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massimopud

[CN 2015-02] Lo zio dei morti viventi

Post raccomandati

commento:http://www.writersdream.org/forum/topic/28599-cn-2015-01-orsetto-imbronciato/

 

 

Lo zio dei morti viventi - seconda tappa

Abbinato a: http://www.writersdream.org/forum/topic/28585-cn-2015-01-la-dolce-carezza-della-speranza/

Area 2: Fantastico (Horror)

 

 

Luce solstiziale, silenzio profondo. Evasi la posta e passai al giornale, ma non c’era becchime di rilievo e una lama rovente cominciava a filtrare dalla finestra. Nella notte il primo soffio di Sahara dell’estate aveva passato il mare, silenzioso e micidiale come il rhumal sulla carotide.

Il gran caldo e il gran freddo stimolano all’astrazione, m’immersi in una pregevole pubblicazione consigliatami dal capo.

 “Una larga messe di dati sperimentali consente di affermare, anche…”, qualcos’altro però stava arrivando da zone più remote: dalle fucine senza riposo della nube di Oort era partito uno dei bolidi del fato, che sibilò improvviso col più molesto dei suoni esistenti in natura.

- Pronto, studio Bladi. Sì, sono io, cioè, siamo noi: come? Ucciso? Divorato? Quasi svuotato? Tra mezz’ora, l’aspettiamo. Dunque, “...sulla scorta degli studi ormai classici della Scuola di Dusseldorf, che...” Pronto. No, grazie. No. No. Senta, noi di portatile abbiamo solo il culo, finché possiamo permettercelo, poi ce ne staremo a casa del tutto. Buongiorno. Dicevamo: “...che le petecchie sottocongiuntivali rappresentano un segno distintivo di morte lenta per impiccagione, come del resto…

- Ehilà.

- Ah, sei arrivato.

- Novità?

- Ha chiamato un certo Domenico Baroni, sarà qui tra poco.

- Di che si tratta?

- Gli hanno mangiato lo zio.

- Mangiato?

- Be’, non proprio tutto: una parte, a quanto ho capito.

 

Baroni arrivò, era stato incaricato di rivolgersi a noi dalla zia Maria, sconvolta per la tragica fine del marito:

- Capisce, Bladi? Il povero zio Enzo era ipocondriaco, convinto di aver chissà cosa, ma in realtà stava benissimo, solo il cervello era un po’ avariato, almeno così credevamo, ma forse...

- Forse?

- Visto quello che è successo, forse non era così. Ultimamente parlava di un prete che entrava nella sua stanza, somigliante a uno scheletro, cioè, non esattamente: uno di quei morti strani del cinema.

- Che morti? Vampiri?

- No, quegli altri, i cannibali.

- Zombie?

- Ecco, più o meno. Chi ci avrebbe creduto? E invece...

- E diceva che gli è stato svuotato l’addome?

- Sì, anche un po’ più sopra: cuore, polmoni, quasi tutte le interiora.

- Capisco, signor Baroni, rassicuri sua zia; zombie, vampiri, alieni, top manager: noi trattiamo tutto e prima o poi becchiamo tutti, iniziamo subito le indagini.

 

Ruben fece un paio di telefonate e fissò un appuntamento per il pomeriggio.

Il professor Splatter, acclamato luminare della necromedicina, ci aspettava con impazienza; aveva due autopsie in fresco e ci appioppò camici, mascherine e guanti di lattice, ordinandoci di seguirlo in una sala al neon, dove un monatto accostò il carrello con gli strumenti e lasciò campo libero.

- Bene - disse, alzando il lenzuolo - dunque lei è il famoso Bladi, ricordo ancora l’agghiacciante caso del centravanti di marzapane, quello sì che fu... caspita, guardi: non c’è rimasto quasi niente, a parte il fegato.

- Già, è vero, ma com’è possibile?

- Vediamo, datemi una mano - sollevammo un po’ l’articolo.

- Pare proprio che tutto sia stato strappato via con le mani o con qualche utensile piuttosto rozzo, salvo due o tre punti, dove sembrerebbe reciso coi denti.

- E il fegato?

- Intatto, però conviene sezionarlo, mi passa il trinciapolli?

- Trinciapolli?

- Lo chiamiamo così scherzosamente, quello a destra. Grazie, ecco fatto: ah, stupendo! - s’interruppe ammirato.

Guardai anch’io là dentro ma non sono un intenditore, mi sembrava il solito sacco di frattaglie, con l’aggravante della mancanza di un bel po’ di pezzi, e bisogna dire che vedendo dal vero com’è fatto di dentro l’essere umano non c’è da stupirsi che poi fuori finisca per fare per lo più stronzate.

- Un fegato così non capita spesso, uno dei migliori che abbia mai visto. Quest’uomo non beveva alcoolici e seguiva un’alimentazione povera di grassi.

