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Due linee

 

Sei giorni di ritardo. Non se ne era quasi accorta, presa dalla frenesia del trasloco, persa tra scatoloni e impegni. Probabilmente erano solo suggestioni. Aveva un ciclo irregolare ed era sotto stress. Un po’ di ritardo non significava niente. Le era già capitato.

Si alzò e andò piano in cucina. Fece il caffè, lo versò, si sedette a sorseggiarlo. Le parve diverso. “Mi sto autosuggestionando” pensò. “Devo solo fare il test, per togliermi ogni dubbio, e poi riprendere ad aprire gli scatoloni se non voglio affogare nel caos.” In quel momento sentì Matteo che piangeva. Si precipitò nella cameretta, lo prese in braccio e iniziò a coccolarlo. Ma Giorgio si era svegliato.

«Mi spiace, amore» disse. «Volevo lasciarti dormire…»

«Lo so, tranquilla» sbadigliò lui. Diede un bacio alla moglie e uno al figlioletto. «A quest’età non può capire che il papà fa i turni. Vado a mettere su il caffè.»

«È pronto. Ma non è venuto un gran che. Scaldo il latte per lui e te lo rifaccio.»

«Perché? Questo è ancora caldo» disse Giorgio prendendo la moka.

Martina intanto si era alzata, scalza. Aveva messo un piede su un mattoncino della Lego® e iniziato a piangere disperata. Viola lasciò Matteo in braccio a Giorgio e andò a consolare la primogenita. Poi tornò in cucina. Guardò il suo uomo, che dava il biberon al piccolino, guardò la “grande” di quattro anni e iniziò a versare i cereali per lei. «Caffè favoloso, amore» disse suo marito. I cereali finirono in terra quasi nello stesso istante.

 

Come inizio giornata era la norma. Preparò i bambini, si vestì di corsa, cercò le stesse cose di ogni giorno trovandole di nuovo in posti diversi e uscì in perfetto ritardo.

Arrivò all’asilo trafelata, al nido quasi fuori orario. Doveva essere in ufficio entro mezz’ora, ma non poteva restare con quel dubbio. Cercò una farmacia, comprò il test, lo infilò in borsa. A casa c’era suo marito che aveva fatto il turno di notte, in ufficio non era il caso, al rientro con i bambini non sarebbe stato possibile.

Non avrebbe resistito fino all’indomani. Iniziava ad essere in ansia, a vedere passeggini e donne incinte ovunque: per strada, sui cartelloni pubblicitari. Sembrava che la città fosse concentrata sulla lotta al calo demografico!

Il telefono squillò. Era Giorgio. Le disse che lo avevano chiamato dall’ospedale, per sostituire un collega.

«Ma hai fatto la notte!»

«Lo so, ma tanto sono sveglio. Gli ho detto di sì, quindi non posso andare a prendere i bambini. Pensi di riuscire ad organizzarti?»

«D’accordo. In qualche modo farò.»

«Ci vediamo stasera, allora.»

 

Ora sì che aveva una possibilità. Mise la freccia, girò a sinistra e tornò indietro. Chiamò in ufficio, disse che aveva bisogno di un giorno di ferie per risolvere un imprevisto. Non ebbe problemi. Eppure ricordava di aver appuntato qualcosa sull’unica agenda ancora consultabile.

Si precipitò a casa.

Era un’esperta ormai di test di gravidanza. Andò in cucina, prese una bottiglia d’acqua dal frigorifero, un bicchiere e si sedette. Sembrava fosse scoppiata una bomba, invece erano solo i postumi della colazione. “Ci penserò dopo” si disse. Iniziò a versare e a bere,finché non arrivò il momento giusto.

Andò in bagno, aprì la scatola, estrasse il foglietto illustrativo e gli diede una rapida occhiata. Tutto come sempre. Il blister con la parte da bagnare (senza bagnare il resto, però, come se fosse facile), le due finestrelle dove nel giro di tre minuti sarebbe apparsa la linea rossa per indicare che il test era stato eseguito correttamente. Poi, massimo entro i due minuti successivi, avrebbe visto nell’altra finestrella una o due lineette. Una, non incinta; due incinta.

 

Pochi minuti e avrebbe saputo la verità. Slacciò i pantaloni, decise di toglierli del tutto. Era a casa, poteva almeno stare meno scomoda. Sfilò anche i collant e gli slip, aprì una delle due confezioni e tenendo il blister con la mano appena tremante eseguì le indicazioni. Poi appoggiò il bastoncino di plastica sulla lavatrice e guardò l’ora.

Le nove e trentadue.

Si rivestì e si guardò allo specchio. Aveva le occhiaie e la faccia stanca, ma uno sguardo luminoso. Sentiva il seno più sodo, come le altre due volte. Si aprì la camicetta: non era un’impressione e sapeva bene cosa significava. Fissò l’orologio.

