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Cheza90

Il segreto della "ver icona" 1 parte

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Commento

 

Era tarda mattinata, ma il vociferare della città sembrava più intenso del solito o almeno così si mostrava a lui che da tempo era abituato a sentire solo urla di dolore, grida di terrore e pianti d’addio.

Il mercato come sempre era gremito di gente che andava e veniva con ceste piene di verdure, riso e galline con il collo pendente verso il basso.

La città era in fin fine, come l’aveva lasciata.

Un turbinio di gente scappava da una parte all’altra non lasciando capire bene, mai, che cosa stesse succedendo. Eppure quella giornata, con il sole che splendeva sulle pietre delle strade e le persone che gridando si affaccendavano di corsa a fare le ultime compere gli dava una strana sensazione di disagio, lo poteva sentire addosso, il corpo fremeva come se qualcosa stesse per succedere, come se tutti quelli intorno a lui, aspettassero ansiosamente qualcosa, come se attendessero…un verdetto…

Era tornato nel suo paese e nella sua città, eppure faticava a riconoscere i segnali che smuovono un’intera popolazione verso un’unica meta, quella che disegnava la strada per il palazzo dell’Infantado.

Forse non se ne era reso conto perché anche lui volgeva in quella direzione, ma per un motivo ben diverso dalla massa che gli si accalcava sempre di più intorno, spintonandolo da un lato all’altro.

Non aveva mai capito tutto quell'accorrere al palazzo ogni qualvolta ci fosse un processo, anche perché, come lui ben sapeva, non c’era nulla da vedere.

La gente, però, si appropinquava sulla soglia del palazzo, sotto un “urlatore”, che tramite le voci che si udivano dal palazzo, trasmetteva il resoconto del processo alla folla. Come in uno di quei spettacoli teatrali che si diceva fossero tanti amati dai loro nemici Inglesi.

Ricordava, una volta, quando i processi erano all’ordine del giorno, un familiares che ascoltava annoiato l’ennesima sentenza, era accorso fuori e aveva detto al portavoce del popolo (non so se per divertirsi o se per spaventare la folla) che il processato davanti alla croce mostratagli dal vescovo si era rivoltato mostrando i lineamenti del diavolo sul suo volto.

Naturalmente, nulla di ciò che disse corrispondeva al vero, ma la folla in poco tempo appena sentita la notizia, si disperse e il racconto di quel moro che aveva mostrato in volto i segni del diavolo prosegui per lunghe settimane, finché, qualcuno riuscì a placare la curiosità, le domande e i racconti con una nuova fandonia, forse più interessante della prima.

La gente del popolo si era ormai abituata alla cacciata dei mori e ben pochi, se non nessuno, era ancora all’interno del paese, non poteva credere così, che tutta quella massa corresse verso il Palazzo per sentire una sentenza ormai proclamata mille volte. No...si disse fra sé, doveva essere successo qualcosa nel tempo in cui si era allontanato dalla corte.

Inizio d'un tratto, a farsi largo tra le donne che con le loro ceste e i loro vestiti occupavano la strettoia impedendogli di camminare più in fretta. Sentiva scendere dalla tempia un rivolo di sudore che gli segnava la guancia, strinse in pugno una mano, sperando non fosse successo l’irreparabile, che nessuno dei suoi compagni si trovasse davanti a quei giudizi impazienti di assaggiare le urla di paura di un altro uomo in preda al terrore del suo inevitabile destino.

Più si avvicinava, più sentiva che l’urlatore che proclamava illazioni del processo, senza incuria, a tutta la gente che si appostava all’uscita del Palazzo, molte donne con le lacrime agli occhi aspettavano ansiose il verdetto, anche alcuni uomini, tenevano il capo scoperto, stringendo nelle mani il loro cappello, come con la speranza che chiunque vi fosse là dentro, ne uscisse incolume, però lui lo sapeva bene, nessuno usciva di là completamente incolume.

La guardia, posta dinanzi le porte del palazzo, sbadigliava annoiata, aspettando la fine di quella giornata così stressante, come c’è ne erano state molte prima di quella.

Appena la guardia lo riconobbe gli fece cenno di entrare, abbassando il capo come onorato del suo ritorno. Ormai Filippo era abituato ai cenni dei suoi sottoposti, alla gente che riconoscendolo, chinava il capo, a chi correndogli incontro durante il suo ritorno a casa, lo aveva ringraziato per aver aiutato un figlio a tornare vivo o quasi a casa.