- Già, insomma stava bene?

- Sano come un ratto.

 

La mattina dopo facemmo un sopralluogo presso la casa della vittima. Palazzotto borghese, via affollata, edicola di fronte al portone. Ruben drizzò la coda e puntò il giornalaio.

- Mi dà Topolino e Pornogossip.

- Topolino è finito.

- Ah, allora L’Osservatore Romano. Senta, lei è l’unico titolare, voglio dire, si alterna con qualcuno?

- No, ci sto sempre io, feriali e festivi.

- E non fa mai vacanze, uno svago, un passatempo?

- Sì, un hobby ce l’ho.

- Quale?

- Mi faccio i cazzi miei.

- Ah, be’, sì, non è male, appassionante, e... diciamo, hobby a parte: due sere fa verso le sette per caso...

- Guarda caso me li stavo proprio facendo.

- Senta, se prenotassi quel corso in dvd da Evasore Fiscale...

- Due sere fa, diceva?

- Ha visto uscire un prete da quel portone, tra le 19 e le 20?

- È uscito qualcuno, ma non...

- Prendo anche le prime sei lezioni di uzbeko per camionisti.

- Sì, ora che ci penso: cioè, non so se era proprio un prete. È uscito uno tutto avvolto in un pastrano, però da sotto spuntava qualcosa come una tonaca, un indumento lungo fino ai piedi.

- Ha detto uno? Quindi era un uomo?

- Era tutto coperto, col cappuccio, non potrei giurarci.

 

- Facciamo un po’ il punto: lo zio Enzo si lamenta coi parenti stretti di veder entrare nella sua stanza uno zombie vestito da prete, ma questi non se lo filano, finché lo zombie entra davvero e lo mette sul menù del giorno. Ora, chi sono alla fin fine questi parenti?

- La moglie Maria e il nipote Domenico, e poi ci sarebbe l’infermiere personale.

- Un infermiere? A che scopo?

- Be’, era fissato coi malanni, no?

- E come si chiama?

- Mannari, Wolf Amadeus Mannari.

- Sicuro? Anche Amadeus?

- Sì, perché?

- Così, mi era venuta un’idea. Bene, loro tre sono gli unici ad avere le chiavi di casa e quindi libero accesso alla camera della vittima.

- A uno zombie servirebbe la chiave?

- Perché, gli zombie attraversano i muri? Mica sono spettri. Dunque, ora si tratta solo di invitarli a cena.

- A cena?

- Sì, domani sera: segnati la lista delle vivande.

 

Alle venti la cena era in tavola. I tre spazzolarono antipasto e primo, poi arrivò il secondo:

- Una mia specialità - fece Ruben - grigliata mista vegana di alghe, funghi e muffe aromatiche di bosco, prego, servitevi.

I tre mangiavano, apparentemente di gusto. Ruben e io non li perdevamo d’occhio, pronti a scattare: la tensione era al culmine, tutto poteva precipitare da un momento all’altro. I secondi passavano, la sabbia cadeva lenta nella clessidra, poi... Qualcosa ruppe con fragore il silenzio e Baroni nipote saltò come una molla: - Scusi, il bagno?

- Seconda a sinistra.

- Grazie! - si fiondò come un razzo e ci si chiuse dentro.

Ruben gli corse dietro, lo raggiunsi e barricammo subito la porta.

- Baroni, la dichiaro in arresto per uccisione di zio, aggravata dall’antropofagia! - tuonò Ruben.

Grida gutturali e altri fragori risuonarono dal bagno, ma ormai era fatta.

 

Portato via in manette Baroni, la zia e W.A. Mannari ci tempestarono di domande.

- Signori - spiegò Ruben - Baroni asseriva di chiamarsi Domenico, ma io ho scoperto che il suo vero nome è in realtà Sabato. Sabato Baroni, come dire Baron Samedi: questo mi ha messo subito in allarme, ma mi serviva una prova per incastrarlo. Qual era il fatto strano di tutta la faccenda? Che il fegato dello zio non fosse stato toccato. Sembrava una cosa del tutto inspiegabile, finché... - prese con gesto teatrale il volume Z della Treccani:

- Finché sono andato a leggermi la voce Zombie: “Antica credenza haitiana...” dov’era... ah, ecco: “il Dottor Moreau, autorità indiscussa della materia, assicura che in tutta la casistica conosciuta lo zombie non mangia mai il fegato della vittima, perché gli procurerebbe un’immediata e violenta dissenteria..." - Capite, dunque? Mi è bastato tendere la trappola, aggiungendo alla grigliata un po’ di fegato dello zio Enzo per smascherare il colpevole.

- Ruben, lei è un asso!- esclamarono i due, dopo aver vomitato zio Enzo, muffe e anima.

