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Promise

[MI 73] La nera paura

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Commento

Prompt di mezzanotte

Era una comunissima giornata autunnale. Era da poco l'alba e Philip si trovava in macchina, a rientro da lavoro, stanco morto dopo aver passato un'altra notte a ripulire da solo intere stanze e uffici. L'unica cosa che desiderava in quel momento era ficcarsi sotto le coperte calde del suo letto, spegnere la sua sveglia a forma di coccodrillo e dormire tutto il tempo che voleva. Avrebbe dimenticato la malinconia del vivere da solo, di non avere un lavoro che apprezzava, e soprattutto, avrebbe dimenticato le orribili visioni che nell'ultimo periodo lo stavano tormentando. Vedeva strane ombre spiarlo, oggetti la cui immagine si deformava sotto i suoi occhi e, cosa che odiava più di tutte, persone sconosciute lo guardavano sempre più spesso con sguardo spregevole e colmo di disprezzo.
Philip non era superstizioso, e attribuì quelle strane visioni alla stanchezza della vita che conduceva. Per lui in effetti non poteva esserci altra spiegazione, non riusciva a seguire una routine, mangiava agli orari più improbabili e a volte non dormiva per giorni. Una parte di sé gli diceva spesso che una vita simile non valeva la pena di essere vissuta, ma ogniqualvolta lo pensava, subito riaffiorava il ricordo di sua madre che una volta gli disse:”Ognuno di noi in questo mondo ha un compito.”
Così, Philip continuava a lavorare, e lo faceva davvero molto bene, nonostante non lo amasse per niente. Da quando aveva iniziato quel lavoro, quattro anni prima, ebbe l'impressione di essere molto portato. Teneva tutto impeccabilmente ordinato e pulito, seppure nessuna delle due cose facesse realmente parte della sua persona.
Era quasi vicino a casa, quando successe qualcosa di inaspettato.
Un'ombra scattò improvvisamente davanti l'auto, e Philip non fece in tempo a frenare, prendendola in pieno. Si fermò bruscamente una decina di metri dopo, scese in fretta dalla macchina e corse verso quello che aveva appena investito.
Inizialmente pensò che fosse un animale, forse un cervo, visto che erano circondati da un bosco. Era anche molto presto, quindi non sarebbe stato improbabile la presenza di qualche animale per strada. Ma avvicinandosi, Philip si rese conto che quella figura non era simile a nulla di quello che aveva visto fino a quel momento. Era un essere oblungo e completamente nero, aveva struttura simile a quella umana: due gambe e due braccia, un torso molto stretto e qualcosa che sarebbe dovuta essere una testa, ma non aveva né occhi né naso, soltanto una bocca, che in quel momento era come digrignata, nonostante quell'essere non si muovesse.
Philip indietreggiò, era spaventato, ma lo confortava il fatto che fosse quella creatura ad essere morta e non lui. Una voce nella sua testa però gli urlava di investirla di nuovo, ma aveva troppa paura che potesse non essere davvero deceduta.
Allora tornò velocemente in macchina e guidò di corsa fino a casa.
Da quando ci fu quell'incidente, Philip non riuscì più a guardare il mondo con gli stessi occhi: le
ombre, i sussurri e le allucinazioni erano aumentate. Ebbe ogni notte incubi terribili dei quali protagonista era sempre l'essere misterioso. Non riuscì più a condurre neanche la vita disorganizzata di sempre.
Dopo una settimana arrivò una chiamata, era Jessica, una sua collega. Gli chiese se fosse in malattia e perché non l'avesse ancora riferito. Gli consigliò di farlo al più presto altrimenti avrebbe rischiato di perdere il lavoro. L'uomo rimase in silenzio in un primo momento, ma poi apprese di avere un irrefrenabile desiderio di confessare tutto quello che lo stava affliggendo nell'ultimo periodo. Non voleva farlo, ma non riuscì a contenersi: aveva bisogno di dire tutto. Non conosceva molto bene Jessica e non si fidava di lei, ma era un altro, un qualcuno con cui forse condividere quel peso diventato ormai insopportabile. E così rivelò tutto.
Non riuscì a spiegare il modo in cui si sentì dopo quella chiamata. Jessica gli consigliò di riposare e darsi malato al lavoro, dopo essersi inventato una buona scusa per non averlo detto sette giorni prima. Sembrava molto preoccupata, e ben presto Philip avrebbe scoperto quanto lo era davvero.
Passò un'altra settimana dove
ebbe incubi anche a occhi aperti, e la confessione fatta a Jessica non fece altro che rendere più reali tutte quelle illusioni, come se gli avesse permesso di entrare nella sua vita. Ormai non c'era un momento nel quale l'uomo non aveva visioni o non udiva voci terribili ovunque fosse, la sua stessa vita si era trasformata in un incubo. Non mangiava neanche più, non aveva volontà di resistere. Da giorni restava semplicemente immobile nel suo letto, aspettando la morte. Un giorno, dalla porta entrarono quattro di quei mostri, simili in tutto e per tutto a quello che Philip aveva investito sulla strada due settimane prima. Appena li vide si irrigidì, cerco di urlare e di strattonarsi, ma era così debole che nulla poté fare per salvarsi dalla morsa di quegli esseri.
Lo fecero sedere sul divano e lo osservarono, lo studiarono mentre parlavano tra di loro e
sembravano rivolgersi a lui con delle domande, emettendo versi terribili e inumani. Philip non capiva, e quando ebbe la forza per poter parlare, urlò loro tutto l'orrore che provava e quanto odio sentiva nei confronti di quelle bestie orripilanti e impietose.
I quattro mostri si guardarono ancora e si dissero qualcos'altro, dopodiché uno di loro tirò fuori una siringa e la conficcò nel braccio d
ell'uomo. Lui urlò con terrore, ignaro di quale orribile sostanza gli stessero iniettando, ma ben presto le forze lo abbandonarono di nuovo e con loro, anche i sensi.

