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Antonio.T

Problema con dialoghi diretti.

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Ciao a tutti.

Allora, ho un dubbio che mi assilla. Dialogo tra due persone: un uomo e una donna fermi a un posto di blocco.

 

Il soldato le restituì l’indumento, liberandola da un incubo. Mary s’infilò senza indugio nel pick-up rovente. Davvero, non voleva pensare alle conseguenze se l’avessero scoperta.

«Ma che cazzo è?» Era infuriata soprattutto con se stessa. «Questi non c’erano due giorni fa.» Tolse con rabbia il cappellino con una M ricamata e si passò la mano tra i capelli neri tagliati cortissimi.

«Te l’ho detto, hanno inasprito i controlli.» Tony afferrò con precisione chirurgica una sigaretta, estraendola dal pacchetto infilato nel taschino della camicia.

«È così anche all’ingresso dell’ospedale?» Valutò l’idea di confidargli il suo segreto. Pessima idea, concluse. E suo padre non avrebbe approvato, ne era certa.

«No, tranquilla. Lì è sufficiente mostrare i documenti.» L’altro sbuffò una sottile nuvola di fumo dal finestrino, per nulla infastidito da quelle procedure.

 

Il mio dubbio è questo:  va bene se dopo il dialogo faccio seguire un'azione, anche per chiarire chi parla? Certo, non sarebbe indispensabile e ci si potrebbe limitare ai dialoghi, giusto. Ma a me piace l'idea di descrizione, per dare un senso compiuto al dialogo stesso. Oppure sarebbe meglio far precedere il dialogo dall'azione?

 

 

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Va bene, va male...

Non ci sono regole univoche da applicare come in un'equazione.  Dipende da infinite variabili: il tuo stile, la situazione, l'effetto che desideri ottenere, il carattere dei personaggi...

Quello che sicuramente non va bene è continuare nella stessa riga del discorso diretto con azioni successive. Dopo il discorso diretto vanno solo le frasi dichiarative: disse, sbuffò, esclamò... con gli eventuali attributi e complementi, poi si va a capo.

Quindi:

«Ma che cazzo è?» Era infuriata soprattutto con se stessa.  andrebbe scritto:

«Ma che cazzo è?»

Era infuriata soprattutto con se stessa.

oppure:

«Ma che cazzo è?» esclamò, infuriata soprattutto con se stessa. 

Ma la cosa davvero fondamentale, a mio avviso, è non mettere mai in difficoltà il lettore e costringerlo a ritornare sui propri passi per capire chi ha detto cosa.  E in questo breve estratto direi che non ci riesci sempre.  Questa frase, per esempio:

«È così anche all’ingresso dell’ospedale?»

non si comprende con esattezza se sia pronunciata da lui o da lei. Quello che segue potrebbe essere d'aiuto a capire:  Valutò l’idea di confidargli il suo segreto  unicamente basandosi sul pronome "gli", ma il tutto rimane ambiguo perché ancora una volta non è chiaro se sia una considerazione di chi ha pronunciato la frase o una reazione di chi l'ha ascoltata.

A mio avviso far capire con sicurezza al lettore chi pronuncia ogni frase ha la priorità su tutto: a questo scopo meglio un "disse lei" o un "esclamò lui" in più, che obbligare chi legge a retrocedere di mezza pagina e riprendere il dialogo da capo.

 

 

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Grazie Marcello, sei stato chiarissimo. Vedi, io mi illudo che, come dire, l'alternanza dei dialoghi possa dipanare il dubbio su chi dica cosa. Ma mi rendo conto che non è così (almeno, non sempre). Maledetto il mio vizio di evitare i "disse" e gli "esclamò"... probabilmente invertirò l'ordine in questo tipo di frasi: prima metterò l'azione che il soggetto sta facendo, poi ci metterò quello che dice.

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Non piacciono nemmeno a me, ma preferisco quelli all'essere costretto a tornare indietro e dover rileggere.  

Bada che non mi riferisco solo ai manoscritti che esamino come editor: vale anche per tantissimi romanzi di editori "big" che leggo per puro piacere.

E mi accorgo che nel novanta per cento dei casi gli equivoci si creano proprio nel dare per scontato che ogni dialogo sia un botta e risposta, quando invece capita che sia lo stesso personaggio a riprendere da dove si era interrotto.  Ecco che allora basta un "riprese", "continuò" o simili per evitare che cinque righe dopo si sia costretti a esclamare: "Ma no, è impossibile che lui dica questo..."

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Concordo con Marcello sulla necessità di non mettere in difficoltà il lettore nel riconoscere chi dice cosa. Devi fare molta attenzione a questo elemento. Quello su cui discordo è invece la suddivisione dei vari capoversi, che credo sia più una questione di stile. Nel mio caso, io tendo a inserire le azioni del singolo personaggio in uno stesso capoverso (a meno che ci sia un cambio netto dell'argomento o del tipo di azione intrapresa). Ecco come strutturerei io il tuo testo:

 

Il soldato le restituì l’indumento, liberandola da un incubo.