- Bah, sciocchezze, questi zombie si danno tante arie, ma poi hanno un intestino da due soldi. Andiamo, vice, nuovi eclatanti casi ci attendono.

- Eclatanti? E quali?

- Sss, lo dico per il nostro autore, quel mentecatto ci tiene.

 

 

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Ah ti sei rifugiato ad Haiti eh? chiamiamo in causa il Samedi eh? ottimo escatolage, anche se un tantino inflazionato. Però la storia del fegato mi è piaciuta.

Non aderentissimio al mio ma chi se lo ricorda. Hai ridato dignità al fenomenale Ruben Bladi da me trattato come una comparsa erotomane e creato una storiella matta come tuo solito, con altri passaggi memorabili (vedi l'edicolante).

Insomma, il povero Enzo era solo ipocondriaco oltre l'ultimo stadio, come il suo creatore... vittima di un parente cannibale che si fa fregare da una grigliata, condita giustamente con delle muffe, in piena regola Cracco.

Ottimo lavoro.

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sparute considerazioni sparse

1)"Luce solstiziale, silenzio profondo. Evasi la posta e passai al giornale, ma non c’era becchime di rilievo e una lama rovente cominciava a filtrare dalla finestra. Nella notte il primo soffio di Sahara dell’estate aveva passato il mare, silenzioso e micidiale come il rhumal sulla carotide"
Vince il premio "miglior incipit" da me letto finora nel WD.
Massimo, mettiamo un attimo da parte il tuo genio comico, tu sai scrivere da Dio. E per scrittura intendo proprio la più intima, primitiva, genuina attività di accostare parole alle altre e ottenere qualcosa in più che la somma delle parti.

2) "
qualcos’altro però stava arrivando da zone più remote: dalle fucine senza riposo della nube di Oort era partito uno dei bolidi del fato"
vola basso con le immagini, certe volte si fa davvero fatica a passare dal significante al significato. Ci si deve bloccare nella lettura e si deve rileggere

3) Punte di assoluta genialità sparse nel testo, come sempre. 

4) Nemmeno le funamboliche richieste di questo contest ti hanno impedito di ripescare la struttura "due tizi indagano su qualcosa". 

5) Horror 70% 
Non credo che basti infilare zombi e Baron Samedi per rendere Horror un racconto. E usare la struttura dei "due tizi che indagano qualcosa" lo rende ancor meno di questo genere. Tutto l'Horror che si ricava da questo racconto è quello dei rimandi al testo di Volp.

6) "
- Sss, lo dico per il nostro autore, quel mentecatto ci tiene"
Quantomeno candidato al premio "Miglior epilogo" sui miei racconti letti nel WD

Se non fosse per il genere d'appartenenza ti saresti beccato due voti sui tre di cui dispongo. Forse ora te ne becchi uno solo...

 

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L'incipit è davvero suggestivo, però devi spiegarmi questo rhumal che agisce "sulla carotide". Da quel che ho letto è un antiinfiammatorio, ma le spiegazioni sono tutte in francese e cosa ha a che fare la carotide appunto?

La parentesi della nube di Oort (questa l'ho letta in internet in italiano) o è un modo metaforico per intendere l'intestino e quindi: "era partito uno dei bolidi del fato, che sibilò improvviso col più molesto dei suoni esistenti in natura." Sarebbe una fuoriuscita di gas, diciamo sgradevole. Oppure è solo una parentesi evocativa e me la spieghi.

 

- Ehilà.

- Ah, sei arrivato.

- Novità?

- Ha chiamato un certo Domenico Baroni, sarà qui tra poco.

- Di che si tratta?

- Gli hanno mangiato lo zio.

- Mangiato?

- Be’, non proprio tutto: una parte, a quanto ho capito.

Questo dialogo avviene tra Bladi e...non ho capito.

 

Il proffessor Splatter? (e come poteva mai chiamarsi un esperto di necromedicina che tra l'altro non mi pare esista come scienza, ma qui ci sta bene)

Un semplice anatomopatologo o coroner non bastava. :la:

"Sano come un ratto" Bella similitudine. Il pesce al confronto non regge.

 

L'interrogatorio al giornalaio è molto spassoso. E' una battuta dietro l'altra.

Lo smascheramento dell'assassino Barone Samedì alias Domenico\Sabato Baroni in stile Poirot (o altri mille gialli) con tutti i sospettati riuniti, facendogli mangiare il congiunto defunto è davvero divertente.

 

Giudizio finale: il racconto è pieno di inventiva con passaggi comici ricchi di citazioni. Il problema (forse sono io che non ci arrivo) è che qui c'è un narratore in prima persona che, mi pare di capire, è Bladi. Poi c'è il suo compare Ruben.  Mi sembra chiaro che sono due persone distinte. Solo che Simone Volponi nel suo commento parla di un "fenomenale Ruben Bladi" a cui hai ridato dignità. Qui mi verrebbe da pensare che non sono due persone distinte, ma una sola e nel tuo racconto non mi torna più.