Fu così che Philip si svegliò in quella che diventò la sua prigione per molti mesi, un luogo nel quale si trovavano solo mostri, alcuni rinchiusi come lui, e molti altri liberi. Più volte al giorno sottoponevano l'uomo a una specie di interrogatorio al quale lui non rispondeva mai, perché le uniche cose che udiva erano i loro versi immondi che non assomigliavano a nessuna lingua esistente.
Le loro bocche digrignate in un sorriso sadico ogni volta che gli iniettavano o facevano digerire sostanze sconosciute era quello che odiava di più. Avrebbe fatto di tutto pur di
strappargli quel ghigno, ma ogni volta quelle medicine gli toglievano la forza, e tornava a essere impotente e passivo a tutto quello a cui lo sottoponevano. Un giorno uno dei mostri tenuti in cella sembrò impazzire, urlò più del solito e questo fece allertare un gran numero di esseri che così interruppero la loro routine. Philip non fu costretto a prendere la medicina quel giorno e riuscì persino ad alzarsi dal proprio letto. Dopo qualche ora, finalmente giunse uno di quei mostri per costringerlo a ingerire la medicina, ma l'uomo si fece trovare pronto. Balzò dal letto e prese di sorpresa l'essere, riuscendo a spingergli la testa contro il pavimento e a schiacciarla più volte sotto il piede, fin quando dalla testa ferita del mostro non scorse del liquido bluastro. Philip si fermò un secondo, poi riprese a colpirlo. Si sentiva bene, era una sensazione fantastica uccidere il proprio nemico, non si era mai sentito così vivo e così lieto. Pensava che non si sarebbe più sentito una preda, era capace di ucciderli, poteva essere lui il cacciatore. Li avrebbe uccisi, tutti, avrebbe provato di nuovo quella sensazione fantastica che stava provando in quel momento. Ma durò poco. Allertati dal rumore, arrivarono altri di quegli esseri e dopo aver visto l'orribile scena, saltarono addosso all'uomo e lo bloccarono. Ogni resistenza fu inutile e dopo pochi secondi riuscirono a iniettargli qualcosa nel collo e addormentarlo.

