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Ansuc

IERI

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IERI

“Hai paura di morire?”.

Glielo chiedo piano, sottovoce, per non disturbare la musica del vento tra le foglie del bosco sopra la collina.

Lei inclina il viso: si aspettava la domanda, ma non le viene alle labbra una risposta immediata. Forse non è ancora stata in grado di rispondere nemmeno a se stessa.

Mentre le mie parole scivolano pigre tra i suoi pensieri, Clara raccoglie alcune foglie secche dell’inverno passato, le soppesa, ne osserva la delicata filigrana in controluce.

Le racchiude tra le mani, come perle in una conchiglia.

“No, non ho paura”.

Il vento suona strane melodie tra le foglie verdi dei rami del bosco.

“Quando tutto sarà finito, io sarò compiuta e la mia vita non avrà più spessore di queste foglie secche”.

Ma mentre lo dice, gli occhi le si inumidiscono e la voce le si spezza in un singhiozzo. Io la abbraccio come se fosse la prima volta. Come se fosse l’ultima.

Clara muore il giorno dopo.

All’improvviso, nel pomeriggio di Giugno, mentre il sole scende dietro il Monte Veruno.

Ci ritroviamo sbigottiti, senza parole, al bar del paese.

Veronica chiede un caffè nero, qualcuno bestemmia con rabbia afona, Claudio finge di leggere il giornale.

Non riusciamo nemmeno a guardarci in faccia.

E nessuno ha il coraggio di andare a trovarla, nemmeno io, che ho vissuto con lei il primo e l’ultimo giorno della nostra vita di adulti.

Eppure non piango, non ce la faccio. Il mio cuore si è chiuso in un sarcofago intangibile di cristallo, nel quale nulla, per ora, riesce a fare breccia. Arriverà il momento in cui sentirò sciogliersi quel nodo in gola, muto e ostinato, e la mia insensibilità crollerà con il fragore di una cascata di ghiaccio al sole di Primavera.

Ma non so se avverrà stasera, domani o fra dieci anni.

Sento lei, ancora tra le mie dita, il suo sapore fresco di pelle giovane e medicinali.

Eppure lei non c’è più e nessuno della compagnia, sa, o sospetta, che io e Clara fossimo così vicini ieri.

Ieri.

Oggi è già distanza incolmabile, silenzio infinito, una stella inghiottita da un universo buio.

Ieri era Clara, rosa dalla leucemia, debilitata dalla chemio, ma ancora insieme a noi sui sentieri meno impervi dei boschi. Insieme a me, nudo di desiderio e di verginale pudore, tra i noccioli dolci di Fontana Serena. Ieri era il suo corpo bianco e le sue labbra pallide, ma vive e brucianti.

Oggi è il tremolio delle mie dita che stringono un bicchiere di aranciata.

E lei non è altro ormai che una foglia secca portata via dal vento.

Clara, che ho amato un solo giorno e che avrei amato per sempre, credo.

Ma questo lei non potrà mai saperlo.

Avrei potuto dirglielo.

Ieri.

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Bello :cry:

Glielo chiedo piano, sottovoce, per non disturbare la musica del vento tra le foglie del bosco sopra la collina.

Mentre le mie parole scivolano pigre tra i suoi pensieri, Clara raccoglie alcune foglie secche dell’inverno passato, le soppesa, ne osserva la delicata filigrana in controluce.

Le racchiude tra le mani, come perle in una conchiglia.

“No, non ho paura”.

Il vento suona strane melodie tra le foglie verdi dei rami del bosco.

“Quando tutto sarà finito, io sarò compiuta e la mia vita non avrà più spessore di queste foglie secche”.

Troppe ripetizioni... sebbene nel finale l'immagine delle foglie venga richiamata e sicuramente è un dettaglio importante, credo che qui ce ne siano un po' troppe.

Il mio cuore si è chiuso in un sarcofago intangibile di cristallo
la mia insensibilità crollerà con il fragore di una cascata di ghiaccio al sole di Primavera

Queste due immagini non mi piacciono molto, le trovo poco originali.

