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Cerusico

Quanto scrivete?

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23 minuti fa, Kikki ha scritto:

Mi piace molto lavorare nei posti affollati

 

Ma come fai? :noo:Io ho bisogno di porta chiusa a chiave o del mio angolino segreto di mare, e di silenzio assoluto. Ogni rumore molesto (tipo la voce degli umani) mi riporta nello schifoso mondo reale. Devo essere completamente solo per poter scrivere e devo stare sdraiato sul mio letto oppure sul mio morbidissimo telo da mare. Da seduto non riesco a concentrarmi perché mi si stancano la schiena e il culo sederino. :nondico:

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9 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

o del mio angolino segreto di mare, e di silenzio assoluto.

in generale io vivo in un posto molto silenzioso, ho mare e gabbiani in abbondanza, pace e serenità a tutte le ore. Il rumore esterno mi aiuta a isolarmi, mentre quando c'è troppo silenzio tendo a ricercare i rumori e forse a perdermi. Non so scrivere con la musica, se c'è casino ho bisogno che siano voci che si confondono, niente musica.

Sdraiata non so scrivere, sul computer, sul quaderno sì :)

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Le mie abitudini di scrittura sono talmente varie che non possono nemmeno essere definite abitudini. Però c'è una costante: la musica. Scrivere con un sottofondo musicale (musica classica o colonne sonore di film) mi aiuta a tenere il ritmo e a tirare fuori le emozioni che cerco di descrivere (esempio banale, musica malinconica per una scena triste, energica per un momento di azione). 

 

In genere le idee migliori mi colpiscono in quei momenti in cui sono più impegnata e possono passare anche alcuni giorni prima che abbia finalmente modo di riportarle su carta.

 

Quando inizio a scrivere un nuovo romanzo, le uniche cose precise nella mia mente sono la situazione/evento iniziale, l'ambientazione/collocazione storica, il protagonista. Da lì nasce tutta una serie di domande: cosa voglio raccontare partendo da questa base? Qual è il significato profondo che voglio trasmettere? C'è un antagonista? Chi è e cosa vuole? E via così. Inizio a creare trame e sottotrame, il passato dei miei personaggi, perché sono arrivati lì e dove hanno intenzione di andare e capisco soprattutto qual è il vero obiettivo del mio racconto. 

 

Capito questo, posso anche creare a grandi linee uno sviluppo della storia, una sorta di scaletta, che mi consenta di non perdermi e giungere all'obiettivo senza troppe deviazioni (la parte più tosta per quanto mi riguarda xD).

 

Non scrivo sempre in modo lineare e "cronologico", spesso mi ritrovo a buttare giù bozze di dialoghi e scene che saranno inserite solo alla fine.

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17 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

Ma sono metodi diversi. Mica è giusto il mio! 

 

In fin dei conti dipende anche da quel che si scrive, o almeno credo.

 

 

17 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

Il cadavere potrebbe essere proprio il mio

 

Ok, ti faccio morire :rolleyes:

 

 

17 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

Ma tanto poi non mi pubblica nessuno :rotol:.

 

Non preoccuparti, tanto prima o poi qualcuno impazzisce e lo inganni, caro IngannaPazzi :rotol::rotol:

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5 ore fa, dyskolos ha scritto:

Ok, ti faccio morire :rolleyes:

 

Non vedo l'ora :yupphi:.

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

Non preoccuparti, tanto prima o poi qualcuno impazzisce e lo inganni, caro IngannaPazzi

 

Grazie per l'incoraggiamento :wow:.

Ma foddi di Ngannafoddi ti ha ingannato! Non è foddi nel senso di pazzi, è foddi nel senso di foglie: inganna-foglie. Ngannafoddi è il nome siculo del Succiacapre (Caprimulgus europaeus), un uccello bizzarro che si confonde con le foglie secche quando si accovaccia sul terreno :ninja:.

Quoorrooorrrorrr!

