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Lo scrittore incolore

[MI 71] Fame d'amore

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commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/28116-mi-71-il-test/

 

«Amore, ma non starai esagerando?»

«Perché?»

«Hai preso il gelato nemmeno un’ora fa e ora ti spari questo pezzone di pizza. Poi ingrassi e non mi piaci più.»

Il ragazzo sorride sardonico.

La ragazza resta per qualche secondo spaesata, poi sul suo volto roseo scoppia una risata.

«Ah ah ah! Amore, dai, non ho pranzato!»

«Ma sto scherzando… Ti pare?»

Il ragazzo la prende per i fianchi e la bacia sulla fronte.

La ragazza viene colta da un brivido dietro la schiena e resta per un istante impassibile. Poi si abbandona all’abbraccio di lui.

 

«Sai, ho visto Maresa ultimamente.»

«E quindi?»

«Si è iscritta in palestra?»

«Ma che ne so! Non la sento da mesi.»

«Hai ragione. Scusa se tiro fuori la tua ex, ma l’ho vista bella asciutta. È la metà di quello che era prima.»

«Si sarà messa a dieta, non ne ho idea. Dobbiamo parlare di lei, o scopiamo, Chia’?»

«Scusa. Hai ragione.»

La ragazza lo bacia.

Il ragazzo, con un movimento esperto delle dita, le scioglie il reggiseno.

 

Il cielo è di un azzurro intenso e il sole scalda la pelle, nonostante sia metà novembre.

Il signor Pinori fischietta allegramente mentre ramazza il pavimento in linoleum delle macchinette da scontro.

Ieri è stato giorno di riposo e ha potuto recuperare le energie.

Oggi si è svegliato di buon’ora e ha deciso di tirare a lucido tutti macchinari.

Per prima cosa ha lavato con acqua e sapone i tappeti elastici, poi ha lustrato i pony della giostra e infine si è dedicato alle macchine da scontro. Non appena avrà finito sarà il turno della sala degli specchi e del tiro a segno.

Interrompe per un momento il fischiettare e si guarda attorno: dove si è cacciato Zagor?

Zagor è il meticcio che gli ha tenuto compagnia negli ultimi nove anni di vita e il giostraio si rende conto di non vederlo in giro da una buona mezz’ora.

Come se gli avesse letto nel pensiero, ecco saltellare nella sua direzione l’incrocio fra bassotto e yorkshire.

«Buono, buono! Cos’hai? Che succede?»

Zagor è esagitato. Salta e si appende con le zampette anteriori alle ginocchia dell’uomo.

Quest’ultimo gli carezza la testa e il dorso, ma il cane non vuole coccole. Sta cercando di comunicargli qualcosa.

Pinori emette un sospiro e poggia la scopa contro una parete.

«Se è di nuovo qualche gatto a cui dai la caccia, giuro che ti prendo a calci nel culo, Za’.»

Il meticcio gira attorno alla giostra dei pony e corre dritto verso la sala degli specchi.

Non appena l’uomo varca la soglia, un odore penetrante gli solletica le narici.

Il sole fatica a entrare all’interno del luogo chiuso, ma le forti luci al neon sono accese.

Il giostraio si gratta il mento: non è da lui dimenticarle accese.

C’è un cumulo di stracci al centro della stanza.

Fatti due passi, però, gli riesce di mettere meglio a fuoco.

«Cazzo. Cazzo. Cazzo» e si porta le mani alla fronte.

 

Maresa tampona l’incavo del braccio destro, quindi controlla la garza: il sangue sembra essersi fermato dopo tanto.

Sente freddo con la sola vestaglietta addosso, ma non ha avuto tempo di prendere altro. L’avrebbero scoperta e la sua fuga sarebbe stata fermata.

In cielo la luna è di un giallo rassicurante e le stelle sembrano dire: «Ci siamo qui noi con te», tanto sono brillanti.

È felice di aver lasciato la clinica: tutte quelle flebo e le infermiere che la trattavano da cretina. Ma la gioia maggiore è quella di non dover più vedere la faccia butterata della signorina Maliti, la psicologa.

