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Alexmusic

I due punti: questi sconosciuti!

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Sono sicuro che la questione è già stata dibattuta più di una volta qui nel WD, ma, dato l'aggravarsi della situazione, credo sia quanto mai opportuno riproporla. Sto parlando dell'uso dei due punti, che sembrano ormai in via di estinzione in parecchi racconti e i frammenti pubblicati qui nel forum, soprattutto da parte delle nuove generazioni di aspiranti scrittori. Anzi, più che in via di estinzione, mi paiono ormai del tutto estinti: non se ne trovano e, le poche volte che se ne trovano, vengono usati a sproposito. 

La domanda che pongo a me stesso e a voi tutti, in particolare a quelli di più verde età, è molto semplice: perché?

La prima risposta che mi sono dato era altrettanto semplice: perché nessuno a scuola insegna più a usarli. Poi, proprio nelle scorse settimane, mi è capitato di aiutare un ragazzino di prima media nei suoi compiti di grammatica, uno dei quali riguardava l'uso corretto della punteggiatura. Sorpresa della sorprese: i due punti esistono ancora e, cosa ancor più sorprendente, il ragazzino in questione, che magari sbagliava su virgole, punti e virgola e altre amenità, non sbagliava mai nell'inserirli nei vari esercizi!
Per lui dunque nutro ancora delle speranze, anche perché oltre a rincoglionirsi di cartoni animati e video games, sta imparando a giocare a scacchi (che ne dici, @Marcello:asd: )
Allo stesso tempo però sono quasi del tutto certo che, al momento di adoperarli in qualcuno dei suoi temi scolastici, sempre che ancora ne facciano a scuola, pure lui avrà dubbi e ripensamenti e non saprà come usarli. Un conto insomma è un esercizio, una frasettina buttata lì, un conto scrivere qualcosa di più esteso.

Non mi dilungo oltre, perché aspetto con ansia le vostre opinioni e anche perché devo andare a litigare di persona con @Alorigo :mazza: , anche lui misteriosamente allergico a questo tipo di punteggiatura.

 

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Ti sostengo in pieno, la penso proprio come te.  E lo stesso varrebbe anche per il punto e virgola, ancora più in via di estinzione.  Ma i due punti sono più importanti, ovvio.  Non so perché ci sia questo rifiuto nelle "giovani leve", però mi batto da sempre a loro favore.  Probabilmente a scuola non se ne insegna più l'uso... Vedo maree di virgole - spesso così eccessive, che se si prova a leggere a voce alta occorre fare una pausa dopo l'altra - e credo che dipenda dal fatto che si fa poca analisi del periodo alle scuole medie.  Lo si vede nel'uso delle coordinate introdotte da virgole, invece che da congiunzioni.  

Leggo spesso frasi del genere:

I ragazzi entrarono in classe correndo, l'ultima campanella era già suonata, rischiavano di essere sospesi.

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Sto parlando dell'uso dei due punti, che sembrano ormai in via di estinzione in parecchi racconti e i frammenti pubblicati qui nel forum, soprattutto da parte delle nuove generazioni di aspiranti scrittori.

 

Non è vero, io li uso spesso! Sono un giovane aspirante scrittore, oh!

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Sto parlando dell'uso dei due punti, che sembrano ormai in via di estinzione in parecchi racconti e i frammenti pubblicati qui nel forum, soprattutto da parte delle nuove generazioni di aspiranti scrittori.

 

Non è vero, io li uso spesso! Sono un giovane aspirante scrittore, oh!

 

Tu ormai sei un supercritico ed è ovvio che ne conosci, e a volte ne consigli, l'uso; ma prova a contare quanti ne trovi altrove: a volte nemmeno uno in ottomila caratteri! 

Io francamente non capisco come si possa farne a meno. A me paiono addirittura indispensabili in più di un contesto.  

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Alex da quando me l'hai fatto notare li sto mettendo più spesso e ho notato l'utilità. Ricordo che alle elementari venivano messe solo per il discorso diretto e poi sono completamente svanite dalle medie in poi.

Il punto e virgola cos'è? :P perché anche questo a un certo punto è completamente svanito negli anni.

Sarà che ho frequentato un istituto tecnico? boh.. 

