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LittleSasha

Tuffo nel vuoto - Parte 1/2

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Commento

Tuffo nel vuoto

 

Piano 1

 

Da piccola adoravo l'estate.

‹‹Francesca hai preso la crema solare?››

‹‹Si, mamma!››

Giravo per casa. Entrando in ogni stanza e guardandomi attorno. Non dovevo dimenticare niente. Quando si va in spiaggia ogni piccola cosa è di sua vitale importanza.

‹‹Forza andiamo, papà e Marco sono già in macchina››

Passammo prima a prendere la zia. Vivevamo in una città costiera, quindi la suspense era davvero poca, ma la gioia era sempre immensa.

Appena arrivati, io e mio fratello, posavamo le borse che c'erano state affidate, lanciavamo via i sandali e correvamo verso il bagnasciuga. Saltellavamo nell'acqua gelata del mattino e poi al richiamo di nostra madre andavamo a mettere la crema solare.

Costruimmo un castello di sabbia. Mio fratello era più piccolo di me e i castelli di sabbia lo entusiasmavano. Gli piaceva pensare di essere un cavaliere il cui compito era quello di proteggere il castello. Poi arrivava il mostro marino. Mio padre usciva correndo dall'acqua e calpestava il castello distruggendolo. Noi scappavamo sul bagnasciuga e lui ci rincorreva. Di tanto in tanto calciavamo l'acqua cercando di far schizzare l'acqua verso mia padre. Lui indietreggiava facendo finta che lo bruciasse. A mio fratello non piaceva vedere il suo castello in macerie, ma giocare con mio padre non aveva prezzo.

Mi piaceva molto nuotare con i miei occhialini. Mi tuffavo facendo piccole immersioni. Scrutavo il fondale curiosa. Ma quello che più adoravo era galleggiare. Mi rilassava in modo assurdo. Potevo rimanere anche ore a galleggiare sul pelo dell'acqua. Quel giorno però fu l'ultima volta. Non ho più nuotato da allora.

Prendevo il solo sdraiata sulla spiaggia insieme a mia zia e un piccolo scarabeo nero esce fuori dalla sabbia e sale sulla mia asciugamano. Ho sempre pensato che fossero molto sbadati. Gironzolano sulla spiaggia e poi finiscono sull'asciugamano di qualcuno. Gli accarezzavo il dorso liscio e lucido. Il suo colore nero spiccava in mezzo a tutto quel giallo.

E poi all’improvviso Paf! La mano di mia madre era ancora rigida per aria. Urlavano ,ma non riuscivo a sentirli. Solo il suono dello schiaffo mi raggiunse. Mio padre spinse mia madre a terra e lei ricambiò non appena in piedi. Mia zia si alzò di scatto e corse a fermarli.

 

Piano 4

 

A mio padre piaceva portarci sulle colline. Non scendevamo mai dall'auto, ma il panorama era davvero bello. Sembrava quasi un dipinto. Cielo azzurrissimo e limpido. La steppa gialla e rossa da cui spuntavano ulivi dalle grigie foglie, brillava di luce propria. Non era la prima volta che lo ammiravo, ma ne rimanevo ugualmente incantata.

Le stradine non erano asfaltate e spesso mio padre doveva serpeggiare per evitare buche o sassi. Risalendo la collina lo spettacolo faceva venire i brividi. Le strade non avevano barriere di sicurezza ed erano molto strette. Sporgendosi di poco dal finestrino riuscivo a vedere lo strapiombo. Era elettrizzante guardare di sotto. Il vuoto sotto di me... era magnifico. Faceva un pò paura, ma non riuscivo a farne a meno. Mio padre raggiunse uno spiazzo soleggiato. Faceva davvero caldo in quella macchina anche con i finestrini aperti. L'aria condizionata era un optional ai tempi, credo.

Mio padre premeva piano l'acceleratore e avvicinava la macchia al bordo della strada.

‹‹Amore che fai?››

Mia madre lo guardava preoccupata.

 

Piano 7

 

Il paraurti della macchina aveva superato il bordo.

‹‹Ora ci buttiamo›› - disse mio padre ridendo.