«Devi mangiare per stare bene»

«Devi mangiare perché ci sono un sacco di persone che ti amano e soffrono.»

«Devi mangiare per essere forte.»

Devi. Devi. Devi.

«Devi imparare ad accettare l’immagine di te nello specchio e a capire che quella sei tu, che quello è il punto da cui ripartire.»

«Ah ah ah!»

La risata gracchiante di Maresa risuona nel silenzio della notte.

Quante volte ha detto alla Maliti che lo specchio della clinica la deformava? Che non poteva essere lei quella figura scheletrica nel riflesso?

Anche adesso se si guarda le braccia le vede snelle certo, ma sane. A qualcosa è servito il piccolo digiuno, dopotutto.

Stupida psicologa: se sapesse il motivo per cui ha deciso di non mangiare più, non le romperebbe le palle a questi livelli. Anzi, forse lo farebbe comunque. D’altronde cosa ne può sapere di ragazzi quella cicciona con i buchi in faccia?

Maresa si stringe nella vestaglia: si è alzato un vento gelido e deve trovare un posto al chiuso, se non vuole morire di freddo.

Ha camminato senza una meta da quando ha lasciato la clinica e ha pensato solo ad andare, senza curarsi del dove.

Sulla sua destra ci sono le giostre del signor Pinori: le luci sono spente ed è tutto chiuso.

Maresa conosce ogni centimetro di questo posto. Ci ha passato tutti i pomeriggi dell’anno appena passato.

Con dei passi incerti raggiunge il cancello principale e si infila senza problemi nel piccolo spazio fra le due ante, accostate tramite un lungo catenaccio.

Nel buio della notte i macchinari hanno un aspetto spettrale, ma per fortuna della ragazza ci sono la luna e le stelle a illuminare ogni cosa.

Maresa gira attorno alle auto da scontro e vede il luogo perfetto per ripararsi dal freddo: la sala degli specchi.

Una porta di legno è solamente socchiusa e alla ragazza basta girare la maniglia per trovarsi, dopo tanto peregrinare, in un posto riparato.

Con l’indice destro indugia sull’interruttore e una luce bianca e asettica illumina l’interno della stanza.

Specchi di ogni misura e grandezza sono addossati contro le pareti.

Come ipnotizzata, la ragazza cammina in tondo, passando le dita sulle bizzarre superfici riflettenti.

C’è quello che le allunga il corpo e la rende fina come un lampione, quello che la fa bassa e tozza come la Manili, quello che la trasforma in un rettangolo antropomorfo.

Poi arriva quello che le mozza il fiato. Davanti a sé può vedere la Maresa giusta, quella magra ma tonica che farebbe tornare Marco in un secondo e che in clinica le avevano nascosto dietro quello stupido specchio deformante.

Si metterebbe a piangere per la gioia, ma prima deve fare una cosa per cui ha finalmente delle certezze.

Con la mano sinistra fruga nella tasca della vestaglia e tira fuori il proprio cellulare. L’ha spento per evitare le infinite chiamate dalla clinica e gli inutili tentativi di farla tornare indietro, ma ora le serve a tutt’altro.

Apre Whatsapp, scorre le dita sullo schermo fino al contatto di Marco e clicca su “allega foto”.

La fotocamera anteriore dello smartphone le restituisce la stessa immagine scheletrica della clinica e per un attimo le viene il dubbio che lo specchio l’abbia tradita. Allora abbassa il cellulare e osserva il proprio riflesso: la Maresa magra e tonica è ancora lì.

Deve essere impazzito anche il telefono.

Sorride, scatta la foto e preme su invio. Bisogna mettere da parte l’orgoglio quando si ama.

Va per infilare nuovamente il cellulare nella vestaglia e si accorge di avere una grossa macchia rossa su tutta la manica destra.

Prima che il collegamento logico “rosso = sangue” si possa compiere, le palpebre si fanno pesanti e la testa le ricade sul petto.

