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JenniferStrife

Ghiaccio

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Commento

 

Mio padre è ancora in ospedale; sono tornata in Sicilia per vederlo. Sta sul letto con la testa tutta a destra. A volte confonde le parole e non si capisce se vuole acqua o latte, se parla di una persona o dell'altra. Strizza gli occhi come a spremere fuori il nome giusto, ma non ci riesce.

Passo ore a versargli gocce in bocca perché non si ricorda come succhiare con la cannuccia. Il bicchiere non finisce mai, e anche se finisce lui ne chiede ancora. Poi chiede il ghiaccio e glielo faccio in piccoli pezzi perché non si strozzi. Gli scivola in gola e lui mi guarda.

Hanno detto che non era un ictus, ma che ha delle metastasi nel cervello.

«Apri» gli dico, perché dimentica che bisogna aprire la bocca per metterci qualcosa dentro. Lui schiude le labbra e inserisco il ghiaccio. «Inghiotti bene», dico poi. Lui deglutisce. Se interrompo la cantilena, fatta di gesti e delle stesse parole, dimentica come si fa.

«Apri», dico.

Lui apre la bocca e inserisco il ghiaccio.

«Inghiotti bene», dico.

Lui deglutisce. Il ghiaccio lo rende felice.

«Apri», dico.

«Uffa» dice lui, e apre.

«Inghiotti bene», dico.

«Uffa uffa» dice lui, e inghiotte.

È tutto lì in quella stanza con solo me e lui. Tutto nel bicchiere del ghiaccio. Tutto nella cantilena e nelle dita che bruciano.

«Apri», dico.

«Aiutami» dice lui, e apre.

«Inghiotti bene», dico.

Lui mi guarda. «Non c'è bisogno che lo dici sempre» dice, indignato, come se non avesse mai smesso di parlare in modo normale.

«Hai ragione» dico.

Tutto quello che ha è nelle mie mani. Fuori inizia a far buio, ci sono persone che passano in fretta. Prendo un altro pezzo di ghiaccio, glielo poso sulle labbra ma non reagisce.

«Apri» dico, e lui apre la bocca.

 

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Ospite

Letto.

Quando un brano, pur breve che sia, o un racconto - o qualsivoglia testo - rimane nella mente anche - Anche - dopo la lettura, beh... Allora ha innescato un processo. Ho letto questo frammento. Un frammento che a mio avviso, con un poco di lavoro, potrebbe diventare un piccolo racconto. Naturalmente parlo per me. A volte, un frammento, nasce esattamente per ciò che deve restare: un frammento. La bellezza di un frammento, talvolta, ha la bellezza di un racconto: qualcosa che innescato, rimane appeso a un filo invisibile nell'aria che si muove un poco appena il vento che c'è in ognuno di noi lo smuove. Non lascio indicazioni o punti di vista. È un frammento. Ti lascio soltanto la mie sensazioni. Ritmo. Mi è parso di sentire una cadenza ritmica, scandita dal quell' «Apri». Una cadenza ritmica ma anche visiva. Visiva ma anche morale. È un apri tenero, e angosciante, allo stesso tempo. Non so dirti se questo possa essere già un racconto, non mi permetto, posso aggiungere che mi è piaciuta l'immagine del «Strizza gli occhi come a spremere fuori il nome giusto». L'ho davvero apprezzata. Non mi permetto di dire altro. 

«Piaciuto», dico. Qualsiasi cosa sia.

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C'è poco da dire, a parte: bello.
Si tratta ovviamente di una "bellezza" tragica, dolorosa, angosciante, della quale tu riesci con poche e misurate parole a far partecipe il lettore. Non ho trovato refusi e nemmeno mi verrebbe voglia di rileggerlo per cercarli. Lo stesso dicasi per lo stile: avrei reso alcuni passaggi in modo diverso, ma si tratta proprio di inezie, di gusto personale e forse alla fine avrei peggiorato il testo, invece di migliorarlo.
Bene così.
Attendo di leggere qualcosa di più lungo scritto da te: sono già sicuro che mi piacerà.

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Ciao, tempo fa lessi qualcosa di tuo, mi ricordo di te. 

Appena ho letto il titolo mi sono incuriosita un sacco. Devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di forte e infatti l'ho trovata. Ghiaccio sia per il contenuto che ghiaccia l'animo di chi legge e sia per lo stile ghiacciato. Molto intenso e diretto, direi perfetto. Arriva e anche troppo, quindi mi piace. Hai saputo trasmettere le emozioni in modo così vivo che quelle stesse emozioni, che mi hanno toccata, mi parevano quasi reali e ''incorniciate'' (scusa il poco senso, ma è difficile descrivere le mie sensazioni, ogni volta impazzisco :asd: ). Anzi direi che questo frammento mi pare proprio un quadro espresso a parole e fermate in un istante, come una fotografia insomma. La classica freddezza che brucia: il ghiaccio su una ferita. Eh si, sei stata davvero brava. E mi limito a queste poche parole, perché non mi va di continuare.