Eppure lei non c’è più e nessuno della compagnia, sa, o sospetta, che io e Clara fossimo così vicini ieri.

Dopo "più" metterei una virgola, per dare maggior risalto alla frase topica.

Queste sono gli unici appunti che mi sento di farti. Non entro nel merito della trama, perché non so se una persona malata di leucemia allo stadio terminale sia in grado di sostenere un'attività fisica come quella richiesta da un rapporto sessuale (ci penserà Bradipo), però ci tenevo a dirti che è un pezzo molto toccante, mi è piaciuta la scelta della terminologia e della punteggiatura, e nel suo insieme l'ho trovato intenso e commovente, molto evocativo e molto delicato al tempo stesso.

Alla prossima :P

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Nayan,

Grazie, onoratissimo dei tuoi commenti. Ho voluto postare un racconto proprio perchè, anche in un pezzo di poche righe, ci possono essere errori grossolani che sono lì, davanti agli occhi, ma che tu, autore, non riesci a vedere. Ad esempio le 3 (tre!) "foglie" in poche righe di cui mi sono accorto solo ora che me lo fai notare! Grazie ancora!

Per quanto riguarda le immagini, credo che effettivamente una delle due si di troppo.

In fondo, per quanto riguarda la trama, lo spunto parte purtroppo da un fatto vero (la scena del bar del paese in particolare), mentre per quanto riguarda la malattia, mi aveva colpito proprio come in alcune forme di leucemia, soprattutto negli adolescenti, la morte possa arrivare improvvisa anche senza necessariamente un crollo completo dello stato fisico di una persona. Se mi sbaglio e qualcuno con maggior competenza medica di me vorrà correggermi sarò ben lieti di ammettere l'errore. Però da un lato hai ragione, io però pensavo a qualcosa tipo "Un malato di cuore" di De Andrè, quindi forse non proprio un rapporto sessuale infuocato, ma qualcosa di tenero, dolce, adolescenziale, forse incompiuto. Grazie, grazie davvero....

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Ehm, sì, un rapporto può essere anche dolce, romantico e tranquillo... ma io ho la mente perversa e la prima immagine che ho messo a fuoco non era propriamente quella, non farci caso >.

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Ospite

Mi associo al commento di Nayan un unico appunto:

“Hai paura di morire?”

Ma quale stronzo fa una domanda simile a un malato grave?

Chi lo chiede è alla ricerca di una rassicurazione?

Se la risposta è "Sì, ho paura di morire" come lo consoli?

P.S. quelli di cui abbia notizia sono tutti adulti, morti lentamente come una candela che si va spegnendo.

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Ciao Bradipo, sono conscio che l'incipit è scioccante per lo stesso motivo che sottolinei tu.

L'ho voluto così perchè possa suonare quasi una domanda che si fa il protagonista, che si fa lei, che ci facciamo tutti, e anche che comunichi il livello di intimità raggiunto dai due ragazzi.

Certo, questo può essere una soluzione narrativo che può piacere o no, e se tu la giudichi troppo forte o fuori luogo lo capisco benissimo, ma non è una cosa messa lì senza motivo.

Per quanto riguarda la malattia ho sentito di casi simili a quello che riporto io, ma non ho certo basi scientifiche per dimostrarlo.

Mi interessava creare un'atmosfera.

Grazie!!!

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Ospite

Proposta: se è la ragazza a iniziare a parlare, tipo "Non ho paura della morte"...

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Non ho letto i commenti precedenti.

Non ho letto i commenti precedenti...

Okay, credevo che se l'avessi scritto, avrei convinto me stesso che è vero. Ma sono un bugiardo: li ho letti, ma giuro che cercherò di commentare senza risentire del loro... peso.

Io trovo che sia perfetto così com'è. Con le sue ripetizioni invisibili e le sue domande sconcertanti. Incantevole, così come l'hai creato: semplice, scorrevole, addirittura melodioso... la stessa melodia che suona quel vento... che tu fai suonare.