 

Marco non respira da un quarto d’ora abbondante. Si limita a un boccheggiare compulsivo.

Sul profilo Facebook di Maresa Squinzi, si accavallano i “R.I.P. piccolo angelo” e i “Piccola stella ti vorrò sempre bene.”

Lui si è svegliato a mezzogiorno meno un quarto e, non appena ha attivato la Wi-Fi, gli sono arrivati una ventina di messaggi su Whatsapp. Diciannove erano di Chiara e la fidanzata lo informava con un misto di note vocali piagnucolanti e scritte in caps lock della morte della ex.

Uno era di Maresa.

Un selfie di un volto irriconoscibile, dalle guance scavate, con una didascalia che Marco non dimenticherà mai: “Non mangio più, te lo prometto. Lascia Chiara e torna da me, piccolo mio. Ti scongiuro.”

 

 

 

 

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Eh... ci sono già tanti testi tosti in gara, forse ne arriveranno altrettanti nell'ultima ora e mezza, ma ti assicuro che per quanto mi riguarda la tua tripletta non è impossibile, tutt'altro. Ora, sarà che mi piace quasi tutto di quello che scrivi, ma mi trovo in difficoltà. Questo testo è iniziato in sordina, all'inizio non mi diceva molto sinceramente, ma poi è un crescendo pazzesco, davvero da brivido. L'anoressia era già stata presentata in un contest recente, perciò pensavo che non saresti riuscito a stupirmi questa volta, ma mi sbagliavo.

Sono in difficoltà dicevo, perché questo testo mi piace molto, molto, molto di più di quello che ti ha fatto vincere il contest di Halloween con un simil-plebiscito. Lì ti ho votato come terzo, perciò secondo logica dovrei votarti anche questa volta. Eppure non è scontato, ti anticipo, non è per nulla scontato. Perché in questo MI ci sono proprio tanti bei testi, che mi ispirano anche di più di quelli di Halloween.

Sarà dura, molto dura.

Come vedi non ti ho detto molto sul testo, perché cosa vuoi dire? Che errori vuoi trovare? Se anche ce ne fossero il tuo stile mi ha fatto leggere così d'un fiato che non me ne sono accorto, e questo vale più di qualsiasi eventuale refuso o ripetizione.

Se proprio devo trovare qualcosa forse ripeti un po' troppo spesso all'inizio ragazzo e ragazza.

Il finale è amaro ma incredibilmente coinvolgente e, anche se sembra tutta colpa della ragazza e lui in realtà preferiva le ragazze normali o in carne, io ci ho notato ben più di una nota di rimprovero verso di lui nel finale. Del genere: "anche le battute possono uccidere".

Come hai inserito poi l'elemento specchio nel tutto è magistrale.

Insomma, io sono dell'idea che per definire a livello totale uno scrittore bisognerebbe considerare tutto, e in questo tutto i romanzi lunghi hanno un valore primario.

Io ho soltanto questi contest per giudicare, così mi baso su quello che vedo. E quello che vedo e leggo mi dice che sei un grandissimo scrittore. Forse il migliore del WD e se non il migliore, a mio giudizio sicuramente da podio (il mio podio personale, naturalmente, non sono certo la Verità Incarnata).

Perciò ti ripeto quello che ti ho già detto per l'H15, facendoti avanzare leggermente nel Pantheon.

Era il mio prompt e non posso che essere soddisfatto.

Come ogni fedele lettore al suo scrittore di punta non posso che dire: "non vedo l'ora di leggere la tua prossima opera"  ;)

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Sioux, mi inchino, ringrazio e umilmente mi copio e incollo il tuo commento in un file Word che andrò a leggermi nei giorni di pioggia. Che dirti se non grazie mille? Migliore del WD è una cosa che mi fa girare la testa, ma significa anche molto, perché ci butto il sangue in ogni racconto per arrivare a viverci un giorno di questa roba e commenti del genere mi commuovono e mi fanno stringere i denti. Hai fatto molto più di quello che pensi con questo commento. Grazie. Grazie. Grazie. Felice di aver reso giustizia al tuo prompt.

