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Criptico

Due Euro

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Commento

 

Oggi devo accompagnare mio padre al funerale. Odio i funerali, perché, sarà una frase fatta, mi ricordano che la vita è breve e che qualunque cosa tu faccia non si può pensare di sfuggire alla morte.

 

Beh! Dopo questo momento di riflessione sulla vita, torniamo a noi, oggi mi tocca andarci perché era una persona cara ai miei genitori, ovviamente parlo del defunto.

 

. Lo chiamavamo zio Aldo, anche se, in realtà non è un parente, da noi capita spesso di dare il titolo di zio per un senso di rispetto.

 

Mia moglie Franca, preoccupata al solito delle apparenze, per quello che la gente può dire o pensare se non vesti bene, se non hai l’auto lustra e apparentemente nuova, anche se ha più di sedici anni, mi ricorda di portare l’auto al lavaggio.

 

- Matteo! Vuoi venire con me all’autolavaggio – Chiedo a mio figlio
Approfitto di queste occasioni per passare un po’ di tempo con lui, mi trovo a mio agio con Matteo più che con tanti altri adulti, abbiamo molti interessi in comune e ci divertiamo a giocare con i suoi giochi che spesso, sono io stesso a suggerirgli di chiedere a Babbo Natale.

 

- No! Devo studiare e poi ho scuola calcio – mi risponde Matteo.

 

- Ok! Io vado allora! – rispondo cercando di non far capire che in realtà ci sono rimasto male.

 

Comunque mi dirigo verso l’autolavaggio che non è proprio dietro l’angolo, infatti per arrivarci, occorrono circa quindici minuti perché si trova in un altro paese, lì c’è di tutto, il tabaccaio, il salumiere, c’è persino un bar, dove i giovani del paese s’incontrano per giocare, sì perché in quel bar c’è una saletta con molti giochi, se non ricordo male un tavolo da biliardo e un flipper acquistato da una sala giochi la “Giocomania” che si trova in città.
Diavolo! La città è proprio lì che devo andare oggi e occorre che mi dia una mossa poiché per arrivarci andando a tavoletta a non meno di cento chilometri orari impiego cinquanta minuti. L’ultima volta ci sono andato con mia moglie e Matteo, sarà stato lo scorso anno, ci siamo divertiti da morire, lei solitamente non guida ma quella volta ha voluto provare, ma solo in periferia. Franca alla guida, io al suo fianco e Matteo dietro a ridere delle mie barzellette che spesso invento sul momento. Tutti mi dicono che sono bravo a raccontarle e che dovrei partecipare ad uno di quei programmi che fanno in TV.

 

Un mio amico sostiene che ti pagano per partecipare, dice che lo fanno, anche se non vinci. Antonio il mio amico ha lavorato tanti anni in Svizzera ed era una persona importante, quelle che dirigono le emittenti televisive, quindi, lui ne sa di queste cose.

 

Comunque tornando al mio viaggio in città ho un ricordo di mia moglie molto particolare, era diversa, era una di quelle rare volte in cui si ricordava di essere stata bambina, quell’età in cui si fanno cose semplici come i versi per prendere in giro.

 

Mentre guidava giocava con una moneta di due euro, chiedendo

 

-Chi vuole il gelato? – diceva mentre continuava a mostrare la moneta per poi sottrarre rapidamente la mano ad ogni nostro tentativo di afferrarla.

 

La cosa divertente è che la moneta le scivolò di mano e andò a finire nella fessura che c’è sul volante, quella dove è alloggiato il pulsante del clacson.
Ci pensate? Poteva andare a finire ovunque e invece no, andò a finire proprio in quella fessura.

 

Ogni volta che mia moglie sterzava la monetina finiva per far suonare il clacson e tutta la gente si girava a guardare come a chiedersi cosa volesse da loro quella donna.

 

Finalmente sono arrivato all’autolavaggio, è uno di quelli automatici, dove inserisci cinque euro e una macchina ti restituisce cinque gettoni. Devi usare un gettone per ogni cosa.

 

Uno per l’aspirapolvere che tra l’altro bisogna usare in fretta, perché, funziona a tempo, probabilmente perché se così non fosse tutti farebbero con calma e gli altri dovrebbero aspettare molto per il loro turno, anche se in effetti non ho mai visto altre macchine oltre la mia.

 

Dopo l’aspirapolvere ne uso uno per lavare i tappetini poi uno per mettere il sapone e uno per risciacquare.

 

Alla fine ti rimane sempre un gettone e io lo metto da parte insieme agli altri due che ho già, così tra un paio d’anni avrò un lavaggio gratis.

 

Ecco finalmente ho finito. La mia fiammante Fiat 127 come nuova, la vernice rossa sembra ritornata quella di un tempo. Quando la comprai la scelsi di quel colore perché era molto simile a quella di una Ferrari che vedevo in un telefilm.

