i possessivi superflui :D

Cita

Il bambino teneva le braccia incrociate e continuava a guardare fissamente un punto indefinito tra la radio e il cambio.

Fissamente è proprio pesante. Più della media degli avverbi in mente... inoltre è intuibile e quindi superfluo. Se vuoi rendere meglio l'idea potresti usare "continuava a fissare".

56 minuti fa, Earen dice:

«Jean, il Louvre è un posto magico, lo sai?» chiese disse la mamma dolcemente.

Essendo una domanda retorica, il "chiese" è fuori luogo.

58 minuti fa, Earen dice:

Si dice che chi tace acconsente. Non in questo caso, però.

Eliminerei in toto, per gusti personali, però.

58 minuti fa, Earen dice:

Lo manifestava anche troppo apertamente questo desiderio,

Manifestava con troppo entusiasmo il desiderio.

1 ora fa, Earen dice:

«Jean, vuoi andare con tua sorella o vieni con noi?» chiese la mamma, notando l’indecisione del figlio. «Noi andiamo a vedere le mummie adesso» disse sorridendo

Manca una virgola dopo "mummie".

1 ora fa, Earen dice:

«Ma che vi girate dall’altra parte?

Perché vi girate dall'altra parte?

1 ora fa, Earen dice:

«Non voglio farti niente, mocciosetto» disse, tornando nella sua cornice come una molla. La bocca però continuava a muoversi. «Ti sembro uguale a tutti gli altri, ora?» inquisì.

«Io sono il condottiero».

Perché sei andata a capo? Sembra che sia un altro personaggio a parlare, in questo modo. E invece è sempre il quadro.

1 ora fa, Earen dice:

«Comunque no, l’ha scritto Antonello,» annuì «all’epoca, dovete sapere, avevano la brutta abitudine di dare del voi e scrivere in terza pers…».

Qui non puoi fare in questo modo, ci vuole il punto. In questo caso non continua la stessa frase, ma cambia discorso. Quindi:

Antonello» annuì. «All’epoca,

Non capisco, comunque, perché qui annuisce. Non sarebbe meglio facesse altro?

1 ora fa, Earen dice:

Il sorriso enigmatico della donna e il suo sguardo criptico, si sciolsero in uno sconsiderato pianto per quella lettera firmata "il condottiero".

Virgola superflua e dannosa.

 

 

 

Racconto molto leggero che mi ha ricordato i quadri parlanti di Harry Potter.

Non sapremo mai cosa lega il condottiero alla gioconda (con un po' di fantasia, potremmo anche immaginare si siano conosciuti al loro tempo!) ed è questo alone di mistero finale che dà quel qualcosa in più al racconto che, altrimenti, sarebbe stato solo "godibile".

Peccato che rimarrà solo un altro mistero della Monnalisa :asd:

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Molto carino il finale. Mette ansia leggere del condottiero costretto a lasciare in fretta una lettera alla Gioconda prima di "morire" per cinquecento anni. Comunque ci sono delle cosine che mi convincono meno: 

Perché il condottiero inizialmente è tanto cafone e poi si fa improvvisamente amichevole?

Come fa il condottiero a conoscere proprio quei due bambini? Un'idea è che i bambini sono più "tolleranti" davanti all'irrazionale, rispetto agli adulti. Un adulto probabilmente non avrebbe reagito con tanta calma e disponibilità. Però perché il condottiero dice di conoscere proprio quei due bambini lì? Non andavano bene due bambini qualunque? Avrei tolto, insomma, la parte in cui il quadro rivela di conoscere i due protagonisti. Personalmente avrei spiegato che da quelle parti, magari, di bambini se ne vedono pochi e che il condottiero, allora, vedendone arrivare due, abbia deciso di rivelarsi. Altrimenti ci vedo un eccesso di magggia che riesco ad apprezzare poco.

 

«Jean, il Louvre è un posto magico, lo sai?» chiese la mamma dolcemente.

