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La Londra Vittoriana

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Informazioni utili inerenti la Londra Vittoriana ^^

Una fonte letteraria di aspetti "particolari" è il libro "Il petalo cremisi e il bianco" di Faber Michel.

Una mappa con le pompe per l'acqua potabile ma non le fogne la trovate qui , dove è riportato uno studio sulle cause del colera di Londra del 1853.

Confrontando la mappa originale disegnata dal Dott.Snow con quella attuale (il cui link diretto si trova nel link già citato) si vedrà che non vi sono grandi differenze con la città attuale, sono state ricostruite le parti bombardate nella prima e seconda guerra mondiale, ma non vi sono stati grandi modificazioni urbanistiche.

La Londra vittoriana era espressione di una civilità divisa in caste: nobili, borghesi più o meno ricchi e proletari.

- Per i proletari è utile leggere "Il popolo degli abissi" di Jack London,

- per la nobiltà (quella che era riportata ne "Who's Who" una specie di elenco di tutti i nobili con i rispettivi titoli nobiliari, accademici e professionali) "L'importanza di chiamarsi Ernesto" di Oscar Wilde.

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Aggiungo le ricerche che ho svolto per il mio racconto (ambientato nel 1842 a Londra, quindi direi che rientra nel merito). A qualcuno potrebbe servire, spero.

Per epoca vittoriana (o età vittoriana) si intende comunemente in periodo della storia inglese compreso nel lungo regno della Regina Vittoria, cioè dal 1837 al 1901.

L'ascesa della regina Vittoria

La regina Vittoria salì al trono a soli 18 anni, nel 1837. Nei primi anni del suo regno il suo mentore fu William Lamb Melbourne, il primo ministro whig, e anche le amicizie personali della sovrana erano nel partito liberale. Nel 1840 Vittoria sposò Alberto, principe di Sassonia-Coburgo-Gotha, suo cugino. Anche se il matrimonio ebbe motivazioni politiche, fu un'unione felice, da cui nacquero nove figli: la primogenita fu Vittoria Adelaide Maria Luisa, più tardi imperatrice di Germania, mentre il primo maschio fu Alberto Edoardo, che salì al trono con il nome di Edoardo VII. Le posizioni conservatrici del principe Alberto influenzarono le idee politiche della regina; dopo il 1841, quando il governo Melbourne cadde, Vittoria divenne una sostenitrice ed alleata del partito conservatore. Negli ultimi vent'anni di regno, la popolarità di Vittoria presso tutte le classi sociali raggiunse i massimi livelli. Considerata un esempio di onestà, moralità, patriottismo e dedizione alla famiglia, Vittoria fu il simbolo vivente della solidità dell'impero britannico. Il suo regno, durato sessantatré anni, fu il più lungo nella storia dell'Inghilterra: durante quel periodo l'Inghilterra conobbe un periodo di prosperità senza precedenti, di cui trasse beneficio la classe media. Morì nel 1901.

La prima metà

Se l'età vittoriana è stata esaltata per le sue grandi innovazioni scientifiche e tecnologiche quali la ferrovia, la propulsione ad elica, l'illuminazione a gas e il telegrafo (1844), la maggior parte della critica posteriore e attuale ha ravvisato in essa, a torto o a ragione una mancanza di profondità artistica e di impegno sociale tra gli intellettuali, accusati spesso di conformismo e superficialità: i critici più severi hanno fatto nomi significativi quali Charles Dickens, William Makepeace Thackeray (1811-1863), Anthony Trollope (1815-1888) e Benjamin Disraeli.

La seconda metà

Tuttavia il quadro di insieme tradisce molti dettagli non trascurabili, se è vero che molti degli stessi letterati vittoriani puntano il dito contro il sistema quanto più ci si avvicina alla seconda metà del secolo. Pur tenendo per buono la società della prima metà favorisce l'uso di tecniche oleografiche, la seconda, dalla morte del principe consorte (1861), sostituito dal liberale Principe di Galles (il futuro Edoardo VII), vede affiorare al contrario sempre più voci di dissenso come quelle di Thomas Hardy, Joseph Conrad, Oscar Wilde e Robert Louis Stevenson, promotori di una vera e propria reazione antivittoriana, inversione di rotta su cui pesa in larga misura la stagnazione economica che segue al primo boom industriale. La reazione antivittoriana è destinata a sfociare nelle nuove e spesso controverse avant-garde del secolo successivo con epigoni del calibro di Ezra Pound e T.S. Eliot.