Ecco, ti chiedo solo di fare chiarezza su narratore e protagonisti, per il resto non vedo errori o refusi e il racconto, l'ho già detto, è molto spassoso.

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INCIPIT E TITOLO

Per la prima volta inauguro un commento analizzando due aspetti che ritengo molto importanti per la scelta di un racconto da leggere, e dunque per la sua riuscita:

l'incipit è molto bello e misterioso, quasi separato per stile e registro dal resto del brano che diventa più "umoristico", come tuo solito;

il titolo è simpatico, "spoilerizza" un bel po' ma non te ne accorgi se non alla fine.

 

TRAMA

Storia più thriller che horror secondo me, con un caso strano da risolvere da parte di due investigatori, il tutto ovviamente in chiave comica e paradossale; tutto perfettamente secondo copione trattandosi di un tuo racconto. Ero curioso di vedere se avresti tirato fuori qualcosa di diverso dal tuo "standard" stavolta, soprattutto leggendo genere horror in calce...ma ciò che funziona non si cambia, quindi non sono affatto deluso, anzi.

Solite trovate geniali, divertenti, spiazzanti e finale con colpevole in gattabuia che fila alla grande.

 

PERSONAGGI

I tuoi personaggi sono molto spesso delle caricature, macchiette ben riuscite, delineate in pochissimi tratti ma anche per questo frizzanti e divertenti;

Wolf Amadeus Mannari, professor Splatter, Sabato "Domenico" Baroni...ecco, appunto.

 

STILE

Nulla da dire, solita rapidità e freschezza miscelate a un lessico tutt'altro che povero; scrivi davvero bene. Unire umorismo e azione come fai tu è da pochi a mio parere.

 

QUALCHE APPUNTO

Il gran caldo e il gran freddo stimolano all’astrazione

io scriverei stimolavano l'astrazione, non mi convince al presente e penso sia complemento oggetto;

 

bisogna dire che vedendo dal vero com’è fatto di dentro l’essere umano non c’è da stupirsi che poi fuori finisca per fare per lo più stronzate.

stupenda!

 

- Mi dà Topolino e Pornogossip

andrei con un bel punto interrogativo;

 

ADERENZA AL PROMPT

Compito svolto egregiamente. Non era semplice lavorare sul testo di Simone, io non avrei saputo tirar fuori granché...storia ben legata alla vicenda macabra descritta nell'originale. Buona anche l'autoconclusività (esiste?boh!) del racconto,che si legge tranquillamente slegato, e non cade mai nell'infodump.

Forse l'unica cosa che ti contesto è il genere, che non credo sia horror. Io lo classificherei mainstream o thriller al massimo, ma niente di che

 

CONCLUSIONE

Soliti applausi da parte mia. Non ti ho votato l'ultima volta, non so ancora se lo farò stavolta, ma per me resti un fuoriclasse per originalità e intrattenimento. Sono sincero. Complimenti.

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Grazie davvero per i commenti e l'apprezzamento.

 

@simone volponi

 

Che vuoi farci, sono anch’io un po’ ipocondriaco, perciò la butto in farsa, almeno in questi racconti molto brevi, mi fa bene alla salute; sulla distanza più lunga la musica cambia un po’. Comunque Enzo era un nome troppo ziesco, mi hai quasi obbligato, uno che si chiama Enzo non può non essere lo zio di uno zombie.

 

@Intro

 

Be’, non so che dire: il mio guaio (anche di altri, mi sa) è che i complimenti m'imbarazzano, le critiche mi irritano e l’indifferenza mi amareggia, quindi... Meno male che almeno mi hai criticato sull’horror: è chiaro che è un horror da ridere, il modello (inarrivabile, ovviamente) sarebbe Frankenstein Junior.

 

@Calvero

 

Se non ho sbagliato la grafia, il rhumal era il fazzoletto usato dai thugs per strangolare le loro vittime.

Il bolide, ora che mi ci fai pensare, potrebbe anche alludere a gas interni, però onestamente non era voluto; era solo un modo un po’ altisonante con cui l’io narrante dice che sta per succedere qualcosa di notevole.

Sull’io narrante può darsi che non sia stato del tutto chiaro, siccome i protagonisti erano gli stessi di più racconti precedenti, forse ho dato per scontato che si capisse senza spiegare troppo.

Comunque Ruben Bladi (= rubens bloody, vergognoso, lo so...) è l’investigatore protagonista, l’io narrante è il suo vice, un po’ trombone e supponente, da qui anche quelle espressioni retoriche che a volte usa (v. il bolide).

