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Lily Rose

Sally

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Sally

 

Sally era una delle gatte più belle che avessi mai visto.

Il suo pelo era nero come il buio più profondo e su di esso vi erano delle macchioline bianche, sparse, che lo facevan sembrare un cielo notturno pieno di stelle. Gli occhi erano due soli dorati immersi nell’oscurità del suo faccino.

Era solita dormire ai piedi del mio letto, non ricordo né come, né quando, lei apparve nella mia vita, ma mi pareva come se fosse sempre stata lì a guardar la luna dalla finestra che rifletteva i suoi raggi sul pavimento.

Vorrei riuscire a dirvi che Sally fosse la mia gatta, ma non posso, lei era una di quelle creature indomabili di cui puoi solo provare ammirazione e restarne affascinato. Non la vedevo mai di giorno, la cercavo per casa e le porgevo da mangiare su un piattino. Ma la gatta arrivava solo di sera, col buio, quando la città andava a dormire e nessun rumore poteva far male alle sue orecchie acute.

Mi faceva compagnia, il mio sonno era sempre stato agitato, lei si avvicinava a me alzando la coda sinuosa e si faceva accarezzare.

Non facevo altro che contemplare il cielo, casa mia dava su un lago, di sera era sempre illuminato dalle luci della notte; ed io fantasticavo e sognavo di volare su quelle distese, inventare un paio di ali che non fossero di cera per andare via, chissà dove.

Fu una di quelle notti che Sally mi parlò.

«Dovresti lasciarti andare, Jack, dovresti volare sul lago.»

La sua voce mi arrivò graffiante come sabbia che sfrega sui vestiti. Mi disse quella frase con naturalezza, mentre l’accarezzavo e faceva le fusa, e io, con naturalezza, le risposi

«Se solo avessi le ali per farlo, Sally.»

«Oh.» ribatté la gatta. «Ma io le vedo, grandi e spalancate dietro di te, e vedo anche che porti un paio d’occhiali scuri nella notte, Jack, come pretendi di poter vedere chiaramente così?».

Mi toccai il viso, confuso, poggiai piano le dita sugli occhi. Sentii i contorni delle lenti con i polpastrelli. Così tolsi gli occhiali e mi guardai indietro. Le mie ali erano lì, non me n’ero mai accorto.

«Ma non so come si usano» mi lamentai.

Sally si alzò e piegò la schiena, stiracchiandosi.

«Questo non posso insegnartelo, ma so che imparerai.»

E come se il tempo si fosse appena scongelato, voltai lo sguardo verso finestra ed era già mattino. La luce del sole, che timido sbucava all’orizzonte, illuminava le gocce di rugiada sulle foglie degli alberi. Mi sentivo confuso e turbato, non sapevo cosa stesse accadendo, ma non riuscivo a meravigliarmi di nulla, tutto era familiare come poteva esserlo muovere una mano.

Quella scena cominciò a ripetersi ogni notte. Sally continuava a dirmi che avrei imparato ad usare le mie ali, ma io non ricordavo come, non sapevo come, non pensavo ad altro.

Un giorno, mentre ero seduto sulla sedia della mia stanza, mia madre entrò.

Era da tempo che non la vedevo, se non sbaglio, ricordavo i suoi capelli ingrigiti dagli anni e le rughe intorno al viso. Lei mi è sempre stata accanto, non ero un bambino facile da gestire. Questa volta, però, non aveva la solita espressione buona e serena, i suoi occhi luccicavano. Piangeva.

«Mamma?» dissi con un filo di voce. Come se mi fossi appena ridestato da un sonno e fossi stato trascinato nella realtà. «Perché piangi?»

Lei alzò la testa e guardò in alto. Non mi rispose.

Si fece buio.

Allora Sally tornò come ogni notte e si sedette accanto a me. Io le chiesi di nuovo come potessi usare le mie ali e lei mi rispose che avrei capito da solo come fare. Era la verità, lo avrei saputo.

Mia madre tornò qualche giorno dopo, iniziò a prendere i miei vestiti e le mie cose.

«Mamma? Stiamo andando via? Mi porti a casa?» Ma lei non rispose.

Era già il tramonto, la stanza era dipinta su tutte le pareti di un arancio infuocato.

«Perché piangi?» Era come se io non fossi lì.

Vidi mia madre andare verso il lago, la vidi sedersi sul prato fresco di un tramonto d’estate, poi arrivò Sally che si avvicinò a lei.

«Come farò senza di lui?» la sua voce era rotta dall’emozione e le sue guance vissute si dissetavano di nuove lacrime.

«Non preoccuparti, Maggie» disse la gatta mentre sbadigliava e si accoccolava sotto il tenue calore di un sole morente, «Imparerai ad usare le tue ali».


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Intervento di Moderazione:

 

@Lily Rose Non puoi usare lo stesso commento per due testi. Per ogni testo che pubblichi, che sia poesia, frammento o racconto, va fatto un commento diverso. Quando lo avrai fatto, mandami il link e riaprirò il topic.

 

Chiudo.

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Ospite

Ciao. 

Ho letto questo brano. L'ho trovato delicato e piacevole. So che è un commento scarno. 

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9 minuti fa, Healing dice:

Ciao. 

Ho letto questo brano. L'ho trovato delicato e piacevole. So che è un commento scarno. 

Affatto, ti ringrazio molto. 