Nove e trentatre.

I minuti di attesa davanti al test di gravidanza sono quelli che scorrono più lentamente. Le lancette sembrano impuntarsi. Lo sapeva. Ripensò alla teoria della relatività del tempo di Bergson, alla sua affermazione sulla percezione diversa dei vari momenti. Raccolse i calzini di Martina dal pavimento, il pigiamino di Matteo dal bordo della vasca e mise tutto nel cestone della biancheria. Poteva andare a recuperare altri abiti seminati per la casa e preparare un carico di lavaggio, ma non voleva uscire dal bagno. Non poteva allontanarsi dal blister. Aveva lo sguardo che oscillava dal bastoncino all’orologio.

Le nove e trentaquattro.

 

Era inutile. Il tempo aveva rallentato. Ripensò al test fatto quando avevano scoperto di aspettare Martina. Quella volta Giorgio era lì, seduto sul bordo della vasca, impaziente ed emozionato come lei.

Due anni e mezzo dopo gli aveva detto di avere un dubbio, aveva fatto il test da sola ma era stata al telefono con lui tutto il tempo.

Oggi era sola, lui era del tutto ignaro. Perché? Non sapeva per quale motivo non aveva voluto dirglielo, forse non c’era nemmeno un motivo… in realtà non ne aveva avuto occasione. E poi con lo stress del lavoro, la fatica del trasloco, i bambini che lo svegliavano, Giorgio era già abbastanza sotto pressione. O almeno lei sperava fosse per questo che lo vedeva così strano. Meglio non aggiungere carichi inutili.

Nove e trentacinque. I tre minuti erano passati. Fissò la prima finestrella. La linea rossa era apparsa, perfetta. Il test era stato eseguito correttamente. Entro due minuti, quindi, avrebbe avuto una risposta. Cosa poteva fare nell’attesa? Si guardò intorno, il bagno era l’unica stanza in cui aveva già sistemato tutto il necessario, nonostante avessero traslocato solo da pochi giorni. Aprì l’armadietto dei medicinali per riporre la confezione del test con il secondo blister, magari le sarebbe servito più avanti.

Le cadde una scatolina che non aveva mai visto. Di plastica blu, non di carta. Aveva il nome di una gioielleria. La tentazione fu troppo forte. La aprì. Un anello d’oro rosso con un rubino a forma di cuore incastonato tra due zirconi. Dentro un’incisione: Giorgio. Per chi era? Per lei o per un’altra donna? Se era per lei, perché era nascosto? Voleva aspettare un’occasione, ok, ma a che serviva far incidere il suo nome? Non era una fede, e lui era già suo marito. Se era per un’altra donna il discorso era diverso… e l’incisione aveva un senso. Si appoggiò al lavandino per non cadere. Le girava la testa.

 

Rivolse lo sguardo all’orologio. Le nove e trentasei.

Il tempo sembrava prendersi gioco di lei. E se lui avesse avuto un’altra? E se lei fosse stata incinta? Da sola, con tre bambini sotto i cinque anni e un’amante che le rubava il marito. Il rubino… un amore rubato. Le parve una prova. Stava impazzendo. Si mise seduta sul water, con l’orologio in mano, fissando la lancetta dei secondi. Piano piano, davvero troppo piano, completò il suo  giro. Finalmente erano le nove e trentasette.

 

Tremando si avvicinò alla lavatrice. Guardò il blister. Nella seconda finestra… due linee blu.

Era incinta.

Aveva una nuova vita dentro di sé. Un altro figlio di cui prendersi cura.

Con o senza il suo uomo?

Due scoperte devastanti in pochi minuti… oppure una sola, splendida.

 

All’improvviso sentì la porta di casa aprirsi.

La voce di Giorgio e quella di sua sorella.

«Aspettami un attimo» stava dicendo suo marito. «Prendo il regalo e andiamo». 

Era impietrita. Giorgio e Linda? Come avevano potuto farle questo? E lei che non si era accorta di nulla…

Ma poi lui aggiunse: «Viola sarà davvero sorpresa. È talmente stressata che non si ricorda nemmeno che oggi è il suo compleanno.»

Sorrise, si toccò la pancia e sussurrò: «La mamma è davvero troppo stanca!»

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SCOPERTA : Eeek :

Virgola! Non ricordavo questo dettaglio nel racconto originale del MI! Proprio brava, bel tocco!

 

PS: Lego®... ma dico mi hai preso in parola? Io guarda che scherzavo! Però è forte lo stesso hahaha :asd: 

Modificato da KMR

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wow sei l'unico ad aver  notato il dettaglio (nonostante il neretto). Hai una vista da aquila.

Quanto ai lego... sono una che i consigli li prende in seria considerazione, se sono consigli intelligenti. Quindi grazie della dritta.

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