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Nerio

matrimonio delle rotaie

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commento

 

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In viaggio.

Facevamo scivolare

treni

sulla notte. Senza peso.

Sotto il TURUMTURUM

delle rotaie

denti neri

mordere la terra.

Solo a tratti

fra pause di sonno

& giorni di sole,

sentire giungere,

piano, dolce,

il ricordo.

Come calore sul viso,

piano, dolce.

 

La carezza

della sera,

i nostri cappotti

stretti, troppo

stretti

(anche per un posto

in seconda).

E l'abbraccio

dell'addio

a fondere

corpo & fiato,

piano, dolce.

Per un minuto

& l'eternità

soltanto.

 

Bologna-Milano.

Andate

senza ritorno.

Il TURUMTURUM

dentro, in mezzo

al petto,

linee di ferro

contro la carne.

Lo strazio

di due corpi

vivi,

ai margini

di un percorso

remoto.

 

E adesso.

 

Treni fermi,

dietro porte

con il nostro nome,

dentro letti

comodi, troppo

comodi per goderci

il dolore

dell'addio.

Ancora

piano, dolce,

l'abbraccio.

Abbiamo smesso

di aspettarci

in stazione.

Ma viaggiamo

sempre stretti,

sempre uniti

verso giorni

migliori.

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Ciao Nerio, nonostante l'apparente lunghezza si lascia leggere piacevolmente. Ho viaggiato parecchio sui treni per ore e per qualche anno ed ho ritrovato alcune sensazioni da te descritte, che potrei concentrare in quel TURUMTURUM, parola non sense per chi non viaggia in treno, ma così evocativa per gli altri, una formula magica che sblocca un lungo flusso di pensieri. E che tu ci creda o no, mi ha portato anche ora, indietro a quegli anni e a tutte le mie emozioni. Mi è piaciuta perché ogni sensazione e situazione da te narrata è stata anche la mia, stesso scopo, stesso stato d'animo, solo la tratta (Parma-Torino) fa la differenza. Bella, molto.

Modificato da millika

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Ospite

Ciao Nerio. E' stupenda.

 

Lo strazio

di due corpi

vivi,

ai margini

di un percorso

remoto.

 

Treni fermi,

dietro porte

con il nostro nome,

dentro letti

comodi, troppo

comodi per goderci

il dolore

 

Ho riportato i versi che mi hanno colpito di più.

Questa poesia è di una realtà atroce, è atroce in quanto reale, ,a sa trasmettere anche leggerezza, e a mio modo di vedere e sentire ciò che lascia una traccia con leggerezza ha assolto al suo compito.

Verrebbe da copiartela: Razz :! Scherzo, ovvio.

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Ciao Nerio, finalmente posso anch'io commentarti.

 

Intanto ti faccio un plauso per il titolo; sono un sostenitore del titolo ricercato, non solo per attrarre eventuali lettori, ma anche e sopratutto perchè è parte integrante del componimento, lo descrive così come l'autore lo sente e dunque va curato esattamente come i versi.

Per quanto riguarda la forma, hai il tuo stile, a metà fra suggestione e cruda realtà. Il verso franto ha il suo perchè, esso cozza efficacemente con la semplicità e la schiettezza che mal celano una paziente cura. Il lessico è diretto e ordinario (con qualche tua stravaganza), l'utilizzo dell'aggettivazione è parco, così come lo è quello delle figure retoriche. Dai molto spazio al contenuto. Unica critica quel TURUMTURUM, proprio lontano dal mio modo di scrivere, ma d'altronde è il mio, non il tuo. Alla lettura scorre benissimo fino alla fine, senza intoppi o incertezze.