 

disse

---

Lo manifestava anche troppo apertamente questo desiderio.

 

Manifestava fin troppo apertamente il desiderio.

---

«Jean, vuoi andare con tua sorella o vieni con noi?» chiese la mamma, notando l’indecisione del figlio. «Noi andiamo a vedere le mummie adesso» disse sorridendo.

Jean alzò gli occhi al cielo e, riluttante, afferrò la mano della sorella. 

 

Cavolo, le mummie! A un bambino di solito piacciono, visto che le avvicina mentalmente ai vampiri, al mostro di Frankenstein, alle streghe e a tutti gli altri mostri "da Halloween".

---

Ora i due fratelli si girarono verso il quadro.

 

Allora.

 

In conclusione: un testo simpatico e carino che ho apprezzato in particolare nel finale. Per i miei gusti un po' troppo caramelloso in certi punti. Che intendo per caramelloso? Non lo so manco io. Forse è l'atmosfera gioiosa e colorata che mi turba un po'.

Brava :muu:

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Ciao @Earen

Un bel racconto semplice e fluido.

Ho apprezzato molto la descrizione dei due bambini.

1 ora fa, Earen dice:

Giunti al museo, la situazione non sembrò essere cambiata molto. Era chiaro che Jean non ne volesse proprio sapere di rintanarsi in un museo in una giornata di sole come quella

Ripetizione

1 ora fa, Earen dice:

Nadine era poco più grande di Jean ed i suoi genitori riponevano una grandissima fiducia in lei.

La ed si usa solo con un'altra e "ed erano"

1 ora fa, Earen dice:

Ebbene, caro Jean, cara Nadine...» disse il quadro fissandoli, come se attendesse

Però  non spiega come fa a sapere i loro nomi

 

Veramente un bel racconto per bambini complimenti...

Mi piace molto come scrivi.

 

Alla prossima lettura

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Ciao Earen,

ti commento per pubblicare il mio racconto.

Sembra un racconto per ragazzi il tuo.  Sarà per i protagonisti, due bambini, sarà per la magia che hai saputo creare o per il lieto fine dal sapore sentimentale, non so ma l’impressione che ne ho ricevuto è questa.

Come genitore avrei certamente avuto qualche dubbio a lasciare i miei due bambini circolare in tutta solitudine in una struttura come il Louvre, è enorme, e dalla descrizione sembra di capire che siano piuttosto piccoli, per lo meno Jean  che però pare sappia leggere il latino decifrando Antonello da Messina sulla scritta. Due particolari che ti segnalo e che mi lasciano qualche dubbio. E’ anche vero che tutto l’intero racconto è poco realistico, ma credo che non lasciare nulla al caso nella parte più realistica di un racconto di genere, ci permette poi di evidenziare con maggior successo quella parte magica e surreale del racconto stesso. Sono due particolari di poco conto e forse ho anche torto, ma a me qualche dubbio mi sarebbe venuto e te l’ho comunicato.

La scrittura è semplice ma scorre, il finale è piacevolmente tenero. L’amore che scorre tra Il Condottiero e la Gioconda strappa un sorriso. Una buona prova credo, forse avresti potuto osare di più sulla descrizione di altre opere visto che si ambientava al Louvre, e sulla caratterizzazione dei personaggi di cui due sono spariti quasi subito dal tuo racconto, ma la ghigliottina dei caratteri non perdona nessuno, te compresa.

ciao

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Se posso essere sincero, all'inizio della storia, leggendo, mi è venuta in mente una classica scena de Simpson. Lisa che vuole andare al museo e Bart che si lamenta, e Homer e Marge assecondano Lisa. Ovviamente non voglio sminuire la tua storia, ci mancherebbe. E solo un pensiero che mi è balenato nella mente.

