Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Cheza90

Alla ricerca del lavoro perduto

Post raccomandati

Commento

 

Forse dovrei…Forse non dovrei, ogni volta era lo stesso pensiero, si sentiva tra due fuochi, che le chiedevano se tentare o meno. Solitamente appena chiusa la telefonata si fiondava su Internet alla ricerca di informazioni, spesso trovava una risposta alla sua domanda, e per la maggior parte delle volte era un non dovrei. Quando però non trovava nulla, il cuore iniziava a battere a ritmi strani e non registrabili, le mancava il respiro, e la testa si riempiva di domande. Era stanca, e forse un po’ delusa, non sapeva se da sé stessa o da tutti quelli che insistentemente la cercavano, ma che poi non le davano ciò che desiderava. Da quando aveva iniziato a cercare lavoro, aveva scoperto tantissime parole che non sapeva esistessero, e che scopriva non piacerle per nulla. Sistemi piramidali, “manager di te stesso”, contratti a progetto, co.co.pro, fisso mensile, lavoro ad obbiettivi. Tutte sigle che servivano a identificare un’unica stessa risposta, lavoro a costo zero, o quasi. Quando vedeva le persone che accettavano quei lavori sotto pagati, o non pagati, le iniziavano a venire mille domande nella testa, era lei incapace di accettare un lavoro, anche se non perfetto, o erano gli altri che spinti dalla disperazione dell’infinita ricerca alla fine accettavano qualcosa che era meglio di niente. Lei non riusciva ad accettarlo, negli ultimi tre colloqui, le avevano proposto una specie di rappresentanza di prodotti per il benessere, la persona davanti a lei con una frase secca le aveva detto in fine “Se vendi ti pagano…altrimenti…”, “Altrimenti cosaaa?!”, avrebbe voluto urlargli in faccia ma alla fine si congedava con un “Grazie non mi interessa”, e lasciava l’appuntamento lasciando un sospiro. L’ultimo, forse, il più assurdo di tutti le aveva chiesto se sapeva chi era un manager, e lei aveva risposto che certo che sapeva che cosa fosse un manager. Secondo lui, per diventare manager, avrebbe dovuto iniziare, girando per le aziende della città, chiedendo se volessero attivare una particolare linea telefonica. Naturalmente per questa posizione serviva essere laureate, di bella presenza, in stato di disoccupazione, età massima ventinove anni. Queste quattro caratteristiche, sembravano il dogma di tutti gli annunci che si trovano online, all’ufficio di collocamento, e ovunque si possa inserire un annuncio per gente in cerca di lavoro. La ricerca di lavoro, è una guerra, che per lei ormai era persa in partenza, era un anno, che si barcamenava tra mille colloqui tutti uguali, con persone tutte uguali, e con lo stesso risultato, non c’era un lavoro per lei. Ecco perché alla fine la domanda era sempre la stessa, andare o non andare a quel colloquio. Prima di terminare il liceo, aveva dei sogni, realizzarsi, crearsi una carriera, lavorare per ottenere l’indipendenza tanto agognata. Poi aveva iniziato l’università, e pensava, s’illudeva che con la laurea avrebbe ottenuto ciò che più desiderava, e invece più si avvicinava la fine degli studi più si rendeva conto che più che un lavoro come cameriera o barista non riusciva a trovarlo. Avrebbe dovuto forse, continuare a studiare…A volte, nella sua mente si celava il rimorso per non aver accettato quel lavoro come telefonista erotica, almeno loro, gli avevano offerto milleduecento euro al mese. Ogni volta, che ci pensava, gli si stringeva lo stomaco, come poteva fare un lavoro del genere, ad ascoltare…No, non ci voleva nemmeno pensare! Tanto non ci sarebbe riuscita, non sarebbe stata in grado nemmeno di dire una parola, in quella situazione. Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono, quel dispositivo inutile che ogni volta le dava una speranza, che la porta che avrebbe aperto al prossimo incontro sarebbe stata quella giusta, e invece era sempre quella sbagliata, e il ritorno a casa era sempre più truce e doloroso. Eppure, ci provava, di nuovo, camminava, sentendo il suono del ticchettio delle sue scarpe, il sole le batteva sui capelli di un rosso spento, e la sua figura, piccola e longilinea si rifletteva sul marciapiede che la portava verso, quell’indirizzo sgualcito che teneva stretto, nervosamente tra le mani, Via dei Guitti 167/A. Guardava quelle parole scritte su quel post-it velocemente, e le implorava come una sciocca, di non deluderla anche questa volta. La chiamata che aveva ricevuto il giorno prima era stata diversa, particolare, era la voce di un uomo sembrava stanca e assente, quasi che non avesse proprio il desiderio di fare quella telefonata. Appena gli rispose speranzosa, la voce del suo interlocutore s’incupì maggiormente, e con quattro parole secche e semplici, le disse “ Salve, sono mauro ho bisogno di una Segretaria è interessata”, presa dall’entusiasmo di quella richiesta, lei si alzo dalla sedia “ Si si certo…sono molto interessata”, “Va bene, allora ci vediamo domani, alle quattordici, Via dei Guitti 167/A, Buona giornata”, e così la telefonata si era chiusa, non le aveva chiesto nulla non gli aveva detto nulla, solo un indirizzo e una semplice domanda. Ecco, forse non sarebbe dovuta andare, non sapeva chi l’aveva chiamata, la ricerca su internet non aveva prodotto alcun risultato sensibile, e lei aveva un po' di timore.

