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Marcello

Luca e il mare

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Luca e il mare

 

Le luci del litorale sono una macchia di colore indistinta.

Solo quelle che provengono dagli edifici più alti riescono a proiettarsi in acqua. Luca ne segue i riflessi biancastri. Li vede tremolare in lontananza, simili a un misterioso balletto.

Una danza di fuochi fatui.

Non ci sono luci nel punto in cui è seduto. Alle spalle ha l'enorme carcassa spoglia di una discoteca in disuso da anni. È un breve tratto di spiaggia selvatica, abbandonata a sé stessa.

Luca la ama.

È lì che cerca rifugio quando la mente si trova a combattere, divisa fra pensieri in lotta gli uni con gli altri. Battaglie che prevedono un solo vincitore, scelte che non ammettono ripensamenti.

Una lama argentea cerca di farsi largo fra i corpi nuvolosi che oscurano il cielo.

La chiazza di luce rischiara appena il buio e si fa man mano più pallida verso riva. A Luca pare quasi che venga a spegnersi tra le conchiglie di fronte a lui.

Seduto a pochi passi dalla battigia, allunga le gambe e strofina i piedi nudi nella sabbia fredda. Il contatto lo tonifica e gli trasmette un brivido sotto pelle. L'arenile ha una bellezza selvaggia, privato della sferza del sole che di giorno lo arroventa.

Luca fruga con lo sguardo l'orizzonte lontano, là dove mare e cielo si fondono in un'unica massa cupa. Più a nord il bagliore di un lampo accende per un attimo la notte.

Gli pare quasi d'indovinare al largo la sagoma chiara del barchetto su cui il bisnonno usciva a pesca con i compagni. Ne ha osservato così tante volte le foto nell'album di famiglia, che ora può immaginare i contorni delle vele gialle e nere gonfiarsi nella brezza notturna.

Anche il nonno paterno era stato un pescatore. Lui però possedeva un'imbarcazione a motore, comprata a prezzo di tanti sacrifici. Lo ricorda appena: un omone con il viso bruciato dal sole e le mani grandi come badili, perennemente ricoperte di tagli.

 

- Che hai? Sei triste stasera: non hai ancora detto una parola.

Marisa gli vuole bene fin da quando erano piccoli. E lui ne vuole a lei.

Luca si gira alla propria destra e intravede la macchia tenue del costume. E più in alto l'avorio scintillante della dentatura perfetta. Indovina appena i riccioli castani fra i quali ama lasciare scorrere le dita. Torna a scrutare il mare senza dire una parola, ma allunga una mano che la ragazza afferra con prontezza e stringe nella propria.

 

Per il padre di Luca, invece, il rapporto con il mare era sempre stato di amore e odio.

Ci aveva combattuto per tutta la vita, senza mai navigarlo. Negli ultimi anni di fronte al suo “chalet”, come lo definiva con orgoglio smisurato, c'era spazio a malapena per due file di lettini. Ogni inverno il mare si mangiava un pezzo di spiaggia, nonostante i sacchi di sabbia che lui in autunno disponeva a protezione. Finché nel gennaio di due anni prima una mareggiata più violenta delle altre si era portata con sé anche il fabbricato.

Luca rivede ancora lo sguardo costernato del padre di fronte a quella distruzione. Incapace di piangere o anche solo di parlare, osservava le pietre che erano state i muri dello chalet disperse nella sabbia, tra i frantumi di una barca e due pedalò arrivati fin lì chissà da dove.

Già in passato le banche lo avevano aiutato a rimettersi in piedi e quella volta non mossero un dito. L'assicurazione si appellò a un cavillo per non pagare e gli amici di una vita lo lasciarono solo. “La crisi, sai com'è...”, dissero.

E così alla fine suo padre era andato incontro a quel mare che lo aveva tradito.

In una notte di dicembre, senza nemmeno il conforto delle stelle in cielo, aveva abbracciato le acque gelide, lui che era il solo di tutta la famiglia a non saper nuotare.

 

- Luca... A cosa stai pensando?