 

P.S.: il "ragazzo" "ragazza" voleva essere un giochino estraniante all'inizio, ma forse non ha funzionato :)

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Rileggendo i miei commenti ci trovo un sacco di ripetizioni. Perdonami Inc, ma come ho scritto in tag sto seguendo nello stesso momento il football americano e c'è un baccano infernale. Per fortuna i miei Pittsburgh Steelers hanno vinto! 

Amenità a parte, se non ci camperai mai di quello che scrivi, fidati se ti dico che non è certo perché non lo meriteresti.

E' perché forse il nostro è un sogno anacronistico.

E non aggiungo altro per non intristirmi.

Sono già abbastanza invidioso perché tu sei molto più in gamba di me!  :trollface:

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Dopo aver riposto il fazzoletto, commosso da sioux ( :asd: ), non posso che concordare. Bellissimo testo, di sicuro hai centrato in pieno il significato della traccia, e romanzato un problema come l'anoressia in maniera esemplare.

L'unica cosa, tutto il sangue da cosa è causato? perché gliene esce parecchio per morire. a parte questo, bello e intenso.

Uan ov mai fevorit!

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@simone volponi: il sangue gli esce perché si è strappata le flebo in clinica e l'ha tamponato a lungo, prima di riuscire a fermarlo. Siccome è anoressica e disidratata, quando muove nuovamente il braccio per scattare il selfie, comincia di nuovo a perdere sangue e muore per lo sforzo della fuga e questa leggera emorragia esterna, che su un corpo emaciato come il suo ha un effetto devastante.

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Ma pensa, ti facevo un tipo super-umile! O: Beh, comunque come ho già detto a quel traguardo ci sei vicino adesso

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Ciao scrittore incolore, devo commentare altrimenti non posso mettere il mio.

Chiaro che non voglio offendere nessuno ok?

Tu tratti un argomento direi molto difficile e toccante. La fame d'amore porta all'anorresia e la protagonista alla fine muore.

Ok ci sta ma...

Perdonami.

Quando gli anoressici sono a quel livello vengono "trattenuti" solitamente in SPDC, quindi, porte chiuse a chiave e sbarre alle finestre, impossibile scappare. La fuga é già di per se inverosimile.

Quando accettano una flebo, spesso vengono monitorati a vista fino alla fine. Anche se volentieri girano per il reparto. Ma son sempre sott'occhio. Vengono addirittura seguiti in bagno per evitare che restituiscano il poco cibo che improbabilmente hanno mangiato.

Se un paziente si strappa la flebo, morire dissanguato la vedo dura. Il sangue solitamente coagula e a meno che uno non ravani di brutto... Se non sei scoagulato non muori per questo.

Poi... Purtroppo io leggo molto velocemente e ho dovuto leggerlo due volte per capire chi diceva cosa e perché.

Io scrivo sicuramente peggio sia chiaro, sei bravo. E forse hai trattato un argomento che conosco abbastanza bene e quindi leggevo ma contemporaneamente pensavo ai dettagli tecnici della malattia.

Spero di non averti offeso. Se riusciró a postare il mio sei autorizzato a massacrarmi commentando di brutto.

E spero tanto che questa volta il commento sia abbastanza lungo. Non mi piace commentare gli altri, preferisco essere commentato per imparare.

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Ciao Alexandre! Hai espresso dei ragionevoli dubbi sul testo e te ne sono grato. Io sono qui per ricevere commenti come te e crescere. Hai ragione sul fatto che gli anoressici vengano trattenuti in modo coercitivo, ma se sono fuggiti da Alcatraz, può accadere che si riesca a fuggire anche da un ospedale. Per quanto riguarda il sangue che coagula, in una condizione di squilibrio di liquidi le cose cambiano. Credevo si capisse chi facesse cosa e perché, la prossima volta cercherò di essere più chiaro :)

 

@sioux: non ero molto umile e WD mi ha aiutato anche in questo ;)

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@Lo scrittore incolore colpisci ancora, eh. E con che forza, devo dire... Sei a un livello spaventoso, non c'è che dire. Okay, passando dagli ovvi elogi alla tua bravura,che avrai già sentito qualche milione di volte, passiamo al testo.