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Sono sinceramente convinto che scrivere mille parole al giorno equivalga a scrivere della spazzatura. Poi è ovvio che è una palestra. Se suoni la chitarra 10 ore al giorno dopo alcuni anni esegui a occhi chiusi Malmsteen. Non è che ci voglia molto a capirlo che l'esercizio amplifica il risultato, soprattutto nei cervelli spenti come il mio, ma è davvero ciò che si vuole? E poi uno che lavora quando trova il tempo di scrivere un'ora al giorno?

 

A me a volte le idee venivano a lavorare e poi una volta a casa non mi ricordavo più niente.

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1 ora fa, Edmund Duke ha scritto:

A me a volte le idee venivano a lavorare e poi una volta a casa non mi ricordavo più niente.

 

Io mi appunto le idee sul block-notes del cellulare, nel momento in cui mi vengono. Ovunque io mi trovi, in qualsiasi situazione mi trovi, anche nel cuore della notte. Mai sprecare un'idea!

Dovresti fare qualcosa del genere, secondo me :rolleyes:.

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Lo faccio già ma devo essere al bar. Se in magazzino ti fermi dieci minuti ad appuntarti un'idea lo fai tre volte e ti lasciano a casa.

  • Triste 1

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Pur preferendo idealmente la mattina presto, mi sono costretto a scrivere quando è possibile. Ultimamente il mio ritmo è di 4000-4500 caratteri, una mezz'ora al giorno, quando il resto della famiglia già dorme, verso le 23. 

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Solitamente scrivo dopo cena, ma considero la battitura al computer la fase finale della scrittura (poi c'è la l'editing e la riscrittura ma è un altro discorso). Però quando guardo un film, parlo con qualcuno, cammino per strada, se sono in modalità "ricettiva", assorbo idee e atmosfere che considero attività di scrittura alla stregua dell'atto di scrivere in senso stretto.

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Da due mesi a questa parte (era coronavirus) da 2000 a 3000 parole al giorno.
Secondo me bisogna scrivere molto (e poi rileggere, e riscrivere, e riscrivere ancora) per imparare e per migliorare.
Di solito passeggio avanti e indietro per la camera (fuori non si può!) e poi mi metto al computer. Musica: a volte sì (per gasarmi) a volte no. Interruzioni: no grazie, "Wendy quando sono qui e mi senti TIC TAC che sto lavorando, non devi rompere!" motivo per cui il momento migliore per scrivere è la notte!

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Il 27/4/2020 alle 18:09, Edmund Duke ha scritto:

Ho scritto un Crime di centomila battute precise. Pensate possa essere collocato o è troppo corto?

Difficile da collocare, è di quella "misura" tale per cui è complicato inserirlo all'interno di raccolte multiple, ed è difficilmente stampabile in formato romanzo perché troppo corto (a meno di non trattare un'edizione per ipovedenti con carattere corpo 14, orribile a vedersi, oppure un'edizione di design con una rilegatura particolare).

Più facile collocarlo in digitale, come pubblicazione singola, quello sì.

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Il 27/4/2020 alle 18:09, Edmund Duke ha scritto:

Ho scritto un Crime di centomila battute precise. Pensate possa essere collocato o è troppo corto?

Quante parole in totale? Io calcolo sempre il numero delle parole. Se supera le 40 mila, allora sei dentro il limite minimo per un romanzo. 

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2 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

102mila battute e 18mila parole.

Credo che sia difficile da collocare.

 

Microstoria: sotto le 1000 parole.

Racconto: da 1000 a 7500 parole.
Racconto lungo: da 7500 a 17.500 parole.
Novella o romanzo breve: da 17.500 a 40.000 parole.
Romanzo: da 40.000 parole in su.

 

Io seguo queste misure per classificare i miei scritti e ti dico, per esperienza, che un testo sotto le 40000 parole è difficilmente collocabile. Anzi, per alcune case editrici, testi di 42000/45000 parole sono ancora troppo brevi.

