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mina99

Perché siete scrittori, o perché siete ideatori di storie?

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11 minuti fa, Marcello dice:

Eh, calma prima di promuoverli: posso arrivare a caporal maggiore, al massimo. Poi se si comportano bene, vediamo.

 

Giusto, ci vogliono almeno tre anni di militare a Cuneo (tanto io ho fatto il servizio civile)

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4 ore fa, massimopud dice:

 

Giusto, ci vogliono almeno tre anni di militare a Cuneo (tanto io ho fatto il servizio civile)

Io invece ho fatto il C.A.R. proprio a Cuneo...

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Questa (magnifica) discussione di @mina99 meritava di essere ripescata.

 

Io sono solo una lettrice che ogni tanto scrive. Ascolto molta musica, leggo fumetti, vado spesso al cinema o a teatro... insomma sono una fruitrice di arte, più che tentare di essere un'artista. Di tutte arti che conosco, però, la letteratura è quella in cui mi sento più a mio agio, quella che meglio capisco e più apprezzo. Mi sembra la forma di comunicazione più potente, intramontabile, declinabile in forme infinite. Mi sembra anche un'arte abbastanza "democratica".

Ho cominciato nascondendomi sotto le coperte con una pila, e inevitabilmente i miei genitori mi scoprivano e mi dicevano che potevo leggere di giorno, ma la notte dovevo dormire. Amavo studiare grammatica e poi inglese, greco e latino per confrontare i testi originali con la traduzione italiana. Leggo senza soluzione di continuità da quasi trent'anni.

Studiare un po' di pianoforte e un po' di disegno, fare qualche corso di recitazione mi è servito solo per apprezzare meglio le opere altrui. Insomma: mi piacciono diversi film, diverse canzoni, diversi quadri, ma di alcuni libri mi innamoro proprio: li leggo, li rileggo, me li porto sempre dietro, ne imparo passi a memoria. Mi rimangono addosso come cicatrici.

 

Non so se riuscirò a scrivere qualcosa di buono, ma so che voglio imparare a scrivere meglio. Anche solo per il mio egoistico piacere personale, se poi troverò qualcuno che ha anche voglia di leggermi, meglio ancora.

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@mercy una freccetta verde è poco. Queste tue righe mi sono piaciute tantissimo. Se le leggessero i maschietti del forum, il tuo fidanzato avrà di che essere geloso, potresti far innamorare qualcuno sa, e solo per aver scritto come sei. 

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Perché?... Perché ne ho la testa piena. O le scrivo o scoppio! tutti artisti in famiglia: Mio nonno paterno faceva le botti per il vino, scultore e inventore a tempo perso. Mio padre, contadino e minatore, scrittore a tempo perso, mia madre grande narratrice; talento naturale, stile vecchio cacciatore navajo; grande casalinga; lei non ha mai perso tempo.

Mia sorella, non ho capito mai che cosa faccia nella vita, a tempo perso dipinge. Mio fratello ha un'agenzia di animazione turistica a tempo perso scrive soggetti teatrali  suona il piano e canta. Io a otto anni volevo scrivere, anche a dieci a venti e cosi via, a tempo perso produco abbigliamento femminile, insegno ricamo,e tecniche sartoriali. Mentre continuo a voler scivere ogni giorno, a tempo preso, la testa è piena di progetti da  realizzare. Sulla carta, e sulla stoffa.

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Ricordo la discussione di @mina99. Ero convinta di aver lasciato una mia impronta ai tempi, evidentemente mi sbagliavo. Perché scrivo? Perché scrivere è l'unica cosa che mi fa stare bene nei miei panni.

All'inizio, avevo sette anni e vivevo in uno stato che non esiste più, era solo un gioco. Altre bambine avevano le bambole, io le parole. Devo ringraziare la maestra elementare, che ci dava sempre i temi interessanti, e che fu la prima a rendersi conto che avevo la cosiddetta stoffa. Alle medie dai temi scolastici passai alla poesia, al liceo scrissi i primi racconti brevi. Ma scrivere continuava a essere un gioco, al limite un hobby. Il primo diario me lo regalarono a 11 anni, quando si dissolse la Jugoslavia, e il piccolo quaderno con il lucchetto e la chiavetta mi fece scoprire un altro tipo di scrittura, più intimistica, che mi permetteva di entrare in contatto con me stessa e con il mondo che mi circondava. Tenere il diario durante i bombardamenti della NATO, del 1999, mi aiutò a rimanere lucida nonostante tutto. Quando l'anno successivo arrivai in Italia, per non scordare la mia madrelingua, ebbi l'idea folle di iniziare a scrivere un romanzo, saltando tutti i passaggi intermediari. Un romanzo! Mi ci vollero 8 anni per terminarlo. E ancora consideravo scrivere niente di più che un passatempo, piacevole quanto vuoi, ma sempre un hobby era. Nonostante la successiva pubblicazione del romanzo e l'inizio dell'attività giornalistica. Più cercavo di distaccarmi della scrittura, avevo fatto tutt'altro tipo di studi, più la scrittura mi perseguitava, tanto che in un momento di follia decisi di scrivere un nuovo romanzo. Non in serbo, ma in italiano, e di partecipare per giunta a La Giara. Avrebbero dovuto rinchiudermi da qualche parte, per evitare che facessi danni, e invece mi trovai in semifinale del concorso senza capire cosa stesse succedendo. Ma la vera consapevolezza di quanto scrivere significasse per me, arrivò qualche tempo dopo essermi attivata qui. E da quel primo racconto pubblicato in officina, non c'è un giorno che non mi chieda chi me l'ha fatto fare. Posso ingannarmi quanto voglio, ma quando scrivo, pasticcio, invento, ripercorro le memorie, sono felice come una pasqua. Sono me stessa. Mi diverto. È come l'aria: non potrei viverne senza. Mio padre è stato da giovane musicista, anch'io da bambina suonavo, la musica ha fatto sempre parte della mia vita. Amo il cinema. Il teatro (uno dei miei sogni nel cassetto è proprio scrivere per il teatro). Sono negata per il disegno. Un disastro proprio. Amo l'arte in tutte le sue sfumature, ma solo scrivere resta la mia costante ed è la mia parte inalienabile. Toglietemi tutto, ma non una penna!  