Bellissimo. Di sicuro non meno di quello che ha vinto il contest di Halloween, ma in modo differente, in modo più toccante e con temi più attuali e introspettivi, riuscendo a descrivere perfettamente i punti di vista e le psicologie dei personaggi. Sei troppo bravo. Veramente troppo, devi smetterla ahahaha :D

Comunque, una cosa... Non parlare male degli psicologi, poverini :cc

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La traccia di Sioux ha lasciato spazio ad elementi surreali anche in testi del tutto realistici. 

 

Il primo dialogo mi ha fatto venire i brividi, è uno di quelli che si possono sentire tra le strade di Roma: una giovane ragazza che in qualche modo viene "sottomessa", la stessa ragazza che è poi anche Maresa. Lui è molto ignorante, e lei è gelosa della Maresa che perde peso. 

 

L'utilizzo dei Social Networks è sempre terribile nei testi, ma qui svolge un preciso ruolo: quello di inserire l'avvenimento nel periodo attuale e renderlo quindi più veritiero. 

 

L'unica cosa che non mi piace è che molte frasi del narratore non mi convincono per niente, come quella del "Prima che il collegamento logico “rosso = sangue” si possa compiere, le palpebre si fanno pesanti e la testa le ricade sul petto". Sembra che a parlare sia un personaggio, non un narratore. 

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Ciao XD 

Questa è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e che dire... mi hai sbalordita. L'ho letto tutto d'un fiato e sottolineo che oggi ho scarsa concentrazione, per cui puoi immaginare come mi ha attirato il tuo racconto. 

Hai descritto perfettamente l'accaduto, i sentimenti, tutto in modo fantastico, una scrittura semplice ed uno stile strozzato, direi, che ci sta perfettamente. Hai parlato di uno dei problemi, ahimè, più diffusi in modo delicato e sconvolgente allo stesso tempo. 

Davvero bravo, mi sono venuti i brividi leggendo, davvero tanti complimenti :) 

A rileggerti XD

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Buon pezzo, Inc: linguaggio pulito e traccia sicuramente rispettata. Lo specchio ha davvero una funzione centrale nel tuo racconto, sia dal punto di vista fisico, sia sotto il profilo psicologico.

Devo ammettere però che sono stato costretto a leggere i commenti e soprattutto le tue risposte per comprendere da dove provenisse il sangue: con le mie quasi inesistenti competenze in campo medico-infermieristico non ci sarei mai potuto arrivare.  La preparazione della trama e l'ambientazione nel salone degli specchi mi aveva fatto presagire che lei avrebbe usato il vetro degli specchi per tagliarsi, ma la mancanza di un passaggio del genere e la sua sorpresa nel vedere il sangue mi aveva lasciato spiazzato.  E' forse l'unico punto debole del brano, almeno per i profani come me.

Un buon pezzo comunque.

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Ciao Inc, felice di tornare a rileggerti! Ti lascio un commento veloce che i testi da leggere sono molti e il tempo per commenti approfonditi è poco. :D

Il testo è molto ben scritto e il tuo stile è notevole. Ti ricordavo bravo ma, da questo punto di vista, credo tu sia migliorato ulteriormente. Il WD è proprio una bella palestra!

Il tema trattato è interessante e tu riesci a ricollegarlo al prompt con estrema furbizia e intelligenza. Ciò che però mi ha fatto un po storcere il naso è, forse, il primo paragrafo. Preso nel complesso lo trovo un poco riduttivo. Mi spiego meglio. Racconti un aneddoto della relazione tra Marco e Maresa in cui lui le fa una battuta a mio avviso innocente. Una battuta che chiunque può aver benissimo fatto alla sua ragazza almeno una volta nella vita. Vista così mi sembra debole come miccia scatenante una patologia grave come l'anoressia. A mio avviso avresti forse potuto raccontarci del momento in cui Marco la lasciava, magari proprio perchè aveva messo qualche chilo di troppo.

