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MarcoPeluso

Scuola Holden, ottimo trampolino di lancio, ma solo per ricchi.

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Mah, tanto per dire la mia.

Il costo è soggettivo. Per alcuni potrà essere tanto, poco, proibitivo, sopportabile... quindi non conta.

Certamente fa curriculum, un po' dire "Ho fatto uno stage alla Goldman Sash".

Però, alla fine:

4 minuti fa, Marco Scaldini dice:

se scrivi male non c'è pedagogia che tenga.

 

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Sicuramente il prestigio c'è. Rimango dell'opinione (tanto solo di opinioni si tratta) che è dubbio possa costituire una chiave di accesso al club privilegiato dei grandi editori. Non si tratta di una convinzione fondata sul nulla: ho avuto modo di sperimentare che comunque si tratta di un ambiente dove all'ordine del giorno sta l'invidia del lavoro altrui. Racconto soltanto un episodio, senza fare nomi.

Qualche anno fa su un noto quotidiano compare una pesante stroncatura di un mio libro. Dalle poche righe sprezzanti traspare, più che un'analisi della forma e dei contenuti, un livore personale da parte del famoso recensore nei miei confronti. Niente di strano, a parte il fatto che il quotidiano appartiene alla stessa casa editrice che ha pubblicato il mio libro e quindi, da un punto di vista puramente commerciale, si tratta di un clamoroso autogol. Ne parlo con il direttore editoriale, che me ne spiega le ragioni: poco tempo prima ha rifiutato al recensore la pubblicazione di un libro con tematiche affini al mio, e questa è stata la sua vendetta.

Che questa gente si lasci comprare da dodicimila euro e ti apra le porte della grande editoria mi sembra un miraggio.

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Ah... a proposito di curriculum.

La casa editrice con cui ho pubblicato il mio unico e ignoratissimo e book, ha presentato una nuova e giovane autrice, specificando "... una delle migliori allieve della Scuola Holden...".

Quindi presumo che, in mancanza d'altro, la frequenza significhi qualcosa.

Insomma, come dicono i ragazzini, fa figo.

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Secondo me, anche se la Holden fosse una scuola che crea super-scrittori, quelle cifre sono da paura (dodicimila euro, ma scherziamo?), uno schiaffo alla miseria di oggi.

Insomma, se uno può permetterselo senza problemi  va bene, i soldi son suoi; ma indebitarsi per seguirla? Follia, a mio parere.

 

Anche perché non penso proprio che una volta seguita questa scuola dopo si avrà successo o comunque si potrà campare di scrittura. Utopia...

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@Marco Scaldini Scusami, ma dopo che uno mette in dubbio la pedagogia, la discussione non può che abbassarsi di livello, come sta accadendo qui. Vorrei evitare di degenerare dato che hai ragione, la stupidità mi disturba. Preferisco di gran lunga un parere come quello di Niko, che appunto è un parere, e come tale non tira in ballo a sproposito determinate scienze umane. No perché se mi vai sul tecnico così dopo sono costretto a risponderti, e sarebbe un dispendio di energie clamoroso per una causa persa, e probabilmente non interesserebbe nessuno tranne me e te. Se vuoi continuare a discuterne mandami un messaggio privato che ti do il mio numero di telefono.

 

@Niko Dipende cosa intendi tu per campare di scrittura. Scrivere solo un libro all'anno di narrativa e starsene tutto l'anno in vacanza a contemplare la vita, beh, sì, la vedo dura. Ma magari ricavarsi un qualche ruolo nel settore dell'editoria e continuare a coltivare la scrittura come fanno praticamente tutti gli scrittori, almeno in Italia, penso sia fattibile. Lo stesso Calvino disse: "La mia vita è stata dedicata alla scrittura. Quella degli altri".

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@Pierpiero Quindi la tua idea è quella di seguire l'Holden per poi non diventare scrittore, ma qualcos'altro. O comunque non fare lo scrittore a tempo pieno o per campare; per quello pensi di fare altro (editor? insegnante? agente?).

In ogni caso, anche fosse questo il tuo obiettivo, ti consiglio di pensarci meglio perché mi sembra un salto nel vuoto. Per carità, la vita e i soldi sono comunque tuoi e ci puoi fare quello che ti pare; io mi limito a un consiglio spassionato :D 

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Perdonami @Pierpiero , ma forse non riusciamo ad afferrare il quid del tuo discorso.

A me sembri già convinto della tua scelta, quindi in realtà non stai cercando pareri generici sulla Holden, ma esperienze dirette di chi ne ha già frequentato i corsi e possa essersi trovato bene o male, giusto?

Tu mi sembri già convinto della didattica e dei metodi formativi e ritieni che dal punto di vista teorico-pratico i metodi siano i migliori in assoluto. Può essere, così come è possibile che in corsi più economici tenuti in altre scuole, o seminari più brevi (sempre teorico-pratici) e master class tenuti da scrittori di successo, tu possa imparare cose analoghe a minor prezzo.

