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Criptico

Il Mio Papà

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Commento

 

E’ il 19 settembre: domani sarà il mio compleanno.
Per la mia festa il mio papà mi ha promesso che non andrà al lavoro, per passare il suo tempo con me.

Sono le 10:15 è sono ancora a scuola: altre tre ore e sono fuori!

La mia insegnante di inglese, oggi, non è di buon umore: e credo di aver capito il perché.
Lei non è molto giovane, è più anziana del mio papà: l’ho sentita mentre faceva una domanda alla maestra Katia di motoria:

« Come posso fare ad eliminare questa pancia? »

« Quale pancia? » le ha risposto.

Io, la vedevo bene la sua pancia e credo che la maestra Katia facesse finta di non vederla: anche perché è così evidente che bisogna proprio essere orbi per non notarla. La maestra Katia è sempre molto gentile con tutti e credo che fosse questo il motivo della sua bugia: so perfettamente che non ha problemi di vista, quindi: non poteva che essere quello il motivo. Il mio papà dice sempre: “nella vita bisogna imparare anche a dire qualche bugia: di tanto in tanto”. “Ovviamente se a fin di bene”, aggiunge.

Uffa! Ancora le 10:55.

Però ripensandoci bene: quella bugia non è tanto a “fin di bene”: perché negare quella pancia? Se la maestra di inglese ha un problema, perché negarle un aiuto?

Ricordo bene che la maestra Katia, i primi giorni di scuola ci diceva:

« Ragazzi imparate a non sottovalutare la mia materia. »

Io e i miei compagni ci guardammo come a chiederci il senso di quelle parole.

« Ricordate che, la salute è una cosa molto importante. » aggiunse.

Pensai che fosse una cosa ovvia.

« Tu ad esempio » disse rivolgendosi a Luca (un mio compagno).

« Con un po’ di sano moto, presto, perderai quella pancia e starai decisamente meglio »

 

« Driiin! Driiin! »
Finalmente! La campanella! Ora altre due ore e poi a casa.

Dicevamo? A si: il primo giorno di scuola. Dunque se per Luca era un bene, perché non deve esserlo per la maestra di inglese?
Credo infatti, che sia triste, perché ha capito che la maestra Katia le ha mentito: e non a “fin di bene”.

OK! Ora forse è meglio che mi concentri un po’, perché il maestro di religione è molto severo e se si accorge che sono distratto si potrebbe anche arrabbiare.

Credo che il mio maestro abbia dei poteri soprannaturali: infatti, quando decide di interrogare sa sempre chi ha studiato e chi no.
Magari glielo dice qualcuno, prima di entrare in classe: io no! Io di certo non glielo mai detto: quindi può averlo capito solo per i suoi poteri.

« Oggi: Luca ci parlerà di Saulo. » Eccolo che sperimenta i suoi poteri.

« Saulo era un fariseo di Tarso: una città dell’odierna Turchia. » inizia Luca.

Mah … vuoi vedere che ha perso i poteri.

« Fabbricava tende e stuoie. Frequentava una delle più prestigiose scuole di Gerusalemme »

Continua?!? Allora non ha dei super poteri: o forse si!

Potrebbe aver deciso di interrogarlo, sapendo che è preparato, per essere buono con lui. Magari sa della maestra Katia: e quindi non vuole infierire più di tanto.

Boh ... non importa! Tanto oggi sta interrogando Luca e io sono salvo.

Domani sarà una giornata strepitosa. Chissà cosa mi avrà comprato il mio papà? Chissà se si ricorda che un mese fa gli avevo fatto vedere la pubblicità di un videogame che mi piace molto?

Si, credo che sene ricordi: in fin dei conti il mio papà si deve ricordare sempre tutto per il lavoro che fa.

« Bene Luca! Vai al posto. »

Il mio papà è una di quelle persone che ha un lavoro molto importante, perché …

« Tu a cosa stai pensando? »

Dice a me? Lo sapevo: i super poteri.

« Stavo riflettendo sull'esposizione di Luca, Maestro! » gli dico

« A si? E quali conclusioni hai tratto? » risponde con un'altra domanda.

« Beh! Ehm credo di poter dire che, sembra aver studiato. Anzi posso dire con certezza che ha studiato molto bene. » aggiungo.

« Allora saprai continuare? » rieccolo con un’altra domanda.

« Certo maestro! Anche se non credo ci sia molto da aggiungere »

 

« Driiin! Driiin! »
Wow! Che fortuna!

« Allora Saulo! Dicevamo, vero? » Prendo ulteriore tempo

« E’ terminata l’ora: ma continueremo la prossima volta. » conclude.

 

Menomale per la campanella. Ancora un ora ed è finita.

Chi abbiamo ora? Certo! Disegno.

Bella la lezione di disegno: è uno spasso. Non sono molto bravo in disegno: ma non importa. Il maestro dice sempre che il disegno lo si può insegnare fino ad un certo punto, poi diventa una questione di dote personale, come per i poteri del maestro di religione.

