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Rewind

[MI 73] Diademi

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Carissimo Rewind, eccomi a te e a segnalarti alcune cose su questo breve ma intensissimo pezzo.

In realtà, tecnicamente parlando, ho da segnalarti poco o niente:

mefite --> mefitiche

rosse --> rose

Ma veniamo alla storia in sé.

Una volta (forse più di una :asd:) mi hai detto che ti avevo sorpreso/sconvolto perché avevo scritto qualcosa 'come se non fossi io'. Ovvero: ero riuscito a proporre un genere a me avverso (o diverso dal solito), ma in modo originale. Ecco. qui è lo stesso.

Hai inventato un tipo di genere che fatico a identificare in modo unico.

Prima di tutto perché hai ricreato un'ambientazione completa in pochissime battute (direi meno di 8000). Oserei dire in tono realista, dal momento che hai ricostruito una situazione di vita comune, ma senza per questo ridurla alla banalità, E nel farlo però non hai rinunciato ad un tono di surealtà che è così tipico dei tuoi pezzi. Perché infatti la scena del matrimonio si rivela come una mostruosa tortura sentimentale nei confronti della povera protagonista, Sara S.

La scena mi sembra particolarmente bella, anche se (nella sua esagerazione drammatica) forse un po' esasperata: la donna rifiutata che assiste al matrimonio del suo ex amante, con la donna che questi aveva denigrato. Quello che apprezzo particolarmente sono i dettagli, lo sforzo con cui hai ricostruito la vicenda del matrimonio (le portate, il vomito ecc...) e le dinamiche di gruppo, i commenti e le battute.

Il linguaggio e lo stile narrativo è ciò che mi ha colpito particolarmente. La narrazione diventa parlato e talvolta anticipa le battute dei commensali (quel 'BACIO, BACIO' che si intromette nella narrazione come un flusso di coscienza). Interessante.

La bacchettata che ti faccio in realtà è una mezza-bacchettata: tesoro, potevi metterci qualche scena in più :asd:

In realtà conosco il tuo stile e so che ami la sintesi. Perciò, ben venga ;)

Contento di averti riletto e ritrovato in questo MI.

Un abbraccio e a rileggerci.

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Bellissimo racconto, Rewind! Mi piace come scrivi, adoro i periodi complessi :)

Ho contato cinque volte la parola "garbo". Sei toscano? c:

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Un florilegio di avverbi in -mente: lo avesse fatto qualcuno di noi solo qualche tempo fa, lo avresti lapidato.

Non posso esimermi mai dal leggere un tuo pezzo, perché di tutti gli utenti del WD sei lo  "sperimentatore" per eccellenza.  Mi è capitato anche di non capirci nulla, ma ti ho sempre letto con piacere, perché l'impegno è stato lodevole anche quando magari i risultati non ne erano diretta conseguenza.  Mi piace questa tua nuova tendenza alla verbosità e l'insistere sulle descrizioni, che erano una volta il tuo tallone d'Achille.  Se ti avessero dato questa trama da svolgere solo un anno fa, dopo cinquecento caratteri avresti detto "non so più cosa scrivere".

Perché in questo racconto succede poco o nulla, eppure ci hai saputo mettere dentro un ritratto psicologico della protagonista non di poco conto, vivide pennellate di personaggi di contorno, un tocco di ironia e sprazzi di surreale, che un tempo era quasi la tua unica forma espressiva.  La lingua è un cantiere aperto, dove si alternano passaggi lirici (bellissimo per esempio: Un diadema a coda di pavone color oro baluginò sotto la falce di luna.) ad altri più faticosi in cui la narrazione rischia di incartarsi, ma è sempre una lingua viva, quasi un materiale incandescente: non so mai cosa attendermi alla riga successiva.  

Bravo, continua sempre a "inventare".

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Ciao Rewind! :)

 

Testo particolare, come sempre nel tuo caso :)

 

Concordo con Marcello, tu sei lo sperimentatore per eccellenza. E in questa frase si potrebbero trovare tutti i pregi, ma anche difetti, della tua scrittura e del tuo modo di costruire trame.

Succede poco all'esterno, ma moltissimo dentro la protagonista. Penso tu abbia centrato alla perfezione quel che accade a una persona che pensa troppo e trova difficoltà a lasciarsi trascinare quando sta ad una festa o ad un matrimonio.

Nel caso della protagonista, poi, il suo vissuto porta questa sua caratteristica all'esasperazione, in una tortura bella e buona dei sensi.

Succede poco e tanto perciò.

Lo stile è abbacinante :D  Tantissime parole, tantissime sfumature di significato, tantissime immagini quasi poetiche.