 

@Joyopi

 

Be’, vale un po' quanto ho detto a Intro, per cui, quasi in lacrime, aggiungo solo due parole. La struttura di base è molto simile ad altre, come noti giustamente; secondo me almeno sulla corta distanza (ma non solo) funziona bene, perché consente un’infinità di variazioni sul tema, se si riescono a variare i personaggi di contorno e quel minimo di trama che la brevità consente. D’altronde il giallo funziona da più di un secolo proprio per questi motivi, è uno schema/pretesto per le cose più disparate. Sull’horror, mi ripeto: è evidente che si tratta di una parodia/presa in giro del genere.

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Infatti funziona eccome. Uno dei meriti maggiori che ti riconosco è proprio il saper costruire ogni volta su una struttura sempre uguale, o perlomeno simile, un racconto che oltre ad essere spassoso ha un capo e una coda...quindi fin quando non ti diremo "basta, hai stufato!" (cosa che dubito accadrà mai) continua così!

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Luce solstiziale, silenzio profondo. Evasi la posta e passai al giornale, ma non c’era becchime di rilievo e una lama rovente cominciava a filtrare dalla finestra. Nella notte il primo soffio di Sahara dell’estate aveva passato il mare, silenzioso e micidiale come il rhumal sulla carotide.

 

sarò l'unica, ma l'inizio non mi ha entusiasmato; tra l'altro non sapevo cosa fosse il rhumal e digitando su google ho avuto, ovviamente, gli stessi esiti di Calvero (e qua si potrebbe aprire un dibattito sui motori di ricerca  :asd: )

 

- Pronto, studio Bladi. Sì, sono io, cioè, siamo noi: come? Ucciso? Divorato? Quasi svuotato? Tra mezz’ora, l’aspettiamo. Dunque, “...sulla scorta degli studi ormai classici della Scuola di Dusseldorf, che...” Pronto. No, grazie. No. No. Senta, noi di portatile abbiamo solo il culo, finché possiamo permettercelo, poi ce ne staremo a casa del tutto. Buongiorno. Dicevamo: “...che le petecchie sottocongiuntivali rappresentano un segno distintivo di morte lenta per impiccagione, come del resto…

O metti un trattino alla fine del dialogo o vai a capo, altrimenti diventa complicato capire quando termina la telefonata

 

- Ehilà.

- Ah, sei arrivato.

- Novità?

- Ha chiamato un certo Domenico Baroni, sarà qui tra poco.

- Di che si tratta?

- Gli hanno mangiato lo zio.

- Mangiato?

- Be’, non proprio tutto: una parte, a quanto ho capito.

dopo un incipit carico, una serie di telefonate annodate e un dialogo in cui non si capisce chi dice cosa (e nemmeno chi siano i personaggi), se non avessi dovuto leggere tutto il racconto per via del contest, lo avrei abbandonato a questo punto. E sarebbe stato un peccato... intendo dire per me che mi sarei persa un racconto divertente e ben costruito.  :) 

 

- Capisco, signor Baroni, rassicuri sua zia; zombie, vampiri, alieni, top manager: noi trattiamo tutto e prima o poi becchiamo tutti, punto iniziamo subito le indagini.

 

Ruben fece un paio di telefonate e fissò un appuntamento per il pomeriggio.

chi è Ruben? Di' "Ruben Bladi, il mio capo," o qualcosa del genere per farmi capire:

1. chi compie l'azione

2. chi sta narrando

3. in che rapporti sono i due

all'inizio hai accennato a un capo, ma o lo introduci subito o a questo punto diventa difficile fare il collegamento.

Ho visto che non tutti hanno trovato la mia stessa difficoltà nell'orizzontarmi con i personaggi: io ti riporto comunque le mie impressioni, poi vedi tu... 

 

- Bene - disse, alzando il lenzuolo - dunque lei è il famoso Bladi, ricordo ancora l’agghiacciante caso del centravanti di marzapane, quello sì che fu... caspita, guardi: non c’è rimasto quasi niente, a parte il fegato.

- Già, è vero, ma com’è possibile?

- Vediamo, datemi una mano - sollevammo un po’ l’articolo.

- Pare proprio che tutto sia stato strappato via con le mani o con qualche utensile piuttosto rozzo, salvo due o tre punti, dove sembrerebbe reciso coi denti.

- E il fegato?

- Intatto, però conviene sezionarlo, mi passa il trinciapolli?

- Trinciapolli?

- Lo chiamiamo così scherzosamente, quello a destra. Grazie, ecco fatto: ah, stupendo! - s’interruppe ammirato.

anche in questo punto non è chiaro chi dice cosa: le battute del dottore sono chiare, mentre la seconda voce potrebbe appartenere sia a Bladi sia al collega ma la cosa non infastidisce perché bene o male si ha già un'immagine dei personaggi e non riveste importanza se a parlare sia uno o l'altro.  