E veniamo dunque al contenuto: la tua poesia si erge a metà fra nostalgico abbandono, cruda realtà e astrazione di essa. Il viaggio in treno diviene così l'occasione per meditare su ciò che si sta lasciando nelle tenui speranze dell'arrivo. Eppure è il viaggio, non la meta, il protagonista incontrastato, con tutte le sue sfumature e con il poeta-viaggiatore che trova, fra i posti in seconda, l'occasione per riflettere. A mio modo di vedere, ma è un'interpretazione prettamente personale, hai cercato di mettere in evidenza un'ipocrisia di fondo della realtà e di noi stessi, tanto amara quanto irrinunciabile, che conferisce a questo ben scritto componimento, il sapore dell'invettiva; contro il destino, te stesso o la seconda classe, fate vobis.

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

Treni fermi,

dietro porte

con il nostro nome,

dentro letti

comodi, troppo

comodi per goderci

il dolore

dell'addio.

 

Però occhio a non liquidare questi versi come semplice critica, io ci ho letto anche una sottilissima autoironia, essa spezza il classico tema, le conferisce freschezza e, unitamente ad uno stile personalissimo (ad esempio gli &), ti porta fra vagoni e rotaie, cui il poeta lega indissolubilmente, in un vincolo quasi sacro, il suo viaggio e il suo futuro.

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

E l'abbraccio

dell'addio

a fondere

corpo & fiato,

piano, dolce.

Per un minuto

& l'eternità

soltanto.

Concludo citando questi tuoi versi, i miei preferiti. Li ho trovati emblematici del tuo stile e del tuo messaggio, o di come l'ho interpretato. Li segnerò da qualche parte per non perdermeli. 

 

Un saluto,

Johnny P.

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Ciao Nerio. La poesia è molto bella e scrorrevole. Riesce a metterti quel senso di ansia e dolore che si prova quando si deve partire, lasciando indietro qualcuno di caro. Ho apprezzato molto il "TURUMTURUM" scritto tutto maiuscolo, richiama molto il suono delle rotaie. Non ho apprezzato molto invece, l'uso della "&". Mi chiedo il come mai di questa scelta.

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Ciao Nerio.

La tua non sembra una poesia di difficile interpretazione. O meglio, la storia che mi ha portato alla mente è quella semplice di due amanti che, abitando in città diverse, sono costretti a viaggiare in treno per vedersi. "Costretti" non è per forza in negativo, idea che mi pare evidente anche la stessa poesia voglia lasciare intendere. La lontananza è solo un aspetto dell'amore e dei rapporti umani, un modo di vivere le situazioni, che indebolisce alcuni aspetti e ne rafforza altri. La poesia sembra un prolungato flash, una sorta di istantanea che mette a confronto il passato e il presente, come un pensiero fugace suscitato dall'immagine dell'amante, magari, disteso a dormire accanto sul letto, che adesso, a differenza di allora, è un letto condiviso dai due amanti sotto lo stesso tetto. E non si percepisce neanche alcuna distanza temporale fra passato e presente; sembra che nulla sia cambiato, solo qualche dettaglio che agli occhi di un innamorato non fa che da cornice a ciò che resta. Il viaggio è lo stesso, i viaggiatori non sono cambiati, le stesse braccia si stringono e gli occhi dell'amante stanno solo rivedendo delle visioni vissute (non modi diversi di vivere l'amore, ma momenti vissuti di quello stesso sentimento). Splendido poi come la poesia, visivamente, sembri raffigurare proprio la forma allungata del treno, con i suoi vagoni.

E' una bellissima poesia, delicata e sincera, pur essendo così semplice. Complimenti davvero e a rileggerti.

 

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On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

Facevamo scivolare

Iniziamo dal verso che mi lascia più perplesso. I treni scivolano per i fatti loro; gli uomini, di solito, sono solo testimoni.

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

Sotto il TURUMTURUM

delle rotaie

Ben usata questa figura retorica, che si integra nel corpo della poesia richiamando un'immagine non solo sonora (onomatopea) ma anche visiva e sensoriale: mi proietta nella mente l'immagine delle ruote sulle rotaie e il movimento un po' ondeggiante del treno in corsa.

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

sentire giungere,

piano, dolce,

il ricordo.

Come calore sul viso,

A volte, effettivamente, alcuni ricordi ci "riscaldano"

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

piano, dolce

Un ritornello che sembra dare ritmo a tutto il componimento, quasi a voler proteggere i ricordi da possibili pensieri troppo chiassosi.

