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massimopud

L'allegra giostrina

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commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/27937-a-un-fratello/

 

      

        L’allegra giostrina

 

 

E gira gira allegra la giostrina,

un turbinio di luci e di colori,

coi cavalli, le moto, aeroplanini.

Però, guardando bene, il mio cavallo

è strano, finto, mi fa un po’ paura,

e anche il resto non è tanto allegro,

le facce intorno, gli altri ragazzini,

ma forse sbaglio, forse è un’impressione.

E gira gira, e non finisce mai,

però, guardando bene, è già finita.

 

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Letta ieri, commento oggi. Ciao, massimopud ^^

Hai scelto volutamente (forse anche un po' provocatoriamente) un soggetto (apparentemente) banale, tuttavia interessante, e lo hai fatto con l'attenzione che ti è propria (sia alla forma, sia ai contenuti). Il verso è l'endecasillabo (ho notato che lo utilizzi quasi sempre) -- dieci canonici, piani --, la struttura sintattica semplice in paratassi, il linguaggio elementare e dimesso ripropone nei suoi toni bassi un'ingenuità buona che si compiace di lasciare al lettore l'avvertimento di qualcosa d'altro... Parlavo di "provocazione" in quanto mi è sembrato che ogni scelta da te operata punti volutamente a un esito informale, anti-lirico (quasi fin troppo lineare e vicino al parlato). Se non conoscessi un po' il tuo stile e la tua ricerca nello sviluppo di trame e significati secondi e terzi, potrei facilmente sottovalutare questa prova o giudicarla meno buona delle tue precedenti.

Però tu hai tradotto sulla pagina il pensiero e l'espressione di un ragazzino, quindi ci sta tutta la tua operazione, che è legittima e anche riuscita.

Inoltre le giostre sono assimilabili ai pianeti per moto antiorario (o eccezionalmente retrogrado), e nella fantasia di un bambino rappresentano tutto un mondo (già bello, e già ambiguo e sottilmente finto / fallace e insidioso). Il teatrino del mondo, bello o brutto che sia, finisce sempre troppo presto.

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Grazie del commento, Lilithor, come sempre. 

La giostrina come metafora scoperta della vita, ogni giro un giorno o un anno o più, non so dire francamente se e quanto sia originale o abusata, perché come sai sono poetastro improvvisato e lettore di poesia relativamente modesto. Qui però c’è un preciso ricordo autobiografico, di quelli minimi, in apparenza insignificanti, che tuttavia si fissano nella memoria per tutta la vita, quindi vuol dire che avevano una carica simbolica che andava oltre l’episodio in sé. In due parole: da piccoli (molto piccoli, 4 o 5 anni) i miei portavano qualche volta me e mio fratello a fare un giro su un carretto tirato da un pony, nella villa comunale. Un giorno, presumo per la prima volta, ma sono ricordi lontanissimi, ci portarono alle giostre, mio fratello salì su uno dei cavalli, guardò mio padre e disse: - Ma è finto!- Non tanto le parole, ma soprattutto la faccia che fece in quel momento non l’ho più dimenticata: la faccia di chi si accorgeva per la prima volta che le cose (e dunque le persone, e dunque la vita) possono essere false, ingannevoli, inautentiche. In fondo è qualcosa di simile a quando ci dissero che Babbo Natale o la Befana non esistevano, però io di quei piccoli shock infantili non ho conservato memoria.

Per il resto, come dici giustamente, la giostra finisce sempre troppo presto e per i più sfortunati (credo che qualcuno lo abbiamo conosciuto un po’ tutti) finisce mentre apparentemente sta ancora muovendosi.

Un caro saluto e a risentirci presto.

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Ciao. Non so dirti che sensazione precisa mi abbia trasmesso questa poesia, comunque qualcosa di bizzarro, malinconico e a tratti disturbante.

Formalmente è scevra di cavillosità e punti oscuri, cionondimeno l'impressione che produce è di confusione, disorientamento. Probabilmente merito del movimento circolare prodotto dalla giostra che gira, e il continuo girare produce l'effetto di instabilità, questo è chiaro. "Turbinio" è un'altra parola che contribuisce a questo proposito, così come l'enumerazione di cavalli, le moto ecc..

Ma poi ecco un'improvvisa lentezza:

 

Però, guardando bene, il mio cavallo

è strano, finto, mi fa un po’ paura,

 

Il però, l'enjambement. E' un crescendo di inquietudine: il cavallo da strano, diventa finto, e infine fa paura. Questi due versi sono incredibilmente potenti, perché è lì che si gioca tutto, è il cavallo la chiave per capire cosa sta succedendo, è quello che detta la condizione di realtà o l'irrealtà di tutto il resto. L'impressione (o certezza, sospetto o qualunque cosa sia, non importa) di finzione, di falsità produce paura. Leggendo ciò che hai scritto dopo, è chiaro che infatti la natura inautentica del cavallo è una scoperta "destabilizzante" per un bambino, uno "shock" come dici tu. Non per forza negativa, ma comunque spaventosa.

ma forse sbaglio, forse è un’impressione.

 

Il forse sembra paradossalmente confermare che la presa di coscienza della verità della scoperta, ma sembra che il bambino (il soggetto) abbia già cominciato a conviverci. L'illusione dura ancora un po':

E gira gira, e non finisce mai,

 

che sia vero o no, il bambino si dice ancora un paio di volte che la giostra gira. Ma oramai ha appreso la reale scomparsa della giostra, sia essa mai esistita davvero o no.

però, guardando bene, è già finita.

 

Non importa, l'accettazione di una nuova situazione di assenza prende il suo posto. Eppure non resta tristezza, sembra che ci sia già dell'altro su cui puntare gli occhi, anche se noi non possiamo saperlo, anche se nessuno ce ne da la conferma.

