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Lorenzo Sartori

Cosa vi aspettate da una Casa Editrice?

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La casa editrice dei sogni... non esiste. Però voi cosa vi aspettate da una Casa Editrice?

Vanno bene tutte? Basta che non sia un editore a pagamento? E' sufficiente questo? Quale valore aggiunto vi aspettare rispetto a pubblicare in self?

 

Lo chiedo perché questo forum è una sorta di approdo naturale a cui giungono ogni anno centinaia di aspiranti scrittori, più o meno tutti con il sogno di trovare la casa editrice che li possa far conoscere al "mondo". Ci sono passato anch'io (beh, sono ancora qua) e a distanza di qualche anno mi è più facile vedere l'ingenuità e l'eccessivo carico di aspettative di molti utenti.

 

Questo è un post fatto soprattutto per condividere aspettative (e anche esperienze, ma non fate nomi di CE, sia per rispetto del regolamento, sia perché comunque questa non è la sede appropriata e lo scopo di questo post). Qui voglio sapere da voi cosa vi aspettate in generale da un rapporto con un editore. Quali servizi e quali interazioni cercate.  A cosa siete risposti a rinunciare (eh, beh, sì non si può avere sempre tutto). Che tipo di distribuzione vi aspettate? Che tipo di vendite, di royalities? Che tipo di presenza a fiere o sui social? Come dovrebbe funzionare l'editing o la scelta della copertina?

 

Nella speranza che questa discussione possa aiutarvi a mettere a fuoco la vostra ricerca, perché a volte cercare quello che esiste e non quello che non esiste, aiuta...

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Che il marchio dell'editore costituisca una specie di "bollino blu", come sulle banane.

Il resto non mi pare tanto importante.

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@Lorenzo Sartori Ciao.

Beh, il bollino blu l'hanno anche le medie piccole di alto profilo. Guarda quelle che hanno pubblicato gli autori del premio Calvino.

In effetti è più una gratificazione personale. Vero che le vendite sono un'altra cosa. Ci sono libri di big che stazionano intorno a 200.000 nelle classifiche.

Fondamentale è il genere, gli unici che tirano sono il rosa e il noir con forti contenuti sentimentali o di caratterizzazione locale.

Un libro di questo genere con il bollino qualche chance l'ha (magari di vendere un 500 copie, se va bene).

 

 

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@Yattaman Si hai ragione. Però al di là dei blog tour e di qualche recensione, cosa vuoi che faccia? Una promozione veramente incisiva, oltre la possibilità di incidere sui media, richiede un costo pari a 10 volte quello di produzione, senza contare il tempo e l'impegno. Mi pare che anche le big concentrino l'attenzione solo su due o tre titoli. 

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@camparino vada alle fiere (un numero selezionato, ovviamente perché costa); sia presente ogni giorno sui social, non solo su facebook ma anche sugli altri; abbia un sito/blog aggiornato frequentemente; organizzi presentazioni ed eventi, sia online che fisicamente; faccia content marketing; faccia in modo che il marchio (non il singolo titolo) sia visibile e riconoscibile...

è un lavoraccio, ma si può fare, ci sono alcune CE anche piccole che in questo senso fanno un buon lavoro e anche noi ci stiamo provando col nostro progetto di autopubblicazione...

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@Yattaman Si, ma questo è il programma lodevole di una casa editrice per creare uno standing a se stessa. Prima si parlava di singoli titoli, per i quali la promozione si riduce per forza a blog tour e recensioni, oltre che a presenza sulla pagina della CE. Ovviamente, la popolarità della pagina si riflette sul titolo. E qui torniamo al discorso del bollino.

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@camparino. Ok, ora ho capito cosa intendi per bollino blu. Direi più una questione di stima tua, autore, nei confronti della CE. Ci sta.

 

Le big concentrano l'attenzione su due o tre titoli (e per inciso questo significa che se sei un esordiente e pubblichi per una big, difficilmente avrai molta attenzione) perché devono fare fatturato. Una piccola CE credo debba per prima cosa posizionarsi. Promuovere i libri che pubblica per promuovere se stessa. Il fatto è che i libri da soli non si vendono. Niente si vende da solo, ma nel caso dei libri è ancora più dura. Se non ti attivi per promuovere un libro significa che ti aspetti lo faccia l'autore. E trovo giusto che l'autore debba fare la sua parte, ma non come se fosse un self, perché a quel punto...