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 E lo stesso varrebbe anche per il punto e virgola, ancora più in via di estinzione.

Credo di non essere troppo allergica ai due punti, cerco sempre di usarli dove possono servire. Ma il punto e virgola, quello per me rimane una di quelle pozioni misteriose da usare con cautela.

I miei genitori hanno sempre rimproverato la scuola elementare "moderna" di non avermi insegnato correttamente certe cose, tra cui l'uso della punteggiatura. In effetti ancora oggi mi capita di trovarmi in difficoltà nell'uso della punteggiatura per frasi complesse. Non credo che certe cose non vengano insegnate ma semplicemente che gli venga dato meno rilievo. Al giorno d'oggi si tende a usare più tempo per sviluppare creatività o spirito critico piuttosto che a insegnare regole grammaticali, che possono essere facilmente consolidate in un secondo momento. In un certo senso non credo sia un male: all'allievo vengono forniti degli strumenti e starà a lui approfondire l'argomento qualora dovesse interessargli.

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Al giorno d'oggi si tende a usare più tempo per sviluppare creatività o spirito critico piuttosto che a insegnare regole grammaticali, che possono essere facilmente consolidate in un secondo momento

 

 

Falso purtroppo, secondo la mia esperienza.  Quando esci dalle medie se non conosci la grammatica della tua lingua non la impari più.  

Prova in prima superiore a insegnare i possessivi in inglese, in francese o in un'altra delle lingue più conosciute, partendo dall'italiano dove aggettivo e pronome sono identici.  Scoprirai che una percentuale molto alta di ragazzi (non azzardo statistiche per non scoraggiare nessuno) non ha alcuna cognizione della differenza fra un aggettivo e un pronome.  A quel punto puoi martellarli quante volte vuoi con:  Questo è il mio libro/questo libro è mio.  Si sforzano e sembrano capire, ma prova il giorno successivo a chiedere: "fatemi una frase con un pronome possessivo"...  Auguri!

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Cara @Thea, il punto è virgola meriterebbe una discussione a parte e non è detto che prima o poi non decida di aprirne una tutta per lui. Per non andare fuori argomento, in questa sede mi basta dirti solo questo: usalo quando all'interno di una frase la pausa di una virgola ti sembra poco e quella di un punto ti pare troppo. E' fin troppo semplice, ti diranno, messa in questo modo; ma fidati: funziona.
Come fare per capirlo? Facile. Seguite il consiglio implicito che vi ha fornito @Marcello nel suo commento: rileggete sempre ad alta voce quello che avete scritto, perché la scrittura altro non è che la trasposizione in segni della parola e deve essere altrettanto chiara e immediatamente comprensibile. 
Riguardo poi a quando dici 

 

 

 Al giorno d'oggi si tende a usare più tempo per sviluppare creatività o spirito critico piuttosto che a insegnare regole grammaticali, che possono essere facilmente consolidate in un secondo momento. 

Non sono assolutamente d'accordo. Dicevano i nostri vecchi che "la pianta si raddrizza quando è piccola" e avevano ragione. Certe cose vanno "interiorizzate" subito, in giovanissima età, perché il loro apprendimento, più che il consolidamento, dopo sarà davvero duro e faticoso, per non dire quasi impossibile. Non siete convinti? Andate a vedere come i ragazzi scrivono non i loro messaggi sui cellulari, che già sono da incubo, ma i loro post sui vari social: roba che un tempo ti avrebbe precluso l'accesso alla terza elementare.
E non dirmi, per amor del cielo, che tutto questo va a vantaggio della "creatività o dello spirito critico", perché francamente io vedo scarse tracce sia della prima, sia del secondo.
Riguardo invece a quello che dice @ErikaZen

 

 

Sarà che ho frequentato un istituto tecnico?

io non ne farei una questione di tipo di scuola, quanto di validità degli insegnanti. Avevo un giovanissimo collega giornalista, uscito proprio da un istituto tecnico, che confezionava articoli di grande pregio.

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Al giorno d'oggi si tende a usare più tempo per sviluppare creatività o spirito critico piuttosto che a insegnare regole grammaticali, che possono essere facilmente consolidate in un secondo momento

 

 

Falso purtroppo, secondo la mia esperienza.  Quando esci dalle medie se non conosci la grammatica della tua lingua non la impari più.  