Quella è una cosa che ho ce l’hai o non ce l’hai: quindi non posso essere rimproverato se non ce l’ho.
E poi il disegno mi piace, soprattutto quando disegno quello che mi pare: quello che sento di avere nelle mie corde, diciamo.
Oggi il mio papà so che esce prima dal lavoro e sicuramente andrà a comprarmi il regalo.
Certo! Perché uscire prima se non per il mio videogame?

Però si deve sbrigare, perché il negozio è un po’ lontano dal suo lavoro e poi deve venire a prendermi a scuola. Visto che esce dal lavoro alle 12:00 ha un ora e un quarto per andare prendere il regalo e poi se parcheggia l’auto con il motore acceso (per non perdere tempo) può ripartire ed essere a scuola per le 13:15. Anche se arrivasse con qualche minuto di ritardo capirei. Certo non potrei dirgli di aver capito: è ovvio. Ma capirei.

 « Driiin! Driiin! Driiin! »
Era ora!

Ci alziamo tutti dai banchi ancor prima che il maestro dica qualcosa: sembra una gara. E come se tutti volessimo aiutare il maestro a mettere in ordine. Come se volessimo aiutarlo a guadagnare del tempo. Sappiamo che lui deve prendere il treno per tornare a casa: quindi non può permettersi di perderlo.

Siamo fuori.
Non lo vedo.

A si: il gioco. E’ ovvio che arriverà con un po’ di ritardo.

Eccolo! E’ arrivato! Diavolo deve aver guidato veloce. Ha impiegato meno del previsto.

Certo: non vuole farmi capire che è andato a prendere il gioco.

 

« Ciao papà! »

« Ciao. »

« Papà: hai deciso dove andiamo domani? »

« Domani? E dove dovremmo andare: Domani?»

« Per il mio compleanno: papà, non ricordi? »

« A si: certo che ricordo. Ma domani non posso. Ho un impegno di lavoro. »

 

Come non ricordi. Come fai a non ricordare. Ah ho capito!

« Ok! Non importa papà. »

Starà mentendo a fin di bene: o no?

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Ciao Criptico, raccontino breve e semplice semplice nella struttura, ma particolare:

Partiamo un po' dalla trama: molto semplice, la storia si svolge tutta in qualche ora di scuola; la narrazione è in prima persona da parte del protagonista, un ragazzino che pensa mentre aspetta che la giornata di lezioni passi e il padre lo venga a prendere. Carina la voce del personaggio, mi sembra che i suoi pensieri siano coerenti con l'età, quindi hai fatto un buon lavoro di immedesimazione. Qui mi collego allo stile: che sia volutamente leggero e lineare, con espressioni e ragionamenti semi-infantili è giustamente voluto, quindi nulla di rilevante o negativo da dire. Anche il lessico usato è coerente, molto semplice. Inoltre scorre bene e ci si chiede leggendo dove tu voglia arrivare. La nota dolente da questo punto di vista è secondo me l'uso della punteggiatura, dovresti rivederla un po' in qualche tratto e un po' ovunque, in generale. Direi che tutto sommato non è il tipo di brano dal quale "giudicare" lo stile dell'autore, vista la particolarità del narratore e l'estrema semplicità. Ma comunque dare una voce credibile ai propri personaggi è un indicatore di qualità. 

Non male l'idea di separare diverse unità di tempo con la campanella; è una scelta che da ritmo al racconto, io la trovo utile.

Gli altri personaggi sono più dei "riempitivi": gli insegnanti, il compagno interrogato ecc. servono a costruire il contesto scolastico e a riempire lo spazio nell'attesa della campanella finale. Il padre aleggia per tutto il racconto, ma in realtà compare solo per poche righe; mi piace molto questa scelta: hai creato un'aspettativa tramite i pensieri e l'immaginazione del ragazzo che alla fine "deludi", ma con una bella trovata, quella della bugia a fin di bene, che lega inizio e chiusura del brano in maniera esemplare. 

In conclusione: il racconto in se è molto semplice, leggero, breve, con parecchie imprecisioni e senza picchi di stile: il tipico raccontino che di solito non mi lascia un granché... ma devo dire che la conclusione mi è piaciuta davvero molto, alzando di parecchio la mia considerazione per l'intero brano.

A presto! 

 

 

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Ciao Joyopi,

ti ringrazio per il commento.

Purtroppo è vero ho delle grosse lacune sull'uso della punteggiatura e non solo.
Ti posso solo dire che sto studiando molto per comprendere meglio come usare i punti di interpunzione.


La scelta di un un testo così semplice è legata al protagonista ma soprattutto, lo confesso, ho cercato

di non complicare molto la struttura per evitare una serie di errori.
 

In altri racconti pubblicati, infatti, mi si è rimproverato giustamente il fatto che ho la tendenza a complicare

troppo le frasi. La conseguenza è che unendo questa mia deformazione all'uso non corretto della punteggiatura

ottengo come risultato qualcosa di improponibile.

Ma anche se improponibili, i miei racconti li pubblico proprio perché ho bisogno di un confronto.


Il mio papà dice sempre: "Ricorda che lo scoprirai solo vivendo.".

