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MarcoPeluso

Scuola Holden, ottimo trampolino di lancio, ma solo per ricchi.

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2 minuti fa, Lizina ha scritto:

Se con essa si vuole veicolare l'idea che la seconda è degna e la seconda è feccia, allora sono la prima ad indignarmi. Anche perchè, diciamocelo francamente, c'è feccia e roba degna in entrambe le categorie.


A prescindere da giudizi di valore, ci sono funzioni diverse. C'è un tipo di scrittura la cui funzione è di far pensare, e un'altra che ha la funzione opposta, quella di distrarre, cioè di non far pensare. Detto questo, in realtà tutta la narrativa (più o meno nobile che sia) rientra sotto l'etichetta di entertainment, di "fiction", così come la maggior parte dei film. E raramente si spinge oltre ciò, a meno che non presenti un forte simbolismo e una visione filosofica. Per come la vedo, l'unica scrittura veramente "alta" è quella filosofica, quella che sopravvive nei millenni, non certo la narrativa moderna, che è cosa dell'altroieri, ed è destinata ad essere effimera. Per quanto riguarda i libri di letteratura, ammesso che esisteranno in futuro, temo che non abbiano le carte per entrarci anche molti degli autori più blasonati della nostra epoca (personalmente, ad esempio, mi sfugge quale sia il contributo di un Camilleri all'evoluzione della letteratura d'arte).  
 

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18 ore fa, Wanderer ha scritto:

Condivido - almeno in teoria - la necessità di contribuire a una letteratura “alta”.

 

Ma certo: a patto che si riconosca il valore della gabbia e della narrativa di genere, che non di rado tocca vertici espressivi e profondità che sopravanzano di spanne le pretese di corte.

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9 ore fa, Lizina ha scritto:

 Scrivo ciò che mi piace, che mi fa divertire e che spero possa aiutare i miei lettori a trascorrere dei momenti piacevoli. Che vogliano leggere le mie cose sotto l'ombrellone, in treno o mentre aspettano il bus poco mi importa.
 

Quello che una scuola non può fare è lasciare totalmente libera la tua natura di esprimersi, scavare in profondità o volare in alto a seconda dei momenti, guidata da un sentimento interiore che non può appartenere a nessun professore, ma è solo tuo. Questo sentimento è in ogni genere di libro, bisogna accettarlo, perchè è dietro ogni scrittore che scrivendo quasi - o senza quasi - si dimentica di sè e si ritrova poi nel piacere di leggere quello che è venuto fuori, anche se poi lo dovrà correggere mille volte ancora prima che altri si divertano a loro volta. Questa è una cosa che fa imparare, una strada: il lavoro di prendere quello che c'è dentro e rigirarlo tutto fino a che prende forma quel che ti piace davvero, che senti tuo, liberato dal troppo o dal poco. Una cosa giusta, la cosa giusta. Ma chi può dirti qual è la cosa giusta? Non sei forse tu che devi affinare il tuo sentire e imparare a fiutarla quando emerge? E questo non riguarda solo lo stile, ma anche la struttura, riguarda tutto quel che si scrive, perchè siamo noi a scriverlo. Siamo noi che ci dobbiamo rendere conto. É anche qualcosa di molto intimo, non è indispensabile invitare un estraneo che mi detti un esercizio. Forse nemmeno pensabile. Come abbiamo fatto prima fino al 1900 senza tutte queste stampelle? É un miracolo avere così tanti libri, e pure belli. Io credo ai miracoli, anche oggi. Insisto per la privacy, per quel che mi riguarda certo, credo che con la fatica personale si arrivi allo stesso risultato, se c'è il fuoco alla base. Io ho bisogno di tranquillità per scrivere, e di scendere in profondità, come potrei in un continuo andirivieni di "fai questo, dici quello, così è meglio, ma anche no.." Perchè dovrei rinunciare a questo piacere, anzi, a questa magia? Solo perchè oggi è tutto s-candito ( poco dolce ) ? o anche s-contato ( niente più narrazione )? Se dopo ci deve essere un editing, meglio che trovi il frutto vero del nostro lavoro. E di frutti ce ne sono di tanti tipi, e magari di nuovi ne nasceranno, l'albero della scrittura ha radici chissà dove.

ps   mancano gli emoticons a forma di mela o ciliegia...