Non esiste il lavoro perfetto”, no non esisteva, ma lei voleva solo essere pagata il minimo per vivere o meglio sopravvivere, si era perfino ritrovata a invidiare quelle ragazze che lavoravano per ottocento euro tutti i giorni, tutto il giorno. Per lei sarebbe stato già un passo avanti! Aveva chiesto a tanti negozi e alimentari, ma nei negozi “C’è la crisi, non possiamo permettercelo”, dicevano i proprietari, e negli alimentari quando guardavano le sue esperienze di lavoro e i suoi studi, dicevano che preferivano ragazze con esperienza nel settore. Sembrava di essere entrata in un circolo vizioso che non aveva fine… “Vai via dall’Italia”, gli dicevano tutti, ma lei si era ostinata a voler rimanere in quel paese, che sentiva il suo, la sua certezza, e poi non voleva arrendersi non poteva credere di dover essere costretta ad andare via…Andare viaVai via…riecheggiavano quelle parole come un bombardamento cieco nella sua parete celebrale. Alzando lo sguardo, si accorse di essere arrivata, una ragazza fuori dalla porta, sedeva sui gradini con uno sguardo afflitto come il suo, dopo ogni colloquio.

<<Non entrare, almeno, che tu non voglia fare la venditrice porta a porta>>

La guardò, e sentì il cuore impazzare ancora una volta, la testa riecheggiare con tutte le frasi che aveva sentito, si stava arrendendo…anzi forse si era già arresa. Guardò la ragazza

<<Mi dispiace>> le disse con tutto il cuore e si voltò.

Cammino più veloce che poteva, qualche lacrima schizzava sul suo viso, come l’acqua sui tergicristalli, il respiro era pesante ma la decisione era presa. Entrò nella prima agenzia di viaggi, aperta tutto il giorno.

<<Buongiorno>> disse senza perdere tempo

 La ragazza dietro al bancone si alzò e rispose al saluto.

<<Prego mi dica, cosa le serve>> disse con un gran sorriso quasi accogliente

<< Un biglietto aereo>>

<<Per dove? Che giorno vuole partire>>

<< Prima possibile e il più lontano possibile>> disse con rammarico…

Si aveva perso, aveva perso la sua battaglia, doveva andare via, doveva provarci, provare a trovare una strada, la sua strada…una porta aperta che forse altrove la stava aspettando.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao.

Si sente aria di vita vissuta in questo racconto…

 

 

spesso trovava una risposta alla sua domanda, e per la maggior parte delle volte era un non dovrei.

Qui io non ho capito bene il senso. Bisognerebbe articolare la frase diversamente. “Non dovrei” da parte di chi e cosa?

Nel senso che la protagonista non avrebbe dovuto chiedere ?

C’è molta disperazione e molta dignità in questa ragazza che cerca lavoro, nel mondo impossibile che purtroppo è diventata la nostra nazione.

È apprezzabile il modo in cui descrivi le varie proposte disponibili, in modo scarno, quasi da cronaca giornalistica. Si sente la sfiducia, la stanchezza, la poca convinzione di questo umiliante peregrinare.

L’urlo represso davanti a quel sedicente rappresentante di benessere è indicativo dei pensieri repressi e frustrati della ragazza, un muro di gomma contro il quale si è costretti a fare i conti e tuttavia è solo un pensiero, si allontana con gentilezza.

La descrizione in brevi tratti di un tentativo dopo l’altro danno come l’impressione di un incubo, sembra quasi di vedere questi individui che propongono lavori indecenti figli di un mondo che è indecente, perché permette questo.

