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Cerusico

Quanto scrivete?

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Leggendo i manuali di scrittura e le interviste ad autori famosi, emerge spesso - se non sempre - il discorso sulle abitudini e i metodi adottati per scrivere. Tutti sembrano ricorrere a qualche stratagemma: alcuni hanno un luogo specifico, magari lo studio, una particolare scrivania, una stanza, una posizione; altri hanno degli orari che usano rispettare; altri ancora si prefiggono un obiettivo da raggiungere, che sia un certo numero di parole, o il completamento di una particolare scena.

 

Solo da poco tempo, da quando cioè mi sono riavvicinato alla scrittura, ho iniziato a darmi anch'io delle regole. Non sono capace di alzarmi presto al mattino, quindi quella strada è per me un vicolo cieco. Faccio già fatica a svegliarmi per andare a lavorare, figuriamoci piazzare la sveglia ancora prima. Ho orari lavorativi lunghi, ho altri hobby, quindi di iniziare a scrivere sempre alla stessa ora non se ne parla. L'unico tratto della giornata che mi rendo conto di poter dedicare alla scrittura è quello tra la fine della cena e prima di andare a dormire. Ammetto che per tanto, troppo tempo quello è stato il momento della giornata che dedicavo al relax: film, serie tv, lettura, musica, o semplice e pura perdita di tempo tra una conversazione telefonica e giri su forum/blog/social network.

 

Ho tagliato quasi del tutto quelle attività. Così facendo, sto riuscendo a dedicare del tempo alla scrittura ogni santo giorno, sia quel che sia. Sto seguendo la regola delle 1000 parole al giorno. Tale regola non l'ha fissata nessuno, ma l'ho scelta perché è un obiettivo credibile, che non richiede una mole di tempo eccessiva, ma che allo stesso tempo permette alla storia che si sta narrando di procedere. Con questo sistema, in poco meno di tre settimane ho prodotto 20000 parole (73 cartelle editoriali) che sono andate a costituire l'inizio di un romanzo. Sono incredulo io stesso. Ammetto che, soprattutto in passato, sono stato del tutto privo di autodisciplina, in tanti ambiti. Ora però, forse per via di esperienze di altra natura che mi hanno portato a dover essere, volente o nolente, disciplinato e ordinato nelle abitudini, sono riuscito a trovare un equilibrio che, sebbene duri da ancora troppo tempo per capire se possa trattarsi di un trend, mi permette di produrre con costanza e di farmi essere sempre dentro la storia che sto raccontando.

 

Vi ho raccontato la mia attuale esperienza, ma lo scopo del topic è quello di sentire la vostra. Quanto scrivete? Avete un metodo rigoroso? Oppure preferite scrivere quando vi sentite ispirati? Quanto tempo dedicate alla scrittura giornalmente (o settimanalmente)? E quanto producete?

 

A voi!

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54 minuti fa, Luca Trifilio dice:

1000 parole al giorno

Caspita, per me sono quasi irrangiungibili. Scrivo solo quando mi sento ispirato (è una parola grossa).

I romanzi, mi fermo alle 200.000 battute (spazi esclusi).

D'altronde, anche a scuola, quando davano un tema, prima di guardare l'argomento chiedevo, "Minimo, quante righe?".

Mi è un po' rimasta.

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Anch'io ritenevo improbabile riuscire a scrivere 1000 parole ogni giorno. La realtà è che, come in tutte le attività umane, l'esercizio rende perfetti. Nelle sere migliori, butto giù 1000 parole in una quarantina di minuti. Chiaro che stiamo parlando di una prima stesura, e quindi si arriverà a dover riscrivere/tagliare chissà quanto di ciò che si è scritto, ma darsi delle regole e degli obiettivi funziona, a mio modo di vedere.

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Il mio dilemma. No, non scrivo quotidianamente, non mi fisso l'obiettivo di scrivere un tot di parole al giorno, non ci riesco.

Scrivo quando ho l'ispirazione, certo, ma sono molto disordinato nel ritagliare lo spazio giusto per farlo, come sono molto disordinato nello scegliere il momento da dedicare alla lettura. Proprio l'abbinamento lettura-scrittura non mi riesce... e quindi sì, dovrei farmi una tabella di marcia.

Ultimamente riesco a scrivere solo se mi danno dei tempi "esterni", e cioè i contest del WD o, ultimamente, i concorsi per racconti. Quindi avrei bisogno ogni giorno di qualcuno che mi dia un tema e un tempo di consegna.

