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KMR

Gli ultimi segreti sugli aerei

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Gli ultimi segreti sugli aerei

 

Con le mani che cominciano a sudare, Javier stringe i comandi. Guarda la foto del padre e mormora un improperio, che muore schiacciato sotto il rombo del bimotore. Le grida della partoriente nei sedili posteriori, invece, arrivano senza difficoltà a offendergli i timpani, trapassando persino le cuffie della radio. È l’ultima volta, Javier giura a sé stesso, che accetta di volare con la moglie di un ministro come passeggero. Mentre si rassegna ad atterrare in pieno centro della città di Coyhaique, si dice che in quella situazione doveva starci il suo vecchio, non lui.

 

Aveva sedici anni compiuti da pochi mesi e il brevetto di volo da una sola settimana quando Ernst Heinz, suo padre, istruttore di volo e pilota capo, lo stava lasciando a terra. All’Aerodromo di Rodelillo nei pressi di Valparaíso, per la prima volta da quando volavano insieme, Javier sarebbe rimasto a guardare mentre il padre decollava. Titolare unico della “AeroTaxisDelPuerto”, il comandante Heinz faceva anche le veci del meccanico nell’azienda di famiglia, la cui flotta vantava allora un solo Piper del ‘49. Due piloti, così come le ore di volo su quelle ali scricchiolanti, erano decisamente troppi per quel vecchio aeroplano.

«Ma perché?» si lagnava Javier.

Accovacciato, Ernst Heinz era alle prese con la revisione del carrello e dava le spalle all’insistenza del figlio.

«Oltre a correre un rischio inutile complicheresti solo le cose.»

«Credi che non sia ancora abbastanza bravo? Posso ammarare a occhi chiusi! Ormai volo bene quanto te!»

«Non ti credere. Due o tre cose sugli aerei te le posso ancora insegnare» aveva riso Ernst.

Era vero: non gli aveva mai voluto spiegare come si facesse “l’incidente a perdita totale dell’aeromobile con pilota illeso”, straordinaria manovra con cui la AeroTaxisDelPuerto, grazie all’ingenuo contributo delle assicurazioni, aveva rinnovato la flotta già tre volte.

«Ma sono pronto!»

«Appena incassato il risarcimento ci prendiamo due aerei nuovi, con il tuo farai quello che vuoi.»

«E se ti serve aiuto mentre arrivano i soccorsi? Non l’hai mai fatto in mare, sei sicuro che andrà tutto bene?» si era lasciato scappare Javier.

Ernst aveva sorriso e, dopo una pacca sulla spalla al figlio adolescente, l’aveva abbracciato. L’ultima volta che il comandante Heinz aveva distrutto l’aereo, Javier era ancora un bambino da tenere all’oscuro di queste cose. Solo negli ultimi anni il padre gli aveva confidato le strategie imprenditoriali che avevano tenuto in vita l’attività.

«Non ti preoccupare, andrà bene come al solito. Tranquillizza la mamma, ché stavolta mi ci vorrà un po’ più di tempo per tornare.»

L’occasione si era presentata improvvisa come le condizioni meteo, ideali per un quarto incidente che non destasse troppi sospetti, imprevista come i capricci dei politici e ghiotta come i rimborsi di stato che permettono di stipulare polizze da sogno. La missione ufficiale consisteva nel prendere un deputato all’isola Robinson Crusoe, nell’arcipelago Juan Fernández, per riportarlo a Valparaíso. La città porto, sede del parlamento cileno, offriva un bacino di clienti che era una manna dal cielo e pretendeva un ampliamento della flotta.

«E ricordati che devo tornare per rivelarti gli ultimi segreti sugli aerei.»

Ernst aveva preso il volo e Javier era tornato a casa a pugni stretti nelle tasche, con l’orgoglio che gli pesava e la preoccupazione che gli prudeva nell’anima. Si era messo alla radio sulla frequenza aeronautica ad ascoltare le segnalazioni del padre. Come da copione, Ernst aveva comunicato un guasto alla trasmittente a un’ora dall’arrivo a destinazione.

«Alla torre di Juan Fernández, qui è il comandante Heinz a bordo della AeroTaxisDelPuerto. Spero mi riceviate. La mia radio è bloccata e non riesco a liberare la frequenza.»

Il trucco della gomma da masticare sul pulsante della trasmittente, aveva imparato Javier, serviva da un lato per evitare gli ordini dei controllori, dall’altro per fornire informazioni non richieste.

«Mi trovo ottanta miglia a est dell’isola, dovrò fare l’ultimo tratto a bassa quota per evitare la perturbazione. Atterraggio previsto tra un’ora, preparatemi una radio funzionante, se l’avete, e dite all’onorevole Rivas che dovremo decollare appena l’aereo sarà pronto. Qua è brutta, brutta parecchio!»

Javier roteò gli occhi e scosse la testa. Udì il microfono che veniva riposto mentre il ronzio del motore continuava ad infestare la frequenza.

Come al solito, Ernst attaccò a cantare a squarciagola “La Maquinita”.