 

Mentre, dall’ingresso del palazzo volgeva verso l’aula del processo, cercava di non far notare, nemmeno alla servitù, la fretta con la quale vi ci si dirigeva, per non destare alcun sospetto, nel caso in cui là dentro sulla "forca", ci fosse stato un suo “compagno”. C’era poca gente all’interno della sala, solo gli Inquisitori, il signore di Manara, i Familiares (coloro che non facevano parte di alcun ordine religioso, ma che collaboravano alla causa), e l’avvocato difensore, che in quel momento si stava rimettendo a sedere nell’attesa del verdetto finale nei confronti della donna.

La donna, era in piedi e le sue piccole spalle, erano adorne di capelli scuri e mossi che raggiungevano armoniosi l’incavo della schiena. Stava diritta, in modo rigido, ma sicuro dinanzi il capo inquisitore, sembrava quasi non aver paura.

Assicuratosi, che non era uno dei suoi compagni in piedi davanti al giudice, lascio andare finalmente un respiro di sollievo. Stava per volgersi verso l’uscita, quando il capo inquisitore vedendolo, gli fece cenno di avvicinarsi. Con la stanchezza della guerra ancora segnata sul suo volto, i calzari logori dal lungo cammino verso la sua terra, e il morale spento, quell’invito a partecipare a una decisione di vita o di morte, non gli scendeva proprio giù, ma il figlio del Conte di Guadalajara non poteva non rispondere all’invito del capo Inquisitore.

Così, con lo sguardo basso si avvicino alla giuria che soddisfatta guardava il suo prossimo agnello sacrificale davanti a sé, un agnellino che però invece di piangere e implorare sorrideva soddisfatto. Quando, sedutosi, al fianco del Vescovo volse lo sguardo verso la donna, il suo volto senza volerlo cambiò espressione guardo il Signore di Manara, ma egli non ricambiò, concentrato sul verdetto.

Filippo, non poteva smettere di guardare la donna e mentre la giuria parlava fra sé e sé, lui non riusciva ad ascoltare le loro parole, ricordava solo l’ultima volta che aveva visto quella donna poco prima di partire. La ricordava ancora in chinata su un bambino malato che giaceva con la madre in mezzo a una delle strade della città mentre con un velo copriva il volto del piccolo.

Ciò che più lo aveva stupito di quel gesto non era la misericordia e l’amore con cui era stato compiuto da una signora di nobili origini, moglie del signore di Manara, che ora la osservava lì in piedi dinanzi al patibolo.

No, ciò che l’aveva lasciato senza parole era il momento in cui sollevando il velo, il bambino si era ridestato in piedi e aveva ripreso colore e vitalità. 

In quel momento avrebbe voluto raggiungerla fermarla, chiedergli qualcosa, non aveva avuto il tempo, era scappata velocemente, allontanandosi tra la folla della città. Però, lui aveva capito, sapeva bene che cos’era quel velo…La “ver icona”, da quanto tempo la cercava, anni da quando aveva saputo della sua scomparsa, ed era lì così vicino a lui, come in quel momento quella donna era così vicina al suo sguardo.

 

<< Per cosa la state accusando?>> chiese silenziosamente al Capo Inquisitore

<< Stregoneria…>> disse sbuffando, guardando verso il Signore di Manara

<< Capisco, qual è la sentenza?>>

<< Usciamo devo pensarci, per poter deliberare>>

 

Così il Capo Inquisitore si alzò dal tavolo e senza guardare gli altri seduti al suo fianco se ne andò verso l’uscita, lo segui, doveva salvare quella donna, doveva ritrovare quel velo.

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Scusate lascio un post scrittum ho corretto la copia direttamente sul forum ma non so perché nel momento dell'invio le modifiche non si sono salvate. :(

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Buonasera @Cheza90, passo subito a commentarti:

 

Trama

 

Intrigante e ben esposta. Ho trovato l'inizio del tuo racconto estremamente piacevole da leggere, ricca di particolari descrittivi che ben si adattano ad un romanzo storico (mi incuriosisce l'ambientazione: Spagna del 1500?). Mi piace come ci introduci nel mondo del tuo racconto attraverso gli occhi d'un protagonista che ne fa parte si, ma essendo stato lontano da casa, ne è a sua volta estraneo in certi aspetti come lo siamo noi lettori, perciò ne veniamo a conoscenza assieme a lui. Il che mi porta a....