Scrivo meno di quanto vorrei, ma va detto che le idee gironzolanti in testa non subito appaiono chiare e quindi c'è bisogno di tempo per farle maturare, sempre in testa.

Internet toglie molto tempo e distrae, facebook è il male.

Devo darmi delle regole, non ossessive, ma delle regole. Credo comunque che la notte sia sempre il momento più creativo.

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La gestione del tempo è fondamentale, in qualsiasi attività. E lo dice uno che di tempo ne ha perso (e ne perderà ancora) tantissimo, facendo cose inutili, anzi, non facendo nulla, stando semplicemente passivo. Mi sto imponendo una tabella di marcia perché ho maturato la convinzione che non si possa raggiungere nessun obiettivo senza una ferrea disciplina. Vale per lo studio, vale per lo sport, vale per le diete, vale per il bodybuilding, vale per il lavoro, vale per suonare uno strumento musicale. Scrivere secondo me è "solo" un'altra attività, voglio spogliarla di quell'alone mistico e romantico che, per anni, mi ha portato solo a fantasticare di scrivere ma, all'atto pratico, non mi ha fatto combinare niente.

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Facebook è il male... già! In questi giorni sto facendo piazza pulita di social, blog e schifezze varie, vogli tenere solo ciò che conta (il WD è al primo posto). Per ora non ho una regola per scrivere, so che se mi ci metto arrivo anche a 2000 parole ma la costanza, ahimè, non è una mia virtù. Poi posso passare anche una settimana senza buttar giù una riga! Comincerò ad applicare anch'io un po' di ferrea disciplina... prima o poi!

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Ah, dimenticavo alcuni aspetti che ho trovato utili.

 

1) scegliere la stanza più silenziosa della propria casa o del proprio appartamento. Nel mio caso è la camera da letto

 

2) chiudere la porta. Luci basse, silenzio, tv spenta. Il telefono lo lascio in soggiorno, spento. Il tablet idem. Durante la scrittura, uso la modalità a tutto schermo di Scrivenere per estraniarmi dal resto. Se proprio necessario, direi di staccare il wifi

 

Io tendo a distrarmi per un nonnulla, quindi so di dover agire in maniera drastica. Devo creare le condizioni ideali per la scrittura. Per altri potrebbero essere completamente diverse. Quel che conta è che quelle benedette parole, che siano mille o duemila, vengano scritte. Non conta se si è stanchi, se si è annoiati, se quella sera si preferirebbe scorrere la bacheca di facebook per due ore filate. Oggi, sfruttando una giornata a casa per malattia, sto approfittando per darmi obiettivi più impegnativi, ma credibili. Mi rituffo alla caccia di altre mille parole.

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Ospite Andrea.Dee

Scrivo quando ne ho voglia. Non schematizzo e non preparo niente, quando mi viene in mente un modo per continuare il romanzo, scrivo. Non ho necessità di scrivere mille parole al giorno perchè posso stare venti giorni senza aprire il libro come scrivere cinquanta pagine in due settimane. Poi trovo che darsi delle regole in campo artistico sia un po' come tornare sui banchi di scuola dove il maestro ti dava il tema e tu dovevi rigare dritto e scrivere due facciate, con voto finale. Siamo adulti e vogliamo esprimerci, sono cose diverse.

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Il mio problema è che passo 2 ore a rileggermi scaletta, appunti, cose da aggiungere e da togliere, ordinare capitoli etc, e in tutto questo mi occorrono altre 3 ore per focalizzare bene tutto il racconto nei minimi particolari. Alla fine poi, non scrivo più niente. Diciamo che nel mio riordinare tutto finisco nel caos totale. Quando però inizio a scrivere non mi fermo più perché so che se mi prende il "blocco" potrei non scrivere per mesi e mesi, e poi statti a ricominciare la tarantella: rileggere la scaletta, gli appunti, cose da aggiungere e da togliere, ordine dei capitoli, riordinare mentalmente tutto il romanzo (una trilogia nel mio caso). L'unica cosa che mi tiene sempre attivo è la poesia, una malattia di cui non riesco a liberarmene. Scrivere in prosa è per me, purtroppo, una condanna: troppo stress, troppe azioni automatiche, troppo "ordine" mentale, però devo farlo altrimenti non respiro. Scrivo principalmente di notte o comunque quando sono in casa da solo. E tra una sigaretta e l'altra butto giù tutto, capitolo dopo capitolo. Solo dopo la ventesima sigaretta mi accorgo di essere ancora all'inizio del secondo volume di una trilogia che odio dal profondo del cuore! Non finisce mai, io vorrei passare subito all'ultimo capitolo, all'ultimo volume (che ho già in mente ed ho paura di dimenticare col passare del tempo), eppure 'sta maledetta è ancora ferma lì, ai primi capitoli! Finiscono le sigarette, si ferma il racconto, aumenta il respiro. Ecco cos'è per me la scrittura; ecco quanto -non- scrivo.

