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JenniferStrife

Al mercato

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Faccio scorte. Sono convinta che quando tornerò a Milano la casa si svuoterà dei viveri, di quel che è necessario. Compro pacchi di carta da cucina, biscotti, confezioni da due in offerta di caffè.

Sono al mercato di Ortigia, dove la gente si stringe nei cappotti anche se io sto bene con solo un maglione. Loro non conoscono il freddo vero; mi sento superiore, anche se non lo conosco nemmeno io.

Chiedo due chili di calamari. Li metterò in freezer, così mia madre avrà del cibo da consumare man mano. Non ho mai comprato del pesce: di solito si materializzava in casa per le feste. Non ho idea di quanto costerà. In tasca, nel borsellino, ci sono quaranta euro che dovranno bastare.

«Glielo pulisco?» chiede un ragazzone sudato. Dico di sì, e lui appoggia i calamari viscidi su un tavolino di legno. Ha una sigaretta in bocca, non usa guanti. Le sue mani sono enormi e scure.

Aspetto lì. Un uomo anziano, forse il padre del ragazzone, urla parole che non capisco ad intervalli regolari. Me ne stupisco ogni volta: sembra che parli con me, mi guarda. Sto per chiedergli se ha bisogno di qualcosa, quando una ragazza mi urta da dietro.

«Scusi» dico, anche se non è colpa mia.

«Viene a sedersi vicino a me» dice lei. «In chiesa.»

«Come?»

«In chiesa.» Si afferra una ciocca di capelli e la tira. Ha addosso i vestiti che avrebbe una persona povera. «Ha il coraggio di sedersi vicino a me. Vive come una prostituta.»

Cerco un senso nelle sue frasi, poi capisco: è pazza. Assumo l'aria del compatimento.

«Vicino a me, viene» continua lei. Si vede che la cosa l'ha sconvolta.

«Via, via» dice l'uomo anziano.

La ragazza continua a camminare, parlando a chiunque si accorga di lei. Ora guarda una signora che tiene la mano di una bambina.

«Ha questo coraggio» le dice. «In chiesa!» La signora scappa.

Il ragazzone butta via la sigaretta e la pesta. Sotto il tavolo ci sono molte cicche. Poi continua a infilare le dita nel pesce.

«È sempre qui» mi fa sapere. «Ogni tanto chiamiamo la polizia, ma non ci possono fare niente.»

«Ah.»

«Diventa volgare» dice. E mi guarda, per vedere se ho capito. «Spaventa i clienti. Ma fa pena, sa. Quando vengono a prenderla si ribella, la devono tenere. E tanto la riportano qua, alla fine. Non possono fare niente.»

Annuisco. Lui riprende il suo lavoro, io mi volto per cercare la ragazza. Sta ferma in un angolo, dietro una bancarella di frutta, con le mani in tasca. Ad un certo punto si rianima, prende a camminare e canta a voce alta.

«Io, un giorno crescerò...»

«Ma quando devi crescere, tu» dice l'uomo anziano mentre mi mette i calamari in busta.

 

 


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Ospite

ciao. ho letto il frammento. solo per dirtelo. l'ho trovato piacevole. è un frammento. perciò non mi esprimo. ciao. 

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Letto.

 

Faccio scorte. Sono convinta che quando tornerò a Milano la casa si svuoterà dei viveri, di quel che è necessario.

 

1) Quel che è necessario -> del necessario; 

2) La casa -> "quando tornerò a casa, A Milano, ecc...".

 

Sono al mercato di Ortigia, dove la gente si stringe nei cappotti anche se io sto bene con solo un maglione

 

Spezzerei un po' il periodo. Esempio osceno: "Sono al mercato di Ortigia: la gente si stringe nei cappotti. Ma io sto bene...ecc"

Forse è meglio la tua frase.

 

Aspetto lì. Un uomo anziano, forse il padre del ragazzone, urla parole che non capisco ad intervalli regolari. Me ne stupisco ogni volta: sembra che parli con me, mi guarda. Sto per chiedergli se ha bisogno di qualcosa, quando una ragazza mi urta da dietro.

 

Andrei a capo dopo "aspetto lì" in modo da risaltare la frase; come fa a sapere che ad urtarla è una ragazza? Direi "qualcuno mi urta. Mi volto...ecc".

 

Si afferra una ciocca di capelli e la tira. Ha addosso i vestiti che avrebbe una persona povera.

 

Descriverei meglio la ragazza: che vestiti? Che odore emanano? Lei che occhi ha?

 

Il ragazzone butta via la sigaretta e la pesta.

 

Così sembra quasi che pesta la ragazza: "il ragazzone spegne la sigaretta con il piede".

 

 

Frammento di vita quotidiana, quella vita che cerchiamo di ignorare proprio come alcuni personaggi con la ragazza: anche noi davanti a chi ha simili problemi di salute cadiamo nel compatimento o nella paura, cercando di far finta di niente pur sapendo che siamo noi ad essere interpellati, cosa fare? Domanda a cui non voglio rispondere, sarei ipocrita.