 

Sapevate che la Ferrari è della Fiat? Quindi la tecnologia usata per costruire la mia auto è la stessa.

 

Bene! Sono le 14:30 in perfetto orario per tornare a casa e far vedere a mia moglie il bel lavoro fatto, cambiarmi di abito che nel frattempo Franca avrà inamidato, stirato ed adagiato sul letto.

 

L’abito è lo stesso del mio matrimonio, quando lo comprai mia madre mi fece scegliere un blu scuro, molto scuro quasi nero e ricordo ancora che mi disse:

 

- con questo colore puoi sempre utilizzarlo in altre occasioni.

 

Ricordo che nell’elencare le varie occasioni in cui avrei potuto usarlo c’era anche il funerale. Pace all’anima sua.

 

In realtà mi consigliò un blu scuro quasi nero anche per l’auto ma per quella non le diedi retta.

 

- Ciao! Sono tornato! – dico arrivato a casa e mia moglie che rispondendo al saluto mi fa

 

- Muoviti che è tardi! Tu come al solito per fare una cosa di cinque minuti perdi un’ora, per una di un’ora una settimana e …

 

- Ok! Ho capito! – la interrompo perché dopo la settimana si arriva all’anno e dopo si litiga.

 

Entro in camera, mi cambio di abito e:

 

- I calzini li hai cambiati? – mi chiede mia moglie

 

- Si! Ho messo quelli puliti – rispondo

 

- E dove li hai messi quelli sporchi? – mi domanda

 

“Cazzo! Lo sapevo ed ora che m’invento?”

 

- Li ho buttati! Erano bucati! – rispondo

 

- Vabbè!  Ho capito - dice lei

 

- Cosa hai capito? – aggiungo. “Quando dice “Vabbè” ho sempre il sospetto che non se la sia bevuta”

 

- Muoviti che tuo padre ti aspetta. Mi raccomando non farmi fare brutta figura con le zie. – conclude.

 

Le chiamiamo così sempre per lo stesso motivo per cui chiamavamo zio il morto.

 

Esco in fretta mentre mi accorgo di non aver messo le scarpe, mi volto per andare a prenderle e vedo lei, mia moglie con in mano le scarpe, mentre mi guarda come un plotone di esecuzione guarda il condannato prima di tirare il grilletto. Abbasso lo sguardo mentre mi dirigo verso di lei e non per guardare in terra per paura di inciampare.

 

M’infilo le scarpe, per fortuna sono senza lacci così mi posso allontanare più velocemente.

 

Arrivo a casa di mio padre che abita affianco e urlo.

 

- Paaaaaaaaaaaaapà!

 

- Che urli deficiente! – dice lui mettendo il dito sul labbro per indicarmi di silenziare la mia voce.

 

- Non sono mica sordo – aggiunge – che devi dire la gente?  – conclude.

 

- Andiamo papà che se no facciamo tardi e poi va a finire che è colpa mia. – gli rispondo

 

Lo faccio salire in auto, gli ricordo di mettere la cintura e finalmente si parte.

 

Non sto a raccontarvi il resto del viaggio, perché in effetti non c’è molto da raccontare. Quando sono con mio padre non è che si parli molto, si parla talmente poco che mi dimentico persino di pensare.

 

Arriviamo a casa del morto, ci saranno state almeno centocinquanta persone e parcheggio l’auto.

 

“Miii che facce tristi” – penso

 

Tutti parlano a bassa voce sussurrando. Mio padre mi prende per il gomito e mi spinge in direzione delle zie, mi avvicino e:

 

- ciao zie! – quasi non so’ cosa aggiungere.

 

A salvarmi da quella situazione di imbarazzo mi si avvicina un uomo alto che indossava una giacca come la mia, un cappello con visiera e mi sussurra:

 

- Devi spostare la macchina. E’ tua quella macchina rossa, vero?

 

- Perché? – gli chiedo

 

- Perché li devo parcheggiare il carro funebre – dice lui.

 

“Ecco perché c’era tutto quel posto”

 

Senza aggiungere altro arrossisco per l’imbarazzo mi dirigo verso l’auto, veloce ma in punta di piedi, entro in auto, metto in moto cercando di tenere i giri del motore al minimo per non fare troppo rumore, sterzo e … parte il clacson. Minchia i due euro. Che figura di merda.

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Intervento Staff

 

Scusa, Criptico, ma devi leggere attentamente il regolamento, per favore.

Questa volta i caratteri sono giusti, ma hai usato di nuovo lo stesso commento per il frammento fuori regolamento, fatto alle 14 circa. E come sai bisogna usare un commento fatto entro un'ora prima del post.

Quando avrai un altro commento valido, contattami pure.

 

Chiudo.