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Non credo ci sia una maniera univoca di affrontare la scrittura. Quello di cui sono certo è che qualsiasi attività, artistica o meno che sia, richiede tecnica. La tecnica si studia sui manuali o dai maestri, e la si applica mediante l'esercizio. Per portare la tecnica a un livello discreto - non eccezionale, discreto - servono tempo, applicazione e costanza. Solo allora si potranno ottenere anche risultati soddisfacenti.

Rimanendo sulla similitudine musicale, per suonare la chitarra devo imparare l'impostazione, devo fare esercizi per ciascuna mano, lavorare sulla coordinazione dei movimenti, imparare gli accordi, imparare a legarli, iniziare a suonare canzoni semplici. Tutto questo per iniziare, non per suonare. E anche solo questo richiede settimane di applicazione. E anche quando sarò diventato un chitarrista discretamente bravo, non potrò permettermi di lasciare lo strumento nella custodia per tanto tempo, per mesi magari, perché ogni volta sarà come ripartire da un passo indietro, dovrò riprendere l'abitudine a fare cose che prima mi venivano naturali.

 

Questi aspetti non si possono sottovalutare. Esprimersi richiede una tecnica e un metodo, non può venire dal nulla o dal "sacro fuoco".

 

P.S.: in tutto ciò sottolineo che questi sono principi che sto cercando di applicare su di me. Li ho già applicati in passato per altre discipline e interessi, ma mai alla scrittura, pensando che ci fosse bisogno di condizioni magiche per riuscire a farlo. Non è così. Ma io non sono niente, solo uno come tanti che sta provando a capire dove riesce ad andare a parare. :)

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C'è anche la questione lettura-apprendimento.

Per migliorarsi bisogna leggere tanto e imparare, quindi serve un angolo di tempo anche per quello, da abbinare all'angolo di tempo scrittura... ma non riesco a organizzare, sono uno alla rinfusa.

 

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Ma allora la scrittura è tecnica, costanza e regole ferree oppure ispirazione, muse e fuoco sacro? Sense or sensibility? O la mescolanza di entrambi? Non riesco a dare ragione a nessuno, però credo che l'ispirazione, senza una seria e impegnata applicazione, porti a ben poco.

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Ciao,

purtroppo le regole che mi propongo di seguire sono fatte per essere disattese. Ad esempio passo tutta la giornata lavorativa con una bella ispirazione in testa per continuare il racconto che sto scrivendo (in alcuni casi sospendo l'operazione che sto svolgendo, prendo un pezzo di carta e scribacchio alla svelta e senza essere visto da nessuno la frase o lo spunto che mi è entrata nella testa) e mi riprometto a casa di accendere il computer e mettermi d'impegno. Ma una volta a casa si genera una fase che io ho chiamato "Fase alibi" in cui trovo mille giustificazioni per non fare quello che mi sono riproposto. Dopo cena è ancora peggio, mi siedo (parola falsa: mi sdraio) sul divano per seguire il telegiornale, poi mi addormento e il computer rimane spento.

Trovo meglio per me scrivere la mattina o dopo aver letto un buon libro.

 

Edison

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La mia situazione è simile a quella di @Edison. Ho scoperto la passione per la scrittura circa un anno fa e anche per me l'ispirazione è venuta a farmi visita nelle ore di lavoro. Saranno forse troppo noiose le nostre occupazioni? A quel tempo attraversavo un periodo particolare in cui avevo poco lavoro e ero in una postazione isolata da tutti. Queste condizioni mi hanno dato la possibilità di scrivere qualche frammento ogni giorno. Ora che il lavoro è tanto lo faccio ancora dopo pranzo, in quei momenti in cui tutti sono impegnati a guardare le notizie o chiamare la moglie. Le idee migliori mi vengono ancora sul posto di lavoro ma quando mi siedo davanti allo schermo, dopo cena, per metterle in atto vengo pervasa da un vuoto mentale assoluto. 

