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Criptico

L’ultimo Incontro

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Guarda il calendario appeso di fronte alla sua scrivania, ruota la lampada che ha sul tavolo,

è il 12 gennaio, mentre la vecchia radiosveglia poco lontano indica le 4:55.

Un giorno come tanti? No! non per Antonio.

Oggi finalmente ha messo la parola fine al suo romanzo.

Quanto tempo! Quante notti sveglio passato tra le mille carte e libri alla ricerca di documenti e ispirazione!

Tante rinunzie e sofferenze ma alla fine c’è l’ha fatta.

Non resta che preparare il tutto e cercare un Editore, sì ma non uno qualunque, uno che sappia apprezzare il suo lavoro, il suo studio, i suoi sacrifici.

Un Editore con la E maiuscola, uno che sappia cosa vuol dire scrivere e Antonio aveva già un nome in mente.

“Sono sicuro che sarà un successo” - pensava

“Ora una doccia, la colazione e poi preparo il plico da spedire.” – continuò nei suoi pensieri.

“Il nome! Diavolo non ho pensato al nome! Non posso usare il mio, Antonio Faddo, no non suona bene. Magari potrei usare John? No! Troppo americano.” 

Preso da mille dubbi, si guarda in torno finché il suo sguardo incrocia una vecchia cartina, appesa di fronte alla finestra che con i primi raggi di sole mette in evidenza un nome, Santiago de Compostela, il suo nome, Antony Santiago.

 

Lo stesso giorno, non molto lontano di tutt’altro umore inizia la giornata Giulio che ormai dall’alto dei suoi ottantadue anni come tutti i giorni finisce con l’immergersi tra quei manoscritti che lo hanno visto per anni, molti anni, fuori dal tempo, prigioniero di avventure di ogni genere. Ogni racconto accantonato come se dovesse utilizzarlo in qualsiasi momento pur consapevole che forse nessuno di quegli scritti era meritevole di una pubblicazione. Ogni giorno per ore e ore passava il suo tempo per leggerli e rileggerli quasi nella convinzione che ci fosse qualcosa da salvare, per poi concludere la giornata riponendoli la dove li aveva presi.

 

Nel frattempo il nostro sempre più convinto Antony Santiago dopo la doccia e la colazione, prepara il suo manoscritto. Preso da un misto di ansia e gioia, si dirige con passo veloce verso la porta di casa. Oramai solo quella porta gli impedisce di vedere, come il mondo possa essere cambiato nei due anni passati sul suo racconto. Con l’agilità di un ventiquattrenne, mentre con una mano stringe il suo manoscritto con l’altra afferra il cappotto, poi con la stessa agilità stringe il plico tra i denti e apre la porta, un istante dopo con la stessa mano afferra la bici e in meno di quanto avrebbe fatto in un qualsiasi altro giorno è fuori. 

Un lungo respiro, volgendo lo sguardo verso il cielo, come a recuperare il fiato e poi con rinvigorita forza salta sulla bici e via, via verso il successo.

 

Santiago con l’energia di cui le sue gambe sono dotate, inizia a pedalare per arrivare al primo ufficio postale, mentre, il nostro ben più dolente Giulio con un passo lento e instabile si muove da un lato all’altro della sua stanza per prelevare l’ennesimo racconto e quasi con lo stesso entusiasmo di quando li scriveva riprende la sua severa lettura.

 

Legge, sospira e scuote la testa come a disapprovare ciò che una mano troppo giovane e priva di sapienza aveva narrato.

 

- Maledizione! Anche questo è improponibile! – urla nella solitudine della sua stanza.

- Come si può! – aggiunge, ripiombando nel silenzio dei suoi pensieri.

 

Antony oramai sempre di più nella parte di Santiago, giunto all’ufficio postale lascia cadere la bici sul marciapiede e senza preoccuparsi di assicurarla in alcun modo, si ricompone ed entra.

Eccolo! Pronto a compiere il suo primo grande passo.