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9 ore fa, Wanderer ha scritto:

 Per come la vedo, l'unica scrittura veramente "alta" è quella filosofica, quella che sopravvive nei millenni, non certo la narrativa moderna, che è cosa dell'altroieri, ed è destinata ad essere effimera. Per quanto riguarda i libri di letteratura, ammesso che esisteranno in futuro, temo che non abbiano le carte per entrarci anche molti degli autori più blasonati della nostra epoca (personalmente, ad esempio, mi sfugge quale sia il contributo di un Camilleri all'evoluzione della letteratura d'arte).  
 

Sono d'accordo con te, ma dissento sul come la filosofia può arrivare. Il sapere in genere si traveste e, per come ho visto, le informazioni e i nuovi concetti non hanno pregiudizi, usano ogni mezzo per arrivare all'umanità. Compreso libri apparentemente meno ortodossi e non totalmente filosofici. Non c'è bisogno di scrivere un trattato per parlare di filosofia. Anzi, è molto più divertente trovare altri modi, e in quel caso credo che si sarà fatta una discreta fatica. Non è detto che un'opera che è anche divertente ma che contiene del sapere sia facile da scrivere, ancor meno che sia facilmente ripetibile. Non qualcosa di reiterato, come i libri di Camilleri e tutti quelli di questo genere. Quelli sono forse più i libri che servono a chi scrive. Chi li legge passa il tempo. Mentre ci possono essere libri che mentre ti fanno passare il tempo della lettura ti passano anche altro, perchè sono stati scritti con quell'intenzione. L'intenzione è tutto. Non so quale fosse quella di Camilleri.

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13 ore fa, Sunday Times ha scritto:

Sono d'accordo con te, ma dissento sul come la filosofia può arrivare. Il sapere in genere si traveste e, per come ho visto, le informazioni e i nuovi concetti non hanno pregiudizi, usano ogni mezzo per arrivare all'umanità. Compreso libri apparentemente meno ortodossi e non totalmente filosofici. Non c'è bisogno di scrivere un trattato per parlare di filosofia. Anzi, è molto più divertente trovare altri modi, e in quel caso credo che si sarà fatta una discreta fatica. Non è detto che un'opera che è anche divertente ma che contiene del sapere sia facile da scrivere, ancor meno che sia facilmente ripetibile. Non qualcosa di reiterato, come i libri di Camilleri e tutti quelli di questo genere. Quelli sono forse più i libri che servono a chi scrive. Chi li legge passa il tempo. Mentre ci possono essere libri che mentre ti fanno passare il tempo della lettura ti passano anche altro, perchè sono stati scritti con quell'intenzione. L'intenzione è tutto. Non so quale fosse quella di Camilleri.

Per quanto ne ho capito, Camilleri nei suoi romanzi e racconti, ambientati sia nel presente, che nei primi anni del secolo scorso, dipinge mirabilmente uno spaccato della società nelle varie epoche, fustigandone i costumi soprattutto con la sottile ironia che gli era propria. Come altri, primo fra tutti De Crescenzo con il suo Bellavista, che hanno espresso, pur divertendo, pregevoli concetti di filosofia non astratta, ma applicata alla vita di tutti i giorni. 

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Il 1/11/2020 alle 15:09, Wanderer ha scritto:

C'è un tipo di scrittura la cui funzione è di far pensare, e un'altra che ha la funzione opposta, quella di distrarre, cioè di non far pensare.

 

Affermazione che, direi, esprime alla perfezione quale abisso ci divida sull'argomento. :) (Ne abbiamo già parlato in privato e, come ti dicevo, m'era sembrato validissimo il tuo punto di vista, ma inconciliabile colla mia concezione popolare della sapienza.)

 

Se fosse come dici, dovrei considerare i romanzi di Ursula Le Guin, la mia autrice preferita, cosucce per non far pensare – degne di premi Hugo e Nebula allo stesso tempo per ben 5 volte. Dovremmo considerare alla stessa stregua il Kurt Vonnegut di "Mattatoio n˚5" o Philip K. Dick o lo stesso J.R.R.Tolkien… che era uno dei 5 personaggi che redassero l'Oxford Dictionary of English e scelse di scrivere Fantasy. Insomma, potrei continuare così con un muro di testo che ripercorra tutte le mie letture.

La questione non è non concordare sull'altezza della filosofia, che è indiscutibile, quanto su ciò che dice @Ace: se l'esistenza della filosofia declassa il resto a "non pensante", be', direi che sono stato e felicemente sarò un essere antropomorfo privo di pensieri profondi.