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

troppo

comodi per goderci

il dolore

dell'addio.

Il dolore dell'anima che prevale sulle sensazioni fisiche attuali e non riesce ad apprezzare il presente in mancanza del compagno perduto.

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

E l'abbraccio

dell'addio

a fondere

corpo & fiato,

piano, dolce.

Per un minuto

& l'eternità

soltanto.

Una classica ma sempre attuale immagine di un momento che, nel bene o nel male, è destinato a non poter essere dimenticato

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

Ma viaggiamo

sempre stretti,

sempre uniti

verso giorni

migliori.

Non è chiaro, visto l'addio dei versi precedenti, ma spero si tratti di un volo pindarico e che la conclusione sia: "alla fine ci abbiamo ripensato e deciso di condividere il futuro.

 

In ogni caso un testo bello/ben costruito che trasmette emozioni.

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Ospite

Ciao!

Spero che tu prenda questa mia, semplicemente, come la riflessione di una lettrice inesperta.

 

In viaggio, il tuo titolo, evoca movimento, cambiamento, evoluzione.

Tutti e tre questi concetti si ritrovano perfettamente nella poesia.

Nella prima strofa troviamo il movimento, nella terza il cambiamento(il senza ritorno indica chiaramente la mutazione dell'ordinario), nella quarta e ultima troviamo l'evoluzione. L'evoluzione della vostra storia (tua e di una/uno compagno/a. Non vi aspettate più in stazione, i treni sono fermi, però siete ancora vicini, uniti, nel viaggio che è rappresentato dalla vostra vita attuale, più comoda, ma sempre complessa e comunque con una positiva speranza che migliori ancora).

 

Vado nel dettaglio:

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

Facevamo scivolare

treni

sulla notte. Senza peso.

E' interessante che tu scriva SULLA notte. Come se la notte qui fosse più la rappresentazione del negativo, del buio dell'anima e del corpo, quando con la stanchezza di una intera giornata fuori casa, sulle spalle, non sei in grado quasi di provare più nulla. Ti giunge tutto ovattato e quindi lo scivolare treni, il passare sopra cose che, se non fossi così spossato, avrebbero sicuramente più importanza, perché non sono foglie..ma treni ma tu lasci che scivolino via  senza peso.

 

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

Sotto il TURUMTURUM

delle rotaie

denti neri

mordere la terra.

Solo a tratti

fra pause di sonno

& giorni di sole,

sentire giungere,

piano, dolce,

il ricordo.

Come calore sul viso,

piano, dolce.

 

Qui solo chi ha fatto il pendolare, puo' comprendere  completamente le sensazioni che evochi.

Il turutum  dona  perfettamente l'impressione del rumore reale del treno che corre sulla rotaia, ma tu hai usato il maiuscolo, dandogli più forza.

Quando sei seduto su quei sedili diventa parte di te, quel sussultare cui solo la stanchezza e il sonno rubato  e intermittente, pone tregua.

Evochi l'immagine del binario come di un dente nero che morde la terra, leggo molto di più della semplice descrizione fisica della rotaia.

Il colore nero e il verbo mordere, danno alla rappresentazione del binario forza e sicurezza, certo, ma anche oscurità disagio. Sta mordendo la terra,  non è una scelta positiva, ma evoca dolore, strappo.

Ma il tuo ottimismo  fa capolino, ed evochi il ricordo, la coscienza, il risveglio, come conseguenza di un raggio di sole.

La pausa di sonno trovo che rappresenti al meglio quel sonnecchiare pesante e intermittente, in cui ci si sveglia qualche minuto il tempo di gettare lo sguardo fuori dal finestrino, capire dove siamo e tornare ad appisolarsi.

Il ricordo,il tornare alla vita, alla coscienza, (come calore sul viso, piano, dolce) mi ha un pò spiazzata. Perchè il risveglio in quelle occasioni è brusco, un sussulto, uno scuotimento o semplicemente il presentimento che sei oltre la tua meta.