 

- Un modulo per la raccomandata, per favore. – chiede allo sportello

 

Ricevuto il modulo si sposta per compilarlo con calma e attenzione, scrive il mittente, il destinatario poi barra le giuste caselle e finalmente:

 

- Dovrei Spedire questa – rivolgendosi all’impiegato

 

E’ Fatta! – pensa Santiago mentre sentendosi già lo scrittore che meritava di essere si allontana, riprende la sua bici e come se non avesse casa inizia a girovagare per la città.

 

In quelle ore, Giulio, stanco più che mai, realizza di non essere nelle condizioni di dedicare la giusta attenzione ai suoi scritti, arrivato a stenti alla porta del suo studio, la apre e rivolgendosi a Marta, la sua assistente le dice:

 

- Marta, oggi non mi sento molto in forma ho bisogno di riposare.

- Certo Giulio – rispose guardandolo con occhi teneri – Annullerò ogni tuo appuntamento. – aggiunse Marta.

 

Marta quando iniziò a collaborare con Giulio aveva solo ventidue anni e dopo quarantasette, aveva imparato a conoscerlo molto bene. Lo conosceva, al punto da capire che se sentiva la necessità di allontanarsi dalle sue creature, era perché le forze non lo sostenevano

 

- A domani Marta! – salutò con voce stanca, lasciando i suoi scritti lì dove nessuno mai avrebbe potuto violarli.

 

Mentre ora in quella stanza tutto tace, tutto si è fermato e solo il ticchettio dell’orologio appeso al muro ricorda l’avanzare inesorabile del tempo, Santiago dopo aver chiamato alcuni amici si concede una giornata all’insegna dello svago allietato dalla compagnia di chi per ben due anni aveva rispettato il suo ritiro ed ora era pronto, insieme a lui, per festeggiare.

 

Giunge la notte e nel buio che l’avvolge, ogni dettaglio si perde, ora la stanza di Antony e lo studio di Giulio non sembrano più così diversi, gli stessi due scrittori non sembrano più così lontani.

 

Con l’arrivo del mattino, un filo di luce attraversa la gelosia delle finestre, come a voler sbirciare ciò che a nessuno era concesso di vedere ma allo stesso modo arriva ad evidenziare l’assenza Giulio, sì perché oggi  lo scrittore non è nel suo studio.

Giulio infatti oggi non è lì con i suoi ricordi e non lo sarà neanche domani e dopodomani ancora.

Solo quando le forze giunsero in soccorso delle sua stanche membra, il nostro saggio scrittore fece ritorno tra i suoi amori, pronto ad occupare il suo posto così come aveva fatto per una intera vita.

Quel giorno, Marta che in tutti quegli anni aveva saputo amarlo in  silenzio, lo aiutò a raggiungere la sua vecchia sedia e con lo stesso amore di sempre gli porge un plico.

Giulio legge attentamente la provenienza e come un bambino, davanti ai doni di natale, avidamente lo scarta.

Lo stanco scrittore immerso nella sua lettura, poco tempo dopo inizia a farfugliare parole senza senso e come divorato da quel racconto, come chi tenta di liberarsi da una stretta troppo forte, inizia a far cadere dalla scrivania, ogni singola pagina già letta, per far posto al sui seguito.

Una lacrima bagna i suoi occhi e scivola lenta lungo il suo volto, poi un sorriso muove le sue labbra evidenziando quelle rughe che neanche ricordava di avere.

Persino il suo vecchio orologio faticava a seguire il ritmo ed i tempi di quella lettura così rapida ma attenta, mentre Marta attraverso la porta socchiusa, come se leggesse insieme al suo amore, sorrideva e lacrimava al suo stesso ritmo. 

 

Il tempo passa e la luce, pian piano, mette in ombra ogni altra cosa in quella stanza, ad eccezione di quel racconto in mano allo scrittore come se volesse rubare del tempo da donare a quel vecchio bambino.

Finalmente solo, quando ogni cosa avvolta dal buio della notte si confonde, i due scrittori si fondono in un unico sol pensiero.

 

Da un lato Santiago e dall’altro Giulio come fossero realmente uno dinnanzi all’altro.