Prova in prima superiore a insegnare i possessivi in inglese, in francese o in un'altra delle lingue più conosciute, partendo dall'italiano dove aggettivo e pronome sono identici.  Scoprirai che una percentuale molto alta di ragazzi (non azzardo statistiche per non scoraggiare nessuno) non ha alcuna cognizione della differenza fra un aggettivo e un pronome.  A quel punto puoi martellarli quante volte vuoi con:  Questo è il mio libro/questo libro è mio.  Si sforzano e sembrano capire, ma prova il giorno successivo a chiedere: "fatemi una frase con un pronome possessivo"...  Auguri!

 

@Marcello mi ha bruciato sul tempo col suo commento  :asd: .

In effetti io non ho esperienza di insegnamento in una classe scolastica, ma solo un po' di  "aiutante" nei compiti a casa. 

Mi ricordo però di quando parecchi anni addietro, provai ad aiutare un amico in Inglese, dove aveva la media del quattro scarso: non riuscivo a capacitarmi come mai lui, che pure era piuttosto intelligente e andava bene in quasi tutte le altre materie, commettesse errori così grossolani. Finché un bel giorno mi resi conto che il mio amico, nonostante fosse approdato alle superiori, aveva delle lacune mostruose in Italiano. In pratica, quando io gli parlavo di modi e tempi verbali, di congiuntivi, condizionali, passati prossimi o remoti, lui non aveva la benché minima idea di cosa stessi dicendo. 

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La domanda che pongo a me stesso e a voi tutti, in particolare a quelli di più verde età, è molto semplice: perché?

 

[...]

 

Non mi dilungo oltre, perché aspetto con ansia le vostre opinioni e anche perché devo andare a litigare di persona con @Alorigo :mazza: , anche lui misteriosamente allergico a questo tipo di punteggiatura.

 

Mi hai tirato (oltre che per avermi taggato anche perché faccio parte della categoria "quelli di più verde età" :tze: ) in causa per cui risponderò e la risposta è molto semplice: perché non sono uno scrittore.

Sono solo un ragazzo che ha provato a scrivere e ha avuto fortuna.

 

Sinceramente non ho mai avuto dimestichezza con l'utilizzo dei due punti ma è altrettanto vero che "quelli bravi" possono riuscire a fare a meno di utilizzare quello strumento grammaticale. Con virgole, punti e virgole e punti si può sopperire in molti casi alla loro assenza.

Non in tutti però, come tu cerchi pazientemente di insegnarmi... tu insisti eh, che prima o poi magari mi entra in zucca!  :asd:

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Marcello e Alexmusic, anche io tendevo a pensarla come voi in passato ma ora sto cercando di pensarla diversamente. Dopo tutto abbiamo esempi di eccellente letteratura che fa uso di una punteggiatura tutt'altro che convenzionale, basta vedere un grande come Saramago. 

Io mi sono limitata a insegnare della matematica e non le lingue ma, non uccidetemi per il paragone, credo ci siano molti punti in comune. Io ho sempre preso voti scarsi alle scuole medie perché sono molto lenta a usare i numeri, per poi arrivare a prendere dei bei 10 in quinta superiore, quando i numeri non servivano più ma serviva della gran capacità di ragionamento astratto. La capacità di pensare fuori dalla scatola mi era stata insegnata ma un po' meno a far di conto. Credo che stia all'insegnate essere capace a trasmettere sia le rigide regole, sia la capacità di infrangerle con delicatezza. Ma forse molte volte non c'è tempo per entrambi.

Per quanto riguarda gli esempi a cui vi riferite non sono di persone con lacune e con grande volontà di colmarle per passione personale, ma studenti con il dovere scolastico di colmarle, il che è ben diverso. O sbaglio?

Fermatemi se sto andando off topic, ma il tema dell'insegnamento mi appassiona e sto cercando ancora di crearmi un'opinione precisa. 

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Carissima @Thea, ti rispondo in modo molto sintetico.
Per "infrangere le regole" , come dici tu, bisognerebbe prima conoscerle. Altrimenti non infrangiamo un bel nulla: commettiamo un puro e semplice peccato di ignoranza.