Da ultimo mi accodo alla fila di quelli che non avevano capito da subito da dove provenisse tutto quel sangue. Anch'io, come Marcello, avevo immaginato si fosse suicidata col vetro di uno specchio.

Ad ogni modo una gran prova, soprattutto dal punto di vista stilistico e del ritmo. Bravo Inc! 

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I dialoghi all'inizio non mi sono stati subito chiari. Li sentivo come delle voci fuori campo senza capire chi diceva cosa a chi.

Buona la parte descrittiva del signor Pinori e l'ambientazione del luna park. Un po' forzato il salto temporale e il cambio di prospettiva nel momento in cui passi a Maresa.

 

«Ah ah ah!»

La risata gracchiante di Maresa risuona nel silenzio della notte.

Questo particolare mi suona male, non mi sembra in linea con il personaggio. Al massimo terrei quella risata nella mente di Maresa.

 

Quante volte ha detto alla Maliti che lo specchio della clinica la deformava? Che non poteva essere lei quella figura scheletrica nel riflesso?

Qui, dal punto di vista psicologico, c'è un errore di fondo che poi si riflette anche sul resto della storia. E' vero che le anoressiche bisticciano con lo specchio, la loro percezione è sicuramente deformata, ma normalmente in senso inverso. Loro vogliono vedersi scheletriche e quando si guardano allo specchio criticano soprattutto le parti che ancora appaiono "carnose". Un gesto tipico delle anoressiche è quello di toccarsi la clavicola: sentire le ossa per rassicurarsi.

Queste sono considerazioni di carattere generale. Altre se ne potrebbero fare sul tema dell'affettività o della sessualità delle anoressiche, ma è un discorso che ci porterebbe molto lontano.

Quello che posso dire, a partire dalla mia deformazione professionale, è che questa anoressica la trovo molto "sui generis", alcuni tratti potrebbero essere convincenti, altri un po' meno.

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@Marco86: felice del tuo ritorno :) grazie davvero per gli apprezzamenti e il commento :) mi hai fatto felice :)

@Poldo: ho voluto romanzare un poco il personaggio e partire proprio da quella percezione di sé allo specchio (una mia amica che ha sofferto di anoressia si vedeva sana nello specchio). Sulla parte iniziale volevo essere volutamente vago e far immergere il lettore fra i dialoghi :) ho forse esagerato :) grazie anche a te del passaggio, carissimo ;)

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ciao inc,

complimenti. Gran bel testo. A parte la ripetizione iniziale "ragazza" e "ragazzo" che non mi è piaciuta, scorre veloce e coinvolgente. La storia è bella, profonda, anche se c'è un salto all'indietro che forse non aiuta. L'uomo della giostra trova la ragazza morta e dopo inizia il punto di vista di lei, che porta al precipitare degli eventi. Forse sposterei - alternando: l'uomo che pulisce, lei che entra nella sala degli specchi e inizia a guardarsi - l'uomo che non trova il cane - lei che manda il messaggio - l'uomo che segue il meticcio lei che muore - l'uomo che arriva - i messaggi sul cellulare di Marco. Ma è solo un'idea, anche per non svelare subito il finale.

 

Sull'insensibilità iniziale di Marco e il senso di colpa finale si apre un mondo.

 

Bel racconto, centrato, attuale, profonfo. Mi sei piaciuto davvero. :)

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Ospite

Ciao caro

Bel brano, ma hai fatto una scelta che non condivido: inserire la parte di Pinori che scopre il cadavere prima della parte in cui mostri Maresa.

A mio personalissimo gusto questo mi leva la sorpresa: quando leggo di lei so già che è morta, so già che è lei quel cumulo di stracci.

 

Invertendo le parti, senza toccare null'altro, lasci la suspense fino alla fine. La fai montare, perchè dopo lo stacco su Maresa hai la parte di interdizione su Pinori e ti chiedi che fine ha fatto la ragazza.

 

Un saluto

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