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JaV

Perché provarci sempre e comunque

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Curiosità per gli editori presenti su questa discussione (ma anche su altri topic) :

 

ma quando un romanzo (o pubblicazione)  viene ritenuto di successo?

Dopo quante vendite? Mentre un flop?

 

Comprendo che sia una domanda, probabilmente, poco romantica e al limite del puerile, ma giusto per inquadrare anche il Vostro punto di vista.

 

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@Marco Scaldini Ti posso dire con certezza che una, qui presente sul forum, lo fa. Non per tutte le opere pubblicate, ma per alcune che ritengono più vendibili all'estero (credo facciano fare ricerche di mercato). Un altro paio (sempre di piccole free) le ho incrociate sul web, quando cercavo per inviare il mio lavoro. Infatti, non credo siano molte (proprio per i costi), ma il potenziale di vendite è infinitamente più alto all'estero. Ho letto anche un articolo su Repubblica in cui si parla del sempre maggiore interesse dei mercati esteri nei confronti della narrativa italiana. Si parla di autori noti per lo più, ma... è pur sempre una tendenza da guardare con interesse, secondo me.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/06/22/news/i_libri_italiani_alla_conquista_del_mondo-139990852/?ref=HREC1-14

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@ranocchio Perfettamente in sintonia con te sul "crederci"... altrimenti nessuno di noi ci proverebbe (sul serio) a pubblicare con una big. Certo, bisogna pur essere realisti, ma del resto se fosse facile non sarebbe nemmeno così entusiasmante il riuscirci... :)

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@JaV io non ho fatto editing a pagamento, finora. Ma girando nel forum ho visto che molti lo fanno prima di sottoporre il manoscritto alle case editrici medio-grandi, nella speranza di avere qualche chance in più. Intendevo questo.

 

Tu sei convinto che uno sconosciuto bravo non abbia problemi ad esordire, e io chiedo a te da dove ti venga questa sicurezza. Diciamo che Baldini e Castoldi legga ogni sinossi che arriva, e, se tu mi dici che è così io ti credo. Tu stesso dici che mandate in lettura  pochi manoscritti (per problemi di budget, giustamente). Qualche manoscritto di un bravo autore ti sfuggirà di certo, non credi? E costui, a chi altro manderà, visto che le piccole CE sono sconsigliabili a chi ha scritto un buon libro? A Feltrinelli? No, non accetta manoscritti se non provengono da agenti. A Mondadori? Che ora include anche Rizzoli? Formalmente li accetta, ma chi ci lavora dice che non leggono le sinossi, perché ne hanno tantissime.

Il gruppo Gems organizza il torneo Io Scrittore. Quando mandi un'opera a una casa editrice del grupppo ti dicono di partecipare al torneo.  Per partecipare devi fare un lavoro di revisione tu stesso delle opere degli altri. Ma io non vorrei farmi giudicare dai miei colleghi scrittori (concorrenti) io vorrei fosse un editor a valutare la mia opera. Se passi in finale firmi un contratto e non puoi sottoporre la tua opera  a nessuno fino alla fine (cinque mesi credo) e vieni pubblicato solo se arrivi primo, altrimenti la pubblicazione è in ebook. 

Ci sono altre case editrici (io amo la e/o che ha pescato Elena Ferrante) ma il nostro bravo scrittore deve anche azzeccare la linea editoriale, perché, diciamocelo, la maggior parte delle medie punta su autori noti stranieri o nomi di già noti italiani e pubblica pochissimi esordienti.

 

Per quanto riguarda gli agenti, le grosse agenzie, come la Ali, fanno pagare per leggere quello che viene loro sottoposto. Io ho un manoscritto di 500 pagine e spenderei qualcosa come 800 euro per una scheda di lettura. Dopodiché in tutte le interviste che si trovano su internet, gli agenti noti ammettono che non pescano mai da questi manoscritti (le schede di lettura le faranno fare ai loro lettori e la cosa finirà lì, credo). Di solito vanno in libreria, pescano tra gli autori già pubblicati che ritengono interessanti, li cercano e si offrono di rappresentarli. Niente di male, gli agenti guadagnano percentuali irrisorie, possono rappresentare solo autori da decine di migliaia di copie. Ma il nostro bravo autore, non dico un maestro della letteratura, ma magari uno che scrive meglio di Fabio Volo, ma non è un personaggio televisivo, dove trova la sua finestra? Può trovare il suo spazio, ma può anche non trovarlo, soprattutto se non è disposto a fare appello a tutte le sue conoscenze perché qualcuno metta il suo manoscritto sulla scrivania di questo o quell'editor noto.