Il punto è quello che hai scritto tu:

 

On 2/10/2016 at 09:35, Pierpiero dice:

... nessuno mette mai al centro quello che effettivamente farai per due anni, e quante cose potrai apprendere, oltre che alle famose conoscenze a cui tutti ambiscono. Perché comunque, anche con le conoscenze, se scrivi di merda scrivi di merda.

 

Se cerchi un corso che ti insegni a scrivere in maniera eccelsa, possono essercene altri rispetto alla Holden, ma il fuoco sacro, quello che va oltre le tecniche, non te lo insegna nessuno. O ce l'hai o non ce l'hai.

Se tu sei certo di avere quel fuoco e vuoi solo affinare la tecnica, inoltre sei convinto che quella scuola in particolare, a prescindere dai costi e dai sacrifici, sia la migliore in assoluto, frequentala. Per il resto, fra chi ti ha risposto temo che nessuno abbia fatto un'esperienza diretta (o ne sia a conoscenza da amici) tale da poterti rispondere e rinsaldare le tue convinzioni. Magari nel frattempo giungerà qualcun altro che possa farlo, chissà.

 

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@Niko Allora ti giro la domanda: se domani mattina ti offrissero di lavorare sei mesi chessò, alla Einaudi, in un ruolo qualsiasi in un ufficio qualsiasi, che fai, non ci vai? A me la scrittura e il libro in sé, anche l'oggetto libro, mi piacciono molto. Ci lavorerei volentieri, in tutte le salse. Sto studiando per diventare traduttore, e mi piace moltissimo. Poi studio parallelamente per affinare la scrittura in italiano, e guarda caso è una cosa che mi fa comodo anche per la traduzione. Poi leggo anche molto, il che mi aiuta a scegliere progetti editoriali congrui, a farmi un'idea del panorama editoriale italiano e non, sapendo quale editore pubblica cosa, e di conseguenza chi mi potrà stare a sentire quando avrò qualcosa da dire. E mi fermo qui perché sennò sarei tedioso. Comunque lavori come i nostri (editor, insegnante, agente, scrittore) sono così, non possono essere a compartimenti stagni. Ed ecco anche il motivo, forse per cui i contatti servono, ed ecco anche come te li fai. Giusto l'insegnamento possiamo affermare che sia più codificato, ed ecco perché ho detto quel che ho detto al tale Marco Scaldini.

 

@ElleryQ Sono abbastanza convinto perché conosco e seguo alcuni dei docenti e la scuola Holden sarebbe un modo per seguirli ancora più da vicino, anche se a parte tre o quattro nomi che conosco non è facile capire neanche chi ci sia all'interno della scuola, e questo è già un punto a loro sfavore visto il costo.

Il fuoco ce l'hai ma la tecnica fa miracoli, e spesso vanno di pari passo. Uno sorregge e alimenta l'altra e viceversa, ed è proprio questo il punto: al momento, anche considerando che risiedo in una provincia abbastanza sfigata, non trovo niente intorno a me che mi stimoli a crescere. Ma comunque prima di spendere tutti quei soldi (e prima di accollarti dei sacrifici, perché di questo si tratta, mica ce li ho adesso come adesso ventimila euro d'avanzo), due domande te le fai, e cerchi di raccogliere più esperienze possibili che arrivino da tutti i fronti. Dato che questo forum è eterogeneo, ho pensato di chiedere anche qui.

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@Pierpiero

Hai ragione tu, ho espresso idee stupide. Anzi, ti dirò di più, fra quattro anni avvisami, sarò il primo a intervenire. (Ho fatto un rapido calcolo: due anni di scuola, uno per mettere in gioco le conoscenze acquisite, un altro per giungere alla pubblicazione). Alla presentazione del tuo primo libro con un grande editore sarò in prima fila.

 

 

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@Marco Scaldini Questa me la dovrei legare al dito? Tipo quella volta che Michael Jordan fu scartato dal suo coach del liceo. Poi lo sappiamo tutti come è andata a finire... Io per adesso al risultato finale non ci penso. Penso solo a fare una scelta giusta per quello che mi interessa: scrivere bene, scrivere meglio. I risultati che ottengo sono importanti per me, quindi dubito che sia utile per te sapere ogni mio progresso professionale. Se ci tieni tanto ti posso fare un resoconto mensile di tutto quello che ho appreso, sarebbe più costruttivo per entrambi. E' fin troppo facile saltare sul carro dei vincitori, a posteriori. Ti rinvito a contattarmi in privato qualora volessi continuare la conversazione, altrimenti qua i moderatori ci richiamano di sicuro, e a ragione direi.

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@Marco Scaldini @Pierpiero Infatti chiudere qui il battibecco o vi richiamo; non mi interessa chi ha cominciato e robe varie, il primo che continua sarà ripreso ufficialmente.

 

Tornando a noi, Piero, rispondo alla domanda:

1 ora fa, Pierpiero dice:

Allora ti giro la domanda: se domani mattina ti offrissero di lavorare sei mesi chessò, alla Einaudi, in un ruolo qualsiasi in un ufficio qualsiasi, che fai, non ci vai?

