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Earen

[Sfida 89] Lunghe trecce rosse

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Commento: http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/30152-sfida-89-la-divina-follia/?do=findComment&comment=516092 

 

 

Centro Salute Mentale, Roma

Paziente n.19432,

ARCHIVIATO.

 

«Chi mi tocca oggi?» diedi uno sguardo all’agenda.

35 anni, accusato di lesioni aggravate, personalità multipla, dissociazione.

Appunti scritti a matita da me, e solo da me leggibili, probabilmente.

Alzai gli occhi al cielo e sospirai profondamente. Sarebbe stato un colloquio pesante.

Che poi, perché cazzo dovevano affibbiarli tutti a me questi perversi schizzati del cazzo? Scossi la testa.

«Prego, si accomodi».

Il paziente si sedette sulla poltrona di fronte alla mia scrivania, tamburellando nervosamente con le dita sui braccioli.

«Lei è accusato di aggressione e lesioni aggravate, a quanto leggo» mi presi una breve pausa e continuai.

«Un uomo e una donna camminavano per mano sul lungo Tevere e lei…» alzai lo sguardo dalla cartella clinica e notai che il paziente aveva il volto madido di sudore, inspirava ed espirava violentemente, tenendosi ancorato alla poltrona con le mani. Mi tolsi gli occhiali, li lasciai sulla scrivania e mi strofinai gli occhi. Avrei dovuto essere molto cauto. «Pare che lei abbia compiuto questo gesto per amore… L’amore è una cosa bellissima, sa?».

«Io amo Laura» fu tutto ciò che riuscì a dirmi, prima di chiudersi in una lunga e nervosa pausa, digrignando i denti e stringendo i braccioli con le mani.

«Mi innamorai delle sue lunghe trecce rosse,» continuò concitato «Dio solo sa quanti pensieri ci ho fatto». Storsi la bocca in un’espressione di lieve disgusto.

«Lei ha conosciuto Laura De Magistris al liceo,» iniziai «e, proprio in quegli anni, se non leggo male, dovrebbe essere morto suo padre» dissi sfogliando il fascicolo che avevo davanti.

«A 49 anni, stroncato da un cancro» disse telegrafico.

«Come ha vissuto la morte di suo padre?»

«Mi ripresi subito dalla sua morte,» annuiva veementemente, parlando con una strana eccitazione nella voce «lei era tutto ciò che contava».

Non smetteva di guardarmi con quegli occhi enormi, che quasi sembrava fuoriuscissero dalle orbite.

«Ci innamorammo perdutamente, proprio dopo la morte della buonanima di mio padre» disse, facendosi il segno della croce più e più volte.

Probabilmente anche al contrario, ma non ci giurerei.

Da allora è sempre stata la donna della mia vita» concluse strofinandosi le mani, visibilmente sudate, che di tanto in tanto asciugava sui suoi pantaloni.

«Fino a ieri, 17 luglio 2013, giusto?» inquisii.

«Sì,» il suo tono si fece più cupo «ora si merita solo l’appellativo di puttana da parte mia».

«Perché?».

Sembrava che si aspettasse la mia domanda, e iniziò a parlare quasi come se stesse raccontando la trama di un film, fiero di poter dare, finalmente, la sua versione dei fatti.

«L’ho incontrata sul lungo Tevere mentre camminava per mano con un altro uomo» disse freddo e distaccato. «Io l’amavo, mia madre la adorava, stavamo per sposarci, capisce?» mi chiese concitato, infilzando le sue dita nella carne, graffiandosi fino a far scorrere sulla sua pelle un rivolo di sangue.

«Stia calmo,» gli intimai prima di riprendere «cosa è accaduto, poi?».

«Sono saltato addosso a quel figlio di puttana e l’ho sbranato con i denti, ho risputato un suo lurido zigomo a terra e sono fuggito via».

«Le è servito a poco scappare, a quanto vedo» ironizzai, ma cambiai subito discorso. Facevo lo psicologo da tanti anni e sapevo che con i pazzi non si scherza.

«L’uomo ha chiamato la polizia in un bagno di sangue mentre la ragazza era in stato di shock» affermai, come se un qualche tentativo di far ricredere quel pezzo di merda potesse funzionare. «Hanno riferito che un folle, mai visto prima, li ha aggrediti per la strada».

