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deermax

Se solo potessi tornare indietro

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http://www.writersdream.org/forum/topic/28303-linfelicità-preventiva/

 

Come tutti i giorni, allo scadere dell’orario lavorativo mi fiondavo verso la vettura, conscio che quei piccoli secondi recuperati li avrei persi nel traffico durante il tragitto verso casa con un aggravio sostanzioso di tempo perso, ma al contempo se non lo avessi fatto era come se mi sentissi in difetto verso me stesso.

 

Spesso ridevo del mio comportamento e di quello dei colleghi che avevano le mie stesse gestualità, mi vedevo come un piccolo Fantozzi e immaginavo, come nel film, alcuni colleghi del mio ufficio che si paracadutavano fuori dalle finestre allo scadere delle otto ore lavorative.

 

La macchina era calda, avevo avuto la malaugurata idea di prenderla nera.

 

Azionai il condizionatore a palla e m'immisi nel traffico delle 17.30 un costante bollino nero nella gaussiana quotidiana.

Imboccai il controviale per immettermi nell’arteria principale che mi avrebbe portato al collo di bottiglia determinato da quell’unico semaforo che a mio avviso era mal tarato dalla nascita.

Percorsi il chilometro successivo a passo d’uomo, ma almeno per ora non avevo avuto alcuno stop ed era positivo se paragonato ai giorni antecedentemente passati nel medesimo tragitto.

 

Come immaginavo, il semaforo era rosso, la colonna di fronte a me era cospicua, a occhio e croce vedevo circa una ventina di auto tutte incolonnate , mediamente una sola persona a bordo, i gas di scarico che emettevano sostanze nocive a fronte di un nulla di fatto. 

Mi ricordai una vignetta su Facebook in cui si vedevano una miriade di automobili che popolavano una intera via, ciascuna di loro con un solo occupante, successivamente la medesima via con un numero esiguo di auto e quattro occupanti su ciascuna ed infine persone sedute a terra e incolonnate a due a due come fossero su sedili, e la scritta bus sopra di loro. Mi sarebbe bastato il secondo esempio per partire mezz’ora dopo da casa, arrivare mezz’ora prima e non far si che il mio fegato s'ingrossasse ogni volta che ruotavo la chiave di accensione.

 

Verde, passano una decina di auto, mi sento meglio, inizio ad avvicinarmi alla meta. Altro tempo a pensare a mio figlio, alla moglie, alla serata che mi attendeva.

Nuovamente verde, arrivo a ridosso del semaforo, una sola auto davanti a me, giallo, dai ce la puoi fare schiaccia che passiamo entrambe penso ad alta voce, ma nulla si ferma e sono costretto ad attendere ancora minuti preziosi che possono compromettere la mia sanità mentale e fisica. 

 

Cerco di distogliere lo sguardo, odio la macchina di fronte a me, sento il livello di nervoso alzarsi di molte tacche. Poi mi tranquillizzo pensando che ero quasi alla fine di questa tortura quotidiana, non una via alternativa, non un mezzo che mi portasse in tempi umani verso casa, ero un topolino ingabbiato in una scatoletta di lamiera fumante, nervoso come non mai.

Verde, finalmente, ora si che si ragiona, si va a casa, mentalmente penso che devo in qualche maniera accelerare per guadagnare un po’ di tempo.

 

Ma che fa sto stronzo non parte? Non si sarà mica spento il motore? con la coda dell’occhio  osservo gli scarichi, sono fumanti contemporaneamente mi attacco con ambedue le mani al clacson, prima con squilli intermittenti e poi con un suono prolungato. Nulla, giallo, cazzo parti, partiiiiii. Mi rendo conto che urlo e impreco in auto e poi il rosso. Sono al limite inizio a dirgliene di tutti i colori, lo fisso nello specchietto da un pezzo ma quella bestia mi fa vedere solamente la fronte, sarà il solito sfigato di turno, do ancora due colpi di clacson.

La testa dell’uomo cambia leggermente angolazione ed i suoi occhi si posizionano sullo specchietto retrovisore, finalmente ha avuto il coraggio di guardarmi in faccia, automaticamente tolgo le mani dal volante applaudo e nel contempo muovo la bocca molto lentamente affinché si accorga che gli sto dando nello stronzo.

 

La porta si apre, io sono infuriato, non può rovinarmi una giornata del genere, lentamente scende una figura ben piazzata, torace ampio e gambe muscolose a giudicare dall’aderenza dei pantaloni, solo ora mi rendo conto del taglio corto dei capelli, una maglietta nera ed una giacca verde militare, e stranamente inizio a domandarmi se non ha caldo con sta giacca indosso, ma poi il nervoso prende il sopravvento. Tiro giù il finestrino e attendo che sia vicino alla mia auto. Osservo le scarpe da ginnastica logore ed anche i jeans sporchi, le sue mani sembrano più dei badili che delle estremità umane, sono luride forse grasso o terra.