Dati storico-sociali

La fine del romanticismo etico (1798-1832), immerso nella freschezza della natura e alimentato dai desideri libertari della Rivoluzione Francese subisce un brusco arresto quando i maggiori capofila del movimento (come Percy Bysshe Shelley, George Byron, John Keats), muoiono nella prima giovinezza: fa quindi il suo ingresso la Rivoluzione Industriale, fonte di ricchezza per il paese ma anche di forti ingiustizie sociali ed economiche a cui il First Reform Bill (1832) e i successivi cercano di fare fronte. Nei primi anni dell'Ottocento, non a caso cambia il significato di arte e cultura. Se la prima era sinonimo di mestiere e il pittore era considerato un artigiano, culture (it. coltura agricola) assume anche il significato di attività intellettuale). La comparsa dell'industria (non più intesa come artigianato) determina dunque una separazione tra intelletto e materia: ciò che è meccanico non è più considerato creativo e per arte si intende solo l'attività dell'intellettuale. Il romanticismo si contrappone ideologicamente a tutto ciò che vuol dire produzione di massa, ed è proprio ora che nascono i concetti di originale e di genio così come li intendiamo oggi: in un certo senso questo accade in quanto il letterato si identifica in quanto diverso dalla propria società, la società dei consumi dalla quale si sente isolato ma da cui dipende economicamente.

Restaurazione e riforme

In Europa, il Congresso di Vienna riporta sul trono i regimi reazionari, ma riuscire a rimettere indietro le lancette dell'orologio non è più possibile: la società aveva già oltrepassato un punto di non ritorno, perché il continente sconvolto da Napoleone Bonaparte aveva compreso che un cambiamento radicale della società doveva e poteva essere possibile. Le rivendicazioni delle plebi oppresse da secolari aristocrazie che avevano ormai perso la loro funzione sociale si traducono in Inghilterra con le rivendicazioni operaie, in parte soddisfatte dalle riforme: l'eliminazione dei cosiddetti borghi putridi. Furono così nominate le circoscrizioni elettorali comprese nelle proprietà della grande aristocrazia rurale, esigue per abitanti ma in grado di portare più voti in parlamento di quelle delle grandi metropoli. L'eliminazione di questa ingiustizia rappresenta un passo decisivo nella modernizzazione del sistema elettorale.

Urbanesimo e situazione ambientale

La scena vittoriana è dominata dalla nuova architettura del ferro, del vetro e del cemento, dai mattoni corrosi e anneriti dalla fuliggine delle fabbriche che insieme alle forti nebbie genera lo smog (da smoke, “fumo” + fog, “nebbia”). Le città diventano ora grandi metropoli per la massiccia immigrazione delle plebi impoverite fuggite in massa dalle campagne: le terre demaniali utilizzate dai contadini e dai pastori più indigenti vennero vendute dal governo agli imprenditori più ricchi, furono recintate dai nuovi proprietari e venne impedito il diritto di pastorizia concesso su suolo pubblico (fenomeno delle enclosures).

I canoni della nuova edilizia popolare sono prevalentemente dettati non tanto dall'estetica quanto da necessità funzionali ed economiche: è l'utilitarismo a dominare il paesaggio, in nome della “contentezza del maggior numero possibile di persone”. Purtroppo il privilegio della qualità sì traduce in un sensibile deterioramento della qualità della vita.

Le ricchezze determinate dall'abbattimento dei costi e dalla produzione in serie restano distribuite assai inegualmente e il sovrappopolamento degli operai nelle metropoli, stipati in condizioni anguste peggiora l'incidenza delle malattie, della criminalità e della prostituzione, mentre il consumismo nelle classi più abbienti tende a dare alla stessa chiesa anglicana un carattere di facciata, vista quasi come garante della rispettabilità e dell'ordine, contro la sua originale vocazione spirituale.

La censura letteraria (<- questo ci può interessare!)

Le trame dei romanzi sono per lo più a lieto fine e comunque esplicitamente edificanti. In quell'epoca apparve perfino un rifacimento delle opere di Shakespeare, epurato delle scene di erotismo e violenza quali si possono leggere anche in Romeo e Giulietta: opportunamente riviste le opere diventarono favole piacevoli da leggere anche ai bambini. Tacciono così anche gli antichi e pure modernissimi elisabettiani che avevano ispirato fino a pochi anni prima tanta letteratura e poesia del primi “anni ruggenti” del movimento romantico.