Forse si paventava la speranza mista alla repulsione di trovare un lavoro come barista o cameriera, in fondo cercano sempre delle ragazze per fare quei lavori, ma subentra il rimpianto di aver interrotto gli studi e poi, quasi quel pentimento per non aver accettato il lavoro come telefonista di una linea erotica, con un discreto stipendio, ma evidentemente l’idea è rivoltante per la ragazza. Il mondo è già abbastanza brutto per quello che deve vedere, che è costretta a subire nella sua superficie di un’apparente normalità, figuriamoci a dover sentire le fantasie erotiche di repressi e frustrati se non pure di peggio, in una spirale che potrebbe anche diventare pericolosa…

L’ultimo tentativo di lavoro sembra offrire qualche speranza e infatti ti soffermi di più sui particolari, quella richiesta-preghiera  rivolta al post-it, quasi fosse una sorta di santino a cui raccomandarsi, l’impressione diversa di quella voce di uomo al telefono, distratta, senza intenzione.

Mi aspettavo che succedesse qualcosa di brutto, dai pensieri della ragazza che mentre cammina si dice che forse sarebbe meglio non andare, sembra il preludio a una delle tante storie tragiche come si sentono oggi.

Invece non è così. Già prima di entrare vede un’altra ragazza come lei, sconfitta dalla vita, disperata come lei e in due parole capisce che è inutile tentare con un altro lavoro umiliante  e incerto come vendere porta a porta.

E allora quell’idea prima solo immaginata come remota diventa realtà: fare un biglietto e andarsene, andarsene forse per sempre, in un luogo diverso, in una nazione civile.

Ci ho visto vita vissuta ho detto prima, ma potrei anche sbagliarmi, certamente il racconto rispecchia la società attuale e non da poco tempo, da troppo tempo purtroppo, tanto che ci siamo assuefati a queste situazioni.

 In questa sorta di cronaca non accade in sostanza niente, nessun fatto strepitoso, nessun guizzo teatrale,  la storia di per sé non è una storia eroica, ma a mio parere, pur essendo il racconto molto breve e scarno, sta proprio qui il suo “fascino metropolitano”, il muoversi della ragazza come in un incubo fra pseudo datori di lavoro inumani in una società che li rispecchia,  in strade e palazzi che anche se non descritti appaiono, si intuiscono.

Forse alla fine, con questa uscita

 

 

<<Prego mi dica, cosa le serve>> disse con un gran sorriso quasi accogliente

<< Un biglietto aereo>>

<<Per dove? Che giorno vuole partire>>

<< Prima possibile e il più lontano possibile>> disse con rammarico…

C’è un pochino di teatralità, ma può essere anche il frutto di una grande tristezza, un luogo vale l’altro, purché non sia questo.

 

E qui

 

 

Si aveva perso, aveva perso la sua battaglia, doveva andare via, doveva provarci, provare a trovare una strada, la sua strada…una porta aperta che forse altrove la stava aspettando

Si sente una grande solitudine, un’eco fievole eppure chiaro, forse esagero, come dell’addio al proprio mondo della giovinezza, alla propria casa e affetti, in procinto di un viaggio verso l’ignoto.

Una grande malinconia, pur nella strettissima aderenza al contesto generale.

Mi è piaciuto, anche perché non è facile rendere l’attualità, un fatto ordinario, in parole sobrie eppure efficaci, chiare.

Ti direi che per quanto riguarda i caporali di inizio e fine discorso sarebbe opportuno per estetica usare questi: «  », ma sono piccoli particolari che con il tempo si affinano.

Hai uno stile interessante, moderno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Unius, ti ringrazio tantissimo per il tuo commento, e per aver sviscerato così bene la mia storia, che poi, come hai detto tu più che una storia forse è una cronaca. Effettivamente, unisce, storie di vita vissuta, alcune mi appartengono, altri pensieri li ho tratti da tutti i racconti che ho ascoltato dai miei amici e dai miei vecchi compagni di università. Purtroppo, cercare e trovare lavoro, è diventato veramente un incubo senza fine, la regola "Se lo cerchi il lavoro prima o poi lo trovi", non vale più, ormai è difficile fare anche la cameriera o la barista, e tante proposte che vengono fatte ai ragazzi prevedono magari orari e pagamenti che surclassano i limiti dei diritti umani. Andarsene è difficile, lasciare i propri affetti, la propria casa e la propria terra, ma ciò che più mi strenua, è la costrizione che porta i ragazzi ad andare via, non è una scelta che viene dalla voglia, magari di esplorare il mondo, è una scelta che viene dall'impossibilità di lavorare e di costruirsi un futuro nella propria nazione. E allora, lo studio, l'esperienza il lavoro che si è fatto per anni per costruirsi un futuro è vanificato, da questo mercato del lavoro, che non permette ai giovani di intraprendere nessuna strada. Per chi cerca il lavoro c'è solo una nebbia fitta, fatta d'imbroglioni che aspettano il prossimo ragazzo, da far cadere nella loro trappola e nelle loro false promesse. 

Ti ringrazio ancora per il tuo commento :D, e sono contenta che abbia apprezzato il viaggio di questa ragazza, anche se scritto, volutamente, con toni grigi e scarni. 