 

E questa non è una polemica. Anzi apprezzo moltissimo il modo in cui tu fai il tuo lavoro e la tua presenza, che comunque trovo costruttiva, su questo forum. E non penso che anche se un autore è bravo non abbia speranza. Penso solo che non sia così facile.

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@cinciallegra

Ci sono tanti "scrittori" che si definiscono tali quando in realtà non sanno mettere insieme due parole e basta partecipare a Ioscrittore per rendersene conto; parafrasando Blade Runner, "Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare" (nel mio caso, ho letto).

Detto questo, resto sempre della stessa idea, che ormai esprimo con la medesima formula (mi fa fatica anche ripeterla ma se serve, serve):

 

Se scrivi da cani ma sei un Dio finisci con Mondadori ma se scrivi da Dio e sei un cane finisci..., in canile.

 

Che piaccia o no, in queste poche parole è racchiusa gran parte della realtà editoriale di oggi, quindi inutile sbattersi.

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@Beppecoraggio

I personaggi noti che pubblicano con grandi case editrici i libri che portano il loro nome non solo non li hanno scritti ma spesso neppure letti.

Ricordo una spassosa conferenza stampa di qualche anno fa, nella quale Naomi Campbell presentava un giallo da lei "scritto". A una domanda di un giornalista su alcuni particolari della trama ci fu un imbarazzato silenzio e solo dopo essersi consultata con un assistente riuscì a rispondere.

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@cinciallegra ci sono almeno 15/20 editori medio piccoli di grandissimo blasone, e almeno una decina di agenzie che fanno un attentissimo lavoro di lettura e selezione dei manoscritti; quello che magari scarterò io, forse lo sceglierà un collega. E lo sceglierà certamente, se il testo è valido. In fondo era il senso del mio post iniziale; il nostro è un mondo piccolissimo e molto pettegolo (nel senso buono), ci conosciamo tutti e ci parliamo molto, e se qualcuno è bravo, ma bravo davvero, è questione di pochi giorni perché il suo nome sia sulla bocca di tutti gli editor italiani.Se qualcuno è semplicemente "di belle speranze" qualcuno si farà avanti per aiutarlo, e magari senza tutto l'hype del suo collega più maturo, più pronto, arriverà comunque a pubblicare. Se qualcuno ha mestiere, arriverà a pubblicare. Se qualcuno è mediocre, non arriverà a pubblicare, a meno di accettare dei compromessi.

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Ospite Alessandro Furlano
14 ore fa, cinciallegra dice:

Qualche manoscritto di un bravo autore ti sfuggirà di certo, non credi? E costui, a chi altro manderà, visto che le piccole CE sono sconsigliabili a chi ha scritto un buon libro? A Feltrinelli? No, non accetta manoscritti se non provengono da agenti. A Mondadori? Che ora include anche Rizzoli? Formalmente li accetta, ma chi ci lavora dice che non leggono le sinossi, perché ne hanno tantissime.

 

Esatto. Collaboro esternamente con la Sperling (gruppo MondaZZoli) da anni e conosco responsabili del marleting, editor e traduttori (anche famosi) che ci lavorano. Tutti mi hanno detto che gli esordienti non vengono nemmeno presi in considerazione. Me compreso :D. Nonostante sul sito ci sia l'apposita sezione per l'invio manoscritti. Così come c'è su Mondadori, Feltrinelli e tutte le altre. Ma non c'è la minima speranza, a meno che a presentarti non sia un'agenzia lettteraria di quelle a 5 stelle.