 

Portato via in manette Baroni,punto o punto e virgola, altrimenti sembra che portino via tutti e tre...  la zia e W.A. Mannari ci tempestarono di domande.

 

Sabato Baroni, come dire Baron Samedi: questo mi ha messo subito in allarme, ma mi serviva una prova per incastrarlo. Qual era il fatto strano di tutta la faccenda? Che il fegato dello zio non fosse stato toccato. Sembrava una cosa del tutto inspiegabile, finché... - prese con gesto teatrale il volume Z della Treccani:

- Finché sono andato a leggermi la voce Zombie: “Antica credenza haitiana...” dov’era... ah, ecco: “il Dottor Moreau, autorità indiscussa della materia, assicura che in tutta la casistica conosciuta lo zombie non mangia mai il fegato della vittima, perché gli procurerebbe un’immediata e violenta dissenteria..." -

 

mmh, hai fatto un mix... il Baron Samedì non mi pare c'entri molto con gli zombi; davvero non mangiano il fegato o te lo sei inventato?

 

---

 

Racconto divertente, come sempre i tuoi, che ho letto d'un fiato malgrado i piccoli inciampi che ti ho segnalato. Belli i dialoghi, sempre veloci e a volte esilaranti e buona la costruzione.

La struttura è identica a quella del racconto della prima tappa: morto, indagine e scoperta del colpevole, come nel più classico dei gialli; la differenziazione dell'area tematica è possibile grazie all'inserimento dello zombie che introduce un elemento fantastico. 

Due considerazione sull'area tematica.

Cosa deve avere un racconto per appartenere all'area fantastica?

Facile: elementi che non siano reali; quindi uno zombi va bene quanto un angelo o una carriola con la coda di pesce.

L'elemento fantastico però dovrebbe essere il fulcro del racconto e non un contorno.

Hai definito il tuo racconto la parodia di un horror perciò avresti dovuto usare tutti i cliché dell'horror in chiave comica: non bazzico molto l'horror ma direi che nel racconto ce ne sono troppo pochi per considerarlo una parodia. 

Buona l'idea che hai utilizzato per agganciarti al racconto di partenza anche se, trattandosi di un racconto in terza persona, presuppone che il narratore abbia mentito per tutta la parte che riguarda la malattia del protagonista. 

 

 

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Mi pare che le pulci te le abbiano già fatte, mi limiterò alle mie impressioni.

L'incipit a me è piaciuto molto.

 

dalle fucine senza riposo della nube di Oort era partito uno dei bolidi del fato, che sibilò improvviso col più molesto dei suoni esistenti in natura.

- Pronto, studio Bladi.

Favoloso. Per me questo è semplicemente favoloso.

Per due motivi. Per il richiamo visivo e concettuale: il nostro destino, nei suoi grandi e piccoli avvenimenti, si determina lontanissimo da noi nello spazio e nel tempo e può piombarci addosso ad ogni istante. Va bene, ma qui siamo in un racconto fantastico con venature comiche, mica in romanzo epico. Sì, è vero, tuttavia questa retorica, spesa senza pretese per un semplice racconto fa capire di quali risorse disponi.

E poi perché fai sentire lo squillo di un telefono senza nemmeno nominarlo. Quando mi arriva modo così naturale un suono, una sensazione, resto sempre soddifìsfatto: questo È leggere.

(Al posto di "sibilò" magari avrei usato "giunse" ma fa lo stesso.)

 

Belli tutti i nomi.

 

Poi, sì, condivido i rilievi su alcune cosucce da sistemare, ma la tua vena è gustosissima.

 

Direi che qui hai scritto un thriller molto noir: hai messo tutti gli elementi utili per un poliziesco. Un delitto misterioso ce l'avevi d'obbligo, poi l'investigatore (un vero e proprio segugio :asd: ) e il suo assistente, un patologo che con l'autopsia fornisce un elemento chiave, un sospettato n.1 per motivi assolutamente irrazionali (uno che si chiama Wolf Amadeus Mannari :asd: attira subito l'attenzione), un colpevole insospettabile e una buona trovata per la soluzione del caso. Tutto rapido, come le battute, e per il finale un effetto collaterale assolutamente comico a rivelazione avvenuta (il fegato dello zio che risulta comunque indigeribile anche ai vivi).

 

Per quanto riguarda gli elementi di valutazione aggiuntivi di questa seconda tornata:

Scelta del genere: Mmh.. nonostante la presenza del Baron Samedì l'horror non spicca. Avevi scritto un primo racconto d'azione e qui, con qualcosa che sembra più un noir che un racconto dell'orrore, resti piuttosto vicino alla stessa area...

Autoconsistenza: ok

Legame con il racconto di riferimento: per me è ok, hai proseguito (pur con un cambio di focalizzazione) e completato in modo brillante il racconto di simone.