 

- Santiago, oggi mi hai ridonato una giovinezza che pensavo perduta – disse nel silenzio del suo studio.

- Oggi ho rivissuto il tempo in cui la mia penna scorreva veloce. – aggiunse.

 

E con un ultimo sospiro chiuse quegli occhi stanchi che tanto avevano visto.

 

Due mesi dopo

 

Nello stesso studio, sulla stessa scrivania, nuovi oggetti, nuove foto prendono il posto dei ricordi e un giovane scrittore, dallo spirito audace ed intraprendente, dopo aver fatto posto alle sue cose inizia a far scorrere velocemente tra le sue mani i vari manoscritti per riporli in tante scatole ordinate e numerate con su scritto “RESPINTO”.

 

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Purtroppo non ho tempo per un'analisi dettagliata, ma ti confesso che ho avuto l'impressione che questo racconto sia stato buttato giù in maniera alquanta frettolosa e postato senza alcuna revisione.

Ci sono parecchie cose che non vanno, a iniziare dal tempo della narrazione.  Parti al presente, per poi passare senza motivo al passato, ritornare al presente e poi ancora al passato...

Altra cosa da sistemare assolutamente è la punteggiatura: usi una marea di virgole, anche quando sarebbero necessari altri segni d'interpunzione. 

Mi limito a farti un esempio dall'incipit:

 

Guarda il calendario appeso di fronte alla sua scrivania, ruota la lampada che ha sul tavolo, è il 12 gennaio, mentre la vecchia radiosveglia poco lontano indica le 4:55.
Dopo "tavolo" una semplice virgola proprio non può stare: mi sembrano quasi obbligatori i due punti (che servirebbero in parecchi altri passaggi e che purtroppo mi pare non usi mai, o quasi mai).  Toglierei anche la prima virgola e la sostituirei con una "e", perché le coordinate non andrebbero mai introdotte da una virgola.  Avrei qualcosa da ridire anche sulla terza virgola e su quel "mentre", in realtà. Ma, a voler essere pignolo, è l'intera struttura della frase che non mi convince: la scelta di sottintendere il soggetto rende l'incipit troppo brusco, a mio avviso, e la seconda proposizione (ruota la lampada che ha sul tavolo) non è una conseguenza dalla prima, anzi direi che è esattamente il contrario.  Lui ruota la lampada per illuminare il calendario, ma lo sta già guardando: cosa lo guarda a fare se è al buio?  Io la riscriverei così (senza modificare in nulla il messaggio):
Antonio ruota la lampada che ha sul tavolo per illuminare il calendario appeso di fronte alla scrivania: è il 12 gennaio e la vecchia radiosveglia poco lontano indica le 4:55.
 
Altra cosa su cui al tuo posto porrei attenzione è la struttura delle frasi: hai la tendenza a complicarne la struttura al punto da rendere a volte difficile la lettura.  Un solo esempio anche qui:
 
Lo stesso giorno, non molto lontano di tutt’altro umore inizia la giornata Giulio che ormai dall’alto...
Analizziamola: inizi addirittura con tre complementi:
lo stesso giorno  > compl. di tempo
non molto lontano > compl. di luogo
di tutt'altro umore  > compl. di modo 
inizia  > pred. verbale
la giornata  > compl. oggetto
quando finalmente arriva il soggetto il lettore è ormai allo stremo e ancora non sa che il buon Giulio si porta dietro una relativa che si incastra con altre subordinate per ancora una riga e mezzo di testo.  Risultato: lettore irrimediabilmente ko...
Spero di averti dato qualche spunto per revisionare il racconto, nel caso ti interessi farlo.  
L'idea di base è anche carina, ma la forma ha bisogno di una decisa rinfrescata.  A mio parere, s'intende.

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Purtroppo non ho tempo per un'analisi dettagliata, ma ti confesso che ho avuto l'impressione che questo racconto sia stato buttato giù in maniera alquanta frettolosa e postato senza alcuna revisione.