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Ciao ;)

 

Lo chiamavamo zio Aldo, anche se, in realtà non è un parente, da noi capita spesso di dare il titolo di zio per un senso di rispetto.

Per un senso non mi piace molto come forma. Forse "in segno di rispetto" sarebbe meglio.

 

- Matteo! Vuoi venire con me all’autolavaggio – Chiedo a mio figlio
Approfitto di queste occasioni per passare un po’ di tempo con lui, mi trovo a mio agio con Matteo più che con tanti altri adulti, abbiamo molti interessi in comune e ci divertiamo a giocare con i suoi giochi che spesso, sono io stesso a suggerirgli di chiedere a Babbo Natale.

Mi piace. Senza troppo giri di parole, metti subito in evidenza una particolare caratteristica del protagonista, ovvero questo suo lato "bambino".

 

Comunque mi dirigo verso l’autolavaggio che non è proprio dietro l’angolo, infatti per arrivarci, occorrono circa quindici minuti perché si trova in un altro paese, lì c’è di tutto, il tabaccaio, il salumiere, c’è persino un bar, dove i giovani del paese s’incontrano per giocare, sì perché in quel bar c’è una saletta con molti giochi, se non ricordo male un tavolo da biliardo e un flipper acquistato da una sala giochi la “Giocomania” che si trova in città.

E' una frase un pò troppo lunga. Credo bisognerebbe proprio riscriverla, per renderla più fluida. Io suggerirei una cosa simile a questa:

Comunque mi dirigo verso l'autolavaggio. Mi ci vuole un quarto d'ora buono per arrivarci, perché si trova in un altro paese. Lì c'è tutto [...]. C'è persino un bar dove i giovani del paese s'incontrano per giocare: dentro c'è una saletta con molti giochi fra cui, se non ricordo male, un biliardo e un flipper acquistato da una sala giochi chiamata la Giocomania.

 

Ho tentato di modificare la frase come, almeno secondo me, sarebbe suonata meglio. Come vedi, ho evidenziato la parola gioco perché nel testo è ripetuta moltissime volte. L'ho lasciata così anche nella mia "modifica" perché non avrei saputo come cambiarla senza rimuovere qualche frase. Forse i giovani al bar potrebbero discutere, anziché giocare (presumo a carte?).

 

Diavolo! La città è proprio lì che devo andare oggi e occorre che mi dia una mossa poiché per arrivarci andando a tavoletta a non meno di cento chilometri orari impiego cinquanta minuti.

Io avrei scritto "Diavolo, la città! E' proprio lì che devo andare oggi [...] 

Ma non ci metteva un quarto d'ora oppure ho capito male io?

 

Se il racconto doveva avere una vena buffa, c'è riuscito. Il personaggio è abbastanza divertente, alcune scene sono molto graziose. Quella del carro funebre in particolare, perché ci si rispecchia facilmente.

 

Però devi cercare di stare più attento allo stile e in particolare alla revisione che segue la scrittura del racconto. Il mio consiglio sarebbe di dare maggiore attenzione a dove posizioni le virgole e in particolare di spezzare un poco di più le frasi con i punti o i punti e virgola. Spesso ho ritrovato nel testo frasi talmente lunghe da doverle rileggere, e in testo che vuole avere una vena ironica questa è una pecca importante, perché spezza il ritmo del racconto.

 

In qualsiasi caso, ho comunque apprezzato molte parti e sono certa che con un poco di occhio in più riuscirai a correggere gli errori. Spero di essere stata utile :)

 

 

 

 

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Ciao ;)

 

Lo chiamavamo zio Aldo, anche se, in realtà non è un parente, da noi capita spesso di dare il titolo di zio per un senso di rispetto.

Per un senso non mi piace molto come forma. Forse "in segno di rispetto" sarebbe meglio.

 

- Matteo! Vuoi venire con me all’autolavaggio – Chiedo a mio figlio
Approfitto di queste occasioni per passare un po’ di tempo con lui, mi trovo a mio agio con Matteo più che con tanti altri adulti, abbiamo molti interessi in comune e ci divertiamo a giocare con i suoi giochi che spesso, sono io stesso a suggerirgli di chiedere a Babbo Natale.

Mi piace. Senza troppo giri di parole, metti subito in evidenza una particolare caratteristica del protagonista, ovvero questo suo lato "bambino".

 

Comunque mi dirigo verso l’autolavaggio che non è proprio dietro l’angolo, infatti per arrivarci, occorrono circa quindici minuti perché si trova in un altro paese, lì c’è di tutto, il tabaccaio, il salumiere, c’è persino un bar, dove i giovani del paese s’incontrano per giocare, sì perché in quel bar c’è una saletta con molti giochi, se non ricordo male un tavolo da biliardo e un flipper acquistato da una sala giochi la “Giocomania” che si trova in città.