Taboo vittoriani

La censura si estende ben al di là della letteratura: per pudicizia molte parti del corpo non si possono nominare per nessun motivo: se le dame non avevano gambe o piedi lo stesso doveva essere per i tavoli, accuratamente ricoperti fino in fondo da lunghe e spesse tovaglie. Per celebrare le virtù dell'impero l'arte figurativa tende ad esaltare come tanta poesia biedermeier e perciò la vita di tutti giorni nei suoi aspetti più banali. Assume un tono superficiale e didattico, trasformando tutto in cliché privi di originalità e di interesse innalzando i fatti più banali della vita comune a un piano eroico-celebrativo.

Nel complesso, l'atteggiamento perbenistico e tranquillizzante di tanta borghesia ha l'aspetto di una rimozione collettiva: le condizioni precarie del proletariato urbano rivelano sintomi di una emarginazione sociale complicata da condizioni sanitarie difficili: prostituzione e povertà sono in aumento. Gli Hungry Forties, gli anni quaranta della grande fame, come furono soprannominati spinsero Dickens a scrivere Hard Times, grave condanna alle classi dirigenti, all'imprenditoria e al sistema scolastico, mentre in Irlanda una devastante carestia spingeva i primi coloni irlandesi verso gli Stati Uniti. Le Corn Laws (leggi protezionistiche contro l'importazione di grano estero imposte dall'Inghilterra) erano state la causa maggiore della disgrazia, e furono abolite solo nel 1846.

Sotto la pressione del crescente malcontento di gran parte degli operai, avanza anche in Inghilterra lo spettro del socialismo caldeggiato a più riprese nel continente dai francesi come Pierre-Joseph Proudhon per trovare in Karl Marx (Das Kapital, 1867) il suo più rivoluzionario teorizzatore: è allora che le classi alte si muovono in senso riformistico per tamponare la grande ferita che si era aperta nel tessuto sociale inglese. Nascono i grandi istituti di beneficenza pubblici e privati e le società filantropiche dove le donne dell'alta società danno un volto rispettabile alle famiglie dei capitani d'industria, emancipandosi dalla tutela domestica dei loro influenti mariti.

Il neogotico e l'orrore domestico

Per quanto spesso di superficie, il romanticismo vittoriano vede il passaggio dal gotico settecentesco in cui risaltano il soprannaturale e l'orrore fisico al gotico moderno in cui l'orrore è più psicologico che reale: allontanatosi dai castelli medievali esso incarna infatti le nevrosi dell'età industriale e il disorientamento della civiltà moderna. Edgar Allan Poe è un pioniere in questo senso, ma si spinge ancora più avanti sviluppando il thriller e quindi il romanzo poliziesco, genere destinati a fare tanta fortuna con Conan Doyle.

L'estetismo e il decadentismo

Il decadentismo e l'estetismo trovano un eloquente interprete in Oscar Wilde (1854-1900), autore del celeberrimo romanzo Il ritratto di Dorian Gray, continuatore delle teorie pre-estetistche di John Keats e strenuo difensore del principio dell'"Arte per l'Arte!" (in inglese: Art for Art's sake!), non più asservita alla morale o alle ideologie. L'arte ha valore anche soltanto perché è bella e dà piacere alla vista, prescindendo dal soggetto ritratto. A questo distacco dai codici sociali e morali fa da contraltare la psicanalisi, che cerca di esorcizzare i nuovi fantasmi dell'era moderna: desideri inconfessabili e paure represse vengono finalmente alla luce sul lettino dello psicoanalista.

Crisi del mito scientifico: magia e spiritismo

La temibile potenza del vapore perde impeto nel crepuscolo del secolo, dominato dal decadentismo in cui vibrano più dimesse le note di una poesia malinconica su cui incombe un profondo senso di stanchezza: il mistero e l'ineffabile pervadono la poesia ma anche la vita, in cui oggetti, animali eventi non sono descritti per quello che sono ma per i significati arcani che racchiudono in sé che la scienza non può penetrare: lo spiritismo attira molte persone soprattutto a partire dagli anni '80. È in un'atmosfera dimessa che si spegne un secolo: l'Imperatrice muore appena un anno dopo (1901).

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Ho anche alcuni appunti sulla situazione della donna inglese e non nell'epoca vittoriana.