Ci sono parecchie cose che non vanno, a iniziare dal tempo della narrazione.  Parti al presente, per poi passare senza motivo al passato, ritornare al presente e poi ancora al passato...

Altra cosa da sistemare assolutamente è la punteggiatura: usi una marea di virgole, anche quando sarebbero necessari altri segni d'interpunzione. 

Mi limito a farti un esempio dall'incipit:

 

Guarda il calendario appeso di fronte alla sua scrivania, ruota la lampada che ha sul tavolo, è il 12 gennaio, mentre la vecchia radiosveglia poco lontano indica le 4:55.
Dopo "tavolo" una semplice virgola proprio non può stare: mi sembrano quasi obbligatori i due punti (che servirebbero in parecchi altri passaggi e che purtroppo mi pare non usi mai, o quasi mai).  Toglierei anche la prima virgola e la sostituirei con una "e", perché le coordinate non andrebbero mai introdotte da una virgola.  Avrei qualcosa da ridire anche sulla terza virgola e su quel "mentre", in realtà. Ma, a voler essere pignolo, è l'intera struttura della frase che non mi convince: la scelta di sottintendere il soggetto rende l'incipit troppo brusco, a mio avviso, e la seconda proposizione (ruota la lampada che ha sul tavolo) non è una conseguenza dalla prima, anzi direi che è esattamente il contrario.  Lui ruota la lampada per illuminare il calendario, ma lo sta già guardando: cosa lo guarda a fare se è al buio?  Io la riscriverei così (senza modificare in nulla il messaggio):
Antonio ruota la lampada che ha sul tavolo per illuminare il calendario appeso di fronte alla scrivania: è il 12 gennaio e la vecchia radiosveglia poco lontano indica le 4:55.
 
Altra cosa su cui al tuo posto porrei attenzione è la struttura delle frasi: hai la tendenza a complicarne la struttura al punto da rendere a volte difficile la lettura.  Un solo esempio anche qui:
 
Lo stesso giorno, non molto lontano di tutt’altro umore inizia la giornata Giulio che ormai dall’alto...
Analizziamola: inizi addirittura con tre complementi:
lo stesso giorno  > compl. di tempo
non molto lontano > compl. di luogo
di tutt'altro umore  > compl. di modo 
inizia  > pred. verbale
la giornata  > compl. oggetto
quando finalmente arriva il soggetto il lettore è ormai allo stremo e ancora non sa che il buon Giulio si porta dietro una relativa che si incastra con altre subordinate per ancora una riga e mezzo di testo.  Risultato: lettore irrimediabilmente ko...
Spero di averti dato qualche spunto per revisionare il racconto, nel caso ti interessi farlo.  
L'idea di base è anche carina, ma la forma ha bisogno di una decisa rinfrescata.  A mio parere, s'intende.

 

 

Grazie Marcello.

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Credo sia necessaria una revisione della punteggiatura: non metti le virgole dove servono, metti le maiuscole dove non si deve, punti e a capo senza logica. Se hai fatto un copia incolla da Word, ti conviene controllare meglio la formattazione la prossima volta :)

Qui sotto di faccio un esempio di come aggiusterei un pezzetto.

 

Tante rinunzie e sofferenze, ma alla fine c’è l’ha fatta.
Non resta che preparare il tutto e cercare un Editore. Sì, ma non uno qualunque, uno  una persona che sappia apprezzare il suo lavoro, il suo studio, i suoi sacrifici. (questa ripetizione la toglierei)
Un Editore con la E maiuscola, uno che sappia cosa vuol dire scrivere e Antonio aveva già un nome in mente.
“Sono sicuro che sarà un successo” - pensava
“Ora una doccia, la colazione e poi preparo il plico da spedire.” – continuò nei suoi pensieri.

 

Un'altra cosa: a volte ti lasci andare a dei pensieri come

 

 

Legge, sospira e scuote la testa come a disapprovare ciò che una mano troppo giovane e priva di sapienza aveva narrato.