 

14 ore fa, cinciallegra dice:

Ci sono altre case editrici (io amo la e/o che ha pescato Elena Ferrante) ma il nostro bravo scrittore deve anche azzeccare la linea editoriale, perché, diciamocelo, la maggior parte delle medie punta su autori noti stranieri o nomi di già noti italiani e pubblica pochissimi esordienti.

 

Piace molto anche a me la e/o e tramite le amicizie di cui sopra mi hanno messo in contatto con un'agente letteraria/editor che collabora con loro. Dopo 400 euro di scheda di lettura (molto utile e ben fatta) e una proposta di editing da 2000 euro (rifiutata), mi ha detto "pazienza", ma che quella era l'unica strada per vedere proposta la propria opera alla CE. Anche loro sul sito hanno la sezione invio manoscritti, ma lei mi disse che solo chi passa tramite i loro agenti di fiducia viene preso in considerazione. C'è in rete un'intervista alla titolare che dice che nella loro storia ha pubblicato 3 o 4 romanzi di esordienti arrivati via mail. 3 o 4 nella storia della CE.

La Ferrante, ahinoi, non l'hanno "pescata", ma costruita in casa. E' uno pseudonimo, non è ancora chiaro se sia addirittura la titolare stessa, circolano nomi di due o tre giornaliste famose. Ma in ogni caso la favola Ferrante è tale: una favola.

 

14 ore fa, cinciallegra dice:

E non penso che anche se un autore è bravo non abbia speranza. Penso solo che non sia così facile.

 

No, direi che è molto molto molto difficile. Per usare un eufemismo.

Non per questo non ci si prova, come ho detto sopra più volte, ma è il motivo per cui si deve fare un'attenta cernita delle piccole CE e puntare, almeno inizialmente, su di loro.

 

 

Modificato da Alessandro Furlano

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Ci sono post che tramutano un sorriso, anche se velato e speranzoso,  in un'espressione alla  "Edvard Munch" .

 

Mi chiedo : "ma cosa significa essere veramente bravo o molto bravo?"

 

Ieri sera il mio pargolo numero due ha tenuto un concerto e, probabilmente, vi domanderete cosa c'entra in questo topic ma, forse, è un'autorisposta al mio quesito scritto poco sopra, e che vi chiederei (se ne avete voglia) di commentare.

Lui, il pargolo, è un dj producer (che manco sapevo cosa significasse) e "suona " dub-step. Il suona tra virgolette poichè io, vecchio dinosauro, ho nelle vene ben altro tipo di melodia nel susseguirsi delle note su uno spartito.

Da tecnico (strimpello il pianoforte) notavo che i mixer tra i pezzi in successione (senza pausa) erano perfetti, nonostante le tracce fossero completamente diverse tra loro.

Da qui : quindi bravo, molto bravo (e detta da un padre ipercritico è "cosa celestiale"... ehm... no, non gliel'ho ancora comunicato che è stato veramente un grande, ma provvedo appena sono a pranzo).

Però, sta di base, che a me quel "rumore" ben discosta (eufemismo) dalla mia "musica" quindi? bravo, ma nemmeno tanto? se avesse miscelato i Genesis con i Marillon sarebbe stato un Dio per me?

 

Si puo' applicare la stessa formula anche nell'editoria?

 

Altra autorisposta : da qui, ok sei potenzialmente bravo,ma se scegli chi fa fantasy e poi mando un "rosa" che ti aspetti?

Vabbene.. mando un "rosa" ad una CE che pubblica "rosa" , ma per essere bravo, (lungi da me il "ma bravo,bravo) qual'è la "vera" discriminante per essere presi in considerazione?

 

Buona giornata a tutti,

M.

 

 

 

 

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1 ora fa, Pennywise dice:

Così come c'è su Mondadori, Feltrinelli e tutte le altre. Ma non c'è la minima speranza, a meno che a presentarti non sia un'agenzia lettteraria di quelle a 5 stelle.

 

Io non ho lo straccio di una conoscenza nel mondo editoriale eppure sono convinto - mi illudo - che se scrivi qualcosa di veramente valido allora ce la fai, anche con le grandi CE.

 

@ranocchio Il problema che poni secondo me risiede non tanto nel talento di chi propone, ma nelle capacità di intuirlo in chi riceve.