Il risultato è che scrivo poco e in maniera indisciplinata. L'unico modo per dare un ordine a tutto ciò è darmi delle scadenze, anche se le scadenze auto imposte non sono efficaci come quelle che derivano da condizioni esterne.

In ogni caso rappresenterebbe un grandissimo limite per la mia creatività stabilire un numero minimo di parole al giorno. Soprattutto perché per me non funziona così. A volte ci metto ore per pensare solo a cosa scrivere e per partorire due frasi, altre volte scrivo pagine di getto per poi riprenderle e revisionarle immediatamente dopo. Sono una principiante e mi sento costantemente insoddisfatta di ciò che scrivo quindi non sarei in grado di stabilire quando ho effettivamente scritto un dato numero di parole, perché potrei benissimo cancellarle il giorno dopo.

Forse devo solamente maturare la dovuta esperienza nel campo.

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On 28/4/2016 at 00:41, Luca Trifilio dice:

Non credo ci sia una maniera univoca di affrontare la scrittura. Quello di cui sono certo è che qualsiasi attività, artistica o meno che sia, richiede tecnica.

Sono concorde in parte, nel senso che secondo me la pura tecnica senza il "fuoco sacro" equivale a un modo di scrivere (o all'esecuzione di un brano musicale, per rimanere in tema) freddo. Allo stesso tempo, però, ritengo che il talento a briglia sciolta, non incanalato in un metodo, possa diventare caos e dispersione. Esistono geni assolutamente anarchici, incapaci di darsi un metodo, per cui producono e riescono a portare a termine qualcosa solo una volta ogni 10 anni... tuttavia ciò che producono è assolutamente divino e glielo si può perdonare.

 

Per tornare alle domande iniziali, comunque. Io adotto un metodo... non metodico. Cioè, ho dei "rituali", se così li si può chiamare, variabili per certi versi, ma alla fine sono sempe quelli.

Premetto che ormai da diversi anni sono totalmente a-social! Niente FB, niente Twitter né simili, perché li ritengo "luoghi" di esibizione e ostentazione, tendenzialmente ansiogeni per una persona schiva come me. Frequento solo questo forum, che vivo con rilassatezza e con la gioia del confronto rispettoso tra appassionati della medesima arte.

Per il resto, punto primo: quando nasce un'idea devo rimuginarci su qualche settimana e spesso in questa fase mi calo totalmente nelle letture adatte alla documentazione, oppure visito i luoghi utili alla vicenda narrata (di persona, se vicini, oppure virtualmente) e, se ne ho la possibilità, parlo con qualcuno che possa fornirmi informazioni utili e necessarie. Per esempio se devo scrivere una storia ispirata a un episodio reale, oppure qualcosa riguardo una questione legale o tecnica, eccetera.

Quando ho "messo sul tavolo" tutti gli ingredienti, inizio a dosarli e mescolarli, quindi a scrivere senza soste e con obiettivi giornalmente... indefiniti (gli obiettivi quantificabili me li do in fase di revisione: tot capitoli/pagine al giorno) ma con una dead line precisa. Provo a spiegarmi meglio benché non sia facile: gli obiettivi sono nella mia testa, ma non sono in grado di quantificarli. Non li misuro in pagine o capitoli, so semplicemente che per sentirmi soddisfatto ogni giorno devo arrivare lì. Ma è un "lì" che solo io conosco inconsciamente e che varia in base alla distanza dalla dead line. Quest'ultima me la fisso a prescindere, cioè anche se non mi è eteroimposta; il che equivale a dire anche quando non ho scadenze editoriali da rispettare, o delle penali da pagare in caso di ritardo nella consegna.

Se l'ispirazione c'è non riesco a frenarla, anche perché temo di perdere le idee che mi vengono in mente, per cui posso andare a dormire anche alle 4 del mattino ed essere in piedi già alle 8. Se sono troppo stanco, oppure ho esigenza di staccare prima, porto con me un notes per appuntarmi idee e frasi che mi sembrano utili e interessanti.

Scrivo in un luogo della casa isolato, con pochissimi rumori e quelli del mio quotidiano spesso li rimuovo in automatico, perché ci sono abitutato o perché totalmente assorto. La musica la posso ascoltare o meno, a seconda dei casi. A volte la trovo conciliante, a volte irritante, ma non so da cosa dipenda. Di sicuro in fase di revisione sono molto concentrato, quindi raramente ascolto qualcosa. Tuttavia, siccome sono molto "umorale" e magari mi va di ascoltare musica quel determinato giorno, se lo faccio deve trattarsi di brani totalmente melodici, senza il cantato, perché in caso contrario tenderei a distrarmi.