Il paziente ebbe un moto di stizza; capii che era non era il momento di forzare la mano.

«Bene, le domande che le sto facendo servono ad appurare se lei abbia bisogno di un ricovero o meno» conclusi, annotando degli appunti sul mio taccuino, che richiusi con un gesto deciso.

«Ma non vorrete mica buttarmi qui in una gabbia?» chiese con tono mellifluo «Lei era una lurida schifosa e lo è ancora» sbraitò, cambiando repentinamente atteggiamento «avrei dovuto ucciderla, strapparle quelle cazzo di trecce» alzò la voce, quel poco di troppo, che mi costrinse a chiamare la sicurezza.

Quello continuava a strillare, ma ormai non lo ascoltavo più.

«Ci amavamo, mia madre la adorava, era bellissima, era mia, dovevamo sposarci, aveva già comprato il vestito da sposa» ripeteva frasi sconnesse all’infinito, logorroico, finché non vennero due omoni in camice a portarlo via.

«Dategli della morfina» dissi, mentre prendevo il telecomando di quell’inutile televisore che avevo nel mio studio. Poggiai le gambe sulla scrivania, accavallandole. Accesi la tv.

Poco dopo la porta si aprì ed entrò la madre del pazzo a chiedermi notizie.

 

«Guardi, suo figlio riferisce di aver subito un tradimento da parte di una certa…» mi interruppi, notai che la signora non mi stava ascoltando, ma guardava fissa la tv, con le lacrime agli occhi.

«Che brava ragazza quella lì,» sorrise amaramente catturata dallo schermo «era una compagna di classe di mio figlio, sa? Laura de Magistris...» scosse la testa amareggiata.

Mi girai verso la tv. Vidi una ragazza dalle lunghe trecce rosse che parlava con un microfono in mano.

«Finito il liceo se n’è scappata dall’Italia per andare in Inghilterra,» sorrise ancora «è un’attivista per i diritti umani» sospirò.

«Peccato non averla mai più vista,» aggiunse poi.

«Chissà perché il mio piccolino non ha potuto darmi le stesse soddisfaz…» continuava a nuotare nel suo flusso di coscienza, finché non s'interruppe da sola.

«Mi scusi, mi stava dicendo di mio figlio».

 

«Dobbiamo fargli l’elettroschock, signora».  

 

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6 ore fa, Earen dice:

e solo da me leggibili, probabilmente.

Io lo toglierei.

6 ore fa, Earen dice:

Che poi, perché cazzo dovevano affibbiarli tutti a me questi perversi schizzati del cazzo? Scossi la testa.

Due "cazzo" nello stesso periodo, ne toglierei uno. "perversi schizzati" non è terminologia da psicologo, preferirei "casi rognosi".

6 ore fa, Earen dice:

Probabilmente anche al contrario, ma non ci giurerei.

Questo è il particolare migliore. Lo approfondirei un po', perché rende credibile il pazzo.

6 ore fa, Earen dice:

«ora si merita solo l’appellativo di puttana da parte mia».

troppo involuto per uno squilibrato, mi sembra meglio "quella puttana" e basta.

6 ore fa, Earen dice:

infilzando le sue dita nella carne,

Io lo toglierei

6 ore fa, Earen dice:

quel pezzo di merda

Non è considerazione da psicologo

6 ore fa, Earen dice:

«Dategli della morfina

Ai pazzi non danno morfina. Meglio "sedatelo".

6 ore fa, Earen dice:

«Dobbiamo fargli l’elettroschock, signora».  

 

Non se lo fanno ancora. Più credibile "ricorrere a drastiche misure psicofarmacologiche". Per essere drammatici, si potrebbe aggiungere "tanto drastiche, che non sarà più lo stesso".

 

Il tema è indovinato, merita, ma lo psicologo è poco credibile, sembra più un poliziotto. Potrebbe fare domande tipo "Cos'ha provato quando l'ha fatto?" e via psicanalizzando. Anche il pazzo è poco pazzo. Bisognerebbe insistere di più sul segno della croce al contrario ("Lei crede in Dio?" "Ma no, cazzo" "E allora perché si segna?" "Non vede che lo faccio al contrario?") e sulla morte del padre.