 

Secondo me sono solo riempitive, non dicono niente, vogliono solo suscitare un'emozione nel lettore senza riuscirci. Preferisco l'inizio, dove tutto scorreva meglio, dove non appesantivi il tuo raccontare con aggettivi e frasi a volte inutili. Ma ovviamente, è un mio parere personale, sei libero di farne quello che vuoi. :)

 

Se posso consigliarti un'altra cosa, nella scena dove l'uomo si commuove a leggere il manoscritto, al posto della lacrima e delle lusinghe al vuoto, sarei andata oltre, nei suoi sentimenti, nelle sue sensazioni fisiche, avrei lasciato raccontare a loro quell'emozione di gratitudine, perchè altrimenti sembra qualcosa di letto e riletto. La sfida interessante è riuscire a raccontare una scena che ovviamente hai già visto (perchè le emozioni quelle sono, niente ci possiamo fare) ma vederle da un altro punto di vista, ancora inesplorato.

 

Tra l'altro, consiglio tra esordienti, MAI spedire una raccomandata a un editore. Se non si trovasse in ufficio gli lascerebbero la ricevuta, credendo chissà cosa sia di grave il nostro scocciato editore andrà alla posta, scoprirà che è un manoscritto e lo butterà, maledicendo l'arroganza di chi credeva che un manoscritto valesse tutto quel tempo.

 

Se correggi questi piccoli problemi di forma, sono certa che la prossima volta sarà più facile apprezzare le tue storie :)

 

A rileggerti! :D

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Ciao Criptico,

come al solito hai un gusto molto particolare per ironizzare sulle umane difficoltà raccontando i fatti un po' con amarezza e un po' con un sottile disincanto. In quest'opera azzecchi un tema caro a noi tutti: la difficoltà di una pubblicazione rincorsa con scrupolo e impegno e sottratta all'ultimo momento da un imprevisto inappellabile come la morte del redattore.

Io sarei stato ancora più brutale concentrandomi sulle peripezie tragicomiche che quasi impediscono a Santiago di spedire il suo libro. Io avrei sottolineato i sotterfugi e le prepotenze a cui era stato costretto lo scrittore per poter spedire il libro, sottolineando che sembrava quasi che tutto il mondo tramasse contro di lui per impedirgli la spedizione.

Sono d'accordo anche io che il racconto è stato scritto di getto e merita un'accurata rilettura, però l'idea c'è e deve essere sfruttata.

A risentirci.

 

Edison 

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Grazie Edison,

come sempre apprezzo il tuo interesse per i miei racconti.
Sto lavorando molto sulla debolezza della mia scrittura facendo tesoro di ogni vostro commento.

 

Sinceramente Grazie.

 

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On 31/1/2016 at 23:53, Criptico dice:

Grazie Edison,

come sempre apprezzo il tuo interesse per i miei racconti.
Sto lavorando molto sulla debolezza della mia scrittura facendo tesoro di ogni vostro commento.

 

Sinceramente Grazie.

 

 

In varie situazione ho notato che esiste un'enorme differenza tra il fare le cose in forma '''amatoriale''' o '''professionale'''.

 

Nella forma professionale ci sono una marea di vincoli, regole da seguire, ed anche solo aggirarle (non evitarle) richiede intuito, esperienza, capacita', allenamento (toh' per evitare i vincoli del professionale bisogna essere dei professionisti).

 

Io penso che a dieci anni e' presto per mettersi dentro quei vincoli, bisognerebbe spaziare, contro tutto e tutti, e forse specialmente contro se stessi.

 

O forse sbaglio, i futuri grandi scrittori incominciano da bamb ... ragazzin .. picco (.. ehm ... scrivi molto meglio di me, mi viene difficili definirti in '''minore''').

 

(In effetti io sono fuori target, se una cosa piace a me e' molto probabile che piaccia solo a me :) ).

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Il tema è interessante, ma credo che il racconto andrebbe riletto e revisionato.

Per alcuni errori dovrebbe essere sufficiente il correttore automatico di word.

La punteggiatura sarebbe da rivedere in maniera forte.

Infine, credo tu possa lavorare di lima su questo racconto, tagliando via un bel po' di termini che lo appesantiscono inutilmente.