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non so in quale categoria alex mi collochi: non sono più giovane anagraficamente, ma sono giovane come pasticciatrice di parole. 

ho frequentato un istituto tecnico e lo studio della grammatica non rientrava fra le mie priorità e penso nemmeno fra quelle dei miei insegnanti; ricordo che l'italiano per me era una non-materia che non necessitava di studio: ascolti le spiegazioni, leggi e quando arriva il compito o l'interrogazione fai quello che ti viene richiesto e il sei lo raccatti sempre.

insomma, quando ho cominciato a pasticciare, sono stata costretta a dare una ripassata ad alcune cosette fra cui l'uso della punteggiatura. 

per consolare tutti quelli che hanno difficoltà con la punteggiatura

 

 

Come fare per capirlo? Facile. Seguite il consiglio implicito che vi ha fornito @Marcello nel suo commento: rileggete sempre ad alta voce quello che avete scritto, perché la scrittura altro non è che la trasposizione in segni della parola e deve essere altrettanto chiara e immediatamente comprensibile. 

se rileggo a voce alta quale differenza c'è fra la pausa di una virgola e la pausa di un due punti?

in realtà nessuna

sempre pause sono

perciò come scelgo se in quella pausa che sento necessaria devo inserire una virgola o un due punti?

la differenza sta nell'indicazione sull'interpretazione della pausa (posto che nella lettura ad alta voce a volte si fanno pause che non sono segnate da punteggiatura) che mi consente di dare un senso a quello che leggo.

la punteggiatura cioè non mi dice solo che devo fare una pausa ma mi spiega perché mi devo fermare

ecco che

un due punti mi dice "occhio, stai per leggere una spiegazione"

un punto e virgola mi dice "occhio, l'argomento non è concluso, quello che hai letto è solo la prima parte e dopo il punto e virgola leggerai la seconda"

 

arrivando al quesito di alex

a me piacciono i due punti e anche il punto e virgola

e anche andare a capo senza punteggiatura quando scrivo in relax  :asd:

 

è vero però che tendono a essere usati meno rispetto al passato

se sia dovuto al fatto che non se ne conosce l'uso, e quindi per bypassare una lacuna formativa si tendono a usare frasi brevi inframmezzate da punti, oppure se sia perché la scrittura attuale riproduce la velocità della vita moderna e quindi i due punti perdono importanza perché le spiegazioni annoiano, non saprei dire.

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Scusate se rispondo sinteticamente ma ho dovuto mollare il pc.

Alex, verissimo, per questo dovrebbero essere insegnate entrambe le cose.

Sono d'accordo con Wy: il cambiamento nell'uso della punteggiatura è anche dovuto a un cambiamento nella società e nel mondo. Ormai non c'è più il tempo per un due punti. E la cosa mi rattrista.

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Personalmente sto prendendo il vizio di usare solo il punto, perché leggo scrittori che si muovono in tale maniera. I due punti li uso senza eccedere, mentre il problema vero è il punto e virgola, non so mai dove metterlo, quindi gli do giù di punto.

Ah, gioco a scacchi.

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Certe volte possono essere intercambiabili con il punto, a seconda dell'enfasi che si vuole dare alla frase. Esempio:

Aveva un solo pensiero in testa: il suo lavoro.

Aveva un solo pensiero in testa. Il suo lavoro.

Nel secondo caso, mettendolo dopo un punto, al "lavoro" viene data più importanza.

 

A me invece risulta complicato scegliere tra due punti e punto e virgola. Ammetto di non essere un asso in materia di punteggiatura e forse inveirete contro di me, ma certe volte mi pare che siano intercambiabili anche loro. Altro esempio:

Purtroppo continuavo a non ricordare; in fondo da piccolo andavo di rado a scuola e non parlavo quasi mai con gli altri bambini.

Purtroppo continuavo a non ricordare: in fondo da piccolo andavo di rado a scuola e non parlavo quasi mai con gli altri bambini.

Io in questo caso, come in molti altri simili, ho optato per il punto e virgola, ma sono sempre stato indeciso se mettere i due punti, visto che in fondo sto spiegando il motivo per il quale chi parla non ricorda.