 

Buono lo stile e i dialoghi, forse darei un pizzico di spazio in più al flusso di pensieri della protagonista, onde evitare un effetto troppo da sceneggiatura.

Alla prossima  ^^.

 

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Ribadisco che non mi occupo di grammatica e di sintassi.

Mi concedo il commento su qualcosa d'altro.

 

Lettura inutile per me .

Non mi ha lasciato nulla.

Scritto bene  direi, ma banale.

cito:

mi sento superiore, anche se non lo conosco nemmeno io.

A cosa si sente superiore ? A chi percepisce il freddo ? E perché mai ?

Ha addosso i vestiti che avrebbe una persona povera

E un povero come si veste ? Sgualcito ? Sudicio ? Si veste poco ? Si veste troppo ? Capi non coordinati tra di loro ?

Ma cosa significa? Mi creda , io conosco un paio di persone che vestono al limite del decente ,non hanno idea di cosa sia

l'igiene personale  e sono possessori di conti correnti a parecchi zeri.

Cerco un senso nelle sue frasi, poi capisco: è pazza. Assumo l'aria del compatimento.

Direi che questa frase mi urta parecchio.

Lei direbbe che una persona e' pazza perché parla in modo sconnesso ?

Semplicistico e offensivo  davvero. Ha usato questo termine " tanto per.". e non va bene.

 «Ogni tanto chiamiamo la polizia, ma non ci possono fare niente.»

Anche questa è una affermazione priva di fondamento.

Non lascerebbero mai circolare ripetutamente una persona che disturba in un luogo pubblico. Specie ora , coi tempi che corrono.

«Ma quando devi crescere, tu» dice l'uomo

Cosa significa ? Quando ? Vuole farci intendere che anche l'uomo e' "pazzo " come  dice Lei?

 

Non mi piace.

Domando scusa se ho in qualche modo offeso.

Con molto rispetto sempre .

Jackie

 

 

 

 

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Ospite
19 ore fa, JenniferStrife dice:

 

Sono al mercato di Ortigia, dove la gente si stringe nei cappotti anche se io sto bene con solo un maglione. Loro non conoscono il freddo vero; mi sento superiore, anche se non lo conosco nemmeno io.

 

Visualizza il frammento

 

 

ora che mi viene in mente: ho apprezzato questa porzione, credo sia onesta e credo abbia caratterizzato bene il personaggio. credo sia una descrizione di ciò che accade a molti. il personaggio manifesta l'aver avuto coscienza di un'esperienza relativa come il freddo ma intensa che in questo caso è legata alla grande città. il freddo diventa forse il correlativo oggettivo dell'esperienza della città, dell'evoluzione, delle novità esperite. ecco perché credo si senta superiore, per l'occhio con il quale guarda. trovo onesto questo occhio. che sia eticamente accettabile o meno è un atteggiamento naturale e umano e è vero. fa parte di noi. oponione personale. 

detto questo. 

hai scritto di meglio e questo frammento non mi ha fatto una presa particolare. ma una cosa l'ho notata. credo tu abbia una buona capacità di girare l'occhio della telecamera verso personaggi minori come la donna con la birra nell'altro frammento. e mi piace questo innescare storie a metà. così come hai fatto qui. 

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A mio parere questo frammento ha il suo perché. Ci si potrebbe domandare come continuerà il rapporto tra la protagonista e la ragazza folle, che relazione si instaurerà.

La narrazione è un po' superficiale se mi passi il termine; ci sono molti aspetti su cui potresti soffermarti per rendere la scena più vivida e invece puntualmente glissi alla parte successiva. La ragazza matta è molto importante, dovresti darle un contorno più nitido, anche la protagonista potrebe usare più dettaglio. Ad esempio quando si urtano e lei si accorge che l'altra ha i vestiti da povera: sono sporchi? La protagonista si sente irritata perché magari lei ha una giacca nuova e teme si sia rovinata?

In sostanza, qualcosa c'è, ti manca un po' di cura nei dettagli per farlo uscire.

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Sul contenuto, essendo un frammento, posso affermare che ha suscitato in me lo spunto di riflessione sulla condizione difficile, da emarginati, dei "pazzi", di persone chiamate in questo modo non a caso perché soffrono terribilmente. Interessante la resa della reazione della gente vicina, conosco una situazione simile, perciò apprezzo.

Lo stile è certamente freddo (freddo come l'atmosfera?), effetto magari volutamente dato alla scrittura del frammento; tuttavia s'intravede soltanto il personaggio principale, poco emerge (è freddo il suo comportamento in analogia con tutto il resto?). Un minimo approfondimento, comunque, potrebbe addirittura amplificare, se ben fatto, l'atmosfera che si vuole dare, per quanto possa essere gelida e rarefatta come mi è sembrata. A rileggerci. 