Il cellulare lo lascio acceso, ma "filtro", nel senso che do un'occhiata al display e rispondo o meno a chiamate o messaggi a seconda delle persone e dell'urgenza. Se si tratta di chiamate che so essere poco importanti rispondo dopo, con calma, spiegando che prima ero impegnato. Gli amici hanno finalmente capito che scrivere è un lavoro e non un passatempo. :)

 

On 28/4/2016 at 00:48, simone volponi dice:

Per migliorarsi bisogna leggere tanto e imparare, quindi serve un angolo di tempo anche per quello, da abbinare all'angolo di tempo scrittura.

 

Sono d'accordo su questo. Leggere è fondamentale e ciò a prescindere dalla fase di documentazione di cui parlavo sopra.

Quando sono nel momento di piena creatività, però, riesco a leggere davvero pochissimo, per cui concentro tutto nei momenti pre e post.

Di sicuro, ciò che leggo per diletto (quindi non come documentazione) è di solito lontano in stile e contenuti da ciò che scrivo, per evitare influenze e idee non originali. A meno che non decida scientemente di scrivere su un tema di cui si è già scritto o su cui sono stati realizzati film, spettacoli teatrali, eccetera, perché in tal caso quella lettura fa parte proprio della fase di documentazione; quindi leggo/guardo con lo scopo preciso di raccontare la tematica in maniera diversa, con un mio personale punto di vista, o in un modo non affrontato prima. Magari dando risalto a personaggi che da altri erano stati esclusi dalla storia, o messi al margine, o il cui punto di vista non era stato considerato.

 

E' un metodo incasinato, lo so, ma è il mio metodo e mi calza a pennello! ;)

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Riguardo alla "ispirazione" per me la cosa è curiosa: la sorgente è intermittente e assolutamente imprevedibile, periodi con un'idea dietro l'altra (poi magari non vanno a buon fine) e periodi di stasi totale. Ho cercato di studiare la cosa per capire cosa possa attivare o inibire il macchinario (lavoro, stagione, salute, attività onirica, etc.), ma non sono venuto a capo di niente, mistero totale.

Se la sollecito con Io e Super Io (quello con la calzamaglia blu) mi sforna emerite porcherie, per cui ho capito che è meglio lasciar perdere e impiegare meglio il tempo a leggere oppure a revisionare per la centesima volta la minestra già fatta.

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4 ore fa, Thea dice:

Ho scoperto la passione per la scrittura circa un anno fa e anche per me l'ispirazione è venuta a farmi visita nelle ore di lavoro. Saranno forse troppo noiose le nostre occupazioni?

 

Ciao,

credo che come ogni occupazione le nostre abbiano una buona percentuale di routine in cui il cervello esegue meccanicamente uno schema già consolidato dall'esperienza ed è libero di spaziare per i campi sconfinati della fantasia. Dopotutto sarebbe una risposta a una domanda che mi pongo di frequente: quando mi vengono le idee che reputo buone? Quando meno me lo aspetto!

 

Edison

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3 minuti fa, Edison dice:

Dopotutto sarebbe una risposta a una domanda che mi pongo di frequente: quando mi vengono le idee che reputo buone? Quando meno me lo aspetto!

 

Potrei aggiungere un dilemma: Se il mio lavoro consistesse nell'avere "idee buone" riuscirei comunque a averle?O nel momento in cui la creatività diventa un dovere tende a esaurirsi?

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31 minuti fa, Thea dice:

Potrei aggiungere un dilemma: Se il mio lavoro consistesse nell'avere "idee buone" riuscirei comunque a averle?O nel momento in cui la creatività diventa un dovere tende a esaurirsi?

Il rischio è concreto e per molti accade. Tuttavia credo sia una questione soggettiva: c'è chi ha sempre voglia di creare, misurarsi con nuove "sfide", aggiornarsi, ispirasi a cose nuove, raccontare, tener viva la curiosità. E chi tende a lasciarsi andare , demotivarsi, stressarsi all'idea di dover produrre con determinati ritmi e finisce per scrivere cose tendenzialmente simili a se stesse o, peggio ancora, col rubacchiare idee qua e là in base alla tendenza del momento. Il risultato sono delle insalatone condite con quello che il mercato richiede, ma, dal mio punto di vista, prive di onestà intellettuale e il lettore, prima o poi, se ne accorge e ti "punisce".