Certo, ci vado. Ma questo cosa centra con i 12mila euro per la Holden? Andrei a lavorare in Einaudi, sì, ma non spenderei tutti quei soldi per la Holden. Non ci vedo un nesso, scusami. 

 

1 ora fa, Pierpiero dice:

A me la scrittura e il libro in sé, anche l'oggetto libro, mi piacciono molto. Ci lavorerei volentieri, in tutte le salse. Sto studiando per diventare traduttore, e mi piace moltissimo. Poi studio parallelamente per affinare la scrittura in italiano, e guarda caso è una cosa che mi fa comodo anche per la traduzione. Poi leggo anche molto, il che mi aiuta a scegliere progetti editoriali congrui, a farmi un'idea del panorama editoriale italiano e non, sapendo quale editore pubblica cosa, e di conseguenza chi mi potrà stare a sentire quando avrò qualcosa da dire. E mi fermo qui perché sennò sarei tedioso.

Sei stato chiarissimo, ma ancora una volta non vedo il legame con la Holden. Ti sei descritto bene e puoi o non puoi andare alla Holden. Non sto giudicando il fatto che tu voglia andarci; sto solo esprimendo il parere "Io non lo farei". Poi se pensi che possa essere una buona esperienza per te, qualcosa che ti accresca come scrittore, traduttore, editor e via discorrendo (e non hai paura del fattore economico o comunque sei disposto a farlo) allora vai, perché come dice appunto @ElleryQ intanto hai già preso una mezza decisione, ne sembri convinto e non avendo noi un'esperienza diretta non abbiamo nemmeno il titolo per dire "Guarda, io ci sono andato e non ne vale la pena". Ti stiamo dando solo le nostre impressioni, che hanno lo stesso peso di tutti quelli che non ci sono stati :asd: 

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Se non sbaglio, qualche mese fa una ragazza presente sul forum aveva passato le selezioni e quest'anno iniziava i corsi alla Holden. Magari lei potrebbe aggiungere qualcosa alla discussione

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Ospite

Ho letto tutti i post recenti (utili e meno utili) e onestamente ti consiglio di informarti anche su altre scuole. Questo week end ho partecipato a un Workshop e ho conosciuto il responsabile di un'altra scuola di scrittura che ha legami con un agente molto rinomato. Mi ha fatto un ottima impressione ma soprattutto ci ha parlato di come a volte essere bravi conta poco e aver scritto un ottimo libro ancora meno. Pare che uno dei suoi allievi abbia scritto un romanzo molto bello e molto appassionante e questo nonosante lo abbia raccomandato e presentato a diverse CE, non riesca a trovare interesse. Un altro al contrario è stato oggetto di un'asta al rialzo fra 5 CE e con altrettante traduzioni ( che vuol dire in soldoni sei contratti con sei anticipi esorbitanti). Eppure il primo romanzo aveva pari valore  del secondo, se non forse migliore.

Quindi ti consiglio di non investire cifre esorbitanti per la formazione ma investire cifre in modo intelligente.

 

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Sono trascorsi quattro anni o quasi da questa discussione e quindi, senza alcuno spirito polemico e solo per interesse all'argomento, mi piacerebbe sapere se @Pierpieroha poi ottenuto, come mi auguro, il successo sperato dalla frequenza della scuola Holden.

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Ho appena letto la vecchia discussione, interrottasi quattro anni fa e appena ripresa da @Marco Scaldini. Mi sembra che nessuno dei partecipanti abbia frequentato la Holden, quindi è stato tutto un sentito dire, sia per quanto riguarda la validità dei corsi, che per la sbandierata introduzione negli ambienti che contano. Premesso che ritengo che nessuna scuola possa insegnare il talento e che critico fortemente, da qualsiasi parte venga, il drenaggio di quattrini nei confronti della categoria degli aspiranti scrittori - meritevoli o ciofeche che siano -, esiste tra i partecipanti al forum qualcuno che abbia praticato i corsi Holden, ne abbia tratto giovamento e, per loro tramite, sia stato pubblicato da una grande CE? Grazie per le risposte che, sono sicuro, arriveranno numerose.

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Diversi anni fa, (almeno una decina se male non ricordo, forse di più) la Holden indisse anche un corso per corrispondenza nella rete, tramite la CE De Agostini.  Bisognava iscriversi a un loro forum creato appositamente e acquistare settimanalmente dei fascicoletti con cd esplicativi. Non era del tutto gratuito, ma i fascicoletti non costavano moltissimo, mi pare intorno ai 5  e passa euro con qualcosa in più quando, una settimana si e una no c'era il cd, e considerato che durò un anno abbondante... mi pare che alla fine corso calcolai una spesa intorno ai 400 euro, poco meno o poco più,

Comunque, per farla breve io mi iscrissi, senza nessun obbligo. Potevo smettere quando volevo, non c'erano obblighi. Ora che ricordo fu prima di iscrivermi al WD, quindi prima del 2009...