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Grazie mille per i commenti, @wyjkz31 e @queffe, dò solo qualche breve chiarimento.

 

Su ‘sto benedetto rhumal: l’ho scritto a memoria, senza controllare; poi ho visto anch’io che il motore di ricerca porta a un farmaco, e scoprire che esistono ancora parole che possono spiazzare la baracca di Mountain View è confortante; però basta cercare “rhumal thugs” e si trova subito tutto.

Il dialogo iniziale in effetti può risultare un po’ oscuro: come dicevo in una risposta qui sopra, poiché i personaggi erano gli stessi della prima tappa e anche di altri racconti, ho dato troppo per scontato che il lettore si orizzontasse subito.

Baron Samedi è una delle figure più importanti della mitologia vudu e almeno qui quel catorcio di Gugol funziona. La storia del fegato è totalmente inventata.

Area tematica: l’elemento centrale su cui ruota tutta la storia è uno zio mangiato dal nipote zombie, fatto evidentemente del tutto non realistico, cioè fantastico. Che poi sia un fantastico grottesco, all’amatriciana, alla carbonara, alle muffe di bosco (io sceglierei amatriciana), be’, questo è innegabile.

Sul genere horror, valgono all’incirca le stesse considerazioni; in realtà nell’indicare il genere avevo deciso di mettere qualcosa come “horror comico” o cavarmela con una battuta tipo “horror (più o meno)”, ma all’atto di postare me ne sono dimenticato.

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Racconto che non mi ha del tutto convinto. Indubbiamente sai scrivere molto bene e alcuni passaggi sono davvero di altissimo livello. I dialoghi sono ben curati e mai forzati. Lo stile è veloce, incalzante. Insomma, tutte cose che denotano una gran capacità nello scrivere.

Ma, a mio avviso, qualche errore lo hai commesso.

 

1. L'area tematica: come ti hanno già segnalato questa mi sembra la fotocopia del tuo primo racconto (almeno nella struttura narrativa). Per me non basta che ci sia uno zombi (che tra l'altro nel tuo racconto non è nemmeno uno zombi classico) per rendere horror un racconto. L'aspetto predominante della narrazione è palesemente thriller/giallo. Tutto è incentrato sulle indagini e il tema horror è solo di sottofondo e parodiato per giunta.

 

2. Hai dato per scontate alcune cose, riferendoti ad altri tuoi racconti e rendendo, di fatto, questo meno auto consistente. Anch'io, come Wj, non ho capito chi era l'io narrante o chi fosse questo Ruben comparso all'improvviso. Insomma, per qualcuno che non ha mai letto nulla di tuo o poco, era difficile starti dietro in alcuni passaggi.

 

Il secondo punto può essere considerato solo come un piccolo peccato di "presunzione". Ciò che mi dispiace maggiormente è però il primo. Una delle peculiarità di questo contest era proprio mettersi alla prova su temi e generi diversi da quelli che ci sono più congeniali. Tu, invece, hai fatto due racconti "fotocopia" sullo stile narrativo che ti è più congeniale, "spacciandone" uno per horror.

 

Mi dispiace essere stato così duro, perché, indubbiamente, hai uno stile e una scrittura invidiabili e il tuo primo racconto mi era piaciuto molto (tanto che lo avevo anche votato). Ho espresso solo le mie impressioni ;)

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Letto.

 

"...sulla scorta degli studi ormai classici della Scuola di Dusseldorf, che...” Pronto. No, grazie. 

 

Andrei a capo.

 

STORIA

 

Più giallo che nero: un po' Famiglia Addams e un po' Poirot, al posto zombie avrebbe potuto esserci anche un muratore vicentino e la storia non sarebbe cambiata; ammetto che, come ha detto Marco, avrei preferito leggerti in vesti diverse, più per curiosità che competizione; i personaggi ombra sarebbero stati meno scuri con l'aggiunta di qualche verbo dichiarativo sparso qua e là.

Il dialogo con il giornalaio si rifà al contadino del tuo MI vincente e in parte anche allo scrittore-assassino; descrivi poco i fisici e gli interni, e devo ammettere che che è un fatto molto da cinema - nelle sceneggiature si mette prima l'ambientazione - magazzino, interno bar, stadio - e poi via a narrare senza descrivere nei dettagli, tanto sappiamo come sono fatti i bar e i cimiteri.

 

STILE

 

Luce solstiziale, silenzio profondo. Evasi la posta e passai al giornale, ma non c’era becchime di rilievo e una lama rovente cominciava a filtrare dalla finestra.

 

Dicesti di aver scritto dei romanzi, per curiosità sono tutti così rapidi? Cioè dialoghi, descrizioni flash, dialoghi e via? Che sfizio.