Ciao

 

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@camparino

Ciao. Grazie del commento prima di tutto. In realtà i vari "pezzi di merda", "schizzato" etc., sono voluti, in quanto lo psicologo non doveva essere una figura classica, ma un personaggio abbastanza ambiguo. Evincilo anche dalla gestualità di lui che poggia le gambe sulla scrivania alla gangster americano. Il pazzo è completamente pazzo, non so se hai colto che laura de magistris, con la quale lui sostiene di aver avuto una relazione addirittura in procinto del matrimonio, in realtà è emigrata in Inghilterra a 19 anni, il che vuol dire che era tutto una proiezione della sua mente. Come viene lasciato intendere all'inizio, "ha aggredito una coppietta che non sapeva neanche chi fosse lui". Probabilmente vedeva in lei una proiezione di laura. Scusa gli errori nel commento ma scrivo dal telefono ora. Grazie ancora.

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Ciao Earen,

passo di qui per commentare i primi sfidanti. Avverto che non ho letto il commento che mi ha preceduto.

Ti metto i miei commenti in grassetto all'interno del testo:

 

Cita

 

«Chi mi tocca oggi?» diedi uno sguardo all’agenda.

35 anni, accusato di lesioni aggravate, personalità multipla, dissociazione.

Appunti scritti a matita da me, e solo da me leggibili, probabilmente.

Alzai gli occhi al cielo e sospirai profondamente. Sarebbe stato un colloquio pesante.

Che poi, perché cazzo dovevano affibbiarli tutti a me questi perversi schizzati del cazzo? Scossi la testa.

 

Capisco il voler utilizzare un linguaggio forte per caratterizzare il personaggio ma due "cazzo" di fila nella stessa frase mi sono sembrati troppi.

 

«Prego, si accomodi».

Il paziente si sedette sulla poltrona di fronte alla mia scrivania, tamburellando nervosamente con le dita sui braccioli.

«Lei è accusato di aggressione e lesioni aggravate, a quanto leggo» mi presi una breve pausa e continuai.

«Un uomo e una donna camminavano per mano sul lungo Tevere e lei…» alzai lo sguardo dalla cartella clinica e notai che il paziente aveva il volto madido di sudore, inspirava ed espirava violentemente, tenendosi ancorato alla poltrona con le mani. Mi tolsi gli occhiali, li lasciai sulla scrivania e mi strofinai gli occhi. Avrei dovuto essere molto cauto.

«Pare che lei abbia compiuto questo gesto per amore… L’amore è una cosa bellissima, sa?».

 

In generale le frasi pronunciate dallo psichiatra/psicologo mi sono sembrate un po' strane. Sembrano più adatte a un investigatore con poco tatto piuttosto che a uno psicologo. Ha appena detto che deve andarci cauto e va subito a ricordargli sia il gesto violento che il movente doloroso che l'ha scatenato. Questa è stata la mia impressione, fanne ciò che vuoi, ovvero ignorala pure.

 

«Io amo Laura» fu tutto ciò che riuscì a dirmi, prima di chiudersi in una lunga e nervosa pausa, digrignando i denti e stringendo i braccioli con le mani.

Ancora prima che si spiegasse cos'era successo già intuisco il finale. Hai detto poche righe prima che il paziente era affetto da dissociazione e disturbo della personalità. Arrivati al delitto amoroso già mi immagino che l'amore in realtà fosse tutto nella sua testa. Peccato perchè così si brucia subito il finale a sorpresa. Prova dare meno indizi nella parte iniziale, magari partendo da subito con il dialogo tra il protagonista e il paziente, in questo modo il finale è meno "chiamato"

«Mi innamorai delle sue lunghe trecce rosse,» continuò concitato «Dio solo sa quanti pensieri ci ho fatto». Storsi la bocca in un’espressione di lieve disgusto.

«Lei ha conosciuto Laura De Magistris al liceo,» iniziai «e, proprio in quegli anni, se non leggo male, dovrebbe essere morto suo padre» dissi sfogliando il fascicolo che avevo davanti.

«A 49 anni, stroncato da un cancro» disse telegrafico.

«Come ha vissuto la morte di suo padre?»

 

Anche questa domanda mi è sembrata poco da psicologo (magari mi sbaglio eh). In genere mi immagino cose più empatiche tipo "cosa ha provato quando è morto suo padre?"