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Certe volte possono essere intercambiabili con il punto, a seconda dell'enfasi che si vuole dare alla frase. Esempio:

Aveva un solo pensiero in testa: il suo lavoro.

Aveva un solo pensiero in testa. Il suo lavoro.

Nel secondo caso, mettendolo dopo un punto, al "lavoro" viene data più importanza.

 

A me invece risulta complicato scegliere tra due punti e punto e virgola. Ammetto di non essere un asso in materia di punteggiatura e forse inveirete contro di me, ma certe volte mi pare che siano intercambiabili anche loro. Altro esempio:

Purtroppo continuavo a non ricordare; in fondo da piccolo andavo di rado a scuola e non parlavo quasi mai con gli altri bambini.

Purtroppo continuavo a non ricordare: in fondo da piccolo andavo di rado a scuola e non parlavo quasi mai con gli altri bambini.

Io in questo caso, come in molti altri simili, ho optato per il punto e virgola, ma sono sempre stato indeciso se mettere i due punti, visto che in fondo sto spiegando il motivo per il quale chi parla non ricorda.

Sempre tenendo presente che la punteggiatura non è un'equazione matematica che porti a soluzioni univoche, nel tuo esempio è "in fondo" la chiave di lettura che mi fa propendere per il punto e virgola.  

"In fondo" è qui sinonimo di "dopo tutto" e mi fa pensare a una cosa che si aggiunge a precedenti argomentazioni.

Se invece togli "in fondo" a mio modo di vedere la frase diventa l'esatta spiegazione del motivo per cui non ricorda e di conseguenza metto i due punti.

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perciò come scelgo se in quella pausa che sento necessaria devo inserire una virgola o un due punti?

la differenza sta nell'indicazione sull'interpretazione della pausa (posto che nella lettura ad alta voce a volte si fanno pause che non sono segnate da punteggiatura) che mi consente di dare un senso a quello che leggo

 

 

Perdonami, ma non sono d'accordo.

Quando leggo io faccio le pause dove la punteggiatura mi indica di farle e come me le indica.  Quelle e non altre.

Ma sono stato impreciso: ho parlato solo di pause e avrei dovuto aggiungere anche l'intonazione.  E' vero che la pausa di un punto e virgola può assomigliare a quella dei due punti (che per me è comunque decisamente più lunga della prima), ma alla pausa stessa si aggiunge anche l'intonazione.  

Tu dici: ... della pausa (posto che nella lettura ad alta voce a volte si fanno pause che non sono segnate da punteggiatura) che mi consente di dare un senso a quello che leggo  

ma per me è vero il contrario.  Viene prima la scrittura e poi la lettura (a meno che non si stia facendo un dettato) e quindi è chi scrive a doverlo fare bene, altrimenti chi poi dovrà leggere s'incarterà.  

Se mi trovo a leggere un brano in cui c'è una virgola dove invece andrebbero i due punti, ho due sole possibilità: o leggo male o cambio al volo la punteggiatura (sempre che riesca a rendermene conto in tempo).  

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Impossibile rispondere a tutti con un solo commento, ma provo ugualmente a cimentarmi in un'ardua quanto improbabile sintesi.
Parlare vuol dire comunicare, cioè far comprendere agli altri il proprio pensiero nel modo più chiaro possibile. La parola scritta, dunque, dovrebbe sempre essere perlomeno al livello di quella espressa a voce.  Io credo anzi che dovrebbe anche tentare di raggiungere un livello superiore, cercando di sgombrare il campo da tutti quei fraintendimenti che spesso sono nascosti dietro i discorsi orali. 

Ecco perché sono state inventate le regole, ecco perché è stata inventata la punteggiatura: per permettere a tutti di spiegarsi nel modo migliore.
Certo, qualcuno, un po' per fare l'eccentrico a tutti i costi, un po' perché a scuola quando le spiegavano era impegnato a fare altro (battaglia navale, aeroplani di carta, dita nel naso o tirare le trecce a quella del banco davanti...), può anche decidere di fregarsene bellamente di tali regole. Vuol dire allora che in fondo non gliene importa un fico secco di farsi capire, o che ciò che vuole farci sapere  non è poi così importante da meritare lo sforzo di una scrittura in grazia di Dio. 

