Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

M.T.

L'Ultimo Baluardo - Quarta parte

Post raccomandati

commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/28619-lutto-e-ricostruzione/

 

torna alla terza parte

 

Le mani si strinsero a pugno facendo sbiancare le nocche, cominciando a tremare. Perché tutti decidevano di lasciarsi andare? Perché lasciavano su di lui il carico da portare avanti? Perché doveva farlo da solo? Poteva salvarla…perché non gliel’aveva permesso?
Ma di nuovo, conosceva la risposta. Felua era sempre stata innamorata di Linder: pur sapendo che lui stava con un’altra, era rimasta ad aspettare. E quando lui era rimasto solo, aveva coltivato la speranza che per loro ci fosse un futuro insieme. Ma un germoglio, se cresce nel deserto e non viene annaffiato, è destinato ad appassire e seccarsi. Giorno dopo giorno Felua non era più stata una donna, ma la semplice ombra di Linder, accontentandosi di essere questo.
Quando però il corpo cessa d’esistere, anche l’ombra segue il suo stesso destino.
Sentì tirare una manica della giacca. Sotto di lui, un bambino che gli arrivava a malapena all’anca lo fissava con occhi sbarrati.
«Che cosa facciamo adesso?» fu la domanda biascicata attraverso le labbra tremanti.
Amos gli posò una mano sui capelli arruffati. «Andiamo avanti.»
Fu una discesa stanca, dove i piedi venivano trascinati sull’asfalto e i volti tenuti chini, troppo stanchi, troppo avviliti per dire anche solo una parola. In retroguardia, Amos fissava le schiene curve dai ragazzi. Ragazzi di cui conosceva a malapena il nome, raccattati e portati in salvo dalle città in rovina, strappati dalle mani di bande di uomini selvaggi, di Mutantropi e Chimere affamate. Non sapeva nulla di loro, non conosceva le loro storie, né mai aveva provato a conoscerle; proprio lui che era stato quello che prestava più attenzione alle parole degli altri.
“Che cosa sono diventato per essere arrivato a chiedermi che cosa sono questi bambini per me, se vale la pena che continuino a vivere?” osservò le teste chine, i passi strascicati. “Perché faccio questo? Sto portando avanti il sogno di altri, le aspettative che gli adulti hanno avuto su di me e sulla mia generazione. Siamo cresciuti con il senso della responsabilità, consci che avevamo un dovere da compiere, ma non credendo davvero che le nostre azioni sarebbero servite per l’umanità, tanto meno per la sua sopravvivenza. Abbiamo avuto un’esistenza serena, pensando solamente a vivere la nostra vita, almeno fino a quando non è avvenuto il Crollo: a quel punto è cambiato tutto” corrugò la fronte, dibattuto tra la voglia di libertà e il senso del dovere. “Ma io e la mia generazione abbiamo conosciuto pace e serenità e anche affetto e calore umano; lo stesso non possono dire questi bambini. Loro sono cresciuti in mezzo a un conflitto creato da altri, non hanno responsabilità per quanto è successo; non è giusto che vivano una vita del genere per colpe altrui, morendo senza aver conosciuto altro che dolore e privazione.”
Il conflitto interiore cominciò a scemare mentre fissava quelle spalle chine. “Non sono semplici numeri, non dopo il sangue che i miei amici hanno versato, non dopo quello che è stato sacrificato. Speranza. Allegria. Amore” sentì un cambiamento avvenire in lui: il dolore della perdita c’era ancora, ma qualcosa si stava innalzando sopra di esso. Qualcosa di resistente, inamovibile, che non si sarebbe fatto schiacciare. “Per il sangue e i valori in cui hanno creduto i miei amici combatterò, perché nulla sia stato vano: il ricordo di quello che sono stati sarà ciò che mi sosterrà. Continueranno a esistere in me e saranno la forza che mi permetterà di far sì che anche questi bambini abbiano la possibilità di sognare. E niente e nessuno impedirà che questo avvenga.”