 

Personaggi

 

A mio parere vi sono due protagonisti in questa narrazione: Filippo da una parte e la folla dall'altra. Mi piace l'umanità che hai voluto assegnare al protagonista, un uomo di guerra, eppure che prova un certo ribrezzo ( o così si percepisce) dagli usi della sua epoca, in contrasto con la folla, che vede nelle esecuzioni solo un diversivo, un motivo si svago dalle loro vite abitudinarie, senza curarsi se la persona accusata sia innocente o meno.

 

Passo ora nello specifico:

 

 

 

e le persone che gridando si affaccendavano di corsa a fare le ultime compere,

Qua metterei un gerundio affaccendandosi a fare di corsa le ultime compere

 

 

 

e aveva detto (non so se per divertirsi o se per spaventare la folla

Metterei "non sapeva se per divertimento o per..." visto che parli alla terza persona e al passato.

 

 

 

ma la folla in poco tempo appena sentita la notizia, si disperse,

 

Dicendo così pare che la folla scappi a causa della notizia, o se ne allontani perchè non interessata. Aggiungerei un'altro verbo, magari "..appena sentita la notizia, andò in subbuglio, poi, una volta dispersa..."

 

 

 

La gente del popolo, si era ormai abituata alla cacciata dei mori, e ben pochi, se non nessuno, era ancora all’interno del paese, non poteva credere che tutta quella massa corresse verso il Palazzo per sentire una sentenza ormai proclamata mille volte.

Metterei un punto dopo "paese". Per distinguere i due soggetti della frase, che sono differenti, la gente da una parte, Filippo dall'altra.

 

Per il resto non ho altri appunti, spero di leggere presto il seguito, a risentirci!;)

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Ciao grazie per aver letto il mio brano :) e averlo commentato. Siamo nella Spagna del 1588, durante il conflitto anglo-spagnolo, precisamente lui sta tornando dalla sconfitta dell'Invincibile Armada a Calais. Grazie mille ancora per i tuoi accorgimenti e per il tuo apprezzamento verso il mio testo :)

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compere gli dava una strana sensazione di disagio, lo poteva sentire addosso, il corpo fremeva come se qualcosa stesse per succedere, come se tutti quelli intorno a lui, aspettassero ansiosamente qualcosa,

Direi un po' troppe virgole, in alcune parti si possono benissim eliminare. TIpo tra la frase "per succedere" e "come se tutti quelli intorno a lui"

Opinioni personali, sempre eh.

 

si appropinquava sulla soglia del palazzo, sotto un “urlatore”, che tramite le voci che si udivano dal palazzo

sotto un "urlatore", ovvero il tipico ragazzetto che dice le notizie ad alta voce. Direi che letto di getto suona come un refuso, fa sembrare che sia il palazzo l'urlatore. SUggerirei così; Si appropinquava sulla soglia del palazzo dove, sotto, un urlatore, tramite le voci che si udivano dal palazzo...

tolto anche un che, mi sembrava di troppo.

 

Inizio d'un tratto

Accento mancante, Iniziò.

 

Più si avvicinava, più sentiva che l’urlatore che proclamava illazioni del processo

Superfluo il primo che.

 

Più si avvicinava, più sentiva che l’urlatore che proclamava illazioni del processo, senza incuria, a tutta la gente che si appostava all’uscita del Palazzo, molte donne con le lacrime agli occhi aspettavano ansiose il verdetto, anche alcuni uomini, tenevano il capo scoperto, stringendo nelle mani il loro cappello, come con la speranza che chiunque vi fosse là dentro, ne uscisse incolume, però lui lo sapeva bene, nessuno usciva di là completamente incolume

Bada, non lo dico per cattiveria... ma almeno secondo me ci sono troppe virgole, non me ne voler male. :(

 

La guardia, posta dinanzi le porte del palazzo, sbadigliava annoiata, aspettando la fine di quella giornata così stressante,

Dopo annoiata toglierei la virgola e lascerei correre la frase fino a stressante. Poi anzi, metterei un punto dopo stressante.

 

ai cenni dei suoi sottoposti, alla gente che riconoscendolo, chinava il capo,

Meglio; Alla gente che, riconoscendolo, chinava il capo.

 

Mentre, dall’ingresso del palazzo volgeva verso l’aula del processo, cercava di non far notare, nemmeno alla servitù, la fretta con la quale vi ci si dirigeva, per non destare alcun sospetto, nel caso in cui là dentro sulla "forca", ci fosse stato un suo “compagno”.