Per le virgolette dei dialoghi, io quelle piccole sulla mia tastiera non le trovo °_° 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao C90 (in quanto scrittrice):


 


Raccontino per niente originale, è una cronaca come mille ne possono fare i 25enni di oggi che stanno cercando lavoro.


Ho faticato a leggerlo a causa dell'assenza dei rimandi a capo, indispensabili per alleggerire la lettura.


Le prime righe si trascinano un po' a stento, sia come stile sia come "entrata in scena" del personaggio e dei suoi pensieri, poi riprendi bene.


 


La fine è un po' melodrammatica e poco credibile (dove li trova i soldi dell'aereo? e una volta arrivata a Timbuctù, a Sidney, a Cincinnati, che fa?)


Grammatica, sintassi ed errorini non li commento a nessuno per principio.


 


Ciao C90 (in quanto 25enne in cerca di lavoro):


 


Lo stato d'animo della protagonista che traspare dal racconto (e che non può non essere coincidente con il tuo) è lo stesso che 3 anni fa la Fornero ha bollato come "choosy".


E che 8 anni fa vi ha fatto diventare "bamboccioni" secondo Padoa Schioppa. 


E vuoi dargliela vinta, alla Fornero? (a Padoa Schioppa no, poverino, che è già morto).


A 25 anni il mondo è vostro. Strappàtelo dalle mani di noi cinsessantenni.


E fatela, questa benedetta rivoluzione.


 

Ecco, mi sarei aspettato che la tua protagonista partisse per cercare all'estero il suo lavoro e non per scappare lontano sperando di trovare un lavoro qualsiasi.


 


Tutto ciò premesso: giudizio sostanzialmente non negativo nella scrittura. La struttura di base c'è, anche se molto migliorabile.


 


 


 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Russotto

Ciao Cheza,

spero che tu possa immaginare quanto mi faccia piacere rileggere un tuo racconto, seppur così reale nella sua drammaticità. Ho letto gli altri commenti e mi trovo d'accordo pressoché in tutto con Unius.

Come lui ho apprezzato lo stile immediato e volutamente scarno del racconto. Sembra quasi che tu voglia schiaffeggiare la società in cui viviamo con un racconto diretto e definitivo. Il finale mi ha sorpreso, non so perché, qualcosa mi faceva pensare che proprio l'agenzia viaggi avrebbe proposto finalmente un lavoro alla protagonista ma la realtà ha preso il sopravvento sulla fantasia.

E qui non mi trovo d'accordo con il Socio della birra; secondo me poco importa il realismo nella scelta di partire per un posto lontano. Quello l'ho visto come un gesto simbolico, come la non volontà di arrendersi alla vergognosa situazione che si è creata; di non volersi rendere protagonisti di questo sfacelo.

 

Per quanto riguarda la punteggiatura e la sintassi valgono le cose che ti ho indicato in passato, quindi quelle non le ripeto. Non dimenticarti solo che,quando parli di una donna devi usare il pronome "le" e non "gli".

 

Edora un po' di correzioni qua e la:

 

 

e per la maggior parte delle volte era un non dovrei.

"Non dovrei" lo metterei tra virgolette.

 

 

Era stanca, e forse un po’ delusa

Di norma, la virgola e la congiunzione "e" non dovrebbero essere consecutive. O una o l'altra.

 

 

negli ultimi tre colloqui, le avevano proposto una specie di rappresentanza di prodotti per il benessere

Anche qui eviterei la virgola.

 

 

Quando vedeva le persone che accettavano quei lavori sotto pagati, o non pagati, le iniziavano a venire mille domande nella testa, era lei incapace di accettare un lavoro, anche se non perfetto, o erano gli altri che spinti dalla disperazione dell’infinita ricerca alla fine accettavano qualcosa che era meglio di niente.

Non sono sicuro e spero che qualcun altro confermi o smentisca: forse ci va un punto interrogativo.

 

 

Queste quattro caratteristiche, sembravano il dogma di tutti gli annunci che si trovano online, all’ufficio di collocamento, e ovunque si possa inserire un annuncio per gente in cerca di lavoro.

Qui ne sono sicuro: soggetto e verbo non devono mai essere separati da una virgola.

Quando scrivi un elenco separando le varie voci con le virgole, se l'ultima voce è preceduta da una "e" congiunzione, la virgola non serve.

 

 

Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono

Forse "non" è di troppo.

Quando metti il discorso diretto tra virgolette non è necessario scrivere in corsivo.

Rinnovo il solito consiglio a rileggere con calma il testo. Sono sicuro che molti errori sono dati dalla fretta.