I due punti, insieme al punto e virgola, alla virgola e al punto, sono uno dei quattro pilastri fondamentali sui quali si fonda la punteggiatura. Potete anche decidere di farne a meno, perché una casa si regge anche solo su tre colonne. Nessuno però mi leverà mai dalla testa che su quattro colonne si regge molto, ma molto meglio.
Semplificare è un'ottima scelta, a patto che non significhi banalizzare. 
Le regole, è vero, si possono anche cambiare; ma solo a patto che tale cambiamento costituisca un miglioramento, non un impoverimento. 
Perfino nella Scienza si fanno molti passi avanti e, a volte, anche qualche passo indietro; ma immaginate un po' cosa accadrebbe se a ogni generazione si dovesse ricominciare tutto dal principio... Perché allora dovremmo farlo in Letteratura?
 

Modificato da Alexmusic

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perciò come scelgo se in quella pausa che sento necessaria devo inserire una virgola o un due punti?

la differenza sta nell'indicazione sull'interpretazione della pausa (posto che nella lettura ad alta voce a volte si fanno pause che non sono segnate da punteggiatura) che mi consente di dare un senso a quello che leggo

 

 

Perdonami, ma non sono d'accordo.

Quando leggo io faccio le pause dove la punteggiatura mi indica di farle e come me le indica.  Quelle e non altre.

Ma sono stato impreciso: ho parlato solo di pause e avrei dovuto aggiungere anche l'intonazione.  E' vero che la pausa di un punto e virgola può assomigliare a quella dei due punti (che per me è comunque decisamente più lunga della prima), ma alla pausa stessa si aggiunge anche l'intonazione.  

Tu dici: ... della pausa (posto che nella lettura ad alta voce a volte si fanno pause che non sono segnate da punteggiatura) che mi consente di dare un senso a quello che leggo  

ma per me è vero il contrario.  Viene prima la scrittura e poi la lettura (a meno che non si stia facendo un dettato) e quindi è chi scrive a doverlo fare bene, altrimenti chi poi dovrà leggere s'incarterà.  

Se mi trovo a leggere un brano in cui c'è una virgola dove invece andrebbero i due punti, ho due sole possibilità: o leggo male o cambio al volo la punteggiatura (sempre che riesca a rendermene conto in tempo).  

 

Approvo l'opinione di @Marcello al cento per cento e, se me lo consentite, anche di più.

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Uh, che levata di scudi

 

 

 

 

 

 

perciò come scelgo se in quella pausa che sento necessaria devo inserire una virgola o un due punti?

la differenza sta nell'indicazione sull'interpretazione della pausa (posto che nella lettura ad alta voce a volte si fanno pause che non sono segnate da punteggiatura) che mi consente di dare un senso a quello che leggo

 

 

Perdonami, ma non sono d'accordo.

Quando leggo io faccio le pause dove la punteggiatura mi indica di farle e come me le indica.  Quelle e non altre.

Ma sono stato impreciso: ho parlato solo di pause e avrei dovuto aggiungere anche l'intonazione.  E' vero che la pausa di un punto e virgola può assomigliare a quella dei due punti (che per me è comunque decisamente più lunga della prima), ma alla pausa stessa si aggiunge anche l'intonazione.  

Tu dici: ... della pausa (posto che nella lettura ad alta voce a volte si fanno pause che non sono segnate da punteggiatura) che mi consente di dare un senso a quello che leggo  

ma per me è vero il contrario.  Viene prima la scrittura e poi la lettura (a meno che non si stia facendo un dettato) e quindi è chi scrive a doverlo fare bene, altrimenti chi poi dovrà leggere s'incarterà.  

Se mi trovo a leggere un brano in cui c'è una virgola dove invece andrebbero i due punti, ho due sole possibilità: o leggo male o cambio al volo la punteggiatura (sempre che riesca a rendermene conto in tempo).  

 

Approvo l'opinione di @Marcello al cento per cento e, se me lo consentite, anche di più.

 

ma il bello è che Marcello e Alex mi dicono di non essere d'accordo ma mi stanno dando ragione  :asd:

e infatti sono sostanzialmente d'accordo con entrambi.