 

«Mi ripresi subito dalla sua morte,» annuiva veementemente, parlando con una strana eccitazione nella voce «lei era tutto ciò che contava».

Non smetteva di guardarmi con quegli occhi enormi, che quasi sembrava fuoriuscissero dalle orbite.

«Ci innamorammo perdutamente, proprio dopo la morte della buonanima di mio padre» disse, facendosi il segno della croce più e più volte.

Probabilmente anche al contrario, ma non ci giurerei.

Da allora è sempre stata la donna della mia vita» concluse strofinandosi le mani, visibilmente sudate, che di tanto in tanto asciugava sui suoi pantaloni.

«Fino a ieri, 17 luglio 2013, giusto?» inquisii.

"inquisii" lo toglierei, non mi sembra necessario.

«Sì,» il suo tono si fece più cupo «ora si merita solo l’appellativo di puttana da parte mia».

«Perché?».

Sembrava che si aspettasse la mia domanda, e iniziò a parlare quasi come se stesse raccontando la trama di un film, fiero di poter dare, finalmente, la sua versione dei fatti.

«L’ho incontrata sul lungo Tevere mentre camminava per mano con un altro uomo» disse freddo e distaccato. «Io l’amavo, mia madre la adorava, stavamo per sposarci, capisce?» mi chiese concitato, infilzando le sue dita nella carne, graffiandosi fino a far scorrere sulla sua pelle un rivolo di sangue.

«Stia calmo,» gli intimai prima di riprendere «cosa è accaduto, poi?».

«Sono saltato addosso a quel figlio di puttana e l’ho sbranato con i denti, ho risputato un suo lurido zigomo a terra e sono fuggito via».

"lurido zigomo" :asd: mi ha fatto sorridere

«Le è servito a poco scappare, a quanto vedo» ironizzai, ma cambiai subito discorso. Facevo lo psicologo da tanti anni e sapevo che con i pazzi non si scherza.

 

Non mi sembra che l'abbia capito molto bene che non si scherza con i pazzi vista la battuta che ha appena fatto.

 

«L’uomo ha chiamato la polizia in un bagno di sangue mentre la ragazza era in stato di shock»

 

Non son sicura che dopo che ti strappano uno zigomo a morsi tu sia ancora in grado di chiamare la polizia prima che lo faccia qualcun'altro, la ragazza o i passanti. Fossi in te direi che è stato un testimone a chiamare.

 

affermai, come se un qualche tentativo di far ricredere quel pezzo di merda potesse funzionare. «Hanno riferito che un folle, mai visto prima, li ha aggrediti per la strada».

 

Se vuoi mantenere l'effetto sorpresa per il finale, qui non dovresti specificare che il folle era "mai visto prima". Se invece non cercavi l'effetto sorpresa fa benissimo così.

 

Il paziente ebbe un moto di stizza; capii che era non era il momento di forzare la mano.

 

Refuso: ripetizione di era.

 

«Bene, le domande che le sto facendo servono ad appurare se lei abbia bisogno di un ricovero o meno» conclusi, annotando degli appunti sul mio taccuino, che richiusi con un gesto deciso.

«Ma non vorrete mica buttarmi qui in una gabbia?» chiese con tono mellifluo «Lei era una lurida schifosa e lo è ancora» sbraitò, cambiando repentinamente atteggiamento «avrei dovuto ucciderla, strapparle quelle cazzo di trecce» alzò la voce, quel poco di troppo, che mi costrinse a chiamare la sicurezza.

Quello continuava a strillare, ma ormai non lo ascoltavo più.

«Ci amavamo, mia madre la adorava, era bellissima, era mia, dovevamo sposarci, aveva già comprato il vestito da sposa» ripeteva frasi sconnesse all’infinito, logorroico, finché non vennero due omoni in camice a portarlo via.

«Dategli della morfina» dissi, mentre prendevo il telecomando di quell’inutile televisore che avevo nel mio studio. Poggiai le gambe sulla scrivania, accavallandole. Accesi la tv.

Poco dopo la porta si aprì ed entrò la madre del pazzo a chiedermi notizie.

 

«Guardi, suo figlio riferisce di aver subito un tradimento da parte di una certa…» mi interruppi, notai che la signora non mi stava ascoltando, ma guardava fissa la tv, con le lacrime agli occhi.