Ciao

Salvatore

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao,

hai scritto un racconto sicuramente attuale con un retrogusto amaro, data la veridicità delle situazioni da te descritte. Non facile direi: rappresentare un tema scontato con la giusta dose di sfogo e di realismo, utili per rendere la narrazione coinvolgente al lettore. Uno stile pulito e chiaro, che non lascia niente all'immaginazione e questa è forse l'unica pecca che ho trovato, ma potrebbe essere legata solo a questo tipo di racconto (di attualità).

Tutto sommato è stata una lettura leggera e piacevole.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Russotto

Ciao Cheza,

spero che tu possa immaginare quanto mi faccia piacere rileggere un tuo racconto, seppur così reale nella sua drammaticità. Ho letto gli altri commenti e mi trovo d'accordo pressoché in tutto con Unius.

Come lui ho apprezzato lo stile immediato e volutamente scarno del racconto. Sembra quasi che tu voglia schiaffeggiare la società in cui viviamo con un racconto diretto e definitivo. Il finale mi ha sorpreso, non so perché, qualcosa mi faceva pensare che proprio l'agenzia viaggi avrebbe proposto finalmente un lavoro alla protagonista ma la realtà ha preso il sopravvento sulla fantasia.

E qui non mi trovo d'accordo con il Socio della birra; secondo me poco importa il realismo nella scelta di partire per un posto lontano. Quello l'ho visto come un gesto simbolico, come la non volontà di arrendersi alla vergognosa situazione che si è creata; di non volersi rendere protagonisti di questo sfacelo.

 

Per quanto riguarda la punteggiatura e la sintassi valgono le cose che ti ho indicato in passato, quindi quelle non le ripeto. Non dimenticarti solo che,quando parli di una donna devi usare il pronome "le" e non "gli".

 

Edora un po' di correzioni qua e la:

 

 

e per la maggior parte delle volte era un non dovrei.

"Non dovrei" lo metterei tra virgolette.

 

 

Era stanca, e forse un po’ delusa

Di norma, la virgola e la congiunzione "e" non dovrebbero essere consecutive. O una o l'altra.

 

 

negli ultimi tre colloqui, le avevano proposto una specie di rappresentanza di prodotti per il benessere

Anche qui eviterei la virgola.

 

 

Quando vedeva le persone che accettavano quei lavori sotto pagati, o non pagati, le iniziavano a venire mille domande nella testa, era lei incapace di accettare un lavoro, anche se non perfetto, o erano gli altri che spinti dalla disperazione dell’infinita ricerca alla fine accettavano qualcosa che era meglio di niente.

Non sono sicuro e spero che qualcun altro confermi o smentisca: forse ci va un punto interrogativo.

 

 

Queste quattro caratteristiche, sembravano il dogma di tutti gli annunci che si trovano online, all’ufficio di collocamento, e ovunque si possa inserire un annuncio per gente in cerca di lavoro.

Qui ne sono sicuro: soggetto e verbo non devono mai essere separati da una virgola.

Quando scrivi un elenco separando le varie voci con le virgole, se l'ultima voce è preceduta da una "e" congiunzione, la virgola non serve.

 

 

Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono

Forse "non" è di troppo.

Quando metti il discorso diretto tra virgolette non è necessario scrivere in corsivo.

Rinnovo il solito consiglio a rileggere con calma il testo. Sono sicuro che molti errori sono dati dalla fretta.

Ciao

Salvatore

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Russotto

Ciao Cheza,

spero che tu possa immaginare quanto mi faccia piacere rileggere un tuo racconto, seppur così reale nella sua drammaticità. Ho letto gli altri commenti e mi trovo d'accordo pressoché in tutto con Unius.

Come lui ho apprezzato lo stile immediato e volutamente scarno del racconto. Sembra quasi che tu voglia schiaffeggiare la società in cui viviamo con un racconto diretto e definitivo. Il finale mi ha sorpreso, non so perché, qualcosa mi faceva pensare che proprio l'agenzia viaggi avrebbe proposto finalmente un lavoro alla protagonista ma la realtà ha preso il sopravvento sulla fantasia.

E qui non mi trovo d'accordo con il Socio della birra; secondo me poco importa il realismo nella scelta di partire per un posto lontano. Quello l'ho visto come un gesto simbolico, come la non volontà di arrendersi alla vergognosa situazione che si è creata; di non volersi rendere protagonisti di questo sfacelo.

 

Per quanto riguarda la punteggiatura e la sintassi valgono le cose che ti ho indicato in passato, quindi quelle non le ripeto. Non dimenticarti solo che,quando parli di una donna devi usare il pronome "le" e non "gli".

 

Edora un po' di correzioni qua e la:

 

 

e per la maggior parte delle volte era un non dovrei.

"Non dovrei" lo metterei tra virgolette.