 

Volevo mettere in luce il problema che può avere chi si trova a seguire il consiglio di rileggere a voce alta quanto scritto.

Se non si ha chiaro il funzionamento logico-sintattico oltre che di pausa orale della punteggiatura, non si riuscirà mai a scegliere il segno di interpunzione adatto nel caso specifico.

Le differenze, dice giustamente Marcello, non sono solo nelle pause ma anche nell'intonazione, perciò sarà l'intonazione e non la durata della pausa a farmi optare per un due punti anziché per una virgola.

In ultima analisi la punteggiatura aiuta a dare un senso a ciò che leggo, aggiungo io.

 

Un esempio illuminante è il consiglio che Marcello ha dato qui sopra ad Akhaten sulla scelta fra due punti e punto e virgola. Non gli ha consigliato di rileggere a voce alta e scegliere quale segno usare ma ha optato per un'analisi del significato di quanto scritto.

 

Solo una volta compresa la funzione logica dei segni di interpunzione si riesce a rileggere e a correggere basandosi esclusivamente sulla durata della pausa e sull'intonazione. A quel punto credo che si sia pronti a usare la punteggiatura come componente stilistica. A mio parere, ovviamente.

 

 

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Solo una volta compresa la funzione logica dei segni di interpunzione si riesce a rileggere e a correggere basandosi esclusivamente sulla durata della pausa e sull'intonazione. A quel punto credo che si sia pronti a usare la punteggiatura come componente stilistica. A mio parere, ovviamente.

 

Sono abbastanza d'accordo. La punteggiatura dovrebbe "testimoniare" lo svolgimento logico del pensiero. Il quale, è ovvio,  viene  espresso anche solo oralmente: un discorso ben  organizzato dà conto dei segni necessari  mediante pause e intonazione. Pronunciare ciò che si intende scrivere (o si è scritto) riesce utile perchè li  mette in evidenza.

Naturalmente esistono margini di discrezionalità; l'autore può innovare/trasgredire l'uso codificato (ma deve conoscerlo!); la punteggiatura si adatta ai tempi e ha le sue "mode".

Il fraseggio si è piuttosto (troppo) semplificato, la maggioranza scrive periodi brevi, privi o quasi di subordinate: punti e virgole sembrano sufficienti all'articolazione del discorso. Non condivido!

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Wy, guarda che non mi sono mica arrabbiato!  Ogni tanto mi dimentico di mettere le faccine sorridenti perché sai bene quanto sono poco digitale, ma volevo solo approfondire la questione, perché avevo avuto il dubbio che stessimo dicendo la stessa cosa partendo dalle estremità opposte del discorso.

Quando dicì:

Solo una volta compresa la funzione logica dei segni di interpunzione si riesce a rileggere e a correggere basandosi esclusivamente sulla durata della pausa e sull'intonazione. A quel punto credo che si sia pronti a usare la punteggiatura come componente stilistica. A mio parere, ovviamente.

io sono pienamente d'accordo.

Quando consiglio di rileggere a voce alta intendo dire che la lettura può evidenziare gli errori nella scrittura.  Ma è chiaro che do per scontato che uno sappia quando è necessario usare una virgola e quando invece i due punti.  Credo che l'equivoco fosse tutto lì e ti rinnovo le scuse se ti ho fatto credere di essermi inalberato.  Ti garantisco che ero in tutto e per tutto pacifico; volevo solo ribadire un concetto del quale ero convinto!

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@Marcello

So che sei una persona pacifica e non ho pensato nemmeno per un momento che ti fossi inalberato. L'accenno alla levata di scudi era scherzoso.

Avevo il dubbio che non ci fossimo capiti e ho cercato di chiarire. Tutto qua.

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@Marcello

So che sei una persona pacifica e non ho pensato nemmeno per un momento che ti fossi inalberato. L'accenno alla levata di scudi era scherzoso.

Avevo il dubbio che non ci fossimo capiti e ho cercato di chiarire. Tutto qua.

:thumbup:

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Io posso riportare piu' che altro la mia esperienza diretta, probabilmente non troppo giusta e affidabile. Mi viene spontaneo usare i due punti soprattutto per frasi lunghe, complesse, articolate e spesso con elenchi.