Meglio; Mentre dall'ingresso del palazzo volgeva verso l'aula del processo cercava di non far notare nemmeno alla servitù la fretta con la quale vi ci si dirigeva, per non destare alcun sospetto nel caso in cui sulla forca ci fosse stato un suo "compagno".

Tolte le virgole che mi sermbravano superflue e corrette alcune parti (se pur piccole)

 

era in piedi e le sue piccole spalle, erano adorne di capelli scuri

Togli quella virgola dopo spalle.

 

Assicuratosi, che non era uno dei suoi compagni in piedi davanti al giudice, lascio andare finalmente un respiro di sollievo.

Meglio; Assicuratosi che non era uno dei suoi compagni in piedi davanti al giudice lasciò andare un respiro di sollievo.

Tolte le virgole supeflue e tolto finalmente.

 

Così, con lo sguardo basso si avvicino alla giuria che soddisfatta

Aggiungi una virgola dopo basso

Aggiungi l'accento sulla O (avvicinò)

 

Quando, sedutosi, al fianco del Vescovo volse lo sguardo verso la donna, il suo volto senza volerlo cambiò espressione guardo il Signore di Manara, ma egli non ricambiò, concentrato sul verdetto.

Meglio; Quando, sedutosi al fianco del Vescovo, volse lo sguardo verso la donna. Il suo volto senza volerlo cambiò espressione. Guardò il Signore di Manara, ma egli non ricambiò. Rimase concentrato sul verdetto.

 

<< Usciamo devo pensarci, per poter deliberare>>

Correzione: Usciamo, devo pensarci per poter deliberare.

Okay, ammetto che "forse" ti ho bacchettato troppo. ma vabbè, sono opinioni quelle che ho dato. La trama c'è, questo è sicuro. TI soffermi giusto un po' sulle virgole anche là dove non occorrono, tutto qui. Per il resto l'ambientazione mi piace molto, complimenti :)

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Ospite Russotto

Eccomi qua,Cheza,

con ragguardevole ritardo, a commentare il tuo brano.

 

Ho letto i commentidi Victoria e del Soldato e sono abbastanza d'accordo con quantoti hanno detto; anche io ho apprezzato lo stile della narrazione e delle descrizioni.

Personalmente credo che proceda un po' a scatti ma, ripeto, è unamia personalissima opinione.

 

E adesso mettiamo i puntini sulle "i" :mazza:

 

 

Era tarda mattinata, ma il vociferare della città sembrava più intenso del solito o almeno così si mostrava a lui che da tempo era abituato a sentire solo urla di dolore, grida di terrore e pianti d’addio.

Il mercato come sempre era gremito di gente che andava e veniva con ceste piene di verdure, riso e galline con il collo pendente verso il basso.

Qui descrivi la situazione ed introduci il personaggio molto bene ma c'è quell'andatura singhiozzante di cui parlavo sopra. Le informazioni che fornisci sono immediate ma mi sembrano un elenco. Proverei a renderle più fluide.

 

 

La città era in fin fine, come l’aveva lasciata.

Un turbinio di gente scappava da una parte all’altra non lasciando capire bene, mai, che cosa stesse succedendo.

Eviterei il capoverso e lo metterei al fondo della seconda frase.

 

 

Eppure quella giornata, con il sole che splendeva sulle pietre delle strade e le persone che gridando si affaccendavano di corsa a fare le ultime compere gli dava una strana sensazione di disagio, lo poteva sentire addosso, il corpo fremeva come se qualcosa stesse per succedere, come se tutti quelli intorno a lui, aspettassero ansiosamente qualcosa, come se attendessero…un verdetto…

Chiudi l'inciso dopo "compere".

Dopo "sensazione di disagio" prova a vedere come ti suona con un punto o, almeno, un punto e virgola per spezzare la frase che altrimenti risulterebbe unpo' lunga.

I puntini di sospensione dopo verdetto io li eviterei.

 

 

La gente, però, si appropinquava sulla soglia del palazzo, sotto un “urlatore”, che tramite le voci che si udivano dal palazzo, trasmetteva il resoconto del processo alla folla.

Quoto quanto detto dal Soldato e aggiungo che la virgola prima del "che" secondo me non ci va, dato che funge da congiunzione.

