Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Edison

[MI75] Una giornata indimenticabile

Post raccomandati

ho commentato il racconto di Criptico "L'ultimo incontro"

 

Prompt di mezzogiorno: Hitler

 

Noi dell’organizzazione Odessa ci consideravamo un gruppo di eroi e di eletti. Ci era stato dato l’onore e il dovere di proseguire in un mondo turbato dalla barbarie dei vincitori il compito, iniziato dai nostri comandanti nel 1933, di difendere le tradizioni millenarie della Germania. Eravamo convinti che, per raggiungere lo scopo, fosse necessario raccontare alle nuove generazioni come un manipolo di uomini coraggiosi, determinati ed efficienti fosse stato in grado di azionare un meccanismo rivoluzionario e irreversibile. Chi meglio di coloro che avevamo già seguito in battaglia sarebbe stato più adatto per affascinare i soldati del futuro. Così avevamo estradato Bormann, Mengele, Eichmann, Barbie… e lui.

Siccome mia madre era di Stoccolma, a me nel maggio del ‘45 era stato procurato un passaporto svedese grazie a cui avevo raggiunto Göteborg. Mi ero poi sistemato a Uppsala dove avevo trovato moglie e avevo messo su famiglia. Di tanto in tanto ricevevo dai camerati l’ordine di incontrare qualcuno e trasferire soldi o documenti, solamente nel 1950 venni richiamato in servizio attivo. Dovevo trasferirmi in Brasile per aiutare un personaggio influente a cambiare nazione. Capii subito di chi si trattava. In pochi avevano creduto che il cadavere trovato nel bunker della cancelleria a Berlino con un buco in fronte fosse veramente quello del führer e tra questi non c’era il Mossad. Gli israeliani avevano lavorato con scrupolosa dedizione e avevano arrestato Fritz, autore della fuga di parecchi gerarchi e stretto attendente in quegli anni della nostra giuda. Davamo per scontato che non avesse retto agli interrogatori e di conseguenza Joachim e Rudolf, i suoi fidati collaboratori, erano stati allontanati. C’era pertanto bisogno di un volto sconosciuto ai servizi segreti per spostare il suo eccellente protetto da Rio de Janeiro in una nuova residenza.

Io arrivai in Brasile come tifoso al seguito della nazionale svedese impegnata nel campionato del mondo di calcio, in pieno svolgimento in quei giorni. Presi i primi contatti con l’organizzazione il 25 giugno a San Paolo dove vidi allo stadio la partita contro l’Italia e i successivi quattro giorni dopo a Cutriba durante l’incontro con il Paraguay. Fui fortunato: la Svezia superò la prima fase del mondiale e mi permise di trasferirmi in tutta tranquillità a Rio dove avrebbe sfidato la squadra di casa.

Una volta in città venni condotto in uno scantinato. Non mi chiedete dove fosse, mi ci condussero bendato. Quando riaprii gli occhi, mi trovai davanti a una donna stanca e preoccupata. La riconobbi subito nonostante si fosse tinta i capelli di nero. Mi strinse la mano e mi permise di chiamarla Eva. Fumava una sigaretta dopo l’altra e non smetteva di camminare su e giù per la stanza, riservando qualche parola di conforto a una figura seduta torva in un angolo. Era lui. Era curvo e rattrappito, non aveva più i baffi e i capelli erano stati rasati a zero. Le mani continuavano a tremargli e lo sguardo era assente. Lo salutai con il braccio teso, aggiungendo quale grande emozione provassi nell’essere al suo cospetto; lui alzò la testa e mi disse in tedesco: «Sono pronto a seguire il mio destino.»

Gottlieb, il mio contatto, mi espose il piano di fuga. Dovevo comperare due biglietti per un piroscafo destinato a Montevideo e scortare due persone al porto, assicurandomi che si fossero imbarcate. L’operazione era fissata per le diciotto del 16 luglio, dopo la partita del Brasile contro l’Uruguay. Se la Seleção avesse vinto il trofeo, rispettando il pronostico, noi ci saremmo mescolati alle migliaia di tifosi esultanti e avremmo fatto perdere le nostre tracce con facilità. Per maggior prudenza erano stati assoldati una dozzina di ragazzi di una scuola di samba che ci avrebbero accompagnati con i vestiti di carnevale. Gottlieb mi rammentò quanto fosse necessario preservare la memoria del führer e che non poteva essere catturato in simili condizioni.