Premetto che ci sono eccezioni mirabili, di persone che superano i peletti del genere. Ci sono geni alla Kubrick che hanno dimostrato di saper affrontare e dominare - di divenirne maestri - nella fantascienza, nei bellici, nella commedia e nell'horror. Okay. Mostro.

Ma tornando sulla Terra ci sono enormi talenti che sono tali in un determinato genere, non trasversale. Hitchcock ha portato a casa 60 film che hanno spesso affrontato lo stesso tema, come lo stesso si può dire di Woody Allen. Eppure questa loro predisposizione non ha limitato il riconoscimento che gli è dovuto.

Lasciando il cinema e venendo al tuo esempio, tu sei un produttore un po' attempato che lavora in una casa discografica che fa del progressive anni 70 il suo cavallo di battaglia quindi se ti arriva sulla scrivania un file con il lavoro questo ragazzo evidentemente il ragazzo ha sbagliato indirizzo. Ciò non toglie che pur non avendo gli strumenti per comprenderlo tu - che sei uno bravo nel tuo lavoro - intuisci che il ragazzo ci sa fare. Perché il ragazzo ci sa fare sul serio, guardati, stai battendo il piede. Allora lo proponi a quel tuo collega che si occupa di elettronica.

Purtroppo non sempre accade ma spesso il talento - quello cristallino - trova la sua strada. Ci vuole ostinazione e fortuna.

 

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Essere veramente bravo o molto bravo significa saper padroneggiare appieno le tecniche scrittorie e narrative. Chi è veramente bravo ha una bella penna (ovvero una prosa forte e identitaria) che sa utilizzare e plasmare in funzione di uno storytelling altrettanto forte. Chi è semplicemente bravo ha una di queste due qualità, e può essere aiutato, migliorandone i difetti e i lati deboli, o semplicemente nell'armonizzarle. Se mancano entrambe, allora è meglio tenersi la scrittura come sfogo privato e rinunciare a sogni irrelizzabili.

Questo a prescindere da questioni di gusto personale. Io non leggo narrativa rosa, ma se mi capita tra le mani un rosa che funziona ci metto tre pagine a capirlo. Un conto è la fruizione per piacere personale, un conto è la lettura professionale.

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Ospite
1 ora fa, JaV dice:

@cinciallegra ci sono almeno 15/20 editori medio piccoli di grandissimo blasone, e almeno una decina di agenzie che fanno un attentissimo lavoro di lettura e selezione dei manoscritti; quello che magari scarterò io, forse lo sceglierà un collega. E lo sceglierà certamente, se il testo è valido. In fondo era il senso del mio post iniziale; il nostro è un mondo piccolissimo e molto pettegolo (nel senso buono), ci conosciamo tutti e ci parliamo molto, e se qualcuno è bravo, ma bravo davvero, è questione di pochi giorni perché il suo nome sia sulla bocca di tutti gli editor italiani.Se qualcuno è semplicemente "di belle speranze" qualcuno si farà avanti per aiutarlo, e magari senza tutto l'hype del suo collega più maturo, più pronto, arriverà comunque a pubblicare. Se qualcuno ha mestiere, arriverà a pubblicare. Se qualcuno è mediocre, non arriverà a pubblicare, a meno di accettare dei compromessi.

 

Non può sorgere il dubbio che il sistema di valutazione sia sbagliato? Se pochi "post" fa si diceva molto sinceramente che solo un testo valido non serve...

E qui mi riallaccio a quanto già espresso da @Beppecoraggio

Cita

Ci sono tanti "scrittori" che si definiscono tali quando in realtà non sanno mettere insieme due parole e basta partecipare a Ioscrittore per rendersene conto; parafrasando Blade Runner, "Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare" (nel mio caso, ho letto).

Detto questo, resto sempre della stessa idea, che ormai esprimo con la medesima formula (mi fa fatica anche ripeterla ma se serve, serve):

 

Se scrivi da cani ma sei un Dio finisci con Mondadori ma se scrivi da Dio e sei un cane finisci..., in canile.