Per quanto riguarda lo svolgimento, sono sicuro che tu possa fare di meglio (bella l'idea del condottiero con la Monnalisa). Penso sia molto una situazione da film americano, perciò forse poco banale.

 

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Condivido le correzioni fatte da Niko. Su un paio si può discutere, ma in generale tienine conto.

Racconto per ragazzi. Grardevole, scanzonato, condito con un pizzico d'ironia che non guasta.

Anch'io non comprendo perché il quadro si rivolga ai due ragazzini e dica di conoscerli (dice addirittura che li stava aspettando). 

Azzardo un'interpretazione: i defunti imprigionati nei quadri hanno il dono della preveggenza e il Condottiero sapeva che quel giorno i due ragazzini sarebbero stati i due interlocutori più  adatti.

Rimane comunque una storiella piacevole, ma bidimensionale ( tanto per citare l'attributo che dai al ritratto del condottiero. Di solito nelle fiabe ( e ancor più nelle favole) vi è un insegnamento o una morale. Qui manca. A meno che non vogliamo trovarla nel fatto che la grande pittura è  un'arte talmente eccezionale da essere viva. Però è un po' tirata per i capelli.

Spero di rileggerli con qualcosa di più impegnativo.

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21 ore fa, Niko dice:

Eliminerei in toto, per gusti personali, però.

22 ore fa, Earen dice:

Pensa che era la frase che mi piaceva di più! :D

21 ore fa, Niko dice:

Perché sei andata a capo?

@Niko In realtà volevo dare più enfasi alla presentazione, ma avrei fatto meglio, magari, a lasciare qualche riga.

Grazie per il resto delle correzioni che condivido in toto.

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20 ore fa, Kuno dice:

 Però perché il condottiero dice di conoscere proprio quei due bambini lì?

Tutte le tue perplessità sono corrette. 
In realtà, l'idea iniziale era quella che i due discendessero dalla Monna Lisa. Poi ci ho pensato su e, accidenti, 500 anni sono tantini. 
Però ho lasciato così lo stesso perché come fa notare Jean, il quadro sa parlare, dovrei stupirmi che abbia qualche altra peculiarità?
Però certo, avrei potuto approfondire di più. 
(Mi leggerai nell'opera omnia su Antonello Da Messina, a questo punto).

 

20 ore fa, Kuno dice:

Cavolo, le mummie! A un bambino di solito piacciono,

A me le mummie da piccola facevano una paura boia. 
Al museo egizio di Torino volevo sotterrarmi, (senza bende), però va bene... Apprendo gli strani gusti di queste generazioni, allora. ;)

 

20 ore fa, Kuno dice:

caramelloso

Rende perfettamente l'idea!

Grazie @Kuno :D

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@acronimo4 Se parli da genitore non vale :D
Seriamente, il fatto è che era talmente surrealistico il prompt che mi sono presa qualche licenza. 
Anche quella di lasciare scorazzare due bambini liberi per il Louvre. 
In realtà, di solito i francesi e i tedeschi (senza pregiudizi di sorta) tendono a lasciare i bambini abbastanza liberi rispetto a quanto facciamo noi. 
Me ne rendo conto nei residence, per esempio. Grazie!

 

@Michele Profeta Oddio, non lo vedo come uno sminuire. I simpson fanno satira sociale! 
(scusa del secolo). In ogni caso, grazie! 

@Calvero Vero, manca una morale.

Come dicevo a qualcun altro, essendo il prompt molto "fantasioso", mi sono presa qualche licenza.
Magari, che ne so, i bimbi sono degli antichi discendenti della famiglia della Monna Lisa? 
Lo scoprirai nella prossima puntata, se ci sarà.

Grazie mille anche a te :)

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Racconto carino, non ho capito però perché Jean va con la sorella a guardare i quadri invece che andare a vedere le mummie.

 

On 22/5/2016 at 21:51, Earen dice:

“1475 / Antonellus messaneus me / pinxit”

 

«Chissà cosa vuol dire…» si interrogò Nadine.