 

Sul loro sito i loro insegnanti di allora (che poi riproponevano nei dettagli particolareggiati  le loro lezioni sui cd), tenevano lezioni su tutto lo scibile che riguarda la parola scritta, dal romanzo, racconto, commedia, teatro, cinema, pubblicità... 

Le lezioni avevano come tema vari argomenti e campi, illustrati nei fascicoletti settimanali. Ogni settimana facevano fare degli esercizi in base a questi temi.

Rimandavano a leggere i fascicoli e vedere i cd.

Fu lì che imparai, per primissima cosa, che si doveva scrivere su una cartella valida in editoria e giornalismo e come impostarla. Cominciai con esercizi semplici che poi via via si complicavano in base alle loro indicazioni. Volevano che si scrivesse di un dato argomento ad esempio, illustrandolo da diversi punti di vista, al passato, al presente, in prima, seconda o terza persona; davano argomenti all'apparenza semplici, ma ricordo che sviscerai in tutti i suoi particolari la favola apparentemente banale di Cappuccetto Rosso, riscrivendola da altri punti di vista ad esempio del lupo, del cacciatore, della nonna, degli abitanti del villaggio. Da allora vidi Cappuccetto Rosso e tutte le altre favole come epopee interminabili...

Dovetti anche riscrivere la tragedia di Giulietta e Romeo  e Sogno di una note di mezza estate, addentrandomi e approfondendo  particolari, riscrivendo dialoghi, cambiando scene, finali eccetera. Fu molto istruttivo e divertente.

Alcuni esercizi ricordavano vagamente gli MI (ecco perché talvolta mi son trovato bene negli MI...) cioè davano un tema da sviluppare secondo la nostra fantasia, ma con dei parametri che dovevano risaltare naturalmente, tipo le boe... e gli insegnanti commentavano severamente. Talvolta facevano i complimenti, talvolta erano spietati nel mettere in evidenza i difetti.

Poi c'erano moltissimi altri esercizi, scrissi una mole impressionante di materiale e, cosa per me molto importante, ricevevo sempre correzioni, consigli, cose da evitare, cose da approfondire, limare, eccetera (ma molti eccetera davvero...).

Scrissi esercizi di  testi teatrali e sceneggiature di film,  testi pubblicitari, con le rispondenze specifiche per ogni settore, inoltre una caterva di racconti e spunti vari, corredati sempre con gli appunti e le critiche degli insegnanti e inoltre nel forum c'era pure una sezione dove per rilassarsi si potevano inserire testi liberi a proprio piacimento, commentati dagli altri utenti. Una pacchia.

 

Conservo tutto quel materiale, che successivamente stampai (con la stampante industriale dell'ufficio dove allora lavoravo...) e rileggendo ogni tanto mi rendo conto che il mio stile prima del corso pur essendo appena ai limiti della passabile decenza (mi faccio sempre i complimenti fin da ragazzino, se non altro per la mia  passione di leggere e buona volontà di cercare di scrivere), dopo il corso era cambiato in meglio. Con questo non voglio certo dire di essere diventato uno scrittore, perché non lo sono e penso non lo sarò mai e visto  le idee che circolano pure in quell'ambiente penso che non mi vorrebbero, però  da allora riesco a mettermi a scrivere con  ancora più piacere, consapevole dei miei limiti e delle mie possibilità, sempre perfezionabili, in questa vita o nella prossima...

Naturalmente il corso che feci io non ha nulla a che vedere con il corso  approfondito presso la sede di Torino della Holden (mi pare che sia lì) che mai avrei potuto permettermi. Però secondo me anche  il corso sulla rete è stata una buona "infarinatura".

 

Ogni tanto vado a rileggermi i fascicoletti, che rimandano anche a vari stili e tecniche di svariati scrittori, italiani e stranieri e gli esercizi mi sono utili ancora oggi, perché riesco ogni tanto a ricrearmene di nuovi; esperimenti personali che mi sono sempre utili, come ad esempio modalità di analisi approfondita per creare, da semplici particolari, suggestioni, poche parole, tramite una determinata costruzione, l'intera struttura di  nuovi racconti che si dipanano quasi da soli.

 

Ah, un particolare curioso: quando il corso finì il sito venne abbandonato dalla scuola, per un po' continuò però  a essere attivo, i vari utenti vi si aggiravano spaesati e confusi, come in un paesaggio di rovine: si erano trovati privi di qualcosa. Piano piano le comunicazioni si interruppero e finì così.

Fu allora che trovai il WD ancora ai primordi e siccome mi piaceva il clima di dialogo e di confronto, nonché la possibilità di postare dei propri testi e ricevere commenti dai critici e dagli utenti  che mi ricordava l'atmosfera del sito della Holden, mi iscrissi con entusiasmo per ritrovare quell'ambiente.

 

 

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tutti voglio essere scrittori affermati. Mentre una minoranza ha capito che quei "tutti" si posso spennare.