«Che brava ragazza quella lì,» sorrise amaramente catturata dallo schermo «era una compagna di classe di mio figlio, sa? Laura de Magistris...» scosse la testa amareggiata.

Mi girai verso la tv. Vidi una ragazza dalle lunghe trecce rosse che parlava con un microfono in mano.

«Finito il liceo se n’è scappata dall’Italia per andare in Inghilterra,» sorrise ancora «è un’attivista per i diritti umani» sospirò.

«Peccato non averla mai più vista,» aggiunse poi.

«Chissà perché il mio piccolino non ha potuto darmi le stesse soddisfaz…» continuava a nuotare nel suo flusso di coscienza, finché non s'interruppe da sola.

«Mi scusi, mi stava dicendo di mio figlio».

 

«Dobbiamo fargli l’elettroschock, signora».  

 

 

Il racconto ha una trama semplice ma chiara e efficace. L'unico appunto, che ti ho già fatto, è quello riguardante il finale. Se vuoi che giunga inaspettato al lettore devi rivedere qualche dettaglio prima, se invece non era un effetto sorpresa quello che cercavi allora va benissimo così.

Ho trovato la scrittura semplice e scorrevole. L'unica cosa da migliorare sono forse i dialoghi, in alcuni tratti mi sono parsi poco naturali.

Per quanto riguarda i personaggi ho trovato "il matto" meglio caratterizzato rispetto allo psicologo protagonista e anche più credibile. 

 

In conclusione un racconto piacevole e scorrevole alla lettura in cui si può ancora migliorare. 

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@Thea
Ho sperimentato nell'altro racconto il fatto di lasciare pochi e vaghi indizi qua e là, e molti non lo avevano capito. Dato che il lettore regna sovrano e ciò che è chiaro a me, forse non può esserlo a qualcun altro, ho provato a lasciare più bricioline di pane sulla via questa volta. Da quel che mi dici o sei troppo intelligente tu, oppure devo ancora trovare il giusto mezzo. In ogni caso, grazie. 
Le uniche due cose su cui ti rispondo e non concordo sono
1) quando dici "ah beh non ha molto imparato a gestire i pazzi", perché  sì, gli fa quella battuta, ma c'è scritto anche "cambiai subito discorso". Come se si fosse ricreduto non appena l'ha detto. 
2) la figura dello psicologo. Me l'ha obiettato anche camparino, però la volevo effettivamente creare così. Doveva essere un po' schizzato anche lui, più vicino a una "guardia" che al classico analista da lettino :)

(il "cazzo" due volte mi è sfuggito... E non tiriamo in mezzo Freud) :D

Grazie ancora!

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2 minuti fa, Earen dice:

Da quel che mi dici o sei troppo intelligente tu

Mi lusinghi ma dubito :asd:. Non so se ho letto il racconto di cui parli ma credo che sia perché in questo caso si racconta un tipo di evento a cui siamo "abituati" da numerosi film e telefilm. Per questo ci è più facile intuire prima il finale con pochi indizi.

 

4 minuti fa, Earen dice:

la figura dello psicologo. Me l'ha obiettato anche camparino, però la volevo effettivamente creare così. Doveva essere un po' schizzato anche lui, più vicino a una "guardia" che al classico analista da lettino

Beh, l'idea di essere non tanto a posto la trasmette. 

 

5 minuti fa, Earen dice:

(il "cazzo" due volte mi è sfuggito...

:sherlock:

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Ciao! Bel racconto :)

La trama è originale, bello il colpo di scena sul fatto che il pazzo si sia inventato tutto - io l'avrei calcato un po' di più. La caratterizzazione dello psicologo e del pazzo è perfetta, però forse mi sembra un po' confusa la parte finale della madre. Sullo stile e la grammatica vai bene, anche se è ancora da migliorare. 

A presto ^-^

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Descrivere in poco spazio di caratteri una conversazione tra psicologo e futuro o pseudo paziente non è di certo facile.

La storia potrebbe anche essere veritiera,  e la cosa mi piace molto.

Devo dire bello e accattivante.

Incuriosisce.

Se dovesse proseguire e non essere solo un racconto sarebbe una introduzione carina per aprire un qualcosa di più ampio.