Il giorno dopo arrivò una chiamata al cellulare di Jessica.
“Pronto?”
“Jessica King?”
“Sì, sono io, chi mi vuole?”
“E' stata lei a segnalare Philip Walker?”
“Sì...come sta? Ho saputo che è stato portato all'ospedale psichiatrico.”
“Il signor Walker ha ucciso uno dei membri del personale, è mentalmente instabile ed è pericoloso.
Forse lei non lo sa, ma ha probabilmente salvato molte vite.”

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Complimenti Promise :)

 

Ricordo le prime volte che hai partecipato, la prima in assoluto era stata un'altra volta in cui ero giudice. Beh, ho notato miglioramenti impressionanti, davvero :)

Più che per la trama, per lo stile e la scrittura. Pochi errori, molte meno ripetizioni, frasi più semplici e dirette.

Non c'è che dire, mi sei piaciuto davvero.

Anche la trama è bella. Sembra convenzionale e stereotipata ma non lo è, un'ottima interpretazione del mio prompt. Sono molto soddisfatto :)

 

L'unica cosa che mi "dispiace" è che sei capitato in un MI con un mucchio di gente e di ottimi testi, perciò ce ne sono una marea che vorrei votare xD 

 

Se avessi partecipato all'ultimo MI con questo testo ti avrei votato sicuramente, dico sul serio. A questo giro, beh dovrai sudartela  :asd:

Mi sa che dovrò chiedere aiuto a Osiride e Anubi e utilizzare la bilancia delle anime per riuscire a votare stavolta.  :asd:

 

Il tuo testo però a prescindere da tutto mi è piaciuto molto e la cosa che ho più ho apprezzato sono stati i miglioramenti secondo me evidenti :)

 

C'è chi migliora e chi persevera  :trollface:

 

Alla prossima!

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Devo dirti la verità, non me lo aspettavo! La prima cosa che mi aspettavo era qualcuno che mi smontasse il testo in ogni minimo dettaglio, non qualcuno che me lo lodasse. E' stata una sorpresa, una molto bella. Sono contento di essere migliorato, sto cercando di andare sempre meglio e ci sono persone che mi aiutano davvero e voi,tu, fate parte di quelle persone. Non ci rimarrei male se non vincessi, non ci rimango mai male per nulla. In realtà mi piace molto partecipare con altre persone così posso anche rendermi conto di che livello sono in un certo senso. Cercherò di partecipare anche ai prossimi MI e di dare il meglio di me. Sono felice che io abbia soddisfatto il tuo prompt, mi erano balenate moltissime idee ma alla fine scrivendo mi è nata questa. Aspetto i prossimi commenti distruttivi :asd:

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Ospite

Era una comunissima giornata autunnale. Era da poco l'alba e Philip si trovava in macchina, a rientro da lavoro, stanco morto dopo aver passato un'altra notte a ripulire da solo intere stanze e uffici. L'unica cosa che desiderava in quel momento era ficcarsi sotto le coperte calde del suo letto, spegnere la sua sveglia a forma di coccodrillo e dormire tutto il tempo che voleva.

 

Superflui.

 

 

 Per lui in effetti non poteva esserci altra spiegazione,  qui  i due punti

 

non riusciva a seguire una routine, mangiava agli orari più improbabili e a volte non dormiva per giorni.

 

 

Periodo un po' caotico il successivo, consiglierei:

 

Così, qui via la virgola Philip continuava a lavorare, e lo faceva davvero molto bene, nonostante non lo amasse per niente. non amasse per niente il suo lavoro

 

Da quando lo aveva iniziato quel lavoro, quattro anni prima, ebbe l'impressione di essere molto portato.