 

- Ma che fai cazzo? Non vedi che ti sei fumato due semafori verdi? Non ho intenzione di dormire incolonnato -

Nulla mi guarda con viso inespressivo, gli occhi fissi dentro i miei.

- Ehi sto parlando con te, oltre che daltonico sei anche sordo? Non riconosci quando è verde? –

Continuo con una serie d’improperi, il fatto che stesse in silenzio fissandomi con quegli occhi scuri mi faceva montare ancora di più il nervoso.

Poi un gesto, la giacca che si sposta di lato, un brivido lungo la mia schiena, il mio subconscio già aveva intuito un forte pericolo. Estrae una rivoltella senza mai distogliere lo sguardo dai miei occhi. 

Mi sento di colpo svuotato, la gola è ridotta ad un orifizio durante un attacco di asma, desertica. Che cosa devo dire? ma cosa mi sta capitando, non può farlo, ci sono testimoni.

 

Guardo per una frazione di secondo lo specchietto retrovisore e gli occupanti dell’auto dietro alla mia sono spariti, si sono sdraiati sui sedili, e penso che se chiamassero la polizia mi farebbero un gran favore.

- Hai commesso un grave errore – mi disse l’uomo, 

Il suo tono di voce non ha inflessioni dialettali, e la cosa strana è che anche se ha pronunciato una piccola frase non ho sentito cambiamento di toni, una voce piatta e profonda.

- Scusa, scusa non so cosa mi sia preso, io… io non – le parole erano pesanti come macigni, il cervello non elaborava nulla di concreto, uscivano frasi sconnesse.

- Senti facciamo così, come posso fare per scusarmi, ti prego – 

Sentivo le viscere che si scioglievano, un fiotto di urina aveva già imperlato i miei pantaloni di Armani in cotone color beige, sentivo il calore scendere lungo la gamba sinistra. Non può essere vero, sto sognando, questa è una trasposizione tragicomica e amplificata del film di Fantozzi.

Vedo la pistola abbassarsi lentamente, fare un movimento rotatorio a scostare la giacca per essere nuovamente riposta nel retro dei pantaloni. In quel momento i nervi cedono, ho voglia di piangere, chiedo ancora mestamente scusa con un filo di voce, ora le lacrime iniziano a scendermi lungo il viso.

 

Lui non parla, mi fissa costantemente, non ha mai mollato la presa sui miei occhi.

Ruota lentamente su se stesso e fa due passi verso la sua vettura. Il semaforo è rosso, chissà quanto verdi mi sono già perso nel frattempo.

Poi si ferma, torna indietro. Istintivamente attivo il meccanismo del finestrino e lo chiudo. Mi fissa, verde, estrae la pistola nuovamente, all’improvviso tamburella la canna della pistola sul vetro, ondeggia su e giù il polso che serra l’arma in segno di apertura del vetro. Sono paralizzato ma obbedisco.

Sul suo viso nessuna espressione, e le ultime parole monocordi che sento uscire dalla sua bocca sono state:

- Ci ho ripensato, sei morto –

Il fragore dell’esplosione è l’ultima cosa che ho sentito. 

 

Se solo potessi tornare indietro.

 

Ora vedo mio figlio sull’altalena nel prato di casa, ha compiuto quattro anni da pochi mesi, la mamma lo spinge e tutti e quattro i nonni lo guardano mentre divertito continua a dire di non smettere di farlo dondolare.

Eh si, sono tutti a casa che aspettano un papà, marito, figlio e genero che mai tornerà, sono tutti a casa perché oggi avrebbero dovuto festeggiarmi.

 

Io sono morto nel giorno in cui sono nato.

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Ciao deermax, il tuo racconto è interessante benché il soggetto non sia del tutto originale.

Trovo, tuttavia, che ogni punto di vista personale possa offrire uno spunto alternativo su qualsiasi cosa e benché l'idea del folle nel traffico non sia del tutto nuova, la tua intuizione mi piace.

Passando allo sviluppo della storia, però, trovo l'incipit un po' pesante per com'è espresso (più giù passerò a indicarti ogni singolo punto) e nell'insieme la narrazione non molto scorrevole, sia per via dell'eccessiva variazione dei tempi verbali, sia per lo scarso uso del dialogo, che in certe circostanze avrebbe snellito di molto le frasi e dato maggior ritmo al racconto. E' vero che la vicenda è narrata in prima persona e già "mostra in diretta" ciò che sta avvenendo (se così possiamo dire), rendendo il lettore quasi partecipe, tuttavia avrei preferito che alcune descrizioni fossero fatte dalla viva voce del protagonista, come pensieri ad alta voce effettivi ed espressi anche narrativamente in forma di dialogo, più che come flusso. Lo stesso dicasi per i tempi verbali che variano spesso: se avessi usato sempre il presente, dall'inizio alla fine, credo che l'efficacia e il coinvolgimento sarebbero stati maggiori.

