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juri

L'infelicità preventiva

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commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/28229-bluff/

 

 

 

Alberto si trova all’aeroporto di Fiumicino in attesa del treno che lo riporterà in ufficio, nei pressi di piazzale Ostiense. Ha con se un elegante trolley di pelle nera.
È quello dell’amministratore delegato della sua azienda appena sceso da un volo proveniente da Guangzhou e subito risalito su una serie di altri voli che lo porteranno in North Carolina.
Alberto è un uomo di bella presenza, il factotum dell’azienda. Nonostante il suo diploma di geometra, nonostante i suoi 46 anni, Alberto è un uscere, un faccendiere, un facchino, un autista, un bravo fotocopiatore, un esperto di nulla e uno buono per tutto. Alberto sa fare tutto ma niente bene.
Oggi ha portato un trolley con documenti e indumenti puliti nella hall degli Arrivi Internazionali e ne ha ritirato un altro con documenti diversi e indumenti sporchi per l’amministratore dell’azienda in cui lavora, in cui si frustra nella vana speranza di cospicui aumenti e di improbabili aspettative di carriera. Il treno è arrivato in ritardo ma a lui non importa, perché non ha un programma, deve solo rientrare in azienda e aspettare che il responsabile vendite gli commissioni la prossima faccenda o che magari la segretaria del direttore gli chieda di collegare il videoproiettore nella sala riunioni.
Si siede sull’unico posto libero. Poi la vede. Avrà sì e no vent’anni. Bella. Talmente bella da non possedere nessuna difesa contro il sorriso di compiacimento di lui che gli cede il suo posto. Lei ricambia il sorriso e accetta di buon grado.
Ora è in piedi nell’eleganza del suo abito Zegna blu con giacca due bottoni su regimental rossa con righina blu, il tutto passato da Franco, il fratello di sua moglie, traslato da una 48 a una 54 per motivi di matrimonio.
Continua a guardarla e a sorridere, mentre sfiora la gamba contro la sua. Lei prende quello struscio e quel sorriso per quello che sono: un tentativo di frode, una banconota falsa, un posteggiatore abusivo, ma decide che la costanza va premiata. Quel fiore di ragazza prima si morde il labbro inferiore rendendolo lucido, poi dice:
- Grazie per il posto. Mi chiamo Agata.
Per Alberto quelle parole diventano una giostra e quella voce il biglietto per un giro unico. Non esita a salire: - Piacere, Alberto! Tranquilla, sono appena sceso da un volo proveniente dalla Cina, mi fa piacere starmene un po’ in piedi. E tu torni, arrivi o cosa?
- Torno da Lione. Solo per quattro giorni perché martedì prossimo ho un esame. Oggi è il mio compleanno.
- Anche mia figlia Diletta compie gli anni oggi! Sei di Roma?
È l’unica cosa vera che Alberto ha detto questa mattina da quando si è svegliato.
- Sì. Collina Fleming.
La ragazza si alza in piedi, pronta per la  prossima fermata: Roma Ostiense.

 

Sono quasi le sette di sera, sulla linea 105 per Torre Gaia, Alberto ripensa e la ricorda scendere dalla metro dentro quello spolverino rosso. Pensa che, a differenza sua, Agata nella vita non dovrà fare nessuno sforzo. La bellezza le aprirà tutte le porte. Pensa, infondo, che sia giusto così. Pensa che non sia giusto invece, aprire il portone del palazzetto di quattro piani senza ascensore dove abita e trovarsi davanti due confezioni di acqua Lete e un post-it con su scritto: “Portale su!”.
Pensa che non sia giusto entrare a casa e dire: «Grazie dell’accoglienza!» e sentire sua moglie che gli risponde fra i denti : «Mi sono rotta il cazzo delle tue battutine, della tua ironia. Mi sono rotta il cazzo delle tue storie, di quella pazza di tua madre, del tuo lavoro che dopo quindici anni devo ancora capire che cazzo fai!».
Alberto posa l’acqua in cucina quasi incredulo. «Come?», dice.
«Dico che del tuo sentirti sempre superiore a me, io, mi sono rotta i coglioni. Dico che non ce la faccio più a stare con te, che non sei altro che l’ennesima testa di cazzo che si lamenta del mondo, delle cose, del sistema e non si rende conto minimamente in che razza di posto ci ha sbattute!».
Nel frattempo la figlia Diletta rientra a casa in lacrime dalla Motorizzazione con sette errori, esame teorico non passato e si chiude in camera. Diletta è come sua madre, non gli piace. Non è mai riuscito ad averci un dialogo e non ha mai fatto nulla per ovviare a ciò. Diletta lo odia, come odia il novantotto per cento di tutte le ragazze, quelle più magre, carine e simpatiche di lei. Alberto, dietro alla porta, inasprisce il tono di voce per convincerla ad aprire e dirle che la prossima volta andrà meglio e che questa sera andranno a cena fuori per festeggiare il suo compleanno.