La condizione delle donne nell'era Vittoriana è spesso vista come l'emblema della discrepanza notevole fra il potere e le ricchezze nazionali dell'Inghilterra e l'arretrata condizione sociale. Durante l'era simbolizzata dal regno della regina Vittoria, la vita delle donne divenne sempre più difficile a causa della diffusione dell'ideale sulla "donna angelo", condiviso dalla maggior parte della società. I diritti legali delle donne sposate erano simili a quelli dei figli: esse non potevano votare, citare qualcuno in giudizio né possedere alcuna proprietà.

Inoltre, le donne erano viste come esseri puri e puliti. A causa di questa visione, i loro corpi erano visti come templi che non devono essere adornati con gioielli né essere utilizzati per sforzi fisici o nella pratica sessuale. Il ruolo delle donne si riduceva a procreare ed occuparsi della casa. Non potevano esercitare una professione, a meno che non fosse quella di insegnante o di domestica, né era loro riconosciuto il diritto di avere propri conti correnti o libretti di risparmio. A dispetto della loro condizione di "angeli del focolare", venerate come sante, la loro condizione giuridica era spaventosamente misera.

Limitazione dei diritti delle donne sposate

Legalmente, le donne sposate avevano diritti simili ai propri bambini. La legge considerava una coppia di sposi come una persona sola, incarnata nella persona del coniuge maschile. Il marito era responsabile della moglie ed obbligato a proteggerla; in cambio, la moglie aveva il dovere di obbedienza al marito.

La proprietà personale che la moglie aveva portato con sé al momento del matrimonio, diveniva irrevocabilmente di proprietà del marito ed allo stesso restava anche in caso di divorzio. L'eventuale reddito di una moglie lavoratrice apparteneva completamente a suo marito, e la patria potestà dei figli era affidata al padre. Egli poteva anche, a sua discrezione, proibire ogni tipo di contatto fra la madre ed i suoi bambini.

La moglie non poteva stipulare alcun tipo di contratto per conto suo, senza ottenere l'approvazione del marito. In compenso, una donna sposata non poteva essere punita per determinati reati, come il furto o la violazione di proprietà, nel caso essa avesse compiuto tali crimini per ordine del marito.

La donna come Generale della Famiglia

Il termine di "Generale della Famiglia" è stato coniato nel 1861 da Isabella Beeton nella sua opera Il manuale della sig.ra Beeton sull'amministrazione della famiglia. In quest'opera, ella spiega come la responsabile di una famiglia sia paragonabile al comandante di un esercito o al padrone di un'azienda. Il manuale offre consigli su come far funzionare una famiglia rispettabile ed assicurarle felicità, comodità e benessere.

Tra i compiti della donna ci sono l'organizzazione, la delega e l'istruzione della servitù. I pranzi e le cene all'interno della casa devono essere organizzati al meglio per portare prestigio al marito, ed anche per allacciare relazioni con gente di rilievo e consolidare i rapporti economicamente importanti. Allo stesso tempo, la moglie deve assicurarsi di dedicare abbastanza tempo ai suoi bambini, e deve cercare di migliorare costantemente le sue proprie abilità e conoscenze culturali.

Un altro dovere descritto dalla Beeton è quello di essere "sollievo ai malati", ovvero di prendersi cura dei membri malati della famiglia. Questo compito richiede un buon temperamento, la compassione per coloro che soffrono, l'amore per l'ordine e per la pulizia: tutte qualità che una donna degna del suo nome dovrebbe possedere nel diciannovesimo secolo. La donna vittoriana è obbligata a prendersi cura dei suoi genitori in caso di malattia, anche se questa si prolungasse per mesi o anni, con un sacrificio notevole da parte di lei.

L'opera incita inoltre ad esaltare il legame molto speciale che esiste fra le donne ed i loro fratelli: le sorelle devono curare i fratelli già dalla giovane età, poiché devono imparare per i loro mariti futuri. Occuparsi dei maschi della famiglia aveva il redditizio fine di guadagnare il loro affetto, che avrebbe potuto salvarle nel caso fossero rimaste zitelle o avessero sposato un marito negligente. Inoltre, nell'era vittoriana era molto difficile costruirsi una buona reputazione, mentre era molto facile perderla: in base a ciò, se un membro di una famiglia avesse commesso un'azione orribile, la famiglia intera avrebbe dovuto soffrirne le conseguenze.