 

 

Come in uno di quei spettacoli teatrali che si diceva fossero tanti amati dai loro nemici Inglesi.

quegli

tanto amati

 

 

Ricordava, una volta, quando i processi erano all’ordine del giorno, un familiares che ascoltava annoiato l’ennesima sentenza, era accorso fuori e aveva detto al portavoce del popolo (non so se per divertirsi o se per spaventare la folla) che il processato davanti alla croce mostratagli dal vescovo si era rivoltato mostrando i lineamenti del diavolo sul suo volto.

Questa la riscriverei così:

Ricordò quello che successe una volta, quando i processi erano all'ordine del giorno: un familiares che ascoltava annoiato l'ennesima sentenza aveva detto al portavoce del popolo (per divertirsi o forse solo per spaventare la folla) che il processato, davanti alla croce mostratagli dal vescovo, si era rivoltato mostrando i lineamenti del diavolo sul volto.

 

 

Naturalmente, nulla di ciò che disse corrispondeva al vero, ma la folla in poco tempo appena sentita la notizia, si disperse e il racconto di quel moro che aveva mostrato in volto i segni del diavolo prosegui per lunghe settimane, finché, qualcuno riuscì a placare la curiosità, le domande e i racconti con una nuova fandonia, forse più interessante della prima.

La virgola dopo vero forse si può evitare; "in poco tempo appena sentita la notizia" lo cambierei in: "ma la folla, appena sentita la notizia, si disperse rapidamente"; toglierei anche la virgola dopo "finché"

 

 

La gente del popolo si era ormai abituata alla cacciata dei mori e ben pochi, se non nessuno, era ancora all’interno del paese

Qui non si capisce moltobene che a restare inpochi nel paese erano i mori.

Prova così:

La gente del popolo si era ormai abituata alla cacciata dei mori che erano rimasti veramente in pochi all’interno del paese.

 

 

strinse in pugno una mano, sperando non fosse successo l’irreparabile, che nessuno dei suoi compagni si trovasse davanti a quei giudizi impazienti di assaggiare le urla di paura di un altro uomo in preda al terrore del suo inevitabile destino.

Toglierei la virgola dopo "mano" e la lascerei dopo irreparabile, qui ci sta bene.

 

 

Più si avvicinava, più sentiva che l’urlatore che proclamava illazioni del processo, senza incuria, a tutta la gente che si appostava all’uscita del Palazzo

Il primo "che" crea non poca confusione; "senza incuria" :nein: , forse volevi dire: "senza cura" (ad ogni modo la parola "incuria" ha un significato che poco si addice a questa frase)

 

 

anche alcuni uomini, tenevano il capo scoperto, stringendo nelle mani il loro cappello, come con la speranza che chiunque vi fosse là dentro, ne uscisse incolume, però lui lo sapeva bene, nessuno usciva di là completamente incolume.

Mai la virgola tra soggetto e verbo (a meno che tu non faccia un inciso). Hai ripetuto "incolume".

Io scriverei: "ma lui sapeva bene che non era possibile".

 

 

come c’è ne erano state molte prima di quella.

come ce n'erano state

 

 

Appena la guardia lo riconobbe gli fece cenno di entrare, abbassando il capo come onorato del suo ritorno.

Appena lo riconobbe, la guardia lo fece entrare chinando il capo come onorata dal suo ritorno.

 

 

la fretta con la quale vi ci si dirigeva

via il "ci"

 

 

nel caso in cui là dentro sulla "forca", ci fosse stato un suo “compagno”.

a meno che tu non lo ritenga strettamente necessario, scegli: o "la dentro" o "sulla forca"; non abusare delle virgolette per enfatizzare il significato di certe parole.

 

 

Mentre, dall’ingresso del palazzo volgeva verso l’aula del processo, cercava di non far notare, nemmeno alla servitù, la fretta con la quale vi ci si dirigeva, per non destare alcun sospetto, nel caso in cui là dentro sulla "forca", ci fosse stato un suo “compagno”. C’era poca gente all’interno della sala, solo gli Inquisitori, il signore di Manara, i Familiares (coloro che non facevano parte di alcun ordine religioso, ma che collaboravano alla causa), e l’avvocato difensore, che in quel momento si stava rimettendo a sedere nell’attesa del verdetto finale nei confronti della donna.

Parli della donna come se l'avessi già introdotta.

Un consiglio: hai rimarcato tanto la paura del protagonista di vedere un amico sotto processo, fai crescere la tensione e usala. Quando entra nella sala del processo hai semplicemente indicato chi c'era smorzando tutto in poche parole.

 

Ancora complimenti.

Ora sono curioso di vedere come andrà a finire.

 

Ciao,

 

Salvatore.

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