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Blame

[Sfida 85] Valvola di sfogo (1/2)

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Commento qui: http://www.writersdream.org/forum/topic/27992-sfida-84-invito-a-cena/?p=485430

 

Come amava definirlo il suo socio Constantine, il sotterraneo era un caldo buco d'inferno, le sue pareti con l'intonaco screpolato sempre umide e trasudanti affetto. Quel particolare microclima era dato dalla vicinanza con la sala caldaie; vicino alla prigione del commissariato c'era uno snodo di raccolta dei tubi per le servomacchine di tutti gli edifici sovrastanti. Duke si liberò della giacca e arrotolò ben bene le maniche della camicia. Il secondino annuì lievemente nella sua direzione. Ma forse quel movimento se l'era solo immaginato, un'illusione ottica data dal tremolio dei numerosi doppi-menti del grasso, pachidermico uomo. Dovendo restare là sotto era sempre in canottiera. Si assicurò di aver poggiato la giacca lontano dal bicchiere lercio in cui Bombolo – sicuramente un nome d'arte - teneva i denti finti. Avrebbe bestemmiato forte il cielo se l'acqua della protesi fosse venuta in contatto con qualsiasi oggetto di sua proprietà.

«Faccio due chiacchiere col nostro ospite d'onore,» disse, tanto per avvisare.

Attraversò ad ampie falcate l'unico corridoio del sotterraneo, illuminato a malapena dalle lampade a gas ma in compenso abbellito da una gradevole vista panoramica sulle celle. Ce n'erano cinque in tutto, ma in quel momento le prime quattro erano vuote. L'ultima – la migliore - ospitava il suo uomo. Si era assicurato che fosse messo lì. In quell'angolo, un tubo dritto dalle caldaie scorreva fuori dalle pareti, libero di irradiare calore e umidità, e occasionalmente uno sbuffo di vapore.

 

L'inquilino della cella cinque stava aspettando il suo arrivo.

«Marq Delaine» lo salutò, impregnando la voce di finta giovialità «Vedo che ti stai godendo il tuo soggiorno gratuito nella nostra piccola sauna.»

Delaine storse la bocca, il naso, e tutti i muscoli del viso, in una smorfia repentina gradevole come un calcio nelle vergogne. La sua voce uscì fuori secca:

«Non è quello il mio nome, Convington.»

Il criminale non aveva colto l'ironia. Eppure la “sauna” doveva gradirla: i suoi lunghi capelli grigiastri erano fradici, dritti ai lati della testa, gli si attaccavano alle guance scavate o rimanevano a penzolare come i rami di un salice. Gocce di sudore cadevano in continuazione sulla sua faccia, seguendo la linea aspra degli zigomi. Ogni volta che una gli cadeva dal mento, un'altra spuntava sulla sua fronte, ricominciando a solcare il sentiero tracciato dalla prima. Delaine lo guardava con gli occhi infossati, in piedi con una postura sgangherata di fronte alle sbarre.

Non poté fare a meno di provare una certa soddisfazione. Aveva visto criminali incalliti diventare docili come gattini non ancora svezzati dopo il giusto tempo in quella cella. E quelli che aveva visto non avevano l'aggravante di essere in astinenza da manadd. Agguantò uno sgabello e lo trascinò davanti alle sbarre, sedendosi comodamente di fronte al criminale. Finse un'aria innocente.

«Eppure è così che è scritto, Marq, sui tuoi documenti. Non vorrai mica che io ti chiami … aspetta com'era … il Maya? Andiamo.»

L'altro rifece quella smorfia, anche se stavolta si mostrò meno infastidito.

«Sarebbe comunque incorretto. Quello è il nome che mi hanno dato gli sbandati, le anime della strada; preferirei il nome che mi sono dato da solo.»

«Io preferirei avere una bella villa a Berley e ricevere il cavalierato dalla Regina» si fissò le unghie. Si sarebbe ingoiato la lingua prima di glorificare quel cazzone, facendolo il piacere di chiamarlo con l'epiteto che si era affibbiato. «Chi ti vendeva il manadd, Marq?»

«Nessuno. Non ne ho mai comprato.»

Duke sollevò le sopracciglia. «Devo supporre che te le abbiano regalate, tutte le dosi che abbiamo trovato nel tuo covo?»

«Esatto.» Marq Delaine assunse un'aria di sufficienza, come se quella conversazione non gli interessasse.

«Trentacinque fottuti chili, Marq.»

«Erano scorte della chiesa.»

Ignorò volutamente la risposta. «Era roba tua, Marq. Sai che già possedere così tanto manadd basterebbe a tenerti qui un bel po'? Se non fosse per tutte le altre schifezze che hai fatto, non staremmo nemmeno avendo questa conversazione.»