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@Andrea D'Angelo

Ma io non contesto il fatto che la fiction e l'intrattenimento abbiano una loro funzione importante. Ce l'hanno da millenni. Quello che contesto è che questa funzione sia quella preminente della scrittura. Non lo è. Lo dimostra il fatto che per millenni la maggior parte delle storie (le fiabe, i miti) sono state affidate all'oralità, non alla scrittura, e non avevano necessità di essere messe per iscritto. Al contrario, la scrittura si è affermata per quelle forme di pensiero come la filosofia (e poi la teologie e le scienze) che non potevano essere affidate all'oralità, e in cui era necessario fissare il pensiero. A ben vedere, ancora oggi, la maggior parte di storie non si diffondono tramite la scrittura. Si diffondono tramite altre forme espressive, come il cinema, in cui hanno un impatto estetico più forte rispetto alla pagina scritta. E non è un caso che i romanzi migliori finiscono tutti per diventare film... a cominciare dallo stesso Tolkien da te citato, che ha raggiunto più persone - soprattutto nelle nuove generazioni - nel suo adattamento cinematografico che non tramite la pagina scritta. 

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Tutta l'editoria è un giro di soldi. Le piccole case editrici, le scuole di scrittura, etc.

 

Nel caso delle scuole di scrittura almeno se frequenti la Holden apprendi cose valide. Se finisci a farti insegnare da uno scribacchino butti i soldi e magari peggiori pure.

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Ecco, per tornare a parlare della Holden.

 

Ai tempi dei corsi annuali, dunque pre-Master, insieme a me e a Paolo Giordano c'era una signorina che, come tutti noi, scriveva i suoi bravi raccontini.

 

Poi è diventata sempre più amica del nostro insegnante - di cui ovviamente non farò il nome - fino a fidanzarcisi.

 

E, guarda caso, da illustre sconosciuta è passata nel giro di pochi anni a pubblicare con CE molto, molto importanti. Al momento ha già all'attivo 3 romanzi.

 

 

Confesso di non averli mai letti, perché a parte tutto è un genere che non mi attira. Ma converrete con me che qualche dubbio è legittimo.

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5 ore fa, Wanderer ha scritto:

@Andrea D'Angelo

Ma io non contesto il fatto che la fiction e l'intrattenimento abbiano una loro funzione importante. Ce l'hanno da millenni. Quello che contesto è che questa funzione sia quella preminente della scrittura. Non lo è. Lo dimostra il fatto che per millenni la maggior parte delle storie (le fiabe, i miti) sono state affidate all'oralità, non alla scrittura, e non avevano necessità di essere messe per iscritto.

 

 Credo che la scrittura possa avere la funzione che le vuoi dare. Può tradurre una fiaba orale fino al giorno prima o può fissare un'idea filosofica, perchè la scrittura è uno strumento e porta dove vuole andare chi lo guida. Per millenni certe cose sono state orali anche perchè tutto veniva messo poco per scritto, compreso i libri sacri degli etruschi, che fiabe non erano, poi è iniziato un movimento progressivo verso la scrittura. Oggi magari esagerato, visto il numero di manoscritti che arrivano agli editori. Si possono creare anche intrecci insoliti con la scrittura, e andare al di là della contraddizione apparente tra l'alto e il basso, cioè i massimi sistemi delle idee e il raccontare la vita tramite i personaggi e i fatti.

 

Se uno scrittore vuole può parlare di filosofia in un romanzo, o rendere vivo un saggio con del vissuto. Ecco un'infinità di possibilità a disposizione di chi veramente vuole scrivere,  l'antagonismo non lo vedo. Camilleri ha fatto un gran lavoro di costume, ha parlato della sua umanità, forse si voleva dire che pur avendola descritto molto bene non ha dato spunti per andare oltre. Anche se ha una vena surreale che porta a farsi certe domande sulla vita, questo non basta a dire che leggendoli la conoscenza di un essere umano per quanto riguarda l'astratto, inteso come quello che sta dietro al tangibile, faccia un balzo in avanti. D'altro canto è difficile che ci siano dei libri di filosofia pura che vengano riconosciuti nei secoli, perchè il pensiero, a livello sociale, si muove e cambia canoni, e lo fa grazie all'apporto di molte cose, compresi romanzi che filosofici non sono ma che contengono comunque elementi che servono a sognare, immaginare e proiettarci in nuove situazioni e quindi a farci progredire.