Per questo li uso spesso quando scrivo per conto mio e senza limiti. Qui sul forum, con il limite degli 8000 caratteri che ti fa sentire costantemente il fiato sul collo, modifico il mio stile senza nemmeno pensarci troppo, scrivendo frasi molto piu' corte, con pochissime secondarie. Prevalentemente un susseguirsi di principali. Per questo l'utilizzo dei due punti qui perde molto del suo valore.

Non so se ho centrato la questione, probabilmente no, ma volevo riportare la mia esperienza da evergreen :D

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Vorrei chiudere questa discussione con una, spero simpatica e sicuramente ironica, provocazione.

I due punti sono indispensabili quando si vuole creare attesa, perché si intende spiegare qualcosa.

Ne possiamo fare a meno, solo nel caso in cui non vogliamo spiegare un bel niente.

Ma se non vogliamo spiegare un bel niente, vuol dire che noi per primi non desideriamo capire un bel niente.
E se non desideriamo capire un bel niente, vuol dire che non siamo affatto curiosi, animati cioè di quella curiosità positiva e non pettegola, che dovrebbe essere il primo requisito non solo degli uomini di Scienza, ma anche degli uomini di Lettere.
Concludendo: se non adoperiamo i due punti, non possiamo definirci scrittori. 

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sembra che questa discussione sia stata aperta da Alex dopo avere letto un mio racconto: non so se esserne orgoglioso o meno  :bestem: , tuttavia dopo il suo intervento sto cercando di migliorare...

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sembra che questa discussione sia stata aperta da Alex dopo avere letto un mio racconto: non so se esserne orgoglioso o meno  :bestem: , tuttavia dopo il suo intervento sto cercando di migliorare...

Dai @Plata, non prenderti sulle tue spalle tutto il merito, o tutta la croce, a seconda dei punti di vista...  :asd: 

Se ho deciso di aprire la discussione, è perché il problema mi pareva piuttosto generalizzato.

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Riprendo questa discussione a distanza di quasi quattro anni, solo per informarvi che la situazione non è cambiata e che anzi, se possibile, è peggiorata. Oggi posso dirlo a ragion veduta, perché in questo lungo lasso di tempo ho editato in prima persona, ho collaborato all'editing, di una trentina di testi, tra saggi e romanzi, e ne ho esaminati a centinaia.

Quindi lo confermo: i due punti stanno per estinguersi, o si sono estinti del tutto. Ancora non ne comprendo la ragione; posso solo prendere atto del dato scientifico e riportarvelo così com'è. Ognuno poi tragga le conclusioni che ritiene più logiche o veritiere.
Mi capita spesso di leggere frasi dove i due punti, più che utili, sono davvero indispensabili e l'autore cosa fa? Niente, proprio non li prende in considerazione! Adopera di tutto: la virgola, il punto, perfino l'ancor più desueto punto e virgola, magari addirittura quello interrogativo o l'esclamativo, che proprio non c'entrano affatto.

Allora vengo assalito da una visione, una specie di incubo a occhi aperti.

Mi par di vedere i due punti saltar fuori dal libro di grammatica, che tengo sempre a portata di mano sulla mensola sopra la scrivania, e mettersi lì, accanto a me, a guadare il testo che sto correggendo, con i loro due occhi piccoli piccoli, che pian piano si bagnano di lacrime. Lo so perché piangono, lo so a che cosa stanno pensando, capisco che cosa vorrebbero fare... 

Vorrebbero saltare al di là dello schermo del computer, prendere l'autore per il bavero e scuoterlo, supplicandolo con grida disperate:

"Perché?" gli domanderebbero. "Perché non ci usi mai? Perché adoperi tutti gli altri segni di punteggiatura, ma proprio tutti e noi no? Perché, per amor del Cielo? Rispondi! Cosa ti abbiamo fatto di male? Eravamo in un libro che detestavi? La maestra ti ha obbligato a scriverci cento, mille volte sul quaderno? Ti ricordiamo uno che ti ha picchiato da piccolo? Diccelo! Perché?"
Già, perché?
Provate a rispondere voi.

Modificato da Alexmusic
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