Ecco... c'è tanto, troppo forse. La sperimentazione si nota nella ridondanza, che in alcuni testi ti appartiene, in altri meno.

Dice bene di nuovo Marcello sottolineando che non sa mai cosa aspettarsi dalla tua prossima riga. O dal tuo prossimo testo.

E' vero, è verissimo. Ogni tuo testo è un mondo a sé, difficile da collegare al precedente. Mi sembri un po' l'Archimede del forum, che prova e riprova, esperimenti su esperimenti, uno dopo l'altro.

Questo è un pregio, per la grande forza di volontà e passione che dimostri nei confronti della scrittura, ma secondo me lo si può intendere anche come lieve difetto. In questo senso: non hai trovato, o non riesci a trovare, un modo di scrivere che ti appartenga, che sia tuo. Per questo tutte le volte sembri cambiare le carte in tavola.

L'atmosfera surreale, canzonatoria e "perculatoria" c'è sempre, questo è evidente, da questo punto di vista sei inconfondibile. Ma il modo di scrivere è tutte le volte diverso e, ripeto, difficilmente collegabile alla puntata precedente.

Ecco perché molto spesso mi capita leggendo i tuoi testi la sensazione che la trama sia solo un appiglio, un pretesto per la sperimentazione stilistica. Quasi qualcosa che se potessi addirittura leveresti per permettere al fluido di parole ricercate e preziose di prendere il sopravvento e modellarsi come creta a tuo piacimento. Questa sensazione non si era ripresentata con la Bici intramontabile, questa volta invece sì.

Per il prompt, poi, non so dirti perché è di Wy, però il ballo mi sembra elemento di contorno più che centrale come chiedeva lei.

Comunque il testo è bello, soprattutto grazie ad alcune primizie di campo come la frase dei diademi :D

Modificato da sioux

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Bona e sera.

 

Nerio: Bentornato; inizialmente doveva essere una specie di thriller con la famiglia composta da mafiosi, poi mi son' detto che scrivevo poco di donne e robe "reali".  
Contento che ti sia piaciuto.

 

Mina: sono campano; più che complessi sono alla dick of dog, da quando ho scoperto il punto e virgola quasi schifo il punto. Un saluto.

 

Marcello: non mi perculare... sono ancora lontano dal trovare una mia "voce", e per questo provo e riprovo, tanto siete tutti pucciosi e gentili. Ciao.

 

Sioux: Se domani mi chiedessero cosa vorrei scrivere non so, amo la prosa di Scerbanenco ma adoro personaggi di Benni e i dialoghi di Leonard; in effetti il prompt è davvero al limite, Wy è sulla mano di guerra. Bye.

 

Grazie a tutti, alla prossima ^^.

Modificato da Rewind

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i discorsi sempre in ambito sessuale o pettegolezzo;

 

non scorre bene: metterei qualcosa del tipo

i discorsi sempre uguali; sesso... pettegolezzi (o simile)

 

 

 

intravedeva i loro volti, così come avevano (aveva?)  intravisto quelli degli altri invitati, (qui un punto)  sembravano sul serio maschere di sabbia: occhi burrosi e porcini;

 

 

 

guance striate di vene grigie sopra grigie labbra; denti lasciati alla gioia di un vino più nero che rosso e quasi privi di forma, piastrelle allineate da un bimbo diligente; gli abiti a mimetizzarsi in quell'assordante grigiore.

Il suo cucchiaino divise in due il sorbetto, il suo gomito, con garbo, non sfiorò nemmeno il tavolo, (via la virgola qui) e le sue labbra saggiarono, mitemente, il pezzettino di sorbetto come se baciassero la guancia un amante stanco.

 

bella prosa qui, mi piace

 

 

Ripeté il gesto due volte, posò, con garbo, il cucchiaino sul piattino ornato di tre rosse blu, afferrò con due dita il tovagliolo e si diede due colpetti sulle labbra, dolcemente.

Tre ragazze, corpi dinoccolati e voci da movida notturna, le passarono di fronte senza buttare uno spiffero d'aria nella sua direzione. Belle, sì, ma slavate rispetto alla mattinata. Poteva criticarle? Oh, no che non poteva, doveva rincagnarsi ancora di più, evitando di dare la sgradevole sensazione di essere presente come essere vivente felice e pensante, un gesto davvero inopportuno.