...Forse non si può insegnare a giocare a tennis? La scrittura è un mestiere come quello del fabbro. E via di luoghi comuni. Quindi:

Scuole di scrittori, Scrittori che insegnano in corsi personali, in corsi pubblici, in corsi online, in corsi di corsa. Un'ora con me ti cambia la vita, dice quello.

Un altro ammicca. :bandiera:

Curioso aver scelto di chiamarla Holden: mi sa dire  dove stanno gli scrittori quando il lago gela? Lo sa per caso?

 

p.s. non amo le scuole scritture o gl autori insegnanti d'assalto, ma ancora peggio trovo insopportabile il modo in cui questi si fanno si giustificano verso il mondo.

 

 

 

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Il 2/10/2016 alle 09:35, Pierpiero ha scritto:

quello che potrebbero fare alla Holden è proprio questo, farti crescere passo passo, da un angolo di sfondo fino all'intera opera (in America fanno fare degli esercizi tipo "fai un incipit descrittivo di tre frasi" e così via, scompongono la materia in ogni sua più minima parte). E sostanzialmente la critica che facevo era proprio questa: possiamo elencare moltissime ragioni per cui non farla (ma tutte ipotetiche, tipo "l'ambiente non è quello giusto", "l'editoria è un mondo chiuso" ecc.), ma nessuno mette mai al centro quello che effettivamente farai per due anni, e quante cose potrai apprendere, oltre che alle famose conoscenze a cui tutti ambiscono.

Quando ho capito che scrivere era per me una passione seria, un fuoco che non si spegneva, avrei tanto desiderato frequentare una vera e propria scuola di scrittura, e proprio per apprendere, per lavorare in modo guidato e intensivo sulla scrittura e le tecniche narrative con la guida di persone esperte, un confronto che mi mancava molto. E sì, anche per crearmi dei contatti, che è sicuramente utile (è normale, non solo nell'editoria: se io lavoro a fianco con te, se ho avuto modo di notare e apprezzare le tue capacità -se le hai, ovviamente-, il talento, il fatto che tu sia degno di stima e di fiducia, che con te si lavori bene, è logico che tra te e un perfetto sconosciuto io sia propensa a prendere prima in considerazione te. Quanti docenti universitari che sono anche professionisti trovano i loro collaboratori tra gli studenti che si sono distinti durante i loro corsi o a cui hanno fatto da relatori!). Per me non c'era verso, per motivi economici, familiari e di vita, di frequentare una scuola come la Holden, e ho cercato di procurarmi tecniche, nozioni (e anche i contatti) come potevo, in modo più fai da te e disordinato. Di certo una scuola mi avrebbe permesso di fare tutto questo in modo più organico, meglio articolato, e ottimizzando il tempo. Ovviamente poi una formazione articolata e costosa non è garanzia di niente, però non mi sembra certo che sia in sé una cosa da demonizzare a priori. 

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Non credo che per la Holden, così come per altre scuole di scrittura, sia importante insegnare davvero a diventare dei bravi scrittori, ammesso che una cosa del genere si possa insegnare, quello che conta è dimostrare a chi se lo può permettere che facendo i loro corsi è più facile arrivare alla grande editoria. È un business. La letteratura non c'entra. E infatti non fa nulla se la maggior parte di quegli autori è dimenticata dal loro stesso editore rinomato prima ancora che esca il libro. L'importante è vendere i corsi di scrittura, e quelle altisonanti pubblicazioni, benché per la maggior parte sterili per i motivi suddetti, sono una bella pubblicità. Tutto questo non esclude assolutamente che ogni tanto tra i paganti possa saltar fuori un autore valido. Ma è un caso, non influente per lo scopo di questi corsi di scrittura. E comunque sono di più gli autori validi che non verranno mai presi in considerazione perché non possono permettersi certi investimenti. 

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@Claudio Piras Moreno

Ti do pienamente ragione, come pure a tutti gli interventi precedenti. Una scuola di scrittura non serve a formare automaticamente scrittori. Può dare gli elementi di base per costruirsi una carriera, ma non dipende dalle nozioni acquisite a pagamento. Non è un concorso a quiz.

Da ragazzo girovagavo per Roma durante la libera uscita (ero un allievo sottufficiale esercito) e nella mia ingenuità mi stupivo di vedere una miriade di pittori  che secondo me erano bravi come Michelangelo e Caravaggio che facevano il ritratto per pochi spiccioli in Piazza di Spagna . Pensavo: ma se io sapessi dipingere così, se avessi le loro tecniche farei fortuna!

Niente di più sbagliato. Tutti quei pittori avevano la tecnica, magari avevano anche fatto anni di studio in accademie o da privati, ma la sola tecnica non è sufficiente a mostrare l'anima, l'essenza di ciò che si vuol rappresentare, di ciò che si vuol dire. E dipingevano in strada per un pezzo di pane.