E' una frase un pò troppo lunga. Credo bisognerebbe proprio riscriverla, per renderla più fluida. Io suggerirei una cosa simile a questa:

Comunque mi dirigo verso l'autolavaggio. Mi ci vuole un quarto d'ora buono per arrivarci, perché si trova in un altro paese. Lì c'è tutto [...]. C'è persino un bar dove i giovani del paese s'incontrano per giocare: dentro c'è una saletta con molti giochi fra cui, se non ricordo male, un biliardo e un flipper acquistato da una sala giochi chiamata la Giocomania.

 

Ho tentato di modificare la frase come, almeno secondo me, sarebbe suonata meglio. Come vedi, ho evidenziato la parola gioco perché nel testo è ripetuta moltissime volte. L'ho lasciata così anche nella mia "modifica" perché non avrei saputo come cambiarla senza rimuovere qualche frase. Forse i giovani al bar potrebbero discutere, anziché giocare (presumo a carte?).

 

Diavolo! La città è proprio lì che devo andare oggi e occorre che mi dia una mossa poiché per arrivarci andando a tavoletta a non meno di cento chilometri orari impiego cinquanta minuti.

Io avrei scritto "Diavolo, la città! E' proprio lì che devo andare oggi [...] 

Ma non ci metteva un quarto d'ora oppure ho capito male io?

 

Se il racconto doveva avere una vena buffa, c'è riuscito. Il personaggio è abbastanza divertente, alcune scene sono molto graziose. Quella del carro funebre in particolare, perché ci si rispecchia facilmente.

 

Però devi cercare di stare più attento allo stile e in particolare alla revisione che segue la scrittura del racconto. Il mio consiglio sarebbe di dare maggiore attenzione a dove posizioni le virgole e in particolare di spezzare un poco di più le frasi con i punti o i punti e virgola. Spesso ho ritrovato nel testo frasi talmente lunghe da doverle rileggere, e in testo che vuole avere una vena ironica questa è una pecca importante, perché spezza il ritmo del racconto.

 

In qualsiasi caso, ho comunque apprezzato molte parti e sono certa che con un poco di occhio in più riuscirai a correggere gli errori. Spero di essere stata utile :)

 

 

 

 

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Ciao Saoirse,

ti ringrazio per aver dedicato il tuo tempo alla lettura di questo mio piccolo racconto.

 

Sono pienamente in accordo con te per le osservazioni precise e puntuali che hai fatto.

Normalmente scrivo i miei racconti direttamente di getto nella sezione del forum e confermo

l'invio ancor prima di aver riletto il tutto e questa è una cosa che mi rimproverano in molti.

 

Nel racconto precedente "Maledetti fari" è accaduta la stessa cosa.

 

Ad ogni modo la città è il luogo dove il protagonista deve recarsi con il padre per il funerale e

se ne ricorda mentre si dirige in un paese a dodici chilometri di distanza per lavare l'auto.

 

Effettivamente le frasi troppo lunghe e mal costruite spezzano il ritmo che dovrebbe essere

più incalzante.

 

Sono contento se sono riuscito a strapparti anche un solo piccolo sorriso.

 

Grazie

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Ciao Criptico,

ti dirò la verità: a metà del racconto ero stato tentato di sospendere la lettura. Se hai la capacità dell'ironia e di immedesimare il lettore nelle vicende del protagonista in questo caso la storia procedeva incolore e priva di spunti sensazionali. La domanda che mi è venuta in mente durante il testo è stata: io ho i miei problemi e le mie difficoltà, perché devo stare a sentire anche quelli di un altro?

Nel frammento "Maledetti fari" che ho avuto modo di apprezzare, c'era il vantaggio della brevità e hai evidenziato il problema sociale della sicurezza alla giuda, adesso il discorso è troppo lungo e troppo monotono per condurre chi ti segue all'ultima parola.

Non me ne volere, ma secondo me sai fare di meglio.

A rileggerti.

 

Edison

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Ciao Edison,

come sempre apprezzo i tuoi commenti e per questo non posso far altro che incassare la critica.

Il tentativo, in questo caso, era quello di ironizzare su un personaggio molto comune
che come tanti altri vive il ruolo di genitore prima e marito poi, con estremo disagio.

Molti autori di cabaret giocano su queste figure:

-il rapporto tra marito e moglie;

-il padre bambino;

-Le gaffe comuni e probabili che prima o poi ognuno di noi vive in tutte le varianti possibili.

 

Non credevo di aver esposto dei problemi, almeno non era quello che intendevo fare.

 

Personaggi come Dario Cassini (rapporto tra uomo e donna), Angelo Pintus (l'adulto che non comprende il bambino) e altri

giocano proprio sui problemi comuni di tutti noi per strappare un sorriso e non sempre dietro una loro battuta c'è

un messaggio sociale.

 

La mia natura burlona non può far altro che cercare una vena di ironia anche nella morte.

 

Grazie.

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