 

“L’Angoletto” è un ristorantino nei pressi di casa loro. Cucina tipica. È mercoledì. Ci sono solo loro e un gruppo di operai edili in trasferta. Diletta ora gli sembra più serena mentre scruta il menu. Vorrebbe ordinare tutto, è ingorda, ma sa che non può permetterselo perché è a dieta e allora opta per un’insalatona. Poi i suoi occhi si velano di tristezza, ma solo per l’infinitesimo di un istante, quell’istante in cui richiama la cameriera, chiede scusa e fa modificare la sua ordinazione: «Carbonara, per favore!». Per un momento pare essere tornata la calma e a lui pare pure essersela guadagnata, mentre incontra lo sguardo di sua moglie. Sembra tutto a posto, persino nella sua triste decadenza, persino nella forza di gravità che costantemente continua ad accanirsi contro le sue forme, rendendola più lavatrice che donna.
Alberto decide che questa calma non può durare, almeno quella sua, quella interiore.
Allora pensa ad un altro compleanno, quello di Agata, in qualche lussuoso condominio col portiere verso Roma Nord. La vede perfetta, con le labbra lucide e i capelli sciolti. Poi si gira verso Diletta, che nell’attesa fagocita grissini e parla con la madre. Allora gli viene da immaginarsela, Diletta, domani mattina, all’università, in fondo all’aula, mentre mangia una rosetta col salame ungherese, brutta e grassa come sua madre. All’entrata dell’aula invece, immagina Agata, circondata da giovanotti. Agata con le labbra lucide, i capelli sciolti e un corpo che è un invito. Agata che guarda sua figlia in fondo all’aula e vede solo una cicciona accigliata e diffidente. È soltanto un attimo, ma tanto basta alle lacrime per affacciarsi sull’orlo dei suoi occhi. Licia se ne accorge e dice, con lo sguardo sul piatto vuoto: «Scusa per prima». Diletta non capisce.  Alberto si alza e le abbraccia entrambe.
Sono arrivati i primi.
Senza fame, osserva le due divoratrici in modo distratto, mentre pensa in maniera fermamente convinta, che tutto quello che è e tutto quello che possiede, se l’è edificato piano piano, accuratamente, giorno dopo giorno. Ha evitato di studiare, ha evitato di gratificarsi, si è accontentato della prima ragazza che gli ha fatto una sega in cantina a 16 anni. Pensa che, fin da ragazzo, ha scelto di starsene dall’altra parte della vita, solo ed esclusivamente per il semplice fatto di non sentirsi derubato quando puntualmente ogni minima aspettativa fosse stata disattesa o delusa. Pensa che non ha mai sognato di essere un pilota, un calciatore o una rock star. Non ha mai azzardato neanche quei sogni di serie b, tipo essere Adam Clayton negli U2 oppure Chad Channing dei Nirvana, gente che ha avuto solamente la fortuna o il colpo di culo di trovare il gruppo giusto, per intenderci.
Il suo antidoto migliore contro la mediocrità è la mediocrità stessa, una sorta di infelicità preventiva autoinflitta.
Usciti dal ristorantino inizia a piovere nell’esatto momento in cui un gruppetto di ragazzi sperona lo scooter con a bordo due uomini dai tratti somatici asiatici. I due rovinano a terra scivolando sull’asfalto bagnato. Gli aggressori si dileguano tra i palazzi tutti uguali al grido di: «Brutti Cinesi demmerda!».
Dall’altro lato della strada un murales che dice: “Orgoglio de Roma”.
Essere sempre infelici, ma non troppo. È semplicemente quello che Alberto ha deciso di fare della sua vita, e Torre Gaia, in fin dei conti, è il posto migliore per adagiarci tutta la mediocrità e tutta l’infelicità che uno è in grado di sopportare

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Ciao, ho letto il tuo racconto e devo dire che non mi è dispiaciuto.

Questo è il primo che provo a commentare quindi spero di centrare bene l'argomento.

La trama non è per nulla scontata, una coppia ormai in piena routine, lei insoddisfatta della vita che sta facendo e del marito che si ritrova, il protagonista Alberto sogna di avere una donna come quella incontrata alla stazione e invece si ritrova una persona di cui ha perso stima e stimolo ed una figlia che rispecchia la madre.