Lo stesso per chi scrive. Si possono avere sei lauree in letteratura, storia, filosofia e quant'altro, si possono aver frequentato innumerevoli faraonici corsi di scrittura e parascrittura e accademie varie, magari con tanto di gavetta, ma se non si ha niente da dire, se non si sa come dirlo,  se non si ha troppa voglia di dirlo,  se non si ha il coraggio di dirlo, non serve a niente.

La tecnica serve per cominciare, è una base, meglio di niente, ma poi bisogna costruire con le proprie forze. Se si vuole leggere e capire e magari interpretare Shakespeare la tecnica mi può iniziare ad aiutare, ma se non m'importa nulla del periodo elisabettiano, se non voglio sentire, non voglio vedere,  immedesimarmi nella "sporcizia" del fango delle strade, dei rifiuti di macelleria buttati nelle vie strette e malsane, nei canali di scolo della Londra di Shakespeare, delle febbri, delle malattie, dei postriboli di quell'epoca e di quei luoghi, della plebe cenciosa e maleodorante che si sedeva  in cerchio al Globe Theatre e si immedesimava in quelle storie tanto da irrompere sulla scena (perché si immedesimava? Bisogna saperlo altrimenti non si capisce nulla di tutto il contesto) se tutto questo non lo sento è inutile che sia un accademico addottorato.

 

p.s.

Grazia Deledda andò a scuola fino alla quinta elementare e sapendo che i genitori non le avrebbero mai consentito di proseguire gli studi, promossa alla quinta chiese di ripetere la quarta elementare. Per poter stare un anno di più a scuola. Dopo si "arrangiò" da sola, con letture e scritture da autodidatta. E cominciò a scrivere. All'epoca non c'erano scuole di scrittura creativa come oggi.

Grazia Deledda vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1926.

 

 

 

 

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Nel corso di un'intervista di qualche anno fa, un giornalista chiese ad Alberto Bevilacqua un parere sulla Holden e sulle scuole di scrittura in generale. Lui rispose: "Soldi buttati". Credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro.

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Io ho frequentato la Holden per molti anni. Prima alcuni corsi annuali con varie formule (2005 - 2008) e poi il biennio di Master (2009 - 2011).

 

I corsi annuali me li sono pagati io, per il biennio invece ho dovuto chiedere i soldi a mio padre, che fortunatamente può. Non sono ricchissimo di famiglia, non ho la villa in collina né la barca a vela, ma ce la caviamo.

 

La mia esperienza risale a quando era ancora nella vecchia sede, con pochi allievi (60 all'anno). Ora invece è diventata una realtà molto più grande e articolata, e si occupa di storytelling in tutti i suoi aspetti (ultimamente ad esempio sono molto richiesti i corsi per le aziende).

 

Proprio durante il primo anno dei corsi singoli sono stato compagno di classe nientemeno che di Paolo Giordano, citato in apertura di questa discussione. Il libro era già pronto, praticamente è venuto a chiedere qualche consiglio e l'ha parzialmente modificato (ai tempi ci fece leggere la prima versione). Per quel che mi ricordo, non è stato alla Holden che ha avuto i contatti della Mondadori, anche perché appunto si trattava solo di un corso breve,: e nei corsi brevi non compare mai nessun nome di rilievo.

 

Quanto a me, evidentemente per mia incapacità, non ho mai ottenuto contatti importanti. L'unico che poteva avere un senso era un editor di Rizzoli, ma l'ho perso: un po' perché come al solito non avevo niente di pronto (ho già detto della mia tendenza a non finire i romanzi che comincio a scrivere) e un po' perché poco dopo c'è stata la fusione con Mondadori e non so che fine abbia fatto questa persona (di cui ahimè non ricordo nemmeno il nome).

 

Non so come sia la mentalità di oggi, ma ai tempi ebbi la seguente impressione:

 

"Chi scrive bestsellers è un imbrattacarte, noi puntiamo al Premio Nobel".

 

La frase è mia, ma sintetizza quello che era il pensiero di allora. Per i docenti della Holden - alcuni scrittori effettivamente preparati, come Giorgio Vasta e Davide Longo, altri del tutto improvvisati che non si capisce dove li abbiano pescati - autori come Stephen King erano semplici scribacchini. Preferivano vendere poche copie ma pubblicare un romanzo perfetto. cesellato, un capolavoro di scrittura. Così si sentivano a posto con la coscienza.

 

(pensandoci ora, forse in parte avevano ragione: chi aveva mai sentito nominare Herta Muller o Patrick Modiano prima che vincessero il Nobel ?)

 

 

Ho sicuramente imparato parecchie cose, che forse già sapevo ma che lì hanno ricevuto una sistemazione organica. Nulla comunque che una qualunque buona altra scuola di scrittura non potesse dare. Insistono molto - ma immagino anche gli altri - sull' "artigianato": ti insegnano a usare "i ferri del mestiere" e a confezionare una storia che funzioni dal punto di vista strutturale.

 

Il resto, ovvero il talento e la fantasia, dipendono dal singolo.