Inoltre da un punto di vista stilistico non ho nulla da dire, va bene così com'è, anzi se non fosse così il tutto, nel suo complesso, non avrebbe senso per come lo hai posto.

Bravissima, a rileggerti! Mi piace il tuo stile u.u

A presto :* 

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Bello. Ben scritto: conciso ed eloquente. Hai mai letto Faulkner? L'impiego iterato, quasi cantilenante e per certi aspetti strafottente, ironico, provocatorio; dell'unico dichiarativo nei discorsi diretti mi ricorda l'uso che ne ha fatto Lui.

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ciao @JenniferStrife, il frammento mi è piaciuto. Sono d'accordo con @Alexmusic; cambierei poco del brano e in ogni caso sarebbero modifiche dettate dal gusto personale che probabilmente lo peggiorerebbero. La dolcezza che viene fuori dal contesto seppur tragico è potente e ben resa. Inoltre mi hai ricordato mio padre, anche se ricordare lo uso come modo di dire, visto che non lo dimentico mai...grazie.

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In questo piccolo frammento ci sono tutte le emozioni necessarie a interpretare questa grande esperienza.

Mi sono sentito al fianco di questo personaggio, con le dita che bruciano e il ritmo da mantenere affinché non si perda il legame. Apri, dico. E lui apre.

Forse forse, l'unica parola che non mi ha convinto troppo è "inserisco". Mi provoca un lieve fastidio, ma può darsi che sia voluta.

 

Invece, per quanto riguarda la punteggiatura, vorrei chiederti una piccolezza:

 

«Hai ragione» dico.

 

Fino a qui hai usato la virgola dopo il dialogo. Per esempio in:

 

«Apri», dico.

«Inghiotti bene», dico.

Con alcune eccezioni, ovvero quando oltre il "dico" c'era anche dell'altro, un'altra azione per esempio:

 

«Apri» gli dico, perché dimentica...

«Aiutami» dice lui, e apre.

 

Quindi volevo capire se l'ultimo ha una valenza studiata (magari rendere più veloce quell'affermazione) oppure si tratta di un piccolissimo refuso.

 

Non pensare che lo scriva per fare il pignolo, perché questo frammento mi ha davvero colpito e, come dice Healing, ha il potere d'imprimersi nella mente del lettore anche dopo aver chiuso il libro/pagina web che sia. Ti ho fatto questo appunto perché, nella sezione "Punto lessicale" del forum, ho aperto un topic che riguarda proprio le virgole e i dialoghi. Si tratta di una questione che m'interessa particolarmente, per cui non mi dispiacerebbe nel caso scambiare qualche opinione (il topic si chiama "Punteggiatura: nella battuta composta").

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Ciao @JenniferStrife ho visto che hai già ricevuto tanti commenti, ma non riesco a trettenermi dall'aggiungerne uno anch'io. :)

Il brano è molto bello fino alla frase che io ho vissuto come una speranza, per quanto irrazionale (ma l'amore non è esso stesso irrazionale?)

«Non c'è bisogno che lo dici sempre» dice, indignato, come se non avesse mai smesso di parlare in modo normale.

e la risposta capolavoro:

«Hai ragione» dico.

 

Poi il brano passa da "molto bello" a "superlativo" e ti dico perchè:

Tutto quello che ha è nelle mie mani.

Struggente, commovente e toccante. La verità cruda si infila nella testa del lettore come un ago. E' improvvisa e pone le premesse per frantumare tutte le speranze irrazionali a cui ancora si aggrappava. Si ferma un attimo, per paura di leggere il seguito, ma poi lo vuole conoscere.

E la frase seguente è un altro capolavoro.

Fuori inizia a far buio, ci sono persone che passano in fretta.

L'indifferenza del mondo verso quella situazione drammatica resa in sole 12 parole. Sappiamo che è così e questa è l'ennesima conferma. Ormai le speranze sono ridotte a zero. Però forse...

Prendo un altro pezzo di ghiaccio, glielo poso sulle labbra ma non reagisce.

Sospiro e mi è difficile trattenere le lacrime.

 

«Apri» dico, e lui apre la bocca.

Infatti... :buhu:

 

Hai uno stile che si accorda molto con il mio, ma sei molto più brava a mostrare, in contrapposizione al raccontare.

Grazie per queste emozioni...