Qualcuno dei nostri incurabili minuziosi commentatori dev'essersi scordato di dirti che Giugno e Primavera vanno in lettera minuscola. E menomale che nessuno te l'ha detto. Sono giusti, credo, anche quelli. Dici: 'pomeriggio di Giugno', come se Giugno fosse un uomo e di sua proprietà fossero certi pomeriggi... pomeriggi truci in cui la gente suole morire. C'è qualcosa di abissale in questa semplice espressione... non so se l'hai voluta, ma io sono perfino riuscito ad adorarla.

Dici sempre tu: 'sole di Primavera'. Ed ecco che Giugno trova una compagna, Primavera... perché per come l'hai scritta, ho l'impressione che viva.

La parte finale... quella sull'aver fatto l'amore, è decisamente delicata, ma non mi va di intesserti lodi pure per quella. Ho già detto troppo bene di te.

Vivissimi complimenti.

O.

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Ospite

Mia opinione è che la parte migliore di questo testo sia dietro le parole che hai scelto.

Si percepisce un sentimento, un'adesione emotiva disarmata. E questo lo rende buono.

Ma non ne apprezzo buona parte delle scelte formali.

Al di là della plausibilità del dialogo, che non è detto debba necessariamente percorrere i binari del realismo (penso ad alcuni dialoghi nei manga finanche d'autore o nella letteratura giapponese più recente), sono le continue infiorettature che mi lasciano perplesso.

Però voglio invertire la polarità del discorso perchè ritengo sia più utile. E ti cito invece i passaggi che mi son sembrati più importanti, più riusciti.

Sento lei, ancora tra le mie dita, il suo sapore fresco di pelle giovane e medicinali.

E poi...

Oggi è il tremolio delle mie dita che stringono un bicchiere di aranciata.

(Curioso ma non causale che in entrambi i casi sia il tatto il senso a esser evocato dalle dita).

Trovo che questi due passaggi siano eccellenti per come creano un corto circuito tra gli elementi della raffigurazione, una dinamica forte, ma non per questo meno attenta a musicalità e tratto personale.

Mi arrischio a darti un consiglio: attento a quando un passaggio del testo presuppone un "come". Le similitudini (e le metafore) possono essere feroci. E divorare la vitalità di un racconto, lasciando i presupposti più limpidi dello stesso a galleggiare in una bellezza solo presunta o artefatta. Abbi più fiducia nei corpi, nelle azioni, nella relazione fattiva tra i personaggi e quel che hanno intorno, perchè in fin dei conti si dice che "la verità come l'arte è negli occhi di chi guarda". E se riesci a cogliere come uno stato emotivo ridipinge la realtà agli occhi di un tuo personaggio, avrai meno bisogno di andare a cercare costruzioni retoriche con quel che dal contesto è assente o presente in senso forzato/figurato.

Bene, spero di esser stato utile.

A.

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Dunque, se la connessione che ho qui regge un minuto, provo a mettere un commento... se no, pazienza :cry:

Cominciamo con l'incipit, tu dici di aver sentito parlare di persone in situazioni del genere, ma io ho conosciuto e sono stata a contatatto con persone rose dal cancro e dalla chemio e credimi, non è davvero possibile fare una domanda del genere.

E' terribilie, crudele ma soprattutto impensabile. Gli dici qualunque cosa, ma non quella, a meno che ci sia un contesto che giustifichi questo discorso, che so, una questione religiosa o metafisica, ma così, no, non può essere, non è questione di atmosfera.

Detto questo, devo dire che il racconto mi è piaciuto, c'è molta delicatezza, e scorre con semplicità e significato, che sono le due cose che contano quando si legge qualcosa.