 

stona un po' col tipo di registro che stai usando

 

 

Si alzò per darsi una rinfrescata e vide gli sposi rientrare, a due passi da lei, dalla porta affacciata al giardino: la mano di lui sulla spalla di lei, gli occhi di lei sul viso di lui, e poi le labbra di lui sulla fronte di lei. Lui, che un tempo aveva giurato di amarla per sempre e-

 

Questa non mi convince. a parte quel e- sospeso alla fine che non capisco, la struttura è un po' confusa. difficile rendere bene a livello narrativo quello che volevi "trasmettere", forse azzarderei un:

 

Si alzò per darsi una rinfrescata e vide gli sposi rientrare, a due passi da lei, dalla porta affacciata al giardino: la mano dello sposo sulla spalla della sposa, gli occhi della sposa sul viso dello sposo, e poi le labbra dello sposo sulla fronte della sposa.

Lui, lo sposo, il suo ex, che un tempo aveva giurato di amarla per sempre.

 

Le grida sembrarono conficcarsi nel suo corpo di lei,

 

 

Sara S: la fidanzata tradita un mese prima delle nozze, quella che aveva, non per cattiveria ma per dovere professionale del suo non più marito ma ora sposo di un'altra, le caviglie, leggermente, asimmetriche; quella che aveva, simpaticamente, un mento un po' pronunciato; quella che aveva il vizio, ignobile, di digrignare i denti nei momenti di stizza. Questa l’analisi che lui le fece una sera, un po’ brillo, una settimana prima del misfatto.

Questo pensavano di lei nel vederla pietrificata e con la bocca semi-aperta, come se faticasse a respirare. Ne era certa.

 

la parte che ho cancellato mi frena tutto il discorso e mica l'ho capita bene.

 

 

Il fiotto di vomito dardeggiò, con garbo, l’acqua della tazza e la tinse di verdognolo.

Sara S. era in ginocchio; una mano sul bordo della tazza e l'altra, stupidamente, a tenersi la testa, un ciuffo dei suoi capelli ramati ornato di un pezzetto di sorbetto più verde che bianco. Per fortuna aveva fatto in fretta: dopo il bacio, gli sposi la osservano perplessi e le allora aveva dato due pizzicotti nelle guance di entrambi e Che belli che siete! Ah, scusate, vado un attimo al WC!

 

tempo verbale che non va bene

 

Scatarrò un pezzo di amatriciana e un po' di tonno.

 

no, no e poi no. quando usi una prosa e un registro di un certo tipo vai alla grande rew, sai scrivere molto molto bene. che c'entra ora che la fai scatarrare???

 

Erano felici, quei due, in fondo era contenta per loro. Pensi troppo agli altri, le aveva detto la sorella, quarantatré anni e due divorzi alle spalle; e tu troppo a te stessa, le aveva detto Sara S. La sorella l'aveva guardata, e detto con un po' di delusione: se non ci penso io a me... chi ci pensa?

 

molto buono

Mi piace molto come scrivi quando lasci da parte il trash e provi a puntare più alto. Trovo che tu sia bravo e ritengo che sia questa la strada che devi seguire. Uno stile moderno ma a modo suo... non riesco a definirlo come "alto", in ogni caso è molto particolare, molto "tuo", e questo è un pregio enorme: avere uno stile proprio non è facile, tu lo hai.

In questo caso a parte qualche scivolone sul trash lo hai usato pregevolmente.

Peccato per un finale troppo buttato lì: un racconto da 8mila deve lasciare qualcosa di forte. falle ammazzare qualcuno, falla suicidare a lei... così è "noioso".

Ma questi sono particolari, quello che è importante è che stai trovando un tuo stile convincente.

 

un saluto

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Bravo bravo Rew, pur con qualche cosuccia da sistemare (lo sai che sono un pignolo) l'ho trovato spettacolare.

 

Partiamo da ciò che mi ha colpito.

1) Gli stacchi: cinematografici. Di una pienezza descrittiva fantastica.

Il fiotto di vomito dardeggiò, con garbo, l’acqua della tazza e la tinse di verdognolo.

Con tutto ciò che precede. E ciò che segue e descrive gli istanti nei quali stoicamente lei va a fare gli auguri, e poi scappa in bagno, e poi il nuovo stacco:

Scatarrò un pezzo di amatriciana e un po' di tonno.

Bravo bravo.

(EDIT: ho letto con più attenzione i commenti degli altri e ho visto che Bango invece non approva. Bel dramma: adesso di chi ti fiderai? ;) )

 

Tornò in sala. Vi era rimasta solo zia Michelina che terminava il suo quarto sorbetto. Sara S. udì delle risate, grida e dei rimbombi provenire dal giardino.
I fuochi…

Un diadema a coda di pavone color oro baluginò sotto la falce di luna.