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@JMC

"Calamari" non è male. :)

Bella Ortigia, eh?

Anch'io sono un po' perplessa dalle critiche morali, ma in fondo ogni parere è utile. E ovviamente spero siano rivolte al personaggio e non a me. XD Anche osservazioni con cui non concordo (tipo il dire che sia impossibile trovare una persona con dei problemi che gira in strada. A me capita di continuo) mi dicono cosa un lettore ha pensato leggendo. Siamo tutti diversi, abbiamo reazioni diverse. Se venti persone mi dicessero di essere disgustate dai pensieri del personaggio, capirei che l'ho reso poco simpatico. :)
 

Grazie di nuovo a chi legge e commenta, ogni parere è prezioso.

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Ciao :D, di solito non mi piace giudicare, non penso di avere ancora i mezzi adeguati per farlo.
Però una piccola cosa volevo scriverla comunque :umhh:

Entrando in questa sezione e scorrendo i titoli dei thread questo mi è sembrato il meno attraente. 
Dunque, niente, penso che andrebbe rivisto, alla fine è una delle prime cose che deve colpire. 

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@JenniferStrife Ciaooo :love: come stai? 

 

Allora, letto. 

Mi riallaccio alla critica del titolo, io sono un po' contraria a dirti la verità, sarà banale, ma, secondo me, esprime bene quello che volevi trasmettere con questo frammento: la vita quotidiana. Un suo pezzettino che si rivela alla protagonista, sconvolgendo l'idea originale, costringendola a vedere aspetti della vita, che come ha detto il saggio @Rewind, a volte si ignorano per paura, per non essere coinvolti, come se non ci interessasse da vicino. 

In questo frammento ho visto il ''movimento'', proprio come al mercato, tutta quella gente che si muove a destra, a sinistra, e si affolla, e scappa, ecc ecc in questo caso, il movimento è messo in evidenza dalla circostanza, dai pensieri della protagonista, che in effetti potevi approfondire meglio, magari potresti farci su un bel racconto, espandendo un po'. Potresti anche continuare, sarei curiosa di sapere cosa accade dopo. 

On 28/2/2016 at 14:45, JenniferStrife dice:

Sono al mercato di Ortigia, dove la gente si stringe nei cappotti anche se io sto bene con solo un maglione. Loro non conoscono il freddo vero; mi sento superiore, anche se non lo conosco nemmeno io.

Questo passaggio è interessante è l'ho molto apprezzato, si intravede la psicologia del personaggio, anche se ne vorrei sapere di più, non è abbastanza per capirla. Ovviamente in un frammento, non si può, tuttavia mi sarebbe piaciuto leggere qualche informazione in più e darla in pasto alla mia fantasia XD 

 

Per quanto riguarda lo stile, sai che il tuo mi piace u.u

Ancora complimenti, mi ha fatto piacere rileggerti :ohh: Ciau :la: 

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Non ho mai comprato del pesce: ... In tasca, nel borsellino, ci sono quaranta euro che dovranno dovrebbero bastare.

Se non bastano cosa fai?

 

Dico di sì, e lui appoggia i calamari viscidi su un tavolino di legno.

Non riesco a capire se sei più disgustato dai calamari viscidi o dal fatto che il ragazzo li poggia sul tavolo di legno.

 

Sto per chiedergli se ha bisogno di qualcosa, quando una ragazza mi urta da dietro.

1) Sto per chiedergli se ha bisogno di qualcosa, quando una ragazza mi urta.

2) Sto per chiedergli se ha bisogno di qualcosa, quando mi urtano da dietro.

 

Il ragazzone butta via la sigaretta e la pesta.

1) Il ragazzone butta via la sigaretta e la pesta per spegnerla.

2) Il ragazzone pesta la sigaretta in terra dopo averla buttata.

 

...dice l'uomo anziano mentre mi mette i calamari in busta.

I 40 euro sono bastati? ;)

 

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Ohi mi piace! Mi piace lo stile, la pennellata decisa: concordo con @JMC che ha parlato di "racconto impressionista" come sul fatto, però, che mancano un po' di dettagli, perché va bene essere decisi ma io, che non ho mai visto il mercato di Ortigia, mi sono immaginato due bancarelle sparute e invece credo sia qualcosa di brulicante e caotico, dico bene? Idem per la ragazza: piuttosto che fare una considerazione sulla povertà dei suoi vestiti, sarebbe stato meglio "vestirla" direttamente. Poi qualche frase, la punteggiatura qui e là e alcune forme che sembrano troppo colloquiali e che a mio parere stonano, come "da consumare man mano" e altre che però ho visto ti hanno già fatto notare, quindi mi accodo. È un frammento, quindi a mio parere fa proprio quello che deve fare un frammento, mette la voglia di scoprire che altro c'è da vedere... c'è qualcos'altro da vedere?

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