Trovo il personaggio di Alberto ben costruito, l'hai fatto risaltare come uno dei tanti e non come uno dei pochi sfigati, molte persone sono nella sua posizione lavorativa, dove non sei ne carne ne pesce, ma aneli ad avere qualcosa conscio che non potrai mai arrivarci.

La scena del ristorante in cui si abbracciano fa capire che nonostante tutto, quello è l'alloggio che si possono permettere, e la loro famiglia è la realtà dei fatti, il pensiero di una donna diversa, una donna sicura bel fisico etc. è passeggero, la realtà comune a tutti noi è ben diversa.

La frase ultima "essere infelici ma non troppo" è il sunto del racconto.

 

Lo scritto scorre bene, si fa leggere volentieri, unico neo che ho ravvisato è il non avere descritto la moglie in modo più dettagliato come è stato fatto per Alberto. Queso perché a mio avviso avrebbe fatto intendere ancora di più l'angoscia della coppia di queste radici ormai inestirpabili del loro malessere.

 

Deermax

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Nonostante il suo diploma di geometra, nonostante i suoi 46 anni, Alberto è un uscere, un faccendiere, un facchino, un autista, un bravo fotocopiatore, un esperto di nulla e uno buono per tutto. Alberto sa fare tutto ma niente bene.

refuso

 

 

Si siede sull’unico posto libero. Poi la vede. Avrà sì e no vent’anni. Bella. Talmente bella da non possedere nessuna difesa contro il sorriso di compiacimento di lui che gli cede il suo posto.

le cede

non dici che ci sia gente in piedi e l'ho immaginata seduta.

 

Lei ricambia il sorriso e accetta di buon grado.

Ora è in piedi nell’eleganza del suo abito Zegna blu con giacca due bottoni su regimental rossa con righina blu, il tutto passato da Franco, il fratello di sua moglie, traslato da una 48 a una 54 per motivi di matrimonio.

Il soggetto di ora è in piedi è lei: lo spaesamento dura solo un attimo perché il riferimento all'abito non lascia dubbi, ma modificherei in "Ora Alberto ecc..."

 

Lei prende quello struscio e quel sorriso per quello che sono: un tentativo di frode, una banconota falsa, un posteggiatore abusivo, ma decide che la costanza va premiata.

semmai un posteggio abusivo, ma non ha tanto senso perciò proverei a trovare un altro termine.

 

Per Alberto quelle parole diventano una giostra e quella voce il biglietto per un giro unico. Non esita a salire: - Piacere, Alberto! Tranquilla, sono appena sceso da un volo proveniente dalla Cina, mi fa piacere starmene un po’ in piedi. E tu torni, arrivi o cosa?

con i due punti andrei a capo, come nel paragrafo precedente.

 

Sono quasi le sette di sera, sulla linea 105 per Torre Gaia, Alberto ripensa e la ricorda scendere dalla metro dentro quello spolverino rosso.

meglio spiegare a cosa ripensa (tipo. ripensa all'incontro con A), altrimenti la frase sembra monca

 

Pensa, infondo, che sia giusto così.

refuso

 

Pensa che non sia giusto invece, aprire il portone del palazzetto di quattro piani senza ascensore dove abita e trovarsi davanti due confezioni di acqua Lete e un post-it con su scritto: “Portale su!”.

Hai inquadrato alla perfezione la situazione familiare di Alberto  :) 

opterei per acqua minerale, senza specificare la marca o sembra pubblicità occulta

 

Diletta è come sua madre, non gli piace. Non è mai riuscito ad averci un dialogo e non ha mai fatto nulla per ovviare a ciò.

A questo punto Alberto comincia a essermi un tantino antipatico, ma direi che ci sta.  

 

Diletta lo odia, come odia il novantotto per cento di tutte le ragazze, quelle più magre, carine e simpatiche di lei.

frase poco chiara, secondo me

lascerei stare la percentuale e mi accontenterei di un "odia tutte le ragazze più magre, carine ecc." 

 

 

Alberto, dietro alla porta, inasprisce il tono di voce per convincerla ad aprire e dirle che la prossima volta andrà meglio e che questa sera andranno a cena fuori per festeggiare il suo compleanno.

tu non hai figli di quell'età, confessa.

Se Alberto inasprisce il tono di voce Diletta non aprirà mai la porta  ;) 

 

 

Vorrebbe ordinare tutto, è ingorda, ma sa che non può permetterselo perché è a dieta e allora opta per un’insalatona. Poi i suoi occhi si velano di tristezza, ma solo per l’infinitesimo di un istante, quell’istante in cui richiama la cameriera, chiede scusa e fa modificare la sua ordinazione: «Carbonara, per favore!».

direi "e modifica l'ordinazione: 

bella descrizione

 

Per un momento pare essere tornata la calma e a lui pare pure essersela guadagnata, mentre incontra lo sguardo di sua moglie.

