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Lilithor

Voglia di stelle

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[http://www.writersdream.org/forum/topic/28776-insonnia/]

 

 

 

Voglia di stelle

 

 

 

 

 

 

 

Voglio violentare il mare
Ingravidare la terra
Ripopolare a mio modo
Tutti i cieli, sia di ieri
Sia di domani, selvaggio
Inchiostrare il servaggio vivere
Correre i fuochi montani
Vestito solo di buio
E andare andare, e andare
Vivo, come un bambino avido
In cerca delle sue stelle:
Quelle quelle quelle… quelle!

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Ciao Lilithor, questa poesia mi ha colpito per il contrasto che fa fra parole e sentimenti. Cerco di spiegarmi.

 

Voglio violentare il mare
Ingravidare la terra
Ripopolare a mio modo ("a modo mio" secondo me suona meglio)

 

 

Inizi con una dizione molto carica e lontana da quella che potrebbe utilizzare un bambino, ma, nel finale, è la parte infantile di te (poeta) che prende il sopravvento e, alla volontà di stravolgere il mondo per adattarlo alle necessità di un uomo, si sostituisce la tenera immagine di un bambino che nulla vuole cambiare, ma solo tenere un po' per se le stelle.

I due versi iniziali mi sono piaciuti molto, forse anche perchè sono nelle mie corde come stile, e da essi traspare una certa violenza di emozioni. Più che in altre parti comunque.

La poesia si presta benissimo alla lettura procedendo melliflua e senza intoppi di pronuncia e, anzi, si adatta mutevolmente al contenuto passando da un ritmo più giambico a uno molto più cantilenante, cioè tenendo gli accenti forti quasi sulle medesime unità metriche. O così mi è parso di notare. Insomma, sebbene non presenti infiniti accorgimenti tecnici, tolte delle semplici riprese, la poesia è buona nei ritmi, come proprio del tuo stile.

Tratto peculiare del componimento, secondo me, rimane il forte contrasto che hai messo in atto in una generale semplicità che la rende molto diretta.

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Mi è scappato il tasto di invio  :asd:

Volevo soltanto concludere con una nota sul titolo che funziona bene e attira, e con una mia emozione personale. Leggendo ho avuto l'idea di una ricostruzione, di una qualcosa da rifare partendo dalle cose semplici per tornare a fare come fanno i bambini tornando, cioè, a stupirci di ciò che ci circonda nella sua naturalezza.

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Ti ringrazio per il tuo commento, Johnny P

ma, devo dirlo, presenta diverse inesattezze.

Rispetto le emozioni e i pensieri che ti ha 

suscitato il "mio" scritto (sono più che benvenuti),

ma non condivido del tutto i tuoi giudizi critici.

Suggerirei di porre molta attenzione alla 

punteggiatura... Inoltre, l'anastrofe da te

proposta al terzo verso è impraticabile,

pena l'ipermetria (che invece tra quinto 

e sesto verso risolvo con una episinalefe).

Così operando, siamo di fronte a 12 ottonari

(considerando appunto i tipici accorgimenti

metrici del caso). Il ritmo poi è assai vario, 

ma la lettura sembra scorrere fluida (non

certo melliflua!)  :mazza: Che sia diretta, non 

posso che trovarmi d'accordo con te.

Forse il titolo tende un po' a fuorviare

l'interpretazione complessiva del testo...

ma poi non così tanto ;)

Grazie ancora  :flower:

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La tua poesia mi ha colpito.I versi finali sono splendidi, la chiusa ti è uscita benissimo è musicale e arriva dritta al petto.

Vedo il  bambino che indica le stelle e le pretende e sento la voglia di tornare ad uno stato primitivo, istintivo,la necessità di liberarti da tutto ciò che ti costringe,che costringe l'uomo  la voglia di tornare alle origini.Condivido con te anche il sentimento.Non sono molto d'accordo con il commento precedente. Non vedo contrasto tra l'inizio e la fine, tra l'innocenza del bambino e la brutalità dell'adulto.Convivono perfettamente nelle strofe l 'istinto e l'innocenza, la rabbia di rompere tutto, ricominciare da capo e il desiderio di raggiungere l'infinito.