Qui siamo con lei in sala, lasciandoci alle spalle l'intensa scena precedente. Zia Michelina. Arrivano per primi i rumori dei fuochi. Poi la visione si apre sull'esterno e l'immagine del diadema, chiarissima nella sua essenzialità, basta a far immaginare tutto lo spettacolo pirotecnico.

 

2) Le sequenze: dense, davvero... visibili.

la mano di lui sulla spalla di lei, gli occhi di lei sul viso di lui, e poi le labbra di lui sulla fronte di lei. Lui, che un tempo aveva giurato di amarla per sempre e-

 

Le mani s’intrecciarono con acqua e sapone, bolle verdi, bolle trasparenti, acqua schiumosa, acqua.

Come far vedere un lavandino senza nemmeno nominarlo. Cioè: l'importante (ovviamente) non è il lavandino ma come crei l'immagine nella mente del lettore; come crei un pdv fortissimo e metti il lettore proprio dentro la tua protagonista. Empatia pura. Captatio benevoletiae a zero.

si esercitò in un sorriso garbato, ma non volgare.

Una volta.

Due volte.

Fatto.

 

Ci sono anche vari passaggi che ho trovato molto significativi, in un'essenzialità che li rende incredibilmente forti:

se non ci penso io a me... chi ci pensa?

Concreta saggezza, incombente. Quasi un amorevole ceffone.

la mano di lui a coprirle le spalle scoperte.

A prometterle tutta la protezione di cui avrà bisogno, per sempre. Aveva ragione a girarsi con paura, Sara.

 

Ci sarebbero anche le cosucce. Forse ne avrei pure parecchie, ma mentre scrivevo ciò che ho scritto ho pensato che per una volta voglio fare un commento nel quale elenco solo le cose positive perché raramente riesco a trovare immagini così vivide (limite mio, eh!). Voglio pertanto sorvolare per tenermi ancora un po' il buon sapore (nonostante i coloriti fiotti di vomito) che questo racconto mi ha lasciato.

Tanto sono certo che qualcuno ti elencherà (in parte lo ha già fatto chi mi ha preceduto) tutto ciò che mi ero annotato e che si può, a mio parere, migliorare. E ti prometto che se alla fine dei commenti resterà fuori qualche appunto, verrò a fartelo. Perché questo racconto merita di essere rivisto al meglio.

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Che dignità! La prima cosa da dire, il personaggio mi ha trasmesso tanta dignità, laddove io avrei inscenato un massacro immaginario. Volevo leggerti al più presto, anche perché avevi preannunciato l'uso della tazza intesa come water. Mi aspettavo una cafonata splatter pulp, invece mi hai stupito tirando fuori un bel pezzo drammatico, sobrio ed elegante nelle descrizioni.

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Ola.

 

Bango: Il trash è una valvola di sfogo, senza di esso non saprei distinguere i miei scritti brutti da quelli brutti brutti. 

Sugli appunti: la "e-" era un'interruzione dei pensieri di Sara; il suo ex era un dottore e le aveva detto, in brio, i suoi "difettucci" fisici.

Grazie per l'analisi.

 

Queffe: Che onoro; ho voluto abbandonare l'onnisciente e usare una focalizzazione immersa, tanto per; grazie per la vivisezione.

 

Simone: Il pulp tornerà a breve. Viva Selen. Grazie e un abbraccio.

 

...a breve il fight club

 

Bango vs QF

 

sul tema: "La poetica dello scatarro"

 

Scatarrò garbatamente è un buon compromesso?

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Io, con garbo, mi permetto di dire che lo scatarrìo  :asd:  riesce bene ed è proprio il cambio registro che fa effetto (chi ride, chi piange, chi salcazzo).

E, con garbo, mi permetto anche di dire che il ballo è infilato alla fine proprio perché ci deve stare, ma il centro del discorso è ben altro.

Se non fosse per questo, sarebbe un bel racconto. E lo è, lasciando perdere il prompt.

 

Con garbo, mi defilo.

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Non seguo da parecchio i MI e il tuo racconto è il primo di questa tornata che leggo: ciò a giustificazione del mio spiazzamento circa lo "sperimentalismo". Ho dato un'occhiata veloce ai commenti che  lo citano; appena ho tempo leggerò qualche altro pezzo.

Questo è già stato smontato, sorvolo in toto sulle difettosità,  limitandomi   ad apprezzare  la caratterizzazione della protagonista e alcune espressioni originali. Meno il resto: la narrazione "barcolla" qua e là e il tema del ballo latita.

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Del prompt si salva solo la tazza. 

 

Sono stata a chiedermi dove fosse l'attinenza al tema fino alla fine del racconto.