 

 

Era stanca, e forse un po’ delusa

Di norma, la virgola e la congiunzione "e" non dovrebbero essere consecutive. O una o l'altra.

 

 

negli ultimi tre colloqui, le avevano proposto una specie di rappresentanza di prodotti per il benessere

Anche qui eviterei la virgola.

 

 

Quando vedeva le persone che accettavano quei lavori sotto pagati, o non pagati, le iniziavano a venire mille domande nella testa, era lei incapace di accettare un lavoro, anche se non perfetto, o erano gli altri che spinti dalla disperazione dell’infinita ricerca alla fine accettavano qualcosa che era meglio di niente.

Non sono sicuro e spero che qualcun altro confermi o smentisca: forse ci va un punto interrogativo.

 

 

Queste quattro caratteristiche, sembravano il dogma di tutti gli annunci che si trovano online, all’ufficio di collocamento, e ovunque si possa inserire un annuncio per gente in cerca di lavoro.

Qui ne sono sicuro: soggetto e verbo non devono mai essere separati da una virgola.

Quando scrivi un elenco separando le varie voci con le virgole, se l'ultima voce è preceduta da una "e" congiunzione, la virgola non serve.

 

 

Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono

Forse "non" è di troppo.

Quando metti il discorso diretto tra virgolette non è necessario scrivere in corsivo.

Rinnovo il solito consiglio a rileggere con calma il testo. Sono sicuro che molti errori sono dati dalla fretta.

Ciao

Salvatore

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Socio della birra: Ciao grazie per aver letto il mio racconto^^....Certo per la trama sapevo bene, che non era per niente originale, ma il mio è stato quasi uno sfogo di rappresentanza, in rappresentanza dello stato d'animo cupo che infligge la ricerca del lavoro. Perché forse sembrerà melodrammatico, ma ho "perso" tanti amici, che finita la stagione estiva hanno raccolto i pochi soldi che avevano e sono andati via. Io grazie al cielo, posso esimermi da quelli che sono stati costretti ad andare via, e posso ancora stare vicina alla mia famiglia e ai miei affetti. Grazie, ancora per il tuo commento :D

 

@Taiga: Grazie mille per il tuo commento :), si certo rappresentare la realtà non è facile, e per me è stato un po' uno sfogo, ma anche un esercizio, per vedere se riuscivo a scrivere un concetto immediato e farlo svolgere quasi tutto nella mente della protagonista. Sono contenta che sia stata agevole la lettura. XD

 

@Russotto: Mi sei mancatoooo :), giuro mi mancavano i tuoi commenti! che mi bacchettano gli errori di sintassi e sopratutto il mio uso spasmodico delle virgole, non so' se riuscirò mai a liberarmi da questa spada di Damocle che pende sulla mia "penna". Grazie mille sia del commento per il contenuto, ma sopratutto per tutti gli accorgimenti sul testo :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Cheza90 :flower:

 

 

Era stanca, e forse un po’ delusa, non sapeva se da sé stessa o da tutti quelli che insistentemente la cercavano, ma che poi non le davano ciò che desiderava.

Qui non capisco: non sapeva se da sé stessa o da tutti quelli che insistentemente la cercavano, ma che poi non le davano ciò che desiderava.

 

 

...aveva scoperto tantissime parole che non sapeva esistessero, e che scopriva non piacerle per nulla

Non mi convince: e che scopriva non piacerle per nulla

Suggerimento: ma dopo un pò, scopriva non piacerle per nulla

 

 

”, e lasciava l’appuntamento lasciando con un lungo sospiro colmo di desolazione

 

 

e lei aveva risposto che certo che sapeva che cosa fosse un manager.

Troppi "che"

Suggerimento: e lei aveva risposto di si, sapeva benissimo che cosa fosse un manager.

 

Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono, quel dispositivo inutile che ogni volta le dava una speranza, che la porta che avrebbe aperto al prossimo incontro sarebbe stata quella giusta, e invece era sempre quella sbagliata, e il ritorno a casa era sempre più truce e doloroso.

Frase incomprensibile

 

Conclusioni: questo testo mi ha lasciato di stucco, specialmente nel finale. Il corpo del testo è molto scorrevole ed è elegante. Non ci sono refusi ma qualche piccola incomprensione. Usa di più la punteggiatura.

Osservazioni:

 

<Non entrare, almeno, che tu non voglia fare la venditrice porta a porta>>

La guardò, e sentì il cuore impazzare ancora una volta, la testa riecheggiare con tutte le frasi che aveva sentito, si stava arrendendo…anzi forse si era già arresa. Guardò la ragazza

<<Mi dispiace>> le disse con tutto il cuore e si voltò.

Cammino più veloce che poteva, qualche lacrima schizzava sul suo viso, come l’acqua sui tergicristalli, il respiro era pesante ma la decisione era presa. Entrò nella prima agenzia di viaggi, aperta tutto il giorno.