El tren que corría
sobre su ancha vía
de pronto se fue a estrellar
contra un aeroplano
que andaba en el llano
volando sin descansar

Javier la detestava, non riusciva a capacitarsi del perché la cantasse in continuazione. A quale pilota potrebbe mai piacere una canzone che parla di un aereo in volo investito da un treno? In quel momento, ne era certo, tutti i piloti e i controllori in ascolto odiavano quella canzone insieme a lui.

Il lato positivo di non essere in cabina insieme a suo padre era il non trovarsi costretto a sorbirsela. Spense la radio. Non la riaccese, sapeva già che di lì a poco la frequenza sarebbe stata liberata in modo spettacolare.

A differenza delle altre volte però, del comandante Heinz non venne trovato nulla. Le aragoste di Juan Fernández, si sapeva, erano più voraci degli squali.

 

«Accelera! Cafone di un autista d’aerei! È tutta colpa del puzzo che c’è in questo rottame se sto partorendo in anticipo! Se succede qualcosa al mio bambino ti faccio fucilare!»

No, pensa Javier con lo sguardo alla radio nuova di zecca, non sopporterà quell’isterica da solo. Inoltre non si può permettere di stare lì a discutere con le autorità se sia o non sia fisicamente possibile atterrare con un bimotore davanti all’ospedale. Mastica per l’ultima volta una gomma già insipida da un pezzo.

«Alla torre e alle autorità di Coyhaique, qui il comandante Heinz a bordo dell’Ernst V. La mia trasmittente è bloccata e non riesco a liberare la frequenza. Ho a bordo la moglie del ministro Pérez in fase di travaglio e siamo costretti a tentare un atterraggio d’emergenza nel viale davanti all’Hospital de Coyhaique, sollecito la presenza di assistenza medica per il ricovero.»

«Ma per chi mi hai presa? Io nell’ospedale pubblico non ci vado! Chiama subito la clinica!»

«Senta signora Pérez, suo marito ha dichiarato che la sanità pubblica va a meraviglia. Non si fida di lui?»

L’Ernst V, già a bassa quota sulla cittadina tra le Ande e gli arcipelaghi del Cile meridionale, fa una stretta virata sopra l’ospedale per allinearsi al viale, mentre la donna urla la propria indignazione contro l’indecente forza centrifuga cui vene sottoposta.

«Signora, guardi che bella cordigliera innevata qui al sud, guardi che bel paesaggio boscoso nella vallata. Magari tutto questo verde la aiuta con le doglie.»

Javier conduce l’Ernst V giù, attraverso la fresca aria estiva della Patagonia nella regione d’Aysén, e atterra sul viale, riuscendo a fermare l’aereo esattamente all’ingresso dell’ospedale.

Prima che Javier possa fare ritorno a casa nella regione di Concepción, la notizia dell’eroico pilota che ha salvato la moglie e il figlio del ministro Pérez, con un’audace atterraggio d’emergenza, si è diffusa a livello nazionale.

Il parco che circonda la signorile tenuta della famiglia Heinz è perso nella campagna, tra araucarie ed eucalipti dalle chiome altissime. Dopo l’ultimo volo di Ernst Heinz, la flotta della AeroTaxisDelPuerto si è ampliata a un ritmo che nessuno si era immaginato. Quando Javier oltrepassa la porta della sontuosa villa, una canzone popolare messicana è nell’aria a molestargli l’udito.

«…de pronto se fue a estrellar
contra un aeroplano
que andaba en el llano…»

«Papà, la vuoi piantare con questa canzone per favore? Sono sfinito!» urla Javier.

«Ehi Javito! Bentornato figlio mio! In TV la moglie del ministro si è sperticata in lodi e ringraziamenti per te!»

«Non me ne parlare, ti prego! Non ne posso più.»

«Su, devi essere orgoglioso, sei stato quasi bravo come ero io.»

Javier sbuffa e scuote la testa con un sorriso: il vecchio non la smetterà mai di darsi arie. Da quando ha dovuto rinunciare a farsi vedere troppo in giro poi, bisogna sorbirselo quasi sempre in casa. Gli rivelerà mai quegli ultimi segreti sugli aerei? Potrebbero fargli comodo, se un giorno decidesse anche lui di farsi mangiare dalle aragoste.

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Il tuo stile è agile, scorrevole e sciolto. Riesci a trasmettere vivamente al lettore le emozioni che vivono i personaggi, portandolo a immedesimarsi empaticamente con la loro psicologia. Mi piacciono le combinazione delle parole e la “melodia” che queste esprimono. Il tutto legato a un tenue e piacevole umorismo.

A mio avviso però ci sono alcuni punti che avresti potuto trattare in modo più dettagliato. A volte passi da un periodo all’altro in modo frettoloso, assottigliando il legame armonico. Avresti dovuto aggiungere due righe in più sull’atterraggio dell’aereo davanti all’ospedale. Invece sei stato un po’ arido. Mi sarebbe piaciuto che avessi speso qualche parola in più anche sulle notizie giornalistiche diffuse a livello nazionale. E la scomparsa del comandante Heinz? Sarebbe stato interessante entrare un po’ di più in questo fatto di cronaca. Essere troppo stringati, sia pure su racconti brevi, rende il terremo poco fertile. A parte queste piccole sfumature, sei un fuoriclasse… :-)

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