Non so esattamente a cosa si riferisca ma come frase mi piace.

 

Grazie ancora e spero che tu sia disposto ad aiutarmi ancora.



 

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La mia insegnante di inglese, oggi, non è di buon umore: e credo di aver capito il perché.

Qui usi male i due punti: i due punti sono esplicativi. Le coordinate non vanno introdotte da nessun segno di interpunzione.

 

Il mio papà dice sempre: “nella vita bisogna imparare anche a dire qualche bugia: di tanto in tanto”.

Nel periodo precedente a questo usi i due punti un po' a casaccio, sarebbero da ridurre, però diciamo che la faccenda era ancora passabile. Ma qui proprio non ci stanno. Al massimo metti una virgola, che già spezzerebbe troppo il discorso.

 

Però ripensandoci bene: quella bugia non è tanto a “fin di bene”: perché negare quella pancia?

Anche qui via i due punti dopo il bene. Sul perché negare ci stanno invece.

 

« Tu ad esempio » disse rivolgendosi a Luca (un mio compagno).

Via le parentesi, si capisce chi è Luca.


Credo infatti, che sia triste, perché ha capito che la maestra Katia le ha mentito: e non a “fin di bene”.

Via i due punti anche qui.

 

Io di certo non glielo mai detto: quindi può averlo capito solo per i suoi poteri.

Gliel'ho e anche qui i due punti sono inutili. O metti due punti oppure il quindi perché hanno la stessa funzione.

 

Domani sarà una giornata strepitosa. Chissà cosa mi avrà comprato il mio papà? Chissà se si ricorda che un mese fa gli avevo fatto vedere la pubblicità di un videogame che mi piace molto?

 

Qua potevi mettere un'immagine più forte. Potevi citare qualche marchio, per esempio (Nintendo, Playstation, Xbox), oppure anche qualche gioco famoso (Fifa, GTA). Se riesci a evocare immagini con le parole riesci a trasmettere di più. E' molto meglio mettere Fifa che dire un videogame qualsiasi.

 

Non sono molto bravo in disegno: ma non importa.

Ancora via i due punti, al massimo una virgola.

 

Quella è una cosa che ho ce l’hai o non ce l’hai: quindi non posso essere rimproverato se non ce l’ho.

Ho senza h e via i due punti.

 

 

Il racconto sarebbe carino, la trama mi è piaciuta soprattutto nella parte centrale col maestro di religione, lì fai un salto originale in più. Inoltre inserisci ganci che sfrutti nel proseguimento del racconto che creano ritmo e rimandi allo stesso tempo. Giusta la scelta dello stile piano e lessico basilare, addirittura io avrei limato ancora di più alcuni termini, rendendoli ancora più semplici. L'idea che mi è passata è che sia un bambino molto piccolo, tipo elementari, sei o sette anni di età. Peccato però per la grammatica: tralasciando un po' di errori, spero di battitura, tipo h occulte per intenderci, la punteggiatura è proprio il tuo punto debole. Devi eliminare quasi tutti i due punti, in più certe volte spezzi le frasi senza apparente senso logico, e questo sembra essere sintomo di qualche lacuna proprio a livello concettuale su analisi logica in generale. Per curiosità, quanti anni hai? Da quello che ho capito dovresti essere un ragazzo giovane, correggimi se sbaglio...

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Ciao Pierpiero e grazie per l'aiuto.

 

Sto cercando di capire l'uso della punteggiatura ma attualmente la nostra maestra di italiano si è limitata a dirci che la virgola indica una breve pausa, il punto e virgola una pausa un po' più lunga, i due punti precedono un'elencazione, ecc.

Nei precedenti racconti no ho usato affatto i due punti e mi è stato detto che doveri imparare ad usarli.

In realtà ancora non mi è chiaro il meccanismo.

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Dato che chiami la tua insegnante maestra e non professoressa deduco che tu sia più giovane di quel che mi aspettavo. Di conseguenza un grande consiglio che ti posso dare è quello di prestare molta attenzione alla grammatica italiana che ti verrà insegnata regolarmente da qui sino alle scuole superiori: ella ti aiuterà pressoché in qualsiasi materia scolastica (sì, anche in matematica). Per quanto riguarda i due punti la questione è molto semplice: limitati a usare il più possibile virgole e punti e il grosso l'avrai già fatto. Capire a fondo questi due segni d'interpunzione è alla base di tutto, i due punti sono meno importanti. Inoltre, qualsiasi persona ti dovesse correggere in un futuro, dalla maestra fino all'editor, preferirà eliminare qualche virgola e sostituirla con qualche doppio punto rispetto che scervellarsi per capire il senso di frasi interrotte da virgole piazzate a casaccio. Non hai la minima idea di quanto possa dar fastidio una virgola piazzata male. Per il resto l'ultimo consiglio che ti posso dare (valido un po' per tutte le arti, dalla scrittura alla musica, dal disegno al cinema e così via) è: nel dubbio, limitati. Meglio poco ma fatto bene che il troppo che stroppia. Saluti.

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