 

Grazie per la bella lettura!

 

 

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Coloro che mi hanno preceduto nel commento mi trovano pressoché d'accordo su tutto. Così, mi limito ad esprimere un parere personale su questa tua lirica e, spero mi perdonerai, sarò poco oggettivo. 

Ciò che mi ha profondamente turbato è questo senso di leggerezza oppressa, di qualcosa d'innocente che sta lì lì per essere distrutto. Evito di dilungarmi in macchinose spiegazioni perciò riassumo dicendo che m'è parso di vedere uno stupro da parte della realtà sull'innocenza. Nell'atmosfera semplice e quasi onirica, irrompe con sconvolgente freddezza la vita, la quale assume in qualche modo il ruolo di uomo nero nascosto dietro la siepe, essa arriva inesorabilmente per distruggere ogni tentativo di restare nell'incoscienza e nella beatitudine della fanciullezza. Cito novemai nel dire che è veramente disturbante come poesia. Al di là di questo grigiore che ha dell'ineluttabile, ci ho visto anche, magari molto semplicisticamente, un qualcosa di forse meno tetro: l'abbandono dell'età bambina per quella adulta. Lo scorrere del tempo che ci porta a crescere e a prendere anche coscienza che la vita finisce, che tempus fugit. Ci si allontana inevitabilmente dal mondo in cui tutto è vero e bello e si viene a contatto con la dura realtà che si concretizza con la scoperta della finzione, la quale ci priva, ahimè, di quel meraviglioso che spesso tanto manca andando avanti nella vita.

Come ho già detto evito questioni di tipo tecnico e lessicale poiché trattate in precedenza.

 

Johnny P. approva. 

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Buongiorno Massimopud :flower:

 

Questa poesia camuffa qualcosa, sembra semplice ma non lo è. Utilizzi un linguaggio molto delicato che tende a ingannare. Descrivi qualcosa di innoncente come lo sguardo di un bambino in uno spazio visto con gli occhi da grande. E' una poesia che tocca l'attualità e mi stra piace.

 

Buon Week end :flower:

 

by Flo

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@novemai @Johnny P @Floriana

 

Grazie davvero per i vostri commenti e per l’apprezzamento. Rispetto a quanto avevo detto nella prima nota, aggiungo solo qualcosa riguardo ai due versi finali, che in effetti possono essere presi in due modi: uno più “nero”, come fine della giostra-vita, o addirittura come morte spirituale mentre si è ancora apparentemente vivi, l’altra come evoluzione, come fine di un periodo della vita e approdo a un’altra fase, magari più disillusa, ma più matura e non necessariamente tragica o infelice; entrambe mi sembrano legittime, perché se è vero che la poesia (anche la piccola poesia, come questa) non deve essere consolatoria, non ha neanche l’obbligo di essere disperata. Ciao, grazie.

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Ciao maxi, era tanto che non passavo da queste parti, o meglio saltuariamente ci passo e do' un occhiata in giro, solitamente non resto a lungo, vorrei pubblicare qualche cosa ma per farlo dovrei commentare e sono restio anche perché a volte non mi ritengo all'altezza del compito, altre volte perché non vedo cosa ci sia da commentare. Oggi ho letto questi tuoi brevi versi, forse ho preso una cantonata ma soprattutto leggendo la fine ho accomunato la tua poesia a una canzone di Renato Zero, Il Carrozzone. Trovo che sie un'allegoria ironica e disincantata della vita, vista con gli occhi di ancora nel cuore si sente bambino. Mi ha fatto sorridere e mi ci sono visto seduto sopra a un cavallino mentre la giostra girava e ad ogni giro il sorriso spensierati si trasformava semore più in un sorriso disilluso..

Questo è quanto ho letto nelle tue parole, forse sbagliando ma sentendomi partecipe...

L'ho apprezzata molto.

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ciao,

In effetti ti mette il freddo addosso la tua poesia. Sì, pare nascondi qualcosa di terribile.

Ciò che non capisco, e che a me fa più paura, è il perché è solo il tuo cavallo ad apparirti finto in una giostra di animali finti. Perché di questi è composta una giostra.

..e anche il resto non è tanto allegro, ma il contrario di allegria è tristezza non paura. Forse sarebbe stato meglio..è strano finto, mi mette angoscia.

Ma forse sono io a non capire

 

A rileggerci

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@acronimo4

 

Be', no, ammesso che una poesia vada "capita", mi pare che tu l'abbia fatto abbastanza. Per qualche spiegazione (ma ovviamente le poesie non si spiegano e ammesso che questa lo sia) puoi leggere qualche commento precedente. Ciao, grazie

 

@refusi

 

Grazie per la lettura e il commento, scusa il ritardo abissale.

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A me è piaciuta.

 

Il mondo, per certi versi, è una giostra: per noi che "giochiamo" al gioco della vita, ma anche per chi si "diverte" a manovrare le sorti dell'umanità come, appunto, un giostraio. La metafora, quindi, è davvero azzeccata e più profonda di quanto possa apparire a una lettura superficiale.

Il bambino è un po' l'uomo che si affaccia al mondo, vede tutte le cose belle che brillano, per scoprire quindi come quello che a lui sembra tanto meraviglioso è, in realtà, finzione, montatura. E le facce degli altri ragazzini mostrano come questo sentimento sia condiviso.

L'immagine finale, personalmente, lascia un po' cupezza: la giostra dura pochi minuti, così come la vita dura relativamente poco. A meno che non si riesca a vivere una vita a-temporale, che si allontani dall'orologio: una vita, insomma, che si misuri in emozioni, più che in secondi.

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