Il corpo della donna come elemento puro

Il corpo della donna era visto come un elemento puro e pulito, tranne quando ella entrava nel periodo mestruale. Per una donna rispettabile non era consigliato portare alcun genere di trucco o altri ornamenti, né indossare vestiti che mostrassero troppa pelle, o persino calze particolari o qualunque altro tipo di indumenti intimi. Alcuni credono che la causa di ciò sia da ricercare nel fatto che il corpo della donna era considerato come proprietà del marito: di conseguenza, le donne non dovevano mostrare i loro corpi ad altri uomini. Tuttavia, queste consuetudini d'abbigliamento valevano in parte anche per gli uomini; è questo uno dei pochi casi in cui la morale vittoriana era ambivalente sia per i maschi che per le femmine. Altre limitazioni di questo genere incitavano a non parlare di argomenti poco "puri" alla presenza di persone di sesso opposto, oppure a servirsi obbligatoriamente delle macchine da bagno. Anche queste restrizioni erano dirette ad entrambi i sessi.

Donne e sesso

La prostituzione era un comportamento tollerato, e nell'Era Vittoriana le prostitute erano spesso viste come donne che "seguivano la loro strada", in rapporto al ripulimento della loro anima dopo la violazione di una delle regole sopra enunciate. I sacerdoti predicavano che la prostituzione fosse una punizione per le donne che avessero violato le volontà del marito. Il loro ragionamento si basava sul fatto che l'uomo che avesse trovato la moglie non di proprio gradimento, cioè sporca, avesse la facoltà di buttarla fuori di casa. Infatti, trovare sporca la propria moglie era considerato un motivo accettabile perché l'uomo domandasse il divorzio. Il destino di una donna ripudiata era, inevitabilmente, di finire sulla strada a vendere il proprio corpo. Questa visione continuò anche nel XX secolo.

Comunque, come per i padroni era normale dormire con le proprie schiave, le quali erano considerate inferiori, così era considerato acettabile per un uomo dormire con una prostituta, specialmente negli Stati Uniti occidentali. Era un circolo vizioso: le donne non potevano avere rapporti sessuali con altri uomini senza essere considerate sporche, ma ovviamente gli uomini non avevano questa restrizione. Era considerato assolutamente naturale per un uomo aver bisogno del corpo di un'altra donna. A causa dei pochissimi diritti di cui le donne godevano, questo comportamento non poteva essere punito con il divorzio: pertanto, le mogli non potevano far altro che accettarlo. Il bene più prezioso di una donna era la propria reputazione, e se l'avesse persa a causa di dicerie su comportamenti sessualmente scorretti, allora si sarebbe guadagnata il titolo di "scostumata" e sarebbe stata allontanata dalla società.

Educazione della donna

L'atteggiamento dell'epoca verso l'argomento era che l'educazione delle donne non avesse bisogno della stessa estensione e degli stessi caratteri classici e commerciali di quella degli uomini. Le donne avevano la necessità di conoscere solo le cose necessarie a badare ai figli e mandare avanti la casa.

Materie come storia, geografia e letteratura generale erano considerate importanti, al contrario del latino e del greco. Le donne che desideravano studiare materie come legge, fisica, ingegneria od arte venivano derise ed allontanate.

Era opinione comune che non fosse necessario per le donne iscriversi all'università. Si arrivava addirittura a dire che studiare fosse contro la loro natura e che potesse farle impazzire. Esse dovevano accontentarsi del semplice ruolo di "ornamento della società" ed essere subordinate ai mariti. L'obbedienza era tutto ciò che si richiedeva da loro.

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Un grazie innanzitutto a Giullare per il malloppone di informazioni, estremamente utile ed interessante. Se qualcuno fosse in cerca di informazioni più specifiche, però, come potrebbe documentarsi? Qualcuno ha i titoli di qualche testo universitario e/o trattato, per caso, magari anche in inglese?

Nello specifico, ricerco informazioni circa la Londra vittoriana, durante la prima metà dell'ottocento. Vorrei approfondire l'aspetto religioso, in particolare. Il come era organizzato il clero in quel periodo, e come la gente si rapportava ad esso.

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Ragazzi! Vorrei scrivere un libro ambientato nella Londra del 1800, e sapreste consigliarmi dei romanzi ( magari gotici ) che la descrivano sommariamente un po' tutta, nell'aspetto soprattutto. Io oltre a edgar alan poe, che in questo senso fa poco, ho letto solo il dottor jekyll, che la descrive forse meno la città.

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Una fonte letteraria di aspetti "particolari" è il libro "Il petalo cremisi e il bianco" di Faber Michel.

Quoto in pieno il libro. Ammetto di essermi lasciato spaventare dal numero di pagine ma l'ho finito in 4 giorni... lo trovo meraviglioso e soprattutto utilissimo per le informazioni relative al topic :P

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