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Ad integrazione del commento precedente, ecco alcuni degli errori a cui mi riferivo:

 

"Tante rinunzie e sofferenze ma alla fine c’è l’ha fatta." - la forma corretta è ce l'ha.

"Antonio aveva già un nome in mente. "Sono sicuro che sarà un successo” - pensava" - fino a questo punto il tempo utilizzato era il presente (guarda il calendario... è il...), ora passi all'imperfetto.

"Preso da mille dubbi, si guarda in torno" - la forma corretta è "intorno".

"Dovrei Spedire questa – rivolgendosi all’impiegato" - spedire dovrebbe iniziare con la minuscola.

Punteggiatura:

""Sono sicuro che sarà un successo” - pensava" - manca il punto dopo il "pensava", la cosa si ripete diverse volte in maniera simile.

"Marta quando iniziò a collaborare con Giulio aveva solo ventidue anni e dopo quarantasette, aveva imparato a conoscerlo molto bene." - forma migliore (secondo me): Marta aveva iniziato a collaborare con Giulio quando aveva solo ventidue anni. Da allora, ne erano passati quarantasette e aveva imparato a conoscerlo molto bene.

Lima

"Non resta che preparare il tutto e cercare un Editore, sì ma non uno qualunque, uno che sappia apprezzare il suo lavoro, il suo studio, i suoi sacrifici.
Un Editore con la E maiuscola, uno che sappia cosa vuol dire scrivere e Antonio aveva già un nome in mente."
Come lo revisionerei:
"Non resta che preparare il tutto e cercare un Editore con la E maiuscola, uno che sappia cosa vuol dire scrivere. Antonio aveva già un nome in mente."
 
Giulio legge attentamente la provenienza e come un bambino, davanti ai doni di natale, avidamente lo scarta.
Come lo revisionerei:
Giulio legge la provenienza e lo scarta con l'avidità che provano bambini per regali di Natale.

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Testo ideale per sfogare i propri sadici istinti con un commento. Purtroppo non tutti possiamo arrivare per primi e così, dopo gli interventi di Marcello, _Nemesis_, Edison, giusdb, Ludwig von Drake (ma sentite che nomi da giuria di corte marziale!), mi sento come uno dei più valorosi guerrieri Sioux che - forse per un guasto alla radiosveglia - giunge nei pressi del torrente Little Bighorn e si accorge che ormai persino il corpo di G. A. Custer è ormai in stato di rigor mortis.

Che dire? Infierisco sul cadavere? Riassumo: errori di distrazione, di sintassi, di punteggiatura... Sembra davvero un compito a casa svolto da uno studente un po' svogliato.

 

Ma proviamo a cambiare prospettiva: forse il tema coinvolge l'autore al punto da non permettergli il necessario distacco emotivo.

Il tema è carino, ma la descrizione è un po' troppo colloquiale, come se lo stesse raccontando ad un amico o come se fosse ancora nella fase visionaria della progettazione. E, a proposito di "visionario", i disegni che spuntano un po' come funghi sono decisamente più appropriati a rendere la storia.

"Un immagine vale più di mille parole" (... dile antico plovelbio cinese), e quelle immagini sono "poesia", che colgono l'essenza dei passaggi che invece il testo non è stato in grado di fermare.

 

Ispirandomi al fumetto, avrei esordito più o meno così:

 

La notte è fatta per dormire, ma qualcuno la usa per scrivere.

Dopo quasi due anni, alle 4.55 di un fatidico martedì 13 l'aspirante romanziere Antonio, poi in arte Anthony Santiago, metteva la parola fine alla sua opera prima. Per chi è superstizioso, il martedì 13 è un giorno nefasto, ma Antonio era convinto che per lui sarebbe stata la data d'inizio della sua fortuna. 

 

In questo modo diciamo parecchio sul personaggio e sulla vicenda, sprecando poche righe e introducendo la possibilità di virare verso l'imprevedibile "sfortuita" coincidenza.

 

A rileggerti

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