A un certo punto ho persino pensato che il ballo fosse un "ballo sociale": il bacio bacio, le descrizioni dei presenti, i movimenti di lei (su e giù con il cucchiaino, i sorrisi provati allo specchio) seguivano la musica del rito del matrimonio anche quando, come nel caso della protagonista, la musica non piace. Interpretazione che mi sarebbe piaciuta moltissimo ma che credo sia solo frutto della mia fantasia.

Alla fine introduci il ballo e te la cavi con una frasetta

 

 

Sara S. non disse niente e non pensò a niente, rientrò in sala, prese la borsa bluette e scese in piscina, dimenticandosi, solo per quella notte, del male che le avevano fatto.

che dovrebbe illuminare il lettore sul fatto che veder ballare gli sposi ha fatto scattare qualcosa nell'animo della protagonista che la porta ad accantonare, anche se solo per quella sera, il dolore che prova.

Be', l'idea non sarebbe malvagia ma avrebbe avuto bisogno di essere spiegata meglio, molto meglio di così.

Ti è andata di lusso che nelle tue condizioni ci sono anche altri racconti perciò ho preferito chiudere un occhio. 

 

Refusi e pasticcetti non mancano mai ma questa volta te li cercherà qualcun altro: ti ho già bacchettato (meritatamente) abbastanza per l'aderenza al prompt.

Il racconto nel complesso è molto ben riuscito.

Prendi una situazione banale che più banale di così non si può con una protagonista che è la classica vecchia fiamma abbandonata e ti fai leggere d'un fiato fino alla fine. Good.

Le immagini della protagonista arrivano nitide, così come quelle della festa; alcune parti sono davvero evocative e l'insieme ha un bel ritmo e una buona fluidità. 

Mi piaci in questa veste dolce. 

 

 

 

 

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Bona e sera.

 

Niko: Il titolo del prompt "balla che ti passa" mi stregò, e 'na mezza ciofeca il mio cervello ideò. Grazie del commento.

 

Sefora: La coerenza e la uniformità mi mancano - ancora -; spero di sorprenderti in futuro. Ciao! 

 

Wy: Mi hai sopravvalutato :asd: ; però mi hai dato anche una bell'idea per il futuro. E sorridi  :oOo: .

 

Alla prossima ^^.

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pezzo particolare. Le pulci te le hanno già fatte... ma amatriciana e tonno non sono proprio da pranzo di nozze! :) :) falle vomitare qualcosa di più consono!

Il personaggio di lei è molto particolare, bello, dignitoso, ma poco realistico. Una donna in quella situazione:

1. non va al matrimonio

2. se ci va finisce più facilmente a piangere che a vomitare

3. prima di piangere distrugge o direttamente lo sposo o almeno un vaso, cocsì giusto per rovinargli un pò la festa

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Ciao, puntoevirgola - lo scrivo tutto perché lo so che ci tieni.

Modificherò la scatarrata, anche se il tonno fa quell'effetto un po' a tutti; Sara è... diciamo particolare, forse irreale, ma c'è, ed è nel mio, nel tuo, nei nostri cuori. Grazie del commento.

Potete insultarmi.

 

Alla prossima ^^.

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Si parte con descrizioni molto “lavorate”, alla ricerca del particolare minuto e rivelatore, osservato in controluce attraverso gli occhi della protagonista, si direbbe resi più acuti dall’amarezza (pare che succeda, ci riferisce chi ha Vissuto).

Il colore del vino più nero che rosso, che ricorda quasi Chesterton quando nota che il vino bianco in realtà è giallo, oppure “l’assordante grigiore”, coppia aggettivo-sostantivo riferita a sensi differenti, tecnica già spesso usata dall’Alighieri (oibò) laddove mostrò ciò che potea la lingua nostra (doppio oibò) impreziosiscono tale avvio che vira però gradualmente, in parallelo col precipitare dell’umore di Sara S., verso un atteggiamento (eco vagamente troisiana) di nausea verso i carnasciali, qui ottimamente rappresentati a nostro avviso dallo zio con “pancia da disertore in pensione”, immagine che onora la sacra icona di Tuco che osserva compiaciuto dall’alto a sinistra.

La nausea esplode, verde e inevitabile, certo, però, amatriciana, tonno e chissà che altro hanno aiutato, e Sara decide di bere fino in fondo l’amaro sorbetto.

Esercizio di stile a tratti notevole, però anch’io come qualche altro, attendevo il botto finale, ma non è detto che lo si debba ricercare sempre e a ogni costo, forse hai ragione tu. Ciao  

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