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Io scrivo quando ne ho voglia ma di solito riesco bene o male a finire due paginette a settimana, una bozza revisionata. 

Altre volte invece ci metto un po' di più. In ogni caso non aspetto mai molto per scrivere qualcosa sul pc. 

: Chessygrin :: Chessygrin :: Chessygrin :: Chessygrin :

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Trovo che predisporsi ed essere predisposti allo scrivere (inteso come forma d'arte) sia tutt'uno con l'assumere la forma mentis della "differenza" (ciò che si diversifica e che si protrae), e che dunque non può lasciare indifferenti. Ça va sans dire, non si pone una questione di quantità, bensì di qualità (che cosa mi spremo a fare per scrivere 1000 romanzi mediocri, se poi con un solo poema ben fatto posso consegnarmi all'immortalità!? -- Il discorso vale anche all'inverso, ovviamente). Natürlich, se nel mio percorso artistico "sento" l'esigenza di buttar giù fiumi di parole e decine di testi, il problema (non) si pone.

L' arte, intendo, come insieme di vocazione e professione. Ma la vocazione è fondamentale, imprescindibile. E te la senti addosso, come amore e impedimento al tempo stesso. Smetti di scrivere, e forse inizierai a scrivere qualcosa di buono.

Bisogna puntare all'essenziale, e bisogna farlo in modo spietato. Esprimersi non basta, come non basta più il bello in sé (in-forme).

Ri-velare, per quanto mi riguarda, conta davvero (svelamento e occultamento insieme). Il sublime artistico.

Devi poter creare qualcosa a cui solo tu puoi imprimere il sigillo, nessun altro.

Se riesci anche a divertirti, sei a cavallo (ma se lavori bene, alla fine il tutto paga).

Saluti.

 

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Era bella questa discussione, peccato si sia fermata nel 2016. Ora voglio riportarla alla luce per condividere con voi  le mie abitudini di pseudoscrittore.

 

Io scrivo sette ore al giorno, tutti i giorni, tranne la domenica in cui mi riposo. E in sette ore (quattro la mattina, tre il pomeriggio e mai la sera perché gli occhi mi girano), scrivo in media 500 parole (come Hemingway :sorrisoidiota:). C'è il giorno in cui scrivo 800 parole o di più e quello in cui scrivo un'unica frase o un solo rigo. Rifletto molto su ogni parola, non mi piace buttare parole a caso e poi tornare per aggiustare tutto o per cancellare schifezze. Perdo così tanto tempo per ogni frase che alla fine della prima stesura mi bastano poche riletture per trovare eventuali refusi sfuggiti in momenti di stanchezza oculare. Prima di scrivere, che sia un romanzo o un racconto, progetto per filo e per segno la trama (capitolo per capitolo), creo i personaggi e ogni dettaglio che andrò a inserire. Così non rimango mai fermo con "e ora come continuo?" nella testa.

 

Non so se sia un metodo vincente, forse non esiste un metodo vincente. Le idee non mi mancano mai (alcune sono buone altre fanno cagare), cerco di inventare sempre cose strane e che facciano ridere o almeno sorridere. Quando c'è il sole, passo le quattro ore mattutine in spiaggia e scrivo lì, senza internet e senza distrazioni. Sia d'inverno che d'estate, mi metto col mio bel costumino (una nuotata la faccio sempre) e mi isolo in un tratto di mare che riesco a raggiungere solo io. In pratica sono solo col mare, i granchi e i gabbiani. Com'è possibile? In pratica, per raggiungere il mio angolino di pace, mi devo calare pericolosamente con una corda da una scarpata, tra enormi scogli. Nessun altro uomo si è mai avvicinato al mio nascondiglio segreto (lo so perché lascio dei segni che mai sono stati toccati e inoltre nessuno vuole rischiare la morte come faccio io), solo qualche sub di passaggio o le barche dei pescatori riescono a scorgermi qualche volta.

 

E scrivendo tutti i giorni, da alcuni anni, mi ritrovo coi cassetti pieni di manoscritti. Non so se li pubblicherò mai. Alcuni credo che nemmeno li proporrò a case editrici e agenti. Io scrivo principalmente per me, perché mi piace e mi fa stare bene. Poi il resto si vede. Tanto a me del mondo attorno non è che importi molto. :ninja:

 

 

Per quanto riguarda la lettura, leggo solo tra un lavoro e l'altro. Mi prendo una o due settimane di pausa e mi immergo in una lettura continua da mattina a sera di opere di autori diversi. Spesso leggo solo l'incipit e passo ad altro. :libro:

 

 

Spero che adesso qualcun altro parli delle sue abitudini di scrittura in questa bella discussione.