«Schifezze? Non è perché vi ho disgustato che mi trovo qui. Ho visto come trattate le “schifezze” in questo paese: tolleriate che scorrano lontane dalla vista, basta che non sporchino i vostri viali.»

Per quanto avesse evitato di dargli corda sulla Chiesa, evidentemente era troppo sperare che il criminale non gli facesse la sua fottuta predica. «Si chiamano fogne, Marq. A nessuno piace pestare la merda.»

«No, non sono qui per quei poveracci che hanno fatto il mio nome né per il manadd. Sono qui perché vi faccio paura.»

Duke rise, senza nemmeno bisogno di fingere ilarità. «Oh, andiamo. Ammetto che ti eri fatto un certo nome dei bassifondi. Ma non credi di essere diventato un po' egocentrico?»

 

L'altro lo guardò fisso, in quegli occhi incastonati dalle pieghe del viso e della pelle. Poi fu lui a sorridere. La bocca gli si aprì quasi da orecchia a orecchia, mostrando una fila di denti sorprendentemente bianchi e puliti. Una rarità per un drogato.

«Mi sono appena reso conto di una cosa.»

Quell'espressione era particolarmente fastidiosa.

«Ti sei deciso a dirmi qualcosa di interessante, Marq?»

«Penso,» rispose, con lentezza deliberata «di si.»

Marq Delaine si ficcò una mano in tasca, con un gesto lento e rilassato. Improvvisamente il suo atteggiamento e la sua postura non avevano più nulla dell'insofferenza di poco prima. Duke sentì la propria soglia di guardia innalzarsi. Per quanto fosse impossibile, si aspettava che il prigioniero estraesse un coltellaccio.

Invece no. Le dita ossute di Delaine tornarono vuote, se non per un piccolo oggettino sferico, quasi completamente grigio e opaco. Niente che un carcerato dovesse avere, ma non era nulla di pericoloso. Forse si trattava di un componente caduto da qualche servomacchina. L'altro cominciò a giocarci, passandosi la piccola sfera negli spazi tra le dita.

«A cosa pensi che mi servisse, il manadd

«Oh, a delle belle serate con la tua cricca, senza dubbio. Ma devi dirmi tu cos'altro.»

«Nessuno dei miei seguaci» iniziò, con deliberata lentezza «si fa. Io non lo permetto.»

Notò che continuava a parlare al presente, come se avesse ancora controllo sulla setta.

«E tutte le vostre scorte? Li facevi spacciare?»

«Le consegnavano loro una volta intrapreso il cammino. La loro … droga. La loro e quella delle anime perdute che cercavano di trascinarli dentro di nuovo.»

«Ecco come vi siete inimicati tutte le bande locali. Rubavate agli altri spacciatori.»

«Non rubavamo, cercavamo di convertirli. Di salvarli. Con alcuni ci riuscivamo. Gli altri ...» Delaine sputò a terra. «Miseri sciacalli» sentenziò. «né migliori né peggiori del branco di cui fai parte tu, solo più stupidi e più piccoli.»

Duke sentiva il sudore accumularsi sulla fronte e sotto la camicia, la cappa calda e umida della prigione che cominciava a sortire i suoi effetti. Al contrario di lui, il prigioniero sembrava galvanizzato dal rancore nel suo discorso. Niente di nuovo dai soliti vaneggiamenti sovversivi, ovviamente, ma poteva capire perché fosse stato a capo di una fiorente attività dei bassifondi. La sua “chiesa”. L'uomo aveva carisma e odio in proporzioni giuste da attirare a sé le fedeltà di schiere di poveracci e accattivarli alla sua volontà, come bulloni su un magnete.

«E tu credi di essere migliore di loro, Marq?»

«Diverso.» Il tono della risposta era definitivo, gli occhi infossati due monete grigie in fondo a un pozzo. «Noi non spacciamo. Non ci droghiamo. Se qualcuno vuole avvicinarsi al cammino, provo a sollevarlo dal suo tormento. Tuttavia ...»

Parlami dei morti, bastardo. Andiamo.

 

vai alla seconda parte

Modificato da Marcello

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 il sotterraneo era un caldo buco d'inferno, le sue pareti con l'intonaco screpolato

 

Superfluo.

Ma forse quel movimento se l'era solo immaginato, un'illusione ottica data dal tremolio dei numerosi doppi-menti del grasso, pachidermico uomo.

 

Perché quel trattino? Non va messo.