"pare pure essersela" è pesantuccio da leggere, modificherei

 

Sembra tutto a posto, persino nella sua triste decadenza, persino nella forza di gravità che costantemente continua ad accanirsi contro le sue forme, rendendola più lavatrice che donna.

qua ti sei perso, a mio avviso.

Proverei a rivedere questa frase.

 

Alberto decide che questa calma non può durare, almeno quella sua, quella interiore.

perché? 

Senza fame, osserva le due divoratrici in modo distratto, mentre pensa in maniera fermamente convinta,

secondo me inutile

 

Pensa che, fin da ragazzo, ha scelto di starsene dall’altra parte della vita, solo ed esclusivamente per il semplice fatto di non sentirsi derubato quando puntualmente ogni minima aspettativa fosse stata disattesa o delusa. 

 

Il suo antidoto migliore contro la mediocrità è la mediocrità stessa, una sorta di infelicità preventiva autoinflitta.

bello e pure vero

 

Essere sempre infelici, ma non troppo. È semplicemente quello che Alberto ha deciso di fare della sua vita, e Torre Gaia, in fin dei conti, è il posto migliore per adagiarci tutta la mediocrità e tutta l’infelicità che uno è in grado di sopportare.

 

ho tagliuzzato qualcosa a mio gusto per alleggerire.

---

 

Una volta erano i quarant'anni, adesso l'età dei bilanci si è spostata più avanti (46 può andare).

L'occasione di fare il bilancio per Alberto si presenta quando incontra Agata, che potrebbe essere sua figlia per età ma non potrebbe essere più diversa. 

E così la ragazza incontrata per caso, più che risvegliare qualche fantasia sessuale come mi sarei aspettata, diventa la pietra di paragone su cui il tuo protagonista disegna i contorni impietosi dell'ambiente che lo circonda: non si salva nulla e nessuno a cominciare da lui stesso.

Tutto è mediocre, persino di sogni di Alberto. 

E se da una parte Alberto riconosce di aver "costruito" la propria infelicità (un'infelicità mediocre anch'essa perché non arriverà mai alla disperazione), nella chiusa è pronto a scaricare parte della responsabilità sull'ambiente in cui vive.

Belle le descrizioni sia ambientali che caratteriali. 

 

 

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Una volta erano i quarant'anni, adesso l'età dei bilanci si è spostata più avanti (46 può andare).

Io i bilanci ogni tanto me li faccio gia' adesso a 21 anni... e' grave? O:

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I tuoi sono bilanci provvisori: prima della chiusura dell'esercizio cambieranno molte cose  ;)

 

e adesso smettiamo di pasticciare o Juri ci odierà

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Ciao


 


Raccontino originale, con una interessante intuizione di fondo.


L'inizio è un po' lento e non agevola la prosecuzione della lettura. Da metà in poi invece è ok.


Il narratore è personaggio principale; gli altri sono dei semplici comprimari e se non avessero neanche il nome andrebbe bene lo stesso.


Lo stile mi pare ancora un po' acerbo e l'insieme denota una mancanza di omogeneità (lieve, neh, ma si sente) nella descrizione delle varie situazioni.


Grammatica, sintassi ed errorini li ha già evidenziati W31.


 


Tutto ciò premesso: giudizio sostanzialmente positivo.


 


C'è una età in cui qualche volta ti capita di pensare al bilancio della tua vita (magari solo di sfuggita) e ogni tanto succede che questo pensiero ti arriva così, per caso, incontrando una persona ma anche con una fotografia o uno scorcio di città. Chi si ricorda i film "10" o "La signora in rosso"?


Comunque l'hai raccontato sostanzialmente bene.


Anche, e soprattutto, per la chiusa.

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Il racconto mi è piaciuto abbastanza. La morale è che non c'è una vera e propria morale. Da una parte il protagonista propone dei bilanci considerandosi un mediocre, dall'altra parte dimostra di non essere un mediocre perché capisce che più di tanto non potrà avere e deve adeguarsi rimanendo onesto con se stesso. Altre persone, tra cui la moglie e la figlia, non si pongono queste riflessioni. Rimangono nel loro brodo di recriminazioni incolpando la mala sorte o i propri vicini per i loro fallimenti e non si mettono mai in discussione. Questo per loro è il vero fallimento, come d'altronde per i due teppisti in motorino, saggiamente accostati nel brano ai congiunti di Alberto.

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