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Mi piacerebbe scrivere tutti i giorni ma non ci riesco, tranne che in occasione del NaNoWriMo.

Possono passare giorni o mesi in cui non butto giù nemmeno una parola e altri in cui invece ne scrivo 3000 (come ieri) in un paio d'ore.

Le scadenze mi aiutano a darmi disciplina 🤗

 

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Il 28/2/2020 alle 10:54, Ngannafoddi ha scritto:

Io scrivo sette ore al giorno, tutti i giorni, tranne la domenica in cui mi riposo. E in sette ore (quattro la mattina, tre il pomeriggio e mai la sera perché gli occhi mi girano), scrivo in media 500 parole (come Hemingway :sorrisoidiota:)

 

Sette? Wow! Hai molto tempo, devo dire. Io al massimo arrivo a due ore al giorno. Per me, anche scrivere sul WD o compilare la lista della spesa significa scrivere.

 

 

Il 28/2/2020 alle 10:54, Ngannafoddi ha scritto:

Rifletto molto su ogni parola, non mi piace buttare parole a caso e poi tornare per aggiustare tutto o per cancellare schifezze. Perdo così tanto tempo per ogni frase che alla fine della prima stesura mi bastano poche riletture per trovare eventuali refusi sfuggiti in momenti di stanchezza oculare. Prima di scrivere, che sia un romanzo o un racconto, progetto per filo e per segno la trama (capitolo per capitolo), creo i personaggi e ogni dettaglio che andrò a inserire. Così non rimango mai fermo con "e ora come continuo?" nella testa.

 

Faccio come te nella parte che ho sottolineato; diversamente, nella parte che ho messo in grassetto. Cioè io non progetto tutta la trama, ma mi scrivo una scaletta più o meno approfondita. Insomma, so dove andare a parare. Ma i miei personaggi, nella mia testa, sono dotati di vita psicologica autonoma da me, che mi limito a crearli (come un dio ^^): loro poi fanno come gli pare e magari decidono di non seguire la scaletta. Se progettassi tutta la trama per filo e per segno a priori, per me sarebbe come mettergli la camicia di forza. Io invece li voglio vivi e in grado di decidere, e non è detto che decidano in accordo con me, anzi a volte fanno fanno di testa loro cose che io non farei. E gli grido: "Ehi, fermati, torna a casa, diamine! Che minchia fai?" Ma lui mi fa maramao e va dritto :D I personaggi che creo sono più "dyskoloi" del loro creatore. Così non rimango mai con la domanda "E mo che faccio?" (sindrome della tabula rasa, molto perniciosa).

 

 

Il 28/2/2020 alle 10:54, Ngannafoddi ha scritto:

In pratica sono solo col mare, i granchi e i gabbiani. Com'è possibile? In pratica, per raggiungere il mio angolino di pace, mi devo calare pericolosamente con una corda da una scarpata, tra enormi scogli. Nessun altro uomo si è mai avvicinato al mio nascondiglio segreto

 

Impavido :)

Io più modestamente vado su una comoda spiaggia in inverno, meglio se piove, e guardo i nuvoloni che corrono fino all'orizzonte. Oppure me ne sto a casa.

Mi hai ispirato una trama. E se un giorno trovassi un cadavere fresco nel tuo nascondiglio? Segreto? Mmm... Non direi :)

Denghiù!

 

 

Il 28/2/2020 alle 10:54, Ngannafoddi ha scritto:

Per quanto riguarda la lettura

 

Per questo, non ho la puzzetta sotto il naso. Per me anche leggere i blog di fake news, di terrapiattisti o facebook o un giornale è leggere, mica solo i classiconi degni di lettura. Anzi, ti dirò, i giornali sono una vera palestra letteraria. Non a caso leggo sempre in TV "Giornalista e scrittore". Poi molti grandi  scrittori (tra cui Ernesto ^^) sono stati giornalisti.

 

 

Il 28/2/2020 alle 10:54, Ngannafoddi ha scritto:

Spero che adesso qualcun altro parli delle sue abitudini di scrittura in questa bella discussione.

 

Ci ho provato, compare!

Una cosa che faccio sempre più spesso è generarmi un file audio dai testi e poi sentirlo in cuffia successivamente mentre seguo con gli occhi lo scritto: "revisione vocale", dico io. Il doppio canale funziona alla grande!