Ma forse quel movimento se l'era solo immaginato, un'illusione ottica data dal tremolio dei numerosi doppi-menti del grasso, pachidermico uomo. Dovendo restare là sotto era sempre in canottiera. Si assicurò di aver poggiato la giacca lontano dal bicchiere lercio in cui Bombolo – sicuramente un nome d'arte - teneva i denti finti. Avrebbe bestemmiato forte il cielo se l'acqua della protesi fosse venuta in contatto con qualsiasi oggetto di sua proprietà.

 

Penso che la frase sottolineata sia riferita al "pachidermico uomo", cioè Bombolo. Ma il soggetto, essendo sottinteso, crea confusione perché appena prima era Duke, e appena dopo è sempre Duke. Mentre qui è bombolo. Proporrei:

 Ma forse quel movimento se l'era solo immaginato, un'illusione ottica data dal tremolio dei numerosi doppi-menti del grasso, pachidermico uomo, che dovendo restare là sotto era sempre in canottiera. Duke si assicurò di aver poggiato la giacca lontano dal bicchiere lercio in cui Bombolo – sicuramente un nome d'arte - teneva i denti finti. Avrebbe bestemmiato forte il cielo se l'acqua della protesi fosse venuta in contatto con qualsiasi oggetto di sua proprietà.

Ho anche aggiunto Duke dopo il punto, così che non ci siano subbi su chi sia il soggetto.

Attraversò ad ampie falcate l'unico corridoio del sotterraneo, illuminato a malapena dalle lampade a gas ma in compenso abbellito da una gradevole vista panoramica sulle celle. Ce n'erano cinque in tutto, ma in quel momento le prime quattro erano vuote. L'ultima – la migliore - ospitava il suo uomo. Si era assicurato che fosse messo lì. In quell'angolo, un tubo dritto dalle caldaie scorreva fuori dalle pareti, libero di irradiare calore e umidità, e occasionalmente uno sbuffo di vapore.

 

Anche su questa parte ho qualche dubbio. Intanto le due avversative: la prima la trovo prima di senso. Se la intendevi in senso letterale, la vista panoramica non abbellisce un bel niente; suppongo quindi che sia ironico, ma non fa ridere e l'avversativa appesantisce.

La seconda avversativa invece è proprio inutile, potresti usare: Ce n'erano cinque in tutto e in quel momento le prime quattro erano vuote, senza nulla togliere al messaggio.

In ultimo, la parte "L'ultima – la migliore - ospitava il suo uomo."

Dal punto di vista estetico, i trattini vanno entrambi larghi o stretti; dal punto di vista di contenuti, quel "la migliore" è chiaramente ironico visto il successivo passaggio, e di nuovo fuori luogo, secondo me. Taglierei.

«Vedo che ti stai godendo il tuo soggiorno gratuito nella nostra piccola sauna.»

 

Superfluo.

Delaine storse la bocca, il naso, e tutti i muscoli del viso,

 

Non è un errore, è stile, ma l'uso della virgola prima della congiunzione è sconsigliato, se non strettamente necessario. Qui è superflua.

Gocce di sudore cadevano in continuazione sulla sua faccia, seguendo la linea aspra degli zigomi. Ogni volta che una gli cadeva dal mento, un'altra spuntava sulla sua fronte, ricominciando a solcare il sentiero tracciato dalla prima.

 

Queste due frasi sono ridondanti. Più che altro però è la seconda che mi ha spinto alla segnalazione: la trovo una scena più strana e ridicola che drammatica e la eliminerei. La prima invece è perfetta e trasmette (penso) esattamente quello che avevi in mente.

Delaine lo guardava con gli occhi infossati, in piedi con una postura sgangherata di fronte alle sbarre.

 

Ti devo dire la verità, non so perché ma lo immaginavo seduto. E se tu spostassi questo "in piedi" all'incipit del brano in questione? Anche perché qui suona pure male. Parlo di: "L'inquilino della cella cinque stava aspettando in piedi il suo arrivo."

Non poté fare a meno di provare una certa soddisfazione. Aveva visto criminali incalliti diventare docili come gattini non ancora svezzati dopo il giusto tempo in quella cella.

 

Un modo di dire un po' grossolano. Userei: "...come gattini non ancora svezzati dopo aver passato il tempo che meritavano in quella cella."

E quelli che aveva visto non avevano l'aggravante di essere in astinenza da manadd. Agguantò uno sgabello e lo trascinò davanti alle sbarre, sedendosi comodamente di fronte al criminale. Finse un'aria innocente.

 

Suppongo che il mannadd sia inventato (non sono esperto di droghe e su internet non si trova una definizione). Difatti non stavo capendo. Visto che dopo spieghi cos'è, è necessario dirlo qui? Io chiuderei col punto dopo "astinenza", però darei anche più importanza alla frase con gli a capo. Così:

"[...] Aveva visto criminali incalliti diventare docili come gattini non ancora svezzati dopo aver passato il tempo che meritavano in quella cella.