Inserisce la retromarcia. Mia madre iniziò a ridere piano. Indietreggiò e poi si mise di nuovo sul bordo ridendo. Lo fece più volte e noi ridevano sempre. La mia risata era un pò strozzata. Sarebbe bastato un soffio e saremmo finiti sul fondo. Mio fratello giocava con il suo peluche ignorandoci.

Poi d'un tratto, mio padre cambiò espressione. Divenne molto serio e avvicinandosi al limite per l'ennesima volta disse:

‹‹Ora ci buttiamo››

Una smorfia di terrore attraversò il viso di mia madre.

Io mi sentii vuota per un istante e poi come sprofondare nel sedile. Il cuore mi batteva forte e aspettavo con ansia che uno dei miei genitori cominciasse a ridere.

Spostai lievemente lo sguardo su mio fratello. Continuava a giocare come se nulla fosse.

Poi finalmente mio padre rise sonoramente facendo retromarcia, si giro un attimo a guardarmi e accennò un sorriso abbassando lo sguardo.

Mia madre rise forzatamente e senza guardare mio padre disse:

‹‹Caro sei tremendo››

 

Piano 9

 

In estate è bello anche sonnecchiare davanti alla televisione annoiandosi. Guardi di tutto, ma non presti attenzione a nulla. Specialmente quando i cartoni animati non sono in onda. Mio padre ci chiese se avevamo voglia di gelato. Mio fratello saltellando sul divano rispose di si. Io annui e mio padre mi accarezzò il capo e uscì di casa.

Mia madre corse da noi. Ci guardò un attimo e poi andò subito via chiudendo la porta dietro di sè. Faceva così solo quando preparava qualche sorpresa. Curiosa, aspettai un paio di minuti e poi aprii piano la porta senza farmi sentire. Mia madre era in camera sua che preparava una valigia.

Andiamo forse in vacanza? - pensai.

Richiusi piano la porta convinta che sarebbe stata una serata fantastica. Tornai sul divano vicino Marco. ‹‹Facecca hai visto che bello?››

Indicava la televisione sorridendo. Nonostante l'età parlava benissimo. Solo il mio nome non sapeva pronunciare correttamente. La cosa mi faceva arrabbiare, ma adesso pagherei per sentirmi chiamare così.

‹‹Francesca! E' questo il nome, stupido! Fran-ce-sca››

Lo punzecchiavo con le dita e lui rideva.

‹‹Ho sete››

Mi guardava con i suoi occhioni dolci. Allora mi alzai e andai in cucina. Vidi mia madre nel balcone che alzava la valigia. Non capivo cosa stesse facendo e allora corsi da lei. Quando la raggiunsi aveva appena gettato di sotto la valigia. Era finita sul tetto della macchina di mio padre. Lui era li vicino che urlava qualcosa a mia madre. Non ricordo le parole, ma aveva un sacchetto in mano. Mio padre entrò dal portone e cercò di aprire la porta di casa. Era chiusa con un ferretto dall'interno. Mia madre mi ordinò di tornare in salotto e dopo varie urla sentii dei colpi fortissimi.

‹‹Boom! Boom!›› - esclamava mio fratello.

È cosi bello non capire. Mio padre batteva i pugni sulla porta e insieme a mia madre urlava. Non riesco proprio a ricordare quello che dicevano. Nonostante rimasi in piedi dietro la porta del salotto ad ascoltare, oggi non è ricordo più nulla. L'attesa sembrava interminabile. Poi finalmente la porta si aprì e vidi mia zia che sorrideva. Mi abbracciò e mi disse che era tutto apposto. Andammo in cucina per mangiare il gelato che aveva portato mio padre.

‹‹Si è un pò sciolto, ma è buono lo stesso vero?›› - chiese nostra zia senza mai smettere di sorridere.

‹‹Siiiii›› - rispose mio fratello allegro.

La zia è una persona davvero buona, ci voleva tanto bene. Vedendomi ancora  scossa, mi prese la mano che avevo appoggiato sul tavolo e mi disse:

‹‹Porti sempre con te il cellulare vero? Per qualsiasi cosa puoi sempre chiamarmi. Anche se sei solo triste, non farti problemi a chiamarmi, capito?››

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