P.S. sottolineo sempre si tratti di mio umile pensiero da lettrice

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@Antonella Cataldo Grazie mille Antonella, sono contenta che abbia accattivato la tua attenzione :)
E soprattutto dire che potrebbe essere sviluppato in qualcosa di più ampio è un grandissimo complimento. 
A presto.

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@Earen

Ciao,

eccoti le mie:

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

Appunti scritti a matita da me, e solo da me leggibili, probabilmente.

Mi è piaciuta la considerazione. Mi ricorda quando nella fretta scrivo anch'io in modo da rendere i caratteri latini più somiglianti a geroglifici.

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

L’uomo ha chiamato la polizia in un bagno di sangue

Chi era in un bagno di sangue? L'uomo o la polizia?

Aggiungo in merito alla forma che hai fatto un uso spropositato degli avverbi che molti reputano "il pronto soccorso dello scrittore". Molti di questi (come veementemente e violentemente) avrebbero potuto essere sostituiti con altre forme o immagini più accattivanti. Ad esempio:

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

inspirava ed espirava violentemente

inspirava ed espirava come dopo una lunga corsa.

Inoltre ho ravvisato ripetizioni di vocaboli (continuare, concludere, chiedere) che stonano con la fluidità della narrazione.

Mi è piaciuto il personaggio dello psicologo, i cui anni di esperienza in prima linea lo hanno condotto ad uno stato di esasperazione tale da non provare più emozioni o senso di carità nei confronti dei suoi pazienti. Per lui esistono solo poche domande e un trattamento schematico, di routine. Lo definirei uno psicologo della mutua. Io ci avrei messo nelle note il suo sforzo di trattenere uno sbadiglio mentre il paziente raccontava.

Mi è piaciuto di meno il pazzo. Io lo avrei reso più febbricitante: non riusciva a sta seduto sulla sedia, prendeva gli oggetti dalla scrivania e li spostava a casaccio, magari prova anche ad aggredire il dottore dicendogli "Tu non mi credi, vero? Tu non mi credi!"

Comunque il pezzo, visto dall'ottica del medico, è interessante e originale e mi ha dato molti spunti di riflessione.

Da tenere ben a mente.

A rileggerti.

 

Edison  

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On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

Appunti scritti a matita da me, e solo da me leggibili, probabilmente.

Alzai gli occhi al cielo e sospirai profondamente. Sarebbe stato un colloquio pesante.

Che poi, perché cazzo dovevano affibbiarli tutti a me questi perversi schizzati del cazzo? Scossi la testa.

Tre "me" e due "cazzo" di troppo :asd: Forse ne bastava uno.

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

facendosi il segno della croce più e più volte.

Probabilmente anche al contrario, ma non ci giurerei.

Si dovrebbe capire molto facilmente se la fa al contrario oppure no; perché non ne è sicuro? O lo fa, oppure no!

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

«Le è servito a poco scappare, a quanto vedo» ironizzai, ma cambiai subito discorso. Facevo lo psicologo da tanti anni e sapevo che con i pazzi non si scherza.

Difatti è una frase che uno psicologo serio non avrebbe mai detto :asd: 

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

«L’uomo ha chiamato la polizia in un bagno di sangue mentre la ragazza era in stato di shock» affermai, come se un qualche tentativo di far ricredere quel pezzo di merda potesse funzionare. «Hanno riferito che un folle, mai visto prima, li ha aggrediti per la strada».

Il paziente ebbe un moto di stizza; capii che era non era il momento di forzare la mano.

«Bene, le domande che le sto facendo servono ad appurare se lei abbia bisogno di un ricovero o meno» conclusi, annotando degli appunti sul mio taccuino, che richiusi con un gesto deciso.

Suppongo che tu non sia mai stata da uno psicologo e neppure ne abbia uno in famiglia, giusto? Ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, in poche frasi. :asd:  Con un pazzo come questo, poi, non solo si capisce che di psicologia ci capisce poco (o niente) ma si mette egli stesso in pericolo!

 

 

Veniamo alle considerazioni finali.

Sullo stile, mi sa che sei migliorata un po' dai primi racconti del WD, e questo mi fa piacere. Ci sono ancora alcune ripetizioni superflue, qualche frase traballante e qualche possessivo di troppo, ma in generale vai molto bene, il racconto scivola.