Ti riporto di seguito alcune cose che ho notato, in maniera tale che possa spiegare meglio ciò che intendo:

 

-  "Come tutti i giorni, allo scadere dell’orario lavorativo mi fiondavo verso la vettura, conscio che quei piccoli secondi recuperati li avrei persi nel traffico durante il tragitto verso casa con un aggravio sostanzioso di tempo perso, ma al contempo se non lo avessi fatto era come se mi sentissi in difetto verso me stesso."
Inizio un po' arzigogolato, le frasi andrebbero snellite o scandite meglio dalla punteggiatura. Per esempio, dopo "casa" ci metterei una virgola e dopo "perso" un punto e virgola. L'ultimo periodo poi: "ma al contempo... ecc" suona un po' strano, forse ci sarebbe stato meglio "ma al contempo se non lo avessi fatto mi sarei sentito in difetto verso me stesso".

- Anche dopo 17.30 ci metterei una virgola.

- "Imboccai il controviale per immettermi nell’arteria principale che mi avrebbe portato..."

idem dopo "principale".

- "Percorsi il chilometro successivo a passo d’uomo, ma almeno per ora non avevo avuto alcuno stop ed era positivo se paragonato ai giorni antecedentemente passati nel medesimo tragitto".

Anche questa frase è un po' pesantuccia e andrebbe rivista, magari inserendoci qualche dilogo. Per esempio: "Percorsi il chilometro successivo a passo d'uomo.
- Be', almeno non mi sono fermato neanche una volta. - Mi dissi ripensando ai giorni precedenti su quel medesimo tratto di strada".

- "... i gas di scarico che emettevano sostanze nocive a fronte di un nulla di fatto".

Credo di non aver compreso bene questa frase, cosa intendi per "un nulla di fatto"? Cioè emettevano gas nonostante restassero ferme? Se è così non si comprende del tutto. Idem per la frase successiva, anche quella andrebbe rivista ed espressa meglio.

- Cambi spesso i tempi verbali: "mi fiondavo", "azionai", "passano" e poi di nuovo "attendeva" e ancora "arrivo", ecc...

- Di contro sono molto meglio costruiti i periodi da: "Ma che fa 'sto stronzo, non parte?" fino a "grasso o terra". Anche se, come dicevo all'inizio, personalmente avrei trovato più efficace l'uso del dialogo tra sé vero e proprio

- "Guardo per una frazione di secondo lo specchietto retrovisore e gli occupanti dell’auto dietro alla mia sono spariti, si sono sdraiati sui sedili, e penso che se chiamassero la polizia mi farebbero un gran favore.
- Hai commesso un grave errore – mi disse l’uomo..."

Anche in questo periodo cambi più volte i tempi verbali.

- "- Senti facciamo così, come posso fare per scusarmi, ti prego –"

manca un punto interrogativo, andrebbe meglio se fosse:  "- Senti facciamo così, come posso fare per scusarmi? Ti prego! –"

- "un fiotto di urina aveva già imperlato i miei pantaloni..."

direi che con un fiotto i pantaloni saranno più intrisi che semplicemente "imperlati". ;)

- "chissà quanto verdi mi sono già perso nel frattempo."

qui ti è sfuggito un singolare: "quanti verdi".

 

Per concludere, i personaggi dell'impiegato e del folle mi sembrano costruiti in modo efficace, ben descritti e con una psicologia delineata.

Il finale, invece, mi lascia un po' perplesso. Non per il senso, che si comprende benissimo, ma per com'è espresso. Benché tu gli abbia dato una connotazione tendente al tragico, sembra avere poco pathos e l'avrei trovato più efficace se avessi virato su una vena più ironica, visto che tutto il racconto ne è permeato. Qualcosa del genere, per esempio: "Sono tutti a casa ad attendermi. Aspettano un papà, un marito, un figlio o genero che non tornerà. Eh già, oggi avrebbero dovuto festeggiarmi perché è il mio compleanno. Invece sono morto. Che paradosso, vero? Morto... nel giorno stesso in cui sono nato".

 

A rileggerti deermax. :)

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Ciao ElleryQ,

intanto grazie per avermi dedicato del tempo e per la tua disamina ineccepibile.

Dopo anni (e non pochi) di inattività ho voluto riprovare a scrivere qualcosa, la ruggine ora che me l'hai fatta notare l'ho vista anche io.