 

Un Premio di valore nazionale come lo “Strega” Antonio Moresco dice: “Le pare trasparente e giusto, ad esempio, che una parte consistente dei giurati, notoriamente, non legga neppure i libri o tutti i libri presentati e non verifichi perciò di persona il loro singolo valore e pregio ma voti per scuderie e cordate di appartenenza, giri e cerchie editoriali e amicali?” Attenzione, Antonio Moresco non è uno scribacchino, non possiamo azionare “la macchina del fango” dequalificandolo, rendendolo poco attendibile, almeno da questo punto di vista. Se un tale “scrittore” ha queste difficoltà, a un livello più basso altro che canile, quello almeno garantisce un pasto sicuro. Consiglio di sostituire la parola “cane” con “barbone” vedrai che fila meglio: “Se scrivi da barbone ma sei un Dio finisci con Mondadori ma se scrivi da Dio e sei un barbone finisci..., a barboneggiare” (un  tocco di neologismo creativo :asd:).

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Moresco o lo Strega in questa discussione non c'entrano davvero nulla. Non stiamo parlando dello stato attuale dell'editoria italiana, quindi il citazionismo a casaccio mi pare davvero fuori luogo.

 

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Ospite

Moresco parla di un intero sistema culturale italiano che non funziona, di un sistema "malato"... Uno scrittore si interfaccia con un editore e se lo stato attuale è questo, perchè non parlarne? Tutto è immensamente collegato. La domanda resta ancora: "Perchè provarci sempre e comunque?" Lo scrittore guarda nel baratro dell'editoria e vedo solo un grosso buco nero.

Modificato da Nuwanda

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@Nuwanda lo dico a te come lo ho già detto a un tuo compagno di forum; ma da dove vi arriva tutto questo livore verso il mondo editoriale (del quale peraltro vorreste terribilmente fare parte)? La rosicata di Moresco non ha nulla a che fare con i problemi di chi auspicherebbe di pubblicare.

 

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Ospite
8 minuti fa, JaV dice:
1 minuto fa, JaV dice:

@Nuwanda lo dico a te come lo ho già detto a un tuo compagno di forum; ma da dove vi arriva tutto questo livore verso il mondo editoriale (del quale peraltro vorreste terribilmente fare parte)? La rosicata di Moresco non ha nulla a che fare con i problemi di chi auspicherebbe di pubblicare.

 

 

 

Permettimi di sorridere... Ora ti spiego anche perchè, tutte le persone che tentano di screditare quanto affermato da Moresco dicono che si esprime così solo perchè è stato "trombato", ma nessuno entra nel merito della discussione... Funziona così oppure no? Il sistema funziona e davvero i libri più belli in Italia vengono premiati? Ancora Moresco afferma che: "Certo, non mi aspettavo niente, tanto più che ho presentato questo libro non con il potente editore con cui avevo pubblicato i precedenti ma con un altro (Giunti)". Se un autore di questo livello fatica per un riconoscimento, mi dite il barbone di prima, con un curriculum pessimo, a cosa può aspirare? Quel mondo editoriale al quale accennavi, ancora Moresco dice che difficilmente le "persone segano l'albero su cui sono sedute", l'albero è marcio e prima poi cadrà tutto, se vorrei salirci è per migliorarlo, credimi, non certo per fare peso.

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A sorridere sono io.

Perché tu ti esprimi su cose lette o riferite, su cui ti formi una tua stimabilissima valutazione, ma di cui evidentemente non sai nulla. 

Se Moresco è stato presentato allo Strega implicitamente era perché doveva entrare in cinquina. Con un libro minore, indiscutibilmente brutto (aspetto non secondario), ma doveva. E quello che non viene esplicitato è il fastidio (o così viene letto da tutti) non per la valutazione letteraria (tutti i libri in cinquina sono migliori de L'addio) ma per il fatto che si sia venuti meno a taciti accordi. Che ci sia stato un tradimento.

Che poi il premio Strega sia quello che è, non ciò che dovrebbe essere, è davvero il segreto di Pulcinella.

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Ospite

Accordi, tradimenti... Sì, io non ne voglio sapere nulla ;)

Non mi interessa il premio "Strega", questo è lo specchietto per le allodole, tutta la disamina sul mondo culturale italiana fatta da uno scrittore come Moresco non può essere sottovalutata e tenuta di poco conto. Grazie.