 

aveva avuto l'impressione di essere molto portato per quella occupazione (o altro sinonimo)

 

 

 

Philip si rese conto che quella figura non era simile a nulla di quello che aveva visto fino a quel momento.

che avesse mai visto

quando puoi, semplifica e stringi il testo.

 

 

Era un essere oblungo e completamente nero, aveva una struttura simile a quella umana: due gambe e due braccia, un torso molto stretto e qualcosa che sarebbe dovuta essere una testa, ma non aveva né occhi né naso, qui punto o punto e virgola soltanto una bocca, che in quel momento era come digrignata, nonostante quell'essere non si muovesse.

 

 

Dopo una settimana arrivò una chiamata, era Jessica, una sua collega. Gli chiese se fosse in malattia e perché non l'avesse ancora riferito. Gli consigliò di farlo al più presto altrimenti avrebbe rischiato di perdere il lavoro. L'uomo rimase in silenzio in un primo momento, ma poi apprese di avere un irrefrenabile desiderio di confessare tutto quello che lo stava affliggendo nell'ultimo periodo.

 

o che lo aveva afflitto nell'ultimo periodo, o che lo stava affliggendo.

 

 

 

Ormai non c'era un momento nel quale l'uomo non aveva visioni o non udiva voci terribili ovunque fosse,

 

non avesse, non udisse

Devi lavorare un pochetto su punteggiatura e verbi per render ela prosa più fluida.

La struttura è buona, forse troppo "classica", nel senso che Il finale  "telefonato" viene "sgamato" da un lettore smaliziato a metà racconto, togliendogli il gusto della sorpresa finale.

un saluto

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Lo sapevo :D ottimo racconto, bravissimo! Un po' scontato il finale, ma comunque sia la storia è innovativa e narrata molto bene; interessante l'espediente delle creature nere, affascinanti e raccapriccianti. Bene così!

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Stai migliorando a vista d'occhio, Promise, sebbene sbagli ancora alcune consecution temporum, e a volte usi una punteggiatura ad cazzium.

L'idea è molto carina, ma anche secondo me dovresti portare il lettore a pensare che si tratti davvero di strani mostri fino alla fine, quando poi viene spiazzato dal fatto che è solo pazzo.

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Sono contento di essere migliorato, non me lo aspettavo per niente! Il finale era ovvio quindi? Non mi sono concentrato molto sulla trama ad essere puramente sincero. Ho sentito di nuovo dentro di me quel flusso che mi ha permesso di scrivere righe e righe senza fermarmi (soprattutto verso il finale) e l'ho seguito, per poi correggere tutto con calma in un secondo momento. Quando avrete tempo mi piacerebbe che mi correggesse precisamente gli errori e la punteggiatura ad cazzium che avete notato :asd: se non ha già corretto tutto Bango, che ringrazio! Questi miglioramenti ci sono solo grazie ai vostri calcioni nelle gengive, e vi ringrazio tutti per questo! Cercherò di partecipare ai prossimi MI per mettermi in gioco e migliorare ancora, e intanto leggerò più che posso (Poe mi sta prendendo tantissimo ultimamente  :indicare:)
Grazie ancora!

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Quando avrete tempo mi piacerebbe che mi correggeste precisamente gli errori (impariamo la grammatica Promise, please) :nein:

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Letto.

 

dopo aver passato un'altra notte a ripulire da solo intere stanze e uffici. L'unica cosa che desiderava in quel momento era ficcarsi sotto le coperte calde del suo letto, spegnere la sua sveglia a forma di coccodrillo e dormire tutto il tempo che voleva...

 

Taglierei.

 

”Ognuno di noi in questo mondo ha un compito.”

 

La prima virgoletta deve essere questa: “.

 

Si fermò bruscamente una decina di metri dopo, scese in fretta dalla macchina.

 

Saltò, o un altro termine.

 

Ma avvicinandosi, Philip si rese conto che quella figura non era simile a nulla di quello che aveva visto fino a quel momento. 