A rileggerti

Dan

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@Nexa Quella che poni è una questione importante e sulla quale sto riflettendo molto. Sono incerta sulla punteggiatura nei dialoghi. Non ho messo la virgola in quel punto perché mi sembrava che, senza, la frase venisse più come la intendevo. In passato non l'ho mai usata dopo le frasi del discorso diretto, ed ora sto tentando di imparare. Tu che ne dici? Sono sempre parecchio insicura sulla cosa. Darò un'occhiata al post che indichi. :)

 

@Daniele125 Grazie a te. ^^ Sapere di aver trasmesso delle emozioni è meraviglioso.

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Cara @JenniferStrife , ti faccio i complimenti per questo pezzo che hai scritto. Mi ha molto colpito.

Hai saputo con poche parole, semplici e drammatiche allo stesso tempo, regalarci delle sensazioni molto forti, portandoci in una camera d'ospedale, ad osservare un uomo e sua figlia apparentemente intenti in una semplice azione quotidiana, in realtà intrisa di mille parole non dette, specchio d'una relazione di cui è rimasto solo il guscio.

 

"Ghiaccio" è il titolo che hai voluto dare al tuo frammento: niente di più azzeccato. Apparentemente il ghiaccio ricorda il freddo, il silenzio, l'immobilità, la solitudine, come apparentemente leggiamo d'un padre reso immobile ed infermo a causa della malattia, e di una figlia che se ne prende cura con un'innaturale tranquillità e fermezza. Ma la realtà, per chi tiene il ghiaccio tra le mai, sta tutto nella frase "Tutto nella cantilena e nelle dita che bruciano". Chi tiene il ghiaccio tra le mani sa bene che può bruciare più del fuoco, quanto brucia la sofferenza che aleggia in quella stanza, la sofferenza d'un padre che non può esprimere il proprio dolore, perchè privato del controllo sul proprio corpo e sulla propria vita, la sofferenza d'una figlia privata del proprio padre. 

 

"Tutto nella cantilena" "Se interrompo la cantilena, fatta di gesti e delle stesse parole, dimentica come si fa". La cantilena, il ritmo cadenzato delle parole, è ciò che tiene noi lettori avvinti, ed è ciò che da un senso alla vita svuotata d'entrambi. Perchè quando la malattia, la sofferenza, il dolore ci strappa la normalità, la quotidianità, allora tentiamo disperatamente di crearne una nostra, una quotidianità che possiamo controllare, in cui sappiamo cosa fare, in cui possiamo sentirci ancora utili a qualcosa. E' una quotidianità ritmata, schematica, fatta di piccoli gesti sempre uguali, ripetuti più e più volte. E forse, se li ripetiamo quanto basta, riusciremo perfino a convincerci di stare bene nella gabbia che ci siamo creati. Semplicemente perchè è divenuta l'unica maniera in cui sappiamo vivere. Perchè altrimenti "dimenticheremmo come si fa".

 

«Aiutami» dice lui. Uno spiraglio d'umanità nel ghiaccio. Un debole tentativo di lotta, di ribellione. Un padre che tenta di comunicare con la figlia, che cerca disperatamente una via d'uscita da quell'inferno immobile. 

 

Ma tuttavia..... "Prendo un altro pezzo di ghiaccio, glielo poso sulle labbra ma non reagisce". Il freddo ritorna, il ghiaccio intrappola nuovamente ogni cosa nella sua morsa silenziosa e rovente.

 

A rileggerti!;)

 

 

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@JenniferStrife

 

Secondo me funziona bene per come lo hai impostato. Elimini quell'attimo che, diversamente, imponi ai tuoi lettori.

C'è differenza tra: "Hai ragione", dico; e "Hai ragione" dico.

Un'impercettibile differenza, ma qui importante. Nella frase si avverte una sorta di rassegnazione, e qualcos'altro.

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Anche oggi ho a disposizione qualche minuto da dedicare alla lettura e devo dire che quelli "spesi" per leggere questo frammento son davvero stati ben impiegati! :)

 

Nulla da eccepire sull'ortografia (anche se, sulla forma, ti consiglierei di porre più attenzione in qualche passaggio: nulla di particolare... ma è come se il lettore, che deve calarsi nel contesto, avesse a disposizione una "fotografia" leggermente mossa), la cosa che mi ha colpito di più è stato l'abbinare il ritmo incalzante del tuo stile, fatto di brevi periodi, a quello drammaticamente lento e struggente del racconto... una serie continua di strappi laceranti, che ben rendono l'idea del tremendo finale (sapientemente non scritto) che attende i due protagonisti.

 

Colgo l'occasione per fare gli auguri di un ... proficuo 2016 (in senso letterario, of course)!

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Che dire, sono uno degli ultimi arrivati e sto conoscendo il forum. Imbattersi in questo frammento la reputo una fortuna.