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34 minuti fa, MarcusFabius ha scritto:

Per i docenti della Holden - alcuni scrittori effettivamente preparati, come Giorgio Vasta e Davide Longo, altri del tutto improvvisati che non si capisce dove li abbiano pescati - autori come Stephen King erano semplici scribacchini

Vorrei tanto essere uno scribacchino di quel tipo. Non per gli immensi guadagni, ma per la capacità (che a quanto dici la Holden sembra aborrire) di catturare il lettore scrivendo tomi di 6-7-800 pagine. Ho già espresso la mia opinione sulle scuole di scrittura, quindi non mi ripeto: auguri a chiunque pensi di "investire su se stesso" riversando migliaia di Euro nelle casse di questa o altre scuole titolate. Sicuramente qualcuno ne renderà merito.

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2 ore fa, MarcusFabius ha scritto:

Chi scrive bestseller è un imbrattacarte, noi puntiamo al Premio Nobel

 

Condivido la sintesi che hai dato, io stesso più volte ho avuto conferma della spocchia e dell'arroganza di una certa elite letteraria italica. Non parlo della Holden, giacché non ho esperienze dirette con loro, il mio è un rilievo di carattere generale frutto di ciò che ho vissuto nel corso degli anni a contatto con pletore di scrittori e addetti ai lavori del rutilante panorama editoriale italiano.

 

Non si può dubitare dell’esistenza di scrittori che si definiscono, spesso a torto, portatori di una letteratura alta e slegata da logiche commerciali. Questi hanno la pretesa di pubblicare lavori a loro dire perfetti, cesellati e magnifici. Scrivono e cesellano e riscrivono, innamorati del suono e della magia ingannevole figlia di un uso esasperato della semantica attraverso verbosità che lappano, schioccano e assaporano in bocca come mastri chef. È il trionfo del wannabe proustiano dal gusto flat e stucchevole della panna da cucina, la cui riuscita resta discutibile poiché troppo spesso capita che lor signori di storytelling non sappiano una cippa. Infatti, mettere in fila parole e frasi e paragrafi e pagine e capitoli aggraziati, di gran sonorità letteraria, non fa di costoro dei romanzieri, ma feticisti della parola scritta.

 

Ergo, nella frase in quote ritrovo tutta l'arroganza e la spocchia di un mondo che, a torto, non riconosce dignità alla scrittura di genere. Il loro pensiero è preciso: King e quelli come lui sono scribacchini al servizio di una platea priva del palato fino.

 

La loro è un’elite letteraria di aristocratici che si muove al sicuro delle proprie stanze, ma la ghigliottina [il mercato] gli ha già mozzato la testa costringendoli a insegnare a scrivere libri che non si venderanno poiché loro stessi per primi devono ancora imparare a scrivere romanzi che le persone desiderano leggere. Provate ad avvicinare lor signori e sussurrategli all’orecchio parole come volta pagina. Produrrà il medesimo effetto dell’aglio sotto al naso di un vampiro, fatelo e vedrete quei gran letterati fuggire. Stiamo parlando di autori che quando escono con il nuovo romanzo vendono quando sedici e quando diciannove e quando ventuno copie. Quando va bene, beninteso. Questo, a dispetto dell’editore blasonato e del tam tam garantito loro da una rete di autori allo stesso modo spocchiosi e autoreferenziali.

 

Nel frattempo, ci sono autori che arrancano dal volgo e sfornano romanzi che stanno in piedi perché fondati su uno storytelling forte e da perfetti sconosciuti vendono 30 volte tanto gli aristocratici del Nobel [ma quando mai] senza ricorrere alle ads e al club dei recensori scambisti.

 

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1 ora fa, Ace ha scritto:

un mondo che, a torto, non riconosce dignità alla scrittura di genere

 

Già.

 

Eppure, insomma, anche chi se ne frega di quello che pensano le nutrite schiere dei tronfi "professori della scrittura" italiani.

Che la smettessero di riempirsi la bocca di regolette sterili e raccontassero qualcosa per davvero affrontando i lettori, se ne son capaci. Spesso il risultato e quanto di più distante dal buon storytelling che i lettori forti conoscano. L'esercizio dell'ego letterario e l'illusione d'aver raggiunto un accettabile grado di perfezione, quando non esiste, specie in una disciplina artistica, è risibile.

Sfondi una porta aperta, Ace. L'Italia retrocede o resta immobile anche grazie — e forse soprattutto — all'impossibile sdoganamento dei generi, col risultato che le nuove leve non hanno spazi, non si fanno le ossa, non riescono a crescere perché non vengono cresciuti e l'Italia narrativa non è altro che una landa sterminata di traduzioni per lettori esterofili — oltre tutto sempre meno numerosi.