«Sono Antonello da Messina e dal 1475 faccio quadri tutti uguali» disse prontamente Jean, annoiato.

Come fa un bambino a capire cosa vuol dire?

 

Ti hanno già segnalato correzioni e refusi meglio di come potrei fare io.

Il racconto è scorrevole, i dialoghi sono un po' piatti. Bambini e quadro potrebbero avere degli scambi di battute più forti.

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@libero_s Ma infatti non lo capisce.

Antonello Messaneus, beh, è facile da capire. Verosimilmente c'è anche la targhetta scritta nella loro lingua "antonello da messina, olio su tela, 1475, blablabla".
La data, beh... La sa leggere.
E per il resto ironizza che la frase voglia dire "faccio quadri tutti uguali".

Grazie :D

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Ospite

Ciao Earen!

Al contrario di quello che ti hanno fatto notare, il passaggio che ho apprezzato di più è stato proprio questo:

Cita

Sei un quadro parlante. Dovrei stupirmi del fatto che conosci il mio nome?» chiese Jean, aggrottando la fronte. Il quadro sembrò rimanerci piuttosto male, ma riprese a parlare, ora più serio in volto.

Proprio perché i bambini hanno la mente aperta e non si fanno domande inutili, non devono sempre capire tutto.

Comunque queste sono opinioni, quindi prendile come tali.

I refusi te li hanno fatti notare tutti, io non sarei stata capace di essere così precisa *_*

L'unica cosa che condivido e che ti hanno già fatto notare è che non è coerente che due bambini possano girare da soli al Louvre, non è neppure consentito, proprio perché ci sono opere di grande valore .

per il resto, mi è piaciuto molto, l'ho trovato spensierato e leggero.

Grazie! :flower:

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Ciao Earen,

 

On 22/5/2016 at 21:51, Earen dice:

mocciosetto

 

On 22/5/2016 at 21:51, Earen dice:

formalizziamoci

 

On 22/5/2016 at 21:51, Earen dice:

spiattellerò

Anche se i tempi sono cambiati, questi termini non mi piacciano molto se usati da un condottiero nel 1400 e passa. Avrei preferito qualche termine un po' obsoleto, ma in linea con la cultura e la preparazione del tempo.

 

Il racconto è una fiaba per ragazzi: non c'è bisogno di fare domande sulla sua logica, è così e basta. Singolare e avvincente è la relazione tra il condottiero e la Gioconda e spinge a sperare che ci sia un seguito chiarificatore.

Molto interessante.

Alla prossima.

 

Edison

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@Earen

...che non ne volesse/ che non ne voleva

braccia incrociate/ braccia conserte

chiese il papà...chiese la mamma/ il primo può essere "disse"

un bambino che traduce una frase latina? Lo fa in modo maccheronico, ma alcune parole sono giuste...

 «Ti sembro uguale a tutti gli altri, ora? - (inquisì) chiese con accento inquisitore - Io sono il condottiero».

proseguì a parlare

tosse che lo attaccarono

dalla tasca frugò una pergamena/ frugò in tasca e mostrò (frugare è un verbo intransitivo non ha il complemento oggetto e nemmeno quello di moto da luogo)

ne avrebbe necessitate almeno cinque/ gliene sarebbero necessitate (brutta la mia forma, scorretta la tua. Modificherei)

 

Commento-lampo

Bel racconto. Mi è piaciuta la descrizione degli stati d'animo dei ragazzi, il puntare dei piedi del piccolo, il carattere del Condottiero, i suoi entra-esci, il suo atteggiamento. Bella anche la sfumatura di rosa che hai regalato al finale. Brava

La forma a volte è imprecisa, ma facilmente raddrizzabile senza l'orologio davanti agli occhi.

 

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@Ginevra Ti ringrazio e ti ribatto solo su una cosa.


