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Akhaten

Intermezzi noiosi

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Forse la cosa che mi riesce più difficile è riempire gli spazi tra una scena importante e l'altra. Pensieri, descrizioni, flashback, dialoghi possono aiutare fino a un certo punto, poi diventano pesanti e un po' ripetitivi. So che esiste l'opzione "omissione", ma se si taglia troppo in questo senso si rischia di far somigliare la storia a una rappresentazione teatrale: tante scene isolate inserite una dietro l'altra.

 

Voi come rendete interessanti gli intermezzi e le scene poco importanti?

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Secondo me devi saper intervallare bene i momenti e non usare mai scene riempitive. Se hai due scene importanti e in mezzo ci metti un dialogo o una descrizione tanto per, allora cancellala. 

Secondo me tutto deve essere utile, tutto deve avere un significato.

Il resto si può pure lasciar perdere!

 

Comunque se sei indeciso prova a far leggere questi momenti di alternanza ad un amico e chiedigli se secondo lui risultano noiosi!

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@FadingAway sono d'accordo con te, però è anche vero che le riempitive puoi metterle e renderle utili, coerentemente con tutto il resto. 

Esempio: Mario è il protagonista del racconto, e ai fini dello stesso bisogna sapere che Mario è un po' fuori di testa. Secondo lo Show don't tell invece che raccontare perché Mario è squilibrato, mostro una scena in cui va a prendere una sambuca al bar, e chiede la mosca. Il cameriere lo serve mettendo nel liquore un chicco di caffè, e lui va fuori di matto perché era una mosca che voleva, nel senso dell'insetto; getta la sambuca in faccia a chi l'ha servita e appicca fuoco al bar...

La scena non è indispensabile ai fini del racconto, ma dipinge perfettamente lo squilibrio del protagonista  :sornione:

Poi credo che molto dipenda dal tipo di romanzo e dallo stile narrativo, ma lì siamo nell'ovvio.

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Nel romanzo che sto scrivendo al momento nelle scene di "intermezzo" faccio riflettere il protagonista su quanto appena successo e sul quadro generale/obiettivi futuri. Devo dire però che questa tecnica è molto più facile da implementare se stai usando la prima persona, perché magari mentre descrivi azioni quotidiane ti viene naturale riempire gli spazi vuoti con i pensieri che tutti abbiamo durante operazioni di routine poco interessanti.

Con la terza persona invece devi stare più attento a dove e quando inserire gli intermezzi per non rompere il "flusso naturale" del racconto!

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Nel romanzo che sto scrivendo al momento nelle scene di "intermezzo" faccio riflettere il protagonista su quanto appena successo e sul quadro generale/obiettivi futuri.

Un parere personale: mettere qualche pensiero qua e là, molto naturale e mimetizzato negli eventi va bene, molto bene.

Ma soffermarsi sulle seghe mentali del protagonista per giustificare/far andare avanti/spiegare la storia l'ho sempre odiato. Eviterei troppi interventi di questo genere.

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Un parere personale: mettere qualche pensiero qua e là, molto naturale e mimetizzato negli eventi va bene, molto bene.

 

Ma soffermarsi sulle seghe mentali del protagonista per giustificare/far andare avanti/spiegare la storia l'ho sempre odiato. Eviterei troppi interventi di questo genere.

 

 

Mi trovi d'accordissimo, infatti non intendevo che per ogni mattina in due settimane scrivo 37 pagine di pippe mentali mentre fa colazione, ma che lo faccio riflettere sugli eventi più importanti o quando raggiunge un traguardo degno di nota (vedi commettere un omicidio o raggiungere finalmente uno dei suoi oggetti del desiderio). Anche perché se non lo fai a mio avviso il protagonista perde la sua umanità e diventa una marionetta, che si muove spinto unicamente dallo scorrere della trama.

 

Aggiungo inoltre che secondo me non bisogna andrci giù pesante con gli intermezzi, una trama troppo spezzettata stile "puntate di una sitcom" non mi attira (o per attirarmi deve essere scritta alla perfezione). Ma questa è più una questione di gusti :)

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I dialoghi senza scopo sono sicuramente la cosa peggiore, non li metterei sullo stesso piano di una descrizione in più o di un pensiero del protagonista che non sia banale, soprattutto se il romanzo è un po' introspettivo. Il problema è che i luoghi potrebbero ripetersi e quindi essere stati già descritti. Allo stesso modo il personaggio potrebbe non avere nulla di significativo su cui riflettere in quel determinato momento.

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