Ho visto che usi la & commerciale, è una scelta stilistica per contraddistinguerti oppure ha un significato differente?

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

La carezza

della sera,

i nostri cappotti

stretti, troppo

stretti

(anche per un posto

in seconda).

qui leggo amore e sacrificio, le rinunce anche economiche, fatte per incontrarsi, per pagare quei viaggi.

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

 

E l'abbraccio

dell'addio

a fondere

corpo & fiato,

piano, dolce.

Per un minuto

& l'eternità

soltanto.

questo verso è bellissimo!

Hai misurato e descritto perfettamente, a mio avviso, quel particolare momento, quando "dobbiamo andare" ma vogliamo qualcosa dell'altro da ricordare fino al nuovo incontro, e parimente vogliamo lasciare qualcosa all'altro, insomma altre parole sarebbero superflue.

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

Bologna-Milano.

Andate

senza ritorno.

Il TURUMTURUM

dentro, in mezzo

al petto,

linee di ferro

contro la carne.

Lo strazio

di due corpi

vivi,

ai margini

di un percorso

remoto.

Qui è successo qualcosa, il percorso cambia, non c'è più la tenerezza nella lontananza, nel viaggio.

C'è dolore, strazio, come tu stesso evochi, le linee di ferro non mordono più la terra, ma sono in mezzo al petto, addentano le carni.

Leggo la sofferenza di un addio, il rammarico del non ritorno, lo strazio della sofferenza. Come se vi foste lasciati pur amandovi ancora, magari la lontananza era troppa, e i ritmi impossibili. Ma in quella scelta riconoscete che l'addio è ancora più straziante e doloroso. ( condivido ^^).

Siete vivi, ai margini (come in attesa) di un percorso remoto (di qualcosa passato, perduto).

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

 

E adesso.

 

Treni fermi,

dietro porte

con il nostro nome,

dentro letti

comodi, troppo

comodi per goderci

il dolore

dell'addio.

Qui il treno ti porta a casa non in stazione, ma dietro la porta, e ha il tuo nome, come se fosse solo tuo, solo suo.

dentro letti comodi, troppo comodi per goderci il dolore dell'addio. Ora che la vita si è appianata, che le preoccupazioni sono diminuite, è come se vi mancasse il mordente, la disperazione del dolore dolce del dirsi addio, quell'essere uniti disperatamente prima della separazione. Quel dolore vi manca, quel dolore vi univa con più profondità, ne hai nostalgia.

On 11/4/2016 at 01:38, Nerio dice:

 

Ancora

piano, dolce,

l'abbraccio.

Abbiamo smesso

di aspettarci

in stazione.

Ma viaggiamo

sempre stretti,

sempre uniti

verso giorni

migliori.

E dopo questa analisi, che tu compi criticamente senza porti una meta precisa, come fosse  un brainstorming, tu riesci a intravedere dell'altro, qualcosa che ti rendi conto è si, diverso, ma non per questo ha meno valore o  vi unisce di meno.

E quindi la dolcezza dell'addio lascia spazio a quella dell'abbraccio al mattino.

Non c'è più l'incontro in stazione non ci sono più i  due giovani ancora acerbi ma innamorati disperatamente, con quell'impeto tipico dell'età,

ma due compagni maturi, che sono ancora l'uno accanto all'altro, che sono cambiati insieme in questo viaggio che è la vita, e che ancora prosegue. E che entrambi ancora affrontate stretti l'uno all'altra, come i cappotti della giovinezza, dirigendovi verso( ne sei certo, non stai sperando...) giorni migliori.

 

Il viaggio è la vita, è il cambiamento, è la maturazione della coppia. E' vero, ci manca un pò l'impeto  e la passione disperata della giovinezza, ma anche nella maturità e nella pacata  dolcezza c'è valore e pienezza per entrambi.

 

Spero di non aver frainteso.

Sono certa che avrai capito  che l' ho apprezzata molto.

Grazie per averla condivisa con noi.

 

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