Mary s’infilò senza indugio nel pick-up rovente. Davvero, non voleva pensare alle conseguenze se l’avessero scoperta. «Ma che cazzo è?» Era infuriata soprattutto con se stessa. «Questi non c’erano due giorni fa.» Tolse con rabbia il cappellino con una M ricamata e si passò la mano tra i capelli neri tagliati cortissimi.

Tony afferrò con precisione chirurgica una sigaretta, estraendola dal pacchetto infilato nel taschino della camicia. «Te l’ho detto, hanno inasprito i controlli.»

«È così anche all’ingresso dell’ospedale?» Mary valutò l’idea di confidargli il suo segreto. Pessima idea, concluse. E suo padre non avrebbe approvato, ne era certa.

L’altro sbuffò una sottile nuvola di fumo dal finestrino, per nulla infastidito da quelle procedure. «No, tranquilla. Lì è sufficiente mostrare i documenti.»

 

Come vedi, ho separato il capoverso del soldato da quello riguardante Mary, che ho unificato. Ho anche spostato le azioni di Tony prima dei suoi dialoghi, in modo che il lettore sa già che è lui a parlare.

Questo è il sistema che uso io, e come avrai capito non c'è una risposta giusta o sbagliata. Cerca sempre di seguire il tuo stile e nel contempo di non complicare inutilmente la lettura. :)

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1 ora fa, Black dice:

Questo è il sistema che uso io, e come avrai capito non c'è una risposta giusta o sbagliata. Cerca sempre di seguire il tuo stile e nel contempo di non complicare inutilmente la lettura.

Concordo: altra soluzione validissima, anche se non la amo.

Le ultime cinque parole sono quelle decisive, qualunque sia il sistema adottato.:indicare:

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Grazie davvero per le risposte, ne farò tesoro. Ecco, mi dovrò togliere l'abitudine di scrivere i dialoghi prima che si capisca chi parla. Purtroppo nel mio manoscritto di oltre 500.000 caratteri è una situazione frequente, ma in certi casi non è fastidioso (spero). Perché si può adottare un sistema "misto" vero? Ah, certo, purché non sia inficiata la leggibilità, giusto ;) 

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Ciao, quoto in pieno l’intervento di Black, aggiungendo un paio di osservazioni: in questo caso hai potuto farlo (e hai fatto bene), ma prima di invertire azioni e dialoghi bisogna stare attenti a non modificare in modo errato la sequenzialità. Inoltre credo dipenda davvero da ogni singolo caso la questione di specificare o meno chi parla. Se si è bravi il lettore non avrà mai il dubbio (grazie a un gesto, un verso o un modo si conversare particolare, o lo stato d’animo che esprime, o mille altri piccoli dettagli), e questo dovrebbe essere l’obiettivo primario. Un dialogo secco e senza "accessori" è sicuramente un buon dialogo. Certo che questa cosa è più facile se si adotta uno stile coerente e se a parlare sono solo in due, quando il botta e risposta è palese.

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Io mi preoccuperei di altro.

 

"Davvero, non voleva pensare alle conseguenze se l'avessero scoperta". Dovremmo arrivarci noi, non dirlo tu. Tutta una serie di situazioni prima per cui, arrivati a questo punto pensiamo: "Azz... se ora la scoprono sono c... guai"

 

"Te l'ho già detto, hanno inasprito i controlli". Se glielo ha già detto... suona come pretesto (pure bello grosso) per dirlo a NOI. Con buona pace della sospensione dell'incredulità.

 

"Sbuffò una sottile nuvola di fumo dal finestrino, per nulla infastidito da quelle procedure". E' un atteggiamento mentale di lui, ma la scena è costruita dal punto di vista di lei. Quindi, o Mary ha la facoltà di leggere le menti altrui, oppure serve una cosa tipo: "Sbuffò una sottile nuvola di fumo dal finestrino quasi che quella situazione non lo riguardasse (infastidisse)". "Sbuffò una sottile nuvola di fumo dal finestrino, per nulla infastidito da quelle procedure. O almeno così pareva. (Quantomeno così sembrava - perlomeno a lei così pareva ecc ecc ecc).

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Grazie per le tue considerazioni galgano. Ovviamente tutto è discutibile e opinabile, ma la mia intenzione era, sì, iniziare con le considerazioni mentali di Mary, per passare poi all'atteggiamento di Tony (andando a capo, ma forse non è sufficiente).

Quanto alla frase "Te l'ho già detto, hanno inasprito i controlli", l'ho ripetuta perché quel concetto l'avevo detto parecchie pagine prima e mi pareva opportuno ricordarlo.

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