Non sto a nasconderti che all'inizio, non trovavo il senso, leggendo le prime righe e vedendo la brevità del testo, mi aspettavo quasi qualcosa di banale, m'è saltato alla mente un pensiero "dove si andrà a parare ?"

Poi arriva la parte del dialogo quasi unilaterale, la parte che acquista ritmo e che da significato alle prime righe.

In poche frasi così tante sensazioni da volerlo rileggere perché non ci può stare tutto in quelle poche righe.

Non voglio ripetere quanto hanno già detto altri, è un crescendo di sensazioni quasi frastornante che mi è piaciuto.

Senza bisogno d'urlare, senza bisogno di strani artifici è tutto li.

Grazie

Spero di rileggere molte altre cose tue.

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Sto iniziando solo da poco a dire la mia riguardo gli ascritti altrui. Mi scuso per il modo in cui lo faccio, ma non so districarmi bene nell'inserire le varie parti scritte dall'autrice, quindi faccio a modo mio. Cosa dire Jennifer, che non abbiano già detto gli altri? Ho rivissuto, per un po', una storia che mi ha colpito realmente, molti anni or sono. Mio padre, appunto. Quasi la stessa situazione. Il testo è scorrevole e d'impatto, anche se in un primo momento sono rimasta perplessa dalla frase: "Sta sul letto con la testa tutta a destra."  Le frasi sono corte, dal ritmo cadenzato, veloce, ma dalla scena lenta, come per dare modo e tempo a chi legge di immedesimarsi. Di percepire ogni singolo attimo drammatico. Molto incisive  le frasi: "È tutto lì in quella stanza con solo me e lui. Tutto nel bicchiere del ghiaccio. Tutto nella cantilena e nelle dita che bruciano."  

La frase: "Lui schiude le labbra e inserisco il ghiaccio." mi è piaciuta poco per l'uso del  verbo: "inserire", che secondo me potrebbe non legarsi bene al contesto in cui è scritta. Ma niente più.

 

Brava. A rileggerti,

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Ospite

Nella sua apparente semplicità rende un'immagine viva. Se l'introduzione fosse solo accennata all'interno dello scambio attivo delle battute invece che all'inizio forse si potrebbe avere il trasporto d'ogni sentimento da te provato pur senza spiegare fino in fondo l'accaduto pregresso. Ovviamente è solo un'idea. E poi c'è il giusto obbligo di fare un commento.

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Grazie anche a voi per aver letto e per i commenti. :)

 

In realtà si tratta di un frammento che fa parte di una raccolta: il lettore, iniziando a leggerlo, ha già altre informazioni sulla situazione. Non ho capito cosa volevi dire esattamente, però.

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Il titolo mi ha incuriosito molto, mi aspettavo qualcosa di particolare e l'ho trovato. 

Mi piace molto la scelta delle parole e la loro ripetizione, ripetere le parole per indicare delle azioni ne rallenta il tempo e imprime meglio le immagini nella mente del lettore. 

Il finale mi è piaciuto particolarmente, è quello che mi aspettavo. Leggendo ho sorriso.

È un frammento che che suscita molta tenerezza e riflessione, per lo meno in me. 

I miei complimenti! 

 

Des

 

 

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Mi ha trasmesso il dolore della malattia, l'angoscia del dover dipendere da qualcuno e dall'altra parte l'impotenza di chi non può far altro che assistere un malato. Quel ghiaccio che ritmicamente proponi rispecchia un po l'animo e l'atteggiamento del protagonista. Un mix di emozioni concentrate. Unica nota che si può fare "inserisco il ghiaccio" apporta una connotazione poco "umana" al gesto. Il resto lascia colmi di tante sensazioni contrastanti. Complimenti 

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La parte che mi ha coinvolto maggiormente?
L'alienante cantilena con cui viene scandito un gesto che normalmente parrebbe banale, 
ma che nel racconto racchiude tutta l'angoscia di quel dramma.
Personalmente avrei omesso la serie di "dico - dice" nel dialogo. Non per accelerare il ritmo ma per renderlo più intimo senza cioè l'intromissione del narratore.
L'introduzione accenna vagamente lo scenario che il lettore incontrerà nel pezzo centrale del frammento e per questo rende quella cantilena di maggior effetto.

Decisamente bello.

 

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Ospite

Di una semplicità ed efficacia disarmanti. A me piace il titolo ghiaccio, lo vedo come il gioco degli opposti. Bello anche il finale: la gente va di fretta... Vi è poi una ripetitività nelle parole che non annoia.

Il brano riconduce inevitabilmente un po' alle storie personali, in un modo o nell'altro, andando a colpire lì, nei nostri lati più umani incantonati in qualche angolo della nostra mente, ed ecco qui che riemergono. Brava

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