1475 (lo capisce per forza) Antonellus Messaneus (si presume che accanto ai quadri ci sia la targhetta con il nome dell'opera, quindi sanno chi l'ha dipinto e comunque, si capisce :D ) me pinxit...

Beh, appunto, è maccheronico, completamente direi :)
Comunque grazie mille, credo il prompt fosse tuo! Davvero originale e mi ha dato una bellissima occasione.

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@Ezbereth Grazie per essere andata controcorrente allora :)
Ecco, sul fatto che non sia consentito, in effetti, non ti do torto.

 

@Edison Non lo so, lo volevo stupidello il condottiero, ma che poi si mostrasse in tutta la sua alterigia verso la fine :)
In ogni caso, grazie.

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@Earen Il mio non era un appunto, ma un dubbio che volevo condividere.

Sí; il Condottiero è un quadro che adoro e ho voluto proporvelo. Siete stati tutti bravissimi. Grazie.

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On 22/5/2016 at 21:51, Earen dice:

Potevi andare con la mamma a vedere le mummie»

Secondo me per un ragazzino sarebbe più eccitante vedere le mummie che i quadri...

 

On 22/5/2016 at 21:51, Earen dice:

«Sei un quadro parlante. Dovrei stupirmi del fatto che conosci il mio nome?»

Ahahah. In effetti...

 

On 22/5/2016 at 21:51, Earen dice:

Proprio lui, che con il suo carisma e la sua parlantina ne avrebbe necessitate almeno cinque.

Molto bella questa frase. Però proverei a sostituire il "con" con il "per".

 

Allora @Earen

Scusami la brevità. Il tuo racconto lo reputo uno dei migliori del giro. Ho apprezzato moltissimo il tono leggero, la caratterizzazione dei personaggi e le descrizioni degli atteggiamenti; giusto il registro usato specialmente nei dialoghi, molto azzeccato ai due ragazzini protagonisti della storia, unito a una bella atmosfera magica che ben si sposa all'ambientazione del Louvre e a un'ironia delicata. Bella la storia del dipinto parlante e della lettera (che immagino sia d'amore), struggente e sentimentale il finale! Davvero un bel racconto.

 

 

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58 minuti fa, Joyopi dice:

Secondo me per un ragazzino sarebbe più eccitante vedere le mummie che i quadri...

 

Me l'hanno detto in molti. Solo io da piccola avevo una paura fregata delle mummie!

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Bel racconto! Parte in modo simpatico e finisce con una nota romantica piacevole, ma non sdolcinata... Davvero piacevole da leggere! La Gioconda, eh? Quella birbante!!
I personaggi sono ben descritti e la narrazione fila liscia; non ho trovato errori,

Solo una cosa non mi ha convinta:

Cita

 

«Noi andiamo a vedere le mummie adesso» disse sorridendo.

Jean alzò gli occhi al cielo e, riluttante, afferrò la mano della sorella.

 

Io i bambini me li immagino tutti entusiasti all'idea di mummie, ragni, mostri e cose del genere! La sua reazione mi ha sorpreso molto!

 

Cita

«Beh? A questo punto dovevate urlare, stupirvi, strapparvi i capelli,» obiettò constatando la pressoché assente reazione dei due ragazzini «come faccio a sapere i vostri nomi?»

 

:asd: Bellissimo questo occhiolino al lettore! Anche se io sono rimasta col dubbio: come fa a sapere i loro nomi?

 

Cita

Il condottiero ritornò nella cornice, rinchiuso claustrofobicamente in due dimensioni. Proprio lui, che con il suo carisma e la sua parlantina ne avrebbe necessitate almeno cinque.

Ottima resa del personaggio! Mi è piaciuto molto anche il fatto che il Condottiero si sporgesse dalla cornice... difficile da immaginare, ma divertente!

 

Il finale mi sembra un po' troppo veloce, ma si conclude lasciando il lettore soddisfatto, quindi alla fine non è troppo grave ;) 

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