 

Ti suggerirei o di allungare il tuo testo o di scriverne altri due (come minimo) dello stesso genere da unire in una raccolta.

Anche le raccolte sono di difficile collocazione, ma hanno più possibilità di un racconto singolo.

 

 

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3 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

Microstoria: sotto le 1000 parole.

Racconto: da 1000 a 7500 parole.
Racconto lungo: da 7500 a 17.500 parole.
Novella o romanzo breve: da 17.500 a 40.000 parole.
Romanzo: da 40.000 parole in su.

 

È una buona classificazione ma mi fa venire un dubbio sulla parola "novella", che dovrebbe riferirsi a scritti più piccoli di un racconto. O mi sbaglio?

In questo senso metterei "novella" insieme a "microstoria", non insieme a "romanzo breve".

 

Poi secondo me dipende anche dal genere – se uno scrive "di genere". Per dire, un fantasy di 50000 parole forse è piccolo per la categoria romanzo, mentre un giallo deduttivo pure di 50000 parole ci sta benissimo.

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3 ore fa, dyskolos ha scritto:

È una buona classificazione ma mi fa venire un dubbio sulla parola "novella", che dovrebbe riferirsi a scritti più piccoli di un racconto. O mi sbaglio?

In questo senso metterei "novella" insieme a "microstoria", non insieme a "romanzo breve".

 

Ho copiato e incollato da un blog letterario. In effetti, se cerchi "novella" su Wikipedia, trovi ciò che dici tu, ma se leggi tutti i siti che parlano di lunghezza dei testi narrativi, allora trovi ovunque che i romanzi brevi vengono chiamati anche novelle o novellette. Io li chiamo semplicemente romanzi brevi. :boing:

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@Ngannafoddi @dyskolos In italiano, novella e racconto tendono a coincidere per quanto riguarda la lunghezza; la differenza sta più che altro nei contenuti e nel modo in cui vengono strutturati (la novella è realistica, per esempio).

In inglese, novella indica invece il romanzo breve (o il racconto lungo). Il significato inglese è stato poi "importato" in Italia, e oggi si tende a usare novella anche in questo senso.

Se non siete ancora abbastanza confusi, novelletta indica sia una novella breve, sia un componimento musicale. :D 

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Riprendo la discussione per portare riportare anche la mia "esperienza"

Inizialmente avevo provato a darmi un obiettivo giornaliero, ovvero "ogni giorno devo scrivere tot". Ma purtroppo per me non funziona, quindi scrivo quando sento l'ispirazione, altrimenti rischio di piazzarmi davanti al pc e fissare il vuoto per ore!

Quindi c'è il giorno in cui scrivo molto, il giorno in cui magari scrivo poche righe e il giorno in cui non riesco a scrivere nemmeno una parola. Dipende proprio dal momento

Di tempo libero ne ho abbastanza, quando scrivo mi metto o in camera da letto o, soprattutto, sul terrazzo dove riesco a rilassarmi e concentrarmi perfettamente.

Poi mi piace scrivere in montagna, in mezzo alla natura, verde. Ho provato a scrivere qualcosa anche quando ero al mare, però ho scritto poco perchè quando sono al mare è perchè sono in vacanza, quindi non riesco a trovare una concentrazione totale

Per quanto riguarda gli orari invece, di solito preferisco scrivere al mattino. Sono uno che ama alzarsi presto, verso le 6, quindi alla mattina trovo più ispirazione perchè poi durante la giornata tra il lavoro, clienti che chiamano ecc.. è difficile

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La mia esperienza si potrebbe sovrapporre quasi interamente a quella di @Bojack88: nessun obiettivo giornaliero, ma il tentativo è d'uopo. Scrivo al mattino, anche se ultimamente sto iniziando ad apprezzare la calma dei pomeriggi preserali (quando insomma non è ancora ora di cena, ma è troppo tardi per la merenda – sì, credo che l'esempio culinario faccia ben capire cosa intendo). Montagna sì, mare no. Nel silenzio totale, altrimenti potrei restare ore a fissare lo schermo bianco del computer, e possibilmente al tavolo, anziché divani, pouf, poltrone o letti.