 

Parte troppo macchinosa, direi qualcosa tipo "... figura non era di questo mondo".

 

che in quel momento era come digrignata, nonostante quell'essere non si muovesse.
 

Taglierei.

 

Philip indietreggiò, era spaventato.

 

Philip indietreggiò spaventato/tremante.

 

Passò un'altra settimana dove ebbe incubi anche a occhi aperti.

 

Taglierei.

 

domande,emettendo.

 

Spazio dopo la virgola.

 

STORIA

 

Mi aspettavo dei mostri reali, invece erano mostri mentali, che forse sono pure peggiori; ho apprezzato il racconto fino al cambio di PDV con Jessica, lì sembra uno spiegone per fugare dubbi anche per i lettori più pigri, ma non serve, si capisce tutto perfettamente.

 

STILE

 

Vedeva strane ombre spiarlo, oggetti la cui immagine si deformava sotto i suoi occhi e, cosa che odiava più di tutte, persone sconosciute lo guardavano sempre più spesso con sguardo spregevole e colmo di disprezzo.

 

Queste descrizioni sfumate e fumose funzionano: si capisce che non è proprio così, ma che è tutto filtrato dalla sua visione distorta delle cose.

 

PERSONAGGI

 

Jessica: La taglierei.

Philip: preda, cacciatore, ri-preda, forse in prima persona avrebbe reso ancora di più.

 

COMMENTO FINALE

 

La pazzia è un tema tabù come la morte, forse perché è una morte con il corpo vivo. Ottima prova. 

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Rispettato il tema del concorso con una storia piuttosto "classica" di pazzia che conduci bene fino circa alla metà del racconto.

Dal momento in cui i mostri vanno a prendere il protagonista la pazzia diventa abbastanza evidente e il finale non sorprende più di tanto.

Se dovessi rimettere mano a questo racconto ti consiglierei di provare a sfumare di più questo aspetto.  

 

Ricordo di aver letto qualcos'altro di tuo ma non ricordo l'impressione che mi aveva fatto perciò non posso fare paragoni. A me piacciono le frasi semplici e dirette ma se sono molte tendono a rendere la narrazione troppo frammentata e a far diminuire l'interesse.

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Sai che io sono sincero e non indoro mai la pillola: questo racconto è scritto proprio maluccio, perdonami.  

Ogni volta che devi mettere in relazione due azioni - la famosa consecutio temporum - pare che modi e tempi del verbo ingaggino una battaglia sanguinosa da cui quasi mai la grammatica esce vincitrice.  Anche l'esposizione è spesso farraginosa e le scelte lessicali, pur con meno lacune della volta precedente, non sono sempre le migliori.  Nel complesso tuttavia mi era piaciuto più l'altro tuo racconto che avevo letto, nonostante là tu non avessi centrato alla perfezione il prompt, cosa che invece ti è riuscita qui.

So che dopo quanto ho detto avresti piacere di un'analisi dettagliata del testo, ma in questo periodo non ho tempo per commenti esaustivi e me ne scuso. La trama è passabile, nonostante si capisca forse troppo in anticipo quale sia il disturbo di cui soffre il protagonista.  E' la forma che ha necessità di un attento lavoro e spero che chi ha commentato prima di me ti abbia dato gli spunti necessari per una buona revisione. Io purtroppo per questa volta non riesco a fare più di così.

Immagino che il mio breve commento ti abbia lasciato con l'amaro in bocca, ma non demordere eh!  Se ricordo bene sei uno disposto ad accettare le critiche e consapevole di quanto siano necessarie per migliorare la nostra scrittura, quindi animo: la prossima volta sono sicuro che il tuo pezzo sarà migliore  ;)

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Grazie per la sincerità e il tempo che mi hai dedicato. Sì, infatti per me è molto importante ricevere critiche che siano costruttive e che mi facciano capire i miei errori. Al prossimo MI rileggerò per bene questo testo prima di scrivere altro, in modo da capire dove siano gli errori. Grazie ancora

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