Modificato da Lorenzo Sartori

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@Yattaman Scusa, però non bisogna dimenticare che una CE per acquisire standing deve per forza rappresentare qualche autore anche minimamente noto. Non può reggersi solo su sconosciuti, sperando di fare il colpaccio. Deve convincere qualcuno a pubblicare per lei. E qui sta il difficile, ma deve usare tutte le sue risorse, conoscenze e lusinghe per quello. Poi vengono le fiere, i social e tutto il resto.

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sicuramente aiuterebbe. Però mi metto nei panni di un autore affermato (o del suo agente). Perché dovrei pubblicare per una piccola CE? Potrei pensare di farlo se vedo che è una realtà dinamica. Magari giovane, magari dove posso essere più libero di esprimermi. Ma questa realtà in qualche modo devo venire a conoscerla. Per cui torniamo sempre alla promozione e alla presenza.

A volte purtroppo non basta l'autore affermato. Mi viene in mente una piccola CE (di cui non faccio il nome) che ha portato in Italia Joe Abercrombie. Mi risulta abbia chiuso (e questa CE l'ho vista all'ultimo Salone di Torino). 

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17 minuti fa, Lorenzo Sartori dice:

autore affermato (...) piccola CE? Potrei pensare di farlo se vedo che è una realtà dinamica.

Mi vengono in mente (tanto noti che credo di poterli nominare) giusto Camilleri / Sellerio. Caso in cui entra pure la regionalità.

 

L'editore serio deve fare scouting, editing, distribuzione e promozione . "Non ci piove".

Un piccolo non riesce a farsi distribuire, ok, e ha poco da investire in promozione; ergo difficilmente progredisce.

Mi sono chiesta  se non dovrebbe tentare, almeno una tantum, di spendere un certa somma per spingere come si deve il "migliore" dei suoi libri: magari riuscirebbe  a fare un salt(in)o di qualità.

Ho rivolto la domanda a un paio di editori che conosco: costoso e aletorio: Sad :. Conoscete qualcuno che l'ha fatto con successo?

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@camparino non necessariamente. L'autore può crescere assieme alla casa editrice, non serve fare 10.000 copie col primo titolo pubblicato, si lavora a passettini e con calma, senza fare il passo più lungo della gamba. Se la vision e la mission (per parlare come un markettaro) della CE sono chiare, sono chiari anche i passi da fare e pian piano i risultati arrivano. Non sto parlando di migliaia di copie vendute, sto parlando di dare al lavoro di editore quel valore aggiunto che lo potrebbe fare preferire al self publishing che, mia opinione personale, al di là di editing, copertine, impaginazioni ecc. è soprattutto quello di conferire riconoscibilità e visibilità ai propri autori.

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Anni fa l'editore Serarcangeli (Roma)aveva pubblicato "l'amante del papa" (1993 - un giallo, più o meno). L'autore aveva messo di tasca propria parecchio per la promozione, tra cui mega manifesti (penso 12 x 6 metri) in giro per Roma (in un giorno che avevo trascorso nella capitale, ne avevo contati parecchi). Non conosco le cifre, ma non credo sia bastato a far decollare le vendite (attualmente il libro è disponibile, "autografato" dall'autore) su e-Bay. [Nel frattempo sono usciti altri due romanzi, di autori diversi, con lo stesso titolo.]

 

Un romanzo, a meno che non tratti un argomento di attualità e un tema che stimoli il dibattito del momento è un bene abbastanza succedaneo.

 

Consideriamo che Freud impiegò ben dieci anni a vendere i 500 volumi della prima edizione de "L'interpretazione dei sogni".

 

Investire su un autore non equivale a investire sulla CE, a meno che non rientri in un progetto ben più complesso e differenziato.

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per rispondere al quesito di Sefora. Credo che investire grosse somme (ed energie) per un autore sconosciuto il più delle volte si riveli un flop. Se poi la CE per far questo trascura gli altri libri/autori, non la vedo come una scelta intelligente.