L’uomo che era stato un tempo, che aveva cercato di risolvere tutto con il dialogo, pensando che si potessero cambiare le cose senza usare la forza, fu lasciato in mezzo alle svolte della gola che si stavano lasciando indietro: apparteneva a un’epoca che non c’era più ed era giusto che restasse assieme ai corpi degli amici. Levò un muro a separarlo dal passato lasciato alle spalle, facendolo crescere fino a divenire fortezza e cingendo il nuovo credo che aveva abbracciato. “Sarò il baluardo contro cui nessun Demone prevarrà.”
Una dopo l’altra le Porte si aprirono, facendo confluire il Potere dentro di lui.
Sorpassando il gruppo, prese da parte uno dei ragazzi più grandi.
«Conducili fino alla fine della gola e aspettate il mio arrivo» disse a bassa voce.
Il ragazzo lo scrutò con sospetto. «E se non arrivi?»
«Arriverò» rispose Amos con decisione, facendogli cenno di andare. «Stanne certo.»
Uno per volta li vide sparire dietro una curva, mentre all’orizzonte il cielo stava cominciando a rischiararsi. “Non sarà un’altra notte. Non sarà un altro calvario.”
La luce nella gola si fece sempre più forte, rendendo distinti i contorni del mondo.
Il Demone giunse lungo la strada con passo calmo, sicuro di sé, gli occhi che luccicavano della forza dell’Essenza traviata dal suo Vizio. Sorridendo sprezzante, levò una mano.
Sabbia e rocce crearono un muro contro le falci di vento levatesi all’improvviso.
Il Demone schizzò in aria, evitando la raffica di pietre giunta dalle pareti della gola. Levitando sopra la testa dell’uomo, creò un vortice nella propria mano e lo scagliò contro l’avversario.
Amos lo schivò con un balzo di lato, venendo raggiunto dai detriti della voragine che si era creata dove si trovava solo un istante prima.
«Vieni giù!» urlò sollevando a sua volta la mano.
In risposta al gesto, dalla cima della gola un palmo con gigantesche dita di rocce si levò a oscurare il cielo, abbattendosi sul Demone e schiacciandolo al suolo come una mosca.
Amos si avvicinò alla massa contorta e maciullata, scostando le rocce che la tenevano imprigionata e prendendo il volto sanguinante nella mano. Senza sforzo sollevò il Demone, tenendo le dita scostate perché potesse fissarlo negli occhi.
«Noi umani non siamo semplice carne da macello per il vostro alimento» disse con voce dura. «Questo dovete mettervelo bene in testa» la presa delle dita aumentò la pressione, schiacciando il cranio con secchi scricchiolii. «Prima di tornartene all’inferno, avvisa i Sette che se proveranno ad avvinarsi a noi, aprirò le Porte del Paradiso, riducendoli a semplici ricordi.» La testa esplose in un fiotto di sangue e cervella.
Gettato il corpo del Demone nella voragine da lui stesso creata, andò a raggiungere il gruppo di ragazzi che lo stavano aspettando. Li trovò sparpagliati all’imbocco della gola, alcuni addormentati in qualche anfratto all’ombra.
Si fermò dove la strada cessava di esistere, inghiottita dal mare di sabbia, scrutando l’orizzonte.
Lui, l’ultimo rimasto, orfano di un mondo perduto anni prima, sarebbe stato padre e guida di una nuova generazione, portandola oltre il deserto, cercando una terra dove avrebbero trovato la promessa di una vita migliore.