 

PERSONAGGI

 

In Sherlock Holmes il narratore è Watson, il vice, qui è lo stesso: così l'investigatore ha un fascino particolare, quasi come fosse nostro amico e lo seguissimo con il suo aiutante; inoltre la scelta di un narratore esterno ma periferico permette il distacco dal protagonista senza un cambio di PDV troppo lontano.

 

COMMENTO FINALE

 

Buio equinoziale, rumore epidermico. 

Racconto dei tuoi, in alcuni parti sulle tue, in altre hai fatto tutto te. 

Risultato? Solito: becchime di qualità.

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Grazie mille per i commenti @Marco86  @acronimo4  @Rewind

 

Solo una cosa sull’accusa di spaccio da parte di Marco: come dicevo sopra, volevo definire il genere “horror comico”, ma poi ho dimenticato in fase di inserimento e non potevo più cambiare (non sono blu).

Il genere non l’ho certo inventato io, Rewind per esempio citava la Famiglia Addams, e mi pare che anche Frankenstein Jr. e altra robetta simile non siano malaccio.

Per cui, caro Marco, respingo con sdegno l’accusa di essere un pusher e ti do appuntamento per domani all’alba dietro il convento dei Carmelitani scalzi! (Va be’, si scherza, invece fai a bene a bastonare, tendiamo a farci un po’ troppi complimenti).

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Questa volta mi sono divertita un po' meno perché, sapendo di Baron Samedì, ho intuito che si sarebbe finiti a... tavola. Ma la trovata del fegato ha risollevato l'aspetto comico;  quanto all'horror, sono in dubbio che il pezzo rientri nel genere. Ci sono un po' di pulci, ormai segnalate credo. Efficace come in altre occasioni lo stile veloce e i dialoghi botta e risposta. Penso però che lo show a oltranza non debba diventare una "religione": in certi casi occorre un po' di tell (sta all'abilità dell'autore non finire nell'infodump), sennò il povero lettore fatica a seguire. E dover rileggere, perdendo il ritmo, in questo tipo di narrazione è la... fine!

 

Leggo ora il tuo post: horror comico, ok, ci sta.

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Geniale, come sempre u.u Bravissimo, mi fai sempre ridere con una comicità acutissima, accompagnata da una scrittura assolutamente di qualità. Bellissimo l'incipit *-*

Solo io leggendo ho pensato a Tokyo Ghoul? xD

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Ciao, Max.

Questa chicca mi era sfuggita.

Da bravo bastian contrario, io in questo pezzo ho trovato solo molti spunti arguti (leggi geniali) insieme allo stile personale e sicuro di un autore fuori da parecchi schemi. Complimenti.

Sei, senza ombra di dubbio, nella mia rosa.

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Inizio un po' faticoso da leggere, rhumal e nubi di Oort comprese e finale invece

 

- Sss, lo dico per il nostro autore, quel mentecatto ci tiene.

di gran classe. Te la sei cavata bene costruendo un racconto divertente e pieno di ironia con qualche tocco horror. Parecchie invenzioni godibili e personaggi spassosi; in effetti la figura dell'edicolante è particolarmente ben riuscita. Non so se è un seguito fedele del racconto di Simone, ma d'altra parte era difficile proseguirlo visto che ti aveva lasciato col personaggio principale ridotto in frattaglie e uno zombi spretato dal carattere non particolarmente socievole e dai tratti assai poco espressivi...  :fuma: 

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In questo periodo in cui tra letteratura e fiction televisive sembrano andare di moda gli zombie, almeno c'è qualcuno che prova a parlarne diversamente rendendo il fenomeno divertente e fantasioso. Positive soprattutto sono l'idea del fegato e l'interrogatorio del giornalaio.

 

A risentirci.

 

Edison

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Confermo l’impressione avuta per “Il mistero delle dita mancanti”: scrivi bene, molto bene. Il racconto è come al solito assurdo e ironico al punto giusto, riscendo in più punti a strapparti una risata (soprattutto l’interrogatorio all’edicolante). È di sicuro uno stile che funziona bene in questi racconti brevi, autoconclusivi in pochi minuti e poco impegnati. La trama è forse un po’ sbrigativa nello sviluppo e nella conclusione, ma l’originalità permette di perdonarne lo svolgimento rapido.

I personaggi sono azzeccati, soprattutto i detective. Mi piace parecchio questo mondo surreale abitato da persone tangenti alla realtà, che sezionano felici un fegato, mangiano muffe e gioiscono dopo una copiosa vomitata.

Un punto forte sono anche i dialoghi, che funzionano bene e scorrono veloci scandendo il ritmo ironico del racconto.

Complimenti ancora e continua così.

Buona scrittura.

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34 minuti fa, Joyopi ha detto:

Riletto anch'io, dopo due anni. Ah, che ricordi...

 

Com'eravamo guaglioni, Jo, mah, tutto passa... vado a informarmi sul prezzo dei loculi, finché sono in tempo

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