Personaggi:

1) Il pazzo è perfetto, nel senso che l'hai caratterizzato molto bene nelle parole e negli atteggiamenti. Se dovessi dargli un voto, gli darei un bel 9.

2) Lo psicologo non è uno psicologo, è un dilettante allo sbaraglio che non sa trattare i pazienti e rischia di peggiorare la situazione più volte con le sue frasi totalmente fuori luogo. La mia boa (forse l'hai dimenticata) prevedeva uno psicologo carismatico  (cito: Boa 2: Nel racconto deve apparire uno psicologo dal carisma eccezionale). Questo personaggio di carisma ne ha poco, molto poco. Anzi, direi che è assente del tutto. Se dovessi dargli un voto... meglio di no :asd: 

3) La mamma del pazzo è appena appena una comparsa, ma fa comunque una più bella figura dello psicologo!

 

Il finale mi è piaciuto, solo mi è sembrato esagerato l'elettroshock che oggi si usa solo ed esclusivamente quando un paziente è affetto da convulsioni irrefrenabili, a quanto so. Insomma, è vista negativamente e ormai è una terapia quasi morta.

 

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@Edison Ciao Edison, grazie mille ancora per la tua solita gentilezza. Sono contenta dell'interpretazione che hai dato dello psicologo. La boa, come sottolineava @Niko era quella di uno psicologo carismatico. Il suo carisma, a mio parere, stava nel fatto di aver raggiunto, (suo malgrado, forse), una grandissima disillusione nella cura dei suoi pazienti. Lui è superiore, lui li tratta ormai come pazzi, non hanno ormai speranza di redenzione alcuna e probabilmente, non crede più nel suo lavoro. In effetti era una interpretazione un po' di nicchia, diciamo, e mi dovrei rivedere la definizione di carisma sulla treccani. Forse l'ho interpretato troppo come "affascinante", ma non so, a me intrigava parecchio il modo di fare dello psicologo. Grazie mille per le annotazioni di entrambi.

 

Riguardo l'elettrochoc è una pratica controversa, ho trovato molti articoli recenti dove spiegano come in italia si usi ancora, in molti casi dove la depressione raggiunge livelli eccessivi e i farmaci non fanno effetto. Ho letto anche di molte persone che una volta fatto l'elettrochoc una volta, lo richiedono in seconda sede, in quanto non è una pratica dolorosa e "spaventosa" come spesso viene fatta passare, ma che arriva là dove altre cure non riescono ad arrivare. 


A presto.

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On 30/5/2016 at 21:01, Earen dice:

Il suo carisma, a mio parere, stava nel fatto di aver raggiunto, (suo malgrado, forse), una grandissima disillusione nella cura dei suoi pazienti. Lui è superiore, lui li tratta ormai come pazzi, non hanno ormai speranza di redenzione alcuna e probabilmente, non crede più nel suo lavoro. In effetti era una interpretazione un po' di nicchia, diciamo, e mi dovrei rivedere la definizione di carisma sulla treccani.

Eh sì, il problema è che carisma significa tutta un'altra cosa.

"Capacità di esercitare, grazie a doti intellettuali o fascino personale, un forte ascendente sugli altri e di assumere la funzione di guida, di capo: il c. di un uomo politico; un attore dotato di grande c.; avere, non avere carisma."

"Quanto concorre a determinare un ascendente o un'influenza indiscutibile e generalizzata su altri (autorità, saggezza, dottrina, prestigio, fascino, ecc.)."

 

Quello a cui fai riferimento tu è un lato del suo carattere, non è carisma :P

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Ciao @Earen

eccomi a commentare il tuo racconto... scusami il ritardo.

 

Il racconto è carino, ma avendo letto altro di tuo, questo mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.

 

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

35 anni, accusato di lesioni aggravate, personalità multipla, dissociazione.

meglio: 35 anni, accusato di lesioni aggravate, personalità multipla e dissociata. La dissociazione è una caratteristica della personalità disturbata.

 

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

Appunti scritti a matita da me, e solo da me leggibili, probabilmente.

Ripetizione, forse meglio così:

Appunti scritti a matita con la mia inconfondibile calligrafia e leggibili, probabilmente, solo da me.