Alle sei di quel giorno le cose però erano andate storte. Erano stati i celesti a vincere la gara e l’intera nazione ospitante era precipitata nel lutto e nella disperazione. Gottlieb mi mandò a dire che il mio ruolo nella faccenda rimaneva inalterato. Dovevo comportarmi da buon soldato, come avevo fatto durante la guerra: obbedire senza fare domande. Insieme ai ballerini in maschera giunsero all’appuntamento le due persone. Oltre a Eva, c’era un bambino di circa quattro anni. Era timido e introverso e nascondeva gli occhi sotto un ciuffo di capelli castani. Eva me lo presentò come Alois e gli disse che io li avrei portati in una nuova casa. Lui chiese perché papà non fosse con loro e lei gli rispose che era troppo impegnato con il suo lavoro e li avrebbe raggiunti più tardi.

Mentre io caricavo madre e figlio sulla nave, Gottlieb con due dei suoi si trascinavano dietro il Mossad, portandolo a zonzo fino a notte fonda. Nel frattempo alcuni autorevoli testimoni assistevano al suicidio di un anziano completamente calvo. Nonostante i tentativi di trattenerlo questi aveva deciso di buttarsi dal tetto di un palazzo. La polizia gli trovò addosso un documento di identità a nome di Gerard Lacombe nato a Lione il 20 aprile 1889 e la ricevuta di una scommessa. Aveva puntato una forte somma sulla vittoria del Brasile e il risultato della partita lo aveva gettato nella miseria. Con un numero sempre crescente di persone che si toglievano la vita per lo stesso motivo, i poliziotti non ebbero difficoltà a chiudere il caso in fretta.

La memoria di Adolf Hitler era stata preservata.  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

trallala, trallallero, trallalla : Oops : mi pare di conoscere questo nome!

Ciao Edison,

girando qua e la, su e giù per il forum mi sono imbattuto nel tuo racconto.

Eccoci qua! :^^:

 

Scherzi a parte, ho letto il tuo racconto e devo dire che mi è piaciuto!

 

 

Ci sono solo delle piccolezze che non mi suonano bene:

-  "e i successivi quattro giorni dopo" - forse meglio: "e i successivi quattro giorni" dopo

- " Mentre io caricavo madre e figlio sulla nave " - caricavo mi suona troppo da caricatore di porto personalmente visto il ruolo del personaggio avrei scritto: " Mentre io scortavo madre e figlio sulla nave "

- Gottlieb mi mandò a dire che il mio ruolo nella faccenda rimaneva inalterato.  - in realtà la percezione che avevo avuto è che il personaggio avesse già bene in mente il suo ruolo e che ogni dettaglio era già stato previsto, come anche la possibile sconfitta del Brasile. Quindi quella frase sembra stridere un po' con l'idea di organizzazione che avevi perfettamente delineato in precedenza tanto d'aver inteso che nulla fosse stato lasciato al caso.

Nell'insieme il racconto l'ho letto con molto interesse ed in modo abbastanza scorrevole (dote che io non ho : Chessygrin :
Il finale delinea un'altro ipotetico scenario per la fine del  führer che potrebbe essere considerato anche verosimile.

 

E' stato un piacere leggerti alla prossima.

Criptico

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Criptico,

mi ha fatto molto piacere il tuo passaggio! Ci tenevo che tu leggessi qualcosa di mio per avere da te un'opinione. Per rispondere alle tue osservazioni ti dico: con "i successivi quattro giorni dopo" intendevo "i successivi contatti quattro giorni dopo" riferendomi a quelli già intrapresi il giorno della partita contro l'Italia. In merito al ruolo del protagonista, questi credeva che il piano fosse andato a monte a causa dell'inaspettata vittoria dell'Uruguay. Scortare al porto due persone ricercate sarebbe stato facile durante i festeggiamenti in cui il gruppo, aiutato da ballerini di samba in maschera, si sarebbe confuso tra migliaia di tifosi (Alois sarebbe stato spostato in seguito). Per continuare l'operazione e scappare dal Mossad, Gottlieb  ha deciso di salvare Eva e figlio, eliminando un Adolf ormai in preda al Parkinson e tramandando così la memoria del fuhrer.

A risentirci.