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Ciao, ho appena letto il tuo brano. Onestamente l'ho trovato molto lento, ti sei fermata troppo nel descrivere cose che hanno poi impedito alla storia di partire. Il finale l'ho trovato molto scontato, o meglio. Decisamente stereotipato ed aspettato. Se vedessi la tua storia come una sceneggiatura, probabilmente direi che dei tre atti che dovrebbe avere, la tua ne ha decisamente solo uno.

Avrei lavorato di più sulla struttura e su una trema che lasciasse il lettore con più riflessione.

Non prendere a male questi miei commenti, preferisco essere sincero e diretto. Altrimenti sarebbe tutto un complimentarsi a vicenda un po' fine a se stesso. :)

 

Anyways, buona giornata :)

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Secondo me il finale sarà pure stereotipato ed aspettato, ma che si può pretendere? In un raccontino veloce veloce c'è ben poco da fare gli originali, sono decenni che la gente scrivi libri e film su questi argomenti, mica si può pretendere che uno se ne esca con un'idea nuova con ogni nuovo raccontino. Ormai le uniche idee del campo che non siano trite e ritrite, sono quelle improbabili e arzigogolate - meglio evitare. Tutto sommato mi è parso che il tutto funzionasse abbastanza bene, dà un'atmosfera abbastanza da sogno/incubo. In più non credo proprio per niente che sei stata troppo lenta, il ritmo mi pare corretto.

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1 ora fa, JMC dice:

Secondo me il finale sarà pure stereotipato ed aspettato, ma che si può pretendere? In un raccontino veloce veloce c'è ben poco da fare gli originali, sono decenni che la gente scrivi libri e film su questi argomenti, mica si può pretendere che uno se ne esca con un'idea nuova con ogni nuovo raccontino. Ormai le uniche idee del campo che non siano trite e ritrite, sono quelle improbabili e arzigogolate - meglio evitare. Tutto sommato mi è parso che il tutto funzionasse abbastanza bene, dà un'atmosfera abbastanza da sogno/incubo. In più non credo proprio per niente che sei stata troppo lenta, il ritmo mi pare corretto.

 

Quindi praticamente dici che è un po' come con la musica: dopo gli Zeppelin (come loro mille altri) non si può mica far di meglio.

Meglio i soliti accordi, no?

Diversi punti di vista ;)

Alla prossima

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1 ora fa, Francisco dice:

 

Quindi praticamente dici che è un po' come con la musica: dopo gli Zeppelin (come loro mille altri) non si può mica far di meglio.

Meglio i soliti accordi, no?

Diversi punti di vista ;)

Alla prossima

 

Secondo me ora è più difficile scrivere musica originale rispetto a quarant'anni fa. E se si possono postare solo spezzoni di massimo dieci secondi (l'equivalente musicale del limite di caratteri qui), credo sarebbe molto difficile creare qualcosa che non richiami altra roba. Poi, forse, a un forum come questo uno invia scritti per cercare di migliorarsi, e se ha un'idea geniale se la tiene per sé... Tutto considerato, personalmente non credo che qui ci si possa aspettare troppo in campo di originalità... Ma come dici tu, questione di punti di vista  :-)

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Ospite Russotto

Ciao Lily Rose,

complimenti hai trattato in maniera molto delicata un tema non semplice. L'avvio della storia, forse, era più adatto ad un racconto più lungo ma la cosa non guasta.

Ti segnalo un piccolo errore

Cita

E come se il tempo si fosse appena scongelato, voltai lo sguardo verso finestra ed era già mattino.

Dopo la "e" iniziale avrei messo la virgola per definire bene l'inciso.

 

Appena è entrata in scena la madre ho capito che il protagonista era morto ma il finale non me lo aspettavo. Se fosse stato un po' più ricco di sfumature relative alle emozioni della madre non sarebbe stato male, magari la prossima volta fai due o tre capitoli.

 

Ancora complimenti.

 

Ciao.

 

Salvatore

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Vi ringrazio tutti per i commenti e terró presente i suggerimenti. Per quel che riguarda la scorrevolezza etc, non ho ben capito perché pensi che sia lento. Il brano non si spezza da nessuna parte ma, anzi, é fatto apposta per dare l`idea di una continuitá, seppur frammentata dalla coscienza di colui che racconta la storia. Per l`originalitá: il mio desiderio era di essere originale nelle descrizioni e nella personificazione tramite il gatto del disagio interiore, é di quello che piú che altro si parla, di come Sally entri nelle vite delle persone per poi distruggerle. Non intendevo essere geniale nel colpo di scena, anche perché é un racconto troppo breve per poter sviluppare qualcosa di articolato, secondo me, e non era su quello Comunque che puntavo...

Farne altri capitoli non so, quello che volevo dire l`ho detto, peró se mi viene qualche idea brillante, perché no! : ) grazie ancora dei commenti

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Ciao Lily Rose,

 

   il racconto è breve ma riesce abbastanza bene. La storia scorre piacevolmente fino al finale, anche se un lettore attento potrebbe sospettare la sorpresa prima ancora di arrivarci. Tuttavia il risultato è buono. A parte qualche frase che io avrei alleggerito (solo dal punto di vista sintattico ma, ripeto, è una mia opinione), capisco benissimo che cercare di essere perfetti in un racconto breve è una cosa molto difficile. Bisogno saper dosare descrizioni, dialoghi e fantasia e non sempre ci si riesce. Nel tuo caso, direi che ci sei riuscita.

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