Non è possibile che rinuncia così, solo perchè una sconosciuta le abbia detto così. Scena accellerata e molto irrealistica almeno che la protagonista è ingenua ma anche in questo caso, devi spiegarlo meglio

 

BuonaGiornata :flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao :D Grazie mille per il commento e per le tue correzioni. Naturalmente con qualche piccolo accorgimento forse avrei reso maggiormente alcuni punti, che sembrano un po' incomprensibili :). Grazie per l'attenzione rivolta alla sintassi e alla scrittura della storia, i consigli per me sono un diamante da conservare e applicare, perché si scrive per se stessi ma anche per gli altri, quindi ci tengo che il mio punto di vista sia chiaro quando scrivo :)

 

"Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono" In questa frase c'è un NON di troppo °_° non me ne ero resa conto!

 

Il finale, deriva diciamo da tutte quelle situazioni precedenti, che l'hanno portata a fare una scelta drastica. Perché a volte le scelte che cambiano la vita bisogna farle a caldo, altrimenti poi non si fanno più. Comunque, effettivamente il distacco da una situazione all'altra è troppo veloce, quindi ci sarebbe stato bene, come consigliato da te, aggiungere un periodo con un'anticipazione rispetto a ciò che stava per succedere. 

 

Grazie ancora per il commento :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Ho letto questo brano.

Mi permetto di lasciare il mio stupido commento. Ecco cosa farò: in grassetto troverai le mie modifiche.

In corsivo e grassetto troverai i miei commenti. Tra parentesi tonda le parti che ti consiglio di eliminare. Sono soltanto impressioni mie, eh. J Ho giocato a leggere come fose mio, e a vederlo con l’occhio mio. Giochiamo, quindi. Vuoi?

 

7304.

7304 è il numero delle battute spazi inclusi che hai utilizzato e con questa cifra abbiamo circa quattro pagine di libro. In un libro in cui la cartella standard sia di duemila battute. Se poi scendiamo a mille e cinque, beh, siamo sull’orlo esterno delle sei pagine quasi sette. La prima cosa che ho notato è il punto di vista: spero di non sbagliarmi, ma la percepisco come una Terza Persona Immersa. Sperando di non sbagliarmi. La voce narrante credo voglia prendere le distanze dalla protagonista pur non distaccandosene troppo. A mio modesto avviso, nel leggere questo brano ho avuto quasi la sensazione che la protagonista e la voce narrante potessero talvolta sovrapporsi. Mia impressione. Il brano parte come un lungo monologo, porzione che occupa uno spazio sostanziale dell’intero racconto. 3923 battute circa. Mi sono chiesto più volte se fosse necessario uno spazio così ampio. Così ho trovato per rispondermi è stato di provar a eliminarlo. J Chiedo venia, quindi, per l’intervento. Ma Vorrei farti vedere come ho letto e percepito il tuo scritto. Mi sono detto: prova a levare quello che reputi superfluo. E così ho fatto. Ora faccio un bel rigo per renderlo visibile e metto tra parentesi.

 