 

Non potrei essere più distante da questi illustri teoretici del raccontare — storytelling è più qualificante, a quanto pare; si danno pure un tono internazionale, ora (quando all'estero li declasserebbero a un netto "non sei pronto", dacché non hanno nemmeno capito che si scrive per il lettore). Mi son sempre definito uno scrittore popolare con orgoglio, aprioristicamente contro qualsiasi discorso elitario che contamini la veracità di cui la narrativa abbisogna per essere letta, amata e diffusa. Un conto è assurgere a capacità tecniche degne per possedere una certa quantità di soluzioni narrative, un conto è assurgere all'eleganza per l'eleganza senza dire nulla.

Mi son sempre chiesto se il loro mondo ideale sia fatto da qualche centro culturale a numero chiuso mentre fuori le masse s'ammazzano per un tozzo di pane. Mi pare che quell'epoca sia passata da un pezzo.

A me viene sempre in mente il titolo di uno scrittore che ho molto amato, Luís Sepúlveda: "Vivere per raccontarla". Ecco, cosa vivono questi? La Scuola Holden? E vogliono paragonarsi a gente che è partita dalla miseria o è passata attraverso dittature, torture… Cosa pensano? Forse lo sanno di non aver nulla d'interessante da dire, di essere soltanto annoiati, altrimenti non darebbero tutta questa importanza allo "show, don't tell". Per non parlare del fatto che El Gabo o Sepúlveda parlavano con te alla pari, anche se eri un signor nessuno.

 

Sottoscrivo le tue parole, caro @Ace. Così come ringrazio @MarcusFabius per condividere la sua esperienza con tale franchezza.

Ah, le scuole di scrittura. Sostituirsi alla lettura sputando sentenze non è un mestiere di cui io possa avere un gran rispetto, a maggior ragione quando tali sentenze sono soggettive, discutibili, eppur vengono spacciate per verità assolute. Si toglie agli scrittori l'unica vera Stella Polare che è bene seguire: la lettura. Analizzare i testi altrui attraverso gli occhi di qualcun altro è, a mio avviso, il perfetto percorso per omologarsi.

Per carità, c'è sempre da imparare, ma un tale percorso non dovrebbe essere di partenza, bensì d'arrivo. Ovvero chi frequenta un corso dovrebbe aver già letto parecchio, scritto abbastanza per aver trovato una sua voce, per quanto inesperta, e vi si iscrivesse e lo frequentasse con l'atteggiamento mentale di chi vuole arricchire la propria visione, già abbastanza ferrato in materia per discernere quanto gli si dirà.

I corsi di scrittura ti vomitano addosso enormi quantità di parole strutturate in concetti astratti. Qualcosa sarà valida aggiunta, molto altro, invece, un puro gonfiare il petto per poi soffiare nel mondo aria fritta.

 

Grammatica, sintassi e tanta, tanta lettura. Poi scrivere e non smettere finché le dita ti sanguinano. Così si fa.

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Non ho esperienze dirette della Holden, ma personalmente condivido - almeno in teoria - la necessità di contribuire a una letteratura “alta”, che si discosti da certo ciarpame da ombrellone, che non è letteratura d'arte, ma soltanto entertainment. La differenza è la stessa che c’è tra un cinepanettone e il cinema d’arte. Non so dove si collochi King rispetto a questi due estremi, perché non ho mai avuto interesse a leggerlo, ma non si può negare che c'è letteratura e "letteratura". 

Detto questo, però, mi viene il dubbio che la maggior parte di coloro che frequentano la Holden non vadano avanti grazie una concezione "alta" e aristocratica della letteratura, ma anche e soprattutto grazie a corsie preferenziali legate alla scuola, agganci di alto livello, che risiedono a monte nelle facoltà economiche dell'autore. Per il resto, sicuramente una scuola di scrittura può contribuire ad affinare un talento già esistente, ma non può in alcun modo creare ex nihilo un talento che non sia già innato.

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Le poche cose che ho fatto sono tutte catalogabili sotto l'etichetta entertainment, non si tratta di letteratura "alta" (giusto per utilizzare le categorie di @Wanderer). Se una persona me lo facesse notare direi che ha ragione. Nè il mio scopo è quello di entrare nei libri di letteratura (sicuramente non ne ho neppure le capacità). Scrivo ciò che mi piace, che mi fa divertire e che spero possa aiutare i miei lettori a trascorrere dei momenti piacevoli. Che vogliano leggere le mie cose sotto l'ombrellone, in treno o mentre aspettano il bus poco mi importa.
Però, dipende anche da come la si fa questa distinzione. Se con essa si vuole veicolare l'idea che la seconda è degna e la seconda è feccia, allora sono la prima ad indignarmi. Anche perchè, diciamocelo francamente, c'è feccia e roba degna in entrambe le categorie.
Onestamente, se avessi denaro a sufficienza per frequentare corsi di scrittura con i prezzi della Holden preferirei investirli in un editing con una persona che lo fa di mestiere (preferibilmente lontano dalle tante pseudoagenzie di scouting) e che possa darmi un giudizio critico su quello che ho scritto, con ciò intendendo che possa mettere in rilievo aspetti che non avevo considerato o che avevo considerato diversamente.

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