Per riprendere l'imput iniziale, cosa vorreste facesse la CE per voi (non me ne voglia JFK). Cosa vi aspettate faccia (se non avete ancora pubblicato) o cosa vi piacerebbe fosse possibile? In che modo potrebbe supportarvi al meglio? Detta in altri termine, qual è il vero valore aggiunto che vi aspettate e la ragione per cui non avete scelto di fare da soli?

 

Per rispondere io credo che la CE dovrebbe rendere il tuo libro "presente". La presenza nelle libreria è legata alla distribuzione e quindi miracoli non se ne possono fare, ma la presenza può essere garantita mediante altre vie (fiere, social, presentazioni ecc). Tutto molto impegnativo, lo so. Ma come dicevo prima purtroppo i libri non si vendono da soli, neanche i capolavori.

 

Altra cosa che trovo fondamentale è che la CE creda nei suoi autori. Che sia consapevole che sono "materiale prezioso". E' solo così che ti possono aiutare a crescere.

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Ospite gecosulmuro

Francamente... Più che parlare di CE parlerei di aziende dell'editoria. A riguardo, non mi aspetto che una CE creda in me. Mi aspetto che creda nel mio prodotto. E' quello il suo mestiere "naturale".

 

Le CE non hanno il controllo della produzione delle idee. Non sono come un'azienda automobilistica, la quale può concepire da zero un nuovo modello e programmarne i tempi in modo da ottimizzare i flussi finanziari. Le CE devono far tornare i conti in una condizione di dipendenza dal "mercato" della produzione intellettuale. Non sanno quando capiterà loro fra le mani il testo che farà quadrare il bilancio, come può fare, ad esempio, un'azienda alimentare, che, pur non producendo cibo, può contare sulla stagione del raccolto. Navigano, finanziariamente parlando, nelle acque agitate delle incertezze umane. Per questo, debbono ottimizzare il più possibile e per questo cercano di "lavorare" il prodotto il meno possibile. Tempo fa, i margini di guadagno della carta stampata erano probabilmente più grandi di oggi e ci si poteva permettere di mantenere uno staff di editor anche in tempi incerti. Oggi, probabilmente, sono ridottissimi e i costi vengono scaricati il più possibile sugli autori, che magari si debbono far correggere il testo a loro spese.

 

Non conosco l'editoria, ma credo di conoscere la logica aziendale abbastanza da prevedere che dietro parecchi "rifiuti", ma non tutti, più che un giudizio sul merito della proposta, ci sia un ragionamento commerciale.

 

Da acquirente, ho l'impressione che le vendite siano spesso legate a fenomeni impalpabili: gruppi di venti copie del libro sui bancali dei supermercati, finiranno probabilmente per vendere molto più di un passaggio in televisione. Il ragionamento si basa sul presupposto che  il lettore "medio", quello che fa i grandi numeri, cerchi solo intrattenimento. Probabilmente, nella maggior parte dei casi non conosce né l'autore né la casa editrice, semplicemente, legge il titolo, legge la quarta di copertina e afferra.

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@gecosulmuro ovviamente il ragionamento è di tipo commerciale, ed è giusto così, ci mancherebbe!

però non credo ci sia tutta questa difficiltà nel reperimento di un testo commercialmente di successo: una qualsiasi CE ha un numero strabordante di manoscritti che gli arrivano in valutazione, il collo di bottiglia non è l'offerta dei prodotti, piuttosto le risorse della CE nel valutarli. Non credo nemmeno le cose siano così incerte: certo il motivo all'origine del caso letterario del momento è qualcosa di esoterico, ma una CE non ragiona su un titolo (o almeno non dovrebbe farlo se vuole avere via lunga) quanto su una linea editoriale, e su un possibile bacino di clienti da soddisfare. E queste cose non sono aleatoria, ma misurabili.

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Ospite gecosulmuro

@Yattaman Ammetto di non saperne abbastanza. Pur con tutta la simpatia e la stima dei due titolari, che ho avuto occasione di conoscere personalmente, l'unica esperienza che ho avuto con una CE è stata simile a un trip da LSD finito male. : Chessygrin :

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Credo che una casa editrice dovrebbe avere delle sinergie "occulte". Una volta si diceva "una compagnia di assicurazione per fare gli utili e una squadra di calcio per fare le perdite e pagare meno tasse a livello di gruppo (e divertirsi)". Perché non una casa editrice? E' un fiore all'occhiello culturale. Se perde amen. Si possono pubblicare anche artisti invendibili.  