Marisa gli ha appoggiato l'altra mano sul ginocchio. Luca la sente scendere lungo la gamba e indugiare tra la fitta peluria. Le dita sono fredde, ma sotto la pelle gli pare di sentire ribollire il sangue.

No, non deve finire così. Sarebbe un inganno. Luca sa che deve conservare intatta la magia di quell'attimo. Gli servirà per affrontare il futuro che lo attende.

Un futuro senza mare. Senza il “suo” mare.

 

Perché Luca ha un treno domattina che lo condurrà su al Nord, nella fredda Torino. E Marisa ancora non lo sa.

Là, sotto il ciuffo di capelli color della pece, si sta combattendo la battaglia finale.

Come posso rinunciare a tutto questo?, si domanda.

Quella striscia sbilenca di sabbia, racchiusa fra l'acqua e i binari della ferrovia, è la sua patria.

Lì correva da ragazzino, per far volare più in alto di tutti l'aquilone che gli aveva regalato papà. Era rosso fiammante, con una banda dorata che lo attraversava in diagonale.

Su quelle acque uscì per la prima volta in surf, in un pomeriggio in cui onde che gli parevano insormontabili increspavano appena la superficie del mare. Ricorda come fosse ieri la spuma che s'infrangeva a riva, mentre lui tentava di prendere il largo sulla tavola che gli sfuggiva da sotto i piedi.

E prima ancora, molti anni prima, era in quel tratto di mare che aveva imparato a nuotare seguendo i consigli dello zio Mariuccio, il cui pancione enorme spuntava a metà dall'acqua mentre lo teneva per le caviglie.

Come due fidanzatini lui e Marisa avevano passeggiato mano nella mano su quella spiaggia, il giorno che il maestro aveva portato la classe a raccogliere conchiglie in riva all'Adriatico.

 

Ma qui non c'è lavoro per te e mamma ha bisogno di aiuto per far studiare la piccola Beatrice, che il prossimo autunno andrà al liceo. Come puoi rifiutare l'offerta del cugino Leandro?

L'esercito nemico ha scatenato l'offensiva finale. Ha armi potenti, che si chiamano “senso del dovere” e “responsabilità”.

Quel parente che vive da anni in Piemonte gli ha trovato lavoro in una birreria. Un mese di prova e, se tutto va bene, Luca sarà sistemato. Il cugino può addirittura ospitarlo, perché ha una stanzetta libera da quando il figlio ha sposato un'inglese ed è andato a vivere a Londra. Potrebbe spedire alla mamma buona parte dello stipendio; come si può rifiutare una proposta del genere?

“Un posto fisso al giorno d'oggi: non accettare sarebbe un crimine”, si ripete come un mantra da quando è arrivata quella telefonata.

 

Il golfino che Marisa si è infilata per coprire le spalle è appena un velo, ma forse non è il solo motivo per cui sta tremando. Luca se ne accorge e le passa un braccio attorno alla vita.

Si stringe a lei. Sa che è turbata per il suo silenzio e che non osa più fare domande. Allora le sfiora la guancia con un bacio e si alza in piedi. Rimane così ancora un istante, con lo sguardo che si perde all'orizzonte. Poi si china e la invita a seguirlo.

Mano nella mano, come quella volta, muovono i pochi passi che li separano dall'acqua.

La luna è riuscita finalmente a liberarsi dalle nuvole e il mare è una tavola color argento.

Luca posa le labbra su quelle di lei.

- Facciamo il bagno? – le domanda.

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Ciao @Marcello.

Piace molto ciò che narri. Leggendoti immagino e immaginando condivido le tue emozioni ed un posto, che con la tua empatia diviene rammarico in un contesto di magia. Radici, che pur cambiando non cambiano mai. Non sono capace a valutare... amo scrivere.

Con una frase infrangi su quel bagnasciuga, ricordi e sogni. E hai in bel coraggio a parlare di Responsabilità di questi tempi. Ciao

 

 

 

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Ora lo potete anche ascoltare con la voce di @AlexComan che ha voluto ospitare Luca nel suo nuovo canale youtube:

 

Se lo desiderate Alex è disponibile a leggere anche altri dei "Migliori racconti", contattatelo!

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