 

Edison

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Devo dire che hai interpretato il mio prompt esattamente nel modo che avrei fatto io se fossi stato concorrente :) Bravo.

La storia e' valida e curata, e proprio per questo riesco ancora a spiegarmi perche' sia cosi' breve... di solito noi facciamo a cazzotti per stare dentro gli 8000 caratteri, perche' tu ne hai risparmiati cosi' tanti?

Potevi dire ancora tanto, far succedere ancora molto, curare ancora di piu' i dettagli e gli avvenimenti... davvero la trovo una decisione poco felice.

Per il resto come ti ho detto bene, molto giusto il dettaglio delle mani affette da principi di Parkinson, sembra che ne soffrisse gia' dal 44.

A rileggerci Edison! :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao! Un racconto decisamente ben costruito, non c'è che dire! Ho trovato la storia credibilissima e la prima persona ha contribuito a creare quest'alone di vera e propria realtà alternativa. L'unica cosa che non mi è piaciuta, in un testo davvero valido, è il tono quasi documentaristico del testo, che specie nella prima parte invece di rendere la narrazione incalzante, la appiattisce un poco e la rende una semplice serie di avvenimenti. Come ha detto Sioux, io avrei usato qualche carattere in più per buttarci dentro qualche dialogo e completare l'operazione di "altra verità" che hai saputo creare in modo davvero affascinante! Bravissimo, a rileggerti ;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Sioux e ciao Lo scrittore Incolore.

Sono molto contento del vostro passaggio e dei vostri complimenti.

La verità sulla brevità del testo è che ho dovuto fare tutto dalle 22e45 in poi in quanto sono stato fuori tutto il giorno per motivi famigliari. Di sicuro il testo può essere arricchito e ampliato e probabilmente lo elaborerò in privato e in futuro. Per me era importante unire due eventi completamente diversi tra loro. Se la partita Uruguay-Brasile dei mondiali del 1950 divenne indimenticabile per la cocente sconfitta della favorita squadra di casa, quale altro giorno poteva essere usato per confondere gli inseguitori di Hitler?

La parte documentaristica sarà cambiata introducendo un back-ground del protagonista.

A risentirci e ancora grazie.

 

Edison 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma si è suicidato il fuhrer, o una vittima prescelta? Il Mossad chi è?

Scusa ma sono completamente cotto! Mi serve una vacanza dai MI! Al di là delle mie sinapsi sdrucciolevoli, il testo l'ho apprezzato, e sapevo che hai dovuto fare le cose in fretta. Quindi sei stato molto bravo a realizzarlo, anche se il tono da reportage mi stona un pochino... forse serviva un incipit con ritrovamento del taccuino del tizio (escamotage abusato, ma poteva starci).

Anche tu vai di periodoni e virgole maciullate, e per me ovviamente è un pregio! :)

Bravo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Racconto molto accurato e verosimile, essendo Odessa l'organizzazione più attiva nel spostare i gerarchi nazisti in fuga verso l'America latina.

Il suo maggior pregio racchiude anche i suoi difetti (difetti inferiori ai pregi, ci tengo a sottolinearlo). Il primo è la non eccessiva originalità, il secondo è lo stile molto freddo, quasi privo di emozioni. Sembra il verbale redatto dal narratore. Penso che sia voluto, per questo lo considero un difetto minore.

 

On 31/1/2016 at 23:43, Edison dice:

Chi meglio di coloro che avevamo già seguito in battaglia sarebbe stato più adatto per affascinare i soldati del futuro.

Alla fine andrebbe un punto di domanda.

 

On 31/1/2016 at 23:43, Edison dice:

Gli israeliani avevano lavorato con scrupolosa dedizione e avevano arrestato Fritz, autore della fuga di parecchi gerarchi e stretto attendente in quegli anni della nostra giuda.

E' un refuso? Non capisco cosa significhi. 

 

On 2/2/2016 at 19:27, Edison dice:

Gottlieb  ha deciso di salvare Eva e figlio, eliminando un Adolf ormai in preda al Parkinson e tramandando così la memoria del fuhrer.

Qui dici che Gottlieb ha ucciso l'ormai inutile e penoso Fuhrer, ma nel racconto non ne fai minimamente cenno. Dici chiramente che si è suicidato. Dovevi scrivere qualcosa in modo che si capisse che il "suicidio" era un omicidio simulato.