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@camparino tu stai parlando di qualcuno che gioca a fare l'editore per togliersi uno sfizio o darsi un certo tono, io sto parlando di editori che fanno quello di lavoro e cercano di guadagnarci. Sono due mondi completamente diversi

 

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1 ora fa, Yattaman dice:

ma una CE non ragiona su un titolo (o almeno non dovrebbe farlo se vuole avere via lunga) quanto su una linea editoriale,

Mah, faccio parte di un book club organizzato da una CE media di buona levatura. Sulla linea suppongo che ragioni, ma non manca di chiedere se gradiamo titolo e copertina. Importanti, a quanto pare, per il lettore medio.

 

3 ore fa, Lorenzo Sartori dice:

Credo che investire grosse somme (ed energie) per un autore sconosciuto il più delle volte si riveli un flop.

Sarà senz'altro così, e infatti non avviene. Me lo chiedevo rispetto a piccole realtà (che so, l'autore locale) e piccole somme.

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@sefora intendevo che una casa editrice dovrebbe impostare la sua politica commerciale considerando tutti i libri che fa uscire nel loro insieme, non solo su quello che ritiene importante.

Parlando con un amico editore, lui dice candidamente che le uniche cose che un acquirente guarda sono copertina e prezzo

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1 minuto fa, Yattaman dice:

copertina e prezzo

Io mi considero un esempio di media (in tutto). Se non conosco l'autore, guardo titolo e copertina. La copertina è importantissima anche per dare il taglio dell'editore. Il titolo deve essere fulminante, evocativo.

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io non credo nel best seller che risollevi le sorti una CE. I best seller nel 99% dei casi si costruiscono a tavolino. E servono sempre soldi per generare soldi.

 

Per carità, prendo questo articolo con le pinze LINK ma non mi stupisce poi tanto. La Rowling (un caso più unico che raro come numeri di libri venduti) che pubblica con uno pseudonimo e nonostante le ottime recensioni (non su piccoli blog) e un mercato non paragonabile al nostro, in lingua italiana, vende solo 1500 copie in 3 mesi (il "solo" va contestualizzato). Poi fa outing e le vendite decollano vertiginosamente. Ok, ci sarà anche un po' di markerting pure qui dietro, però è vero che se non sei nessuno non puoi vendere più di tanto, anche se il libro in questione può avere un potenziale commerciale elevatissimo.

Questo appunto per dire che una CE vive di "routine" e non di casi letterari.

Vive vendendo una serie di prodotti di qualità, legando a sé un pubblico. Passo dopo passo. 

Ogni uscita dovrebbe portare soldi (magari pochi) nelle casse della CE. Questo dovrebbe stimolare la CE ad accrescere il suo catalogo a spingere gli autori che hanno venuto di più a fare il bis. Se ogni libro invece è solo una spesa, deve rivedere la sua strategia.

 

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Nella CE della mia fantasia...

 

Rispondono agli invii, anche con un rifiuto: resta da zotici non farlo.

Hai il 25% minimo di possibilità di trovare il tuo libro quando entri in una libreria.

Vendono un sacco di libri alle biblioteche.

Ti pagano annualmente, trimestralmente o mensilmente, non al raggiungimento dei 50 euro.

Fanno promozione.

Propongono periodicamente opere al mercato estero.

Pagano anche i dipendenti.

Ogni tanto può capitare che ti propongano un tema generale (non una trama). Comunque, si fanno sentire spesso.

Se hai le carte per farlo, ti propongono di scrivere dei saggi introduttivi ad altre opere (hai scritto I ragazzi dello zoo di Berlino? Puoi fare una nota introduttiva al Satyricon. Hai scritto un saggio sui metodi dell'impeciamento navale del 1600? C'è un romanzo cappa e spada con ambizioni storiche, magari puoi dare un quadro generale della situazione, se è palloso lo editiamo noi... [a ripensarci, quest'ultima idea mi sembra orrenda, ma far fare una introduzione a un classico da parte di un autore che ha scritto oggi su temi simili non sarebbe brutto.])

I loro libri vengono usati anche nelle scuole.

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Non credo sia lei. Mi fa da avatar mentre sogno la casa editrice ideale: Chessygrin : (più o meno quella ben descritta da Asopo)!

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