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Ludwig von Drake

Al bar di don Peppe

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Aprii la porta del bar e l’aroma di caffè mi avvolse insieme al vapore.

Ho sempre amato quell’aroma, molto più del caffè vero e proprio.

Di fronte al locale c’era un panificio, che al mattino sfornava brioche calde. Adoravo andare lì a prendere una brioche vuota per portarmela da don Peppe e lui tollerava questa mia piccola scorrettezza.

 

“Buongiorno don Peppe, quattro caffè normali e uno decaffeinato”. Presto! pensai, con la mente che tornava a quelle gambe accavallate.

L’anziano barista mi guardò aggrottando la fronte e dopo un cordiale “’giorno” mi chiese: “Giulio e pecché non ha chiamato la signorina?”

“In che senso, don Peppe?”

“Come in che senso? Di solito la signorina chiama e se lo fa portare, eh Gennarì?”

“Eh don Pé, ma Giulio adda turnà a faticà”. Ringraziai mentalmente il ragazzo, che incurante dei discorsi del vecchio già mi preparava i caffè.

“Vabbuò” intervenni sperando di tagliare i tempi “mi sono fatto due passi a piedi. Fanno sempre bene, no, don Peppe?”

“E’ vero, voi giovani state sempre seduti” disse con la sua voce rauca  “senza fa nù cazz” e qui ci fu la pausa teatrale del personaggio. Inspirò rumorosamente, entrò meglio nella parte e partì a parlare della sua famiglia: “Mio nipote” pausa “che può avere” pausa “tredici anni? Invece di scendere, stare un po’ in mezzo alla via a giocare a pallone, sta sempre a casa davanti al computér. Mò gli hanno regalato pure la pé stesciòn e…”

“Don Pé, i caffè sono pronti”. Grandissimo Gennarino e la sua abitudine di interromperlo!

“Eh?” chiese il vecchio.

“I caffè, don Pé. Giulio adda turnà a faticà. E’ vero Giulio?”

“Eh sì” quasi esultai, sebbene mostrassi un fare rammaricato per non far dispiacere il barista.

“Vabbuò, vabbuò, vabbuò” il suo famigerato triplo Va Buono “e se i caffè sono pronti si devono portare, che sennò si fanno freddi e non sia mai! Sono per il dottore, vero?”

“Sì”.

“Io il dottore me lo ricordo quando era bambino, aveva l’età di mio nipote, ma che ci teneva! Non come questi ragazzi di oggi…”

“Don Pé, Giulio se n’adda je” disse Gennarino, poi si rivolse a me “Ve li porto io?”

“No, grazie, ci penso io” e presi la bottiglina coi quattro caffè ed il bicchierino del decaffeinato, separato.

[…]


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Mi piace l'impronta "realista" del frammento. In realtà, dal momento che non racconta una storia ma una semplice scenetta di vita quotidiana, non posso esprimermi sulla trama; tuttavia la sequenza degli avvenimenti scorre bene e si dipana davanti agli occhi del lettore come un siparietto di teatro in napoletano, dipingendo una scena alla quale qualunque lettore under 50 si è trovato ad assistere almeno una volta nella vita :) 

Lo stile è, per l'appunto, realista e conciso: ho apprezzato particolarmente il fatto che tu abbia scelto di far emergere il carattere dei protagonisti (Don Peppe in particolare) dai dialoghi, senza noiosi spiegoni; la stessa conversazione è vivace e molto realistica. 

Ci sono alcune cose che non mi convincono, però: ad esempio l'incipit. Inizi con una frase in medias res, però subito dopo ci infili due periodi descrittivi, che secondo me danno un senso di "lentezza" e distacco dalla storia un po' fastidioso, considerando che si tratta proprio dell'inizio: potresti parlare delle brioche e del panificio dopo, per rallentare un po' la scena centrale che ha un ritmo veloce (forse un po' troppo). E' un peccato, perché il punto forte della storia sono proprio i dialoghi, ma in certi punti sono così serrati che bisogna rileggere una battuta più volte per capire cosa stia accadendo. 

Inoltre:

Cita

 

“Buongiorno don Peppe, quattro caffè normali e uno decaffeinato”. Presto! pensai, con la mente che tornava a quelle gambe accavallate.

 

Quali gambe? Ho intuito che si trattino di quelle della "signorina" collega di Giulio, ma tutta la parte a lei dedicata è un po' confusa e ho dovuto rileggerla un paio di volte prima di avere un quadro completo della situazione (va detto che sono reduce da una nottata insonne, quindi forse è anche colpa mia :D). 

In generale però ti faccio i miei complimenti: hai scritto un frammento veramente espressivo e che mi ha fatto sorridere più volte. 

 

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Ciao Ludwig, ho letto il tuo frammento e ti lascio un piccolo commento. La scenetta mi sembrata molto realistica e la cadenza dialettale è ben resa e comprensibile anche a chi, come me, è nato e cresciuto in luoghi ben lontani da quelli in cui si svolge la scena. 

On 3/2/2016 at 12:12, Ludwig von Drake dice:

“Mio nipote” pausa “che può avere” pausa “tredici anni? Invece di scendere, stare un po’ in mezzo alla via a giocare a pallone, sta sempre a casa davanti al computér. Mò gli hanno regalato pure la pé stesciòn e…”

 

Questa frase non mi piace molto. Il continuo "pausa" messo lì per far capire la pausa nel dialogo rende il tutto pesante. Ti consiglierei piuttosto di usare dei gesti o delle descrizioni per rendere il senso di attesa tra una parola e l'altra. 

In generale per essere un frammento breve citi più di una volta le pause di questo personaggio, rischia di essere ripetitivo.

 

Per il resto il frammento mi è sembrato abbastanza scorrevole.