Questo è quello che vorrei saper fare, riuscire come te a scomporre il racconto trovando punti deboli e punti di forza.

 

Io lo faccio con la fotografia, ma quella per ora la leggo meglio di come leggo un racconto, riesco a trovarne tutti i punti debili e quelli forti, e come te li rimarco in maniera tale da fare capire l'errore per poi non ripeterlo.

 

Grazie ancora, è quello che cercavo.

 

Alla prossima e buona serata.

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Ciao! Non commento un testo da molto quindi mi perdonerai se non sarò tra i migliori.

 

se non lo avessi fatto era come se mi sentissi in difetto verso me stesso.
La parte che ho sottolineato non mi convince molto, io la renderei più chiara:
- se non lo avessi fatto mi sarei sentito in difetto
Effettivamente quello che mi convince di meno è il "era come", a volte è solo nocivo.


dai ce la puoi fare schiaccia che passiamo entrambe penso ad alta voce
Se non vuoi mettere nessun segno per il discorso diretto, almeno dovresti renderlo in corsivo, così da rendere più chiaro che è qualcosa che il protagonista dice/pensa.
- Dai cela puoi fare, schiaccia che passiamo entrambe, penso ad alta voce.

 


Ma che fa sto stronzo non parte? Non si sarà mica spento il motore? con la coda dell’occhio  osservo gli scarichi, sono fumantiPUNTO contemporaneamente mi attacco con ambedue le mani al clacson,[...]
Nulla, giallo, cazzo parti, partiiiiii.
Meglio usare una sola "i" accompagnata da un punto esclamativo.

Allora direi che grammaticalmente non c'è molto da dire, a parte qualche segno di punteggiatura come quelli che ti ha fatto notare Ellery. E' qualcosa che migliora con la pratica, ma in caso tu non l'abbia fatto ti consiglio di rileggere quello che scrivi perché è importante anche la scorrevolezza del testo. Chi legge è più attratto da qualcosa di molto scorrevole, e la prima frase che ti ho corretto personalmente non la trovo molto scorrevole. Tuttavia è stato qualcosa di piacevole alla lettura. Forse usi troppi punti e a capo e, come ti ho fatto notare, nei pensieri è meglio il corsivo e soprattutto, quando si scrive, è meglio evitare cose come "Vaiiii" o "AHHH!" o "CAZZO DICI!" Erano errori che facevo anche io, ma per chi legge sarebbe meglio leggere "Vai!", Urlò, "Cazzo dici!". Quindi il mio consiglio è: prima di pubblicare immedesimati nel lettore e poi nello scrittore. Tuttavia complimenti, mi sono concentrato su questi particolari della forma perché il resto mi è piaciuto molto. A rileggerci!

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Ciao Promise,

innanzitutto grazie del tuo passaggio e del tuo commento.

Direi che le correzioni da te indicate non fanno una grinza, come ho detto sono molti anni che non mi cimento nella scrittura e sicuramente questo sito è un toccasana per la ruggine che devo ancora levare.

Che dire, grazie ancora di tutto e spero di rileggere altri tuoi commenti, primo perché fanno piacere e poi perché vorrebbe dire che avrò sfornato un altro racconto!.

Saluti,

Deermax

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Sera Deermax : :s :
 

Come tutti i giorni, allo scadere dell’orario lavorativo mi fiondavo verso la vettura, conscio che quei piccoli secondi recuperati li avrei persi nel traffico durante il tragitto verso casa con un aggravio sostanzioso di tempo perso, ma al contempo se non lo avessi fatto era come se mi sentissi in difetto verso me stesso.

 

 

Tempo molto lungo...inoltre che vuoi dire con in difetto verso me stesso? : Surprice :

 

 

mi avrebbe portato al collo di bottiglia determinato da quell’unico semaforo che a mio avviso era mal tarato dalla nascita.

Faccio fatica ad immaginarmi il collo di bottiglia...spiegamelo

 

 

e stranamente inizio a domandarmi se non ha caldo con sta la giacca indosso, ma poi il nervoso prende il sopravvento.

il termine "stranamente" non mi piace

 

 

mi faceva montare ancora di più il nervoso.

non mi piace il termine montare. Meglio dire diventare ancora più nervoso

 

 

ondeggia su e giù il polso che serra l’arma in segno di apertura del vetro.

non riesco a immaginare  il movimento...

 

Conclusioni: Testo molto coinvolgente, a tratti scorrevole. Alcune frasi sono troppo descrittive.  E' un racconto che porta con una  "dolcezza apparente" alla drammaticità. Una storia dove alla fine ti chiedi perchè? e rimani senza risposte

Consigli: più punteggiatura, togli gli a capi e rivedi prefezionando le frasi che ti ho segnalato.

 

Ciao

;)

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