 

Mi è piaciuto l'incrocio tra la storica partita e la fine di Hitler. Bella l'idea del Fuhrer che si scommette fino alle brache sul Brasile vincente. 

Io avrei speso qualche parola in più sul piccolo Alois. Da quel che ho capito è il figlio di Hitler (Alois era il nome del padre di Hitler). Come ha fatto Eva a nascondere la sua gravidanza? Quali erano i piani di Odessa per il figlio del loro amato capo? 

Diciamo finale aperto. 

A rileggerti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite skorpio

ok, Edison, ben scritto e anche plausibile, una domanda: secondo te, adesso Alois che sta facendo? il pittore, lo scienziato o l'homeless? o magari è stato prosciugato dai Wattos in Bolivia... : Chessygrin : Fuori dal contest, of course. Più che la memoria, che spero il figlio non abbia tramandato, forse meglio il seme. In ogni caso una storia avvincente, politically incorrect...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Una bella storia, la più "classica" probabilmente fra quelle del contest dedicate alla fine di Hitler ma comunque godibilissima. Hai fatto un larghissimo uso del raccontato, e personalmente questa è una cosa che non apprezzo molto; avresti potuto realizzare un racconto più lungo ma espresso in maniera migliore. Noto anche un'assenza quasi totale di dialoghi. Non mi ha preso moltissimo, devo ammettere.

La trama è molto coerente e ben studiata. Nulla da dire sulla grammatica. Hai un ottimo stile.

In sintesi, un bel racconto ma che potresti sistemare ed estendere. :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao ragazzi,

grazie a tutti per ii commenti e per le preziose parole.

Per Simone Volponi:

ho inserito il Mossad, il servizio segreto israeliano, in quanto è stato responsabile della caccia e della cattura di Adolf Eichmann. Pertanto era plausibile che fosse anche sulle tracce di un personaggio molto più importante.

Per Calvero:

hai ragione tu sul punto di domanda e sul malefico refuso (volevo scrivere "guida" e non "giuda"). In merito alla morte di Hitler ho voluto volontariamente mantenere l'incognita se si sia suicidato o sia stato eliminato dai suoi compari. Il narratore non ne è a conoscenza e di conseguenza nemmeno il lettore. Da una parte Hitler lascia una frase sibillina: "Sono pronto a seguire il mio destino", dall'altra Gottlieb lascia intendere che è molto più importante preservare la memoria del dittatore e che farà di tutto per compiere questo passo. Di sicuro la sorte di Hitler è segnata dall'imprevedibile risultato della partita. Se avesse vinto il Brasile, sarebbe stato più facile farlo fuggire insieme a Eva. In merito al figlio di Hilter, Alois, (hai visto giusto: mi sono ispirato per il nome al nonno paterno)  è probabile che Odessa lo avrebbe usato per tramandare la memoria del fuhrer. Alios inoltre al momento della narrazione ha quattro anni, pertanto è possibile che sia stato concepito dopo il 45, quando papà e mamma erano al sicuro.

Per Skorpio:

Inizialmente avevo pensato di far partire il racconto da un Alois adulto che si recava a Rio per cercare di capire come era morto suo padre nel 1950, poi il poco tempo a disposizione mi ha fatto cambiare idea. Posso solo azzardare che, come Hitler era figlio del suo tempo (periodo in cui l'antisemitismo era insegnato nelle scuole, come ricorda Einstein), anche Alois sarebbe stato influenzato dalle correnti degli anni cinquanta e sessanta. Non ce lo vedo un hippy, piuttosto un garzone di macelleria con la voglia di evadere e con difficoltà a trovarsi la ragazza.

Per Black:

Ho scelto un tono freddo, schematico e raccontato perché ho provato ad immedesimarmi in un "burocrate della morte" come lo era il narratore. Era sicuramente una SS in quanto Odessa era composta da tali membri e, poiché era un fuggitivo, sicuramente non aveva la coscienza tanto a posto. Siccome è il difetto sottolineato da te e da molti, cercherò di modificarlo.

Per Puntoevirgola:

la frase finale era il succo del discorso. Odessa non solo si prefiggeva di far fuggire i ricercati, ma anche di continuare l'opera iniziata durante la guerra. Sono contento che ti sia piaciuta.

 

Ancora grazie a tutti per i vostri commenti.

 

Edison    

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×