" Ingravidare" e "violentare" rendono la forza di questo pensiero.Il grido finale,quasi un capriccio, rende l'innocenza e la purezza infantile.Mi lascia anche un pò di tristezza perchè tutti abbiamo pensato di poter toccare le stelle.

Lo scrivere ti permette di inchiostrare la realtà ,di plasmarla a tuo modo. Bello anche il contrasto tra servaggio e selvaggio. Bravo.

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On 13/01/2016 at 18:44, Lilithor dice:

[http://www.writersdream.org/forum/topic/28776-insonnia/]

 

 

 

Voglia di stelle

 

Voglio violentare il mare
Ingravidare la terra
Ripopolare a mio modo
Tutti i cieli, sia di ieri
Sia di domani, selvaggio
Inchiostrare il servaggio vivere
Correre i fuochi montani
Vestito solo di buio
E andare andare, e andare
Vivo, come un bambino avido
In cerca delle sue stelle:
Quelle quelle quelle… quelle!

 

 

Ciao, premetto che non ne so tanto di poesia.

Il tema è a me caro, ovvero (se ho capito bene) a voglia di "scappare", di viaggiare e di non aspettare che la vita ci passi davanti agli occhi.

 

Tutti i cieli, sia di ieri
Sia di domani, selvaggio

 

Qua quel "sia-sia" secondo me suona malino, metterei qualcosa come

 

Tutti i cieli, di ieri

come di domani, selvaggio

 

anche se non so se ti scombina la metrica o qualcosa del genere.

 

E andare andare, e andare

 

Qua toglierei la seconda "e", spezza un po' il ritmo, e mettere un punto alla fine della frase.

 

 

Vivo, come un bambino avido
In cerca delle sue stelle:
Quelle quelle quelle… quelle!

 

Questo passaggio mi piace molto, ma toglierei quel "sue" e metterei solo tre "quelle", qualcosa del tipo:

 

Vivo, come un bambino avido
In cerca delle stelle:
Quelle quelle... quelle!

 

 

La poesia mi piace molto, rende bene l'idea di quella sensazione di cui dicevo prima, spero ne scriverai ancora sullo stesso tema! 

Ciao!

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Lasciamo da parte il discorso sulla metrica già affrontato nei commenti precedenti

e concentriamoci sui versi e l'emozione suscitata in me.

 

Voglio violentare il mare
Ingravidare la terra

Ripopolare a mio modo

 

Due verbi molto forti ma adatti all'immagine che mi hai evocato:
-lo scatenarsi di forte emozioni 

-una forte voglia di affermare il proprio io.

-quasi un desiderio di onnipotenza.

 

 

Tutti i cieli, sia di ieri
Sia di domani ...

 

Ora quel desiderio di onnipotenza si rafforza con l'aggiunta

quello di possedere il tempo, quasi ai limiti dell'onniscienza

 

Quel sia ripetuto due volte effettivamente non è il massimo

 

E andare andare, e andare
Vivo, come un bambino avido
In cerca delle sue stelle:
Quelle quelle quelle… quelle!

 

L'immagine del bambino "avido" di stelle

mi rimanda a quel misto di curiosità e desiderio

tipico di un bambino.

 

Ma il desiderio nasce da un adulto che cerca

quell'energia tipica del bambino alle prese

con un regalo da scartare.

 

Ciao e grazie per la bella poesia.

 

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Grazie a @doroty, a @sol, a @Criptico per essere passati e aver lasciato un loro commento.

In particolare, @doroty ha colto non pochi aspetti presenti nell'intenzione mia e del testo, e forse ne ha colto meglio lo spirito.

Comunque io non ci vedo (e non ci sento) alcun fastidio in quella coppia di congiunzioni coordinate, anzi sono funzionali all'enfasi del discorso poetico e "mitopoietico". Siamo di fronte quasi a una specie di urlo liberatorio, eppure a un gesto consapevole, autentico, denso di significato... come mirato a spazzare via una volta per tutte qualsivoglia ostacolo di vile meschinità o di insulsaggine morale all'avvento della grazia: Una nuova dinastia di dèmoni crisoalati sorti dall'uovo primevo di Eros? Chissà...

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Ospite

Ihihi. È un Non-comnento. L'ho lasciato per ricordarmi di commentare. Perché è molto bella 'sta poesia qui. :)

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