 

Son curiosa però di sapere che fine ha fatto il romanzo di @Cerusico, quello iniziato con 1000 parole al giorno.

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4 ore fa, RobinK ha scritto:

Nel silenzio totale, altrimenti potrei restare ore a fissare lo schermo bianco del computer,

 

Io da alcuni anni uso tappi per le orecchie, quelli di cera rosa che trovi in farmacia. Vivo vicino a un campanile e poi ci sono mille rumori (auto, cani, decespugliatori, persone per strada...). Più che scrivere, ormai, passo il tempo a rileggere bozze perché mi chiedo: «Ha senso iniziare un racconto nuovo se prima devo ancora rifinire quanto scritto prima?» Forse sono troppo complessato 😆

 

p.s. solo io avverto un lato per certi versi "impudico" nello scrivere, come qualcosa di proibito? Sarà che dalle mie parti tutto ciò che è artistico – e ruba tempo prezioso per il lavoro fisico – viene visto come poco utile...

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1 ora fa, Robert Wilhelm ha scritto:

p.s. solo io avverto un lato per certi versi "impudico" nello scrivere, come qualcosa di proibito? Sarà che dalle mie parti tutto ciò che è artistico – e ruba tempo prezioso per il lavoro fisico – viene visto come poco utile...

 

Non provo, e mai m'è accaduto di provare una sensazione simile.

Posso supporre che il posto in cui ti trovi (o in cui sei cresciuto, insomma "le tue parti") sia ancora una realtà poco incline all'accettazione dei cambiamenti (?). Leggendoti, mi sono sentita catapultata in un paesino di mille anime del dopoguerra i cui membri sono dediti a dichiarar vera sostanza solo la vita effettiva e fisica (come la chiami), quella tangibile che lascia calli, rughe e segni di tempo e clima.

Nel 2020 sentire questa forma di espressione come impudica è assai inquietante. Questo però vale solo per me. Ognuno ha il proprio retaggio e bagaglio, ed è giusto che esprima la sensazione che maggiormente gli resta sulla pelle in riferimento a un dato argomento.

 

In ogni caso ti dico cosa penso: la nostra epoca iscrive come utile anche questa forma d'arte, se è vero che siamo esseri umani attaccati da una differente mole di malattie. Le patologie "moderne" sono per lo più legate all'umore, alla sfera psicologica, e una buona catarsi, un ottimo strumento per autoanalizzarsi, è anche la scrittura! :)

Un po' come il panno di lana bollente steso settant'anni fa sulla schiena del papà che tornava dai campi perché aveva vangato tutto il dì.

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Non ho regole, scrivo quando ne sento il bisogno. Quando sono indeciso su come sviluppare la storia, anziché andare avanti rileggo, analizzo, correggo ciò che ho scritto in precedenza. Non ho orari fissi: in genere mi alzo alle sei e mezza, poi la giornata corre via perché, anche se sono ormai in pensione, l'orto, il cane, la spesa e la lettura ne occupano la maggior parte. Ma quando mi prende il raptus, tutto si chiarisce nella mente e chiudo, magari in una settimana, un romanzo che è in cantiere da un anno. Salvo poi rileggere, rileggere e rileggere, per ritoccare, eliminare ripetizioni e parole inutili, correggere gli inevitabili refusi. Ma la storia no, non la cambio, Mai.

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Di solito scrivo il fine settimana ma non mi pongo degli obiettivi precisi. A volte scrivo tanto, a volte pochissimo, spesso rileggo quanto fatto l'ultima volta e faccio modifiche prima di rimettermi a scrivere. Talvota capita che scriva poco o niente ma lavoro comunque sulla storia (delineo i personaggi, faccio connessioni, creo schemi, cose di questo tipo).