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Io ho l'abitudine di dedicare la pausa pranzo ai miei tentativi di scrittura. A volte progetto, a volte scrivo, a volte edito. Ma per me la pausa pranzo è sacra: un momento tutto per me e per questa passione che mi accompagna da una vita. In genere, mi prefiggo di portare a compimento un certo progetto (o più di uno) in un certo periodo. Le scadenze – scommesse con me stessa – mi motivano molto. 

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5 ore fa, dyskolos ha scritto:

loro poi fanno come gli pare e magari decidono di non seguire la scaletta

 

Io nel mio primo romanzo ho fatto così, ma mi cambiavano la direzione della trama. Ora rileggo quel testo (che ho tolto dal commercio) e mi fa schifo, da quando ho tutto sotto controllo le storie sono migliori. Io progetto il romanzo come fosse la sceneggiatura di un film oppure lo divido in tre/cinque atti come una tragedia. Quando inizio a scrivere so già cosa andrà in ogni capitolo e dove andrà. Ho il pieno controllo. Facendo così, impiego tre mesi per progettare e uno per scrivere tutto (prima impiegavo otto mesi e stavo a pensare con la pagina bianca davanti). E in pratica mi risulta scritto già in bella! Ogni dettaglio è al suo posto, non ci sono falle nella trama... o almeno credo ahah. Ma sono metodi diversi. Mica è giusto il mio! 

 

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

Mi hai ispirato una trama. E se un giorno trovassi un cadavere fresco nel tuo nascondiglio? Segreto?

 

Ma figurati xD. Il cadavere potrebbe essere proprio il mio. :morte:

 

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

Per me anche leggere i blog di fake news, di terrapiattisti o facebook o un giornale è leggere, mica solo i classiconi degni di lettura.

 

Ah sì, ma anche io leggo tutto questo. Leggo continuamente e non solo romanzi. Leggo i vostri racconti anche qui sul WD e racconti un po' ovunque. Leggo giornali online, il televideo, le minchiate che girano sui social, le istruzioni dei preservativi. Di tutto, leggo anche quando non leggo :grat:. Per quanto riguarda i romanzi, io odio i classici, preferisco scoprire capolavori di autori sconosciuti che hanno pubblicato con case editrici microscopiche. Ce ne sono a milioni! E spesso mi chiedo: ma perché questo non pubblica con Mondaloni o con Riccioni? Io quando mando un mio manoscritto in valutazione presso una casa editrice, prima mi leggo come minimo dieci loro romanzi. In un caso mi sono letto l'intero catalogo :sorrisoidiota:. Ma tanto poi non mi pubblica nessuno :rotol:.

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Io scrivo soprattutto di mattina, il pomeriggio è più un momento da revisione, mentre la sera è da lettura. Spesso mi sveglio che sto già pensando a cosa scrivere, a come continuare, quindi mentre faccio il caffè ho già aperto il computer e, quando è pronto, sto già scrivendo.

 

Progetto molto, non l'ho sempre fatto, ma ho scoperto, negli ultimi anni, che funziono meglio seguendo uno schema per capitoli; creo una vera e propria struttura su cui continuo a lavorare durante tutta la stesura del romanzo. Faccio la stessa cosa con la scheda personaggi anche per non dimenticare le diverse caratteristiche dell'uno o dell'altro.

Il compilare una struttura in capitoli non significa che mi fossilizzi sulla prima idea, solo che mi piace mettere giù le idee di scene e trama, spesso riprendo quelle e tra un'aggiunta  e l'altra, arrivo ad avere un capitolo intero. Mi capita spesso di cambiare la struttura, nascono capitoli che erano rimasti nascosti, altri si perdono, personaggi muoiono, nascono, prendono e perdono importanza che non avevo sospettato all'inizio del lavoro, e la struttura cambia di conseguenza.

Per quanto riguarda il luogo, non mi formalizzo troppo, a casa ho una scrivania, ma spesso cambio e mi sposto sul tavolo della cucina, o anche sul balcone quando si può. Mi piace molto lavorare nei posti affollati, per esempio al bancone di un bar durante una festa per bambini oppure, il posto per me migliore di tutti è la nave, il traghetto, quel che è, basta che galleggi, si muova e ci sia altra gente intorno. Vado bene anche col treno e con l'aereo, ma per questioni di comodità preferisco di gran lunga la nave :navepirata:

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