 

A rileggerti.

 

Thea

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Ciao ludwing

Ho letto con piacere il tuo racconto, nella sua semplicità i dialoghi lo rendono molto realista, un estratto di vita e di battute in cui ci si imbatte facilmente. Quello che rende speciale il racconto è, a mio modo di vedere, l’uso del dialetto. In italiano sarebbe stato forse un banale scambio di battute.  Un dialogo del genere sarebbe bello leggerlo in un racconto più ampio e magari dare spazio a una maggiore caratterizzazione dei personaggi che nel tuo racconto non sono appena accennati, nella prima parte con un lieve accenno  sull’aroma del caffè, e poi con le battute di don peppe, insufficiente però per definire un carattere.

Altra cosa che ti hanno fatto già notare è la mancanza descrittiva nei dialoghi che tanto li rinforzano e che arricchiscono il racconto, soprattutto quando il botta e risposta sono alla base del racconto. Io credo, per quel poco che ho letto qui, che tu abbia tutte le carte in regola per divertirci con un racconto che abbia queste caratteristiche, questi dialoghi e questo realismo per nulla facile da tradurre.  

Lo stile mi sembra buono anche se in un frammento diventa difficile dare un opinione, per cui, se cerchi parere sul tuo stile ti consiglio di scrivere racconti più ampi. Ti accorgerai di essere atterrato sul giusto forum, un’officina della scrittura dove si impara, anche grazie agli altri, a mettere le mani nel cuore della tuo scrittura per migliorarla o anche più semplicemente per avvalorarla.

A rileggerti

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Complimenti Ludwig, gran bel pezzo. Rispetto agli altri commenti (quindi sicuramente ho torto, ma tant'è) mi piace quel "pausa" che infili nel discorso di don Peppe, dà un taglio da sceneggiatura che, vuoi anche per il fatto che si tratta di un frammento e quindi non posso immaginare molto più dell'ambiente in cui si svolge il tutto, secondo me rende. Bellissimi i dialoghi, la forma dialettale certo rende, ma in generale mi sembra tu abbia davvero la mano felice su questo aspetto. Mi piacciono invece meno le legature e le chiose:

On 3/2/2016 at 12:12, Ludwig von Drake dice:

Grandissimo Gennarino e la sua abitudine di interromperlo!

 

On 3/2/2016 at 12:12, Ludwig von Drake dice:

quasi esultai, sebbene mostrassi un fare rammaricato per non far dispiacere il barista.

 

On 3/2/2016 at 12:12, Ludwig von Drake dice:

e qui ci fu la pausa teatrale del personaggio

 

Non so, mi sarebbe piaciuto più deciso, mi dà l'impressione ci sia un horror vacui da colmare... ovvio, è solo un frammento, quindi magari la mia è una visione distorta: si può vedere altro? Qualcosa in più riguardo a quelle gambe? :-)

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Grazie a tutti per i commenti e scusate se non ho risposto prima.

 

Il pezzo e' effettivamente parte di qualcosa di piu' lungo, che pero' non e' stato considerato pubblicabile, quindi credo che alla fine lo mettero' a disposizione free e online per chi avra' voglia di leggerlo.

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Buon pomeriggio @Ludwig von Drake :D

 

On 3/3/2016 at 12:12, Ludwig von Drake dice:

“Giulio e pecché non ha chiamato la signorina?”

Refuso perchè. Oppure l'hai fatto a posta per far sentire la pronuncia del sud?

 

On 3/3/2016 at 12:12, Ludwig von Drake dice:

“Io il dottore me lo ricordo quando era bambino, aveva l’età di mio nipote, ma che ci teneva!

Che cosa vuol dire questa frase?

 

Conclusione: senza ombra di dubbio, il testo è  realistico ma non mi convince. È confuso e ha un ritmo troppo veloce. La classica scenetta all'italiana ma il succo qual'è?

 

A rileggerti(y)

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@Floriana 

Ciao, come hai intuito, il “pecché” non è un refuso, ma un modo di far sentire la cadenza napoletana del personaggio.

La frase “che ci teneva” sta ad indicare i bambini particolarmente irrequieti. Da noi si dice “maronn’ e che ci tiene!” (il “maronn’” è un’esclamazione, non una bestemmia).

Sul “dove va a parare”, lo scopo era quello di sentire pareri sullo stile, per capire se valeva la pena costruire qualcosa su questa scia.

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Un frammento semplice, ma dalle immagini chiare e di scorrevole lettura.

Complimenti, a volte noi scrittori ci incartiamo sulla descrizione di semplicei scene quotidiane quando cerchiamo di porre l'attenzione su dettagli che rimangono per lo più nella mente del narrante e molto di meno nella mente del lettore.

Inoltre i dettagli di come si svolge il dialogo fra baristi ed il protagonista, permettono di ricorrere con facilità nella memoria del lettore scene di vita quotidiana, adattandole poi alla storia.

Semplice dunque ma niente di scontato, bravo.

 

A presto! :)

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Ciao Ludwig

Premetto che mi piacciono i racconti realistici. Quindi sul testo in generale non ho molto da aggiungere.

Passando ai piccoli accorgimenti...

Cita

 “Mio nipote” pausa “che può avere” pausa “tredici anni?

Personalmente il "pausa" lo trovo strano da leggere, userei i punti di sospensione

Cita

“senza fa nù cazz” e qui ci fu la pausa teatrale del personaggio

Anche qui ho capito cosa vuoi rappresentare ma stona leggere "e qui ci fu..."

Andare a capo per esempio ti aiuterebbe a far capire al lettore la pausa di Don Peppe.

 

Per il resto tutto bene, anche il dialetto credo sia scritto fedelmente, quindi non posso che dire: Continua Cosi!

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