E quelli che aveva visto non avevano l'aggravante di essere in astinenza.

Agguantò uno sgabello e lo trascinò davanti alle sbarre, sedendosi comodamente di fronte al criminale. Finse un'aria innocente."

«Io preferirei avere una bella villa a Berley e ricevere il cavalierato dalla Regina» si fissò le unghie.

 

Lo mettiamo un soggettino?

«Io preferirei avere una bella villa a Berley e ricevere il cavalierato dalla Regina.» Duke si fissò le unghie.

Ho visto come trattate le “schifezze” in questo paese: tolleriate che scorrano lontane dalla vista, basta che non sporchino i vostri viali.»

 

Refuso.

Per quanto avesse evitato di dargli corda sulla Chiesa, evidentemente era troppo sperare che il fottuto criminale non gli facesse la sua fottuta predica. 

 

Eliminerei il superfluo segnalato. Fottuto non lo è, ma più che alla predica lo affibbierei al criminale (qui però è questione di gusto!).

Duke rise, senza nemmeno bisogno di fingere ilarità.

 

Superfluo.

L'altro lo guardò fisso, in quegli occhi incastonati dalle pieghe del viso e della pelle. Poi fu lui a sorridere. La bocca gli si aprì quasi da orecchia a orecchia, mostrando una fila di denti sorprendentemente bianchi e puliti. Una rarità per un drogato.

 

Anche qua ci si confonde tra soggetti.

"Marp lo guardò fisso, in quegli occhi incastonati dalle pieghe del viso e della pelle, poi sorrise. La bocca gli si aprì da orecchia a orecchia, mostrando una fila di denti sorprendentemente bianchi e puliti. Una rarità per un drogato."

Invece no. Le dita ossute di Delaine tornarono vuote, se non per un piccolo oggettino sferico, quasi completamente grigio e opaco.

 

Brutto, suona male.

«Penso,» rispose, con lentezza deliberata «di si.»

[...]

«Nessuno dei miei seguaci» iniziò, con deliberata lentezza «si fa. Io non lo permetto.»

 

Ho notato la ripetizione anche se distante perché è fastidiosa. Capovolta come per essere mimetizzata, poi  :asd:  Userei qualcos'altro per una delle due scene.

«Le consegnavano loro una volta intrapreso il cammino. La loro … droga.

 

Lo spazio va solo dopo i punti sospensivi.

Parlami dei morti, bastardo. Andiamo.

 

Chiusura più che criptica. Insieme alla strana sfera, s'intende.

 

 

 

 

 

Il racconto mostra abbastanza bene la particolarità della prigione nel quale è rinchiuso il criminale, e l'ambientazione non è male. Potresti aggiungere un altro paio di frasi per approfondirla, così su due piedi: nella scena iniziale non appena Duke arriva da Marq, potrebbe passare una mano sull'inferriata della cella, umida e piena di gocce d'acqua per il calore.

Il personaggio di Duke sembra un po' frivolo, di sicuro non caratterizzato da acuta intelligenza e si vede che è voluto; molto più interessante la figura del criminale. I due spunti misteriosi finali mi piacciono (sfera e "morti") e sono curioso di sapere cosa hai imbastito.

Alla prossima parte. 

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Ti ringrazio delle segnalazioni. Appena ho tempo ho intenzione di mettere a posto lo scritto, sono d'accordo con praticamente tutto quello che mi hai fatto notare. Come avrai visto ho un po' la tendenza a ficcare avverbi ovunque.  

 

 

 Il racconto mostra abbastanza bene la particolarità della prigione nel quale è rinchiuso il criminale, e l'ambientazione non è male. Potresti aggiungere un altro paio di frasi per approfondirla, così su due piedi: nella scena iniziale non appena Duke arriva da Marq, potrebbe passare una mano sull'inferriata della cella, umida e piena di gocce d'acqua per il calore.

Il personaggio di Duke sembra un po' frivolo, di sicuro non caratterizzato da acuta intelligenza e si vede che è voluto; molto più interessante la figura del criminale. I due spunti misteriosi finali mi piacciono (sfera e "morti") e sono curioso di sapere cosa hai imbastito.

Alla prossima parte.

 

Mi fa piacere che il criminale risutli più interessante di Duke, perché l'idea era appunto di creare una figura un minimo carismatica o misteriosa. Convington è invece tutto quello che sembra, ovvero uno stereotipo patinato di detective. Per il resto ci vediamo alla prossima parte - e ancora grazie per esserti preso la briga di correggerle tutte e due.

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