Modificato da Marcello

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ma di nuovo, conosceva la risposta.

 

Allora perché se lo chiede? Per il lettore?  :nein:

Fu una discesa stanca, dove i piedi venivano trascinati sull’asfalto

 

Puoi usare "discesa stancante" oppure "L'andatura della discesa fu stanca", non come hai scritto tu: così sembra che l'aggettivo stanca sia riferito alla discesa stessa. E la discesa non può essere stanca.

“Che cosa sono diventato per essere arrivato a chiedermi che cosa sono questi bambini per me, se vale la pena che continuino a vivere?” osservò le teste chine, i passi strascicati. “Perché faccio questo? Sto portando avanti il sogno di altri, le aspettative che gli adulti hanno avuto su di me e sulla mia generazione. Siamo cresciuti con il senso della responsabilità, consci che avevamo un dovere da compiere, ma non credendo davvero che le nostre azioni sarebbero servite per l’umanità, tanto meno per la sua sopravvivenza. Abbiamo avuto un’esistenza serena, pensando solamente a vivere la nostra vita, almeno fino a quando non è avvenuto il Crollo: a quel punto è cambiato tutto” corrugò la fronte, dibattuto tra la voglia di libertà e il senso del dovere. “Ma io e la mia generazione abbiamo conosciuto pace e serenità e anche affetto e calore umano; lo stesso non possono dire questi bambini. Loro sono cresciuti in mezzo a un conflitto creato da altri, non hanno responsabilità per quanto è successo; non è giusto che vivano una vita del genere per colpe altrui, morendo senza aver conosciuto altro che dolore e privazione.”

 

Mi sa un po' tanto di infodump. Stai raccontando in terza persona e usare i pensieri del protagonista in prima per far capire cose che lui sa già perfettamente è banale. Inoltre alcuni pensieri, come quelli sottolineati, sono innaturali, forzati. Penserei a qualche altro modo per far capire al lettore queste cose, fargliele anche solo immaginare... non c'è bisogno di dire tutto.

 

 

 

Non ho avuto tempo di leggere le parti precedenti, ma questo brano mi ricorda molto il ciclo del Demone di Terry Brooks, dove il mondo come lo conosciamo noi è finito e oltre alle persone comuni e ai mutanti (resi tali dalle radiazioni dell'ultima grande guerra) ci sono i Cavalieri del Verbo e i Demoni.

Protagonisti del ciclo successivo, poi, sono un gruppo di ragazzi la cui guida è Falco, un adolescente dai poteri misteriosi.

 

L'atmosfera creata da te si avvicina parecchio a quei libri.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Niko, grazie per le note fatte :)

 

La nota che fai riguardo Brooks e i cicli del Verbo e Vuoto e La Genesi di Shannara è appropriata: mi fa piacere che il brano sia associato a queste saghe, per me significa che sono riuscito a rendere l'atmosfera di quanto volevo scrivere. Sarà perché mi sono piaciuti questi lavori di Brooks (il primo più del secondo, poi spiegherò perché), che a mio avviso rendono molto bene la lotta con le forze del caos e della distruzione, ben rappresentate dai Demoni di cui parla l'autore. Da quei libri ho cercato di cogliere  (come da altre opere di altri autori) tale spirito: Brooks rappresenta con Verbo e Vuoto la lotta eterna tra bene e male e ben mostra cosa sono i Demoni. Io dei Demoni ho dato una descrizione differente rispetto a lui, perché ho voluto mostrare qual è il potere dei Vizi e come agisce sulla natura umana.

La parte riguardo gli Spettri (il gruppo di bambini e giovani guidati da Falco nella Genesi di Shannara) è molto bella, la migliore insieme a quella di Tom Logan (la prima parte di I Figli di Armageddon è uno dei migliori lavori di Brooks, poi scivola, e non di poco, con la questione degli elfi: non mi è piaciuta per niente, ha sfruttato malissimo il materiale a disposizione): più che in questo brano (anche se se ne può avvertire la somiglianza), è nel romanzo successivo a L'Ultimo Potere che ho voluto sviluppare qualcosa di simile. Ma questa è un'altra storia e se ne racconterà un'altra volta ;) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Questa discussione è chiusa.

×