 

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Ospite Alessandro Furlano

In un post ci viene chiesto il perché del livore contro l'editoria.

In quello successivo che il premio Strega è risaputamente pilotato.

Qualcosa mi sfugge.

Forse i premi letterari non sono editoria? Allora alzo mani (nel senso di resa...). Peccato che lo sono eccome. La domanda alla prima riga trova risposta nell'affermazione alla seconda riga (veramente il segreto di Pulcinella, lo sappiamo tutti). Le CE si spartiscono i premi e chi non rispetta i patti suscita incazzatura generale palese, senza neanche un imbarazzato e imbarazzante tentivo di malcelare la cosa.

Dunque, riguardo l'editoria, perché il livore e al tempo stesso il desiderio di entrare?

I politici rubano? Certo. E' questo un buon motivo per non candidarsi alle prossime elezioni? Certo che no.

Perché?

Qui siamo su writer's dream. La traduzione letterale del nome della community spiega il perché.

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@JaV 15-20 case editrici che magari non leggono quello che arriva loro se non tramite agenzia? Ti sembrano molte? E, come ti dicevo, la maggior parte delle agenzie che tu consideri "valide" fa pagare tasse di lettura di circa 400 euro per 250 pagine, per poi non rappresentarti. Voi vi fidate di loro perché sapete che sceglieranno autori con potenzialità di vendita di decine di migliaia di copie. Loro quindi non si buttano sugli esordienti. Sarah Argosy, su questo forum ha detto che gli agenti seri scelgono solo autori che abbiano già pubblicato con una big. Che lei si spinge anche a quelli che hanno pubblicato con le medie. Le agenzie che fanno il lavoro attentissimo di selezione che dici tu, per loro stessa ammissione non pescano gli esordienti. E, quindi,  non è detto che lo scrittore in questione sia disposto a pagare per farsi leggere (magari da più di un'agenzia).

Poi, grazie a dio esistono le eccezioni.

 

E, già se escludi le CE appartenenti al gruppo Gems, (a causa del malefico torneo), le possibilità di essere letto (e quindi trovato) per il nostro bravo scrittore sono pochissime.

 

Il mio punto è  che non è detto che il suo libro (non sto parlando di un capolavoro, ma di un bel libro, che merita di essere letto) venga effettivamente letto da qualcuno. Forse (mi fido del tuo parere su questo) se  fosse letto da qualcuno e risultasse davvero valido, forse il suo spazio lo troverebbe.

 

Delle 20 CE di cui parli, diciamo che la metà legga la sinossi, che due lo mandino in lettura, che le schede siano buone, perché è un buon libro, da qui la probabilità che venga poi pubblicato sono comunque molto basse. Perché sto parlando di un buon libro, non del fantomatico capolavoro.

Da qui la necessità di rivolgersi ai piccoli.

 

Tu dici:

4 ore fa, JaV dice:

almeno una decina di agenzie che fanno un attentissimo lavoro di lettura e selezione dei manoscritti

Per curiosità, quali sono?

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4 ore fa, Pennywise dice:

Ma in ogni caso la favola Ferrante è tale: una favola.

 

Io ho amato moltissimo ogni libro del ciclo dell'amica geniale. E trovo il suo successo meritatissimo. Bella storia, bell'ambientazione interessante, strepitosi personaggi, efficace nei dialoghi e nel rendere "visivamente" i moti dell'animo umano. La trovo bravissima.

Non potrei dire lo stesso dell'addio di Moresco.

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Ospite Alessandro Furlano
5 minuti fa, JaV dice:

scusa @Pennywise ma il Premio Strega non è l'editoria.

 

Editori che si spartiscono un premio letterario? A me sembra che la questione qualcosa a che spartire con l'editoria ce l'abbia, o comunque con l'opinione che ci si possa fare in proposito, in particolare della grande editoria.

Comunque, è inutile ribadire ciascuno la propria irremovibile posizione. Il concetto era rispondere alla domanda: "perché tutto questo livore contro l'editoria?" con un esempio tra i tanti possibili.