Ci sono forse solo alcuni barocchismi ( si potrà dire così o è una parola che mi sono inventata sui due piedi?) che non sono necessari, e appesantiscono un po', sarà che a me piacciono le cose semplici, e il tuo racconto è bello di suo, non necessita di infiorettature:

come perle in una conchiglia.
si è chiuso in un sarcofago intangibile di cristallo
crollerà con il fragore di una cascata di ghiaccio al sole di Primavera.

Insomma ciò che voglio dire è che il sentimento che si respira è chiaro e arriva al lettore come deve arrivare, in maniera diretta e immediata.

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Sono ancora via, leggerò i vostri preziosi commenti con calma una volta a casa e risponderò. Per ora grazie a tutti!

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Grazie, grazie a tutti di nuovo, per critiche e complimenti. Il confronto tra chi scrive e chi legge è crescita e maturazione. E d'altronde, da ormai quasi vent'anni non mi sottraggo alle critiche di chi ascolta i miei lavori musicali ;)

Dunque, carissimo John K. Lancaster, cosa risponderti oltre ad un umile "Grazie!"? Chi mi ha criticato e messo in evidenza errori e sensazione ha fatto più che bene ed onestamente non saprei dirti che cosa mi ha spinto a lasciare maiuscole Giugno e Primavera. So benissimo che non vanno maiuscole, ma forse non le ho corrette per lo stesso subconscio motivo che "non mi ha fatto vedere" quel "foglie" ripetuto tre volte in poche righe. Correggerò la ripetzione, ma lascerò le maiuscole. Certe fughe dalle regole possono originare effetti impensabili, come questa tua "abissale" sensazione che mi tengo cara. E per quanto riguarda la musicalità, io sono soprattutto un cantautore che solo recentemente ha sentito il bisogno di scrivere prosa. Alcune delle parole usate in "Ieri" fanno parte di brani che ho pubblicato e quindi sono felice che tu trovi il racconto musicale, anche se non è qualcosa che ho cercato di ottenere con la tecnica, ma credo sia semplicemente qualcosa di istintivo.Watanabe hai ragione, sono un maledetto barocco e sto cercando di limare questo mio vizio, cercando di puntare alla sostanza e meno alla forma. A volte mi riesce, a volte meno, al lettore il giudizio finale!Ed è vero, le metafore e le similitudini sono bestie molto pericolose. Ha colpito anche a me l'evocazione tattile che citi, ma tieni conto che l'unica cosa "vera", cioè realmente accaduta del racconto, sono le mie mani su quel bicchiere di aranciata, sensazioni che posso evocare ancora oggi dopo 14 anni semplicemente attraverso il tatto. Forse che questo ricordo sia così importante per me da essersi "incastrato" nel mio subsconscio?

Cicciuzza, capisco benissimo e hai ragione. Ho pensato molto alla domanda che pongo all'inizio del racconto in queste due settiamne di mare. L'unica risposta che posso dare a te e a voi tutti è che è ovvio che una domanda così non si possa fare, se non in casi di estrema intimità. Quello che mi ha spinto ad utilizzarla è proprio il suo aspetto dirompente e "metafisico", quasi una domanda che tutti ci facciamo, che però esce dalla bocca della protagonista, che sa (e non sa) di essere così vicina alla fine. Se questa domanda "surreale" viene percepita come una mancanza di "buon gusto" per me non c'è obiezione, perchè tra i diritti del lettore c'è quello sacrosanto del gradire o no ciò che viene proposto, ma quella domanda, posta in quel modo, è necessario al fine che io volevo ottenere, dalla riflessione che volevo stimolare, ai sentimenti forti che desideravo evocare. Al di là del vago cenno autobiografico (la morte di un amico, ma in modi e tempi diversissimi da quelli raccontati), alla base della morte improvvisa dell'adolescente c'è un film recente che ho visto in volo in uno dei miei viaggi transoceanici, "La custode di mia sorella", con Cameron Diaz, in cui un ragazzo muore di Leucemia improvvisamente, ancora sufficientemente in forze per...fare l'amore. E con questo ringrazio ancora voi tutti!

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