 

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

perché cazzo dovevano affibbiarli tutti a me questi perversi schizzati del cazzo

oltre a un cazzo di troppo... ma a questo psicologo, sicuro che gli piaceva fare il suo lavoro?

 

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

della croce più e più volte.

facendosi la croce più volte. Rende lo stesso l'idea, ma senza ripetizione.

 

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

capii che era non era il momento di forzare la mano.

un era di troppo

 

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

«Dategli della morfina»

La morfina è più indicato per il trattamento del dolore. Per i pazzi è più indicato un sedativo non oppiaceo.

 

On 15/5/2016 at 00:25, Earen dice:

«Dobbiamo fargli l’elettroschock, signora».  

Questa frase forse è stata quella che mi è piaciuta meno a livello di credibilità. A una madre distrutta, non gli viene detto così, a cuor leggero, che al figlio gli farete l'elettroschock.

 

Conclusione:

Il racconto scorre ed è leggibile tranquillamente.

Il matto mi è piaciuto.

Lo psicologo no. Non era molto credibile, nel senso che non sembrava saper fare il suo lavoro. Ha un paziente instabile e violento davanti, e lui che fa? Pare istigarlo.

 

Alla prossima lettura :)

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Ciao Earen, perdona il ritardo con il quale arrivo a commentarti.

Come di consueto parto dal titolo e dall'incipit: il primo mi piace perché contiene un leggero indizio sul finale; il secondo pure, perché immerge subito nel vivo della scena, senza perdersi in chiacchiere inutili (cosa importante nel thriller).

Hai subito aggirato la mia boa con l'uso della prima persona in modo da non dover nominare il protagonista (scaltra...).

 

Passo a qualche pezzo che mi ha poco convinto:

On 15/5/2016 at 18:25, Earen dice:

Che poi, perché cazzo dovevano affibbiarli tutti a me questi perversi schizzati del cazzo?

Dona colore e personalità al personaggio, però certo che uno psicologo che si riferisce in questo modo ai suoi "oggetti di studio"... :)

 

On 15/5/2016 at 18:25, Earen dice:

ora si merita solo l’appellativo di puttana da parte mia»

 Troppo artificiale. 

 

On 15/5/2016 at 18:25, Earen dice:

mentre prendevo il telecomando di quell’inutile televisore

superfluo.

 

Allora, allora. Dei due personaggi quello che secondo me ti è venuto meglio è il pazzo. Con più tempo e spazio a disposizione potresti spingere più in profondità, dando voce alle motivazioni che gli hanno causato l'instabilità.

Mi è piaciuto come hai gestito il lungo dialogo e come hai interposto alle battute e alle spiegazioni le descrizioni degli atteggiamenti che rendono il dialogo ben visualizzato nella testa del lettore. Molto bene. Sullo psicologo invece, ho letto che le tue intenzioni erano di caratterizzare un personaggio un po' fuori dagli schemi; l'idea era ottima ma ti è riuscito in parte, forse avresti dovuto osare di più, quasi creando un secondo pazzo esaltato (sai, a andar con lo zoppo si impara a zoppicare...). Sarebbe stato il tocco di originalità in più.

Sullo stile assolutamente nulla da dire, ottimo e aderente al genere, cosa importante. Ti hanno fatto presente alcune imprecisioni o l'abbondanza di avverbi; su questi aspetti credo di essere mooooolto peggio...

L'idea mi è piaciuta, la sorpresa finale non l'avevo anticipata, anche se qui

On 15/5/2016 at 18:25, Earen dice:

un folle, mai visto prima

hai dato un indizio fin troppo grande. Come qualcun'altro che mi ha preceduto ti consigliava, forse avrei evitato, come anche l'anticipazione della scheda del paziente. Ho letto che hai voluto lievigare l'effetto colpo di scena con indizi forti per poca fiducia nel lettore; un consiglio: non farlo! Soprattutto i thriller, secondo me, devono apparire meno scontati possibile per emergere tra milioni di esemplari.

Conclusione? Una buonissima prova che (come ho detto a Ponghetta) ha il merito ulteriore di essere stata partorita in meno di 24 ore, a differenza del mio racconto per il quale due settimane non sono bastate...ah, quanto so' lento! 

A presto!

 

 

 

 

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