 

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3 ore fa, RobinK ha scritto:

la nostra epoca iscrive come utile anche questa forma d'arte, se è vero che siamo esseri umani attaccati da una differente mole di malattie. Le patologie "moderne" sono per lo più legate all'umore, alla sfera psicologica, e una buona catarsi, un ottimo strumento per autoanalizzarsi, è anche la scrittura!

 

Sono d'accordo, è come dici tu, scrivere è sempre terapeutico da un certo punto di vista, andrebbe fatto quotidianamente. Per quanto riguarda la visione retriva da "paesino del dopoguerra", ci sei andato vicino e purtroppo è sconfortante sapere che ci sono ancora realtà di questo tipo in Italia, pensa poi in Stati messi ben peggio... Il mondo vive immerso in tempi differenti, per fortuna almeno la lettura permette di evadere a costi contenuti.

 

p.s. ti racconto un aneddoto, così ti fai un'idea di dove mi trovo. Dopo essermi laureato in lettere (senza alcun ritardo nel piano di studi) non ho trovato subito lavoro. Trascorso qualche mese, una sera, a cena da parenti, una zia insisteva nel chiedermi cosa sapessi fare per raggranellare uno stipendio. Le ho risposto che potevo leggere cento pagine di prosa al giorno e lei ha detto "Ma con quelle non mangi!". È felicemente sposata con un banchiere in pensione e vive in una villa circondata dal verde; tiene i gioielli nascosti in cucina, così se entrano i ladri con un metal detector non li trovano. Penso non legga un libro dal 1980... 🤣

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Al momento, per questioni di mancanza di concentrazione e problemi di gestione del tempo, scrivo solo quando mi sento ispirata e ciò è male. Dovrei darmi un obbiettivo, magari non tutti i giorni, ma quasi. Anche poche parole sconclusionate.

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Ultimamente scrivo molto poco, ma prediligo sempre il mattino presto (in alternativa, raramente, la sera dopo cena):  caffè (al mattino) o tè (dopo cena),  mi siedo alla scrivania dello studio e mi stranio da tutto il resto, sono proprio altrove.  Ho scelto lo studio perché, alzando gli occhi dallo schermo, posso vedere, dalla finestra, l’acacia in giardino: in estate è un tripudio di fiori piumosi, profumatissimi e in inverno, senza la chioma, è una scultura di rami. Di solito non seguo regole rigide (come, ad esempio, numero di cartelle/battute al giorno), ma cerco di ultimare, ogni volta, almeno un capitolo. 

 

Buon pomeriggio e a te e a tutti.  :)

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Il 30/6/2020 alle 12:28, RobinK ha scritto:

Son curiosa però di sapere che fine ha fatto il romanzo di @Cerusico, quello iniziato con 1000 parole al giorno.

 

È finito un vero schifo. :gesù:

Talmente tanto che, dopo aver letto la tua domanda, ho scartabellato tra cloud, hard disk esterni, pc vecchi e nuovi: sparito. Doveva essere così valido che quando mi ci sono imbattuto l'ho nuclearizzato.

 

Avevo dimenticato di aver aperto questa discussione, bello rileggermi a quattro anni di distanza, con obiettivi simili, tentativi di regolarità simili (anche se ho abbassato l'asticella) e, suppongo, esiti simili. :cerusico:

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6 minuti fa, Cerusico ha scritto:

Avevo dimenticato di aver aperto questa discussione, bello rileggermi a quattro anni di distanza, con obiettivi simili, tentativi di regolarità simili (anche se ho abbassato l'asticella) e, suppongo, esiti simili. :cerusico:

 

Sono davvero felice di sapere che gli obiettivi siano rimasti gli stessi... per gli esiti non bisogna mai guardare a quel che abbiamo alle spalle: la meta è lì davanti, ancora sconosciuta e perfetta! ;)

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