(Forse dovrei…Forse non dovrei, ogni volta era lo stesso pensiero, si sentiva tra due fuochi, che le chiedevano se tentare o meno. Solitamente appena chiusa la telefonata si fiondava su Internet alla ricerca di informazioni, spesso trovava una risposta alla sua domanda, e per la maggior parte delle volte era un non dovrei. Quando però non trovava nulla, il cuore iniziava a battere a ritmi strani e non registrabili, le mancava il respiro, e la testa si riempiva di domande. Era stanca, e forse un po’ delusa, non sapeva se da sé stessa o da tutti quelli che insistentemente la cercavano, ma che poi non le davano ciò che desiderava. Da quando aveva iniziato a cercare lavoro, aveva scoperto tantissime parole che non sapeva esistessero, e che scopriva non piacerle per nulla. Sistemi piramidali, “manager di te stesso”, contratti a progetto, co.co.pro, fisso mensile, lavoro ad obbiettivi. Tutte sigle che servivano a identificare un’unica stessa risposta, lavoro a costo zero, o quasi. Quando vedeva le persone che accettavano quei lavori sotto pagati, o non pagati, le iniziavano a venire mille domande nella testa, era lei incapace di accettare un lavoro, anche se non perfetto, o erano gli altri che spinti dalla disperazione dell’infinita ricerca alla fine accettavano qualcosa che era meglio di niente. Lei non riusciva ad accettarlo, negli ultimi tre colloqui, le avevano proposto una specie di rappresentanza di prodotti per il benessere, la persona davanti a lei con una frase secca le aveva detto in fine “Se vendi ti pagano…altrimenti…”, “Altrimenti cosaaa?!”, avrebbe voluto urlargli in faccia ma alla fine si congedava con un “Grazie non mi interessa”, e lasciava l’appuntamento lasciando un sospiro. L’ultimo, forse, il più assurdo di tutti le aveva chiesto se sapeva chi era un manager, e lei aveva risposto che certo che sapeva che cosa fosse un manager. Secondo lui, per diventare manager, avrebbe dovuto iniziare, girando per le aziende della città, chiedendo se volessero attivare una particolare linea telefonica. Naturalmente per questa posizione serviva essere laureate, di bella presenza, in stato di disoccupazione, età massima ventinove anni. Queste quattro caratteristiche, sembravano il dogma di tutti gli annunci che si trovano online, all’ufficio di collocamento, e ovunque si possa inserire un annuncio per gente in cerca di lavoro. La ricerca di lavoro, è una guerra, che per lei ormai era persa in partenza, era un anno, che si barcamenava tra mille colloqui tutti uguali, con persone tutte uguali, e con lo stesso risultato, non c’era un lavoro per lei. Ecco perché alla fine la domanda era sempre la stessa, andare o non andare a quel colloquio. Prima di terminare il liceo, aveva dei sogni, realizzarsi, crearsi una carriera, lavorare per ottenere l’indipendenza tanto agognata. Poi aveva iniziato l’università, e pensava, s’illudeva che con la laurea avrebbe ottenuto ciò che più desiderava, e invece più si avvicinava la fine degli studi più si rendeva conto che più che un lavoro come cameriera o barista non riusciva a trovarlo. Avrebbe dovuto forse, continuare a studiare…A volte, nella sua mente si celava il rimorso per non aver accettato quel lavoro come telefonista erotica, almeno loro, gli avevano offerto milleduecento euro al mese. Ogni volta, che ci pensava, gli si stringeva lo stomaco, come poteva fare un lavoro del genere, ad ascoltare…No, non ci voleva nemmeno pensare! Tanto non ci sarebbe riuscita, non sarebbe stata in grado nemmeno di dire una parola, in quella situazione. Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono, quel dispositivo inutile che ogni volta le dava una speranza, che la porta che avrebbe aperto al prossimo incontro sarebbe stata quella giusta, e invece era sempre quella sbagliata, e il ritorno a casa era sempre più truce e doloroso. Eppure, ci provava, di nuovo, camminava, sentendo il suono del ticchettio delle sue scarpe )

 

È una parentesona ^_^ lo so. Ma stiamo giocando, non preoccuparti.

 Ora l’azione pura, l’ho esacerbata, e l’ho resa cuore. Il cuore dell’Incipit. E ho provato a immaginare un racconto che partisse da lì, dal cuore dell’azione. Senza spiegare troppo degli antefatti, e da qui sono ripartito.

 

 

Ii sole le batteva sui capelli di un rosso spento.

Punto J

 

 

Piccola e longilinea la (sua) figura

Gli aggettivi possessivi di solito cerco di eliminarli ma è un vizio mio.

 

si rifletteva sul marciapiede che la portava verso quell’indirizzo sgualcito che teneva stretto, (nervosamente)

Hai già descritto che lo teneva stretto, questo indica tensione, e l’avverbio, a mio avviso, risulta superfluo.

 

tra le mani, Via dei Guitti 167/A. Guardava (quelle parole scritte) su quel post-it velocemente, e le lo implorava (come una sciocca,) di non deluderla anche questa volta.

Che siano scritte, potresti lasciarlo dedurre dal fatto che è un post it.

 

La chiamata che aveva ricevuto il giorno prima era (stata diversa, particolare, era)

la voce di un uomo (sembrava stanca e)

assente, quasi che non avesse proprio il desiderio di fare quella telefonata.

 

Ecco, mi fermo qui, per il momento, con questo gioco.

Se ti dovesse essere piaciuto, puoi proseguirlo tu, sul tuo stesso testo. Spero di non averti annoiata troppo. Ciau ciau.

 

^_^

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Healing, apprezzo il gioco, e ti ringrazio per l'attenta analisi rivolta al mio brano XD. Effettivamente so' che i lunghi monologhi a volte possono risultare pedanti sopratutto se si considerano le pagine di un libro, e pensare come hai sottolineato tu che il monologo andrebbe avanti per ben 7 pagine mi ha fatto riflettere. Sinceramente, forse perché l'ho concepito io così, non avrei eliminato una porzione così grande del testo, anche se naturalmente in caso di una continuazione andrebbe ad alleggerire molto la lettura ^^. Invece sulle seconde correzioni che hai apportato mi trovi concorde, perché applicandole effettivamente il racconto rende meglio. Grazie ancora per il commento :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Questa discussione è chiusa.

×