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Fanno molto riflettere le vostre risposte. Sono profondamente incantato. Grazie :rosa:

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Il 23/8/2019 alle 14:26, mercy ha scritto:

Ho cominciato nascondendomi sotto le coperte con una pila, e inevitabilmente i miei genitori mi scoprivano e mi dicevano che potevo leggere di giorno, ma la notte dovevo dormire.

Credevo fossi l'unico. I miei volevano che spegnessi la luce prima di mezzanotte. Siccome le porte delle stanze avevano un vetro zigrinato, dovevo spegnere la luce. Avevo una pila con lente incorporata per esaminare i francobolli. Spegnevo la luce e leggevo sotto le coperta. A volte per finire di ripassare i compiti per il giorno dopo. Ho incominciato all'epoca delle medie e ho continuato per tutto il liceo. Purtroppo anche i miei mi sgamavano spesso e volentieri.

Io scrivo per vedere come i personaggi se la cavano a risolvere un dato problema che spesso traggo dalla vita reale. Sono molto in empatia con i miei personaggi.

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1 ora fa, Ljuset ha scritto:

Credevo fossi l'unico.

Mi sa che siamo in molti :D

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@Ljuset avevo una torcia sotto la coperta, un giorno mi hanno beccato (arrivavo a scuola assonnata e la maestra si era lamentata) e mi hanno sgridato, eppure dopo una breve tregua ho continuato a leggere di notte. Ci siamo passati tutti, credo xD 

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@Ljuset voi della torcia fate comunella perché siete in tanti. Noi cassandre invece no, siamo pochette e anche un po' disdegnose, a volte ci isoliamo in angoli scuri alla sola luce della nostra maledizione e... (azzarola, allora sono della torcia anch'io!)O_-

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10 ore fa, quandechesimangia ha scritto:

(azzarola, allora sono della torcia anch'io!)

Non ti preoccupare: nessuno ti crederà, è nel tuo karma

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Bel Th 😉

 

Più o meno leggendo tutti gli interventi emerge la voglia di raccontare il mondo visto attraverso i nostri occhi. 

 

Per quanto riguarda me, credo di aver iniziato a scrivere perché m'ero stancato di non finire mai un libro. Ogni volta che arrivavo a un passaggio decisivo, alla morte di un personaggio che mi piaceva passavo a riscrivere la storia mentalmente 😂

 

Se avessi meno anni sul groppone chissà che avrei fatto con il trono di spade, dove muiono praticamente tutti 😂😂😂

 

Ebbene visto che non potevo modificare i libri altrui, perché non scriverne uno. Così sono partito dai racconti, passando per le poesie e un malaugurato giorno al progetto definitivo. 

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Lasciando da parte le poesie adolescenziali (ma la prima l'ho scritta da bambino dopo aver visto un film su Cyrano De Bergerac) e il fatto che, al liceo, quando c'era tema in classe ne facevo due, uno per me e uno per il nipote del notaio - che, avendo soldi, mi remunerava con due pacchetti di sigarette americane, a patto di prendere almeno sei - lasciando da parte tutto questo e lasciando anche da parte il fatto che, in una vita di lavoro, essere in grado di scrivere in  un italiano decente mi ha molto agevolato, la voglia di scrivere mi ha assalito nell'ultimo percorso dell'esistenza, quello fancazzista. (Lo so che il periodo che precede è troppo lungo, ma chissenefrega). Ho scritto tre romanzi: uno di fantascienza distopica e due legal-thriller. Due sono stati pubblicati e uno è in corso di pubblicazione. Piccole CE no EAP. Vendite: non lo so, sicuramente poche. Ne ho iniziato un altro, che ancora non so dove andrà a parare. Perché scrivo? Perché mi va, e potrebbe anche smettere di andarmi, potrei abbandonarmi ad una totale pigrizia in cui leggere potrebbe bastarmi, ne sono spesso tentato. Ma poi penso che chi si ferma è perduto, quindi probabilmente finirò il romanzo e inizierò la solita trafila di ricerca di una CE idonea. Sempre che me ne rimanga il tempo.

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La prima risposta sarebbe un bel 'perchè no?' - c'è sempre stato qualcosa di viscerale, quasi terapeutico nel mettere parole su carta o schermo, mi ha aiutato in quasi tutti i periodi difficili della mia vita.

Poi, come ossessivo-compulsivo in recovery, credo che poco eguagli l'emozione di fare 'quadrare' un passaggio o una trama. Comunica un senso di completezza, di raggiungimento che ha quasi un che di sensuale...

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