Un esempio di storia esemplare sull'evoluzione umana misconosciuto nella sua reale simbologia e portata, ma penetrato nell'inconscio di molte generazioni, è il secondo libro più letto al mondo, Pinocchio. Mi capitò di sentirlo spiegato da un commentatore, di cui ora non ricordo il nome, esperto in divina commedia, e rimasi folgorata dalla serie di significati globali che vi sono racchiusi. Altrochè fiaba. Per dire che a volte sembra di leggere una cosa ma in realtà si tratta di molto altro, e anzi i significati vanno tanto più in profondita quando non sono espliciti ma seguono le analogie. Per dire che il mondo della scrittura e degli scrittori è di una tale vastità che una scuola, per quanto ben organizzata, non può che essere un surrogato di tutte le suggestioni che possono arrivare da lì. Poi certo che Collodi non ti può presentare a quella certa CE. Anche lui nessuno lo presentava e si è dovuto dare da fare.

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@Sunday Times

Io la faccio molto semplice:

di tutto ciò che si scrive oggi, tra mille anni resterà soltanto l'1%. Tutto il resto cadrà nell'obsolescenza, nella ridondanza, nell'oblio.
Per me, il ruolo dello scrittore è di contribuire a quell'1%, o comunque di tendere ad esso, abbracciando una prospettiva meta-temporale. 
Oggi, invece, la massima aspirazione dello scrittore medio della nostra epoca è di rientrare in quell'effimero 99%, e nulla più. 

Chiudo l'off-topic. 

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Non so se le percentuali saranno queste, ma sono pienamente concorde sulla prospettiva meta-temporale e tutto il resto. Solo non vedo un modo prefissato per abbracciare il meta-temporale :ninja:  ot chiuso certo 

In effetti se la Holden ha sul suo manifesto il produrre capolavori e loro si pongono in questo 1% o molto vicino, nel 10% magari. Chissà cosa ne sarà tra 1.000 anni della Holden e delle scuole di scrittura.

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Sono davvero molto preoccupato di cos'accadrà ai miei romanzi tra un millennio.

 

Allo stesso tempo, termino l'off-topic con un carpiato all'indietro per non andare completamente off-topic: la filosofia è l'unica latrice di riflessione così come la Scuola Holden è l'unica latrice della bella scrittura. Pluf!

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Poi però non lamentiamoci che il livello medio della scrittura - e anche e soprattutto della lettura - è quello di un Cetto La Qualunque... 
 

12 ore fa, Sunday Times ha scritto:

Chissà cosa ne sarà tra 1.000 anni della Holden e delle scuole di scrittura.


Questo non lo so, ma nei libri di letteratura si ricordano molti cenacoli che risalgono anche a secoli fa. 

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28 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Poi però non lamentiamoci che il livello medio della scrittura - e anche e soprattutto della lettura - è quello di un Cetto La Qualunque... 

Cetto Laqualunque: personaggio magistralmente creato da Albanese mostrando semplicemente l'esasperazione della parte peggiore della società in cui tutti, volenti o nolenti, siamo costretti a vivere. Magari fosse questo l'attuale livello medio della scrittura!

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12 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Cetto Laqualunque: personaggio magistralmente creato da Albanese mostrando semplicemente l'esasperazione della parte peggiore della società in cui tutti, volenti o nolenti, siamo costretti a vivere. Magari fosse questo l'attuale livello medio della scrittura!


Ma infatti non mi riferivo all'opera "Cetto La Qualunque", che in sé nel suo genere è notevole... ma al fatto che oggi chiunque può diventare scrittore scrivendo la qualunque  ;)

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:


Ma infatti non mi riferivo all'opera "Cetto La Qualunque", che in sé nel suo genere è notevole... ma al fatto che oggi chiunque può diventare scrittore scrivendo la qualunque  ;)

OK. A maggior ragione, se le sue finanze gli consentono l'approccio al mondo riservato a Scuola Holden e affini...

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2 minuti fa, cheguevara ha scritto:

OK. A maggior ragione, se le sue finanze gli consentono l'approccio al mondo riservato a Scuola Holden e affini...


Infatti, sono molto scettico sul fatto che una scuola di scrittura possa generare uno scrittore. Può certamente affinarne il talento, ma non può crearlo dal nulla. 
In definitiva, anche le scuole di scrittura sono figlie del principio "tutti possono farlo" (basta avere i soldi, basta essere negli ambienti giusti, eccetera). 
E in fondo, mutatis mutandis, anche la EAP e le agenzie a pagamento sono per molti versi lussi da benestanti. 

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Io sto frequentando la Holden ma non ho l'impressione che a termine corso ti diano dei contatti o ti raccomandano ad editori. Probabilmente vige la regola di chi é più ruffiano vince, ma con alcuni rischi... Se l'insegnante non é disposto appari solo meschino.

Forniscono consigli su CE e come pubblicarsi ma nulla di più .

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