E spiegare poi perché, nonostante ciò, noi dreamers ci proviamo lo stesso e proviamo ad entrarci lo stesso, senza che questo sia da considerarsi incoerente.

 

 

3 minuti fa, cinciallegra dice:

Io ho amato moltissimo ogni libro del ciclo dell'amica geniale. E trovo il suo successo meritatissimo. Bella storia, bell'ambientazione interessante, strepitosi personaggi, efficace nei dialoghi e nel rendere "visivamente" i moti dell'animo umano. La trovo bravissima.

Non potrei dire lo stesso dell'addio di Moresco.

 

Certo i libri mi dicono che sono bellissimi. Quello che dicevo io è che Elena Ferrante è un personaggio di fantasia, uno pseudonimo, dietro il quale si nasconde una ancora non svelata professionista dell'editoria, non certo un'esordiente "pescata" dalla CE. ;)

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4 minuti fa, cinciallegra dice:

Le agenzie che fanno il lavoro attentissimo di selezione che dici tu, per loro stessa ammissione non pescano gli esordienti.

Non è vero. Le agenzie, anche quelle serie, hanno molti bravi autori al primo romanzo. Anzi, semmai il problema è che è difficile in generale, per un editore, investire su  un esordiente. E quindi il numero di esordi, almeno per quanto riguarda noi, è limitato a un certo numero all'anno.

8 minuti fa, cinciallegra dice:

se escludi le CE appartenenti al gruppo Gems,

E perché dovrei? Longanesi pubblica esordienti. Garzanti pubblica esordienti. E così anche Guanda o Chiarelettere o altri marchi del gruppo. Quello del torneo è un fantastico specchietto per le allodole, ma nessuno dei vincitori è mai andato da nessuna parte.

14 minuti fa, cinciallegra dice:

Delle 20 CE di cui parli, etc etc

Io parlo, per difetto, del numero che davvero lo valuterà. Non di quelle esistenti. E se poi resterà inedito è verosimile che il libro buono tanto buono poi non fosse.

16 minuti fa, cinciallegra dice:

Per curiosità, quali sono?

Mi sembra ovvio che io non possa risponderti in questa sede.

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Tra l'altro, qualcuno sa dirmi che fine ha fatto l'aurice di Acciaio (Avallone mi pare) o la Murgia? Così, per sapere. :sherlock:

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Ospite

In rete ho trovato un articolo che riporta quanto detto da Antonio Moresco e ne ha davvero per tutti:

Dichiarazioni di Moresco

Che il premio "Strega" non sia editoria bisognerebbe dirlo agli editori che partecipano... È una pagliacciata?

Il premio Strega è un gioco, mi viene anche detto. Come a dire. “Si sa che è una pagliacciata, se ci si entra bisogna accettarlo”. Fatemi capire: è una pagliacciata o è una cosa seria? Perché, se è una pagliacciata, bisogna dirlo subito e allora chi lo vuole può entrarci vestito da pagliaccio e gli altri sanno che devono stare fuori. Non si può dire nello stesso tempo che è una pagliacciata e che è una cosa seria, tanto da presentarla nella sede del Parlamento alla presenza della Presidente della Camera dei Deputati della nostra Repubblica. Ma, si sa… è l’Italia, bellezza! È questa la risposta dei disincantati agli incantati.

 

Perchè continuate a provarci?

C’è chi, credendosi superfurbo solo perché supercinico, mi da dell’idiota e mi dice: “Ma come, non lo sapevi che quel premio è così? E allora perché ci hai partecipato? Sei scemo!” Ho già spiegato il perché ho partecipato e non voglio ripetermi, come ho anche detto che è stata da parte mia un’ingenuità e uno sbaglio che non ripeterò una seconda volta, ma si dà il caso che ci sia a volte nelle persone anche qualcosa che le può magari far apparire umane-troppo umane, sprovvedute, ingenue e idiote agli occhi dei supercinici e superfurbi, e si dà anche il caso che, molto spesso, gli scrittori degni di questo nome appartengano – maledizione!– a questa risibile categoria e non a quella dei superfurbi.

 

Sì, è vero i sostenitori del WD hanno ancora un sogno...

Modificato da Nuwanda

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